Drogata e violentata resta incinta

Drogata e violentata resta incinta: due arresti


ANCONA (16 agosto) - Una giovane donna con un passato di droga alle spalle. Una vita sempre al limite, fatta di incontri disperati: poi quella terribile sera in cui è stata drogata, con una dose di eroina, ripetutamente violentata e derubata di tutti i suoi risparmi. Una notte da incubo durante la quale la ragazza, residente a Falconara Marittima, era rimasta anche incinta di uno dei suoi violentatori.

Ora i carabinieri di Ancona dopo un mese di indagini hanno arrestato due degli extracomunitari responsabili della violenza. Per loro l’accusa è di violenza di gruppo, cessione di stupefacenti e rapina. Hamadi Hedfi, 29 anni, tunisino e Anis Mimuone, 23, marocchino, entrambi clandestini, sono stati arrestati, il primo era già in carcere e gli è stato notificato il fermo, l’altro è stato preso mentre passeggiava nel quartiere Archi di Ancona.

Si cerca ancora il terzo complice presente quella sera. La ragazza ha interrotto la gravidanza e il feto di cinque settimane sarà sottoposto alle analisi del Dna. I fatti risalgono ai primi giorni di giugno ma la ragazza spaventata dalle minacce dei suoi aguzzini ha denunciato l'accaduto solo alla fine del mese. Una sera, verso le 20, la giovane si trovava sola in casa - la madre, con cui vive, era come tutti i giorni al lavoro - quando i tre nordafricani, che conoscevano i suoi movimenti, sono entratinell'abitazione e l'hanno aggredita sopraffacendola. Dopo averle iniettato una dose di eroina in vena, per stordirla e rendere più facile la violenza, l'hanno stuprata a turno per circa due ore. Successivamente, i tre le hanno intimato di non denunciare l'accaduto e si sono dati alla fuga, non prima di aver rubato soldi, un cellulare e alcuni oggetti di valore. A fine giugno la venticinquenne ha trovato il coraggio di rivolgersi ai carabinieri di Falconara per denunciare l'accaduto.

16/08/07 - ilmessaggero.it

Venezia,si inietta droga al volante

Un uomo di 35 anni di San Stino di Livenza (Venezia) è stato fermato da due agenti della polizia stradale di San Donà (Venezia). mentre in automobile, laccio emostatico al braccio, cercava di iniettarsi droga. L'uomo aveva avuto la patente revocata lo scorso maggio per guida sotto l'effetto di sostanze stupefacenti. L'automobilista che cercava di iniettarsi una dose di eroina mentre guidava, non si è fermato.


I due agenti hanno cercato di farlo accostare, ma lui ha superato il casello di Villabona ed è stato raggiunto poco dopo in tangenziale dalla polizia stradale di Mestre (Venezia), allertata dai colleghi.


Sotto l'effetto di stupefacenti erano anche i due motociclisti deceduti l'altro giorno per uno scontro frontale nel Bellunese: dagli esami tossicologici effettuati, è emerso che uno aveva assunto cannabis e alcol, l'altro probabilmente eroina. Viaggiavano a centro strada, nessuno dei due ha accennato a frenare. Nell'incidente è morta anche la sorella di uno dei due, una quarta persona è ricoverata con riserva di prognosi.


Sempre nel Nordest, tra i numerosi casi in A4, la polizia ha intercettato un'automobilista di 20 anni di Feltre (Belluno), in stato confusionale per l'assunzione di eroina, che guidava zigzagando.


