Uno slogan non può bastare, ma se riuscito è un buon inizio. E "+1 vale 1" questo pregio ce l'ha. Perché ha il merito di ricordare che con quel cromosoma in più (la sindrome di Down è una condizione genetica caratterizzata dalla presenza di un cromosoma in più) si può vivere, amare, studiare, lavorare, ma per farlo c'è bisogno di sostegno, rispetto, opportunità.
Si apre con queste premesse la "Giornata nazionale della persona con sindrome Down" in programma domenica prossima e organizzata in oltre sessanta città italiane. Duecento i punti d'incontro allestiti per l'occasione, centinaia le tavolette di cioccolata del commercio equo e solidale in regalo a chi offrirà un contributo, tanto anche il materiale informativo distribuito dai volontari. Obiettivo della giornata, spiegano dal Coordinamento delle Associazioni delle persone con sindrome di Down, è modificare, attraverso una vasta campagna di sensibilizzazione e una corretta informazione, i tanti - troppi - pregiudizi e luoghi comuni che ancora oggi accompagnano le persone con quel cromosoma in più, in modo da realizzare una piena e reale integrazione nel mondo scolastico e in quello lavorativo.
Per questo la giornata non si rivolge solo a cittadini e mass media ma anche alle istituzioni, per stimolare, così, risposte "vere" per i Down: circa 38mila persone di cui il 61% con oltre 25 anni di età. Attualmente in Italia un bambino su 1200 nasce con questa condizione ma, grazie ai tanti passi avanti fatti dalla medicina negli ultimi decenni, l'aspettativa di vita si è allungata notevolmente sino a raggiungere in media 62 anni. A questi adulti bisogna garantire una vita il più normale possibile.
Info. www.coordinamentodown.it - (anna rita cillis) - 11/10/07 - repubblica.it
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Salute, gran consulto sull'alimentazione
A Roma il 18 e il 19 il nostro convegno con tre ministri e tanti esperti. E poi ricerche, sondaggi...
Stando alle elaborazioni Istat, in Italia 9 adulti su cento sarebbero obesi, quindi poco più di 4,5 milioni di persone. Su cento italiani over 18, poi, 44 hanno problemi con la bilancia. Insomma nel nostro Paese, in particolare tra gli anziani e tra i giovani adulti di 25-44 anni, l'obesità sta aumentando. Eppure, una parte della popolazione (più informata e più attenta alla tavola) sta cambiando atteggiamento nei confronti dei consumi alimentari: preferisce la qualità alla quantità e sempre più guarda ai cibi biologici. E si diffonde la richiesta di informazione sulla sicurezza dei prodotti.
Intorno a questi e molti altri temi ruota il convegno di "Salute", dedicato all'alimentazione che si tiene per due giorni - 18 e 19 ottobre - a Roma, al Centro Eventi di via Alibert, vicino a piazza di Spagna. Due giorni di dibattito intenso, durante i quali verranno presentati sondaggi di opinione, ricerche tematiche, studi su alimenti di largo consumo.
Ma vediamo nel dettaglio il programma del convegno, organizzato con Somedia. La mattina del 18 (giovedì prossimo), dopo l'introduzione di Guglielmo Pepe, direttore di "Salute", verrà presentata da Pierluigi Ascani di Format un'indagine su "come si nutrono gli italiani". A seguire, il presidente della Coldiretti, Sergio Marini, parlerà della "qualità del made in Italy", mentre Mario Capanna, presidente del Comitato diritti genetici, presenterà le iniziative sugli Ogm, gli organismi geneticamente modificati. Chiuderà la prima parte della mattinata Livia Turco, ministro della Salute, che parlerà delle politiche governative per il benessere dei cittadini.
Dopo la pausa, Adriana Albini, responsabile ricerca oncologica IRCCS Multimedica di Milano, parlerà del cibo come prevenzione, poi Marcello Ticca, primo ricercatore Inran, si soffermerà su rischio cardiovascolare e dieta mediterranea, Giuseppe Fatati, responsabile del Dipartimento Diabetologia dell'azienda ospedaliera S. Maria di Terni, illustrerà un percorso antiobesità, e Roberto Ostuzzi, presidente della ANSiSA, spiegherà come aiutare i ragazzi per contrastare l'anoressia. Sull'alimentazione a scuola, parlerà il ministro della Pubblica Istruzione, Giuseppe Fioroni. Dopo la pausa, si riprenderà nel pomeriggio con la politica delle industrie alimentari (vedi box accanto).Venerdì 19, Pierluigi Ascani presenterà una seconda indagine sul "benessere a tavola". Laura Campa, del campus Biomedico di Roma, parlerà delle "brutte coppie" alimentari; Valentina Tepedino, direttore Eurofishmarket Authority Alimentare, darà consigli sul pesce a tavola; il grande chef Gianfranco Vissani dirà come scegliere gli alimenti di qualità. Dopo l'intervallo, Paolo C. Conti, presidente del Cedites, interverrà sulla "leggenda del buon cibo italiano", mentre "l'evoluzione del concetto di nutrizione attraverso i ricettari" sarà trattata dal professor Alberto Capatti, rettore Università Scienze Gastronomiche di Pollenzo. Anna Maria Giusti, ricercatrice alla Sapienza di Roma farà una relazione su "mangiare bene per vivere meglio"; Antonio Longo, presidente Movimento Difesa del Cittadino, darà consigli su "vero e falso delle etichette alimentari", e Andrea Ferrante, presidente dell'Aiab, dirà se possiamo fidarci degli alimenti biologici. Infine il ministro delle Politiche Agricole, Paolo De Castro, risponderà al quesito "Gli italiani sono sicuri a tavola?". Chiuderà il convegno una performance-monologo dell'attore Riccardo Rossi.
Ricordiamo ai lettori che per avere il posto garantito è necessario telefonare al numero 0270648207, oppure scrivere a www.alimentazione.somedia.
11/10/07 - repubblica.it
Stando alle elaborazioni Istat, in Italia 9 adulti su cento sarebbero obesi, quindi poco più di 4,5 milioni di persone. Su cento italiani over 18, poi, 44 hanno problemi con la bilancia. Insomma nel nostro Paese, in particolare tra gli anziani e tra i giovani adulti di 25-44 anni, l'obesità sta aumentando. Eppure, una parte della popolazione (più informata e più attenta alla tavola) sta cambiando atteggiamento nei confronti dei consumi alimentari: preferisce la qualità alla quantità e sempre più guarda ai cibi biologici. E si diffonde la richiesta di informazione sulla sicurezza dei prodotti.
Intorno a questi e molti altri temi ruota il convegno di "Salute", dedicato all'alimentazione che si tiene per due giorni - 18 e 19 ottobre - a Roma, al Centro Eventi di via Alibert, vicino a piazza di Spagna. Due giorni di dibattito intenso, durante i quali verranno presentati sondaggi di opinione, ricerche tematiche, studi su alimenti di largo consumo.
Ma vediamo nel dettaglio il programma del convegno, organizzato con Somedia. La mattina del 18 (giovedì prossimo), dopo l'introduzione di Guglielmo Pepe, direttore di "Salute", verrà presentata da Pierluigi Ascani di Format un'indagine su "come si nutrono gli italiani". A seguire, il presidente della Coldiretti, Sergio Marini, parlerà della "qualità del made in Italy", mentre Mario Capanna, presidente del Comitato diritti genetici, presenterà le iniziative sugli Ogm, gli organismi geneticamente modificati. Chiuderà la prima parte della mattinata Livia Turco, ministro della Salute, che parlerà delle politiche governative per il benessere dei cittadini.
