La farsa delle energie alternative

Tanto per iniziare sappiate che non possiamo chiamarle energie alternative, ma caso mai derivative, in quanto non rappresentano assolutamente una alternativa, quanto piuttosto una fonte di energia che deriva anch’essa da un diverso utilizzo del petrolio.
Se qualcuno pensa di poter avere i pannelli fotovoltaici senza poter disporre di greggio in abbondanza ed a buon mercato, è il caso che si sintonizzi su Italia Uno per guardare i provini del Grande Fratello.
Per spiegare a tutti la reale portata dell’impatto delle energie derivative mi è necessario soffermarmi sulla evoluzione storica della civiltà umana: non vi preoccupate cercherò di essere il meno noioso possibile.
Come si è arrivati al petrolio ? Semplice: da un progressivo processo di sostituzione di una risorsa con un’altra a causa dell’esaurimento della prima e del lievitare del suo costo di approvvigionamento.
Così è successo quando si passò dal legno al carbone. Inizialmente il legno era disponibile in quantità impensabili, era abbondante ed a buon mercato: basti pensare che la copertura forestale in Europa agli inizi del 1600 era quasi del 90 %. La necessità di avere terreni da coltivare unita alla richiesta di legna per il riscaldamento provocò un lento e progressivo disboscamento in tutta Europa. Quando anche la legna cominciò a diventare molto costosa (a causa della sua diminuita abbondanza), venne individuato il carbone come un interessante sostituto: interessante perché vista l’abbondanza iniziale era decisamente poco costoso.
Il carbone era conosciuto sin dai tempi dell’impero romano, ma non veniva utilizzato perché sporcava sia quando bruciava e sia quando veniva trasportato: per questo motivo si preferiva la legna molto più rassicurante per gli usi casalinghi.
All’inizio del diciasettesimo secolo il carbone diventa il vero e proprio componente energetico volano di un primo gradiente evolutivo: la nascita della civiltà industriale.Il carbone trova ottima applicazione anche nel funzionamento delle prime macchine a vapore che rappresenteranno la chiave di svolta per la trasformazione delle società da economia rurale a economia di mercato. Il successivo passo ci porta allo svuotamento delle campagne: milioni di contadini in tutta Europa abbandonano la coltivazione della terra (lavoro molto pesante, ma al tempo stesso molto salutare e gratificante) per spostarsi nei grandi sobborghi industriali per lavorare come operai. Il capitalismo nasce e si evolve grazie ad una risorsa energetica allora abbondante ed a buon mercato: il carbone.
L’industria tessile per prima si fa portavoce di questo sensazionale mutamento: non si vive più per lavorare, ma si lavora per vivere. Le grandi metropoli iniziano a trasformarsi, sia dal punto di vista urbano che dal punto di vista socioeconomico: nascono i primi quartieri ghetti e nasce la lotta di classe.
Il carbone consente di riscaldare le abitazioni (un tempo sempre molto fredde), consente di far funzionare fucine e macchine a vapore per tenere in movimento telai, motori e rotative. L’uomo non si alza più quando canta il gallo all’alba, ma con la sirena delle fabbriche che lo sveglia per ricordagli che tra poco inizia il turno di lavoro. Si è abbandonato una vita incontaminata a stretto contatto con la natura, per scegliere di passare la propria vita dentro uno stabilimento industriale, al buio, in mezzo alla confusione di macchine e rumori di ogni sorta. Già allora, città come Londra apparivano all’occhio del viandante forestiero, città invivibili, corrotte dai costumi, dall’alcol, dalla prostituzione e dall’inquinamento.
Nel frattempo i giacimenti di carbone smettono di essere convenienti in quanto il carbone in superficie si era esaurito ed era necessario iniziare ad estrarlo: nascono le prime miniere di carbone.
La risorsa energetica che ha consentito quanto abbiamo esposto finora comincia tuttavia a diventare costosa: qualcuno in America si accorge che si può ottenere altrettanta energia dalla sfruttamento di un liquido nero, che sembra carbone liquefatto. Inizia l’era del petrolio.
In un primo tempo viene utilizzato per illuminare le strade nelle grandi città metropolitane. Alla fine del 1800 in città come Francoforte, Parigi e Londra vi erano milioni di cavalli che venivano utilizzati per trascinare carrozze, diligenze, carri merci e via così. Mantenere un cavallo era costoso, pochi se lo potevano permettere, inoltre ognicavallo sporcava abbondantemente con le sue naturali deiezioni. Qualche decina di migliaia di cavalli in città come New York o Londra possono creare un vero e proprio problema per l’igiene e la salute pubblica.
Si intuisce l’importanza di poter spostare uomini e merci velocemente ed a costi ragionevoli: dal petrolio nascono moltissimi derivati, gli idrocarburi ed i composti sintetici.