15.08.07 - tgfin.mediaset.it

Guida ubriaco coi due figli a bordo

(ma. mot.) È finito fuori strada con la sua jeep in via Einaudi, "volando" a un centinaio di metri dalla carreggiata. A bordo aveva la moglie e i due figli piccoli, di 3 e 8 anni. Nel sangue aveva sei volte il tasso alcolico consentito dalla legge, era quasi alla soglia del coma etilico. I due piccoli, seduti sul sedile posteriore della jeep, sono usciti miracolosamente illesi dalle lamiere mentre per la moglie i sanitari del Polichirurgico di Piacenza hanno diagnosticato 15 giorni di prognosi.
È una delle prime vittime dell'inasprimento della legge 186 del codice della strada (v. box a lato) l'indiano di 30 anni, da tempo residente a Piacenza, che sull'orlo del coma etilico si è messo alla guida dell'auto con a bordo due bambini piccoli e la moglie. Il maresciallo dei carabinieri Alessio Federici, a bordo della pattuglia che ha effettuato i rilevamenti sull'incidente, ieri ha riferito che l'uomo aveva 3 milligrammi di alcol nel sangue per litro. Il limite di legge è di 0,5 e il coma etilico, per una persona di media costituzione, si raggiunge a 3,6.
Per lui è scattata una denuncia a piede libero per guida in stato di ebbrezza e una sanzione amministrativa molto "salata" per eccesso di velocità. Un'infrazione rilevata dai militari calcolando la distanza dell'auto finita fuori strada con la carreggiata stradale. All'indiano è stata subito ritirata la patente (in prefettura decideranno in merito alla durata della sospensione) e il veicolo è stato posto in fermo amministrativo per 180 giorni. Inoltre l'uomo in questione è recidivo. Questa è la terza volta che viene "pizzicato" alla guida in stato di ebrezza. Rischia fino a 4 anni di carcere per l'inasprimento della pena (raddoppiata) atta a punire chi guida ubriaco e provoca incidenti. Al giudice spetterà l'ultima parola su questo punto.
Di certo c'è che il suo tasso alcolemico lo colloca in una brutta posizione legale. Ossia nella fascia "C" della nuova legge, che comprende coloro che hanno un tasso alcolico superiore all'1,5 milligrammi per litro, per gli automobilisti di fascia "C", secondo il comma 2 bis della nuova stesura della 186, può essere prevista una pena fino a quattro anni di carcere.

CONTROLLI Saranno oltre 90 i militari e 45 le pattuglie dei carabinieri che sulle strade veglieranno durante questo ferragosto 2007. Sotto la lente dei controlli saranno soprattutto le arterie stradali da e per i locali da ballo. Inoltre, sempre per ferragosto, è attivo chiamando il 112 il servizio di "denunce a domicilio" da parte dell'Arma dei carabinieri. In caso di bisogno (soprattutto per anziani e disabili rimasti soli) una pattuglia arriverà direttamente a casa per far sporgere una denuncia a domicilio. Misure speciali annunciate ieri nel corso di una conferenza stampa presso la compagnia provinciale dal colonnello provinciale Giovanni Dragotta e dal capitano Andrea Zapparoli. «Con le tre compagnie di Bobbio, Fiorenzuola e Piacenza - ha detto Dragotta - metteremo in campo un grande controllo delle arterie stradali, soprattutto nei pressi degli esercizi pubblici e nei luoghi del divertimento, per far sì che sia un ferragosto sereno e di vero divertimento per tutti. Il nostro obiettivo è sempre quello di prevenire - ha detto il colonnello - e invitiamo sempre i giovani a non guidare sotto l'effetto di alcol o in qualsiasi altro stato di alterazione. Tuttavia stiamo riscontrando un inversione di tendenza e soprattutto nei giovani c'è più consapevolezza. Tutto questo grazie alla campagna mediatica e agli sforzi delle forze dell'ordine sulla prevenzione».


16/08/07 - liberta.it

Ferragosto da sballo sulle strade

Ferragosto da 'sballo' sulle strade, mortale in montagna e in citta'


ROMA - Ubriaco al volante, l'autista di un tir e' stato messo in stato di fermo dalla Polizia autostradale sull'A14 dopo aver tamponato una vettura ferendone gli occupanti in Abruzzo. Lo si e' appreso dalla polizia autostradale. L'incidente e' avvenuto Ferragosto tra le uscite di Vasto nord e Vasto sud nel territorio del comune di San Salvo (Chieti). Il tir, condotto da un romeno di 28 anni, ha tamponato una Fiat Uno con a bordo un uomo di 34 anni e una ragazza di 28. Circa la loro identita', la polizia precisa solo che sono di Varese. L'autista e' stato fermato perche' aveva un alto tasso di alcol, pari al 2 per mille.

SCIPPA TURISTA E LO INVESTE CON SCOOTER SOTTO EFFETTO DROGA
In Liguria sotto l'effetto di sostanze stupefacenti in sella ad uno scooter ha scippato un turista bresciano e, trovandosi in una strada senza uscita, lo ha poi investito nel tentativo di garantirsi la fuga. Lo scippatore, S.A., 38 anni, di Lavagna, e' stato arrestato per rapina e lesioni gravi, mentre il turista, G.P., 44, si trova ricoverato all'ospedale di Lavagna con varie fratture alla gamba destra, ed una prognosi che supera i 40 giorni. L'episodio e' avvenuto a Riva Trigoso (Genova), nella riviera di Levante. Secondo quanto ricostruito, il turista, solito villeggiare nella cittadina ligure, stava tornando verso casa con la convivente quando lo scippatore gli ha strappato il borsello che aveva in mano. Trovandosi pero' in una strada senza sfondo il malvivente si e' visto costretto a fare dietrofront dove era atteso dalla sua vittima che ha cercato di fermarlo. Nel tentativo di guadagnare comunque la fuga il tossicodipendente ha investito l'uomo. Entrambi sono caduti a terra. Intanto sono sopraggiunti i carabinieri avvertiti con varie chiamate dagli abitanti della zona. S.A. accompagnato al pronto soccorso per la medicazione di alcune escoriazioni riportate nell'urto e' risultato sotto l'effetto di sostanze stupefacenti.