Dopo la pausa, Adriana Albini, responsabile ricerca oncologica IRCCS Multimedica di Milano, parlerà del cibo come prevenzione, poi Marcello Ticca, primo ricercatore Inran, si soffermerà su rischio cardiovascolare e dieta mediterranea, Giuseppe Fatati, responsabile del Dipartimento Diabetologia dell'azienda ospedaliera S. Maria di Terni, illustrerà un percorso antiobesità, e Roberto Ostuzzi, presidente della ANSiSA, spiegherà come aiutare i ragazzi per contrastare l'anoressia. Sull'alimentazione a scuola, parlerà il ministro della Pubblica Istruzione, Giuseppe Fioroni. Dopo la pausa, si riprenderà nel pomeriggio con la politica delle industrie alimentari (vedi box accanto).Venerdì 19, Pierluigi Ascani presenterà una seconda indagine sul "benessere a tavola". Laura Campa, del campus Biomedico di Roma, parlerà delle "brutte coppie" alimentari; Valentina Tepedino, direttore Eurofishmarket Authority Alimentare, darà consigli sul pesce a tavola; il grande chef Gianfranco Vissani dirà come scegliere gli alimenti di qualità. Dopo l'intervallo, Paolo C. Conti, presidente del Cedites, interverrà sulla "leggenda del buon cibo italiano", mentre "l'evoluzione del concetto di nutrizione attraverso i ricettari" sarà trattata dal professor Alberto Capatti, rettore Università Scienze Gastronomiche di Pollenzo. Anna Maria Giusti, ricercatrice alla Sapienza di Roma farà una relazione su "mangiare bene per vivere meglio"; Antonio Longo, presidente Movimento Difesa del Cittadino, darà consigli su "vero e falso delle etichette alimentari", e Andrea Ferrante, presidente dell'Aiab, dirà se possiamo fidarci degli alimenti biologici. Infine il ministro delle Politiche Agricole, Paolo De Castro, risponderà al quesito "Gli italiani sono sicuri a tavola?". Chiuderà il convegno una performance-monologo dell'attore Riccardo Rossi.
Ricordiamo ai lettori che per avere il posto garantito è necessario telefonare al numero 0270648207, oppure scrivere a www.alimentazione.somedia.
11/10/07 - repubblica.it
Rapinata coppia di anziani
Donna uccisa a bastonate
Afragola - Sono tempi feroci. Senza pietà. Qui c’è da aver paura anche tra le mura di casa, nel rifugio dove l’uomo, da sempre, si è sentito sicuro, protetto, con le spalle coperte. Non è più così. Nemmeno 48 ore dopo l'omicidio del tabaccaio, Francesco Gaito, ucciso a Sant'Antimo per settemila euro, le belve hanno provocato un altro lutto. Due notti fa, poco dopo le 2,30, ad Afragola (comune a nord di Napoli), due malviventi sono entrati nell'abitazione di una coppia di anziani coniugi, per fare razzia dei loro risparmi. Ed hanno ucciso, ancora una volta. Vincenzo Funicola, fruttivendolo ambulante in pensione e Teresa Luongo, entrambi di 69 anni, inermi e malandati fisicamente, sono stati imbavagliati, legati e picchiati dai banditi, resisi irriconoscibili, con due passamontagna calati sui loro volti. Alle botte e forse anche al bavaglio, che le ha impedito di respirare correttamente, non ha resistito la povera Teresa: l'anziana era già morta quando sono arrivati i soccorritori.
Le belve sono entrate facilmente in casa dei Funicola, una palazzina a un piano, in via Lucania. Si sono arrampicate su un palo della luce, sciaguratamente piantato a pochi centimetri dal balcone e sono saltati dentro. La porta era aperta, per consentire a Teresa, sofferente d'asma, di respirare meglio. I banditi hanno fatto irruzione in camera da letto e, da quel momento è iniziato l'incubo, durato circa mezz'ora, di marito e moglie. I due criminali si sono subito accaniti su quelle due vite indifese, picchiandole con pugni, calci e con il bastone che l'anziana usava per sorreggersi. Il fruttivendolo ha appena provato a reagire, forse ha allungato unamano verso il volto di uno dei due banditi, gente senza pietà, che ha continuato a pestarlo. Poi, li hanno legati mani e piedi e chiuso la bocca, con il nastro adesivo e lasciati sul letto.
Da allora è iniziata l'agonia di Teresa, che in una ventina di minuti l'ha portata alla morte, mentre, spietati, i banditi, rovistavano in tutta la casa, alla ricerca del piccolo tesoro. Per mettere fine all'assalto, è stato lo stesso fruttivendolo a indicare agli aguzzini, il luogo dove erano nascosti i soldi: nell'armadio, camuffati tra gli indumenti. Arraffato il denaro (circa 50 mila euro), e gli oggetti preziosi, tra i quali, gli anelli e i braccialetti, che Vincenzo aveva donato alla sua Teresa, in oltre quarant'anni di unione felice, le belve sono fuggite. Per fortuna, hanno lasciato impronte digitali e orme dappertutto: «materiale interessante» che adesso i carabinieri e il Racis, stanno esaminando. Fuggiti gli assassini, Funicola è riuscito a liberarsi dal nastro adesivo e a dare l'allarme alla figlia Anna.
È stata la donna ad avvertire i carabinieri e il 118. Il padre è stato portato all'ospedale San Giovanni di Dio, a Frattamaggiore: le sue condizioni, nonostante le percosse, non sono gravi. Ma, è sotto choc e, ancora non sa, che la moglie è stata uccisa. Orribile lo scenario balzato agli occhi dei soccorritori: sangue dappertutto, sul letto, sul pavimento, persino sul balcone. Gli investigatori ritengono che i malviventi sapessero bene che in casa Funicola c'erano soldi, tanti soldi, messi da parte da Vincenzo, in più di cinquant'anni di onesto lavoro di fruttivendolo.
Quei soldi, che dovevano servire a garantire a lui e alla moglie, una vecchiaia dignitosa e serena, invece, sono finiti nelle tasche di due spietati assassini, che li spenderanno per comprare moto di grossa cilindrata, droga, abiti firmati. I carabinieri hanno interrogato Funicola, nel suo letto dell'ospedale. «Era ancora sotto choc, non era in grado di darci indicazioni precise sull'accaduto», dice un investigatore. A quanto pare, i due malviventi, non avrebbero mai parlato durante l'assalto alla casa dei Funicola, difficile quindi, stabilire se fossero italiani oppure stranieri. carminespadafora@libero.it
di Carmine Spadafora - giovedì 11 ottobre 2007 - ilgiornale.it
Afragola - Sono tempi feroci. Senza pietà. Qui c’è da aver paura anche tra le mura di casa, nel rifugio dove l’uomo, da sempre, si è sentito sicuro, protetto, con le spalle coperte. Non è più così. Nemmeno 48 ore dopo l'omicidio del tabaccaio, Francesco Gaito, ucciso a Sant'Antimo per settemila euro, le belve hanno provocato un altro lutto. Due notti fa, poco dopo le 2,30, ad Afragola (comune a nord di Napoli), due malviventi sono entrati nell'abitazione di una coppia di anziani coniugi, per fare razzia dei loro risparmi. Ed hanno ucciso, ancora una volta. Vincenzo Funicola, fruttivendolo ambulante in pensione e Teresa Luongo, entrambi di 69 anni, inermi e malandati fisicamente, sono stati imbavagliati, legati e picchiati dai banditi, resisi irriconoscibili, con due passamontagna calati sui loro volti. Alle botte e forse anche al bavaglio, che le ha impedito di respirare correttamente, non ha resistito la povera Teresa: l'anziana era già morta quando sono arrivati i soccorritori.
