Tratta e prostituzione

Tratta e prostituzione : Veneto approva progetti sociali


La Regione Veneto ha approvato undici i progetti obiettivo destinati a iniziative di prevenzione, tutela, contrasto e recupero di persone soggette a fenomeni di abuso e sfruttamento sessuale, come prevede la legge regionale n. 41 del 1997. Il provvedimento prevede uno stanziamento di 450 mila euro.

I progetti - come ha spiegato l'Assessore regionale alle politiche sociali Stefano Valdegamberi - avranno "requisiti specifici tra cui la realizzazione di una rete antiviolenza di protezione ed accoglienza delle donne vittime; un raccordo con le Forze dell’Ordine e la Magistratura per agevolare la fuoriuscita dalla strada delle vittime e l’accesso a programmi di protezione sociale; la realizzazione di percorsi di inserimento sociale e lavorativo; le iniziative di accoglienza tramite interventi di segretariato sociale e di comunità e gruppi famiglia; la mediazione dei conflitti".

Nell’aprile scorso la giunta veneta ha approvato i criteri e le modalità per il finanziamento dei progetti obiettivo per il 2007. Con la legge regionale n.41 – ha spiegato ancora Valdegamberi – "abbiamo costruito sinergie fra enti pubblici e privato sociale, per combattere l’abuso e lo sfruttamento sessuale, ma anche per prevenirlo. Le azioni scaturite rappresentano un lavoro prezioso, espressione di una comunità locale capace di prendersi a cuore i cittadini più deboli e di farsi carico della promozione e della tutela dei loro diritti".

I destinatari dei contributi sono, fra gli altri, il Comune di Padova, per il progetto “Under the moon”, il Comune di Rovigo, per il progetto “Progetto Venere 3”, il Comune di Conegliano (Tv), con il progetto “Trafficking 3”, il Comune di Venezia, per il progetto “Prostituzione straniera e tratta”, l'Ulss 12 Veneziana, per il progetto “modello di gestione degli interventi sociosanitari nell’ambito della prostituzione migrante nel sistema di economia e salute” e il Comune di Vicenza, progetto “ADSL: strategie di azioni di sostegno delle vittime della tratta”.

08/08/07 - osservatoriosullalegalita.org

Imparare a convivere con il diabete

Modena - Si è svolto a Pugnochiuso-Vieste l’annuale campo scuola per ragazzi affetti da diabete insulino-dipendente, organizzato congiuntamente dalle Cliniche Pediatriche di Modena e Bologna e dai reparti di Pediatria di Ravenna, Cesena, Forlì, Rimini con il sostegno dell'Assessorato alla Sanità della Regione Emilia Romagna che ha visto la partecipazione di oltre 100 ragazzi, dai 10 ai 18 anni, affetti da tale malattia.


Grazie a questa iniziativa – sostenuta a livello locale dalla Professoressa Fiorella Balli, Direttore della Struttura complessa di Pediatria, e dall'equipe dell'Ambulatorio di Diabetologia Pediatrica (Professor Lorenzo Iughetti, Dottoressa Barbara Predieri, Dr Sante Lucio Cantatore, Dr.ssa Francesca Pellicanò, Dr.ssa Elena Mazzali, Dr.ssa Fabiana Zani, e l’infermiera professionale Maria Cifuni) – i ragazzi modenesi affetti da diabete insulino-dipendente hanno avuto modo di imparare a gestire meglio la loro malattia e a diventare protagonisti nella costruzione della loro salute.
Scopo di questo tipo di campo scuola, infatti, è impegnare i giovani diabetici in attività educative, ma anche ricreative e sportive, dimostrando la loro compatibilità di vita con il diabete. Per questo l’iniziativa, intesa in origine come supporto alle famiglie con bambini diabetici, è ormai riconosciuta come momento fondamentale ed insostituibile nel processo educativo del paziente diabetico dalle principali istituzioni diabetologiche internazionali (American Diabetes Association, International Diabetes Federation, International Sociaty of Paediatric and Adolescent Diabetes).

