Patenti facili ad Enna, polizia esegue arresti
La motorizzazione civile promuoveva il 94% dei candidati
(ANSA) - ROMA, 31 LUG - La polizia di Enna ha eseguito 14 ordini di custodia cautelare in carcere nell'ambito di un'inchiesta sulla concessione di 'patenti facili'. I provvedimenti sono stati emessi dal gip del tribunale di Enna su richiesta della procura. Accertate molte irregolarita' negli esami di guida, nonostante le quali comunque la motorizzazione civile di Enna 'promuoveva il 94% dei candidati'. Fra le persone arrestate dalla polizia figura anche Vinicio Crisafulli, fratello di Wladimiro, deputato Ds di Enna.
31/07/07 - ansa.it
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«Squillo violentata», imprenditore in cella
MILANO — Una notte spericolata, all’insegna di sesso a pagamento e alcol, gli sono costati il carcere, con l’accusa di violenza sessuale. In galera è finito Paolo Nessi, 38 anni, imprenditore immobiliare bergamasco, già noto alle cronache per essere stato sospettato dalle autorità indonesiane di sapere qualcosa dell’omicidio della sua ex moglie, l’imprenditrice fiorentina Raffaella Becagli, massacrata a bastonate a Bali nell’ottobre del 2005. Il suo corpo venne ritrovato in strada, in una zona paludosa, vicino a un ponte, in un quartiere della città di Denpasar. Allora il capo della squadra Mobile di Firenze, Filippo Ferri, disse di non aver «ricevuto niente di definitivo dalla polizia indonesiana su Nessi»: «Ma stiamo facendo indagini— aggiunse—per fotografare la situazione attuale a seguito dell’esposto presentato dalla famiglia della vittima ».
I quotidiani locali continuarono per giorni a cercare notizie sull’uomo, anche a Bali. E lui fu costretto a fare anche una conferenza stampa per dire che con la morte di Raffaella, quella moglie bella e ricca, « non c’entrava proprio niente». Stavolta, però, Paolo Nessi non è riuscito ad evitare la galera. Lo hanno ammanettato lo scorso sabato i detective della squadra Mobile di Milano, mentre si trovava a Mantova a casa di alcuni amici. Deve rispondere di violenza sessuale nei confronti di una prostituta brasiliana di 25 anni, con la quale aveva concordato un incontro a luci rosse in un albergo del centro a cinque stelle lusso, a pochi metri dal Duomodi Milano e non lontano dal teatro alla Scala.
L'aggressione risale al 22 giugno, quando Nessi decide di trascorrere una serata fuori dalle righe. A base di donne e whisky. L’imprenditore è deciso e su di giri. Abborda due «lucciole» da 500 euro a testa in un ristorante di tendenza e conclude l’affare. Tutti all’hotel che lui conosce bene, anche se non è un cliente gradito: spesso quando lo vedono arrivare, chiudono a chiave il frigobar, «altrimenti si scola tutto, anche anche il liquido di raffreddamento». Le ragazze pretendono i soldi in anticipo e lui inizia lo show. Dice di essere il direttore dell’albergo. Poi, mentre le giovani lo attendono in camera, scende nella hall e chiede del denaro che non gli viene dato. A questo punto, le due se ne vanno. Ma Paolo Nessi non si scompone e continua nel suo proposito di notte brava.
Contatta un’altra ragazza a pagamento e anche per lei scatta la proposta indecente: 300 euro per un paio d’ore d’amore. Ancora in camera, una delle centodiciassette di cui l’hotel dispone a partire da 566 euro al giorno. E, di nuovo, senza soldi. Stavolta, però, oltre a dire che è il direttore, l’imprenditore si vanta di essere amico di una nota contessa milanese, mostrando una foto che li immortala insieme. Ancora in bianco. Sono le due di notte. E al quarto tentativo con una brasiliana di 25 anni, le cose precipitano. Lui non paga e lei gira i tacchi. A questo punto Nessi, anche in preda ai fumi dell’alcol, va su tutte le furie e la spinge violentemente sul letto.
Poi la picchia e la violenta più volte. La ragazza tenta di reagire. In lacrime lo supplica di lasciarla andare. Ma lui è come impazzito. Lei, comunque, trova la forza di divincolarsi e di chiudersi dentro al bagno. Fino a quando, non sentendo più nessun rumore, esce e corre alla polizia a denunciare lo stupro. Paolo Nessi, nel frattempo, se n’era andato. La squillo racconta nei particolari l’aggressione. Mentre gli investigatori mettono a verbale anche le testimonianze della altre tre ragazze. Quindi sentono i testimoni dell’albergo. Così dopo una serie di indagini, viene eseguita l’ordinanza di custodia cautelare emessa del gip Fabrizio D’Arcangelo. Gli agenti della Mobile sono sulle tracce dell’imprenditore che però non è sempre a Milano. Dopo vari appostamenti decidono di intervenire quando si trova a Mantova.
Michele Focarete - 31 luglio 2007 - corriere.it
I quotidiani locali continuarono per giorni a cercare notizie sull’uomo, anche a Bali. E lui fu costretto a fare anche una conferenza stampa per dire che con la morte di Raffaella, quella moglie bella e ricca, « non c’entrava proprio niente». Stavolta, però, Paolo Nessi non è riuscito ad evitare la galera. Lo hanno ammanettato lo scorso sabato i detective della squadra Mobile di Milano, mentre si trovava a Mantova a casa di alcuni amici. Deve rispondere di violenza sessuale nei confronti di una prostituta brasiliana di 25 anni, con la quale aveva concordato un incontro a luci rosse in un albergo del centro a cinque stelle lusso, a pochi metri dal Duomodi Milano e non lontano dal teatro alla Scala.