Le belve sono entrate facilmente in casa dei Funicola, una palazzina a un piano, in via Lucania. Si sono arrampicate su un palo della luce, sciaguratamente piantato a pochi centimetri dal balcone e sono saltati dentro. La porta era aperta, per consentire a Teresa, sofferente d'asma, di respirare meglio. I banditi hanno fatto irruzione in camera da letto e, da quel momento è iniziato l'incubo, durato circa mezz'ora, di marito e moglie. I due criminali si sono subito accaniti su quelle due vite indifese, picchiandole con pugni, calci e con il bastone che l'anziana usava per sorreggersi. Il fruttivendolo ha appena provato a reagire, forse ha allungato unamano verso il volto di uno dei due banditi, gente senza pietà, che ha continuato a pestarlo. Poi, li hanno legati mani e piedi e chiuso la bocca, con il nastro adesivo e lasciati sul letto.
Da allora è iniziata l'agonia di Teresa, che in una ventina di minuti l'ha portata alla morte, mentre, spietati, i banditi, rovistavano in tutta la casa, alla ricerca del piccolo tesoro. Per mettere fine all'assalto, è stato lo stesso fruttivendolo a indicare agli aguzzini, il luogo dove erano nascosti i soldi: nell'armadio, camuffati tra gli indumenti. Arraffato il denaro (circa 50 mila euro), e gli oggetti preziosi, tra i quali, gli anelli e i braccialetti, che Vincenzo aveva donato alla sua Teresa, in oltre quarant'anni di unione felice, le belve sono fuggite. Per fortuna, hanno lasciato impronte digitali e orme dappertutto: «materiale interessante» che adesso i carabinieri e il Racis, stanno esaminando. Fuggiti gli assassini, Funicola è riuscito a liberarsi dal nastro adesivo e a dare l'allarme alla figlia Anna.
È stata la donna ad avvertire i carabinieri e il 118. Il padre è stato portato all'ospedale San Giovanni di Dio, a Frattamaggiore: le sue condizioni, nonostante le percosse, non sono gravi. Ma, è sotto choc e, ancora non sa, che la moglie è stata uccisa. Orribile lo scenario balzato agli occhi dei soccorritori: sangue dappertutto, sul letto, sul pavimento, persino sul balcone. Gli investigatori ritengono che i malviventi sapessero bene che in casa Funicola c'erano soldi, tanti soldi, messi da parte da Vincenzo, in più di cinquant'anni di onesto lavoro di fruttivendolo.
Quei soldi, che dovevano servire a garantire a lui e alla moglie, una vecchiaia dignitosa e serena, invece, sono finiti nelle tasche di due spietati assassini, che li spenderanno per comprare moto di grossa cilindrata, droga, abiti firmati. I carabinieri hanno interrogato Funicola, nel suo letto dell'ospedale. «Era ancora sotto choc, non era in grado di darci indicazioni precise sull'accaduto», dice un investigatore. A quanto pare, i due malviventi, non avrebbero mai parlato durante l'assalto alla casa dei Funicola, difficile quindi, stabilire se fossero italiani oppure stranieri. carminespadafora@libero.it
di Carmine Spadafora - giovedì 11 ottobre 2007 - ilgiornale.it
Somalia: autobomba in campo etiopico
Somalia: autobomba in campo etiopico, oltre 50 morti
Più di 50 morti tra i soldati, oltre all'attentatore. Sarebbe questo - ma si attendono conferme ufficiali - il bilancio dell'attentato compiuto in un campo militare etiopico al nord di Modadidiscio.
L'autobomba che ieri sera è riuscita a penetrare in un campo militare etiopico a Baidoa, 245 km a nord est di Mogadiscio potrebbe aver compiuto una strage: più di 50 morti tra i soldati, oltre all'attentatore, che pare fosse uno. È una voce che gira con insistenza in ambienti informati di Nairobi, rimbalzata a sua volta da fonti di intelligence somala, ma finora non vi sono conferme ufficiali. Il bilancio reso noto per ora - riferisce l'Ansa - è di due soldati morti, oltre all'attentatore. Baidoa era la capitale provvisoria della Somalia, fino a quando alla fine dello scorso anno le truppe etiopiche non hanno cacciato da Mogadiscio le Corti islamiche. Vi siede ancora il Parlamento che proprio in questi giorni dovrebbe decidere sulla fiducia al governo del premier Ali Gedi che è ai ferri corti col presidente Abdullahi Yusuf. L'attentato è avvenuto a poca distanza dalla sede dove alloggiano Gedi e il suo seguito, tutti rimasti illesi.
11/10/2007 - unionesarda.it
Più di 50 morti tra i soldati, oltre all'attentatore. Sarebbe questo - ma si attendono conferme ufficiali - il bilancio dell'attentato compiuto in un campo militare etiopico al nord di Modadidiscio.
L'autobomba che ieri sera è riuscita a penetrare in un campo militare etiopico a Baidoa, 245 km a nord est di Mogadiscio potrebbe aver compiuto una strage: più di 50 morti tra i soldati, oltre all'attentatore, che pare fosse uno. È una voce che gira con insistenza in ambienti informati di Nairobi, rimbalzata a sua volta da fonti di intelligence somala, ma finora non vi sono conferme ufficiali. Il bilancio reso noto per ora - riferisce l'Ansa - è di due soldati morti, oltre all'attentatore. Baidoa era la capitale provvisoria della Somalia, fino a quando alla fine dello scorso anno le truppe etiopiche non hanno cacciato da Mogadiscio le Corti islamiche. Vi siede ancora il Parlamento che proprio in questi giorni dovrebbe decidere sulla fiducia al governo del premier Ali Gedi che è ai ferri corti col presidente Abdullahi Yusuf. L'attentato è avvenuto a poca distanza dalla sede dove alloggiano Gedi e il suo seguito, tutti rimasti illesi.
11/10/2007 - unionesarda.it
La violenza sulle donne: oltre l'indifferenza
Si terrà il 27 ottobre, ore 10.00, in Villa Savonarola (Portici - NA), il seminario di studio in oggetto: "La violenza sulle donne. Oltre l'indifferenza". L'evento, organizzato dall'IMESF (Istituto Meridionale di Scienze Forensi) inaugura la campagna di sensibilizzazione in favore delle donne vittime di molestie assillanti, sottolineando altresì le numerose carenze normative.
11/10/2007 - Secondo una recente indagine ISTAT (2006), sono oltre 14 milioni le donne italiane che nel corso della vita sono state oggetto di violenza fisica, sessuale o psicologica. Di queste, circa 1.100.000 hanno subito lo stalking (tradotto di solito con il termine di molestia assillante o persecuzione psicologica) e, strano ma vero, la maggior parte di queste, non è mai stata denunciata. Gli atti di stalking, infatti, variano dalla consegna indesiderata di doni o omaggi floreali, all'uccisione di animali domestici, invio di sms ed e-mail indesiderate, fino alle lesioni e alla violenza sessuale. Il 55% dei casi ha come conseguenza nella vittima dei disturbi di tipo psico-fisiologici, dai disturbi di ansia a quelli del sonno, fino al disturbo post-traumatico da stress.