Anche la Regione Emilia Romagna ha da tempo colto l’importanza di tale esperienza formativa e ha garantito la copertura finanziaria anche per i prossimi anni. C’è da aggiungere che i campi scuola possono favorire la formazione e l'arricchimento professionale di figure professionali operanti in diversi settori socio-sanitari: medici, specialisti in formazione, allievi dei diplomi universitari (ad es. infermieri, tecnici dietisti, assistenti sociali, assistenti sanitarie visitatrici) e consolidare i rapporti con il team pediatrico diabetologico (TPD).
L’ambulatorio di Diabetologia pediatrica del Policlinico, diretto dal Professor Iughetti, segue a tutt’oggi un centinaio di bambini. Ogni anno si registra una decina di nuovi casi di malattia diabetica, insulino-dipendente tra cui, quest’anno, quattro bambini con un’età inferiore ai tre anni: questa tendenza al ribasso dell’età di esordio della malattia - sebbene in linea con le statistiche nazionali - si avvia a porre non pochi problemi di assistenza.


08/08/07 - bologna2000.com

GIOVANI - Droga e alcol: il disagio avanza

Disagio giovanile, un argomento che coinvolge pesantemente anche San Marino. Il fenomeno confermato attraverso uno stage formativo curato dall’Ufficio Stampa del Congresso di Stato, all’interno di un programma della Segreteria di Stato per l’Istruzione.

Lo studio è stato effettuato da cinque giovani ricercatori che hanno analizzato le notizie pubblicate dai giornali dell’area sammarinese. (…) quello che più colpisce dalla ricerca effettuata è il fenomeno dell’abuso di alcol: «Chi non beve è praticamente tagliato fuori dal branco». Un fenomeno favorito dalla stessa normativa: facilità di acquisto di alcolici, pochi controlli, ma soprattutto il tasso alcolico permesso più alto che oltre confine. (…)

Ma il dato più sconvolgente è relativo al binomio ‘sesso e droga’ e dai filmati con i cellulari messi in circolazione risulta prepotentemente la voglia di voyeurismo in molti ragazzi e la loro convinzione che l’apparire abbia un ruolo principe nella società. (…)

Dall’indagine effettuata è pure evidente una notevole perdita di autorità da parte della famiglia che, comunque, resta sempre il rifugio in cui i giovani (la fascia d’età nell’inchiesta è fra i 12 ed i 30 anni) si sentono realmente protetti.

Concludono i cinque giovani ricercatori (Angelica Bezziccari, Martina, Bollini, Fabiola Conti, Alice Fedele e Gioele Santi): «La normalità non fa notizia. E’ la cultura del denaro a giocare un ruolo decisivo nel consumo delle merci da sballo. Il solo parlare di cocaina venduta a prezzi più accessibili incrementa la domanda. La trasgressione ormai è consuetudine; i tanti ragazzi che conducono una vita tranquilla non sono considerati».

g.m.f. – Il Resto del Carlino – Rimini - sanmarinonotizie.com

«Harrison e Clapton, la droga fu colpa mia»

Le rivelazioni dell'autobiografia: «Ero moglie di George, amavo Clapton. Anni di stupefacenti e rivalità per colpa mia»


LONDRA — «Non posso vivere senza di te», disse Eric. «Sei pazzo? Io sono sposata con George», rispose Pattie dalle lunghe gambe, dal magnifico seno e dal nasino all'insù. Allora «lui tirò fuori un pacchetto dalla tasca e me lo mostrò: se non fuggi con me, allora io prendo questa». «Che cos'è?». «Eroina». «Non fare lo stupido». «No, è proprio così, è finita». Poi l'innamorato respinto se ne andò, «e non lo vidi più per 3 anni: fece quel che aveva minacciato, diventò schiavo dell'eroina. Ma lui e noi tutti prendevamo già un sacco di roba: cocaina, marijuana, stimolanti, tranquillanti...». «Noi tutti»: Pattie Boyd, l'ex bellezza oggi sessantenne che racconta, nelle sue memorie dal titolo «Meraviglioso oggi», in uscita a Londra il 23 agosto; e il suo amante (alla fine non lo respinse più) Eric Clapton, che per lei compose «Layla »; e suo marito George Harrison, bardo- poeta dei Beatles che per lei compose invece «Something», 150 versioni in 40 anni, secondo Frank Sinatra «la più bella canzone d'amore mai composta in tutti i tempi». «Layla» di Clapton, «Something» di Harrison, scusate se è poco.