MORTO CICLISTA TRAVOLTO DA MOTO
Un anziano ciclista e' morto per le ferite riportate, in un incidente stradale avvenuto a Mestre (Venezia), in seguito all'impatto con una moto. Il ciclista, S.C., 79 anni, di Mestre, stava attraversando la strada sulle striscie pedonali, in via Vespucci, con la sua bici, quando e' stato travolto lateralmente da una moto, una Honda di grossa cilindrata, condotta da un altro mestrino, G.B., 40 anni. Sono in corso accertamenti per stabilire le responsabilita' dell'incidente. L'anziano e' stato soccorso e trasportato all'ospedale Umberto I di Mestre, dove e' deceduto. Sul posto e' intervenuta una pattuglia della polizia stradale di San Dona' (Venezia).

INCIDENTI IN MONTAGNA
Un morto in montagna nel giorno di Ferragosto in Trentino, nel gruppo del Brenta, vicino al rifugio 12 Apostoli. Si tratta di un alpinista lombardo - Massimo Santagostini, di 37 anni, di Besate - precipitato per una cinquantina di metri durante una ascensione. L'alpinista - in una giornata di tempo splendido che ha visto in azione numerose cordate - stava scalando con un compagno quando e' caduto per cause ancora in via di accertamento. Il compagno ha dato l'allarme ed i soccorsi sono scattati subito. Ma i soccorritori - portati in quota, a 2700 metri, con l'elicottero - hanno potuto solo recuperare il corpo dell'alpinista.

In Firuli , Gabriella Burelli, di 75 anni, residente a Pagnacco (Udine), e' morta dopo esser scivolata su un sentiero che stava percorrendo insieme con il marito, sul monte Tremol, nel gruppo del Cavallo, in provincia di Pordenone. I due escursionisti stavano scendendo lungo un sentiero che si trova alla fine della cresta ed e' delimitato, per motivi di sicurezza, da una fune d'acciaio. La donna e' scivolata, ha perso l'appiglio ed e' precipitata per una trentina di metri. Sul posto e' arrivato l'elicottero del 118. I sanitari hanno tentato a lungo di rianimare la donna, senza riuscirci. La salma e' stata poi trasportata a valle con un fuoristrada del Soccorso alpino di Pordenone.

MORTO CARBONIZZATO
Un cadavere carbonizzato e' stato trovato la sera di Ferragosto in Via Enriquez, a Fidene, alla periferia di Roma. Secondo quanto si e' appreso, il corpo, e' stato scoperto dopo l'intervento dei vigili del fuoco in zona in seguito alla segnalazione di un incendio di sterpaglia. Sono intervenuti agenti di polizia e personale della squadra mobile della Questura di Roma. Il cadavere, che e' stato trovato in via Francesco Enriquez, a Fidene alla periferia di Roma, e' quello di un uomo. Secondo le prime indagini avviate dalla polizia, la vittima potrebbe essere un barbone che si trovava nel campo che e' stato avvolto dalle fiamme e quando e' divampato l'incendio non avrebbe fatto in tempo a mettersi in salvo.


16/08/07 - ansa.it

La Chiesa nemica di se stessa

L’estate dei preti pedofili. Pedofili e santi. Forse così sarà ricordata l’estate del 2007. Corriamo il rischio che, di qui a cent’anni, quando gli storici si volteranno indietro a studiare la stagione che stiamo vivendo, vi individueranno l’origine di una trasformazione sconvolgente in seno alla Chiesa cattolica, il momento in cui la perversione sessuale cominciò a essere rivendicata quale privilegio ecclesiastico, l’abuso sull’infanzia e ogni altra manifestazione di sessualità patologica cominciarono a essere ritenute il normale contraltare della vocazione religiosa e la Chiesa tutta cominciò a essere percepita da gran parte della popolazione come un luogo separato dalla società, sottratto alle leggi e alle norme che governano la normale convivenza civile, un luogo al tempo stesso superiore e inferiore ad essa.

