OMS: pericolo siringhe non sterilizzate

OMS: SIRINGHE NON STERILIZZATE UCCIDONO 1,3 MILIONI DI PERSONE


Ginevra - Utilizzare siringhe piu' sicure permetterebbe di evitare la morte di 1,3 milioni di persone ogni anno, specialmente nei paesi poveri dove il 40 per cento di tutte le iniezioni e' eseguita con aghi non sterilizzati o gia' utilizzati. Questi dati allarmanti sono stati presentati a Ginevra dall'Organizzazione mondiale della Sanita' nel corso di un convegno di tre giorni apertosi oggi.
Secondo l'Oms, il 33 per cento delle infezioni da epatite B e circa 2 milioni di nuovi casi di epatite C ogni anno dipendono dall'uso di siringhe non sicure e iniezioni accidentali degli operatori sanitari. Si stima anche che il 5 per cento dei nuovi casi di Hiv nel mondo dipenda da aghi infetti e avvenga in ambito ospedaliero o sanitario. Il problema, sottolinea l'Oms, e' che molte nazioni non riescono a sostenere l'acquisto di siringhe piu' sicure, che hanno un costo di 15 centesimo di dollaro contro i 3 centesimi di siringhe meno sofisticate. Fonte: Agi/Federfarma


martedì 23 ottobre 2007 - cybermed.it

Esame Hpv, meglio del pap test

Il test Hpv presto potrebbe sostituire il famoso pap test, usato per l'individuazione del papilloma virus umano. Una ricerca canadese ha dimostrato una maggiore efficacia e attendibilità del nuovo test molecolare, che permetterebbe inoltre un monitoraggio triennale, al contrario dei 12 mesi del pap test. Le percentuali del nuovo test si avvicinano al 95% di attendibilità, conro il 55% del pap test. Unica controindicazione i costi elevati, ma gli esperti calcolano che saranno amortizzati dal maggior numero di vite salvate e dal minor numero di controlli che richiede nel corso della vita.

24/10/07 - barimia.info

Contagiata dall'Hiv. Indagato l'ex compagno

Continuava ad avere rapporti non protetti con la sua donna, senza dirle di che era sieropositivo. Lei è rimasta incinta e si è accorta di avere l'Hiv. Ora l'uomo è indagato dalla procura.

Pur sapendo di essere sieropositivo, avrebbe avuto rapporti non protetti con la sua compagna, contagiandola. La donna, all'oscuro della malattia dell'uomo, si è poi accorta di aver contratto il virus dell'Hiv quando è rimasta incinta di una bambina avuta dal compagno che l'avrebbe contagiata. Per fortuna la bambina è nata sana. Questi i fatti ricostruiti da un'inchiesta condotta dalla procura di Firenze.

Accuse gravissime
I magistrati adesso indagano l'uomo per lesioni personali aggravate ai danni della donna. Secondo quanto emerso dalle indagini, condotte dal pm Luca Turco e ora concluse, l'uomo, 34 anni, era consapevole della sua malattia già quando aveva iniziato la relazione con la futura madre di sua figlia, nel 2003: lo proverebbe la documentazione medica acquisita dagli inquirenti in ospedale. Nonostante questo nei tre anni in cui è stato insieme alla donna non le avrebbe mai detto nulla e non avrebbe avuto con lei rapporti protetti, finendo per contagiarla.

"È stato sicuramente lui"
La donna si è accorta di essere malata quando ha effettuato gli esami per la gravidanza. Si è poi rivolta alla magistratura ed è stata assistita dall'avvocato Marco Rocchi. La sua è un'accusa netta nei confronti di quello che era diventato nel frattempo l'ex compagno e che secondo lei è il responsabile del contagio. A questa conclusione la donna è giunta dopo aver verificato, sulla base di certificati medici, che non poteva essere colpa di un altro uomo con cui aveva avuto una storia precedente se lei aveva contratto il virus Hiv. Ansa/City


24/10/07 - city.corriere.it

Malati terminali: non ci sono posti

Malati terminali: 114 hospice in Italia ma ne servono il triplo


24 OTT – Una crescita importante quella del numero di hospice per malati terminali in Italia, passati dai 20 nel 2002 ai 114 di oggi, con 1.229 posti letto. Tuttavia ancora pochi, dal momento che nel nostro Paese sono circa 250 mila l’anno le persone che hanno bisogno di cure particolari perché al termine della loro vita. Una mappa delle strutture italiane sarà presentata il 13 novembre a Perugia, nella giornata inaugurale del XIV Congresso della Società italiana di cure palliative (Sicp).
Secondo Furio Zucco, presidente Sicp, e Francesca Crippa Floriani, presidente della Federazione Cure Palliative, il numero degli hospice necessari dipende anche da come si sviluppera' la rete dell’assistenza domiciliare, che per il momento è insufficiente e con caratteristiche assai differenti fra Regione e Regione.