Per non parlare di certe lettere strazianti di Eric, che riemergono dal passato: «Cara Layla, perché esiti ancora? Sono forse brutto, sono un povero amante, o troppo debole? Se mi vuoi prendimi, io sono già tuo...». Il marito non era meno romantico. «George mi suonava sempre "Something" in cucina », spiega ancora Pattie. Ma poi, aggiunge, il sornione usciva dalla cucina e andava in camera da letto con Maureen, la moglie di Ringo Starr, con Krissie, la moglie di Ronnie Wood degli Stones, e con tante altre («George era affascinato dal dio indù Krishna, quello sempre circondato da giovani ancelle. Quando tornò dall'India, voleva essere una specie di Krishna, un essere spirituale con tante concubine: mi disse proprio così»). E tutti gli amici di contorno? Una parata di stelle, di grandi ispirati e grandi allucinati, a volte di grandi fresconi: Paul e Ringo e John, Brian Epstein, Keith Richards, Joe Cocker, Jimmy Page, i monaci veri o presunti di Krishna, il dottor John Riley, dentista personale di George che gli serviva il caffè all'Lsd; e Margaret, la sua donna delle pulizie che quando arrivava in visita John Lennon lo accoglieva sempre con la stessa richiesta: «Ha mica una di quelle sue simpatiche pastiglie?»; e poi, racconta ancora Pattie, «puliva tutta la casa a razzo, come un'invasata».



Insomma: sesso, droga e rock and roll, secondo la vecchia formula di un'intera generazione, anni '60-'70. Malinconia, splendore, spreco e follia, dolcezza e sopraffazione: ogni nome un rintocco e una stretta al cuore, per chi ricorda e ha l'età giusta; ma forse anche per qualche figlio o nipote, che conosca la storia del rock. Nel 1966, Pattie che ha 21 anni sposa George che ha 22; nel 1970, Pattie ascolta per la prima volta Eric, il miglior amico di George, che le canta «Layla», «guardandomi in faccia»; e all'ultimo accordo gli cade fra le braccia: «Lui voleva spingermi in una direzione verso cui io non volevo certo andare. Ma quando mi resi conto che io avevo ispirato una tale passione e creatività, la canzone mi stese. Non potei resistere un minuto di più». Più tardi, a una festa, George fissa i due colombini in mezzo «a una folla di ospiti, in maggioranza drogati»: «Ehi, voi, che succede? ». «Amico, succede che io amo tua moglie e lei ama me», risponde Eric.


È solo l'inizio della storia. Seguono anni di tira e molla, di appuntamenti clandestini nei boschi e di sniffate ufficiali a casa, di triangoli amorosi e triangolazioni di chitarre: come quella notte che Eric e George si sfidano, chitarre fra le braccia, «come due cavalieri del ‘700» in un'improvvisazione musicale dopo l'altra davanti all'amata che ascolta, «e la mia sensazione fu che avesse vinto Eric». Anni stralunati: George è spesso «molto depresso... prendeva troppa cocaina e penso che la cocaina abbia anche cambiato la sua personalità». Eric, ripulitosi dall'eroina prediletta tipo «Elefante Bianco», sprofonda a sua volta nella vodka. La villa gotico- vittoriana di Friar Park, con le sue 25 camere da letto dove tutti si incrociano, è «un manicomio, dove noi eravamo perennemente ubriachi e drogati». La fine della storia, o almeno delle memorie di Pattie, è nel 1974, quando George dice a Ringo che ama sua moglie («Nothing is real, nothing is real...», canticchia Ringo di risposta); e quando Pattie smette di porsi domande: «Sarei andata con Eric, che per me aveva scritto la canzone più bella, e per me era andato e tornato dall'inferno in quegli ultimi 3 anni?...». Si decise, raggiunse l'amante in America: «Il che significò: bere, bere, bere». Il resto fu rock, ancora e sempre.