La Chiesa come arca di vizi demoniaci e angeliche virtù, che prende il largo in un mare sacro, per una navigazione terribile ma forse salvifica, su rotte comunque remote rispetto alla terra sottoposta alla legge degli uomini, quegli uomini che affannosamente la calcano, giorno dopo giorno, portando il loro fardello di piccole speranze e piccoli peccati. L’estate 2007 verrà forse ricordata come l’inizio di una regressione verso un passato arcano, al tempo stesso splendido e oscuro, verso un medioevo di grandi peccatori e grandi cattedrali.

Probabilmente questa rimarrà soltanto una fantasia ferragostana, suggerita dalla canicola e dai pasti abbondanti, ma è suggerita anche dai fatti delle ultime settimane e, soprattutto, da alcuni autorevoli commenti che li hanno accompagnati. Sabato scorso, sulle colonne di questo giornale, Vittorio Messori, uno dei più colti e stimati intellettuali cattolici, coautore di ben due papi (ha scritto libri a quattro mani sia con Benedetto XVI sia con Giovanni Paolo II), in una sconcertante intervista, ha dichiarato di non trovare nulla di scandaloso in un uomo di Chiesa che ogni tanto «tocchi qualche ragazzo» se poi «ne salva a migliaia». Dopo aver ricordato che molti santi e beati della Chiesa erano psicopatici vittime di gravi turbe della sessualità, Messori si è spinto fino a dichiarare che la pedofilia - forse il più odioso tra tutti i crimini, stando al senso comune - sarebbe, secondo un certo «realismo della Chiesa», nient’altro che «un’ipocrita invenzione». Poiché la linea di demarcazione tra l’adulto e il bambino sarebbe sempre in qualche misura convenzionale, non ci sarebbe nessuna sostanziale differenza tra un rapporto omosessuale consensuale tra due adulti e gli abusi di un adulto su di un bambino.

L’aberrante argomentazione di Messori - che io sinceramente mi auguro di aver frainteso - mira a scagionare preventivamente un prete come don Gelmini dalle accuse di molestie sessuali. Non con il dichiararlo innocente, ma con il ritenerlo esente dalla legge penale e morale, anche se colpevole. La sua presunta «santità» lo collocherebbe in uno stato d’eccezione sottratto alla giurisdizione umana. Sebbene sconcertante, questa proposta da Messori è una concezione molto radicata nella tradizione cristiano-cattolica e, più in generale, nell’antropologia del sacro: il prete, in quanto ministro del culto di Dio, proprio perché più vicino degli altri uomini al principio divino, sarebbe più prossimo anche a quello diabolico. Il sacerdote, in quanto iniziato alle pratiche sacre, sarebbe una sorta di maneggiatore di potenti veleni, capaci di portentose guarigioni ma anche di micidiali tentazioni. In ogni caso, l’esperienza religiosa, in quanto strettamente legata all’ordine soprannaturale, si separerebbe da quello naturale (sacro, etimologicamente, significa «separato»). L’uomo di Chiesa, nella misura in cui prende a modello il santo, non sarebbe più un uomo in mezzo ad altri uomini, che si distingue da essi per una superiore moralità, ma un uomo che, aspirando alla santità, si ritiene al di sopra di ogni moralità. E, talora, perfino della legalità.

Si tratta, insomma, di una concezione che potremmo definire «cattolicesimo magico», prepotentemente tornata alla ribalta della storia negli ultimi anni, da quando l’onda della cosiddetta secolarizzazione e il disincanto del mondo, dopo aver sommerso la società occidentale, hanno cominciato il loro movimento di risacca. Lasciano sulla riva una recrudescenza di ferventi culti mariani, di attese miracolistiche, di antichi riti pagani, di devozioni totali a guaritori presto canonizzati in santi cristiani, di estasi collettive e accensioni mistiche. Fa parte di quest’onda di riflusso anche la delega in bianco della cura delle tossicodipendenze, una delle più gravi patologie sociali del nostro tempo, a istituzioni religiose da parte dello Stato laico. Nelle «stanze del silenzio» in cui giovani disperati aprono il loro cuore a curatori (nel senso letterale del prendersi cura) quali don Gelmini, la guarigione la si attende non dall’applicazione di un protocollo medico-scientifico ma dalla benedizione di un dono religioso. In quelle stanze, intanto, c’è comunque un uomo in totale potere di un altro uomo.