Nasce l’era dell’industria per eccellenza, quella dell’automobile ed al suo fianco quella della petrolchimica: vengono inventati materiali assolutamente rivoluzionari, poco costosi ed indistruttibili, come il nyoln. Siamo nella seconda metà del secolo appena passato. L’era della petrolchimica apre le porte ad una seconda rivoluzione industriale: quella dei personal computer che consentiranno in meno di vent’anni di sostituire l’uomo in molteplici mansioni di routine. Ma il contributo maggiore che ha dato il petrolio all’evoluzione umana non lo troviamo nell’industria automobilistica, quanto in quella agroalimentare. Tanto per iniziare in meno di 100 anni la fertilità e produttività dei terreni è spaventosamente aumentata di circa il 5 % all’anno, proprio di pari passo all’aumento dell’offerta petrolifera. Per farvi un esempio lampante un secolo fa, da un ettaro coltivato a mais si ottenevano circa 20 quintali per ettaro, oggi si arriva ad oltre 120 quintali (stranamente nello stesso tempo la popolazione umana è passata da un milardo agli oltre sei attuali) ! Questo strepitoso aumento di disponibilità alimentare al pari della superficie coltivata è stato possibile solo grazie al greggio ed a tutte le sue invenzioni collegate: i trattori, le mietitrebbiatrici, le pompe di irrigazione, i fertilizzanti sintetici ed i pesticidi, che per quanto possano essere denigrati, hanno consentito di soddisfare il fabbisogno alimentare della civiltà umana, man mano che questa cresceva esponenzialmente. E perché cresceva così tanto la popolazione mondiale ? Per diretta conseguenza del cambiamento di vita sia alimentare che salutare: in quanto abbiamo avuto la possibilità di nutrirci con una varietà e ricchezza ed abbondanza alimentare che nessun’altra generazione prima di noi ha potuto avere. Questo ha consentito all’organismo di essere più forte contro gli attacchi esterni e di procreare con una progressione esponenziale impensabile fino a qualche secolo fa.
Grazie al petrolio abbiamo potuto avere le coltivazioni intensive che a cascata alimentano gli allevamenti intensivi di bestiame (bovini, suini ed ovini). Pensate a quante volte mangiate carne durante il giorno: fino a 70 anni fa la carne si mangiava una volta ogni 15 giorni, in occasioni di feste e ricorrenze popolari.
Senza greggio questa catena alimentare (artificialmente sovralimentata) non potrebbe continuare a sostenersi, in quanto non potremmo avere raccolti abbondanti per alimentare la crescita, l’ingrasso ed il riciclo degli animali di allevamento.
Non dimentichiamo inoltre il prolungamento della vita media provocato dalla capillare diffusione e produzione di farmaci da banco (pensiamo solo alla volgare aspirina o al paracetamolo).
Capite quindi da questo sintetico excursus storico come sia assolutamente fuori luogo pensare di poter sostituire una risorsa che ci ha trasformato e ha trasformato le nostre vite.
Non mi devo chiedere se in futuro ci sarà benzina per mettere in moto il mio suv, quanto piuttosto se il supermercato sotto casa verrà rifornito di ortaggi e alimenti preconfezionati, oppure se alcune aree metropolitane troveranno i mezzi per sostenersi dal punto di vista alimentare. Le fonti di energia alternativa, anche se sono energie derivative, non risolveranno MAI totalmente e PER TUTTI i problemi e le difficoltà a cui stiamo andando incontro.
In futuro l’energia, specialmente quella elettrica, ci sarà ancora, ma non per tutti e soprattutto non ai prezzi che conosciamo ora. Avrà una erogazione a singhiozzo, con periodi molto frequenti di blackout: ma questo solo per chi sarà molto ricco. Per gli altri si ritornerà indietro: molto indietro, la candela sarà già un lusso. Se qualcuno sta pensando ai pannelli solari, è meglio che se li scordi: non si potrà mai avere pannelli fotovoltaici per tutti. E perché ? Perché per fabbricarli, assemblarsi e trasportarli occorre petrolio, proprio quello che dovrebbero sostituire in toto !
Un pannello fotovoltaici è costituito di svariati elementi minerali: silicio, rame, cadmio, indio, gallio. Solo per estrarre una tonnellata di rame servono 8 barili di petrolio !
Spero non penserete di spostare un trattore John Deere del peso di 10 tonnellate con i pannelli fotovoltaici sul tetto della cabina di pilotaggio !
E i fertilizzanti ed i pesticidi con che cosa li sostituite ? Gli aerei e le navi traghetto con cosa li spostate ? Con l’idrogeno ?
Una delle più grandi bugie che vi hanno raccontato sulla circolazione delle automobili è che i carburanti come la benzina ed il gasolio verranno sostituiti dalle cosi dette celle a idrogeno.
Per chi non lo sapesse, sono una sorta di pila a vita eterna che produce energia elettrica dalla catalisi dell’idrogeno. Celle a combustibile ce ne saranno in futuro: alcuni milioni, forse.
Ma di certo non li avrete voi, ma solo come ho detto prima, le persone più ricche, proprio come avveniva 70 anni fa quando l’automobile era un lusso per pochi.
La nostra specie si è straordinariamente trasformata in meno di 100 anni, cambiando abitudini, stili di vita e regime alimentare. Sempre in questo lasso di tempo è esponenzialmente proliferata passando da un miliardo di persone a oltre i sei: tutto questo è stato possibile grazie ad un impareggiabile prodotto, il petrolio, che adesso sta iniziando a diminuire nella sua disponibilità.
Come uno stupido sciame di locuste abbiamo depredato la terra di questo bene, riproducendoci senza limiti e consumandolo per ogni insensato uso (pensiamo ai suv). Le conseguenze saranno senza precedenti storici, perché con NULLA è possibile sostituire quello che ha fatto per noi e per il nostro stile di vita questo straordinario prodotto del nostro pianeta.

