Nel nuovo provvedimento legislativo non solo inasprimenti di pene, ad esempio per le omissioni di soccorso
Non ci sono solo inasprimenti di pena per i cattivi utenti della strada, nel provvedimento licenziato dalla Camera dei Deputati. Buone notizie per gli autisti virtuosi: raddoppiano (da due a quattro) i punti 'bonus' per la patente degli automobilisti che durante l'anno non hanno commesso infrazioni che ne avrebbero comportato la decurtazione.Anche sul versante delle procedure ci sono novità apprezzabili. Aumenteranno da sessanta a novanta i giorni a disposizione degli automobilisti per beneficiare del pagamento in misura ridotta delle contravvenzioni e per presentare ricorso al prefetto contro di esse.Sanzioni dure per omissione soccorso, invece. Chi omette di prestare soccorso alle persone investite perché é ubriaco o sotto l'effetto di sostanze stupefacenti rischia l'arresto da tre ad otto anni. Se c'è recidiva, la pena può salire fino a 10 anni. La pena sarà da 2 a 6 anni (attualmente è da 1 a 5) per l'omicidio colposo, se chi ha investito una persona è ubriaco o drogato, e quella per le lesioni personali colpose (un terzo in più al responsabile). L’opinione pubblica è divisa: c’è chi vorrebbe distinguere tra chi si mette alla guida di un mezzo (auto o moto) con in corpo solo pochi centimetri cubici di alcool sopra la norma e quindi in uno stato che per alcuni potrebbe essere quasi “normale” e chi invece, trasudante alcol da tutti i pori, dovrebbe essere trattato come un potenziale e consapevole omicida.Chi dovrà essere arrestato perchè guidava in stato di ebbrezza o sotto effetto di droghe potrà essere affidato ai servizi sociali in alternativa al carcere: ad esempio, per assistere le vittime di incidenti stradaliIn tutte le discoteche ed i locali di intrattenimento dove si vendono alcoolici saranno obbligatorie sempre tabelle che indichino quali bevande ed assunte in quali quantità fanno superare i limiti previsti dalla legge per la guida in stato di ebbrezza.
27/06/2007 - fonte
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Assolta la prof che ordinò «Scrivi: sono un deficiente»
Per il giudice l’insegnante palermitana che a un suo alunno fece scrivere cento volte «sono deficiente» sul quaderno perché aveva dato del «gay» a un compagno di classe non creò alcun danno psicologico al ragazzino e non commise abusi. Con la sua decisione la docente, secondo il gup Piergiorgio Morosini che l’ha assolta perché il fatto non sussiste, non abusò dei mezzi di correzione, anzi il suo obiettivo fu quello di tutelare lo studente schernito dai compagni, educare l’autore delle molestie al rispetto dei più deboli e la scolaresca contro gli atti di prevaricazione. A cavalcare il clamore suscitato dalla vicenda, si sono presentati alla lettura del dispositivo in aula alcuni esponenti dell’associazione «Gay» che, cartelli alla mano, hanno manifestato solidarietà alla docente.A sorpresa però, l’insegnante, che fu denunciata dal padre del ragazzo che subì la punizione, al termine del processo si è detta pentita. «Se proprio devo essere sincera, se oggi dovessi punire un mio alunno, non gli farei più scrivere “Sono un deficiente“ sul quaderno. Assolutamente no. Utilizzerei altri metodi punitivi...». La docente, che ha 56 anni, ha preferito non assistere alla lettura della sentenza. «Finalmente è tutto finito - si lascia andare poche ore dopo -. Sono sempre stata molto fiduciosa. Ho pensato fin dal primo momento che se il giudice avesso compreso le mie motivazioni, mi avrebbe assolta. E così è stato, evidentemente il Gup ha capito il mio intento». Commentando quanto detto questa mattina dal pm Ambrogio Cartosio prima della Camera di Consiglio, secondo cui a un insegnante «non può essere consentito umiliare e insultare così un alunno», la docente afferma: «E ha ragione il magistrato. La mia intenzione non era affatto quella di punire o men che meno umiliare il ragazzo. Volevo semplicemente farlo riflettere su quanto aveva fatto. Nessun insulto. In più di trent’anni di insegnamento, io non ho mai insultato un alunno».
Palermo - giovedì 28 giugno 2007 - fonte
Palermo - giovedì 28 giugno 2007 - fonte
L'Ue censura l'Italia per l'allarme rifiuti: "Non è stata rispettata la direttiva"
Bruxelles - L'emergenza rifiuti in Campania non è un problema solo italiano: anche l'Europa è preoccupata. Lo dimostra il fatto che proprio oggi, quando mille tonnellate di rifiuti invadono le strade di Napoli, l'Ue abbia aperto una procedura di infrazione contro l'Italia per la "cronica crisi" che vive la regione. Le motivazioni che la Commissione europea ha dato per giustificare la scelta di ammonire il Belpaese sono da ricercare nel "rischio di diffusione di malattie e inquinamento" e nelle "gravi preoccupazioni per la salute umana e per l'ambiente".
