Tintarella senza rischi

E’ sempre opportuno ricordare che il sole è un prezioso alleato della nostra salute e del nostro benessere, ma attenzione alla tintarella selvaggia: gradualità e poche, semplici regole, ci salvano da eritemi, colpi di sole e invecchiamento cutaneo.

Con il sole splendente dell’estate è inevitabile il desiderio di abbronzarsi e lasciarsi alle spalle le lunghe, grigie giornate in ufficio o in casa. C’è ancora chi dimentica, però, che una tintarella presa senza adeguate precauzioni rappresenta un vero pericolo per la pelle e può causare non solo scottature, ma anche allergie ed eritemi, fino ad un precoce invecchiamento cutaneo. L’esposizione al sole, inoltre, è riconosciuta come la causa principale dell’aumento dei tumori della pelle, la cui incidenza è in netto aumento negli ultimi anni. Massima attenzione dunque nel valutare gli effetti spiacevoli di una esposizione prolungata ai raggi solari. Questo non significa sfuggire alla luce del sole, ma guadagnarsi con pazienza e gradualità un’abbronzatura “intelligente”, più duratura, sicura e senza effetti collaterali.

Le radiazioni solariI raggi luminosi emessi dal sole sono formati da fotoni, una serie di particelle energetiche che arrivano sulla Terra sotto forma di radiazioni e che, a seconda della lunghezza d'onda, vengono classificate in radiazioni visibili, UVA, UVB, UVC (ultravioletti A, B e C) o infrarossi. I raggi UVC sono pericolosissimi per l'uomo, ma vengono bloccati dall'ozono presente nell'atmosfera, che impedisce loro di arrivare sulla terra. I raggi UVB penetrano a livello epidermico e provocano l'abbronzatura, ma possono anche essere la causa dell'eritema della pelle. I raggi UVA - una percentuale dei quali (30-50%) penetra nella pelle a livelli molto profondi - sono responsabili dell'invecchiamento della pelle e della formazione di melanomi. Gli infrarossi, infine, penetrano fino all'ipodermide e provocano vasodilatazione, calore e sudorazione.

I livelli di radiazione UV e la loro azione sono influenzati da diversi fattori. L’altezza del sole, innanzitutto: il livello di radiazione UV varia a seconda dell'ora del giorno ed è più elevato quanto più alto è il sole nel cielo, dunque nelle ore intorno a mezzogiorno (il 60% delle radiazioni giornaliere arriva a terra tra le 10 e le 14). Sui livelli di radiazione UV influiscono anche la latitudine – i livelli sono più alti quanto più ci si avvicina all'equatore – e l’altitudine, perché ad alta quota l'atmosfera è più rarefatta ed assorbe meno radiazioni UV (per ogni 1000 metri, i livelli aumentano di circa il 10%).

Da non trascurare altri fattori come il clima - le nuvole e l'umidità assorbono parzialmente le radiazioni UV, che invece raggiungono i massimi livelli con il cielo sereno – e la superficie terrestre. I raggi solari sono infatti riflessi o diffusi in maniera diversa a seconda del tipo di superficie: la neve può riflettere l'85% delle radiazioni UV, la sabbia asciutta il 15%, l'acqua il 5%, l'erba il 3%, l'asfalto il 2%. Infine, l’ozono, che filtra le radiazioni UV più pericolose. Il suo livello, oltre ad essere costantemente minacciato dall'inquinamento atmosferico, varia nel corso dell'anno.

Benefici e danni delle radiazioni solariLa cute si difende dai danni dei raggi ultravioletti in due modi: da una parte aumenta la quantità di melanina prodotta dai melanociti dello strato basale dell'epidermide, con conseguente apparizione della tintarella, dall’altra ispessisce lo strato corneo che riveste l'epidermide. La melanina prodotta dall’organismo riesce ad assorbire la maggior parte delle radiazioni solari ed è quindi il meccanismo di difesa più efficacie per la salute della nostra pelle. Se l’esposizione al sole è graduale, in ore adatte, opportunamente distanziate, la pelle riesce a difendersi da sola dai danni sia immediati che cronici.

Se invece l'esposizione è eccessiva, la cute diventa giallastra, opaca e abbellita solo per brevi periodi da un'abbronzatura temporanea. L'esposizione indiscriminata provoca insolazione (il cosiddetto “colpo di sole”), con cefalea, vertigine, nausea e febbre, o scottature provocate da un'esposizione intensa senza le dovute protezioni, accompagnate da eritema, edema solare e stati dolorosi. L'esposizione ai raggi UV ha anche degli effetti cronici, come macchie della pelle, efelidi e rughe.

