Guida in stato di ebbrezza

Equadoregno 31enne denunciato per guida in stato di ebbrezza


I Carabinieri del Nucleo Radiomobile di Ventimiglia hanno denunciato

all'Autorità Giudiziaria un cittadino ecuadoregno, M.V di 31 anni, abitante a Ventimiglia, che la notte scorsa si è reso responsabile di uno spettacolare incidente. Secondo la dinamica ricostruita dai Carabinieri, l'uomo, mentre percorreva con la sua Fiat Punto Corso Genova, direzione levante-ponente, ha urtato senza un apparente motivo due auto in sosta, una Fiat Bravo e una Mitsubishi Colt, ribaltandosi subito dopo e finendo la sua corsa nell'opposta corsia di marcia, nella quale, fortunatamente, non transitata alcun veicolo. Lo straniero se l'è cavata con pochi giorni di prognosi ma le analisi richieste dai Carabinieri all'ospedale per accertare l'eventuale stato ebbrezza hanno evidenziato la presenza nel sangue di un'alta percentuale di alcol, circostanza che ha determinato la perdita di controllo dell'auto e l'incidente successivo.

Daria Chieppa - 28/07/07 - sanremonews.it

Cassazione permessi mensili retribuiti a familiari disabili

Riceviamo e Pubblichiamo - La Cassazione obbliga l’Inps ad adeguarsi nell’applicare l’articolo 33 della legge 104/92 con una interpretazione più estensiva a favore dei lavoratori e a beneficio dei disabili.

Infatti, con la sentenza 7701/03 la sezione lavoro della Cassazione ha affermato che la presenza in famiglia di un’altra persona che sia tenuta, o comunque possa provvedere, all’assistenza del parente con disabilità grave, non esclude il diritto ai tre giorni di permesso mensili retribuiti.

La stessa Corte, con successiva sentenza 13481/04, ha confermato il principio secondo cui se in famiglia c’è una persona che non lavora, e può quindi assistere il disabile, non per questo si può negare il diritto del lavoratore ai tre giorni di permesso.
Anche per il consiglio di Stato (sentenza 394/97) il beneficio non è subordinato alla mancanza di altri familiari, e così vale per la Corte costituzionale che, con sentenza 325/96, ha sottolineato come l’assistenza al disabile non debba essere per forza di tipo familiare.

Un quadro chiaro ed inequivocabile che rende palesemente giustizia a quanti, come l’ANIEP, hanno sostenuto vere e proprie ciclopiche battaglie contro la burocrazia in difesa di diritti dei disabili e che praticamente mette in luce che:

a - non ha alcuna rilevanza il fatto che in famiglia ci siano conviventi familiari che non lavorando possono fornire l’aiuto necessario;
b - il disabile può scegliere chi, nella famiglia, debba prestargli assistenza;
c - l’assistenza non deve essere necessariamente quotidiana, purchè sia “sistematica e adeguata”;
d - l’assistenza sistematica e adeguata può essere riconosciuta anche a quei lavoratori che, pur risiedendo o lavorando in luoghi anche distanti da quello in cui risiede di fatto il disabile grave, offrono all’interessato un assistenza del genere;
e - il requisito della “esclusività” dell’assistenza non vuol dire che non si possa ricorrere ad altre forme di assistenza pubblica o privata: il lavoratore, quindi, può avere i permessi anche se il disabile ricorre a strutture pubbliche, a strutture di volontariato, a una badante;
f non si concedono permessi solo nel caso in cui il disabile sia ricoverato a tempo pieno (cioè 24 ore al giorno);
g - si devono concedere i permessi anche in caso di ricovero a tempo pieno quando si tratta:

1) di bambini sotto i tre anni, per i quali risulti documentato dai sanitari dell’ospedale il bisogno di assistenza da parte del genitore o del parente o affine entro il terzo grado;
2) di persone in coma vigile;
3) di persone in situazione terminale.

Infine un’altra gradita conquista: i tre giorni di permesso al mese possono essere fruiti a ore, secondo le indicazioni del lavoratore. Chi lavora, ad esempio, 40 ore a settimana, in un mese ha diritto a 24 ore di permesso, chi lavora 36 ore a settimana a 18 ore nel mese. Si tratta di decisione del ministero del Lavoro, che pone fine definitivamente ad una paradossale diversità di applicazione tra Inps (favorevole a riconoscere sei mezze giornate) e Inpdap (favorevole a mantenere in modo rigido la giornata).