Eugenio Benetazzo - eugeniobenetazzo.com - youtube.com - 13.07.07 - comedonchisciotte.org

17 anni, taglia hashish per strada

17enne tagliava l’hashish in pieno centro

Cento. Nel pomeriggio di giovedì, nella centralissima via Bologna a Cento, una pattuglia di Carabinieri del Comando Stazione di Cento, dopo aver notato l’atteggiamento sospetto di un gruppo di giovani, decide di procedere al controllo. La scena cui assistono i militari ha dell’inverosimile: un ragazzo minorenne, P.M., 17 anni, residente a Cento, incurante del transito di pedoni e di auto in quel momento presente nella zona, in pieno giorno, era intento a tagliere un panetto di hashish, suddividendo e confezionando la droga in diverse dosi. Per eseguire tale operazione il giovane stava utilizzando un grosso coltello da cucina.

L’immediata perquisizione permette di recuperare e sequestrare circa 42 grammi di hashish, con i quali si sarebbero potuti realizzare più di 150 spinelli.

Il giovane è stato quindi tratto in arresto e accompagnato al centro di prima accoglienza di via del Pratello a Bologna a disposizione della magistratura per i minori. Oltre al reato di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, il 17enne dovrà anche rispondere del porto illegale del coltello.

14.07.07 - estense.com

Doping: Di Luca e Mazzoleni

Di Luca rischia per una siringa Mazzoleni verso 2 anni di stop

Ostenta serenità, Danilo Di Luca, alla vigilia dell’audizione alla procura antidoping del Coni, prevista per stamane alle 10. Giovedì il vincitore del Giro d’Italia ha incassato l’archiviazione del gip di Pescara dalle accuse nell’inchiesta «Oil for Drug», ora si dice certo di poter convincere della propria innocenza anche il procuratore Torri. Anche se già l’astista Gibilisco, pure uscito indenne dall’inchiesta del pm di Latina, non ha potuto evitare il deferimento.
«Affronterò l’audizione senza alcuno spirito polemico, ma con un approccio costruttivo, certo di poter dimostrare la mia innocenza come in sede penale», le parole del campione abruzzese, che sottolinea come «dopo la vittoria del Giro molti ragazzi mi considerino un esempio, anche per questo non posso permettere che la mia credibilità venga messa in discussione».
Di Luca dovrà però spiegare a Torri la telefonata - contenuta nell’informativa dei Nas di Firenze inviata al pm Ferraro, che si occupa dell’inchiesta «Oil for Drug» - all’ormai famoso dottor Carlo Santuccione, in cui è evidente la preoccupazione del corridore per i controlli nei laboratori dell’Acquacetosa. Ma nell’audizione di stamane, si parlerà anche del filmato nel quale Santuccione prepara due siringhe, una delle quali, secondo i carabinieri, potrebbe essere destinata al corridore abruzzese.
Intanto ieri il procuratore Torri ha ascoltato Eddy Mazzoleni, terzo classificato all’ultima corsa rosa. Anche Mazzoleni è stato tirato in ballo dal documento di 572 pagine dei Nas e anche nel suo caso ci sarebbero intercettazioni sospette con Santuccione. Come ha riferito lo stesso Torri, il ciclista ha negato ogni responsabilità e non ha voluto collaborare. Il corridore dell’Astana, che lo ha sospeso il 29 giugno scorso, rischia una squalifica di due anni per uso o tentato uso di sostanze proibite, ma il deferimento arriverà non prima di lunedì, visto che la procura antidoping ha disposto ulteriori accertamenti sul bergamasco e vuole prima ascoltare Di Luca.
La Disciplinare della Federciclismo ha invece squalificato fino al 15 novembre del 2008 Michele Scarponi, il corridore dell’Acqua&Sapone coinvolto nell’Operacion Puerto. È stata accolta così la richiesta di 18 mesi avanzata dalla Procura, ma verranno detratti 59 giorni di sospensione pre-sofferti (dal 15 maggio al 14 luglio). I legali del corridore marchigiano avevano richiesto l’assoluzione per assenza di prove o in subordine la riduzione più ampia possibile della pena alla luce della collaborazione completa e fattiva. La Procura invece aveva parlato di una collaborazione solo parziale, tesi che è stata accettata dalla Disciplinare.