Nel corso della giornata interverranno il Presidente dell'IMESF, prof. Alfredo Grado, Angiola Di conza (Psicologa della II Università di Napoli), Maria Candida Martone (Avvocato) e Giancarlo Pezzuti (Avvocato).
Link: http://www.imesf.it - 11/10/07 - comunicati-stampa.net
11/10/2007 - Secondo una recente indagine ISTAT (2006), sono oltre 14 milioni le donne italiane che nel corso della vita sono state oggetto di violenza fisica, sessuale o psicologica. Di queste, circa 1.100.000 hanno subito lo stalking (tradotto di solito con il termine di molestia assillante o persecuzione psicologica) e, strano ma vero, la maggior parte di queste, non è mai stata denunciata. Gli atti di stalking, infatti, variano dalla consegna indesiderata di doni o omaggi floreali, all'uccisione di animali domestici, invio di sms ed e-mail indesiderate, fino alle lesioni e alla violenza sessuale. Il 55% dei casi ha come conseguenza nella vittima dei disturbi di tipo psico-fisiologici, dai disturbi di ansia a quelli del sonno, fino al disturbo post-traumatico da stress.
Nel corso della giornata interverranno il Presidente dell'IMESF, prof. Alfredo Grado, Angiola Di conza (Psicologa della II Università di Napoli), Maria Candida Martone (Avvocato) e Giancarlo Pezzuti (Avvocato).
Link: http://www.imesf.it - 11/10/07 - comunicati-stampa.net
Lei lo richiama e il violentatore abbocca: preso
Ancora una violenza sessuale. Ancora una volta, ad essere fermato è un romeno. La vittima è una giovane insegnante di 25 anni, avvicinata dall’uomo alla fermata dell’autobus e portata in un casolare nella zona di Baggio. Uno stupro che, racconta la ragazza agli agenti della Polfer ai quali aveva sporto denuncia, è durato ore. «Tutto il pomeriggio», spiega.
È martedì. La 25enne - di origini pugliesi e residente a Monza, dove lavora - è in Stazione Centrale. Prende la metropolitana con cui intende raggiungere alcuni parenti alla periferia della città. Il viaggio prosegue in autobus. La giovane, per errore, sale sul mezzo sbagliato. Quando se ne accorge è già arrivata al capolinea. Su quel mezzo c’è anche C.Z., romeno di 36 anni. L’ha vista, e ha deciso di avvicinarla.
Quando scende in strada, la ragazza è da sola. Sta chiamando a casa per spiegare che farà tardi. In quel momento il romeno le si avvicina, e inizia a scambiare con lei qualche parola. L’uomo si fa pressante, fino a che la costringe a seguirlo in un casolare diroccato poco distante dalla fermata. È lì che si consumerà la violenza. Ore di incubo, dirà poi lei agli agenti.
Verso le nove di sera, la ragazza torna in Centrale, e sporge denuncia alla Polizia ferroviaria. Gli agenti la accompagnano immediatamente alla clinica Mangiagalli, dove i medici la sottopongono a una visita. Gli esami sono positivi. C’è stato un rapporto sessuale.
La ragazza decide di collaborare attivamente con gli investigatori. Fornisce un identikit dettagliato dell’uomo, ma non solo. La giovane, infatti, spiega di aver avuto il numero di telefono del suo aguzzino. Un gesto di «distensione» da parte del romeno, un’ingenuità dopo la violenza. Ed è un errore che gli costerà caro. Gli agenti, infatti, lo individuano nel giro di 48 ore. Perché la donna si fa coraggio, e chiama l’uomo che l’ha violentata. Finge di volerlo incontrare. Gli dà un appuntamento proprio in Stazione. E lui si presenta. La trappola funziona.
Dopo un lungo appostamento, gli uomini della Polfer lo vedono entrare nell’androne. La ragazza fa un cenno agli agenti. È lui.
Immediato scatta il fermo. In tasca ha ancora il cellulare rubato alla sua vittima. L’uomo ammette di aver fatto conoscenza della giovane insegnante, ma cerca di giustificarsi sostenendo di non averla forzata al rapporto sessuale. Una versione che contrasta con quanto raccontato dalla giovane insegnante, e che dovrà reggere nel corso dell’interrogatorio fissato davanti al pm Roberta Brera. L’accusa a carico di C.Z. è pesante: sequestro di persona e violenza sessuale.
di Enrico Lagattolla - giovedì 11 ottobre 2007 - ilgiornale.it
È martedì. La 25enne - di origini pugliesi e residente a Monza, dove lavora - è in Stazione Centrale. Prende la metropolitana con cui intende raggiungere alcuni parenti alla periferia della città. Il viaggio prosegue in autobus. La giovane, per errore, sale sul mezzo sbagliato. Quando se ne accorge è già arrivata al capolinea. Su quel mezzo c’è anche C.Z., romeno di 36 anni. L’ha vista, e ha deciso di avvicinarla.
Quando scende in strada, la ragazza è da sola. Sta chiamando a casa per spiegare che farà tardi. In quel momento il romeno le si avvicina, e inizia a scambiare con lei qualche parola. L’uomo si fa pressante, fino a che la costringe a seguirlo in un casolare diroccato poco distante dalla fermata. È lì che si consumerà la violenza. Ore di incubo, dirà poi lei agli agenti.
Verso le nove di sera, la ragazza torna in Centrale, e sporge denuncia alla Polizia ferroviaria. Gli agenti la accompagnano immediatamente alla clinica Mangiagalli, dove i medici la sottopongono a una visita. Gli esami sono positivi. C’è stato un rapporto sessuale.
La ragazza decide di collaborare attivamente con gli investigatori. Fornisce un identikit dettagliato dell’uomo, ma non solo. La giovane, infatti, spiega di aver avuto il numero di telefono del suo aguzzino. Un gesto di «distensione» da parte del romeno, un’ingenuità dopo la violenza. Ed è un errore che gli costerà caro. Gli agenti, infatti, lo individuano nel giro di 48 ore. Perché la donna si fa coraggio, e chiama l’uomo che l’ha violentata. Finge di volerlo incontrare. Gli dà un appuntamento proprio in Stazione. E lui si presenta. La trappola funziona.
Dopo un lungo appostamento, gli uomini della Polfer lo vedono entrare nell’androne. La ragazza fa un cenno agli agenti. È lui.
Immediato scatta il fermo. In tasca ha ancora il cellulare rubato alla sua vittima. L’uomo ammette di aver fatto conoscenza della giovane insegnante, ma cerca di giustificarsi sostenendo di non averla forzata al rapporto sessuale. Una versione che contrasta con quanto raccontato dalla giovane insegnante, e che dovrà reggere nel corso dell’interrogatorio fissato davanti al pm Roberta Brera. L’accusa a carico di C.Z. è pesante: sequestro di persona e violenza sessuale.
di Enrico Lagattolla - giovedì 11 ottobre 2007 - ilgiornale.it
Bambino investito a Bormio
Bambino investito a Bormio: un fermo e un arresto per omicidio
Due ragazzi sono stati arrestati per l'omicidio del piccolo Renzo Giacomelli, di 3 anni, travolto sabato da un pirata della strada in moto su una pista ciclabile. Uno dei due, diciassettenne, era alla guida della moto, di 50 cc di cilindrata; l'altro, diciottenne, sul sellino posteriore.
