Scippano un disabile in spiaggia

Scippano un disabile in spiaggia, fermati dai carabinieri


Avevano cercato il "colpo facile". Quello che secondo loro presentava meno rischi perché la vittima era un disabile, non in grado di rincorrerli o di opporsi allo scippo. Così tre campani sono entrati in azione.

Il fatto è accaduto nel parcheggio di uno stabilimento balneare di Termoli. I tre si sono avvicinati all'auto sulla quale la loro vittima, un 53enne di Termoli, era appena salito. L'uomo è molto conosciuto in città in quanto si tratta del presidente del Movi, il movimento a sostegno dei disabili. In quello stabilimento balneare aveva appena partecipato ad una manifestazione pubblica, una conferenza stampa nella quale si presentava l'iniziativa, promossa dal Comune, del nuovo servizio in spiaggia per i disabili. Salendo sulla sua auto, l'uomo aveva poggiato il marsupio sul sedile. E mentre stava per mettere in moto l'auto è arrivata l'azione fulminea dei tre. Dopo aver aperto la portiera, si sono impossessati del marsupio nel quale, oltre ai documenti, vi erano circa 300 euro. Quindi sono saliti a bordo di una Fiat Punto e sono fuggiti. Ma la vittima dello scippo non si è data per vinta ed ha immediatamente avvertito i carabinieri. Subito scattavano le ricerche e l'auto dei tre ladri veniva fermata sulla statale Adriatica da una pattuglia dei carabinieri di Petacciato. Uno dei tre fermati, G.O. di 25 anni di Napoli, è stato arrestato. Gli altri due, entrambi minorenni, sono stati denunciati in stato di libertà alla Procura dei Minori. Il marsupio con il denaro è stato restituito al proprietario. La Fiat Punto usata dai tre napoletani era stata già segnalata alcune ore prima. Infatti i tre si erano fermati in un distributore di Castropignano, avevano fatto il pieno e se l'erano svignata senza pagare. I gestori del distributore avevano segnalato l'episodio ai carabinieri. Quando l'auto è stata fermata, i militari hanno trovato anche una piccola quantità di hascisc.


06/08/07 - altromolise.it

Incubo della sete da Francavilla a Chieti

Abruzzo, emergenza acqua: incubo della sete da Francavilla a Chieti


A Francavilla al Mare, la località turistica per eccellenza dell’Abruzzo, sono arrivate le autobotti per rifornire residenti e turisti. Emergenza piena anche a Chieti, dove l’esercito distribuisce acqua in piazza e la protezione civile disseta gli anziani a domicilio. A Pescara i rubinetti funzionano a singhiozzo e in due quartieri è addirittura vietato bere.


L’incubo della grande sete cresce di ora in ora, il comitato per l’ordine pubblico siede in permanenza nel palazzo della Prefettura per trovare il bandolo della matassa. Acqua scarsissima anche nel resto della Val Pescara.


La causa principale è la scoperta a Bussi sul Tirino, di un’enorme discarica abusiva di rifiuti industriali. Secondo gli esperti la più grande d’Europa! Un sito principale di quattro ettari e mezzo più due aree satellite avvelenate per oltre mezzo secolo dalle scorie del polo chimico dell’alta Val Pescara. Le prime analisi effettuate dalla magistratura e dal corpo forestale hanno evidenziato l’inquinamento delle falde idriche. Stranamente però i gestori dell’acqua hanno continuato fino a ieri ad esibire dati corretti. E’ bastato commissionare analisi indipendenti su campioni prelevati dai pozzi incriminati per dare corpo al sospetto che l’acqua inquinata sia stata sommariamente depurata e poi diluita con quella proveniente da altri punti. Ora a pagare sono i quasi cinquecentomila abruzzesi che vivono lungo la vallata del Pescara, l’area più popolata della regione e soprattutto quella più frequentata dal turismo. Con i rubinetti a secco, il rischio principale è anche il proliferare di problemi sanitari. Adriano Goio, commissario straordinario per il bacino Aterno-Pescara, fa un appello al senso di responsabilità ed allo stesso tempo cerca di fornire rassicurazioni. "Meglio avere i rubinetti a secco per un pò di giorni o bere acqua non sicura che può far male a noi ed ai nostri figli?".


Per la risoluzione del problema, il percorso individuato dall'ex sindaco di Trento prevede la costruzione in tempi brevi di nuovi pozzi all'ingresso del centro abitato di Bussi sul Tirino. Nel frattempo residenti e turisti attendo risposte concrete.