Nicola Cirelli - Commissario Provinciale ANIEP Pescara - 28/07/07 - tgroseto.net

“Adotta un nonno”

“Adotta un nonno” contro l’emergenza caldo


In estate, com’è risaputo, gli anziani sopportano molto più faticosamente di altri il caldo e l’afa; questi due fattori sono così gli artefici a volte di vere e proprie situazioni critiche e di emergenze.
Nel tentativo di trovare una soluzione a questo problema, già nell’ormai lontano 2003, l’Ufficio Servizi Sociali ha dato vita ad una iniziativa, denominata “Adotta un nonno”, volta all’assistenza domiciliare alle persone anziane.
Ad Oggi le associazioni e i volontari impegnati nel progetto comprendono i volontari di Rovato Protezione (i primi ad attivarsi, già dal primo anno), l’Associazione San Carlo, l’Associazione Amici Casa di Riposo, Rovato Soccorso e l’Auser.
La nutrita schiera di coloro che prenderanno parte all’iniziativa non giunge impreparata al compito che l’attende. Tutti i volontari infatti hanno dovuto frequentare un corso mirato all’acquisizione di una maggiore competenza e per poter meglio affrontare il rapporto interpersonale con l’anziano.

Per maggiori informazioni è possibile rivolgersi a:

Ufficio Servizi Sociali tel. 030 7713276 (dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 12.30)
Polizia Locale tel. 030 7722029 (solo nei giorni di sabato e domenica dalle 9.00 alle 12.30).


28/07/07 - rovato.org

Rignano, testimonia la prima bimba

Rignano, dal gip la prima bimba considerata capace di testimoniare


ROMA - Un momento importante, nella tormentata inchiesta sui presunti abusi ai piccoli allievi della scuola materna di Rigano Flaminio. Oggi, infatti, il gip del tribunale di Tivoli, Elvira Tamburelli, ascolta la prima delle due bambine ritenute, da una perizia, in grado di riferire sul presunto giro di abusi sessuali. Per i quali sono coinvolte alcune maestre, e i loro presunti complici.

L'audizione della piccola, che si terrà sotto forma di incidente probatorio - l'istituto del codice che consente ad un atto istruttorio di assumere il valore di prova, in un eventuale processo - si svolge con il supporto di una delle neuropsichiatre infantili che hanno condotto l'indagine psicologica sulla capacità delle bimbe di rendere testimonianza. Attraverso un auricolare collegato, ma fisicamente presenti in un'altra stanza, possono porre quesiti anche i difensori dei sette indagati. Accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata alla realizzazione di atti osceni in luogo pubblico, sottrazione di minore, sequestro di persona e violenza sessuale.

"Se le premesse sono giuste, sia le conclusioni dei periti che il fatto che la bambina ha gia' confermato agli stessi periti le cose che aveva detto un anno fa ai genitori, c'è da pensare che oggi sia il giorno della svolta": queste le parole dell'avvocato Carlo Taormina, legale di parte civile, prima di entrare questa mattina in tribunale. "Ribadisco - ha proseguito - che siccome questa bambina fa riferimento sia agli abusi subiti sia alle persone che li hanno praticati, se oggi la testimonianza diventa tale a tutti gli effetti giuridici, scattano i gravi indizi di colpevolezza per cui da parte nostra ci sarà la richiesta di arresto delle persone coinvolte negli episodi di abuso".


Il gip Tamburelli sentirà lunedì prossimo la seconda bambina ritenuta idonea a rispondere. Per martedì 31 è fissata un'altra udienza, per l'eventuale conclusione dei due atti istruttori.

Le due bambine fanno parte del gruppo di diciannove allievi per i quali il pm Marco Mansi ha chiesto l'audizione in incidente probatorio. Dopo aver concluso l'indagine psicologica sulle prime due bambine, l'equipe di esperti nominati dal gip Tamburelli si pronuncerà il 31 luglio prossimo sull'idoneità di altri due bambini a essere sentiti come testimoni. Il 19 settembre, poi, comincerà l'esame psicologico di altri otto piccoli; ed entro l'8 gennaio del prossimo anno le consulenti dovranno dire se sono in grado di riferire al gip.