Per il 17enne arrestato, che era alla guida della moto di 50 cc di cilindrata, l'accusa e' di omicidio volontario e omissione soccorso. Il 18enne e' accusato invece di omicidio colposo, in quanto mettendosi in sella a una moto 'proibita' avrebbe contribuito a creare la situazione di pericolo da cui e' scaturito l'incidente mortale. Non si conoscono al momento le identita' degli arrestati, che dopo ore di interrogatorio nella caserma dei carabinieri di Bormio avrebbero ammesso le loro responsabilita'.
Il minorenne sta per essere trasferito all'istituto i pena minorile Beccaria di Milano, mentre il 18enne verra' rinchiuso nel carcere di via Caimi a Sondrio.
I due giovani presi ieri sera a Bormio al termine dell'inchiesta sul tragico investimento di Renzo Giacomella, ucciso sabato sera da una moto pirata su una pista ciclabile, avrebbero detto di aver avuto paura a costituirsi.
"Non ci siamo accorti di quanto e' successo. Poi, in un secondo tempo, abbiamo avuto paura a costituirci in caserma", hanno confessato al procuratore di Sondrio, Gianfranco Avella, che ha coordinato l'indagine lampo dei carabinieri. Il minorenne di Bormio, fermato con l'accusa di omicidio volontario ed omissione di soccorso, e condotto al Beccaria di Milano, lavorava come muratore in una impresa edile della zona e mai aveva dato problemi in passato ai genitori. Era lui alla guida della moto investitrice. Figlio unico, appena ha visto arrivare a casa sua i carabinieri per prelevare la sua moto da cross 125 di cilindrata ha subito mostrato spirito collaborativo. "Non ha esitato a confessare - spiega il suo avvocato Giuseppe La Capria di Bormio - perche' dal giorno successivo al tragico incidente ossia quando si e' reso conto che forse era stata la sua moto a causare la tragedia, aveva cominciato a stare male".
Il maggiorenne, Luca Martinelli, residente a Valdisotto, lo stesso paese del bambino morto, e' invece studente e i genitori non si erano resi conto del suo coinvolgimento nel drammatico episodio. Per lui, maggiorenne, e' scattato l'arresto per omicidio colposo e omissione di soccorso.
11/10/07 - rainews24.rai.it
Due ragazzi sono stati arrestati per l'omicidio del piccolo Renzo Giacomelli, di 3 anni, travolto sabato da un pirata della strada in moto su una pista ciclabile. Uno dei due, diciassettenne, era alla guida della moto, di 50 cc di cilindrata; l'altro, diciottenne, sul sellino posteriore.
Per il 17enne arrestato, che era alla guida della moto di 50 cc di cilindrata, l'accusa e' di omicidio volontario e omissione soccorso. Il 18enne e' accusato invece di omicidio colposo, in quanto mettendosi in sella a una moto 'proibita' avrebbe contribuito a creare la situazione di pericolo da cui e' scaturito l'incidente mortale. Non si conoscono al momento le identita' degli arrestati, che dopo ore di interrogatorio nella caserma dei carabinieri di Bormio avrebbero ammesso le loro responsabilita'.
Il minorenne sta per essere trasferito all'istituto i pena minorile Beccaria di Milano, mentre il 18enne verra' rinchiuso nel carcere di via Caimi a Sondrio.
I due giovani presi ieri sera a Bormio al termine dell'inchiesta sul tragico investimento di Renzo Giacomella, ucciso sabato sera da una moto pirata su una pista ciclabile, avrebbero detto di aver avuto paura a costituirsi.
"Non ci siamo accorti di quanto e' successo. Poi, in un secondo tempo, abbiamo avuto paura a costituirci in caserma", hanno confessato al procuratore di Sondrio, Gianfranco Avella, che ha coordinato l'indagine lampo dei carabinieri. Il minorenne di Bormio, fermato con l'accusa di omicidio volontario ed omissione di soccorso, e condotto al Beccaria di Milano, lavorava come muratore in una impresa edile della zona e mai aveva dato problemi in passato ai genitori. Era lui alla guida della moto investitrice. Figlio unico, appena ha visto arrivare a casa sua i carabinieri per prelevare la sua moto da cross 125 di cilindrata ha subito mostrato spirito collaborativo. "Non ha esitato a confessare - spiega il suo avvocato Giuseppe La Capria di Bormio - perche' dal giorno successivo al tragico incidente ossia quando si e' reso conto che forse era stata la sua moto a causare la tragedia, aveva cominciato a stare male".
Il maggiorenne, Luca Martinelli, residente a Valdisotto, lo stesso paese del bambino morto, e' invece studente e i genitori non si erano resi conto del suo coinvolgimento nel drammatico episodio. Per lui, maggiorenne, e' scattato l'arresto per omicidio colposo e omissione di soccorso.
11/10/07 - rainews24.rai.it
Baby alcolisti a 12 anni
A MILANO COL POPOLO DELLE DISCOTECHE. "BABY ALCOLISTI ANCHE A DODICI ANNI"
Viaggio nei locali dei giovanissimi. I ragazzi, per aggirare i divieti , comprano le bottiglie prima di entrare. "Whisky e gin sono le prime droghe che girano qui dentro". "Ma spesso il barista ti versa da bere anche quando non potrebbe"
di Sandro De Riccardis
MILANO - Sbucano dalla metropolitana un´ora prima che la discoteca apra. Hanno il biglietto per entrare e una bottiglia di vodka che passa di mano in mano. A turno si fermano, smettono per un attimo di fumare e bevono lunghi sorsi. Sono ragazzi e ragazze. Hanno tutti meno di quattordici anni, uno - cugino del più grande - non ne ha compiuti ancora undici. Dicono di arrivare in treno da Bollate, comune dell´hinterland a nord di Milano. Qualcuno va a scuola, qualcun altro non più. Sono in una folla di quasi bambini usciti dalla metropolitana Garibaldi, uno sciame di rumore e allegria che rallenta il traffico fino al tempio del loro divertimento settimanale, lo Shocking. Due sale nella pancia del Teatro Smeraldo, a due passi da corso Como, cuore della movida milanese, alle 15 la discoteca si riempie ogni sabato pomeriggio di oltre seicento studenti, quasi tutti tra i dieci e i quindici anni, pochissimi più grandi. Aspettano fuori spingendo contro le transenne, mentre poco più là qualcuno beve ancora e nasconde i liquori in zainetti che all´ingresso nessuno controlla.
Sono giovanissimi. Da quando nei locali non si vendono più alcolici, gli angoli di corso Garibaldi e corso Como sono bar all´aperto per sballarsi con la vodka comprata nei supermercati, con il gin fatto sparire dal salotto di genitori distratti, con litri di birra venduta dai baracchini all´aperto. «Per carburarsi prima». Le bottiglie si svuotano fuori o si nascondono dentro. E da quando le discoteche arruolano ragazzini anche di dieci anni come pr per distribuire i volantini ai loro coetanei, l´età media di chi beve ed entra è sempre più bassa. Una struttura multilevel dove si guadagna in base ai "paganti" che porti dentro, e che scatena risse tra pr nelle scuole e in metropolitana per accaparrarsi fino all´ultimo i clienti. «Qui entrano solo gli sfigati», dice Luca, che a sedici anni considera "mocciosi" quelli che vanno allo Shocking il sabato pomeriggio. «Noi qui veniamo solo a scavallare (rubare, ndr) questi sfigati. Tu vai e dici: "Questi occhiali diventano miei". Loro te li lasciano, poi vanno dai gestori e piangono. Il sabato dopo sono di nuovo qui a farsi fregare». Luca ha una cresta di capelli che svetta in mille direzioni, un paio di occhiali firmati, i vestiti trasandati ma costosi. «Vivo in corso Buenos Aires, lui - e indica l´amico - è figlio di un politico. Mica lo facciamo per soldi, solo per divertirci. Il sabato, o il lunedì quando questi ragazzini vengono pagati». Sabato Daniel, quindici anni, ha fatto 218 ingressi. Per ognuno ha preso tre euro e 50: 763 euro. Dopo aver lasciato qualcosa ai pr che controlla, avrà guadagnato centinaia di euro.