Luigi Offeddu - 08 agosto 2007 - corriere.it

Gaza, un razzo uccide due bimbi

GAZA - Centinaia di persone hanno preso parte ieri pomeriggio nella Striscia di Gaza ai funerali dei due fratellini palestinesi rimasti uccisi nell'eplosione accidentale di un razzo Qassam.
La piccola Hala Kafarna, 6 anni, e il fratelino Islam di 9 sono stati sepolti nel cimitero di Beit Lahiya, nel Nord della Striscia.
Alle scene di disperazione della madre e delle altre donne della famiglia, si sono aggiunte quelle del padre sul quale sembra ricadere la principale responsabilità della tragedia: secondo numerose testimonianze l'uomo apparterrebbe infatti ad un gruppo armato palestinese che gli aveva affidato in custodia un razzo Qassam destinato a essere impiegato in uno dei frequenti attacchi compiuti contro il territorio israeliano.
L'uomo aveva nascosto in casa l'ordigno ma i fratellini lo avrebbero trovato: giocandoci intorno, ne avrebbero così provocato l'esplosione. Altri cinque bambini (fra cui alcuni cuginetti) che si trovavano a breve distanza, sono rimasti feriti.
Anche le forze di sicurezza di Hamas che controllano la zona e che sostengono di aver avviato un'indagine, propendono per questa ricostruzione. Non ha trovato invece finora conferma l'ipotesi che il razzo Qassam fosse stato sparato in direzione di Israele, e che per un errore di traiettoria sia invece finito sulla casa dove Hala e Islam stavano giocando, rimanendo uccisi.
Lanci di uova, colate di olio e nuvole di farina riversate su agenti di polizia e soldati a Hebron, dove tre famiglie di coloni israeliane sono state faticosamente evacuate dalle case che occupavano illegalmente nel vecchio mercato generale di Hebron.
Sono stati tremila gli uomini mobilitati dal governo israeliano per far eseguire una decisione dell'alta corte di giustizia, ma anche per dimostrare concretamente che qualcosa (non solo politicamente) sta cambiando anche negli impegni presi con i palestinesi.
L'operazione di "sfratto" dei coloni è iniziata questa mattina poco prima delle 6:00 quando un primo gruppo di agenti della polizia di frontiera si è avvicinata agli edifici da liberare, svegliando le famiglie e chiedendo loro formalmente di abbandonare le case.


Pronta la reazione: centinaia di altri coloni (a Hebron ne risiedono ancora 650 protetti da 5mila soldati) si sono scagliati contro le forze di sicurezza.


08/08/07 - corriere.com

Le illusioni della «nuova stagione»

Internet è un meraviglioso strumento «anarchico»: ognuno può inserirvi ciò che desidera e saranno poi i navigatori a decretare il successo dei contenuti. Anche Walter Veltroni ha cominciato ad utilizzare il web, con La nuova stagione. Vediamo di cosa si tratta. Navigando sui siti d'attualità politica, è facile imbattersi in quello creato per promuovere la candidatura del sindaco di Roma alla guida del Partito Democratico. Il sito web in questione s'intitola proprio La nuova stagione e ricalca le ultime tendenze dettate dagli internauti: blog, social network, podcast, photo sharing - tutti nomi celeberrimi fra i navigatori assidui. Di qui il primo dubbio che è lecito porsi: dietro a quest'immagine brillante e moderna, quali sono i reali contenuti? Che cosa porta e propone d'innovativo Veltroni per la politica italiana? Andando a cliccare sulle varie sezioni del sito, possiamo scoprire una lettera aperta che il sindaco di Roma ha inviato a La Repubblica per rispondere a Mario Pirani. Una lettera, quella del candidato leader del Pd, che contiene alcune delle linee guida della sua idea di «innovazione». Il discorso verte principalmente su Asl, Rai e istituzioni: per le prime Veltroni sostiene che i dirigenti dovranno aver acquisito una corretta istruzione manageriale certificata; per la tv di Stato, bisogna evitare che il suo CdA si trasformi in un piccolo parlamento; infine, per quanto riguarda le istituzioni, occorre ridare ad esse lustro. In quest'ultimo passaggio, il sindaco di Roma ricorda il parlamento con al suo interno Natalia Ginzburg e Leonardo Sciascia. E' cultura snocciolata a grani grossi per poter migliorare l'immagine di fronte a chi di cultura sa poco o nulla.