Si ritorna così a un clima da Santa Inquisizione, nel quale però i processi per stregoneria vengono celebrati sui media e a parti invertite: per una sorta di nemesi storica, oggi sono i preti a essere accusati di quei commerci carnali con il Maligno di cui nei secoli accusarono presunte streghe e stregoni. Anche il sospetto che gli indemoniati sottraggano gli infanti alle loro famiglie per sacrificarli sull’altare del Male riecheggia quegli antichi e deliranti capi d’accusa.

Ma, lungo questa china scivolosa, è la Chiesa, non un fantomatico e inesistente anticlericalismo, la peggior nemica di se stessa. Anche noi laici, forse soprattutto noi, ci auguriamo che la Chiesa rimanga fedele a se stessa, alla sua più alta ispirazione e custodisca - come vuole ad esempio un conservatore illuminato, monsignor Biffi - la castità dei suoi preti, quel grande dono che gli uomini di Dio fanno ad altri uomini, garantendo ai loro figli e alle loro figlie uno spazio preservato dalla furia travolgente della libido sessuale. Ci auguriamo che la Chiesa custodisca questo dono prezioso fin dove possibile e, quando anche la castità fosse un traguardo impossibile, salvi almeno la temperanza, antica virtù cristiana. Sarà allora una Chiesa con meno aspiranti santi e con più uomini probi. Una Chiesa ancora capace di scandalizzarsi perché memore dello «scandalo» su cui si fonda: Gesù Cristo, il Dio che si abbassa fino a incarnarsi nell’uomo, non l’uomo che pretende di innalzarsi fino a farsi Dio.


16/08/07 - ANTONIO SCURATI - lastampa.it

Giocattoli tossici: «Sapevamo da mesi»

Ritirati 18 milioni di pezzi ritenuti pericolosi


PECHINO - La Cina sapeva fin dallo scorso marzo della pericolosità delle piccole calamite contenute in alcuni giocattoli prodotti nel Paese per la multinazionale Usa Mattel, che due giorni fa ha annunciato il ritiro dal mercato di oltre 18 milioni di suoi giocattoli prodotti in Cina e ritenuti pericolosi.
Lo ha dichiarato una dirigente dell'industria di giocattoli cinese, che ha chiesto l'anonimato.
«Sapevamo di questa situazione perché fin da marzo alcuni giocattoli sono stati ritirati a causa dei problemi ad alcune parti magnetiche», ha detto la dirigente della China Toy Association, che non ha specificato perché sia trascorso tanto tempo prima che si sia intervenuti.
Dopo l'ennesimo scandalo intanto, nella sua prima reazione ufficiale al caso Mattel, Pechino fa di tutto per dimostrare che «la gran parte» delle sue esportazioni verso gli Stati Uniti sono da anni conformi alle «norme americane» e che sarà avviata un'inchiesta in seguito alla decisione della multinazionale di ritirare dal mercato oltre 18 milioni di suoi giocattoli prodotti in Cina e ritenuti pericolosi.


16/08/07 - corriere.com

Ancora vittime sulle strade

Ancora vittime causate da automobilisti sotto l’effetto di alcol e droga: governo impotente