«Fanno lavorare i ragazzini - dice Luca - Mio padre è avvocato, dice che è vietato». Lui e gli amici andranno tra poche ore alla serata Klash dei Magazzini Generali, altra grande discoteca di Milano, techno e house da ballare fino a notte fonda. «Ovunque - dice Roberto, un altro del gruppo - le canne girano come caramelle. Come i tic tac. Dentro nessuno vede nulla. Se insisti il barista ti dà anche un vodka Redbull. Soprattutto alle ragazzine». Dicono di non aver mai sniffato coca, ma «su dieci che sono in coda - sostengono - otto l´hanno fatto, sporadicamente. Due, invece, non ne possono fare più a meno». Più o meno quello che sostengono, con strumenti più scientifici, i volontari dell´"Unità mobile giovane", che ogni anno parlano in città con duemila ragazzini tra i 14 e i 18 anni davanti a locali e discoteche. Soprattutto qui, a due passi da corso Como. «La prima droga che gira al pomeriggio in discoteca è l´alcol - ammette Luca Ercoli, coordinatore del progetto per Ala, A77, Comunità nuova e Colce, le associazioni del progetto - I gestori tendono a non vedere, ma i giovanissimi fanno scorta in baracchini e supermercati, dove pagano dieci volte meno. I sedicenni poi acquistano la cocaina, dosi da un quarto di grammo per trenta euro». Basta inviare un sms e lo spacciatore, un coetaneo, ti trova nel buio della discoteca.
La droga serve per ballare fino alle sette di sera e per vincere la timidezza e abbordare le ragazzine. Nella penombra delle sale, sui cubi dove di notte danzano le modelle, ora ci sono i corpi seminudi di ragazzine di dodici anni, che ballano sinuose al ritmo assordante della house music. Sui divanetti, ci si sfiora e tocca, e ogni limite è superabile sotto i giacconi che coprono mani e corpi. Racconti di contatti fugaci e sesso finiscono sui blog e sui siti di confidenze giovanili, diventano filmati e foto che non è difficile trovare. Spiegano - come dice ancora Ercoli - che «per i giovanissimi il sesso è già una realtà. Di frequente distribuiamo ai pr confezioni da cento preservativi per i ragazzini e le ragazzine in discoteca. Ce ne chiedono sempre di più. Soprattutto quelli aromatizzati per i rapporti orali occasionali».
10/10/07 - antiproibizionisti.it
Viaggio nei locali dei giovanissimi. I ragazzi, per aggirare i divieti , comprano le bottiglie prima di entrare. "Whisky e gin sono le prime droghe che girano qui dentro". "Ma spesso il barista ti versa da bere anche quando non potrebbe"
di Sandro De Riccardis
MILANO - Sbucano dalla metropolitana un´ora prima che la discoteca apra. Hanno il biglietto per entrare e una bottiglia di vodka che passa di mano in mano. A turno si fermano, smettono per un attimo di fumare e bevono lunghi sorsi. Sono ragazzi e ragazze. Hanno tutti meno di quattordici anni, uno - cugino del più grande - non ne ha compiuti ancora undici. Dicono di arrivare in treno da Bollate, comune dell´hinterland a nord di Milano. Qualcuno va a scuola, qualcun altro non più. Sono in una folla di quasi bambini usciti dalla metropolitana Garibaldi, uno sciame di rumore e allegria che rallenta il traffico fino al tempio del loro divertimento settimanale, lo Shocking. Due sale nella pancia del Teatro Smeraldo, a due passi da corso Como, cuore della movida milanese, alle 15 la discoteca si riempie ogni sabato pomeriggio di oltre seicento studenti, quasi tutti tra i dieci e i quindici anni, pochissimi più grandi. Aspettano fuori spingendo contro le transenne, mentre poco più là qualcuno beve ancora e nasconde i liquori in zainetti che all´ingresso nessuno controlla.
Sono giovanissimi. Da quando nei locali non si vendono più alcolici, gli angoli di corso Garibaldi e corso Como sono bar all´aperto per sballarsi con la vodka comprata nei supermercati, con il gin fatto sparire dal salotto di genitori distratti, con litri di birra venduta dai baracchini all´aperto. «Per carburarsi prima». Le bottiglie si svuotano fuori o si nascondono dentro. E da quando le discoteche arruolano ragazzini anche di dieci anni come pr per distribuire i volantini ai loro coetanei, l´età media di chi beve ed entra è sempre più bassa. Una struttura multilevel dove si guadagna in base ai "paganti" che porti dentro, e che scatena risse tra pr nelle scuole e in metropolitana per accaparrarsi fino all´ultimo i clienti. «Qui entrano solo gli sfigati», dice Luca, che a sedici anni considera "mocciosi" quelli che vanno allo Shocking il sabato pomeriggio. «Noi qui veniamo solo a scavallare (rubare, ndr) questi sfigati. Tu vai e dici: "Questi occhiali diventano miei". Loro te li lasciano, poi vanno dai gestori e piangono. Il sabato dopo sono di nuovo qui a farsi fregare». Luca ha una cresta di capelli che svetta in mille direzioni, un paio di occhiali firmati, i vestiti trasandati ma costosi. «Vivo in corso Buenos Aires, lui - e indica l´amico - è figlio di un politico. Mica lo facciamo per soldi, solo per divertirci. Il sabato, o il lunedì quando questi ragazzini vengono pagati». Sabato Daniel, quindici anni, ha fatto 218 ingressi. Per ognuno ha preso tre euro e 50: 763 euro. Dopo aver lasciato qualcosa ai pr che controlla, avrà guadagnato centinaia di euro.
«Fanno lavorare i ragazzini - dice Luca - Mio padre è avvocato, dice che è vietato». Lui e gli amici andranno tra poche ore alla serata Klash dei Magazzini Generali, altra grande discoteca di Milano, techno e house da ballare fino a notte fonda. «Ovunque - dice Roberto, un altro del gruppo - le canne girano come caramelle. Come i tic tac. Dentro nessuno vede nulla. Se insisti il barista ti dà anche un vodka Redbull. Soprattutto alle ragazzine». Dicono di non aver mai sniffato coca, ma «su dieci che sono in coda - sostengono - otto l´hanno fatto, sporadicamente. Due, invece, non ne possono fare più a meno». Più o meno quello che sostengono, con strumenti più scientifici, i volontari dell´"Unità mobile giovane", che ogni anno parlano in città con duemila ragazzini tra i 14 e i 18 anni davanti a locali e discoteche. Soprattutto qui, a due passi da corso Como. «La prima droga che gira al pomeriggio in discoteca è l´alcol - ammette Luca Ercoli, coordinatore del progetto per Ala, A77, Comunità nuova e Colce, le associazioni del progetto - I gestori tendono a non vedere, ma i giovanissimi fanno scorta in baracchini e supermercati, dove pagano dieci volte meno. I sedicenni poi acquistano la cocaina, dosi da un quarto di grammo per trenta euro». Basta inviare un sms e lo spacciatore, un coetaneo, ti trova nel buio della discoteca.