La Astana ha rescisso il contratto di Matthias Kessler, il 28enne corridore tedesco risultato positivo al testosterone in un controllo effettuato lo scorso 24 aprile. L’esito del test è stato confermato anche dalle controanalisi, ora il ciclista rischia due anni di squalifica.

14.07.07 - ilgiornale.it

Quando il cibo diventa una dipendenza

Esiste una dipendenza da una sostanza più insidiosa ancora dell’eroina. E’ una sostanza legale, indispensabile all’uomo, senza la quale il corpo si ammala fino a morire.

E’ nelle vetrine sottocasa, sui banchi del mercato, nelle mani e nella bocca dei bambini. Una sostanza nella legge e non fuori legge. Il cibo, prevalentemente per le donne, diventa una passione, una ragione di vita. E’ per il cibo che si vive ,che si maltratta il proprio corpo. La passione del cibo- corpo – peso che caratterizza la bulimia e l’anoressia, come l’eroina nel tossicodipendente, governa la vita di chi cerca disperatamente l’indipendenza nella dipendenza. Quando il cibo- corpo- peso diventa una passione amorosa prende una via patologica. Come in certe passioni amorose, nella bulimia, come nell’anoressia, si installa un’ossessione. Un’ossessione che taglia, spezza la vita del soggetto il quale anche per trent’anni, non mangia più per vivere. Vive per non mangiare, mangia per vomitare. Nella bulimia, e da molti anni ormai, anche nell’anoressia, la manovra riparatoria del vomito autoindotto diventa come il primo buco di eroina. L’illusione di poter mettere un punto al supplizio, fermarsi, domani, ogni giorno, delude rovinosamente. Domani è come oggi per anni, per vite intere la persona è nella morsa di una sostanza. Il pensiero del cibo e del corpo arreda la mente in ogni suo spazio. Cinque, dieci, trent’anni, tutti i giorni, tutto il giorno, tutta la notte. Il cibo fornisce una specie di autoterapia patologica che anestetizza dal sentire il proprio dolore, e dal percepire il vuoto della propria esistenza. Questo comportamento sembra portare lo stesso supporto che una stampella costituisce per una persona con una gamba fratturata, si può raggiungere una discreta autonomia anche se si dovrà rinunciare comunque ad andare in bicicletta o a correre. Il trattamento della dipendenza dal cibo non può ridursi alla correzione di una condotta distorta del soggetto nei confronti di una sostanza o del proprio corpo. La terapia analitica condotta all’ABA –Associazione per lo studio e la ricerca sull’anoressia, la bulimia e i disordini alimentari- portando la parola su quel terreno delicato che riguarda il rapporto del soggetto con l’altro e con la soddisfazione, attraverso la conoscenza di se stessi, dei propri limiti, il riconoscimento delle proprie capacità, aiuta a sentirsi una persona intera, a stare nell’attesa, stare nel dolore come nella felicità, lasciandosi trasportare dai propri desideri, raggiungendo il benessere, senza stampella.