L'aggressione risale al 22 giugno, quando Nessi decide di trascorrere una serata fuori dalle righe. A base di donne e whisky. L’imprenditore è deciso e su di giri. Abborda due «lucciole» da 500 euro a testa in un ristorante di tendenza e conclude l’affare. Tutti all’hotel che lui conosce bene, anche se non è un cliente gradito: spesso quando lo vedono arrivare, chiudono a chiave il frigobar, «altrimenti si scola tutto, anche anche il liquido di raffreddamento». Le ragazze pretendono i soldi in anticipo e lui inizia lo show. Dice di essere il direttore dell’albergo. Poi, mentre le giovani lo attendono in camera, scende nella hall e chiede del denaro che non gli viene dato. A questo punto, le due se ne vanno. Ma Paolo Nessi non si scompone e continua nel suo proposito di notte brava.
Contatta un’altra ragazza a pagamento e anche per lei scatta la proposta indecente: 300 euro per un paio d’ore d’amore. Ancora in camera, una delle centodiciassette di cui l’hotel dispone a partire da 566 euro al giorno. E, di nuovo, senza soldi. Stavolta, però, oltre a dire che è il direttore, l’imprenditore si vanta di essere amico di una nota contessa milanese, mostrando una foto che li immortala insieme. Ancora in bianco. Sono le due di notte. E al quarto tentativo con una brasiliana di 25 anni, le cose precipitano. Lui non paga e lei gira i tacchi. A questo punto Nessi, anche in preda ai fumi dell’alcol, va su tutte le furie e la spinge violentemente sul letto.
Poi la picchia e la violenta più volte. La ragazza tenta di reagire. In lacrime lo supplica di lasciarla andare. Ma lui è come impazzito. Lei, comunque, trova la forza di divincolarsi e di chiudersi dentro al bagno. Fino a quando, non sentendo più nessun rumore, esce e corre alla polizia a denunciare lo stupro. Paolo Nessi, nel frattempo, se n’era andato. La squillo racconta nei particolari l’aggressione. Mentre gli investigatori mettono a verbale anche le testimonianze della altre tre ragazze. Quindi sentono i testimoni dell’albergo. Così dopo una serie di indagini, viene eseguita l’ordinanza di custodia cautelare emessa del gip Fabrizio D’Arcangelo. Gli agenti della Mobile sono sulle tracce dell’imprenditore che però non è sempre a Milano. Dopo vari appostamenti decidono di intervenire quando si trova a Mantova.
Michele Focarete - 31 luglio 2007 - corriere.it
1 spinello come 5 sigarette
DROGA: UNO SPINELLO COME 5 SIGARETTE PER I POLMONI
ROMA - Un solo spinello danneggia i polmoni alla stregua di 3-5 sigarette fumate in un sol colpo, compromettendo la funzione respiratoria e dando disturbi quali tosse, produzione di muco, sibilo, respiro affannoso. Lo rivela uno studio diretto da Richard Beasley del Medical Research Institute of New Zealand presso Wellington, pubblicato sulla rivista Thorax che però sottolinea che solo le 'bionde', ma non la marijuana, causano enfisema polmonare.
L'impatto maggiore della cannabis rispetto al tabacco, spiega Beaslay, è dovuto in larga misura al modo in cui vengono fumati gli spinelli: senza filtro, ad una temperatura più alta delle sigarette, inoltre vengono aspirati più profondamente e più a lungo. "La cannabis viene trattenuta nei polmoni più a lungo - precisa Gian Luigi Gessa, neuropsicofarmacologo presso il Dipartimento di Neuroscienze dell'Università di Cagliari - quindi le sostanze cancerogene (nonostante siano contenute in ugual misura in spinelli e sigarette) si trattengono più a lungo a contatto con gli alveoli polmonari. Questo spiega perché il maggiore effetto della marijuana sui polmoni".
La cannabis, spiega Gessa, è una sostanza che ha come principio attivo i tetracannabinoidi (THC) e può essere usata come farmaco con funzioni analgesiche in pazienti con malattie neurologiche, contro la nausea in pazienti oncologici. Usata come sostanza stupefacente, prosegue Gessa, la marijuana è invece molto pericolosa, soprattutto per gli adolescenti che diventano dipendenti con facilità maggiore rispetto agli adulti, e anche per persone con disturbi psichiatrici. La cannabis può avere vari effetti negativi, sostiene Gessa, può nel momento dell'intossicazione pregiudicare la memoria e le capacità di apprendimento. I soggetti più a rischio sono anche in questo caso gli adolescenti.
E non è tutto, sotto l'effetto della cannabis, infatti, si possono avere alterazioni della coordinazione motoria e quindi problemi alla guida per esempio. I pericoli aumentano quando cresce la concentrazione di THC: oggi, spiega Gessa, è in circolazione una varietà di cannabis più forte perché con una concentrazione di principio attivo pari quasi a quella dell'hashish. Si chiama skunk, dall'inglese 'puzzola' proprio per il suo odore molto pungente. La shunk, avverte Gessa, può dare allucinazioni e forse favorire la schizofrenia in persone predisposte. E come se non bastassero gli effetti neurologici della marijuana, questo studio fa il punto anche sui danni dello spinello ai polmoni.
Gli esperti neozelandesi hanno infatti coinvolto 339 adulti fino a 70 anni, alcuni fumatori di cannabis, alcuni di sigarette, alcuni di entrambi, infine altri non fumatori. Gli esperti hanno confrontato lo stato di salute dei loro polmoni con test del respiro e tomografia computerizzata. E' emerso che sui polmoni una canna si sente come 3-5 sigarette: gli habitué dello spinello lamentano disturbi quali tosse, produzione di muco, sibilo, respiro affannoso, si salvano solo dall'enfisema, croce dei fumatori di bionde. Ciò nondimeno, prosegue Beasley, il consumo di marijuana riduce il numero degli alveoli, le piccole vie respiratorie fondamentali per gli scambi gassosi col sangue, e danneggia le strutture polmonari superiori (bronchi e bronchioli), riducendo la funzionalità polmonare con effetto proporzionale al consumo. L'impatto della marijuana, conclude Beasley, è maggiore di quello delle sigarette, per ogni spinello fumato l'effetto sui polmoni è equivalente a quello di 3-5 sigarette, quindi anche se di marijuana se ne fuma meno i polmoni non sono al riparo da rischi.