La gradualità nell’esporsi al sole, la conoscenza del proprio fototipo e l’attenzione verso semplici regole garantisce un’abbronzatura più duratura e sana, e il pieno di benessere e di energia che il sole può regalarci. Ricordiamo che i raggi solari stimolano la produzione di vitamina D endogena, che favorisce l'assorbimento del calcio da parte delle cellule epiteliali, svolgendo un'azione preventiva contro il rachitismo e l'osteomalacia. Tra gli altri benefici anche quelli sulla circolazione sanguigna e su patologie della pelle quali la psoriasi, la dermatite atopica, la dermatite seborroica e l'acne. Non ultima, la positiva azione psicologica della luce solare, provocata dal senso di benessere e calore che deriva da un'esposizione equilibrata.

6 Luglio 2007 - di Alessandra Versienti - 8000.it

 Un gioco sui preti pedofili. Volontè contro Molle Industria

Operazione Pretofilia: un gioco su internet che riprende il video Sex Crimes and Vatican su preti e pedofilia e che cerca di far riflettere, in maniera scherzosa, sull’argomento.

Un’interpellanza parlamentare urgente, presentata il 28 Giugno dal capogruppo alla Camera dell'UDC Gianluca Volontè contro “un gioco flash, che può essere scaricato da chiunque dal portale

Molleindustria
realizzato con lo scopo di attaccare la Chiesa in generale e Papa Benedetto XVI (inserendo nella prima pagina una falsa lettera autografa - Magnum Secretum)
”.

In pochi giorni i gestori di Molleindustria decidono di togliere il gioco dal sito, anche se ormai è rintracciabile in rete digitando

Operation: Pedopriest
su un qualsiasi motore di ricerca.

I gestori del sito si difendono così “Siamo convinti che perseguire un videogioco satirico con l'accusa di pedopornografia sia, oltre che un attacco alla libertà di espressione, anche un danno alla sacrosanta lotta agli abusi sui minori. La stessa legge che si propone di punire gli stupratori e i produttori di materiale pedopornografico viene usata per togliere dalla circolazione un'opera che paradossalmente vuole proprio essere una condanna di questi comportamenti”.

Molleindustria è un sito di giochi flash che si occupa di temi scottanti: la legge 40 sugli embrioni, la precarietà del lavoro, il revisionismo storico, lo sfruttamento delle risorse e del lavoro di Mac Donald.

Lo fa, però, non con lunghi trattati, ma con giochini che cercando di divertire facendo pensare. Dalla loro i gestori del sito hanno anche la stampa estera, Ecrans, il portale di cultura del quotidiano Liberation, riporta infatti un lungo articolo in cui si parla proprio del gioco e della reazione che il video della BBC ha avuto in Italia.

I fatti che colpiscono, nella vicenda, sono due. la solerzia con cui la politica si è mossa e ’ignoranza dimostrata rispetto alle dinamiche della rete. Sono passati solo 5 giorni, dal 23 Giugno al 28 Giugno, dalla pubblicazione del gioco sul sito alla discussione alla Camera sulla mozione dell’onorevole Volontè.

In molti altri casi i tempi sono decisamente più lunghi. Il secondo fatto è che l’interconnessione della rete rende praticamente impossibile cancellare da internet qualcosa, in questo caso un
gioco, che è stato immesso nella rete.

Per un Molleindustria che cancella il file, ci sono mille altri siti al di fuori dell’Italia e quindi non sottomessi alle leggi italiane, che lo rilanciano. Siti facilmente raggiungibili anche dalle italiche coste.

di Tiziano Scolari - 06-07-2007 - cronacaeattualita.blogosfere.it

 Emergenza idrica: denuncia dell'Ugl

La situazione che sta vivendo la popolazione
brindisina per la mancanza d’erogazione d’acqua da parte dell’AQP, ha
dell’incredibile e per di più ci sembra strano come la nostra, sia l’unica
Provincia a soffrire di quest’emergenza.

Le scene alle quali assistiamo in città in cui la gente cerca di
approvvigionarsi d’acqua nei modi più disparati e disperati, sa di terzo mondo
in un paese che dovrebbe definirsi civile.