© Copyright Comincialitalia.net - 06/08/07 - comincialitalia.net

Violenza sessuale di gruppo, fermati due cinesi

La presunta vittima, una ragazza di 17 anni, ha raccontato alla polizia di avere subìto ripetuti abusi dentro un'auto di notte in un parco

Due cinesi sono stati fermati con l'accusa di aver partecipato ad una violenza sessuale di gruppo avvenuta nella notte di lunedì in un parco di Milano. La presunta vittima, una ragazza di 17 anni, ha raccontato alla polizia di avere subìto ripetuti abusi sessuali dentro un'auto da parte di alcune persone, tutti suoi connazionali, coi quali aveva trascorso la serata. Il pm titolare dell'indagine, Alessandra Dolci, ha già interrogato uno dei due fermati, residente in Italia da una ventina d'anni, che si è difeso affermando di non aver partecipato alla violenza, ma di avervi solo assistito. A seguire l'interrogatorio dell'altro fermato.
DOPO UNA SERATA - Lo stupro sarebbe avvenuto la notte scorsa, quando la 17enne, regolare, al termine di una serata trascorsa con alcuni connazionali, è stata condotta, sull'auto di uno di loro, in un parco cittadino dove è stata violentata da più componenti del gruppo. Poi la giovane è stata lasciata vicino alla sua casa. La ragazza è quindi andata con i familiari in Questura per sporgere denuncia ed è stata accompagnata per gli accertamenti e le cure alla clinica Mangiagalli. Le indagini sono condotte dalla Squadra Mobile.


06 agosto 2007 - corriere.it

Tratta delle bianche

Minorenni albanesi e rumene costrette con la violenza a prostituirsi in Abruzzo


TERAMO. Venivano attirate in Italia convinte di svolgere un periodo di vacanza-studio, ma poi la dura realtà era quella della prostituzione sulla strada, nella costa tra Silvi e Città Sant’Angelo. Una moderna tratta delle bianche, che coinvolgeva minorenni rumene e albanesi, è stata scoperta dalla questura di Teramo, che ha arrestato oggi due rumeni e un albanese, mentre altri due componenti della banda sono irreperibili.

Una volta arrivate nella Penisola le giovani, tra i 14 e i 17 anni, venivano private della propria identità e della libertà personale con violenze e soprusi. Venivano scambiate alla stregua di oggetti tra le varie bande che gestiscono il racket della prostituzione nella zona.

L'indagine dei carabinieri di Giulianova coordinata dalla Procura di Teramo, denominata «Nuove schiave», era partita dalla richiesta di aiuto di una 17enne della Romania, e andava avanti da diversi mesi. È stato scoperto un vero e proprio asse di collegamento tra Romania, Albania e Abruzzo, gestito da una banda che non esitava a estendere le minacce ai propri che si trovavano nei paesi d’origine.


06/08/07 - lanciano.it

Primo arresto a Milano

Noi di "Quattroruote" avevamo più volte insististo affinché il Governo si affrettasse ad approvare le nuove norme sulla sicurezza stradale. E già sabato, primo giorno di entrata in vigore del decreto, è stato fermato un uomo ubriaco fradicio, che guidava a folle velocità per le vie di Milano.

Zig zag fra le auto, sgommate e diverse manovre rischiose: così un peruviano senza patente stava "intrattenendo" la moglie e un'altra connazionale a bordo di una Fiat Punto rossa. Dopo un breve inseguimento, una volante dei carabinieri è riuscita ad arrestarne la corsa e a portare l'uomo al vicino comando di vigilanza urbana dov'è stato sottoposto al test alcolemico.

Morale? 1,58 grammi di alcol per litro di sangue, tre volte superiore al limite consentito (0,5 g/l). Ora, secondo le nuove norme, rischia l'arresto fino a sei mesi e dovrà pagare una multa da 1500 a 6000 euro, che andrà ad aggiungersi a quella per aver guidato sprovvisto di patente (da 2257 a 9032 euro).

Non si sa ancora quale provvedimento prenderanno gli organi di giustizia, visto che il soggetto in questione ha anche il permesso di soggiorno in scadenza. C'è da auspicarsi, però, che la severità della pena lo dissuada dal ripetere una simile bravata, che avrebbe potuto costare la vita a qualcuno.