31/07/07 - ansa.it
ROMA - Un solo spinello danneggia i polmoni alla stregua di 3-5 sigarette fumate in un sol colpo, compromettendo la funzione respiratoria e dando disturbi quali tosse, produzione di muco, sibilo, respiro affannoso. Lo rivela uno studio diretto da Richard Beasley del Medical Research Institute of New Zealand presso Wellington, pubblicato sulla rivista Thorax che però sottolinea che solo le 'bionde', ma non la marijuana, causano enfisema polmonare.
L'impatto maggiore della cannabis rispetto al tabacco, spiega Beaslay, è dovuto in larga misura al modo in cui vengono fumati gli spinelli: senza filtro, ad una temperatura più alta delle sigarette, inoltre vengono aspirati più profondamente e più a lungo. "La cannabis viene trattenuta nei polmoni più a lungo - precisa Gian Luigi Gessa, neuropsicofarmacologo presso il Dipartimento di Neuroscienze dell'Università di Cagliari - quindi le sostanze cancerogene (nonostante siano contenute in ugual misura in spinelli e sigarette) si trattengono più a lungo a contatto con gli alveoli polmonari. Questo spiega perché il maggiore effetto della marijuana sui polmoni".
La cannabis, spiega Gessa, è una sostanza che ha come principio attivo i tetracannabinoidi (THC) e può essere usata come farmaco con funzioni analgesiche in pazienti con malattie neurologiche, contro la nausea in pazienti oncologici. Usata come sostanza stupefacente, prosegue Gessa, la marijuana è invece molto pericolosa, soprattutto per gli adolescenti che diventano dipendenti con facilità maggiore rispetto agli adulti, e anche per persone con disturbi psichiatrici. La cannabis può avere vari effetti negativi, sostiene Gessa, può nel momento dell'intossicazione pregiudicare la memoria e le capacità di apprendimento. I soggetti più a rischio sono anche in questo caso gli adolescenti.
E non è tutto, sotto l'effetto della cannabis, infatti, si possono avere alterazioni della coordinazione motoria e quindi problemi alla guida per esempio. I pericoli aumentano quando cresce la concentrazione di THC: oggi, spiega Gessa, è in circolazione una varietà di cannabis più forte perché con una concentrazione di principio attivo pari quasi a quella dell'hashish. Si chiama skunk, dall'inglese 'puzzola' proprio per il suo odore molto pungente. La shunk, avverte Gessa, può dare allucinazioni e forse favorire la schizofrenia in persone predisposte. E come se non bastassero gli effetti neurologici della marijuana, questo studio fa il punto anche sui danni dello spinello ai polmoni.
Gli esperti neozelandesi hanno infatti coinvolto 339 adulti fino a 70 anni, alcuni fumatori di cannabis, alcuni di sigarette, alcuni di entrambi, infine altri non fumatori. Gli esperti hanno confrontato lo stato di salute dei loro polmoni con test del respiro e tomografia computerizzata. E' emerso che sui polmoni una canna si sente come 3-5 sigarette: gli habitué dello spinello lamentano disturbi quali tosse, produzione di muco, sibilo, respiro affannoso, si salvano solo dall'enfisema, croce dei fumatori di bionde. Ciò nondimeno, prosegue Beasley, il consumo di marijuana riduce il numero degli alveoli, le piccole vie respiratorie fondamentali per gli scambi gassosi col sangue, e danneggia le strutture polmonari superiori (bronchi e bronchioli), riducendo la funzionalità polmonare con effetto proporzionale al consumo. L'impatto della marijuana, conclude Beasley, è maggiore di quello delle sigarette, per ogni spinello fumato l'effetto sui polmoni è equivalente a quello di 3-5 sigarette, quindi anche se di marijuana se ne fuma meno i polmoni non sono al riparo da rischi.
31/07/07 - ansa.it
"Ho avuto la droga dall’onorevole"
La verità della squillo: «Me l'ha offerta. "Tiriamola insieme" ha detto»
ROMA
No. Non lo conoscevo. Era la prima volta. Diciamo che io lavoro per un’agenzia.. Venerdì sera mi presento all’appuntamento al ristorante Camponeschi, in piazza Farnese. Eravamo in tre. Io, l’onorevole Cosimo Mele e un’altra persona, che ci ha poi lasciati». E’ radicalmente diversa la versione dell’onorevole Mele dal racconto che la prostituta F.Z., una bella ragazza di circa trent’anni, mette a verbale sabato pomeriggio, davanti a un funzionario della squadra mobile della questura di Roma, una volta dimessa dal pronto soccorso dell’ospedale San Giacomo, dove era stata ricoverata alle prime luci dell’alba. E’ vero, la ragazza, in «stato confusionale», al pronto soccorso dell’ospedale cittadino aveva fornito un’altra versione ancora: «Mi hanno costretta a prendere quelle pasticche...». Quasi a lasciar intendere che era stata drogata per essere violentata. Ma quando l’effetto della cocaina era ormai terminato, la ragazza è stata convocata in questura. E ha dato la nuova versione, che contraddice, appunto, quella di Mele.
Anche se la Mobile non ha ravvisato alcuna ipotesi di reato, la Procura di Roma ha aperto un fascicolo. E valuterà le «carte», intanto la deposizione di F.Z., prima di decidere se archiviare il caso o procedere con altri atti istruttori. Dunque, dopo cena l’onorevole e la prostituta vanno all’Hotel Flora, in via Veneto, dove lui si registra regolarmente. E salgono alla suite. Racconta lei: «Appena in camera, mi ha dato subito 500 euro». L’onorevole ha detto che spontaneamente le aveva fatto un «regalo». Nella notte poi, è la versione della prostituta, succede quanto segue: «A un certo punto, l’onorevole tira fuori della cocaina....».