Ci chiediamo dove sia l’Istituzione cittadina in modo particolare il Comune che
è silente sul disagio che la cittadinanza sta vivendo.

Non ci risulta neanche che da parte della Prefettura sia stato richiesto
l’intervento della Protezione Civile.

I segnali che giungono dai vertici dell’AQP sull’evolversi della situazione nei
prossimi giorni, sono poco rassicuranti.

Allo stesso Ente vorremmo chiedere che tipo di condutture idriche sono state
installate nel sottosuolo, per alimentare il Centro Commerciale Carrefour
poiché, il Rione Cappuccini (tra le zone più colpite), è completamente a secco
di acqua.

Questa vera e propria emergenza, di cui Brindisi non ha memoria, rientra in una
vera e propria Interruzione di Pubblico Servizio che ha messo, e sta mettendo in
ginocchio l’intera popolazione brindisina tenendo conto che chi sta soffrendo di
più la situazione sono i tanti anziani, i disabili ed i bambini che non hanno
l’opportunità di reperire acqua in nessun modo.

Questa incredibile situazione, che dimostra ancora una volta, se ce ne fosse
bisogno, come questa Città sia straniera in territorio pugliese, c’impone di
inviare questa denuncia alla Procura della Repubblica di Brindisi affinché siano
accertate le responsabilità di questa vergognosa emergenza.



Il Segretario Generale UGL BRINDISI Ercole SAPONARO

06-07-2007 - brundisium.net

 Un percorso turistico attraverso Siena pensato per i non udenti

L’iniziativa, sviluppata dall’assessorato al turismo del Comune di Siena in
collaborazione con il Monte dei Paschi, propone l’itinerario nella “Città dei
sordi”, la zona di Siena chiamata così per la presenza di studenti sordi. Il
percorso toccherà S.Agostino, la Casa Lavoro delle Sordomute Adulte, l’Istituto
Tommaso Pendola oltre alla Cattedrale e a Piazza del Campo, con spiegazioni
speciali per i sordomuti. Oltre agli itinerari per non udenti sono previsti
anche percorsi per non vedenti e appuntamenti turistici riservati ai giovani
down. (Toscana Radio News)


06-07-2007 - intoscana.it

Torniamo a parlare di Di.Co

Serena Vella, 04 luglio 2007

Approfondimento: I portabandiera della battaglia contro il riconoscimento di
forme di convivenza stabile alternative alla famiglia dimenticano che un
diritto, per esser tale, deve esser riconosciuto a tutti, altrimenti è un
privilegio, e che "predicare virtù pubbliche per praticare vizi privati" è una
cattiva abitudine che la storia ci ha ormai svelato Da molti anni ormai, in
Italia le analisi statistiche attestano una forte diversificazione delle forme
di convivenza fra le persone e dei sistemi di relazioni affettive e di
assistenza: oggi nel nostro Paese si contano circa 1.200.000 "coppie di fatto" a
dimostrazione che la famiglia tradizionalmente intesa non rappresenta più
l'unico modello di relazione tra le persone.

Alcune forme di convivenza diverse dalla famiglia legittima esplicitamente
riconosciuta dall'art. 29 Costituzione ("società naturale fondata sul
matrimonio") sono già state oggetto di attenzione da parte del nostro
ordinamento giuridico; il riferimento è alla c.d. famiglia di fatto, formula con
la quale si usa definire quell'unione tra soggetti di sesso diverso in cui manca
il vincolo matrimoniale e che si basa sull'"affectio" e sul reciproco spontaneo
rispetto dei doveri familiari. La sua enorme diffusione sociale ha portato la
giurisprudenza a confrontarsi lungamente sul tema della sua rilevanza giuridica
e sulla disciplina dei rapporti che ne discendono. La questione è resa ancora
più complessa dal fatto che la richiesta di riconoscimento di tale forma di
unione si è fatta sempre più forte anche da parte di persone dello stesso sesso.


Ad oggi manca un impianto normativo globale ed organico che disciplini questi
rapporti e le sporadiche norme attribuiscono solo taluni effetti giuridici
isolati, creando così una situazione di vuoto normativo che uno Stato
democratico e di diritto ha il dovere di colmare per garantire pari diritti ed
eguale dignità a tutti i suoi membri. A questo obiettivo cerca di rispondere il
disegno di legge governativo sui DI.CO., appositamente intitolato "Diritti e
doveri delle persone stabilmente conviventi", e finalizzato al riconoscimento di
taluni diritti e doveri discendenti da rapporti di convivenza registrati. I
beneficiari del provvedimento sarebbero "due persone maggiorenni, anche dello
stesso sesso, unite da reciproci vincoli affettivi, che convivono stabilmente e
si prestano assistenza e solidarietà materiale e morale".