Impianti censurati E per sostenere la propria posizione dall'Ue ricordano le "migliaia di tonnellate di rifiuti si sono accumulate nelle strade e vi sono stati riversamenti in discariche illegali", e che "il rischio di diffusione di malattie e di inquinamento dell’aria,dell’acqua e del suolo desta gravi preoccupazioni per la salute umana e per l’ambiente". Così Bruxelles censura gli impianti regionali per lo smaltimento dei rifiuti, "inadeguati" e con "rischiosi per la salute e per l’ambiente, una situazione che costituisce una patente violazione della normativa Ue sui rifiuti".
L'ingiunzione Ue Di conseguenza, la Commissione ha inviato all’Italia una "lettera di costituzione in mora" - la prima fase di un procedimento di infrazione - chiedendo anche informazioni sui provvedimenti presi per proteggere la salute umana e ’ambiente nella regione. Vista "l'urgenza e la gravità della situazione", la Commissione ha concesso all’Italia un solo mese di tempo, anzichè i consueti due mesi, per rispondere alla lettera. In mancanza di risposte soddisfacenti, Bruxelles potrà procedere a un’ingiunzione (o parere motivato) al Governo. Se questo non dovesse rispettare gli ordini, il procedimento passerà alla Corte di Giustizia, che al termine di un procedimento giudiziario potrà infliggere multe.
L'analisi dei progetti italiani Parallelamente, la Commissione sta procedendo alla valutazione dei progetti di quattro nuove discariche per lo smaltimento dei rifiuti che il governo vuole aprire in Campania. L'Ue vuole verificare che siano compatibili con la normativa comunitaria e che risolvano a lungo termine il problema dei rifiuti. "Abbiamo visto tutti alla televisione immagini scioccanti di mucchi di immondizie che marciscono nelle strade della Campania e cittadini esasperati che incendiano i rifiuti", ha affermato il commissario Stavros Dimas, responsabile per l’Ambiente. "Alle autorità italiane chiedo di agire prontamente per rimettere in efficienza gli impianti di gestione dei rifiuti in Campania e fare in modo che i rifiuti siano raccolti e smaltiti senza pericolo per la salute umana e per l’ambiente, come prescrive la normativa europea".
La direttiva Ue sui rifiuti La direttiva dell’Ue sui rifiuti impone, infatti, agli Stati membri di "prendere tutte le misure necessarie per impedire che i rifiuti vengano abbandonati, riversati o smaltiti in modo incontrollato". Le autorità nazionali devono anche accertarsi che i rifiuti vengano recuperati o smaltiti senza creare pericoli per la salute o danno all’ambiente. Inoltre, devono essere prese tutte le misure necessarie per creare una rete adeguata di impianti di smaltimento, capaci di assicurare un elevato livello di protezione dell’ambiente e della salute umana.
L'accusa Secondo la Commissione, l'Italia sarebbe venuta meno agli obblighi imposti dalla direttiva, "perché non ha creato una rete di impianti di smaltimento idonea a assicurare un elevato livello di protezione dell’ambiente e della salute umana". L’Esecutivo Ue punta il dito anche sulle "gravi lacune" riscontrate "a livello di raccolta dei rifiuti comunali e nella lotta allo smaltimento illegale, anche nelle aree urbane", con "il rischio di inquinamento che si è aggravato quando i cittadini hanno incendiato i rifiuti abbandonati per le strade, rilasciando sostanze tossiche nell’ambiente". Gli esperti di Dimas citano poi un dato allarmante: "Da un recente studio coordinato dall’Organizzazione mondiale della sanità risulta che nella provincia di Napoli e Caserta sono aumentati i tassi di mortalità tra i residenti che vivono in prossimità delle discariche".
mercoledì 27 giugno 2007 - fonte
Impianti censurati E per sostenere la propria posizione dall'Ue ricordano le "migliaia di tonnellate di rifiuti si sono accumulate nelle strade e vi sono stati riversamenti in discariche illegali", e che "il rischio di diffusione di malattie e di inquinamento dell’aria,dell’acqua e del suolo desta gravi preoccupazioni per la salute umana e per l’ambiente". Così Bruxelles censura gli impianti regionali per lo smaltimento dei rifiuti, "inadeguati" e con "rischiosi per la salute e per l’ambiente, una situazione che costituisce una patente violazione della normativa Ue sui rifiuti".
L'ingiunzione Ue Di conseguenza, la Commissione ha inviato all’Italia una "lettera di costituzione in mora" - la prima fase di un procedimento di infrazione - chiedendo anche informazioni sui provvedimenti presi per proteggere la salute umana e ’ambiente nella regione. Vista "l'urgenza e la gravità della situazione", la Commissione ha concesso all’Italia un solo mese di tempo, anzichè i consueti due mesi, per rispondere alla lettera. In mancanza di risposte soddisfacenti, Bruxelles potrà procedere a un’ingiunzione (o parere motivato) al Governo. Se questo non dovesse rispettare gli ordini, il procedimento passerà alla Corte di Giustizia, che al termine di un procedimento giudiziario potrà infliggere multe.