28/07/07 - repubblica.it

Morì dopo parto, indagati i medici

SANITA': MORI' DOPO PARTO A MESSINA, INDAGATI SEI MEDICI


Palermo, 28 lug. - (Adnkronos) - Mori' per choc anafilattico subito dopo il parto, adesso a distanza di un anno, la Procura di Messina ha iscritto nel registro degli indagati sei medici. Maria Luisa Cortese, 21 anni appena compiuti, era allergica alla penicillina e ai suoi derivati, ma la medicina le venne somministrata dopo il parto cesareo, avvenuto al Policlinico di Messina, provocandole la forte reazione allergica. Secondo la perizia degli esperti nominati dalla procura di Messina, la condotta professionale dei medici e' stata "inadeuguata" al punto da provocare la morte della donna. Quattro dei sei indagati, il ginecologo che ha operato, la ginecologa di fiducia e due anestestisti, sono accusati di omicidio colposo, gli altri due medici, anestestisti del reparto di Rianimazione, sono accusati di favoreggiamento.


28/07/07 - leggonline.it

Accordo infame sulle pensioni

Gli oltre 300 scioperi spontanei nelle fabbriche di questi ultimi mesi, lo sciopero generale richiesto dai lavoratori di base, quello proclamato dalla CUB ed altre sigle sindacali di autorganizzate lo scorso 13 luglio, i molteplici appelli in rete di migliaia di delegati RSU non sono bastati ad evitare che i vertici di CGIL CISL e UIL asserviti ed organici a questo sistema economico e finanziario firmassero un infame accordo a perdere sulle pensioni, il sindacato concertativo per compiacere al “ governo amico “ ha scritto la pagina più sporca degli ultimi trentanni.

Il tanto sbandierato “ scalone “ è stato superato in peggio sommando una serie di “ scalini “ a breve termine che di fatto amplificano la manovra a carico della stessa generazione di lavoratori.

Non solo si innalza l’età pensionabile portandola a breve termine a 62 anni di età, 61 per le donne; si innalzano anche gli anni contributivi necessari per accedere alla pensione.

Aumentano anche i contributi a carico dei lavoratori dipendenti, dalla busta paga verrà tolto un ulteriore punto percentuale che sommato ai tre punti tolti nell’ultima finanziaria del governo Prodi vedrà ridurre i salari dello 0,40%.

A fronte di un aumento delle trattenute dei contributi previdenziali in busta paga dall’anno 2010 sarà adottato un nuovo calcolo dei coefficienti che prevede una riduzione dell’8-10% delle pensioni, per ridurle ulteriormente negli anni sino a raggiungere nel 2020 col massimo della contribuzione e dell’età lavorativa una pensione che a malapena raggiungerà il 60 % dell’ultimo stipendio percepito.

La stessa promessa di allargare considerevolmente la “ platea “ delle categorie e lavoratori sottoposti a lavori “ usuranti “ e godere di benefici è illusoria e priva di fondamento.

Già dal 1995 ( riforma Dini ) prevedeva un’indagine approfondita del mondo del lavoro per appurare quali e quante fossero le categorie di lavoratori addetti a mansioni usuranti; ebbene a distanza di 12 anni non è stato fatto un passo avanti, nonostante che dal 1995 nella quotidiana guerra del lavoro abbiano perso la vita 20.000 lavoratori e centinaia di migliaia abbiano contratto invalidità permanenti in nome dello sfruttamento e del profitto.

Anche ai pochi lavoratori a cui attualmente è riconosciuto un lavoro usurante sarà innalzata l’età pensionabile e sarà stilata un’apposita graduatoria di sbarramento che darà l’opportunità di pensionamento solamente a 5.000 lavoratori all’anno.

Questo infame accordo sulle pensioni affossa definitivamente la previdenza pubblica e lega il futuro previdenziale all’andamento della finanza e della speculazione, sia attraverso il furto del TFR, sia perché le pensioni future non avranno alcun riferimento con i pur aumentati costi contributivi a carico del lavoratore, ma saranno legati ai cosiddetti nuovi coefficienti di calcolo e cioè: andamento del PIL ( Prodotto Interno Lordo ) aspettativa di vita di ognuno e andamento degli investimenti speculativi dei fondi pensione ( rendimento TFR in borsa ).

Con questo infame accordo la pensione esce dalla logica della contrattazione collettiva e diventa una questione individuale.

La stessa sporca menzogna che vede contrapposti gli interessi di lavoratori di diverse generazioni mettendo i giovani contro i vecchi è aberrante poiché con questo pretesto oggi si “ bastonano “ i lavoratori cinquantenni in seguito verranno “ bastonati “ pure i giovani.