“La legge 39 del 1999 - ha detto Zucco - aveva messo a disposizione delle Regioni circa 206 milioni di euro per la realizzazione di 188 hospice e l'ultima finanziaria, approvata nel dicembre 2006 ha messo a disposizione altri 100 milioni per il completamento della rete. Fondi ad oggi inutilizzati” perché, ha aggiunto, “manca un modello di sviluppo nazionale per lo sviluppo della rete per le cure palliative che integri gli hospice con le cure domiciliari: ogni Regione ha un suo modello, alcune addirittura più di uno”. Alcune Regioni inoltre rimandano la costruzione di queste strutture perché poi resterebbero vuote in quanto spesso manca personale particolarmente specializzato.


24/10/07 - ilbisturi.it

Studente violentato dopo una festa

La vista annebbiata, e non soltanto per lo sterminato labirinto di stanze in quella casa da ricchissimi. Ha bevuto, un po' troppo, alla festa tra universitari. Fino ad addormentarsi. E quando s'è svegliato, stava lì, «nudo, dolorante, steso sul pavimento». Scomparsi i vestiti, ha preso i primi che ha trovato in un armadio, è andato al pronto soccorso, che l'ha dirottato alla clinica Mangiagalli. Perché, hanno constatato i dottori, «le escoriazioni, gli ematomi e le profonde lacerazioni erano segni di una violenza sessuale». Di gruppo, con larga probabilità. Di certo brutale. Vittima, un 24enne, studente al Dams di Bologna, a Milano per uno stage e convinto da un'amica ad andare alla festa.

Il ragazzo non ha saputo dar risposte ai medici su cosa nei dettagli fosse successo («Non mi ricordo, davvero») e ha domandato, a lungo, con insistenza, mano a mano con voce più disperata, angoscia, attesa: «E se mi avessero attaccato l'Aids?». Le seguenti visite, peraltro di profilassi, hanno scongiurato il contagio. Il ragazzo s'è tranquillizzato, e allora han provato di nuovo: «Su, raccontaci i fatti». E di nuovo è stato il silenzio: «Non mi ricordo, davvero». Il vuoto. Eccetto poche, scarne coordinate. L'amica, la casa, le stanze e quella stanza in particolare. L'amica: «Mi ha chiamato sul cellulare nel pomeriggio, mi dice "Dai che stasera andiamo a divertici da conoscenti, non mi tirare bidone". Ero libero, non avevo impegni, così accetto, ci diamo appuntamento in via Torino, vicino al cinema. Ci troviamo, parcheggiamo i motorini e andiamo a piedi verso l'abitazione». La casa, appunto: «Quadri dappertutto. Arredamenti di pregio. Tappeti orientali. E le stanze». Ecco, le stanze. Una dopo l'altra, una fianco all'altra. «Finisco in una camera, sono con un gruppo di ragazzi, ci rilassiamo, parliamo, e beviamo, beviamo... ». Stop.

La memoria s'offusca. Fotogrammi seguenti, in rapida frequenza: il risveglio, il corpo nudo, il dolore, lo smarrimento, e poi la corsa all'ospedale, dopo aver chiamato un taxi, e il pronto soccorso, e la clinica Mangiagalli». Alla Mangiagal-li, completate le medicazioni, gli chiedono: scusa, e l'amica? Lui la chiama al telefonino, lei dice semplicemente che a un certo punto s'era stancata e se n'era andata. Insiste, il 24enne: «Perché non mi hai chiamato? ». Replica: «Non ti trovavo». Ah già: lo sterminato labirinto di stanze...

Giovedì scorso erano finiti arrestati due egiziani clandestini: l'accusa racconta di uno stupro ai danni di uno studente 18enne, al Parco Lambro. Dalla squadra mobile della Questura, che s'è occupata della vicenda, avevano detto in fase di commento: «È il primo caso in assoluto che trattiamo». Ha detto Alessandra Kustermann, del centro Antiviolenze della clinica Mangiagalli: «In undici anni, abbiamo trattato 104 casi di violenze sessuali ai danni di uomini, il 68 per cento dei quali maggiorenni». «Ma si sa», ha aggiunto la Kustermann, «l'uomo spesso ha grandi difficoltà a denunciare questo tipo di violenza».

Andrea Galli - 24/10/07 - corriere.it

Piano sicurezza: sei ministri bloccano tutto

Un pasticcio. Il Consiglio dei ministri discute del pacchetto sicurezza e parte la zuffa tutta politica. Troppi distinguo, troppe perplessità. Qualcuno si astiene, qualcun altro s’impunta. Ma il ridicolo si raggiunge quando il ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio fa trapelare che sì, l’accordo s’è raggiunto anche con i maldipancia di qualche collega. «Macché - corre a precisare il collega per la Solidarietà sociale Paolo Ferrero - Le notizie che sono uscite sono false e tendenzione». Insomma, un vero caos.

Modifiche ai quattro disegni di legge che compongono il pacchetto sicurezza sono state chieste da almeno sei ministri. Ossia: Paolo Ferrero, Alfonso Pecoraro Scanio, Emma Bonino, Rosy Bindi, Fabio Mussi e Barbara Pollastrini.

L’esame e il voto del provvedimento è stato rinviato al prossimo Consiglio dei ministri, convocato martedì prossimo.