L'analisi dei progetti italiani Parallelamente, la Commissione sta procedendo alla valutazione dei progetti di quattro nuove discariche per lo smaltimento dei rifiuti che il governo vuole aprire in Campania. L'Ue vuole verificare che siano compatibili con la normativa comunitaria e che risolvano a lungo termine il problema dei rifiuti. "Abbiamo visto tutti alla televisione immagini scioccanti di mucchi di immondizie che marciscono nelle strade della Campania e cittadini esasperati che incendiano i rifiuti", ha affermato il commissario Stavros Dimas, responsabile per l’Ambiente. "Alle autorità italiane chiedo di agire prontamente per rimettere in efficienza gli impianti di gestione dei rifiuti in Campania e fare in modo che i rifiuti siano raccolti e smaltiti senza pericolo per la salute umana e per l’ambiente, come prescrive la normativa europea".
La direttiva Ue sui rifiuti La direttiva dell’Ue sui rifiuti impone, infatti, agli Stati membri di "prendere tutte le misure necessarie per impedire che i rifiuti vengano abbandonati, riversati o smaltiti in modo incontrollato". Le autorità nazionali devono anche accertarsi che i rifiuti vengano recuperati o smaltiti senza creare pericoli per la salute o danno all’ambiente. Inoltre, devono essere prese tutte le misure necessarie per creare una rete adeguata di impianti di smaltimento, capaci di assicurare un elevato livello di protezione dell’ambiente e della salute umana.
L'accusa Secondo la Commissione, l'Italia sarebbe venuta meno agli obblighi imposti dalla direttiva, "perché non ha creato una rete di impianti di smaltimento idonea a assicurare un elevato livello di protezione dell’ambiente e della salute umana". L’Esecutivo Ue punta il dito anche sulle "gravi lacune" riscontrate "a livello di raccolta dei rifiuti comunali e nella lotta allo smaltimento illegale, anche nelle aree urbane", con "il rischio di inquinamento che si è aggravato quando i cittadini hanno incendiato i rifiuti abbandonati per le strade, rilasciando sostanze tossiche nell’ambiente". Gli esperti di Dimas citano poi un dato allarmante: "Da un recente studio coordinato dall’Organizzazione mondiale della sanità risulta che nella provincia di Napoli e Caserta sono aumentati i tassi di mortalità tra i residenti che vivono in prossimità delle discariche".
mercoledì 27 giugno 2007 - fonte
KAZAKISTAN: INFETTARONO 118 BAMBINI CON HIV, CONDANNATI IN 21
(AGI/AFP) - Shymkent (Kazakistan)
Ventuno persone sono state condannate in Kazakistan per aver infettato nel 2006 con il virus dell'Hiv 118 bambini e a 14 madri, a causa della negligenza nelle cure mediche fornite. Nove fra i pazienti sono morti. I giudici di Shymkent, nel sud dell'ex repubblica sovietica, hanno inflitto una pena di otto anni a tre pediatri dell'ospedale e pene tra i nove mesi e i sette anni e mezzo ad altre quattordici persone. "I bambini sono stati infettati perche' i medici non hanno fatto il loro dovere e perche' l'ufficio sanitario regionale non ha operato un adeguato controllo", ha affermato il presidente della corte, "negli ospedali prospera un sistema di corruzione e di commercio illegale di sangue". Per quattro imputati, tra cui il capo del ministero regionale della sanita', Nursulu Tasmagambetova, hanno ottenuto la sospensione delle sentenze. Secondo i giudici, le vittime della malasanita' avevano contratto l'Hiv dopo trasfusioni di sangue fatte con attrezzature non sterilizzate. Un'indagine, che ha messo in evidenza i bassissimi standard degli ospedali del sud del Paese, ha svelato che molte persone sono costrette a pagare tangenti per poter ricevere trasfusioni di sangue sicure. (AGI)
giovedì 28 giugno 2007 h. 8:3 - fonte
Ventuno persone sono state condannate in Kazakistan per aver infettato nel 2006 con il virus dell'Hiv 118 bambini e a 14 madri, a causa della negligenza nelle cure mediche fornite. Nove fra i pazienti sono morti. I giudici di Shymkent, nel sud dell'ex repubblica sovietica, hanno inflitto una pena di otto anni a tre pediatri dell'ospedale e pene tra i nove mesi e i sette anni e mezzo ad altre quattordici persone. "I bambini sono stati infettati perche' i medici non hanno fatto il loro dovere e perche' l'ufficio sanitario regionale non ha operato un adeguato controllo", ha affermato il presidente della corte, "negli ospedali prospera un sistema di corruzione e di commercio illegale di sangue". Per quattro imputati, tra cui il capo del ministero regionale della sanita', Nursulu Tasmagambetova, hanno ottenuto la sospensione delle sentenze. Secondo i giudici, le vittime della malasanita' avevano contratto l'Hiv dopo trasfusioni di sangue fatte con attrezzature non sterilizzate. Un'indagine, che ha messo in evidenza i bassissimi standard degli ospedali del sud del Paese, ha svelato che molte persone sono costrette a pagare tangenti per poter ricevere trasfusioni di sangue sicure. (AGI)