In realtà giovani e vecchi lavoratori e pensionati devono unirsi per abbattere questo sistema economico basato sullo sfruttamento, devono liberarsi di rappresentanti che vendono loro ed il loro futuro per un piatto di lenticchie e devono riprendersi l’onere della loro rappresentanza in prima persona senza delegare ad agenti della borghesia infiltrati in seno al sindacato al solo compito di svendere gli interessi dei lavoratori.

E’ NECESSARIO DIRE NO A QUESTO ACCORDO

AI REFERENDUM SULL’ACCORDO VOTIAMO NO

BUTTIAMO FUORI DALLE FABBRICHE I SINDACALISTI VENDUTI

I DELEGATI ONESTI VANNO IN GALERA QUELLI VENDUTI FANNO CARRIERA


Comitato per il rilancio della Previdenza pubblica - Venezia - fonte: s.zollo@tiscali.it - 28/07/07 - pane-rose.it

Alcol e sabotaggi, Nasa nell'odissea

L'agenzia spaziale travolta dagli scandali: astronauti ubriachi e computer fuori uso


Negli alloggi degli astronauti della Nasa l’alcol scorre a fiumi e almeno in un paio di occasioni uno di loro è decollato ubriaco, in violazione dei regolamenti che impediscono di bere alcolici 12 ore prima di una missione. La nuova bufera che investe l’Agenzia spaziale americana nasce dal rapporto della commissione di inchiesta a cui, nel febbraio scorso, era stato chiesto di fare luce sul comportamento degli equipaggi dopo in caso-Nowak.

L’astronauta Lisa Nowak era stata arrestata con l’accusa di aver progettato il sequestro di una rivale d’amore. Quanto gli ispettori hanno scoperto va ben oltre il caso-Nowak, perché le rilevazioni sulla sistematica violazione delle norme sull’alcool negli alloggi degli equipaggi al Kennedy Space Center chiamano in causa il tradizionale punto d’orgoglio della Nasa: la qualità del patrimonio umano. «In due specifiche circostanze degli astronauti erano a tal punto intossicati dall’alcol prima del decollo che gli ispettori di volo ed altri astronauti sollevarono formali dubbi sulla sicurezza del volo, ma non vi furono conseguenze, e decollarono» si legge nel testo.

Richard Banchmann, il colonnello dell’aviazione che ha guidato l’inchiesta, ha spiegato che in un caso l’astronauta coinvolto avrebbe dovuto salire a bordo dello shuttle, ma poi il decollo slittò e tornò a casa pilotando un jet T-38. L’altro episodio coinvolge un astronauta destinato alla navicella russa «Soyuz-Iss», e dunque forse non americano, anche se passato per il Kennedy Center. Ma non è tutto: la stessa inchiesta ha rilevato che almeno in un caso è avvenuto il sabotaggio volontario di uno dei computer che seguono la missione della stazione internazionale in orbita attorno alla Terra.

Di fronte alle rivelazioni a valanga la Nasa ha avuto poche alternative: la vicedirettrice Shana Dale ha convocato una conferenza stampa per assicurare che «sarà svolta un’approfondita indagine al fine di verificare la corretta applicazione dei regolamenti vigenti». Se le accuse trovassero conferma, l’esito è scontato. «Dovrebbero scattare le immediate dimissioni» anticipa Keith Cowing, direttore del sito Internet «Nasawatch», che commenta cosa avviene nei laboratori spaziali. Ma non è tutto: una delle ipotesi è che gli eccessi di alcol siano stati resi possibili da normative vetuste, in forza delle quali è proibito bere prima dei test su jet, ma non prima delle missioni spaziali. Se così fosse, lo scandalo investirebbe non solo gli astronauti ma le più alte sfere della Nasa, già alle prese con le difficoltà del superamento del programma shuttle.

Ma i guai per la Nasa non finiscono qui: un’esplosione nel deserto del Mojave ha completamente distrutto alcuni componenti del razzo che avrebbe dovuto portare in orbita SpaceShipTwo, la navicella spaziale studiata da Burt Rutan e finanziata da Virgin Atlantic per inaugurare il turismo spaziale. L’ambizioso progetto dello SpacePort nel deserto della California ne esce ridimensionato, anche perché vi sono state tre vittime e altri tre addetti in condizioni critiche. Almeno quattromila persone lavorano e vivono nello SpacePort, convinte che il successo del test della SpaceShipOne del 2004 abbia schiuso la strada ai viaggi nel cosmo, ma i progetti del miliardario Richard Branson di dotarsi a breve di una flotta devono essere rimandati. Per il dispiacere dei numerosi milionari già in fila per pagare 200 mila dollari per il brivido dello spazio.