Ma come?, Mele ha negato nella maniera più categorica di aver assunto droghe e lei, F.Z., dice che è stato lui a tirare fuori la polvere bianca, e comunque a sniffarla, tirarla «insieme». La ragazza gioca a scaricabarile per difendersi? La sua versione dei fatti diverge radicalmente da quella di Mele anche su altri due aspetti della vicenda. «A un certo punto - ricostruisce la prostituta - mi ha chiesto di chiamare un’altra mia amica». Un’altra collega..., che effettivamente arriva in albergo (lui si era limitato soltanto a confermare che fu lei a chiamare un’amica al telefono, che poi si è presentata in camera). Ma a questa «amica», racconta lei, l’onorevole sgancia «300 euro». Forse un altro regalo. La cocaina, però, tira un brutto scherzo a F.Z., che si sente male, si preoccupa. Insomma, diventa un problema. La ragazza invita l’onorevole a fare qualcosa, a chiamare un medico, a far arrivare un’ambulanza. Momenti di angoscia e di preoccupazione. Lui, insomma, traccheggia. Avverte che questa «avventura» rischia di finire male, intanto per lui. E invita la ragazza ad aspettare. Prime luci dell’alba. Lei si sente ancora male. Ma i ricordi di quei momenti sono lucidi. Al funzionario della Mobile non ha tentennamenti quando racconta: «L’onorevole se ne è andato......». Come? «Sì, dopo un po’ mi sono decisa a chiamare un amico per chiedere aiuto... che ha chiamato il 118 ed è arrivata l’ambulanza....».
Lui, Cosimo Mele, ha parlato della ragazza in preda al «delirio». Sono i brutti scherzi della cocaina. Ed ha assicurato di aver chiamato la «reception» e di essersi poi assicurato che la ragazza stesse bene. Per la squadra mobile di Roma, una volta escluso il sequestro di persona o la violenza sessuale, non avendo F.Z. sporto denuncia, il «caso è chiuso». Politicamente, invece, il caso è ancora aperto. Ma la procura di Roma, comunque vuole approfondire l’episodio. Il «verbale» di assunzione di informazioni è stato consegnato. Andare a prostitute non è reato, tirare un po’ di coca neppure. Il caso è chiuso. O no?
GUIDO RUOTOLO - 31/07/07 - lastampa.it
ROMA
No. Non lo conoscevo. Era la prima volta. Diciamo che io lavoro per un’agenzia.. Venerdì sera mi presento all’appuntamento al ristorante Camponeschi, in piazza Farnese. Eravamo in tre. Io, l’onorevole Cosimo Mele e un’altra persona, che ci ha poi lasciati». E’ radicalmente diversa la versione dell’onorevole Mele dal racconto che la prostituta F.Z., una bella ragazza di circa trent’anni, mette a verbale sabato pomeriggio, davanti a un funzionario della squadra mobile della questura di Roma, una volta dimessa dal pronto soccorso dell’ospedale San Giacomo, dove era stata ricoverata alle prime luci dell’alba. E’ vero, la ragazza, in «stato confusionale», al pronto soccorso dell’ospedale cittadino aveva fornito un’altra versione ancora: «Mi hanno costretta a prendere quelle pasticche...». Quasi a lasciar intendere che era stata drogata per essere violentata. Ma quando l’effetto della cocaina era ormai terminato, la ragazza è stata convocata in questura. E ha dato la nuova versione, che contraddice, appunto, quella di Mele.
Anche se la Mobile non ha ravvisato alcuna ipotesi di reato, la Procura di Roma ha aperto un fascicolo. E valuterà le «carte», intanto la deposizione di F.Z., prima di decidere se archiviare il caso o procedere con altri atti istruttori. Dunque, dopo cena l’onorevole e la prostituta vanno all’Hotel Flora, in via Veneto, dove lui si registra regolarmente. E salgono alla suite. Racconta lei: «Appena in camera, mi ha dato subito 500 euro». L’onorevole ha detto che spontaneamente le aveva fatto un «regalo». Nella notte poi, è la versione della prostituta, succede quanto segue: «A un certo punto, l’onorevole tira fuori della cocaina....».
Ma come?, Mele ha negato nella maniera più categorica di aver assunto droghe e lei, F.Z., dice che è stato lui a tirare fuori la polvere bianca, e comunque a sniffarla, tirarla «insieme». La ragazza gioca a scaricabarile per difendersi? La sua versione dei fatti diverge radicalmente da quella di Mele anche su altri due aspetti della vicenda. «A un certo punto - ricostruisce la prostituta - mi ha chiesto di chiamare un’altra mia amica». Un’altra collega..., che effettivamente arriva in albergo (lui si era limitato soltanto a confermare che fu lei a chiamare un’amica al telefono, che poi si è presentata in camera). Ma a questa «amica», racconta lei, l’onorevole sgancia «300 euro». Forse un altro regalo. La cocaina, però, tira un brutto scherzo a F.Z., che si sente male, si preoccupa. Insomma, diventa un problema. La ragazza invita l’onorevole a fare qualcosa, a chiamare un medico, a far arrivare un’ambulanza. Momenti di angoscia e di preoccupazione. Lui, insomma, traccheggia. Avverte che questa «avventura» rischia di finire male, intanto per lui. E invita la ragazza ad aspettare. Prime luci dell’alba. Lei si sente ancora male. Ma i ricordi di quei momenti sono lucidi. Al funzionario della Mobile non ha tentennamenti quando racconta: «L’onorevole se ne è andato......». Come? «Sì, dopo un po’ mi sono decisa a chiamare un amico per chiedere aiuto... che ha chiamato il 118 ed è arrivata l’ambulanza....».
Lui, Cosimo Mele, ha parlato della ragazza in preda al «delirio». Sono i brutti scherzi della cocaina. Ed ha assicurato di aver chiamato la «reception» e di essersi poi assicurato che la ragazza stesse bene. Per la squadra mobile di Roma, una volta escluso il sequestro di persona o la violenza sessuale, non avendo F.Z. sporto denuncia, il «caso è chiuso». Politicamente, invece, il caso è ancora aperto. Ma la procura di Roma, comunque vuole approfondire l’episodio. Il «verbale» di assunzione di informazioni è stato consegnato. Andare a prostitute non è reato, tirare un po’ di coca neppure. Il caso è chiuso. O no?