È STATA un’altra giornata di sangue sulle strade italiane. Dagli incidenti della Capitale agli scontri mortali nel pisano. E per oggi, Ferragosto, la Croce Rossa ha organinzzato una task force per fronteggiare l’emergenza. Ieri a Roma un ragazzo di 17 anni è stato ricoverato in condizioni molto gravi al Policlinico Umberto I dopo che la moto sulla quale era alla guida, in via Piemonte, si era scontrata con una Fiat Punto. Il giovane nell’impatto è stato sbalzato dalla moto Sh 125 ed è finito sotto un furgone parcheggiato, dove è rimasto incastrato. Per estrarlo sono intervenuti in pochi minuti i vigili del fuoco che hanno consegnato il ragazzo ai sanitari del 118. Ma è a Pisa che si consuma il vero dramma. Un altro incidente stradale mortale in Toscana. Una donna polacca di 34 anni e il figlio 13enne sono morti ieri mattina tra Fornacette e Ponsacco, alla periferia di Pontedera (Pisa). I due erano a bordo di un autocarro che, per ragioni da chiarire, è andato fuori strada, finendo in fondo all’argine del canale Scolmatore. La mamma e il figlio sono morti schiacciati dal mezzo. Già nella notte di lunedì, a Punta Ala (Grosseto), due giovani fiorentini avevano perso la vita finendo con la loro auto contro un pino. Da quelli mortali a quelli scampati. Gli incidenti a volte si evitano per miracolo. Come successo a un ubriaco al volante, l’ennesimo, che ha provocato un incidente e poi è scappato inseguito da un carabiniere e un poliziotto fuori servizio per le vie di Bologna. Alla fine, Klodian gjapi, albanese di 24 anni, è stato arrestato per tentato omicidio, resistenza continuata a pubblico ufficiale, lesione aggravate finalizzate alla resistenza, guida in stato di ebbrezza e senza patente, oltre all’omissione di soccorso. E se il governo non riesce a fronteggiare i problemi sulle strade italiane, ci pensa la Croce Rossa italiana a scendere in campo con uomini e mezzi su tutto il territorio nazionale. A riferirlo è la stessa Cri. Da Nord a Sud, passando per il Centro e le Isole, la Cri, che aderisce alla campagna per la sicurezza stradale promossa dal governo, cercherà di garantire nei giorni «caldi» del Ferragosto il proprio contributo nella lotta contro le stragi conseguenti a incidenti stradali, in collaborazione con le Istituzioni e le forze dell’ordine. In particolare automezzi e personale della Croce Rossa Italiana sosteranno nei pressi dei principali luoghi di intrattenimento notturno e in molti svincoli stradali e autostradali. E secondo gli ultimi dati, nella prima metà di quest’anno sono diminuiti gli incidenti stradali rispetto al primo semestre del 2006 (da 31.387 a 29.956) ma aumentano le vittime «under 30», passate dalle 342 dello scorso anno alle 373 della prima metà del 2007. Durante i fine settimana del primo semestre dell’anno Polizia Stradale ed Arma dei Carabinieri hanno attivato gli specifici dispositivi di prevenzione e di vigilanza stradale contro le «stragi del sabato sera» impiegando, in totale, 962.494 pattuglie che hanno proceduto alla contestazione di 606.421 violazioni al Codice della strada, con 808.550 punti decurtati, 26.047 patenti di guida e 22.807 carte di circolazione ritirate. Nell’insieme, il fenomeno infortunistico ha fatto registrare, rispetto al corrispondente primo semestre 2006, una diminuzione del numero dei sinistri stradali pari a circa il 4,56%. Analogamente in flessione, sempre a confronto col dato aggregato riferito al 2006, il numero degli incidenti con esito mortale, scesi a 772 contro 782, mentre si registra un lieve aumento del numero delle vittime, salite a 892 a fronte delle 885 del primo semestre dell'anno scorso. Numeri che però non consolano l’aumento degli incidenti degli «under 30», perché sono proprio loro a esagerare con l’alcol il sabato sera. Forse nel complesso gli incidenti saranno diminuiti, ma aumentano quelli causati dall’uso di droghe.


interni@iltempo.it - 15/08/07 - iltempo.it

Edith Piaf

Era una collezionista, affetta da bulimia degli affetti. E'morta sola a 48 anni nel 1963


Ho sentito una registrazione di EDITH PIAF: LAVIE EN ROSE, celeberrima canzone da lei scritta da cui è nato un film.



Ua voce, un'emozione profonda, un viso pallido, un semplice abito nero...



Lei ha avuto tutti gli uomini che ha voluto Era una collezionista. Era affetta da bulimia degli affetti. Yves Montand l'attore -cantante lo ha lasciato dopo due anni di grande amore. La sua una rivincita sulle donne molto belle. Lui, di origine toscana, si fece contagiare dal suo carisma e dovrà molto a lei. Reciterà una parte che doveva essere di Jean Gabin.

C’ era tutto in lei: la liberazione sessuale, la droga, l’alcool.Tutto era espressione della sua personalità carismatica. Lei era droga ,lei era davvero la droga: aveva amato i suoi matrimoni, gli amici artisti e anche le donne.

La grande Marlene Dietrich le era stata amica fino all'ultimo.

Ha amato- Charles Aznavour.

Lui innamorato di questa piccola donna minuta e apparentemente fragile, ha avuto molto da lei.

Edith possedeva una voce che trapassava l'anima e commuoveva. C'era nei suoi occhi liquidi tutta la sua disperazione per i suoi dolori, la vita durissima dei suoi primi anni di bambina, di ragazza fino alla fortuna di essere stata scoperta mentre cantava per strada nella sua squallida infanzia.



E’nata in una famiglia povera ,allevata da una zia in provincia.

Ha cominciato da zero, ma poi il successo fu enorme.



Cantava il dolore e la gioia con uguale intensità. Le morì una bambina a due anni.Questo le fu davvero insopporabile.



Mia Martini forse è stata la Piaf italiana. Qualcuno l'ha paragonata anche alla nostra Callas per l'intensità drammatica e la potenza espressiva con grandi solitudini ed amori.



Un talento davvero smisurato il suo.