La droga serve per ballare fino alle sette di sera e per vincere la timidezza e abbordare le ragazzine. Nella penombra delle sale, sui cubi dove di notte danzano le modelle, ora ci sono i corpi seminudi di ragazzine di dodici anni, che ballano sinuose al ritmo assordante della house music. Sui divanetti, ci si sfiora e tocca, e ogni limite è superabile sotto i giacconi che coprono mani e corpi. Racconti di contatti fugaci e sesso finiscono sui blog e sui siti di confidenze giovanili, diventano filmati e foto che non è difficile trovare. Spiegano - come dice ancora Ercoli - che «per i giovanissimi il sesso è già una realtà. Di frequente distribuiamo ai pr confezioni da cento preservativi per i ragazzini e le ragazzine in discoteca. Ce ne chiedono sempre di più. Soprattutto quelli aromatizzati per i rapporti orali occasionali».
10/10/07 - antiproibizionisti.it
Antiepilettico utile contro dipendenza da alcol
ALCOOL: STUDIO USA, ANTIEPILETTICO E' UTILE CONTRO DIPENDENZA
Un farmaco utilizzato per la cura dell'epilessia potrebbe rivelarsi utile per il trattamento della dipendenza da alcol. Gli alcolisti che lo assumono, bevono meno e riescono a stare sobri piu' a lungo. La notizia viene da uno studio multicentrico apparso su Jama e coordinato dall'Universita' della Virginia. Il farmaco appare in grado di ridurre il rafforzamento al consumo di alcol e la tendenza a bere grazie alla capacita' di inibire il rilascio di dopamina in alcune aree cerebrali.
I ricercatori di diversi atenei americani l'hanno confrontato con placebo, coinvolgendo 371 alcolisti di entrambi i sessi: di questi, 188 hanno ricevuto per 14 settimane 300 mg al giorno di topiramato, mentre a 183 e' stato dato con la stessa cadenza placebo. Al termine dello studio, i soggetti trattati col farmaco avevano bevuto pesantemente per meno giorni, con riduzione dei giorni dediti all'alcol dell'8 per cento rispetto a quelli trattati con placebo, pur considerando le interruzioni del trattamento come degli insuccessi (escludendo le interruzioni, la differenza raddoppia). Il topiramato ha inoltre consentito alle persone che lo prendevano di rimanere in astinenza piu' lungo: piu' elevata e' stata infatti la percentuale di alcolisti rimasti per almeno 28 giorni consecutivi senza bere pesantemente o addirittura senza bere del tutto. E' ancora presto tuttavia perche' il farmaco possa essere utilizzato nella pratica clinica, nonostante sia in commercio da tempo e impiegato non solo per l'epilessia ma anche per la prevenzione dell'emicrania. Le unioni dei consumatori negli Usa non sono molto favorevoli alla sua introduzione per la cura dell'alcolismo, ritenendolo poco efficace e con qualche effetto collaterale di troppo.
Fonte: Agi/Federfarma - 10/10/07 - cybermed.it
Un farmaco utilizzato per la cura dell'epilessia potrebbe rivelarsi utile per il trattamento della dipendenza da alcol. Gli alcolisti che lo assumono, bevono meno e riescono a stare sobri piu' a lungo. La notizia viene da uno studio multicentrico apparso su Jama e coordinato dall'Universita' della Virginia. Il farmaco appare in grado di ridurre il rafforzamento al consumo di alcol e la tendenza a bere grazie alla capacita' di inibire il rilascio di dopamina in alcune aree cerebrali.
I ricercatori di diversi atenei americani l'hanno confrontato con placebo, coinvolgendo 371 alcolisti di entrambi i sessi: di questi, 188 hanno ricevuto per 14 settimane 300 mg al giorno di topiramato, mentre a 183 e' stato dato con la stessa cadenza placebo. Al termine dello studio, i soggetti trattati col farmaco avevano bevuto pesantemente per meno giorni, con riduzione dei giorni dediti all'alcol dell'8 per cento rispetto a quelli trattati con placebo, pur considerando le interruzioni del trattamento come degli insuccessi (escludendo le interruzioni, la differenza raddoppia). Il topiramato ha inoltre consentito alle persone che lo prendevano di rimanere in astinenza piu' lungo: piu' elevata e' stata infatti la percentuale di alcolisti rimasti per almeno 28 giorni consecutivi senza bere pesantemente o addirittura senza bere del tutto. E' ancora presto tuttavia perche' il farmaco possa essere utilizzato nella pratica clinica, nonostante sia in commercio da tempo e impiegato non solo per l'epilessia ma anche per la prevenzione dell'emicrania. Le unioni dei consumatori negli Usa non sono molto favorevoli alla sua introduzione per la cura dell'alcolismo, ritenendolo poco efficace e con qualche effetto collaterale di troppo.
Fonte: Agi/Federfarma - 10/10/07 - cybermed.it
Austria. Sottovalutato uso cannabis
Austria. Consumo di cannabis: rischio sottovalutato
Statisticamente parlando, un cittadino su cinque dell'Europa centrale ha provato la cannabis almeno in un'occasione. Ed e' una cifra in crescita. Se nel 2000, in Austria, furono 7.727 le persone segnalate per la prima volta dalla polizia per abuso di cannabis, nel 2006 si arrivo' a 11.152, ossia a un incremento del 44,3%. Per il 2007 manca ancora qualsiasi dato. Mentre per molte persone la cannabis e' un'esperienza una tantum, il numero dei veri spinellati, vale a dire consumatori che hanno problemi seri con la sostanza, e' cresciuto notevolmente. Percio' gli esperti si dolgono che proprio per questo tipo di persone manchino strutture adeguate d'assistenza.
La cannabis e' davvero un problema trascurato? Secondo un assistente sociale, noto a Die Presse, operatore in un centro per tossicodipendenti finanziato dalla citta' di Vienna e desideroso di restare anonimo, "l'amministrazione usa consapevolmente belle parole per parlare del problema e tenta di dargli scientificita' attraversi i sondaggi". Non c'e' dunque da stupirsi se l'ultima indagine sulla dipendenza a Vienna, relativa al gruppo 15-29 anni, indica solo un 8% di consumatori di cannabis mentre a Graz, dove il monitoraggio e' piu' veritiero, le cifre parlano del 37% di consumatori occasionali nella fascia 12-25 anni. E anche considerando le persone che hanno provato la sostanza una sola volta nella vita, a Graz la quota e' del 59%, molto piu' alta del 34% di Vienna.