Nell'epoca in cui ognuno può fare successo dall'oggi al domani anche con la propria pochezza culturale o vendendo fumo spacciandolo per succulento arrosto, c'è spazio anche per Veltroni e per la demagogia contenuta nelle sue parole. Il sito La nuova stagione è un perfetto campionario di nuove tecnologie, utilizzate per accaparrarsi le simpatie dei più giovani. Ma quello che rimane, dopo una attenta lettura dei contenuti, è soltanto quel sentimento che si ha quando ci si sente presi in giro da tutti.
Esattamente come accaduto in quel di Torino durante il discorso di candidatura alla guida del Pd del sindaco di Roma: nulla di nuovo all'orizzonte, ma soltanto belle illusioni (donne partecipi alla guida del partito, giovani che vengono presi in considerazione nelle scelte fondamentali del Pd, lavoratori degnamente retribuiti secondo le proprie competenze, immigrati finalmente accettati ed integrati nelle nostre città, anziani con pensioni adeguate alle fatiche di una vita, un lavoro per chiunque abbia voglia di fare, un apparato dello Stato che sia più snello ed accessibile al cittadino ed una politica più semplice per essere comprensibile da chiunque).


La candidatura di Veltroni ed il relativo sito web, insomma, riflettono appieno le tendenze di quella parte della società attuale che si nutre più di illusioni che di realtà. Quello che consola è che, oltre a questo qualunquismo tipicamente italiano per il quale siamo tutti dottori, esiste anche una classe di persone che realmente si dà da fare, che lavora, che produce senza parlare troppo, che agisce e che fa andare avanti il Paese, non senza difficoltà.


di Fabrizio Goria - 7 agosto 2007 - ragionpolitica.it

Drogata uccide 2 pedoni sulle strisce

Drogata si mette alla guida e uccide 2 pedoni sulle strisce


Il caso gioca a mescolare gli ingredienti drammatici delle tragedie stradali, che ogni estate si ripetono, tutte uguali eppure così diverse.

L’altra sera due turisti romeni, marito e moglie, Georg e Mariana Duta, 47 e 45 anni, originari di Bucarest, sono stati falciati mentre attraversavano le strisce pedonali a Stra, lungo la statale che collega Venezia a Padova. Erano in vacanza in comitiva, in pullman, arrivati da poco a vedere le meraviglia di Venezia, scegliendo un albergo a Stra, l’Hotel Park Venezia (almeno il nome...), per risparmiare. Tour tutto compreso, per una vacanza indimenticabile di due settimane, la prima in Italia, la seconda in Grecia. Bella Italia, sì, peccato che non avessero fatto i conti con quel missile che è loro piombato addosso senza uno straccio di chance per evitarlo.Sono stati ammazzati così, da una veneziana quarantaquattrenne sotto l’effetto di qualche droga, Paola Castegnaro, al volante di una Suzuki Baleno. Guarda l’ironia del destino: anche i nomi delle vetture, a volte, sembrano predestinati a tragedie che suscitano rabbia e reclamano giustizia. Così come ispirava rabbia e chiedeva giustizia quell’incidente capitato l’anno scorso a Trebaseleghe, nel Trevigiano, che causò la morte di una coppia di Spinea, un paese non molto lontano da Stra. Michele Bortoletti, 42 anni, e Ines Basso, 39 anni, vennero falciati da un furgoncino guidato da un autista di cui il test alcolimetrico si incaricò di accertare l’ubriachezza. Quell’autista era romeno e, all’epoca, tutti invocarono giustizia, leggi più rigide, la galera per i colpevoli.
Un anno dopo le leggi ci sono, la giustizia potrebbe battere un colpo e le porte della galera aprirsi d’incanto per chi guida e uccide a causa, stavolta, della droga. Sì, perché i carabinieri di Dolo, intervenuti per i rilievi dell’incidente, si sono trovati davanti due morti (la donna ha smesso di respirare poco dopo all’ospedale), una macchina semidistrutta a una cinquantina di metri di distanza e una donna visibilmente sconvolta. Scesa da quella macchina Paola Castegnaro, di Fiesso d’Artico, ha cominciato a inveire contro i presenti. È stata subito sottoposta alla prova del palloncino. Zero, non c’era traccia di alcol. Eppure si comportava in maniera strana, quasi non ci fosse completamente con la testa. Di qui la decisione dei carabinieri di sottoporla all’esame tossicologico, che ha rivelato la presenza di una forte dose di sostanza stupefacente, come se fosse stata assunta poco tempo prima.