GUIDO RUOTOLO - 31/07/07 - lastampa.it
Alcol al volante, a Milano già ritirate 3.474 patenti
Stanno indagando i vigili urbani. Vogliono trovare l’uomo che ha falciato una donna peruviana mentre attraversava la strada, mano nella mano il suo bambino. Sembra guidasse un furgone il pirata della strada. L’ennesimo. Nello scorso weekend solo in Lombardia otto persone hanno perso la vita durante un incidente d’auto. Tre di loro per colpa di persone salite al volante dopo aver bevuto troppo, ben oltre i limiti consentiti per legge.
I numeri della Prefettura parlano chiaro: a Milano lo scorso anno sono state ritirate 3474 patenti, nel 2005 ben 3607. «Ogni sera facciamo in media 20 controlli - spiega il Commissario capo Lorenzo Fazzini - circa 50 nel weekend». Poi la responsabilità passa alla Prefettura che stabilisce la durata della sospensione della patente.
L’ultimo incidente è avvenuto ieri notte in fondo a via Missaglia in una zona ben illuminata. La giovane peruviana stava attraversando la strada con il bimbo quando è stata falciata da un veicolo e sbalzata per alcuni metri. Incolume invece il bambino che, sotto choc, si è aggrappato piangendo al corpo della mamma. Fino a quando un automobilista si è fermato e ha chiamato i soccorsi. Un’ambulanza ha portato in ospedale la donna con una serie di fratture in varie parti del corpo. È entrata subito in sala operatoria da dove è uscita solo nel primo pomeriggio per essere ricoverata al reparto di terapia intensiva. Le sue condizioni sono state definite estremamente gravi dai medici che si sono riservati la prognosi. Anche il bimbo è stato visitato, anche se non ha riportato neppure ferite superficiali ma solo un fortissimo, e comprensibile, choc emotivo.
martedì 31 luglio 2007 - ilgiornale.it
I numeri della Prefettura parlano chiaro: a Milano lo scorso anno sono state ritirate 3474 patenti, nel 2005 ben 3607. «Ogni sera facciamo in media 20 controlli - spiega il Commissario capo Lorenzo Fazzini - circa 50 nel weekend». Poi la responsabilità passa alla Prefettura che stabilisce la durata della sospensione della patente.
L’ultimo incidente è avvenuto ieri notte in fondo a via Missaglia in una zona ben illuminata. La giovane peruviana stava attraversando la strada con il bimbo quando è stata falciata da un veicolo e sbalzata per alcuni metri. Incolume invece il bambino che, sotto choc, si è aggrappato piangendo al corpo della mamma. Fino a quando un automobilista si è fermato e ha chiamato i soccorsi. Un’ambulanza ha portato in ospedale la donna con una serie di fratture in varie parti del corpo. È entrata subito in sala operatoria da dove è uscita solo nel primo pomeriggio per essere ricoverata al reparto di terapia intensiva. Le sue condizioni sono state definite estremamente gravi dai medici che si sono riservati la prognosi. Anche il bimbo è stato visitato, anche se non ha riportato neppure ferite superficiali ma solo un fortissimo, e comprensibile, choc emotivo.
martedì 31 luglio 2007 - ilgiornale.it
Alcol: stop alle 21
An e Cofferati: stop alcol alle 21
Non ce la fece con il "suo" sindaco, Giorgio Guazzaloca, anche perché l'attuale assessore Milli Virgilio aiutò i negozianti a fare ricorso (poi vinto) al Tar, potrebbe avere la meglio con Cofferati: al termine dell'ultimo faccia a faccia sulla sicurezza con l'amministrazione prima delle vacanze, ieri Alleanza nazionale ha strappato al sindaco la disponibilità a far chiudere alle 21 i negozi di alcolici e panini proliferati negli ultimi anni in zone come via Petroni. La Regione, da cui dipende il tema degli orari nelle città d'arte, si è detta disponibile a parlarne. La sintonia tra An e sindaco, ovviamente, preoccupa Rifondazione.
31/07/07 - city.corriere.it
Non ce la fece con il "suo" sindaco, Giorgio Guazzaloca, anche perché l'attuale assessore Milli Virgilio aiutò i negozianti a fare ricorso (poi vinto) al Tar, potrebbe avere la meglio con Cofferati: al termine dell'ultimo faccia a faccia sulla sicurezza con l'amministrazione prima delle vacanze, ieri Alleanza nazionale ha strappato al sindaco la disponibilità a far chiudere alle 21 i negozi di alcolici e panini proliferati negli ultimi anni in zone come via Petroni. La Regione, da cui dipende il tema degli orari nelle città d'arte, si è detta disponibile a parlarne. La sintonia tra An e sindaco, ovviamente, preoccupa Rifondazione.
31/07/07 - city.corriere.it
Mele, dimissioni accolte con giustificazione
ROMA - Vita "dura" quella del parlamentare "fuori sede", secondo Lorenzo Cesa. A 24 ore dalla clamorosa confessione dell'onorevole centrista, Cosimo Mele, sulla sua notte a luci rosse con squillo e cocaina nel mitico hotel Flora di via Veneto, finita con un ricovero in ambulanza per un malore di una delle due signorine coinvolte, il segretario dell'Udc finisce sulla graticola per aver in qualche modo giustificato il parlamentare pugliese.
Il passo falso avviene subito dopo che Cesa annuncia alla stampa di aver accettato le dimissioni dal partito di Mele perchè quanto accaduto «non è compatibile con i valori dell'Udc». Dimissioni che sono state accolte con giustificazione: «Si parla tanto dei costi della politica ma al parlamentare bisognerebbe dare di più e consentire il ricongiungimento famigliare perchè la vita del parlamentare è dura e la solitudine è una cosa seria», dichiara tra lo sgomento dei presenti il segretario Udc. E, in totale controtendenza con la percezione che l'opinione pubblica ha dei privilegi della classe politica, Cesa propone: «Bisognerebbe pensare all'ipotesi di un ricongiungimento familiare e dare più soldi a deputati e senatori» per poter permettere loro di trasferire le famiglie a Roma.