giovedì 28 giugno 2007 h. 8:3 - fonte
Malasanita': morti sospette alle Molinette di Torino, avviata indagine
TORINO
Avviata un'indagine per la morte di due pazienti del reparto di cardiochirurgia all'ospedale torinese "Le Molinette". Le fiamme gialle, che stamane si sono recate nel presidio sanitario per acquisire della documentazione e ascoltare testimoni, sospettano irregolarita' nelle cartelle cliniche per nascondere eventuali errori commessi durante la terapia. Per ora non ci sono indagati e non sono stati emessi avvisi di garanzia. (Agr)
27 giu 11:14 - fonte
Avviata un'indagine per la morte di due pazienti del reparto di cardiochirurgia all'ospedale torinese "Le Molinette". Le fiamme gialle, che stamane si sono recate nel presidio sanitario per acquisire della documentazione e ascoltare testimoni, sospettano irregolarita' nelle cartelle cliniche per nascondere eventuali errori commessi durante la terapia. Per ora non ci sono indagati e non sono stati emessi avvisi di garanzia. (Agr)
27 giu 11:14 - fonte
Lazio, è ancora malasanità
Immagini del degrado del Policlinico su You Tube. A sei mesi dall’inchiesta dell’Espresso nulla è cambiato
Assemblea nell’androne del Policlinico Umberto 1. Lavoratori in agitazione all’ospedale Grassi di Ostia (20 infermieri malati su 30). Non ancora operative molte sale operatorie al San Filippo Neri dopo i 105 (su un organico di circa 850) certificati di malattia mandati dagli infermieri. Al Pertini altri 20 certificati medici di infermieri. Al Sant’Eugenio in agitazione la divisione di ostetricia (11 ostetriche su 14 malate). L’agitazione si sta estendendo anche ad altri nosocomi della capitale come il San Giovanni e il San Camillo-Forlanini. Il Gemelli protesta per i tagli che sarebbero annunciati mettendo a rischio il posto di mille lavoratori. Presidio e “giornale parlato” al Policlinico universitario Tor Vergata per l’apertura, ritardata da mesi, del dipartimento di emergenza e accettazione. Ambulatori privati sul piede di guerra. Dopo i quattro giorni di chiusura della settimana scorsa la protesta continua contro i tagli previsti dal piano di recupero del deficit varato dal governo e dalla Regione Lazio, facendo pagare agli utenti le prestazioni ambulatoriali ad un prezzo accessibile a tutte le tasche. Circa 200 precari soprattutto delle Asl hanno manifestato davanti alla Pisana chiedendo alla Regione la stabilizzazione per tutti.
Per Piero Marrazzo e il suo assessore alla Sanità Augusto Battaglia sono giorni di tensione e di sofferenze. Nessuno dà loro la ricetta giusta e neppure loro sono in grado di tirarla fuori. L’ondata di insofferenza e di protesta, che sta colpendo la sanità laziale, è una specie di tsunami. Le immagini dei sotterranei del Policlinico, delle sue anomalie, della sua disorganizzazione e della sua sporcizia girano in rete su “You Tube”. A sei mesi dall’inchiesta-choc dell’Espresso nulla è cambiato. Sembra, dicono in molti, terra di nessuno, dove le regole non sono tenute in nessun conto e dove l’ultima cosa da tenere presente è la pulizia. Un disastro di incompetenze. E non è soltanto una questione di buco. I vertici della Regione da una parte minimizzano parlando di “equivoci” nei rapporti con strutture forti come il Gemelli dall’altra si dicono preoccupati e scrivono al Governo per ottenere l’assunzione in deroga di almeno 350 infermieri. Ma sono toppe e l’assessore Battaglia si trincera dietro l’affermazione di aver ricevuto dalla giunta Storace un debito che sfiora i 10 miliardi di euro e che d’intesa con il governo è stato varato un piano di rientro dal deficit che in 3 anni dovrebbe dare stabilità economica alla sanità del Lazio. Di diverso parere il centrodestra che con An ha organizzato un convegno per oggi in un albergo romano con protagonisti Alemanno e Gramazio.
Anche i sindacati sono fortemente preoccupati. Si parte dall’assemblea del Policlinico per poi bloccare giovedì tutte le attività con corteo fino alla Bocca della verità. Anche i cittadini vogliono sapere la verità sugli aspetti della sanità e non riescono a capire perché le soluzioni non arrivano mai anzi spesso si torna indietro. E forse non è neppure lo sciopero a dare indicazioni giuste. Sarebbe meglio mettersi intorno ad un tavolo, maggioranza e minoranza per affrontare i problemi dell’organizzazione dell’intero settore. E non c’è solo Roma ma questioni da risolvere ci sono ai Castelli romani come a Latina, a Rieti come a Viterbo. Giovedì dovrebbe, comunque, essere un momento di allarme e di spinta ad affrontare in profondità il malessere e le inefficienze di un settore vitale. E’ prevista la chiusura degli ambulatori, del Day Hospital, salteranno le visite prenotate per la giornata. Saranno garantiti soltanto i servizi nell’area critica che comprende il pronto soccorso, le camere operatorie e la terapia intensiva. Nei reparti con 20 malati saranno obbligatori almeno 2 infermieri.