06/08/07 - quattroruote.it

Il tragico compleanno di Giulia

ROMA (6 agosto) - Un giorno ai suoi 21 anni, li voleva festeggiare ballando. Nemmeno il tempo di chiudere gli occhi e i suoi anni se ne sono andati così, in un’auto velocissima che rimbalza come una palla da biliardo e si sbriciola contro un muro. Nemmeno il tempo di urlare per la paura, Giulia resta schiacciata dentro la Renault Megane grigia che adesso è poltiglia.

Era seduta a destra, al volante c’era un giovane poco più grande di lei, la testa persa chissà dove. Aveva bevuto tanto, tre volte più del lecito, e fumato spinelli, aveva sniffato cocaina e forse preso qualche pasticca. Alessandro C., ha 25 anni, fa l’impiegato, ancora non sa d’aver ucciso Giulia Bollo. E’ ricoverato in ospedale insieme all’altra ragazza che era in auto e non ricorda più niente. Lui adesso è accusato di omicidio colposo, guida in stato di ebbrezza e in stato di alterazione psicofisica.

Guidonia, a trenta chilometri da Roma, ore 13,30. Via Roma è una strada un po’ fuori dal centro, ma ancora in città. Alessandro, Giulia e Silvia, due ragazze di Civitavecchia, hanno i costumi da bagno, vanno verso la Tiburtina. Forse sono diretti a una festa ”rave”, due giorni a ballare, o forse ci sono già stati. La Renault corre per le vie di Guidonia come su un’autostrada: 100 chilometri all’ora segna il tachimetro. Sfreccia pericolosamente tra alberi e auto, arriva in via Roma.

Alessandro imbocca una curva a quella velocità, la Renault schizza via sull’asfalto, finisce contro il guard-rail, rimbalza addosso a un grande platano e va a schiantarsi sul muro di villa Cornello, una residenza storica. Il muro viene giù sulle lamiere. Della Renault non resta quasi niente. Per soccorrere i passeggeri bisogna rompere i vetri. Giulia è già morta, i medici del 118 non tentano nemmeno di rianimarla. Alessandro è gravemente ferito, lo portano all’ospedale di Tivoli insieme a Silvia, 22 anni, seduta dietro. Il conducente ha diverse fratture alle gambe, lo operano subito, dovrebbe guarire in 90 giorni. Silvia ha una profonda ferita al sopracciglio, se la caverà in quaranta giorni.

I soccorritori capiscono subito che c’è qualcosa di strano nell’incidente. La macchina correva troppo in città, prendere quella curva a tutta velocità è follia. Gli uomini della polizia stradale di Tivoli chiedono ai medici di fare alcuni accertamenti per verificare le condizioni del ragazzo che era alla guida. Ubriaco e drogato, è il risultato dei test. Alessandro ha nel sangue una percentuale di alcol pari a 1,65 grammi per litro, il limite è lo 0,5. E’ positivo all’esame della cocaina, della cannabis e dell’anfetamina. La cartella clinica viene sequestrata, il pubblico ministero apre un’inchiesta per omicidio colposo, guida in stato di ebbrezza e in uno stato di alterazione psicofisica.

«Non ricordo niente, cosa è successo? Chi è Alessandro?», Silvia è in stato confusionale, le treccine nere e l’occhio gonfio per la botta. «Il rave? Ci volevamo andare, ma forse non ci siamo andati più. Non ricordo...». Il corpo di Giulia è stato trasportato all’istituto di Medicina legale della Sapienza, probabilmente verrà sottoposto ad autopsia. Alessandro è ancora sotto anestetici, i familiari fino a sera non sanno nulla.

«Giulia voleva andare a ballare», solo questo sa lo zio e si dispera per il compleanno che non ci sarà. Ballare per ore e ore, fino a sfinirsi, una festa “rave” nel programma dei tre e questo forse spiega tutto quell’alcol e quel cocktail di droghe. Lavorava al porto, la ragazza di Civitavecchia, come interinale alla cooperativa Cilp. Si occupava del cosiddetto navettamento delle auto, in poche parole portava al terminal le vetture che sbarcavano. Al porto era di casa, suo padre era un portuale in pensiore. Con Silvia, la sua amica di Civitavecchia, aveva raggiunto Alessandro.

Giulia, l’ultima vittima di un ubriaco e drogato al volante, una delle tante di quest’estate che troppi morti ha visto sulle strade per colpa dell’alcol. Come la sedicenne di Torino, travolta all’uscita della discoteca da un automobilista che aveva bevuto troppo, o come i tre bambini che sono morti a Nocera Inferiore su una macchina investita da un ubriaco al volante.