Onorevoli a corto di mezzi come le badanti in nero? Il paragone non sembra azzardato. E infatti indigna i più. Mentre la procura di Roma apre un'inchiesta sul festino hard dell'ormai ex esponente dell'Udc, il mondo politico si divide su chi chiede le dimissioni di Mele dal parlamento e chi difende il suo diritto alla privacy e condanna gli atteggiamenti moralistici. Ma è su Cesa che si scatenano le reazioni.
Anche ironiche visto che l'Udc conferma che mercoledì mattima i suoi parlamentari si metteranno in fila alla Camera nell'ambulatorio allestito ad hoc per essere sottoposti al test antidroga. E i primi a sfilare saranno, garantisce il siciliano Giusy Savarino, lo stesso Cesa e Pierferdinando Casini. «La boccacesca e allegra situazione che ha visto protagonista Mele richiede un minino di serietà, non era il caso che il segretario dell'Udc aggiungesse alla vicenda il suo carico di schiocchezze», attacca Salvatore Bonadonna, senatore del Prc.
«Voglio proprio vedere come voterà uno che va per troie e droga il giorno in cui voteremo in Parlamento sulla sacralità della famiglia», s'interroga con un linguaggio assai colorito Oliviero Diliberto, segretario del Pdci.
«Potremo dire mille grazie Cosimo Mele», propone invece Franco Grillini, deputato Ds e presidente onorario dell'Arcigay, convinto che d'ora in poi sarà più facile replicare ai pistolotti «sui valori, sulla morale e sulla decadenza delle radici cristiane». Per Grillini è infatti «venuta alla luce una nuova categoria, dopo quella degli atei devoti: quella dei puttanieri devoti».
«Mi piacerebbe che chi è solito lanciare anatemi con grande clamore dedicasse più tempo a coordinare i suoi proclami con i comportamenti personali», aggiunge Ermete Realacci ricordando le battagle dei centristi contro le coppie di fatto e la raccolta di firme per l'antidoping ai parlamentari.
In difesa di Cosimo Mele si schierano invece Francesco Cossiga, Daniele Capezzone e il deputato forzista Maurizio Lupi. «Smettiamola di essere ipocriti», dice l'ex presidente della Repubblica che dichiara di sentirsi vicino al collega «ingiustamente crocifisso». «La verità di valori come la famiglia fondata sul matrimonio va ben al di là dei nostri limiti e delle nostre debolezze», assicura Lupi condannando «l'ondata di fariseismo e moralismo».
Per il capogruppo Udc alla Camera, Luca Volontè è invece «disgustoso lo sciacallaggio che si sta facendo sulla vicenda di Cosimo Mele e nei confronti dell'Udc». «Entrambi - dice Volonté - hanno dimostrato correttezza, l'uno dimettendosi e l'altro allontanando il deputato dalle sue fila. La barbarie della politica italiana si dimostra anche dall'accanimento di sacerdoti del laicismo libertino, che, per paura dell'iniziativa sul test antidroga a Montecitorio, non trovano di meglio da fare che salire in cattedra, facendo sfoggio di un moralismo tanto becero quanto insultante. Questa vicenda non merita nessun altro commento, per chi come noi è preoccupato e vicino a Cosimo Mele e alla sua famiglia».
E Cosimo Mele? Come si difende? «Droga? non ne so niente, la droga non l'ho neppure vista». «Quella signora l'ho conosciuta a cena presentata da amici», racconta, ammettendo di aver trascorso la serata in una suite dell'hotel Flora al termine della quale «ognuno è andato a dormire in stanze diverse». «Forse quella donna ha preso delle pasticche, che ne so, io dormivo», aggiunge confermando di aver passato la serata in compagnia di una sola ragazza. L'altra, la seconda, sarebbe arrivata dopo.
Maria Berlinguer - 31/07/07 - liberta.it
Il passo falso avviene subito dopo che Cesa annuncia alla stampa di aver accettato le dimissioni dal partito di Mele perchè quanto accaduto «non è compatibile con i valori dell'Udc». Dimissioni che sono state accolte con giustificazione: «Si parla tanto dei costi della politica ma al parlamentare bisognerebbe dare di più e consentire il ricongiungimento famigliare perchè la vita del parlamentare è dura e la solitudine è una cosa seria», dichiara tra lo sgomento dei presenti il segretario Udc. E, in totale controtendenza con la percezione che l'opinione pubblica ha dei privilegi della classe politica, Cesa propone: «Bisognerebbe pensare all'ipotesi di un ricongiungimento familiare e dare più soldi a deputati e senatori» per poter permettere loro di trasferire le famiglie a Roma.
Onorevoli a corto di mezzi come le badanti in nero? Il paragone non sembra azzardato. E infatti indigna i più. Mentre la procura di Roma apre un'inchiesta sul festino hard dell'ormai ex esponente dell'Udc, il mondo politico si divide su chi chiede le dimissioni di Mele dal parlamento e chi difende il suo diritto alla privacy e condanna gli atteggiamenti moralistici. Ma è su Cesa che si scatenano le reazioni.
Anche ironiche visto che l'Udc conferma che mercoledì mattima i suoi parlamentari si metteranno in fila alla Camera nell'ambulatorio allestito ad hoc per essere sottoposti al test antidroga. E i primi a sfilare saranno, garantisce il siciliano Giusy Savarino, lo stesso Cesa e Pierferdinando Casini. «La boccacesca e allegra situazione che ha visto protagonista Mele richiede un minino di serietà, non era il caso che il segretario dell'Udc aggiungesse alla vicenda il suo carico di schiocchezze», attacca Salvatore Bonadonna, senatore del Prc.