I diritti fruibili sono diversi a seconda della durata della convivenza: diritti
e tutele del lavoro dopo tre anni, diritti di successione dopo nove anni. Tra
questi merita di essere segnalato, quale esempio di civiltà giuridica, il
diritto a designare il convivente come rappresentante in caso di malattia
invalidante (...) e in caso di morte per la donazione degli organi e le modalità
di trattamento funerario (...).

Il disegno di legge è stato caratterizzato da accese polemiche e fatto oggetto
di strumentalizzazioni politiche che hanno inquinato il pur giustissimo
dibattito richiesto quando occorre legiferare su temi così complessi e delicati.
Si è così "sapientemente" parlato dei DI.CO. come un attacco all'istituto della
famiglia come inteso dall'art.29 Cost. e come apripista verso il matrimonio tra
omosessuali o il riconoscimento del loro diritto all'adozione. Alcuni
chiarimenti si impongono dunque per onestà intellettuale.

Intanto il provvedimento sui DI.CO. non intende scardinare l'istituto della
famiglia di cui all'art. 29 ma dare attuazione all'art. 2 Cost., che "garantisce
i diritti inviolabili dell'uomo sia come singolo sia nelle formazioni sociali in
cui di svolge la sua personalità", nonché all'art. 3 che sancisce "l'eguaglianza
dei cittadini (...) senza distinzioni di sesso (...)". Non può dubitarsi che le
unioni di fatto, omo ed etero, siano formazioni sociali dove un aspetto
essenziale è il libero sviluppo della personalità: dar loro riconoscimento vuol
dire attuare l'art. 2. Mentre rendere effettivo l'art. 3 vuol dire riconoscere
pari dignità sociale e garantire l'eguaglianza dei cittadini che scelgano di non
sposarsi o di quelli che abbiano un orientamento sessuale diverso e che si
uniscano in convivenza. Come evidenziato da Rodotà "in questo sta la dimensione
costituzionale del progetto di legge", una Costituzione laica che sancisce la
"inviolabilità" dei diritti e non la loro "inestensibilità". Ed a Mons. Sodano
che si chiede "si parla di desideri o diritti veri?", pare più giusto chiedersi
"come, quando e chi definisce un vero diritto?".

Se bastassero le leggi date in un certo momento ( come dice F. Colombo) sarebbe
ancora vigente il sistema familiare patriarcale fascista in cui la donna era
solo creatura obbediente al suo destino biologico e alla funzione riproduttiva,
la violenza sessuale sarebbe ancora un delitto "contro la morale" anziché
"contro la persona" (come fino al 1996!), le donne sarebbero costrette a morire
sulle tavole delle mammane per sottoporsi all'aborto clandestino e ad essere
mogli a vita anche se all'interno di un matrimonio infelice e teatro di
violenze. Al grande cambiamento morale e giuridico prodottosi negli anni '70 del
secolo scorso in seguito alle battaglie per l'emancipazione ed i diritti, si
opposero, tra l'altro, allora come oggi, forze politiche presuntamente moderate,
che pur affermano di fare della tutela delle persone la loro ragione di
esistenza. Questa contraddizione oggi si ripropone in quei deputati e senatori
che, pur contrari ad ogni regolamentazione dei diritti dei conviventi,
beneficiano di un sistema privilegiato di cospicue tutele sanitarie e
previdenziali per i propri conviventi, come quello previsto sin dal 1992 dai
regolamenti parlamentari.