Se si guarda la mappa delle agitazioni in corso si resta sbalorditi per la vastità del fenomeno ed anche per le motivazioni. Due giorni prima dell’ultimo incendio al Policlinico la “Tv della libertà” ha registrato un video-denuncia in cui vengono mostrati pazienti in barella che vengono trasportati nelle aree in cui non dovrebbero entrare, e in cui si dimostra che è ancora possibile entrare nel tunnel scoperto dall’Espresso dove regna il degrado. La sanità laziale è fortemente malata. Ma è anche strumento di business e di clientelismo. Le malattie sono croniche: inefficienza, disorganizzazione, politicizzazione, spartizione delle poltrone di vertice ma anche di portantini. Gestire una Asl, un ospedale, una struttura sanitaria con budget milionari, laboratori di analisi non è solo questione di potere ma anche un “tesoretto” economico e clientelare. Un quadro desolante sul quale si sovrappongono nicchie di qualità, di alta professionalità. La sanità laziale sconta anni di rendite di posizione, inamovibilità del posto, scarsa mobilità tra reparti e ospedale e ospedale, sperperi, strutture fatiscenti per non aver subito ristrutturazioni sostanziali da 20-30 anni come è accaduto appunto al tubo del Policlinico, provocando l’incendio che ha paralizzato le sale operatorie e divisioni ambulatoriali.
Sulla sanità malata affondano il bisturi in tanti. Secondo il segretario della Cisl Paolo Lumaca “ciò che sta accadendo in questi giorni (infermieri che inviano certificati di malattia, ndr) non è un evento improvviso: da più di un anno denunciamo la carenza di oltre 3700 infermieri nei nosocomi romani e quindi sono costretti spesso a fare turni di 12 ore. E’ giunto il momento che governo e Regione Lazio si prendano le loro responsabilità”. Marrazzo è stretto in una morsa. Sta montando contro il piano antideficit una rivolta a vasto raggio, trasversale: dai Cobas all’Ugl, dai cattolici del Gemelli ai laici degli ambulatori. Marrazzo dall’angolo in cui è stato messo cerca di uscire lanciando appelli “Siamo in una fase delicata e tutti devono sapere che la sanità del Lazio deve essere salvata dal fallimento, mantenendo i livelli essenziali di assistenza”. Replicano i Cobas: bloccare le assunzioni, ridurre drasticamente la spesa totale del personale (sembra meno 100 euro al mese) significa aumentare i carichi di lavoro e non trovare soluzioni contro gli sprechi e le disfunzioni.
Da parte loro i proprietari dei laboratori di analisi privati convenzionati osservano, dopo l’incontro con l’assessore Battaglia, che il settore eroga a carico della Regione circa 40 milioni di euro di prestazioni l’anno ad un costo di circa 220 milioni, vale a dire 5 euro a prestazione. Marrazzo ha messo in agenda un turbillon di incontri, scrive a Prodi e Tommaso Padoa Schioppa per avere subito in deroga 350 infermieri da inserire nelle aree più delicate e la stabilizzazione dei 3 mila precari delle Asl. Da parte sua la Procura di Roma sta monitorando la situazione e il Procuratore Capo aspetta che arrivino a Piazzale Clodio gli esposti dei direttori sanitari. Primo procedimento falso e interruzione di pubblico servizio. Non sarà, dicono i sindacati, che tutti i mali della sanità laziale saranno guariti con qualche avviso di garanzia e qualche processo contro “gli infermieri malati” che invece tutti sanno che lo hanno fatto per protesta o per eccessivo stress?
di Sergio Menicucci - 27-06-2007 - fonte
Assemblea nell’androne del Policlinico Umberto 1. Lavoratori in agitazione all’ospedale Grassi di Ostia (20 infermieri malati su 30). Non ancora operative molte sale operatorie al San Filippo Neri dopo i 105 (su un organico di circa 850) certificati di malattia mandati dagli infermieri. Al Pertini altri 20 certificati medici di infermieri. Al Sant’Eugenio in agitazione la divisione di ostetricia (11 ostetriche su 14 malate). L’agitazione si sta estendendo anche ad altri nosocomi della capitale come il San Giovanni e il San Camillo-Forlanini. Il Gemelli protesta per i tagli che sarebbero annunciati mettendo a rischio il posto di mille lavoratori. Presidio e “giornale parlato” al Policlinico universitario Tor Vergata per l’apertura, ritardata da mesi, del dipartimento di emergenza e accettazione. Ambulatori privati sul piede di guerra. Dopo i quattro giorni di chiusura della settimana scorsa la protesta continua contro i tagli previsti dal piano di recupero del deficit varato dal governo e dalla Regione Lazio, facendo pagare agli utenti le prestazioni ambulatoriali ad un prezzo accessibile a tutte le tasche. Circa 200 precari soprattutto delle Asl hanno manifestato davanti alla Pisana chiedendo alla Regione la stabilizzazione per tutti.