«Voglio proprio vedere come voterà uno che va per troie e droga il giorno in cui voteremo in Parlamento sulla sacralità della famiglia», s'interroga con un linguaggio assai colorito Oliviero Diliberto, segretario del Pdci.
«Potremo dire mille grazie Cosimo Mele», propone invece Franco Grillini, deputato Ds e presidente onorario dell'Arcigay, convinto che d'ora in poi sarà più facile replicare ai pistolotti «sui valori, sulla morale e sulla decadenza delle radici cristiane». Per Grillini è infatti «venuta alla luce una nuova categoria, dopo quella degli atei devoti: quella dei puttanieri devoti».
«Mi piacerebbe che chi è solito lanciare anatemi con grande clamore dedicasse più tempo a coordinare i suoi proclami con i comportamenti personali», aggiunge Ermete Realacci ricordando le battagle dei centristi contro le coppie di fatto e la raccolta di firme per l'antidoping ai parlamentari.
In difesa di Cosimo Mele si schierano invece Francesco Cossiga, Daniele Capezzone e il deputato forzista Maurizio Lupi. «Smettiamola di essere ipocriti», dice l'ex presidente della Repubblica che dichiara di sentirsi vicino al collega «ingiustamente crocifisso». «La verità di valori come la famiglia fondata sul matrimonio va ben al di là dei nostri limiti e delle nostre debolezze», assicura Lupi condannando «l'ondata di fariseismo e moralismo».
Per il capogruppo Udc alla Camera, Luca Volontè è invece «disgustoso lo sciacallaggio che si sta facendo sulla vicenda di Cosimo Mele e nei confronti dell'Udc». «Entrambi - dice Volonté - hanno dimostrato correttezza, l'uno dimettendosi e l'altro allontanando il deputato dalle sue fila. La barbarie della politica italiana si dimostra anche dall'accanimento di sacerdoti del laicismo libertino, che, per paura dell'iniziativa sul test antidroga a Montecitorio, non trovano di meglio da fare che salire in cattedra, facendo sfoggio di un moralismo tanto becero quanto insultante. Questa vicenda non merita nessun altro commento, per chi come noi è preoccupato e vicino a Cosimo Mele e alla sua famiglia».
E Cosimo Mele? Come si difende? «Droga? non ne so niente, la droga non l'ho neppure vista». «Quella signora l'ho conosciuta a cena presentata da amici», racconta, ammettendo di aver trascorso la serata in una suite dell'hotel Flora al termine della quale «ognuno è andato a dormire in stanze diverse». «Forse quella donna ha preso delle pasticche, che ne so, io dormivo», aggiunge confermando di aver passato la serata in compagnia di una sola ragazza. L'altra, la seconda, sarebbe arrivata dopo.
Maria Berlinguer - 31/07/07 - liberta.it
Iban Majo positivo al Tour
DOPING AL TOUR, IBAN MAYO POSITIVO ALL'EPO
Roma, 30 lug. (Apcom) - Il ciclista spagnolo Iban Mayo è risultato positivo all'Epo al Tour de France. Lo ha annunciato oggi la squadra del ciclista, la Saunier Duval, che lo ha immediatamente sospeso. "La squadra ha ricevuto una notifica da parte dell'Uci che informava che il corridore Iban Mayo è risultato positivo all'Epo in seguito ad un controllo effettuato il 24 luglio, giorno di riposo al Tour de France", ha spiegato la Saunier Duval in un comunicato. Mayo, 30 anni ad agosto, ha chiuso al 16mo posto nella classifica finale del Tour, a 27 minuti e 9" dal vincitore Alberto Contador. La positività di Mayo nell'ultima edizione della Grande Boucle si aggiunge a quelle del kazako Alexandre Vinokourov (Astana) e dell'italiano Cristian Moreni (Cofidis).
31/07/07 - la7.it
Roma, 30 lug. (Apcom) - Il ciclista spagnolo Iban Mayo è risultato positivo all'Epo al Tour de France. Lo ha annunciato oggi la squadra del ciclista, la Saunier Duval, che lo ha immediatamente sospeso. "La squadra ha ricevuto una notifica da parte dell'Uci che informava che il corridore Iban Mayo è risultato positivo all'Epo in seguito ad un controllo effettuato il 24 luglio, giorno di riposo al Tour de France", ha spiegato la Saunier Duval in un comunicato. Mayo, 30 anni ad agosto, ha chiuso al 16mo posto nella classifica finale del Tour, a 27 minuti e 9" dal vincitore Alberto Contador. La positività di Mayo nell'ultima edizione della Grande Boucle si aggiunge a quelle del kazako Alexandre Vinokourov (Astana) e dell'italiano Cristian Moreni (Cofidis).
31/07/07 - la7.it
Se la giustizia violenta i bambini
Il castello cattivissimo. Le streghe. La piscina con l'acqua di mare e tutti erano nudi. È difficile trovare equilibrio e serenità per capire cosa sia o - speriamo non sia accaduto nell'asilo di Rignano Flaminio, noto alle cronache per i presunti casi di pedofilia. È difficile persino leggere le indiscrezioni sugli interrogatori fatti ai bambini. Restare lucidi laddove il nero delle sensazioni, delle emozioni rischia di offuscare la vista e la mente. Ci proviamo. Nel giro di poche ore sono stati ascoltati due bimbi, in quella fase del procedimento che si chiama "incidente probatorio". Per chi non avesse dimestichezza con le procedure penali, si tratta di un'anticipazione della fase probatoria (che di regola si fa successivamente, nel corso del processo) perché la particolarità delle circostanze rende impossibile far propria la prova dopo. Nel caso specifico, si teme che i bimbi col passare del tempo possano distorcere i ricordi.