13.07.07 - spoletonline.com

[senza togliere nulla alla dipendenza sopracitata, mi sembra che lei ne sa poco dell'eroina, peccato non abbia firmato l'articolo]

Internet: l'ultima follia del governo

Limitare Internet: l'ultima follia del governo

Il bimbo passa troppo tempo a guardare immagini truculente su Internet e quando arriva a scuola fa il violento con i compagni? Niente paura, ci pensa Super Fioroni. Sembra la trama di una canzone demenziale di Elio e le Storie Tese. Invece è la cronaca del Consiglio dei ministri di ieri. Dove, giusto per non perdere l'abitudine, sono volati gli stracci. Tutta colpa di Francesco Rutelli. Il quale ricorda sempre più lo Zelig di Woody Allen: i suoi compagni di partito lo picchiano, quelli della sua coalizione picchiano quelli della Margherita e gli elettori, ogni volta che possono, prendono indistintamente a schiaffi l'intero centrosinistra. Insomma, succede che il vicepremier e ministro dei Beni culturali si presenta al tavolo di palazzo Chigi con la sua ultima fatica, un disegno di legge per la tutela dei minori dinanzi a film e videogiochi, e la illustra ai colleghi. Smorfia disgustata di Giuseppe Fioroni, ministro della Pubblica Istruzione: «Non basta». continua...

14.07.07 - di FAUSTO CARIOTI - libero-news.it

Minori a rischio

Io ho votato il Governo Prodi anche perche’ nel programma presentato prima delle Elezioni si parlava di Sviluppo sostenibile, di Protezione dell’ambiente e della Salute dei Cittadini Italiani, quelli del Nord come quelli del Sud.

Cari Siciliani, sembrerebbe che il Governo Prodi, per avere la certezza che i futuri progetti di legge da varare alla Camera e al Senato passino senza rischi di sorta (vedi la mezza caduta nel caso dell’approvazione del finaziamento della missione in Afghanistan), abbia "stipulato" un accordo con l’UDC di Cuffaro e Casini:

Casini appoggia il governo nelle varie sedute parlamentari e il governo toglie il bastone tra le ruote che aveva messo al grande progetto di Cuffaro per la costruzione dei quattro inceneritori in Sicilia.

Io vorrei fare una correzione e cambiare la parola accordo con la parola "Inciucio" che va tanto di moda oppure "Intrallazzo" che e’ piu’ familiare a noi Siciliani che sulla Nostra Terra di intrallazzi ne abbiamo visto e ne vediamo tanti.

Io ho votato il Governo Prodi anche perche’ nel programma presentato prima delle Elezioni si parlava di Sviluppo sostenibile, di Protezione dell’ambiente e della Salute dei Cittadini Italiani, quelli del Nord come quelli del Sud. Ed infatti nel programma non era contemplata la costruzione di inceneritori per risolvere i problemi dello smaltimento dei rifiuti:

ebbene, mi sembra di capire che il Governo abbia pensato di ragionare come Macchiavelli, il famoso filosofo italiano autore della non meno famosa frase "Il fine giustifica i mezzi".

In questo caso il FINE e’ quello di portare avanti il Governo e le sue leggi (molte delle quali io condivido) senza intoppi pericolosi e i MEZZI sono quelli poco nobili della costruzione di camere di morte come gli inceneritori, perche’ di questo si tratta, ve lo posso garantire e mettervelo per iscritto col mio sangue, anche se non ci sarebbe bisogno di garantirvelo, se le cose andranno in questa direzione avremo modo di provarlo sulla nostra stessa pelle, su quella delle nostre madri, padri, mogli e figli!

Sissignore! tra Diossine, furani e polveri sottili avremo GRANDISSIMI SCONTI sulla possibilita’ di contrarre il cancro, le leucemie ed altri svariate "infiammazioni"!

A meno che, come riportato nell’allegato, le decisioni dei giudici che hanno gia’ manifestato la non legittimita’ delle emissioni di sostanze tossiche dai camini di questi "termovalorizzatori", siano prese in cosiderazione.

Ma talvolta in questo Belpaese abbiamo visto che la LEGGE NON E’ UGUALE PER TUTTI, soprattutto per un pugno di cittadini italiani abitanti i paesi di Augusta (Paese gia’ in piena Crisi Ambientale!), Paterno’, Bellolampo, Casteltermini e tutte le zone limitrofe e SOTTOLINEO TUTTE LE ZONE LIMITROFE, perche’ spero non crediate che degli sconti sul cancro usufruiranno solo gli abitanti dei paesi sopracitati; NOOO! Le diossine e le polveri sottili sanno viaggiare molto lontano.

Questo l’ho scritto ne’ per campanilismo politico ne’ per presa di posizione ne’ per altre recondite e nascoste ragioni:

l’ho scritto perche’ penso che oggi la Nostra Terra, con la tecnologia attuale, debba meritare un futuro piu’ pulito, di cieli azzurri e terre variamente colorate, come tanti l’hanno vista e decantata nel tempo.

Per questo spero che ognuno di noi possa debitamente agire quando si presentera’ l’occasione di dire la propria opinione e spero che questa occasione si presentera’ presto.