06/08/07 - di Maria Lombardi e Caterina Ciavarella - ilmessaggero.it

La giustizia Usa condanna i soldati che sbagliano

Il processo ai cinque soldati americani della prestigiosa 101/a divisione aviotrasportata per lo stupro e l’omicidio di Abeer Qassim Hamza al Janabi - una ragazzina irachena di soli 14 anni - e l’uccisione della sua famiglia, non è in grado di delegittimare la missione statunitense a Baghdad; né pone in discussione la professionalità e l’umanità di tutti i militari che ogni giorno rischiano la propria vita al fine di creare le condizioni per uno Stato libero e democratico in Iraq. Tuttavia, è innegabile che nel corso della vicenda sono emersi interrogativi critici, sin dall’ordine del Pentagono del 18 ottobre 2006 che sottopone gli accusati al giudizio della corte marziale.

I fatti sono stati resi noti grazie alla testimonianze del soldato scelto James Barker e del sergente Paul Cortez, che hanno accettato di collaborare dichiarando la propria colpevolezza in cambio della garanzia di evitare la pena capitale.

Il 12 marzo 2006, in uno degli accampamenti statunitensi nei pressi di Baghdad, Barker sta giocando a carte con un suo commilitone, il soldato scelto Steven Green. Per passare il tempo, per alleviare la tensione e per rianimarsi dalla stanchezza di lunghi turni ai checkpoint nella calura opprimente, mandano giù whisky mischiato ad una bevanda energizzante. Tra gi scherzi e le battute di cattivo gusto, si fa strada l’idea di fare sesso con una ragazzina irachena, lanciata un po’ per goliardaggine e un po’ per spavalderia da Green - il classico cattivo elemento, 21 anni, entrato nell’esercito ancora minorenne per sfuggire ad una condanna per consumo di alcol; in seguito ripreso dai superiori per consumo di stupefacenti e, ancora, per abuso di alcolici. A loro si uniscono il sergente Paul Cortez, 24 anni, e i soldati di prima classe Jesse Spielman, 22 anni, e Bryan Howard, 19. Barker e Green hanno pianificato tutto: una famiglia a Mahmudiya, piccolo villaggio a una trentina di chilometri da Baghdad. La ragazza in realtà è poco più che una bambina; ma in casa solo un uomo, il padre, a proteggere la moglie e le figlie. Facile anche trovare un pretesto per la spedizione: rintracciare presunti terroristi.

I cinque fanno irruzione nell’abitazione. Green e Cortez trascinano la famiglia in camera da letto; lasciando Green di guardia, Cortez torna in soggiorno dai compagni con la più grande delle due figlie, Abeer, e la stupra. Poi è il turno di Barker. Improvvisamente, gli spari: “Li ho uccisi”, dice Green entrando nel soggiorno, senza espressione; “sono tutti morti”. Barker si affretta a terminare con Abeer. Poi è il turno di Green. Spielman e Howard inizialmente fanno la guardia, poi partecipano allo stupro. Green intanto comincia a versare cherosene sui corpi; i soldati gettano le uniformi e ne indossano di pulite. Anche l’AK-47 con cui Green ha sparato verrà fatto scomparire in un canale di scolo, poco distante. Resta il fatto che ogni instante che passa, la giovane Abeer -terrorizzata e piangente - diviene sempre meno un trastullo, e sempre più un pericolo. Green le punta la pistola alla tempia e spara, una, due, tre volte. Il fuoco che Green appiccherà da lì a poco cancellerà quasi tutti gli altri resti di questa disumana tragedia.

Ora i soldati affrontano il processo sotto corte marziale. Tutti, tranne Steven Green, che l’esercito (ancora non a conoscenza del fatto) ha poi allontanato per “disturbi alla personalità”. Nonostante le testimonianze dei suoi commilitoni che lo indicano come l’ideatore del crimine, Green insiste a proclamarsi innocente. James Barker è già stato condannato a 90 anni di prigione per omicidio e stupro, da scontarsi in un carcere militare; ha confessato in lacrime, affermando di non sentirsi nemmeno degno di chiedere il perdono della corte. Cortez, ha anch’egli mostrato rimorso nel ricordare i fatti; pur tenendo conto della sua collaborazione, è stato comunque condannato a 100 anni con la condizionale, con il divieto di appello prima di 10 anni. La più recente - ma non ultima - sentenza è quella di Jesse Spielman, emessa il 5 agosto; la condanna per Spielman è di 110 anni per omicidio e stupro, e anch’egli dovrà aspettare almeno 10 anni prima di richiedere la libertà condizionale. Si attende la conclusione del processo per Howard, e in particolar modo il verdetto per Green, che essendo stato radiato dall’esercito verrà giudicato da un tribunale civile, rischiando anche la pena capitale.