di GIANLUIGI PARAGONE - 31/07/07 - libero-news.it
di GIANLUIGI PARAGONE - 31/07/07 - libero-news.it
800 025777 contro l’abuso sull’infanzia
800 025777 linea nazionale contro l’abuso sull’infanzia
Telefono Arcobaleno è l’associazione che da ormai dieci anni si prende cura dei bambini vittime di abuso e, al fianco delle istituzioni nazionali e internazionali, lotta contro la pedofilia on line
L’attivazione diretta di Telefono Arcobaleno prevista per i casi ad elevata criticità, coinvolge dal 1996: le forze dell’ordine e il tribunale per i minorenni, i Servizi Sociali Territoriali e i Servizi Sanitari.” “è importante", ha ribadito il presidente dell’Associazione, Giovanni Arena, “valorizzare e incrementare l’attività di contrasto al fenomeno della violenza e dell’abuso sui minori attraverso decise azioni integrate e di sistema sull’intero territorio italiano”
Telefono Arcobaleno ha riscontrato gravi disservizi e carenze nella gestione estiva dei servizi sociali comunali, che risentono della consuetudine di concentrare le ferie di tutti gli operatori nei mesi di luglio e agosto, con la conseguenza che talora, interi servizi comunali, non rispondono al telefono per giorni.
I disservizi maggiori sono stati riscontrati in Puglia, Campania, Lazio e Piemonte, in particolare nelle province di Bari, Taranto, Napoli, Latina e Alessandria, ma riguardano praticamente l’Italia intera.
In estate non si riscontra affatto una diminuzione delle esigenze socio-assistenziali dei cittadini, delle famiglie, dei minori e degli anziani, ma addirittura in molte aree del Paese se ne registra un aumento, per questo il depotenziamento estivo dei servizi sociali non trova alcuna giustificazione.
La Linea Nazionale contro l’abuso sull’infanzia di Telefono Arcobaleno (800 025777), attiva 365 giorni all’anno, rileva:
- Un considerevole aumento delle telefonate che principalmente riguardano separazioni conflittuali tra i coniugi, incremento dei casi di abuso sessuale e di quelli di impiego e sfruttamento di minori nell’accattonaggio.
- Aumentano i casi di emergenza gestiti direttamente da Telefono Arcobaleno, che riguardano principalmente il maltrattamento e l’incuria in Sicilia, Puglia, Lazio e Lombardia.
- Telefono Arcobaleno ha riscontrato anche l’esistenza di alcune realtà particolarmente efficienti e puntuali; è il caso dei servizi sociali di Prato, Lucca, Caserta, Brescia e Torino e delle polizie municipali di Roma, Milano, Firenze e Napoli.
Affinché le domande d’aiuto di questa estate possano trovare pronte risposte anche durante la riduzione degli orari di lavoro delle strutture sociali che collaborano alla tutela dei minori, Telefono Arcobaleno fa appello alla partecipazione insostituibile e preziosa dei Servizi Sociali territoriali e mette la sua esperienza e l’equipe del numero verde – 800 025777- al servizio di tutti coloro che dovessero trovarsi, durante l’estate a dover fronteggiare situazioni di abuso sull’infanzia o di necessità.
Fonte Telefono Arcobaleno Onlus - 31/07/07 - savonanotizie.it
Telefono Arcobaleno è l’associazione che da ormai dieci anni si prende cura dei bambini vittime di abuso e, al fianco delle istituzioni nazionali e internazionali, lotta contro la pedofilia on line
L’attivazione diretta di Telefono Arcobaleno prevista per i casi ad elevata criticità, coinvolge dal 1996: le forze dell’ordine e il tribunale per i minorenni, i Servizi Sociali Territoriali e i Servizi Sanitari.” “è importante", ha ribadito il presidente dell’Associazione, Giovanni Arena, “valorizzare e incrementare l’attività di contrasto al fenomeno della violenza e dell’abuso sui minori attraverso decise azioni integrate e di sistema sull’intero territorio italiano”
Telefono Arcobaleno ha riscontrato gravi disservizi e carenze nella gestione estiva dei servizi sociali comunali, che risentono della consuetudine di concentrare le ferie di tutti gli operatori nei mesi di luglio e agosto, con la conseguenza che talora, interi servizi comunali, non rispondono al telefono per giorni.
I disservizi maggiori sono stati riscontrati in Puglia, Campania, Lazio e Piemonte, in particolare nelle province di Bari, Taranto, Napoli, Latina e Alessandria, ma riguardano praticamente l’Italia intera.
In estate non si riscontra affatto una diminuzione delle esigenze socio-assistenziali dei cittadini, delle famiglie, dei minori e degli anziani, ma addirittura in molte aree del Paese se ne registra un aumento, per questo il depotenziamento estivo dei servizi sociali non trova alcuna giustificazione.
La Linea Nazionale contro l’abuso sull’infanzia di Telefono Arcobaleno (800 025777), attiva 365 giorni all’anno, rileva:
- Un considerevole aumento delle telefonate che principalmente riguardano separazioni conflittuali tra i coniugi, incremento dei casi di abuso sessuale e di quelli di impiego e sfruttamento di minori nell’accattonaggio.
- Aumentano i casi di emergenza gestiti direttamente da Telefono Arcobaleno, che riguardano principalmente il maltrattamento e l’incuria in Sicilia, Puglia, Lazio e Lombardia.
- Telefono Arcobaleno ha riscontrato anche l’esistenza di alcune realtà particolarmente efficienti e puntuali; è il caso dei servizi sociali di Prato, Lucca, Caserta, Brescia e Torino e delle polizie municipali di Roma, Milano, Firenze e Napoli.
Affinché le domande d’aiuto di questa estate possano trovare pronte risposte anche durante la riduzione degli orari di lavoro delle strutture sociali che collaborano alla tutela dei minori, Telefono Arcobaleno fa appello alla partecipazione insostituibile e preziosa dei Servizi Sociali territoriali e mette la sua esperienza e l’equipe del numero verde – 800 025777- al servizio di tutti coloro che dovessero trovarsi, durante l’estate a dover fronteggiare situazioni di abuso sull’infanzia o di necessità.
Fonte Telefono Arcobaleno Onlus - 31/07/07 - savonanotizie.it
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