I portabandiera della battaglia contro i DI.CO. dimenticano che un diritto, per
esser tale, deve esser riconosciuto a tutti, altrimenti è un privilegio, e che
"predicare virtù pubbliche per praticare vizi privati" (N. Vendola) è una
cattiva abitudine che la storia ci ha ormai svelato. E come trascurare la
campagna di anatemi di una parte della Chiesa la cui gerarchia talvolta sembra
non aver occhi per vedere se non se stessa?. Una pericolosa "ideologizzazione
della teologia" ha portato l'arcivescovo Bagnasco a sostenere che "il
riconoscimento di forme di convivenza stabile alternative alla famiglia
porterebbe domani alla legalizzazione dell'incesto e della pedofilia tra persone
consenzienti" (!) Un'affermazione, oltre che gravemente lesiva del diritto alla
diversità di opinioni, tra l'altro priva di alcun riscontro/fondamento
sociologico visto che, dalle indagini svolte dai numerosi organismi che operano
sul tema della violenza è emerso come la stragrande maggioranza degli abusi su
donne e minori si consumano all'interno delle mura domestiche e che proprio la
intoccabile "sacralità" della famiglia tradizionale spesso inibisce le vittime e
le induce al silenzio. L'affermazione di Mons. Bagnasco giungeva, inoltre,
proprio nei giorni dello scandalo degli abusi contro bambini e giovani donne da
parte del prete di una parrocchia vicino Firenze, già portati a conoscenza di
una diocesi che, tuttavia, aveva ritenuto fino ad oggi di poter "far da sé",
sprezzante dei doveri morali di denuncia di così gravi reati alle competenti
autorità civili! E' chiaro che lo sdegno verso queste dichiarazioni non cancella
il profondo rispetto verso quella Chiesa e quella tanta parte dei credenti che
riconosce la verità e la ricchezza delle scelte soggettive, anche di quelle in
contrasto con gli orientamenti dottrinari della Chiesa, nel presupposto che le
coppie si amano o non si amano a prescindere dal fatto siano vincolate
religiosamente, civilmente o "di fatto". Perché vi può essere una totale
mancanza d'amore, solidarietà e rispetto anche nelle relazioni tra persone che
si sono giurate eterna fedeltà reciproca davanti ad un altare o ad un sindaco.
Perché "nella prospettiva cristiana non è il rito a render sacro l'amore...la
sacralità è propria dell'amore e l'amore è sempre nella dimensione di promessa
religiosa, che si sia o no credenti, perché può anche terminare ma non è mai a
termine. L'amore rappresenta la crisi della norma... ed è esattamente il
contrario del potere..." (S. Tarter). Per questo nessuna Chiesa e nessun potere
dovrebbe disprezzare il desiderio di due persone, etero od omosessuali che
siano, che volendosi bene chiedono la protezione giuridica (non solo in
"autonomia privata") della loro unione fatta di diritti ma anche di doveri,
anche se diversa dalla famiglia tradizionale ma frutto della evoluzione delle
strutture sociali. In queste "unioni" i figli non saranno meno tutelati di
quanto possano esserlo in una famiglia, sia pur tradizionale, ma tuttavia
minacciata non tanto dall'allargamento dei diritti bensì da una condizione di
solitudine e precarietà e da una fragilità ed instabilità dei rapporti umani
frutto di un modello sociale di sviluppo economico sempre meno solidale e sempre
più egoistico.

Il 2007 è stato dichiarato dall'Unione Europea "Anno europeo delle pari
opportunità"; non perdiamo l'occasione per recuperare il gap che ci separa dagli
atri Paesi nella regolamentazione delle unioni civili; dibattiamo con opinioni
diverse ma senza pregiudizi ideologici per il rispetto della dignità e della
libertà umana ed il riconoscimento delle diversità.

Senza seguire la via dei fondamentalismi e delle crociate ma quella del DIRITTO
"la cui grandezza risiede non nelle norme stabilite dalla natura ma proprio
nella nostra capacità di assegnare diritti" (R. Bodei).

06 Luglio 2007 - tamles.net

 Demolite le baracche abusive dei rom

SI È CONCLUSO con
oltre cento baracche demolite, adibite a deposito di merce rubata, lo sgombero
del campo nomadi di via Martora, sulla Collatina vecchia. L'operazione ha visto
impegnati oltre cento uomini tra polizia di Stato e diversi Gruppi della polizia
municipale. All'interno del campo sono state sequestrate quindici auto e
numerosi motorini e moto risultati rubati. Le forze dell'ordine hanno anche
recuperato molte carcasse di auto che venivano usate per prelevare pezzi di
ricambio. Nel campo sono rimaste 150 persone delle iniziali 800. Scoperte due
cucciolate di cani appena nati, in tutto una ventina, trovati sotto alcune
roulotte. Soddisfatto il sindaco Veltroni che ricorda: «Stiamo facendo un lavoro
di integrazione e creazione di opportunità per il ritorno in patria dei
cittadini, soprattuto quelli romeni».