Una scoperta almeno altrettanto allarmante l'ha fatta Sophie Lachout del consultorio "CheckiT!" di Vienna. Se negli ultimi anni la quota dei fumatori occasionali e' rimasta piuttosto stabile, il numero dei fumatori "intensivi" e' molto cresciuto. Dal 1998, la percentuale di coloro che fanno uso dei derivati della canapa 20 o 30 giorni al mese e' salito dal 25% al 45%. Uno sviluppo inquietante, che l'esperto di droga e perito psichiatra del tribunale, Reinhard Haller, nel suo recente libro intitolato (In) felicita' del vizio spiega cosi': "Il fatto e' che in molti campi la cannabis comporta meno rischi di altre droghe. A preoccupare dovrebbe essere pero' l'assunzione di grandi quantita' che possono causare danni psichici rilevanti". Una realta' ormai provata scientificamente. Ma chi vuole rendere consapevoli dei rischi, trova difficolta' a discutere seriamente del tema cannabis. Per la Sinistra e' solo una sostanza euforizzante, contraltare della droga borghese alcol. A Destra, l'erba e la sua sostanza attiva Thc sono considerati "l'erba del diavolo". "Certo e' che, negli ultimi anni, sempre piu' persone si sono rivolte a noi perche' il consumo di lungo periodo li ha resi dipendenti", spiega la direttrice di CheckiT, Lachout. Secondo le sue stime, almeno un consumatore di cannabis su cinque ha problemi di dipendenza dalla sostanza. Il tipico spinellato ha diciott'anni, nel 70% dei casi e' maschio, e in passato e' stato trascurato dalla famiglia. Le conseguenze sono generalmente l'assenza di stimoli, paranoia e deficit cognitivi. Poiche' i dipendenti da cannabis solitamente non sono in condizioni di disagio paragonabile a quello degli eroinomani o cocainomani, si rifiutano di mescolarsi a quest'ultimi e quindi evitano i centri d'assistenza. Non e' un problema da poco, secondo Sabine Haas dell'Istituto federale austriaco per la sanita' (Oebig). "In linea di principio, le strutture d'assistenza ai drogati sono accessibili a tutti i tossicodipendenti. Ma poiche' i consumatori di cannabis non vogliono condividere il destino notevolmente piu' duro degli eroinomani, i quali occupano comunque la maggior parte dei posti disponbili, ecco che solo pochi di loro fruiscono dell'assistenza". Insomma, e' difficile dare una mano a chi abusa di spinelli. Haas chiede dunque una differenziazione dell'offerta, in modo che ci si possa dedicare, nei casi specifici, solo a chi abusa di cannabis. "Germania e Francia dispongono gia' di sistemi di questo tipo", aggiunge.
Tra le forze dell'ordine il problema e' vissuto in un altro modo. Fintanto che rimangono i "veri problemi" legati a sostanze quali eroina e cocaina, non ci si puo' concentrare ne' intervenire massicciamente sulla cannabis, spiega uno specialista di sequestri di droga. Anche perche' il danno provocato dalla cannbis non e' paragonabile alla concorrenza "pesante". "Mentre nello scenario che sta intorno a eroinomani e cocainomani abbiamo a che fare con rapine e omicidi, il consumo di cannabis e' finanziabile anche con la semplice paghetta", chiosa un funzionario.
10/10/07 - droghe.aduc.it
Statisticamente parlando, un cittadino su cinque dell'Europa centrale ha provato la cannabis almeno in un'occasione. Ed e' una cifra in crescita. Se nel 2000, in Austria, furono 7.727 le persone segnalate per la prima volta dalla polizia per abuso di cannabis, nel 2006 si arrivo' a 11.152, ossia a un incremento del 44,3%. Per il 2007 manca ancora qualsiasi dato. Mentre per molte persone la cannabis e' un'esperienza una tantum, il numero dei veri spinellati, vale a dire consumatori che hanno problemi seri con la sostanza, e' cresciuto notevolmente. Percio' gli esperti si dolgono che proprio per questo tipo di persone manchino strutture adeguate d'assistenza.
La cannabis e' davvero un problema trascurato? Secondo un assistente sociale, noto a Die Presse, operatore in un centro per tossicodipendenti finanziato dalla citta' di Vienna e desideroso di restare anonimo, "l'amministrazione usa consapevolmente belle parole per parlare del problema e tenta di dargli scientificita' attraversi i sondaggi". Non c'e' dunque da stupirsi se l'ultima indagine sulla dipendenza a Vienna, relativa al gruppo 15-29 anni, indica solo un 8% di consumatori di cannabis mentre a Graz, dove il monitoraggio e' piu' veritiero, le cifre parlano del 37% di consumatori occasionali nella fascia 12-25 anni. E anche considerando le persone che hanno provato la sostanza una sola volta nella vita, a Graz la quota e' del 59%, molto piu' alta del 34% di Vienna.
Una scoperta almeno altrettanto allarmante l'ha fatta Sophie Lachout del consultorio "CheckiT!" di Vienna. Se negli ultimi anni la quota dei fumatori occasionali e' rimasta piuttosto stabile, il numero dei fumatori "intensivi" e' molto cresciuto. Dal 1998, la percentuale di coloro che fanno uso dei derivati della canapa 20 o 30 giorni al mese e' salito dal 25% al 45%. Uno sviluppo inquietante, che l'esperto di droga e perito psichiatra del tribunale, Reinhard Haller, nel suo recente libro intitolato (In) felicita' del vizio spiega cosi': "Il fatto e' che in molti campi la cannabis comporta meno rischi di altre droghe. A preoccupare dovrebbe essere pero' l'assunzione di grandi quantita' che possono causare danni psichici rilevanti". Una realta' ormai provata scientificamente. Ma chi vuole rendere consapevoli dei rischi, trova difficolta' a discutere seriamente del tema cannabis. Per la Sinistra e' solo una sostanza euforizzante, contraltare della droga borghese alcol. A Destra, l'erba e la sua sostanza attiva Thc sono considerati "l'erba del diavolo". "Certo e' che, negli ultimi anni, sempre piu' persone si sono rivolte a noi perche' il consumo di lungo periodo li ha resi dipendenti", spiega la direttrice di CheckiT, Lachout. Secondo le sue stime, almeno un consumatore di cannabis su cinque ha problemi di dipendenza dalla sostanza. Il tipico spinellato ha diciott'anni, nel 70% dei casi e' maschio, e in passato e' stato trascurato dalla famiglia. Le conseguenze sono generalmente l'assenza di stimoli, paranoia e deficit cognitivi. Poiche' i dipendenti da cannabis solitamente non sono in condizioni di disagio paragonabile a quello degli eroinomani o cocainomani, si rifiutano di mescolarsi a quest'ultimi e quindi evitano i centri d'assistenza. Non e' un problema da poco, secondo Sabine Haas dell'Istituto federale austriaco per la sanita' (Oebig). "In linea di principio, le strutture d'assistenza ai drogati sono accessibili a tutti i tossicodipendenti. Ma poiche' i consumatori di cannabis non vogliono condividere il destino notevolmente piu' duro degli eroinomani, i quali occupano comunque la maggior parte dei posti disponbili, ecco che solo pochi di loro fruiscono dell'assistenza". Insomma, e' difficile dare una mano a chi abusa di spinelli. Haas chiede dunque una differenziazione dell'offerta, in modo che ci si possa dedicare, nei casi specifici, solo a chi abusa di cannabis. "Germania e Francia dispongono gia' di sistemi di questo tipo", aggiunge.
Tra le forze dell'ordine il problema e' vissuto in un altro modo. Fintanto che rimangono i "veri problemi" legati a sostanze quali eroina e cocaina, non ci si puo' concentrare ne' intervenire massicciamente sulla cannabis, spiega uno specialista di sequestri di droga. Anche perche' il danno provocato dalla cannbis non e' paragonabile alla concorrenza "pesante". "Mentre nello scenario che sta intorno a eroinomani e cocainomani abbiamo a che fare con rapine e omicidi, il consumo di cannabis e' finanziabile anche con la semplice paghetta", chiosa un funzionario.
10/10/07 - droghe.aduc.it
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