28/07/07 - MAURIZO MOLINARI - lastampa.it

Violenza sessuale a Cassano Magnago

Violenza sessuale a Cassano Magnago: 21enne, incastrato dai Ris, in manette


E’ stato incastrato dai rilievi dei Ris di Parma. Due mesi fa, la notte del 26 maggio scorso, aveva stuprato una ragazza appena quindicenne: ora un 21enne della Valle Olona è stato arrestato con l'accusa di violenza sessuale. E’ lui, ora in carcere a Busto, secondo gli inquirenti, il responsabile della violenta aggressione a sfondo sessuale commessa ai danni della giovanissima. Lo stupro era avvenuto intorno alle due di notte a Cassano Magnago nel parco vicino a Villa Oliva. Il ragazzo, secondo quanto sostengono gli inquirenti, aveva convinto un'adolescente che conosceva da tempo a seguirlo nell’area verde di Cassano dove poi si sarebbe consumata la violenza. All'identificazione definitiva del giovane, incensurato, si è arrivati al termine di indagini coordinate dal pubblico ministero Valentina Margio. La ragazza dopo lo stupro era tornata a casa profondamente scossa, ma aveva trovato la forza di raccontare tutto ai genitori che la portarono in ospedale a Gallarate.Dopo le cure e gli esami di rito i genitori avevano così denunciato l'accaduto ai carabinieri che hanno immediatamente dato il via alle indagini. La ragazza è stata sentita dal Pubblico Ministero e dai Militari e dopo un po’ di esitazione iniziale ha esposto tutti i fatti. La parola finale spetterà ora ai giudici.


28/07/07 - radionews.it

La prof lo manda a casa: "Sei gay"

La prof lo manda a casa: "Sei gay". Intolleranza ed educazione nella scuola



Ancora un caso di intolleranza a scuola. Vittima un diciassettenne di Gela insultato e picchiato dai compagni. La prof risolve invitandolo a stare a casa poiché è gay e disturba le lezioni.


Già a Pasqua di quest’anno a Torino un altro ragazzo, Matteo Maritano, si suicida per una situazione analoga:“Non ce la faccio più” confida ai fratelli nella sua ultima lettera. Il ragazzo di Gela è stato più fortunato: ha trovato il coraggio di parlarne ai genitori che l’hanno capito e confortato, denunciando poi ai carabinieri l’accaduto. Ma se fosse mancato questo appoggio, parleremo di un’altra disgrazia forse evitabile? Quale risposta possiamo offrire ai ragazzi per individuare con certezza una via d’uscita.


Trovare una soluzione non è facile. Davvero è difficile per un ragazzo trovare un qualsiasi aiuto. Non può trovarlo nei professori che forse per primi individuano il disagio: sono grane che gli insegnanti evitano scrupolosamente (vai a casa, sei gay). Chi si avventura nella vita privata degli studenti rischia del suo. Non è tutelato, né valorizzato. Perciò per aiutare i ragazzi bisogna innanzi tutto cominciare a creare, inserendo dei programmi delle scuole, una nuova cultura del rispetto e del dialogo, dove il diverso, sia esso omosessuale, extracomunitario, disabile o anziano, sia accettato e trattato come ogni altro.


Poi occorre togliere alcuni tabù sui misteri dell’adolescenza. Siamo in una società che non si scandalizza dei rapporti completi fra adolescenti, ma vede ancora come tabù il parlare serenamente di omosessualità. È tabù per esempio affermare che, per la maggior parte dei ragazzi, è una tendenza comune nei primi anni della adolescenza, seppur temporanea. Infatti, perlopiù non è una vera omosessualità, ma una semplice ricerca di identificazione. È la curiosità di confrontarsi col proprio pari per provare e capire i meccanismi della sessualità, per assicurarsi di essere come gli altri..


A tutt’oggi nell’ambiente scolastico non ci sono che due forme di interazione fra studenti: lo sport ed il litigio. Perciò, considerando quanto poco sia valorizzato nella scuola lo sport, l’unica forma possibile di vero contatto fisico fra studenti è il litigio. È normale sfottersi e provocarsi fra studenti. Dare del gay e infierire in gruppo contro un compagno è forse una celata forma di “dialogo” per manifestare interesse verso una persona. Anche tante forme di bullismo nascono dalla necessità di interagire in qualche forma con gli altri. La forma violenta, aggressiva è quella che risulta più semplice per l’adolescente. Talvolta con la giustificazione di una provocazione si arriva alle mani per arrivare a coinvolgere nel gioco della lotta anche i genitali. Una lotta che spesso è un gioco eccessivamente violento solo per il timore di passare per gay.