06-07-2007 - iltempo.it

In Italia cinquantamila bambini costretti a mendicare

ROMA - Sono circa 50 mila i bambini, soprattutto rom di
età compresa tra i 2 e i 12 anni, costretti all'accattonaggio in Italia, mentre
si diffondono la prostituzione minorile e l'abbandono scolastico. E' questo il
risultato di un rapporto dell'Osservatorio europeo dei fenomeni di razzismo e
xenofobia illustrato a Roma in occasione della presentazione di una campagna
contro lo sfruttamento dell'accattonaggio minorile. Nel Lazio sarebbero almeno 8
mila i bambini che chiedono l'elemosina per strada. La maggior parte è
costituita da nomadi. A livello nazionale il giro d'affari è stimato intorno ai
200 milioni. Tuttavia, spiega il capo delegazione di An al Parlamento europeo
Roberta Angelilli, tra i promotori della campagna, mancano a livello nazionali
statistiche ufficiali. "Una parte degli stati membri dell'Ue, tra cui Spagna,
Grecia e Italia, non fornisce dati ufficiali adeguati", ha detto.

Nel complesso, secondo il rapporto dell'Osservatorio europeo, in Italia sono
presenti almeno 120 mila persone di origine rom. Il 50% sono bambini al di sotto
dei 14 anni. Soltanto a Roma, secondo un documento della Conferenza regionale
sulla sicurezza, ci sono circa seimila rom stanziati in 25 accampamenti seguiti
dal Comune e oltre 10 mila nomadi stabilitisi abusivamente. Il 70% della
popolazione nomade risulta essere sotto i 21 anni e il 37% ha un'età compresa
fra zero e 14 anni. Il 60% di questi bambini in età scolare, secondo l'Opera
nomadi, non va a scuola o non la frequenta assiduamente.


06-07-2007 - ansa.it

 La ricerca italiana in prima linea nella lotta alla celiachia

La celiachia è sempre più diffusa e avanza da due decenni a questa parte.
Secondo stime recentissime del Ministero della Salute, sembra che in Italia una
persona ogni 100/130 faccia i conti con questa intolleranza perenne al glutine,
per un totale di 50.037 cittadini (15.845 di sesso maschile e 34.192 femminile),
ma quasi nove persone su dieci sono celiache senza averne la consapevolezza, con
la conseguenza che continuano ad assumere cibi che sarebbero proibiti e a star
male senza una apparente ragione.

La celiachia è crescita negli ultimi decenni: basti pensare che negli anni
Ottanta colpiva una persona ogni 2.000/3.000, passando a una ogni 1.000 negli
anni Novanta. Oggi nascono ogni anno 2.800 bambini celiaci e ciò dimostra un
incremento annuo pari al 9%.

Ad oggi, l’unico modo per tenere sotto controllo la celiachia è quello di
seguire una dieta ferrea che escluda in modo assoluto gli alimenti che
contengono il glutine (pane, pasta, farinacei, orzo, avena e farro).

L’attenzione maggiore che i mass-media e l’opinione pubblica dedicano alla
celiachia sta ottenendo importanti risultati: sono sempre più numerosi i
ristoranti che propongono ai celiaci menu a loro adatti e aziende alimentari che
mettono in commercio prodotti gluten-free. E intanto la scienza continua nella
sua lotta alla celiachia e la ricerca italiana si conferma in prima linea: lo
dimostrano due recenti studi condotti presso il Centro Nazionale di Ricerche di
Avellino e dall’Istituto Superiore di Sanità.

I ricercatori dell’ISS, con la collaborazione dell’Università di Bari, e il CNR
di Avellino hanno ottenuto una farina priva delle frazioni di gliadine e
glutenine, principali responsabili della risposta infiammatoria. “Abbiamo messo
a punto un metodo per ‘predigerire’ il glutine contenuto nella farina grazie ad
una miscela di lattobacilli ed enzimi, con l’obiettivo di evitare ai celiaci
quei prodotti derivati da farine alternative a quella di grano, ritenuti
insipidi, costosi e nutrizionalmente poveri”, hanno spiegato i coordinatori
dello studio, Marco Gobbetti dell’ateneo barese e Massimo De Vincenzi dell’ISS,
sulla rivista scientifica Applied Environmental Microbiology. Questa speciale
farina è stata testata sul sangue di pazienti celiaci e gli scienziati hanno
dimostrato che non provoca nessuna reazione allergica.