Per Piero Marrazzo e il suo assessore alla Sanità Augusto Battaglia sono giorni di tensione e di sofferenze. Nessuno dà loro la ricetta giusta e neppure loro sono in grado di tirarla fuori. L’ondata di insofferenza e di protesta, che sta colpendo la sanità laziale, è una specie di tsunami. Le immagini dei sotterranei del Policlinico, delle sue anomalie, della sua disorganizzazione e della sua sporcizia girano in rete su “You Tube”. A sei mesi dall’inchiesta-choc dell’Espresso nulla è cambiato. Sembra, dicono in molti, terra di nessuno, dove le regole non sono tenute in nessun conto e dove l’ultima cosa da tenere presente è la pulizia. Un disastro di incompetenze. E non è soltanto una questione di buco. I vertici della Regione da una parte minimizzano parlando di “equivoci” nei rapporti con strutture forti come il Gemelli dall’altra si dicono preoccupati e scrivono al Governo per ottenere l’assunzione in deroga di almeno 350 infermieri. Ma sono toppe e l’assessore Battaglia si trincera dietro l’affermazione di aver ricevuto dalla giunta Storace un debito che sfiora i 10 miliardi di euro e che d’intesa con il governo è stato varato un piano di rientro dal deficit che in 3 anni dovrebbe dare stabilità economica alla sanità del Lazio. Di diverso parere il centrodestra che con An ha organizzato un convegno per oggi in un albergo romano con protagonisti Alemanno e Gramazio.
Anche i sindacati sono fortemente preoccupati. Si parte dall’assemblea del Policlinico per poi bloccare giovedì tutte le attività con corteo fino alla Bocca della verità. Anche i cittadini vogliono sapere la verità sugli aspetti della sanità e non riescono a capire perché le soluzioni non arrivano mai anzi spesso si torna indietro. E forse non è neppure lo sciopero a dare indicazioni giuste. Sarebbe meglio mettersi intorno ad un tavolo, maggioranza e minoranza per affrontare i problemi dell’organizzazione dell’intero settore. E non c’è solo Roma ma questioni da risolvere ci sono ai Castelli romani come a Latina, a Rieti come a Viterbo. Giovedì dovrebbe, comunque, essere un momento di allarme e di spinta ad affrontare in profondità il malessere e le inefficienze di un settore vitale. E’ prevista la chiusura degli ambulatori, del Day Hospital, salteranno le visite prenotate per la giornata. Saranno garantiti soltanto i servizi nell’area critica che comprende il pronto soccorso, le camere operatorie e la terapia intensiva. Nei reparti con 20 malati saranno obbligatori almeno 2 infermieri.
Se si guarda la mappa delle agitazioni in corso si resta sbalorditi per la vastità del fenomeno ed anche per le motivazioni. Due giorni prima dell’ultimo incendio al Policlinico la “Tv della libertà” ha registrato un video-denuncia in cui vengono mostrati pazienti in barella che vengono trasportati nelle aree in cui non dovrebbero entrare, e in cui si dimostra che è ancora possibile entrare nel tunnel scoperto dall’Espresso dove regna il degrado. La sanità laziale è fortemente malata. Ma è anche strumento di business e di clientelismo. Le malattie sono croniche: inefficienza, disorganizzazione, politicizzazione, spartizione delle poltrone di vertice ma anche di portantini. Gestire una Asl, un ospedale, una struttura sanitaria con budget milionari, laboratori di analisi non è solo questione di potere ma anche un “tesoretto” economico e clientelare. Un quadro desolante sul quale si sovrappongono nicchie di qualità, di alta professionalità. La sanità laziale sconta anni di rendite di posizione, inamovibilità del posto, scarsa mobilità tra reparti e ospedale e ospedale, sperperi, strutture fatiscenti per non aver subito ristrutturazioni sostanziali da 20-30 anni come è accaduto appunto al tubo del Policlinico, provocando l’incendio che ha paralizzato le sale operatorie e divisioni ambulatoriali.
Sulla sanità malata affondano il bisturi in tanti. Secondo il segretario della Cisl Paolo Lumaca “ciò che sta accadendo in questi giorni (infermieri che inviano certificati di malattia, ndr) non è un evento improvviso: da più di un anno denunciamo la carenza di oltre 3700 infermieri nei nosocomi romani e quindi sono costretti spesso a fare turni di 12 ore. E’ giunto il momento che governo e Regione Lazio si prendano le loro responsabilità”. Marrazzo è stretto in una morsa. Sta montando contro il piano antideficit una rivolta a vasto raggio, trasversale: dai Cobas all’Ugl, dai cattolici del Gemelli ai laici degli ambulatori. Marrazzo dall’angolo in cui è stato messo cerca di uscire lanciando appelli “Siamo in una fase delicata e tutti devono sapere che la sanità del Lazio deve essere salvata dal fallimento, mantenendo i livelli essenziali di assistenza”. Replicano i Cobas: bloccare le assunzioni, ridurre drasticamente la spesa totale del personale (sembra meno 100 euro al mese) significa aumentare i carichi di lavoro e non trovare soluzioni contro gli sprechi e le disfunzioni.
Da parte loro i proprietari dei laboratori di analisi privati convenzionati osservano, dopo l’incontro con l’assessore Battaglia, che il settore eroga a carico della Regione circa 40 milioni di euro di prestazioni l’anno ad un costo di circa 220 milioni, vale a dire 5 euro a prestazione. Marrazzo ha messo in agenda un turbillon di incontri, scrive a Prodi e Tommaso Padoa Schioppa per avere subito in deroga 350 infermieri da inserire nelle aree più delicate e la stabilizzazione dei 3 mila precari delle Asl. Da parte sua la Procura di Roma sta monitorando la situazione e il Procuratore Capo aspetta che arrivino a Piazzale Clodio gli esposti dei direttori sanitari. Primo procedimento falso e interruzione di pubblico servizio. Non sarà, dicono i sindacati, che tutti i mali della sanità laziale saranno guariti con qualche avviso di garanzia e qualche processo contro “gli infermieri malati” che invece tutti sanno che lo hanno fatto per protesta o per eccessivo stress?
di Sergio Menicucci - 27-06-2007 - fonte
Ascoli: 23 arresti in 5 regioni per spaccio di cocaina
ASCOLI PICENO
Operazione contro lo spaccio di cocaina in cinque regioni italiane.