Molte le problematiche sollevate dal massacro di Mahmudyia. In primo luogo, il diverbio politico in merito alle competenze giudiziarie: non appena resi noti i termini del processo, lo scorso ottobre, il Primo Ministro iracheno Nouri al-Maliki aveva chiesto la revoca dell’immunità dalla giustizia irachena di cui godono le truppe straniere a Baghdad. In Iraq, per il reato di omicidio - ma specialmente per stupro - si può richiedere la condanna a morte del responsabile. I soldati statunitensi invece, aggiungendo all’immunità speciale garantita alle truppe straniere il “non luogo a procedere” contro i militari americani, concesso dal Tribunale Penale Internazionale in seguito al voto contrario degli USA allo Statuto Penale Internazionale nel 1998, sono certamente protetti dal rischio di pagare per il proprio crimine secondo la legge irachena. Oltre ad accusare gli Stati Uniti di gestire la sicurezza in Iraq con due pesi e due misure, scegliendo di processare i soldati americani negli USA, si mormora che lo sdegno della comunità irachena abbia spinto un gruppo di insorti - l’Esercito Islamico d’Iraq - a costruire per rappresaglia un missile che può colpire i nemici a 15 chilometri di distanza. Lo hanno chiamato Abeer.

A tutto ciò si aggiunge la poca fiducia nella giustizia statunitense espressa al quotidiano britannico The Guardian dallo zio di Abeer, Ahmad Qassim. Pur restando il rispetto per il dolore dell’uomo alla perdita dei familiari, colpisce la generale insistenza irachena a difendere l’onore di una giovane vittima di violenza sessuale in un paese dove le donne non sono nel concreto protette da abusi e violenze, e certamente non vengono incoraggiate a rivendicare i propri diritti e la propria libertà quando si tratta di eredità, matrimonio, lavoro e tutela dei figli. In ogni caso, la questione sollevata dal Primo Ministro iracheno Nouri al-Maliki e da Ahmad Qassim resta valida: è opportuno interrogarsi quanto sia coerente combattere per il regime change in Iraq, quando poi non si è pronti ad accettarne i frutti. Nello specifico, l’America deve adottare una posizione chiara rispetto ad una Costituzione approvata democraticamente che contempla la pena capitale per alcuni reati, e rivendica la legittima sovranità nazionale nell’applicarla al proprio territorio. Se si tollera che l’Iraq esegua una sentenza capitale come nel caso di Saddam Hussein, in nome del rispetto per la decisione di uno Stato sovrano in merito ad un crimine commesso sul suo territorio, non ci si può opporre quando sul banco degli imputati si trovano i liberatori. O quantomeno non si può pretendere che gli iracheni lo accettino di buon grado.

Un’ulteriore riflessione è relativa all’inevitabile declino numerico e qualitativo delle truppe USA, accompagnato all’esponenziale aumento delle unità impiegate nella missione in Iraq. L’esercito statunitense, a corto di reclute, sta accettando sempre più membri della cosiddetta “quarta categoria” (i candidati che non conseguono risultati apprezzabili nei test attitudinali militari); oppure giovani con precedenti per droga e alcolismo, come tristemente evidente nel caso del soldato Green. Questo risulta nella presenza sul campo di battaglia di soldati giovani, male addestrati e, ancora più grave, inadatti a sopportare lo stress fisico e psicologico che le situazioni di combattimento immancabilmente portano con sé.

Detto questo, come ha affermato il capitano William Fischbach, pubblica accusa nel processo a James Barker, le condizioni di logoramento fisico e mentale a cui sono sottoposti i militari in guerra, l’alcol e la giovane età non costituiscono scusanti per i soldati che hanno ideato e perpetrato il massacro di Mahmudyia. Abeer e la sua famiglia, ha detto Fischbach alla corte mostrando una foto della giovane, non meritavano di subire quella tortura. Abeer non aveva mai fatto nulla per nuocere ai soldati americani; certamente non era responsabile degli episodi a cui i cinque avevano assistito e dai quali il loro spirito debole era emerso irreparabilmente distorto, lasciandoli in balia di sentimenti astiosi e violenti verso la popolazione irachena.