E’ morta sola: a 48 anni. Credo abbia però vissuto più di qualunque altro per la capacità di illuminare i cuori dei suoi ammiratori nel mondo



Amava appassionatamente e con generosità e si preoccupava di dare e così gli uomini e le donne erano irrimediabilmente nelle sue mani.

Grande è stato l' amore per l'attore-cantante :Montand di origine toscana.




A Parigi morirà una leggenda, una voce unica indefinibile quasi le fosse stata donata a sua insaputa, per lei irrinunciabile ed arma potente di seduzione.
Persino il grandissimo Louis Amstrong ne fu ammaliato.



Nel ‘44 gli americani liberarono Parigi e La Piaf cantava la gioia dei francesi dopo la fine della guerra.

Era nata su un marciapiede di periferia… La nonna dirigeva una casa di tolleranza e così appena sedicenne cantava per le strade à Montmartre…Così incontrò la sua grande occasione: fu scoperta e conobbe i grandi francesi, artisti del suo tempo : J.P Sartre, Albert Camus, Jacques Prèvert. Jean Cocteau.



Le giovani generazioni non hanno conosciuto Edith Piaf

La musica oggi è diversa, le canzoni sono rimixate.

Il suo fascino è unico,contro ogni modello estetico.

Non è più successo un simile fenomeno.



Aznavour s’innamorò della sua solitudine. Lei gli fu accanto e lui alla fine ebbe un grande successo con le sue particolari canzoni di una dolcezza struggente.

Tutti uomini aitanti i suoi e l'ultimo amore addirittura ventenne.

Le sue canzoni e la voce straordinaria rimarranno nel cuore di tutti.



“La vie en rose”.Famosissima, scritta da lei con le celebri parole, colonna sonora di anni indimenicabili dopo la tragedia dell'ultima guerra.



Lei aveva bisogno di calore e lo elargiva a piene mani.



Nel ‘63 è morta come Jean Cocteau.

Tutti i suoi amici artisti sono stati: scrittori,pittori, cantanti, uomini famosi.



Juliette Greco l’ha un po’ sostituita: la musa degli esistenzialisti.



Brevi amori e la sua esistenza derelitta… lei lancerà nel mondo le sue canzoni.

Ivo Livi un grande amore, tentò di fare il parrucchiere in un primo momento, ma poi col suo aiuto diventerà il celebre Montand e con lei trionferà à l’Etoile.

Lui poi conoscerà Simone Signoret , la bionda attrice dagli occhi di ghiaccio



Montand cantò per lei "La vie en rose", la gioia per la liberazione e la fine della guerra. .

A Parigi erano gli anni del dopoguerra.



Alberto Bevilacqua l'ha conosciuta a Parigi. L’ha avvicinata e ha avuto l'impressione di una donna aggressiva, aggrappata a tutto quello che poteva.

Il padre era un funanbolo da marciapiede.

E' nata con un dna di inquietudine.

Il bordello conosciuto nell’infanzia, fu un mondo di verità brevi dove ha ricevuto troppi dolori .

Anche le donne furono innamorate di lei .Fu coinvolta anche in un fatto di sangue...

Edith si sposò con un compositore.

Marlene Dietrich le donò una collanina di smeraldi che porterà con sè nella tomba.

Conobbe anche Colette

E’ un mito francese.La sua vita ebbe alti e bassi


La Francia è un paese che apprezza i caratteri ribelli E’ un paese che procede per salti.



Nata poverissima. Si è fatta da sè grazie alla sua voce e ha salito tutti i gradini per arrivare al successo



E’ la parabola del dopoguerra per i giovani per non essere piatti e conformisti.

Amò Marcel Cerdan (pugile campione) e riuscì a fare amicizia con la moglie quando lui morì in un incidente aereo, lasciandola disperata : le due donne si unirono nell’amore per questo uomo

Tutti erano esistenzialisti anche se non avevano mai letto Kierkegarde.

Però l'esistenzialismo è stato un fenomeno degli anni '50



Gli uomini che ha amato…le canzoni sono state il cuore, il sangue ,la sua carne.

Lei le ha scritte su un tavolino di un bistrot .

L'ultima volta s' innamorò di un garzone di 26 anni che sposò col rito ortodosso e ne fece un cantante.

Era la beniamina degli intellettuali. La cultura francese la mise sul piedistallo tra mito e leggenda



Lei è stata una piccola donna apparentemente senza cultura,ma con una sensibilità e intelligenza non piegata a dettami ideologico- culturali .

La decadenza fisica inarrestabile l'afferrò,ma la voce non risentì mai del suo declino.