Su questa strada è anche la ricerca condotta presso i laboratori dell’Istituto
di Scienze dell’Alimentazione del CNR di Avellino, guidata da Mauro Rossi e
pubblicata sull’ultimo numero della rivista specializzata Gastroenterology.
L’obiettivo degli scienziati campani è stato quello di lavorare direttamente
sulla farina per permettere ai celiaci di assumerla tranquillamente, senza che
il sistema immunitario reagisca in maniera anomala. Come? Sono stati utilizzati
alcuni aminoacidi che legano la parte della proteina che scatena la reazione
immunitaria. Il processo ha luogo direttamente in fase di lavorazione della
farina e permette di “nascondere” il glutine al sistema immunitario.

Mauro Rossi ha spiegato che i test condotti in provetta hanno dimostrato che il
sistema immunitario non riconosce il glutine per via di questi legami che si
rivelano attivi nell’intestino e vengono, poi, scissi e smaltiti nei reni, in
modo da non accumularsi nell’organismo. La tecnica ha destato grande interesse
nella comunità scientifica ed è già stata brevettata; i ricercatori sono ora in
attesa di trovare interessanti forme di applicazione nell’industria alimentare.



ALTRI CONTENUTI DA CONSULTARE:

 Aggressioni e pestaggi a immigrati carabinieri e vigili in manette

Otto carabinieri e due vigili urbani sono stati raggiunti oggi da ordinanze
di custodia cautelare emesse dal Gip di Bergamo. Sono accusati di diversi
episodi di violenza nei confronti di extracomunitari, come aggressioni,
pestaggi, sequestro abusivo di oggetti. In cella sono finiti 2 carabinieri della
stazione di Calcio e un vigile urbano di Cortenuova. Un altro carabiniere
(stazione di Calcio) e un altro agente (Cortenuova) sono invece agli arresti
domiciliari. Sei i divieti di dimora, 4 in provincia di Bergamo e 2 a Calcio.
Coinvolto anche uno studente bergamasco.

Gli indagati, secondo l'accusa, sarebbero responsabili di 8 episodi di violenza
nel corso del 2007: a bordo di un'auto con targa rubata organizzavano operazioni
abusive nei confronti prevalentemente di extracomunitari. Avrebbero effettuato
perquisizioni e sequestri abusivi di telefoni cellulari, droga e denaro e in
alcuni casi ci sarebbero stati anche aggressioni e pestaggi. Nei guai anche il
comandante della Compagnia di Treviglio, Massimiliano Pani. Per lui il

giudice per le indagini preliminari ha chiesto il divieto di dimora in provincia
di Bergamo. Secondo l'accusa avrebbe intimidito due carabinieri che volevano
denunciare i fatti. Uno di loro, però, ha presentato denuncia.

05/07/2007 - ecodibergamo.it

 Minori: cosa fanno le regioni

Cosa fanno le regioni e provice autonome italiane in materia di politiche per
l'infanzia e l'adolescenza? A fare il punto è stato il coordinamento Pidida
(quasi 40 Associazioni) che ieri sera ha diffuso il Rapporto "Diritti
dell'infanzia e dell'adolescenza: l'analisi delle politiche regionali. La parola
alle Regioni". Tutte le Regioni e Province autonome ad eccezione di Calabria,
Sicilia e Sardegna hanno compilato il questionario 2007.


Dal Rapporto emerge che 16 Regioni/Province autonome hanno dedicato parte del
bilancio 2006 ai bisogni dell'infanzia e che 17 Regioni/Province autonome hanno
approvato una legge regionale istitutiva di un Osservatorio regionale sulle
politiche per l'infanzia e l'adolescenza o di una struttura analoga, come
previsto dalla legge.


Fra le iniziative ci sono l'apertura di Osservatori regionali sulle politiche
per l'infanzia, finanziamenti a progetti destinati alla tutela della maternità e
dei minori, iniziative a favore dell'allattamento al seno e alla prevenzione
dell'hiv, sensibilizzazione delle aziende in relazione allo sfruttamento del
lavoro minorile.


Ci sono state iniziative di sensibilizzazione sul tema delle mutilazioni
genitali femminili in 9 regioni e sull'allattamento al seno in 15 regioni.
Interessanti le iniziative intraprese da Abruzzo e Veneto per responsabilizzare
le aziende in relazione allo sfruttamento del lavoro minorile.


05/07/2007 - vita.it

Basta guerre nel mondo!