La fiducia nelle corti militari statunitensi non è tuttavia malriposta. Sin dai tempi del Vietnam e del massacro di My Lai, che la penna di una giovane ed indomita Oriana Fallaci fece conoscere all’Italia nel 1969 con la sua toccante testimonianza nel libro Niente e Così Sia, l’America ha punito severamente i soldati che contravvenivano alle leggi di guerra, e li ha puniti perché è giusto farlo. La giustizia umana è talvolta imperfetta; e magari la guerra al terrorismo in Iraq non è stata sempre condotta in maniera irreprensibile. Ma le leggi di guerra esistono, e si possono far rispettare. Gettare tutto alle ortiche per la condotta di pochi elementi deviati - elementi che peraltro pagheranno per ciò che hanno fatto - sarebbe decisamente ingiusto, nonché controproducente per il successo della missione in Iraq e della guerra al terrorismo.

06 Agosto 2007 - di Alia K. Nardini - loccidentale.it

Iran: altre tre impiccagioni

Dall'inizio dell'anno salgono a 149 le esecuzioni capitali


ANSA) - TEHERAN, 6 AGO - Tre uomini sono stati impiccati in Iran dopo essere stati condannati a morte per omicidio e traffico di droga.Le esecuzioni, scrive l'agenzia Irna, sono avvenute nel carcere di Zahedan, nel sud-est del Paese. Le impiccagioni odierne portano a 149, secondo notizie di stampa e testimoni, le esecuzioni capitali dall'inizio dell'anno nella Repubblica islamica, molte delle quali avvenute sulla pubblica piazza.


06/08/07 - borsaitaliana.it

I disturbi del sonno

L'Università di Pisa, l'ISBEM (Istituto Scientifico Biomedico Euro Mediterraneo di Brindisi), in collaborazione con l'IFC-CNR (Istituto di Fisiologia Clinica del CNR) e il COMEPER (Comitato Mesagne per la Ricerca), sono lieti di annunciare la suddetta conferenza dal titolo: Il sonno e i suoi disturbi: come essi influenzano cuore, vasi e polmoni.
Lo spettro dei disturbi del sonno è estremamente vasto e comprende le alterazioni dei meccanismi che sono alla base del fenomeno sonno, i disordini della vigilanza e gli effetti che i normali processi del sonno e della vigilanza hanno su altre patologie quali le malattie respiratorie e quelle cardiocircolatorie, fra cui l'ipertensione.
Recenti studi hanno dimostrato, poi, che un sonno non ristoratore (cioè, quando ci si alza al mattino e non si ha la sensazione di essere ben riposati) causa gravi difficoltà di concentrazione con gravi ripercussioni sulla giornata lavorativa e sulla vita di relazione. Parimenti, una vigilanza compromessa, o parzialmente alterata, fa aumentare enormemente il rischio di incidenti stradali, incidenti sul lavoro oltre che peggiorare le relazioni interpersonali con colleghi e persone care.
Pertanto, questi temi stanno attraendo l'interesse medico-assistenziale e scientifico in quanto stanno assumendo una vera e significativa rilevanza sociale, con riflessi sulla singola persona e sulla comunità.
Il benvenuto ai Relatori sarà dato dal Prof. Alessandro DISTANTE, Coordinatore Scientifico dell'IFC-CNR salentina, Presidente del COMEPER e Responsabile Scientifico dell'ISBEM che organizza l'evento.


06/08/07 - trcb.it

Guida ubriaco, poi scende e cade di sotto

Un insegnante inglese di 52 anni, che ubriaco è scivolato in una scarpata dopo essersi fermato con l’auto sul ciglio della strada, è stato denunciato dai Carabinieri per guida in stato di ebbrezza.


È accaduto nella notte sulla strada che porta da Apricale a Perinaldo, nell’entroterra di Ventimiglia.


Erano circa le 3 quando la pattuglia di Pigna ha scorto una Peugeot 206 con targa inglese ferma a bordo strada, con la portiera sinistra aperta; i militari si sono avvicinati per un controllo, notando che dentro non c’era nessuno.


Qualche metro più sotto, però, al di là del guardrail, hanno sentito i lamenti di un uomo; hanno avvertito i soccorsi e grazie all’impiego di una scala telescopica e di alcune corde il ferito è stato portato in salvo.


L’uomo, che insegna italiano in Inghilterra, è stato accompagnato al pronto soccorso per curare una serie di escoriazioni e contusioni riportate in seguito all’impatto con un roveto; considerato il suo stato di alterazione da alcol, dovrà anche rispondere di guida in stato di ebbrezza.


06/08/07 - ilsecoloxix.it

Basta guerre nel mondo!