Nubile, senza lavoro fisso, la donna è nota alle forze dell’ordine proprio per storie di droga. E in quel momento quelle storie si sono trasformate in una tragedia, indotta proprio da quel veleno che annebbia mente e riduce i riflessi. Due morti, così, solo per aver avuto la «balzana» idea di andare a prendere un gelato attraversando la strada sulle strisce pedonali dopo aver appoggiato le valige in albergo. A Stra erano arrivati poco meno di mezz’ora prima di trovar la morte. Nel loro tour di 14 giorni era prevista una settimana in Italia e una in Grecia. Ieri mattina infatti la comitiva con cui erano arrivate le due vittime è ripartita verso Verona per poi raggiungere Milano. Sembra che con il gruppo se ne sia andato anche il fratello di Mariana Duta, forse per raggiungere il consolato romeno che si sta occupando delle procedure per il rimpatrio degli sfortunati coniugi.
Rispetto all’anno scorso, le leggi danno più potere ai carabinieri e ai giudici. Così il pm, Alessia Tavernieri, ha disposto l’arresto per omicidio colposo della guidatrice. Per una notte, visto lo stato confusionale, è stata piantonata all’ospedale di Dolo, poi è stata trasferita nel carcere della Giudecca.


08/08/07 - ilgiornale.it

EMERGENZA CONTINUA

Ormai l'Italia convive con l'emergenza da così tanti anni che non si esclude si arrivi presto al matrimonio. Abito bianco, allarme rosso. Fateci caso: non passa giorno che non venga lanciato un drammatico Sos. Oggi in prima pagina ci sono l'emergenza bagagli, l'emergenza benzina e l'emergenza incendi. Ieri c'erano l'emergenza incidenti e l'emergenza alcol. L'altro ieri c'erano l'emergenza rifiuti, l'emergenza idrica e la sempreverde emergenza sanitaria. Ma non disperate: domani torneranno l'emergenza scuola, l'emergenza inquinamento, l'emergenza treni e l'emergenza tram. Come dire, viviamo appesi ad un filo. E siamo pure sovrappeso.
Dacci oggi la nostra emergenza quotidiana. Il menù, in fondo, è sempre lo stesso: si solleva un caso, si grida tutti insieme scandalizzati, si finge di correre ai ripari, poi si dimentica tutto e via, buona notte e sogni d'oro. Fino alla prossima emergenza. Quando (sorpresa!) si scopre che è rimasto tutto come prima. Ogni volta si promettono più lifting che sulle rughe di Alba Parietti. E ogni volta ci si trova di fronte un realtà cambiata meno dei guerrieri di Riace. Comunque, con la stessa faccia di bronzo.Diciamocelo: l'Italia è una penisola circondata dall'emergenza. Nulla qui è definitivo, a parte il provvisorio. Un po' è colpa di noi giornalisti. I bagagli, tanto per dire, vengono smarriti anche a novembre: perché nessuno lo denuncia? Forse perché d'estate fa più scena? E davvero bisogna aspettare che Prodi, andando in vacanza, faccia il pieno alla sua Croma per scoprire che la benzina è troppo cara? E l'emergenza rifiuti in Campania? Perché oggi non ne parla più nessuno? Siamo sicuri che sia stata risolta? O tra qualche settimana saremo di nuovo tutti a piangerci addosso? A dire che non è stato fatto niente? E l'emergenza sanitaria? Al Policlinico Umberto I di Roma hanno sistemato tutto con la bacchetta magica? Al Cardarelli di Napoli è passato Mastrolindo? O dobbiamo aspettare il prossimo morto fra topi e immondizia per (ri-)gridare allo scandalo?
Un po', dicevamo, è colpa di noi giornalisti, che amiamo procedere ad ondate di notizie. Ma un po' è colpa anche del fatto che, ondata dopo ondata, non si risolve mai nulla. Fateci caso: da quanti anni ci sono i roghi sulla Sila? Da quanti anni c'è l'ingorgo sulla Salerno-Reggio Calabria? Quante volte ci sentiamo riproporre i problemi di sempre, come se fossero stati appena scoperti, proprio qualche minuto prima? È possibile che non si riesca a intervenire davvero per risolverli? Almeno uno. Almeno per dimostrare che si può. È possibile che l'unica strategia sia quella di passare la nera nuttata dell'allarme rosso? A volte si ha l'impressione che chi deve risolvere i problemi conduca una vita doppia. Cioè fa niente per due. Però parla molto, e promette altrettanto. Per trovare un posto come l'Italia, diceva un mio amico, bisogna andare in Africa. Perché in fondo il nostro, emergenza dopo emergenza, è uno straordinario Paese: ti distrai un attimo, e non cambia nulla.