Luca Giompapa - 14.07.07 - isolapossibile.it

Pedofilia: Spolitu senza vergogna

Pedofilia, Spolitu abusò di un minore anche a Lecco

A QUATTRO giorni dalla sentenza del processo per pedofilia nei confronti di Biagio Spolitu (è attesa per giovedì, la pubblica accusa ha chiesto 10 anni, la difesa l’assoluzione) la posizione dello psicologo dell’Asl si appesantisce almeno dal punto di vista morale. E’ infatti emerso che la Procura di Savona ha intenzione di inoltrare a Lecco gli atti dell’indagine per contestare ad un collega psicologo lombardo (dove lavorava Spolitu prima di approdare all’Asl savonese) l’accusa di “omessa denuncia” (articolo 365 del codice penale) perché avrebbe ricevuto la confessione di una vittima di Spolitu senza denunciarlo all’autorità giudiziaria.

Perché non lo hanno fatto? Come può un medico che viene a sapere di un collega che abusa sessualmente di un minore non segnalare il caso? Sono le domande cui gli inquirenti savonesi vogliono dare risposta.

E’ un particolare importante e inquietante che chiarirebbe che la passione morbosa dello psicologo era già nota in tempi non sospetti e in altre zone d’Italia ma nessuno lo ha mai denunciato. La vittima lombarda secondo gli inquirenti è tra l’altro uno dei casi più inquietanti tra quelli contestati allo psicologo. Era uno dei primi minori che gli venivano affidati come psicologo perché proveniente da un contesto sociale degradato e per anni è stato il suo “figlioccio” prediletto cui dedicare le attenzioni patologiche poi ripettute su altri casi savonesi. Questa vittima, oggi cresciuta, ha raccontato alla Procura anni e anni di abusi che oggi paga con disturbi della personalità e del carattere. Eppure agli inquirenti - ed è l’aspetto inquietante e per certi versi chiarificatore della mancanza di lucidità di tante vittime - ha continuato a rispondere: «Cosa dovevo fare? Denunciare mio padre? Spolitu è stato mio padre, io ero il suo figlioccio, non potevo denunciarlo...».

Questi abusi sessuali sono stati però confessati, anni dopo, ad uno o forse addirittura due psicologi sempre di Lecco presso cui il ragazzo è stato in cura. La procura di Savona ne ha avuto la conferma dallo stesso ragazzo che ha detto: «Si, a qualcuno anni dopo ne ho parlato, per esempio ad uno psicologo che mi seguiva» ha detto. Eppure non risulta che questa pesante confessione abbia dato luogo ad una denuncia contro Spolitu. Da qui la decisione dei magistrati di contestare al collega medico il reato di omessa denuncia.

C’è da dire che questa vittima di Biagio Spolitu non è tra coloro (otto) che si sono costituite parte civile nel processo e che lo stesso Spolitu ha negato ogni abuso nei suoi confronti. «Solo la presunta vittima ha detto di aver confessato questi abusi ad uno psicologo - dice la difesa di Spolitu - ma è credibile che un medico sia stato informato e non abbia detto nulla? Per noi non è credibile, e quindi questa presunta confessione lascia il tempo che trova. E poi perché questa presunta vittima non si è costituita parte civile nel processo come le altre otto?»

D. F. - 14.07.07 - ilsecoloxix.it

Scuola crollata: ingiustizia è fatta

Scuola crollata a San Giuliano: 27 bimbi morti, nessun colpevole

Non sono gli uomini i colpevoli della strage molisana del 31 ottobre 2002, giorno in cui una scossa di terremoto causò il crollo della scuola «Jovine» di San Giuliano di Puglia (Campobasso). Sotto le macerie persero la vita 27 bambini e una maestra. Ad ucciderli, invece, è stata la forza del sisma.
Questo almeno dice il giudice di Larino, Laura D'Arcangelo, che ieri pomeriggio ha assolto tutti e sei gli imputati accusati di concorso in omicidio colposo plurimo, disastro colposo e lesioni: il giudice ha applicato il secondo comma dell’art.530 del codice di procedura penale che prevede l’assoluzione in caso di mancanza o di insufficienza di prove e quindi, davanti ad una sala gremita dai familiari delle vittime, ha dichiarato: «Prosciolti perché il fatto non sussiste».

A 4 anni e nove mesi da quella sciagura, il giudice monocratico ha impiegato circa tre ore per dichiarare definitivamente innocenti i sei indagati: Giuseppe La Serra, 54 anni, progettista dell'ultima sopralevazione, completata poche settimane prima della riapertura dell'anno scolastico 2002-2003; Antonio Borrelli, 45 anni, all'epoca sindaco del Comune e padre di una delle vittime del crollo (accusato anche di omesso controllo); Mario Marinaro, 44 anni, tecnico comunale, Giuseppe Uliano, 78 anni, Giovanni Martino, 54 anni e Carmine Abiuso, di 48 anni, titolari delle imprese edili che hanno effettuato i vari lavori di ampliamento dell'edificio.