Penso sia da rivedere il film "La Vie en rose"

Nonostante l’alcool e la droga conservò intatte le qualità canore.

L'incanto della sua voce, le cui note profonde,mordenti accarezzano i sensi e l'anima, offre l'immagine di una donna che accettava il dolore e pretendeva la gioia come un riscatto dovuto.


15/08/07 - comunitazione.it

Una tragedia che si poteva evitare

Quando si parla di "tragedia che si poteva evitare"


"Vorrei scrivere qualche riga per far sentire la disperazione di chi ha un compagno che versa costantemente in uno stato alcolico con spiccata aggressività che sfocia sia verso gli altri che in autolesionismo, aggravato da consumo di cocaina".


Purtroppo da diversi mesi la situazione si è aggravata ogni giorno di più, a niente sono serviti i tentativi di day ospital o di ricovero in tossicologia dalla quale è regolarmente scappato firmando dimissioni che, a mio avviso , nessuno avrebbe dovuto convalidare in quanto già in stato confusionale nel momento in cui le firmava. Quasi sicuramente, a detta di alcuni medici illuminati che hanno avuto modo di vederlo, il suo stato è così grave perchè l'alcol e le droghe nascondono una patologia mentale creatasi durante l'uso continuativo e massiccio di droghe fatto per circa 3 anni e diminuito per far posto all'alcol. Sia io che la sua famiglia abbiamo provato tutte le strade per chiedere aiuto, quando ancora non era così grave rifiutava categoricamente ogni cura, ora che la situazione è diventata ingestibile ogni tanto piagnucola e chiede aiuto ma poi l'aggressività ha il sopravvento, proprio oggi ha compiuto l'ultima fuga da tossicologia ed ho deciso, vista l'inutilità di ogni intervento di abbandonarlo completamente a sè stesso per non rischiare oltre la mia incolumità, è stata una scelta difficile, ed ancora non sono certa che possa funzionare almeno per quello che mi riguarda, però, quello che penso è che non mi pare giusto questo atteggiamento dilagante di "Abbandonare" il malato a se stesso nella speranza che rinsavisca: e se invece si suicidasse? di chi sarebbe la responsabilità? Perchè non si può trattenere una persona palesemente fuori di testa in una struttura ospedaliera, fra l'altro preposta al recupero di simili patologie? Nei rari momenti di minor offuscamento che ha avuto in questi giorni si era lui pure lamentato per il fatto che lo facessero uscire dall'ospedale a richiesta, e si era dichiarato disponibile ad essere trattenuto purchè lo curassero, ed invece la risposta è stata: non è possibile. Bene, io spero che non succeda niente, ma se disgraziatamente dovesse aggredire qualcuno, o prendere un'auto e fare un incidente perchè ubriaco fradicio e fuori di testa oppure affondare la lama nel proprio braccio fino a tagliarsi le vene io vi dico che la colpa è di questo sistema legislativo e delle strutture ospedaliere che lavorano su dei "metodi" rigidi senza valutare ogni caso per la sua gravità e specificità.


Lettera firmata - 15/08/07 - aipsimed.org

Ce l’ho fatta a non violentarle

Rapisce 4 ragazze «Un test, ce l’ho fatta a non violentarle»


«Era solo un test, volevo mettermi alla prova, volevo vedere se con quattro ragazze a disposizione riuscivo a fermarmi, a non violentarle, a non abusare di nessuna di loro. E devo dire che ce l’ho fatta». Questa la motivazione che Sabatino D’Alfonso, 45 anni, il detenuto in permesso premio dal carcere di Sulmona, che il 6 agosto scorso ha sequestrato 4 studentesse romane, ha dato al gip del Tribunale di Roma, Marco Mancinetti. Che evidentemente non s’è intenerito, visto che ha emesso, dopo l’interrogatorio, un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per tentata violenza sessuale e sequestro di persona.
Il gip nell’ordinanza ha bollato le motivazioni di D’Alfonso come «paradossali e inquietanti», definendo lo stesso pregiudicato, che ha precedenti per tentata violenza sessuale e che sta scontando una pena per spaccio di droga, «socialmente pericoloso» e «non meritevole dei benefici premiali» riferendosi al permesso di due giorni che gli ha dato la possibilità di compiere il misfatto.
Nel racconto fatto al giudice Mancinetti («volevo fare una gita a Roma») e confermato dalle quattro giovani donne, D’Alfonso, un omone corpulento e butterato, dopo aver deciso di lasciarle libere, avrebbe persino indicato loro il tragitto per l’autostrada.


15/08/07 - ilgiornale.it

Basta guerre nel mondo!