di Mario Giordano - mercoledì 08 agosto 2007 - ilgiornale.it

‘Tolleranza zero’ per bar, bagni e disco

Sarà “Tolleranza Zero” anche nei pubblici esercizi, stabilimenti balneari e sale da ballo del Ferrarese. Prenderà infatti il via con il prossimo fine settimana anche nella nostra provincia – dopo la riunione congiunta dei consigli direttivi territoriali di Fipe e Silb in programma giovedì 9 agosto nella sede Ascom di via Baruffaldi (i rappresentanti del Sib, pur aderendo all’iniziativa, non saranno presenti alla riunione per evidenti motivazioni di ‘superlavoro’ da stagione balneare) – la campagna di informazione e sensibilizzazione promossa a livello nazionale dalla Federazione dei Pubblici Esercizi aderente a Confcommercio. “Di fronte alla gravità dei fenomeni correlati agli abusi di alcol i pubblici esercizi, gli stabilimenti balneari ed i locali da ballo, che si trovano in contatto diretto e quotidiano con i consumatori – spiegano Paolo Mazzi, Davide Beneventi e Michele Moretti, i presidenti provinciali di Fipe, Sib e Silb – devono svolgere un ruolo anche di educazione ed informazione, soprattutto nei confronti delle categorie più deboli e critiche come quella dei giovani. E’ un dovere ed un impegno che ci assumiamo perché vogliamo essere non solo portatori di interessi economici, ma anche di dialogo, cultura e responsabilità civile”.

Con “Tolleranza zero” titolari e gestori di bar, pub, birrerie, stabilimenti balneari, disco pub, discoteche, così come avvenuto qualche anno fa con la campagna contro il fumo, andranno ad esporre nei propri locali cartelli o locandine in posizioni ben visibili per rammentare alla clientela il divieto di somministrazione di alcol a minori di sedici anni e a persone in evidente stato di ebbrezza. Ma non solo. Attraverso la campagna ‘Tolleranza Zero’ gli esercenti daranno vita ad un’azione di autodisciplina per evitare in tutti i modi, non solo la somministrazione (già vietata), ma anche la vendita di alcol (che invece le norme non vietano) a chi non ha compiuto i sedici anni. E ancora “l’impegno – continuano i presidenti di Fipe, Sib e Silb – è rivolto anche al nostro interno. Nel momento in cui ci dovessimo render conto che in un locale non verrà fatta rispettare la legge, interverremo con un’opera di sensibilizzazione sul danno sociale che il collega sta arrecando ai suoi clienti (un cliente vale più di un bicchiere di alcol), sul danno di immagine che reca alla sua attività (verrà considerato poco affidabile dai consumatori) e sul danno economico (un bicchiere in più venduto una sera vale meno di tante altre consumazioni vendute in meno le sere successive)”.