La magistratura ascolana ha emesso 23 ordini di arresto nei confronti di altrettante persone accusate di concorso in detenzione e spaccio di notevoli quantitativi di droga. Nel corso delle perquisizioni, che non sono ancora terminate, sono stati sequestrati 11 chilogrammi di polvere bianca e indagate 54 persone e piede libero. I provvedimenti restrittivi sono stati eseguiti nelle Marche, in Lazio, in Toscana, in Lombardia e in Abruzzo. (Agr)
Ultima ora - 27 giu 10:33 - fonte
Operazione contro lo spaccio di cocaina in cinque regioni italiane.
La magistratura ascolana ha emesso 23 ordini di arresto nei confronti di altrettante persone accusate di concorso in detenzione e spaccio di notevoli quantitativi di droga. Nel corso delle perquisizioni, che non sono ancora terminate, sono stati sequestrati 11 chilogrammi di polvere bianca e indagate 54 persone e piede libero. I provvedimenti restrittivi sono stati eseguiti nelle Marche, in Lazio, in Toscana, in Lombardia e in Abruzzo. (Agr)
Ultima ora - 27 giu 10:33 - fonte
Ragazza stuprata davanti al fidanzato
MILANO
Il suo compagno è stato minacciato con una pistola.
L’episodio è avvenuto ieri sera a Segrate
Una ragazza di 31 anni è stata violentata a turno da quattro stranieri mentre tenevano immobilizzato il fidanzato, minacciandolo con una pistola. L’episodio è avvenuto ieri sera a Segrate, provincia di Milano.
I due, intorno alle 23, si trovavano fra via Cassanese e via Morandi, fermi nella loro utilitaria a chiacchierare. Quattro individui si sono avvicinati all’auto e uno di questi vi è entrato impugnando la pistola e minacciando il giovane alla guida di andare in una cascina poco distante. Mentre l’auto si dirigeva verso la struttura, gli altri tre seguivano il mezzo a piedi. Qui tenendo immobilizzato il giovane sotto la minaccia dell’arma hanno violentato la ragazza per due ore, alternandosi e tenendo sempre sotto controllo il suo fidanzato.Dopo la violenza i quattro sono fuggiti e la ragazza è stata portata alla clinica "Mangiagalli" dove è stata accertata lo stupro. Le vittime hanno descritto gli aggressori come stranieri sui 25-30, anche se non hanno saputo specificare se nordafricani o dell’Est Europa. I quattro sono fuggiti portando con loro il denaro della coppia.
fonte
Il suo compagno è stato minacciato con una pistola.
L’episodio è avvenuto ieri sera a Segrate
Una ragazza di 31 anni è stata violentata a turno da quattro stranieri mentre tenevano immobilizzato il fidanzato, minacciandolo con una pistola. L’episodio è avvenuto ieri sera a Segrate, provincia di Milano.
I due, intorno alle 23, si trovavano fra via Cassanese e via Morandi, fermi nella loro utilitaria a chiacchierare. Quattro individui si sono avvicinati all’auto e uno di questi vi è entrato impugnando la pistola e minacciando il giovane alla guida di andare in una cascina poco distante. Mentre l’auto si dirigeva verso la struttura, gli altri tre seguivano il mezzo a piedi. Qui tenendo immobilizzato il giovane sotto la minaccia dell’arma hanno violentato la ragazza per due ore, alternandosi e tenendo sempre sotto controllo il suo fidanzato.Dopo la violenza i quattro sono fuggiti e la ragazza è stata portata alla clinica "Mangiagalli" dove è stata accertata lo stupro. Le vittime hanno descritto gli aggressori come stranieri sui 25-30, anche se non hanno saputo specificare se nordafricani o dell’Est Europa. I quattro sono fuggiti portando con loro il denaro della coppia.
fonte
Codice della strada, via libera della Camera, le novità
TABELLE IN DISCOTECHE SU RISCHI ALCOL
Nelle discoteche e nei locali che vendono alcolici dovranno essere esposte in bella vista tabelle sui rischi dell’alcol. Le tabelle segnaleranno i sintomi dell’ubriachezza e indicheranno la quantita’ (delle bevande piu’ comuni) sufficiente a oltrepassare il tasso di alcol ammesso per la guida.
STRADE PIU’ SICURE CON SOLDI MULTE
Le maggiori entrate che derivano dall’incremento delle sanzioni pecuniarie saranno destinate all’ammodernamento e alla messa in sicurezza delle infrastrutture stradali, al potenziamento dell’illuminazione e al miglioramento della segnaletica, alla realizzazione di campagne di prevenzione in materia di sicurezza stradale. In attesa degli interventi infrastrutturali, enti locali, proprietari e concessionari di strade e autostrade dovranno provvedere a immediate opere di manutenzione e di miglioramento per ridurre il rischio nei tratti che registrano i piu’ alti tassi di incidenti.