Nei ragazzi spesso il desiderio di conoscere e conoscersi è visto come una debolezza da negare a se stessi ed agli altri. Così l’adolescente matura un atteggiamento discriminatorio verso i gay o chi appare come tale: “Io sono capace di respingere desideri omosessuali perché sono un vero uomo, chi non fa altrettanto è una checca da punire.” L’atteggiamento più duro verso i gay è proprio di chi non appare per niente effeminato, ma dentro di sé lotta per coprire una certa pulsione sessuale verso il proprio sesso. Nei ragazzi così le tensioni crescono e cresce una forma di insoddisfazione ed insicurezza che porta a rifugiarsi nel gruppo di coetanei. Gruppo che poi esprime il disagio dei singoli manifestando forme di razzismo, integralismo e violenza contro chiunque.


Perciò all’adolescente dovrebbe esser data la possibilità di crescere senza l’angoscioso dubbio di essere diverso. Sapere non c’è nulla di che preoccuparsi. Che certe tensioni non sono né da ostentare, né da sopprimere. Fanno parte del personale cammino di sviluppo di ogni adolescente. Se supereranno l’adolescenza senza troppi traumi, un domani saranno probabilmente tutti uomini sposati, con figli e senza nessuna “particolarità” sessuale.


Ma se a scuola s’insegnassero e sperimentassero discipline sportive che conciliano il controllo della mente con quello del corpo come la capoeira brasiliana, lo yoga, la lotta, il massaggio Shiatsu ed alcune discipline orientali, il ragazzo imparerebbe a relazionarsi con l’altro anche in forma non violenta. Anzi in forma di servizio, imparando a scambiarsi attenzioni, invece che pugni ed offese.


La scuola non dovrebbe essere solo nozionistica, ma soprattutto educativa. Cosa sono serviti a Matteo tanti anni di studi e diventare il primo della classe, se poi nel momento del bisogno s’è ritrovato privato dell’essenziale? Conta poco la preziosità del contenuto, se si è vaso di cristallo fra vasi di pietra. E talvolta anche i vasi di pietra si rompono.

Guido Guidotti - © Copyright Comincialitalia.net - 28/07/07 - comincialitalia.net

Bere moderatamente non fa bene alla salute

BERE MODERATAMENTE NON FA BENE ALLA SALUTE: GLI STUDI DEGLI ULTIMI 30 ANNI CONTERREBBERO UN ERRORE STATISTICO RICORRENTE CHE NE MINA LA VALIDITA'; LO RIVELA UNA RICERCA INTERNAZIONALE


Un team internazionale di ricerca coordinato dalla canadese University of Victoria e dalla University of California di San Francisco ha condotto una meta-analisi su 54 studi di correlazione fra quantità di alcol consumato e rischio di morte prematura, fra cui i disturbi di cuore, riscontrandovi un errore statistico ricorrente: l'inclusione fra i non assuntori anche dei soggetti che avevano smesso di bere in un periodo antecedente l'avvio delle ricerche, magari proprio per problemi di salute dovuti all'alcol.

E' per tale motivo - secondo i ricercatori - che il tasso di mortalità del gruppo dei non assuntori nelle ricerche in esame è sempre risultato più elevato rispetto a quello dei bevitori moderati: ciò rifletterebbe proprio le peggiori condizioni di salute dei soggetti che avevano in precedenza deciso di smettere di bere.

Dei 54 studi analizzati, soltanto 7 avrebbero incluso correttamente solo i non bevitori di lungo periodo nel gruppo degli abstainers (non assuntori di alcol). Infatti i risultati di questi 7 studi non mostravano alcuna riduzione del rischio di mortalità fra i consumatori moderati rispetto ai non assuntori.

Le meta-analisi effettuate fino a oggi mostravano che un consumo moderato di alcol poteva contribuire a prevenire disturbi di cuore e morti premature in generale: ma lo facevano proprio per non aver considerato l'effetto dell'abstainer error, come questa distrazione statistica è stata prontamente battezzata dai ricercatori.

La ricerca è stata finanziata principalmente dall'Australian Alcohol Education and Rehabilitation Foundation e dal NordAN di Copenhagen. Verrà pubblicata sul numero di maggio di Addiction Research and Theory.

Marco Mozzoni - addiction.blogosfere.it

Basta guerre nel mondo!