08/08/07 - estense.com

Il pm: inefficace il decreto sulla sicurezza stradale

IL DECRETO entrato in vigore con massima urgenza nello scorso fine settimane per fronteggiare l’ecatombe sulle strade italiane, «rischia di rivelarsi inefficace e di rappresentare tutt’altro che un giro di vite» per almeno tre motivi. Il rifiuto di sottoporsi all’alcol test non sarà più punito con una denuncia penale - equivalente alla guida in stato di ebbrezza - ma soltanto con una multa, e quindi chiunque tema di essere ubriaco ha tutto l’interesse a dribblare gli esami. Non esiste, contrariamente a quanto credono in molti, la possibilità d’arrestare l’automobilista ebbro se non provoca lesioni o fugge; infine, sarà difficilissimo essere condannati per guida sotto l’effetto di stupefacenti, poiché quasi mai vengono eseguiti i controesami che permettono di appurare tipologia, quantità della droga e soprattutto momento dell’assunzione: in questo modo l’imputato facilmente è assolto, poiché non è possibile certificare l’effettiva alterazione all’istante del controllo.

È il procuratore aggiunto di Genova, Franco Cozzi, a segnalare i «consistenti vuoti normativi» che presenta il decreto, e si tratta d’un parere pesante. Perché Cozzi è, nel capoluogo ligure, il magistrato che coordina tutte le inchieste più delicate in materia di sicurezza stradale, un punto di riferimento per l’intera regione. «Nel primo quadrimestre del 2007 - spiega - l’autorità giudiziaria genovese ha ricevuto 520 denunce per guida in stato di ebbrezza, l’anno scorso erano state 300, poco più della metà. Evidentemente esiste un’emergenza crescente, che le nuove leggi per molti aspetti rischiano di non poter contrastare».

Ecco i punti chiave, quindi. Innanzitutto, «la depenalizzazione del rifiuto». È vero che la multa può arrivare fino a diecimila euro, e scatta comunque la sospensione della patente. Ma la consapevolezza di non incorrere in un procedimento penale (e di evitare quindi la detenzione prevista solo in caso di condanna) potrà spingere molti automobilisti a imboccare questa strada. «Esiste inoltre un passaggio - spiega Cozzi - che inasprisce le sanzioni per i conducenti di mezzi pubblici o di Tir sorpresi a guidare con tasso alcolico superiore a 1,5 milligrammi per litro (il limite di legge è 0,5, ndr). In quel caso, per quelle figure professisonali, scatterebbe la revoca automatica della patente, che invece non è prevista se si rifiuta l’esame». Ovvio quindi che un autista di bus o un camionista consapevoli d’essere molto ubriachi, preferiranno evitare il test e prendere una multa salata piuttosto che rischiare di perdere definitivamente la licenza di guida. «Senza dimenticare che se si risulta nullatenenti, la sanzione pecuniaria non ha praticamente effetto».

Decisivo anche il secondo punto. «Per casi eclatanti - insiste - andrebbe forse prevista una norma più incisiva come l’arresto in flagranza, per un tempo limite di 48 ore». Con le nuove norme, invece, si rischia d’essere fermati soltanto se, in stato di ubriachezza, si provoca un incidente con feriti o si fugge dopo averlo causato. Ma qualora s’incappi in un controllo di routine (quello dopo l’esibizione della paletta insomma), anche se viene superato in modo clamoroso il limite, non si può essere arrestati. Infine il problema della guida sotto l’effetto di droghe, coca e cannabis in particolare. «Lo stato di alterazione prodotto da uno spinello - spiega Cozzi - si protrae per alcune ore, mentre le tracce nel sangue restano per alcuni giorni. È chiaro che in sede di dibattimento il difensore dell’imputato, in assenza di controesami da condurre in laboratori specializzati, avrà buon gioco a dimostrare che non è possibile stabilire come il suo assistito fosse effettivamente alterato al momento del controllo, poiché le tracce sospette potevano risalire a giorni precedenti. E così l’automobilista ha ottime chance di essere assolto».

MATTEO INDICE - 08/08/07 - ilsecoloxix.it

Basta guerre nel mondo!