Non si sa se ci sarà un Appello. Il pm, Nicola Magrone, visibilmente deluso, ha commentato amaro: «Non so se ricorrerò perché è un altro calvario e non so se è giusto portarci questa gente sapendo che un tratto di penna può chiudere tutto. Oggi sono molto triste. Sono convinto che questi bambini li abbiano uccisi le persone, ma in Italia continua la lunghissima storia in cui tutto quello che accade è dovuto alla natura e gli uomini sono tutti santi».

Alla tristezza dell’accusa fa eco l'amarezza e l'indignazione dei genitori. Che alla lettura del dispositivo hanno reagito urlando, «vergogna». E ancora: «Qui c'è gente che ha perso il suo unico figlio o ne ha persi due. Questa non è giustizia... Ce li avete uccisi due volte. Due volte». Poi è volata una sedia e alcuni parenti delle vittime hanno inveito contro gli imputati, venendo quasi alle mani. La situazione è stata tenuta sotto controllo dai carabinieri.

Una mamma si è sentita male, è svenuta.

«È stata legalizzata l'illegalità», ha commentato il presidente del Comitato vittime della scuola di San Giuliano di Puglia, Antonio Morelli. «Con questa sentenza - ha aggiunto - a San Giuliano nessuno si potrà meravigliare se si costruisce in barba alle leggi. Agiremo di conseguenza. Questo è il rispetto che hanno per quei bambini morti. Oggi abbiamo capito che in Italia regna l'ingiustizia».

«Non è il processo per il terremoto, ma il processo per il crollo della scuola», aveva arringato il procuratore Magrone durante la requisitoria, ricordando che la sciagura di San Giuliano rappresentava l'Italia peggiore. Cioè: «Quella delle violazioni, del sistematico calpestamento delle leggi e delle normative. Se è vero che il sisma del 31 ottobre 2002 fu l'evento scatenante della tragedia - aveva proseguito il pm - è anche vero che se le norme fossero state rispettate quando si decise di sopraelevare l'istituto scolastico, quella scossa da sola non sarebbe bastata a far crollare l'edificio, e prova ne sia che nel resto del paese ci furono crolli e danni anche gravi a case e palazzine, ma nessun edificio implose come la scuola, fino a polverizzarsi. La Jovine non era in grado di sopportare le sollecitazioni verticali del terremoto», aveva sostenuto, ribadendo quindi che la morte dei bambini sotto le macerie era stata causata «dalle cattive condizioni in cui si trovava l'istituto già prima del sisma, dato che ci sarebbero state numerose violazioni di norme nella sua costruzione».

La causa del crollo della scuola era da attribuirsi quindi alla sua gracilità strutturale ed il terremoto fu solo l'«occasione» in cui la struttura cedette.

14.07.07 - ilgiornale.it

Qualità dell'aria: i dati 2006

Qualità dell’aria: pubblicati i dati 2006

Nel 2006, i livelli di Pm10, biossido d’azoto e ozono hanno sistematicamente superato i limiti di concentrazione previsti dalla normativa, mentre monossido di carbonio, biossido di zolfo, benzene e piombo non destano particolari preoccupazioni, assestandosi su valori bassi e mostrando una progressiva tendenza al calo delle concentrazioni: è questo il panorama complessivo sull’andamento dell’inquinamento atmosferico in provincia di Torino con cui si sono fatti i conti anche nel corso di questo inverno e che trovano puntuale conferma nella relazione Uno sguardo all’aria, la pubblicazione elaborata annualmente dall’Assessorato alle risorse atmosferiche della Provincia di Torino in collaborazione con l’Arpa che si basa sui dati rilevati dalla rete di monitoraggio della qualità dell’aria.

Sulla base di questi dati, che riassumono l’andamento degli inquinanti nel corso dei dodici mesi del 2006 e forniscono un quadro di medio periodo per un’analisi della qualità dell’aria validata con criteri scientifici, è possibile valutare nel tempo l’efficacia dei provvedimenti intrapresi per migliorare la qualità dell’aria. Nella relazione del 2006, oltre alla consueta analisi dei dati chimici e meteorologici rilevata, è stata effettuata una breve caratterizzazione climatologica dell’anno.

Oltre alla versione cartacea, Uno sguardo all’aria è visibile (in formato pdf) sul sito http://www.provincia.torino.it/ambiente/inquinamento/eventi/sguardo e confrontabile con le precedenti edizioni.