PREMIO A ‘PILOTI’ VIRTUOSI
Raddoppia il ‘premio’ per i virtuosi al volante: chi guida per un biennio rispettando il codice, senza compiere infrazioni, ricevera’ 4 punti in piu’ sulla patente.
NIENTE SPOT SU VELOCITA’
Niente piu’ spot su auto superveloci. Nella pubblicita’ sara’ vietato qualsiasi riferimento alla velocita’ di un veicolo. Ad accertare e punire le violazioni sara’ l’Antitrust, che potra’ comminare sanzioni pecuniarie che vanno dai 50mila ai 500mila euro. I proventi finanzieranno iniziative di educazione stradale e campagne di prevenzione sulla sicurezza.
(AGI) Sim 27/06/2007 - fonte
Nelle discoteche e nei locali che vendono alcolici dovranno essere esposte in bella vista tabelle sui rischi dell’alcol. Le tabelle segnaleranno i sintomi dell’ubriachezza e indicheranno la quantita’ (delle bevande piu’ comuni) sufficiente a oltrepassare il tasso di alcol ammesso per la guida.
STRADE PIU’ SICURE CON SOLDI MULTE
Le maggiori entrate che derivano dall’incremento delle sanzioni pecuniarie saranno destinate all’ammodernamento e alla messa in sicurezza delle infrastrutture stradali, al potenziamento dell’illuminazione e al miglioramento della segnaletica, alla realizzazione di campagne di prevenzione in materia di sicurezza stradale. In attesa degli interventi infrastrutturali, enti locali, proprietari e concessionari di strade e autostrade dovranno provvedere a immediate opere di manutenzione e di miglioramento per ridurre il rischio nei tratti che registrano i piu’ alti tassi di incidenti.
PREMIO A ‘PILOTI’ VIRTUOSI
Raddoppia il ‘premio’ per i virtuosi al volante: chi guida per un biennio rispettando il codice, senza compiere infrazioni, ricevera’ 4 punti in piu’ sulla patente.
NIENTE SPOT SU VELOCITA’
Niente piu’ spot su auto superveloci. Nella pubblicita’ sara’ vietato qualsiasi riferimento alla velocita’ di un veicolo. Ad accertare e punire le violazioni sara’ l’Antitrust, che potra’ comminare sanzioni pecuniarie che vanno dai 50mila ai 500mila euro. I proventi finanzieranno iniziative di educazione stradale e campagne di prevenzione sulla sicurezza.
(AGI) Sim 27/06/2007 - fonte
Alcol e guida? No, grazie. Parte il nuovo sondaggio per salvare 4mila vite
“Un minuto del vostro tempo per salvare 4mila giovani vite all’anno”.
Con questo appello l’associazione Generazione Attiva ha lanciato una campagna di sensibilizzazione, sostenuta dall’Unione Europea, per frenare la strage di giovani in incidenti stradali dovuti all’alcol.
L’iniziativa voluta da Anna Bartolini, rappresentante italiana nel Eccg (Consiglio consultivo dei consumatori della Ue), propone un sondaggio rivolto direttamente ai giovani per chiedere possibili suggerimenti per arginare questo fenomeno. Secondo i dati del ministero della Salute, infatti, per i giovani, l’alcol è la causa del 50 per cento degli ottomila decessi per incidenti stradali, della metà dei 170mila ricoveri e delle 20mila invalidità permanenti.
L’associazione ospiterà così, sul proprio sito, un breve sondaggio da compilare in forma anonima mirato a comprendere la gravità del fenomeno, le principali cause e le soluzioni da adottare per cercare di risolvere il problema.
Dalla Riviera Romagnola, inoltre, è partita un’azione pilota “Liberi di bere: liberi di vivere” che propone ai giovani che frequentano bar e discoteche di accettare in alternativa bevande a base prevalente di frutta e verdura “made in Italy”.
27 Giugno 2007 - fonte - sondaggio
Con questo appello l’associazione Generazione Attiva ha lanciato una campagna di sensibilizzazione, sostenuta dall’Unione Europea, per frenare la strage di giovani in incidenti stradali dovuti all’alcol.
L’iniziativa voluta da Anna Bartolini, rappresentante italiana nel Eccg (Consiglio consultivo dei consumatori della Ue), propone un sondaggio rivolto direttamente ai giovani per chiedere possibili suggerimenti per arginare questo fenomeno. Secondo i dati del ministero della Salute, infatti, per i giovani, l’alcol è la causa del 50 per cento degli ottomila decessi per incidenti stradali, della metà dei 170mila ricoveri e delle 20mila invalidità permanenti.
L’associazione ospiterà così, sul proprio sito, un breve sondaggio da compilare in forma anonima mirato a comprendere la gravità del fenomeno, le principali cause e le soluzioni da adottare per cercare di risolvere il problema.
Dalla Riviera Romagnola, inoltre, è partita un’azione pilota “Liberi di bere: liberi di vivere” che propone ai giovani che frequentano bar e discoteche di accettare in alternativa bevande a base prevalente di frutta e verdura “made in Italy”.
27 Giugno 2007 - fonte - sondaggio
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Basta guerre nel mondo!
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