«Il territorio della Provincia di Torino - commentano il Presidente della Provincia Antonio Saitta e l’assessore alle risorse atmosferiche Dorino Piras - è particolarmente soggetto a fenomeni di inquinamento atmosferico. Il particolato atmosferico (PM10) così come l’ozono superano i limiti di legge su gran parte del territorio e il biossido di azoto eccede i valori limite annuali sulle principali aree urbanizzate. A fronte di una situazione che i dati dei monitoraggi da diversi anni ci presentano chiara e consolidata nella sua criticità, la Provincia ha avviato una serie di azioni volte al miglioramento della qualità dell’aria con carattere il più possibile stabile e strutturale». Tra queste, ad esempio, l’applicazione della normativa europea IPPC (Integrated Pollution Prevention and Control) in materia di riduzione delle emissioni di origine industriale che porterà al rilascio, entro il mese di ottobre 2007, di autorizzazioni integrate per i principali impianti esistenti (circa 150) e per quelli di nuova costruzione.

In tema di traffico, uno dei principali responsabili nell’emissione di sostanze inquinanti, è attivo da anni un tavolo di coordinamento con i Comuni dell’area metropolitana, e da quest’anno è stato nominato un Mobility manager, con la finalità di coordinare le attività di mobility management delle principali aziende insediate sul territorio e di promuovere azioni di mobilità sostenibile «Per esempio il progetto Mobilityamoci – concludono Piras e Saitta -, avviato in via sperimentale fra i dipendenti della Provincia di Torino, che serve a incentivare, attraverso facilitazione economiche nell’acquisto degli abbonamenti, gli spostamenti casa-lavoro con i mezzi pubblici»

A cura di f.b. - 14.07.07 - localport.it

Raddoppia la taglia su Bin Laden

Da 25 passerà a 50 milioni di dollari. Intanto la stampa attacca le distorsioni su Al Qaeda

NEW YORK - Il Congresso raddoppia a 50 milioni di dollari la taglia sulla testa di Osama bin Laden, mentre negli Stati Uniti i mass media attaccano le distorsioni con cui il presidente George W. Bush descrive i rapporti tra Al Qaeda e l'Iraq al fine di giustificare la guerra. Due reporter del New York Times, Michael Gordon dall'Iraq e Jim Rutenberg da Washington, hanno messo a nudo le recenti accuse, non provate, che Al Qaeda ha assunto una posizione dominante nell'insurrezione irachena. «I riferimenti di Bush a Al Qaeda in Mesopotamia e la sua asserzione che si tratta dello stesso gruppo che ha attaccato gli Stati Uniti nel 2001 rappresentano una grossa semplificazione della natura dell'insurrezione e della sua relazione con la rete terroristica di bin Laden», hanno scritto i due giornalisti.

La frase incriminata di Bush, ha spinto all'estremo la logica semantica del rapporto Iraq Al Qaeda: «La stessa gente che mette bombe contro civili innocenti in Iraq è quella che ha attaccato l'America l'11 settembre, ed ecco perché quanto accade in Iraq è importante per la nostra sicurezza in patria», era stato il sillogismo con cui Bush aveva invitato gli americani e il Congresso a non mollare. È una argomentazione che il presidente ha ribadito più volte negli ultimi mesi ma che per Bush si sta rivelando un boomerang: «Sembra voler strumentalizzare le stesse emozioni che fecero vibrare all'unisono gli americani subito dopo l'11 settembre e che aiutarono Bush a convincere opinione pubblica e Congresso ad appoggiare l'invasione», ha scritto il quotidiano di New York.

Il problema è che Al Qaeda non esisteva in Mesopotamia prima dell'11 settembre e anche oggi il gruppo militante che si riconduce all'organizzazione di bin Laden e «per molti rispetti un fenomeno iracheno con componenti per lo più irachene», hanno scritto i due reporter.

«Il presidente vuole giocare la carta Al Qaeda perché pensa che gli americani capiscono questa minaccia», ha commentato Bruce Riedel, esperto del Saban Center for Middle East Policy ed ex uomo della Cia, secondo cui Bush «non è però riuscito a dimostrare che combattere Al Qaeda in Iraq impedisce ad Al Qaeda di attaccare l'America. Semmai, sia in Iraq che nel resto del mondo, Al Qaeda prospera grazie all'occupazione americana dell'Iraq».

Osama bin Laden continua a restare un ricercato. Il Congresso ha ieri deciso di raddoppiare la somma finora offerta per la cattura dello sceicco, che era di 25 milioni di dollari. La proposta, approvata dal Senato, è giunta dopo un rapporto dell'intelligence Usa secondo cui Al Qaeda sta rialzando la testa.

14.07.07 - corriere.com

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