Emma Bonino racconta la spericolata giornata in Consiglio dei ministri: «Io non so chi dia le notizie... Quello che è avvenuto - afferma - è che c’è stato un lungo dibattito, con accenti molto critici da parte mia e non solo da parte mia, e non è stato approvato alcunché. Potevamo anche essere tutti d’accordo sul fatto che serve più sicurezza - prosegue - ma il problema era evidentemente quello delle modalità con cui attuare questo obiettivo. Alla fine di questo dibattito, che ha visto me e non solo me esprimere riservare su parecchi inasprimenti di pena, il presidente del Consiglio ha concluso che l’esame era stato utile ma che il provvedimento necessitava di una riscrittura e di un ripensamento. Dunque - conclude Bonino - non si è approvato un bel niente».


24/10/07 - ilgiornale.it

Mantovani in cura per la sclerosi multipla

MILANO — «Nicoletta Mantovani è in cura per la sclerosi multipla». Lo rivela il settimanale Chi, in edicola oggi. Un segreto serbato per anni, che la vedova di Luciano Pavarotti, 37 anni, ora non nasconde più. «Chi la conosce bene, sa che una volta al mese si reca a New York — si legge —. Lo deve fare. Lo ha fatto anche pochi giorni dopo i funerali del tenore, sollevando mille congetture prive di fondamento». Destinazione Manhattan, al Multiple Sclerosis Research Center, dove viene seguita da un luminare, «consigliato dallo stesso maestro»: il professor Saud A. Sadiq. «Cure costose », che spiegherebbero «anche i generosi lasciti di Big Luciano a favore della moglie che hanno suscitato tanti pettegolezzi », azzarda il settimanale.

Nessun commento a casa Mantovani. Nicoletta resta in silenzio, dedita alla figlioletta Alice. Ma negli ambienti più vicini a lei, la notizia non stupisce nessuno. «Genitori e amici sanno che la giovane vedova ha un motivo serio per volare a New York» scrive Chi. E la conferma viene da Franca Corfini Strata, moglie del dietologo personale di Luciano Pavarotti, fino a tre mesi fa molto vicina anche a Nicoletta: «Lo sappiamo da otto-nove anni — racconta la signora Franca, lei stessa medico —. Ce lo dissero un giorno Luciano e Nicoletta, insieme, nel periodo in cui vivevano qui».

E la confidenza resta segreta: «Siamo una famiglia di medici da quattro generazioni — spiega —, è naturale non parlare di malattie che riguardano i nostri pazienti; figuriamoci quelle degli amici. Ma ora è tutto cambiato, lei ha voluto che si sapesse». «Una malattia dal decorso blando, quella di Nicoletta, che non manifesta segni evidenti» sottolinea il medico. Per questo, nel tempo, la donna è rimasta quella di sempre. Dinamica, attiva, superprofessionale. Negli anni accanto al maestro, come ora, negli ultimi mesi, sempre più concentrata sulla piccola Alice. Mai un cedimento. Persino nei giorni terribili dell'ultimo ricovero di Luciano, all'ospedale di Modena, quando una febbre altissima aveva svelato una recrudescenza del male, oltre all'imminente epilogo. «Per fortuna Nicoletta ha potuto avere una vita normale — continua Franca Corfini Strata —. La sclerosi multipla è una malattia che non si può nascondere, quello che c'è si vede».
Ma nel caso di Nicoletta, «il decorso è blando». «Ha potuto viaggiare, tentare più volte di avere dei figli, portare a termine una gravidanza difficile, come tante donne. Spero che possa andare avanti sempre così». Un augurio, nonostante i rapporti non siano più idilliaci, dopo le rivelazioni del medico sul matrimonio poco felice del maes tro. Dissap ori troppo recenti, difficili da dimenticare.

E la battuta non manca: «Se Nicoletta ha voluto far sapere che è malata, evidentemente ha bisogno di farsi commiserare », con allusione concreta alle recenti notizie dell'indagine della procura di Pesaro sull'eredità Pavarotti. Quanto alle figlie del tenore, l'ordine tassativo è un «no comment» assoluto, dettato dall'avvocato Fabrizio Corsini che le rappresenta.

Grazia Maria Mottola - 24/10/07 - corriere.it

G8: chiesti 225 anni di carcere

Saccheggi e violenze al G8 chiesti 225 anni di carcere


Duecentoventicinque anni di reclusione per 25 imputati. È la pesante richiesta dei pubblici ministeri Anna Canepa e Andrea Canciani nel processo a carico di devastatori e saccheggiatori per le violenze avvenute durante il G8 di Genova. Sino a qualche tempo fa erano chiamati no global, ma gli stessi pm li hanno ora definiti black bloc in una requisitoria circostanziata e documentata da video e foto, che hanno illustrato le varie situazioni da ogni angolatura. L’anarchica Marina Cugnaschi, 41 anni, di Lecco, per cui ieri è stata chiesta la pena più alta, 16 anni di carcere, appare in un video armata di bastone mentre infrange la vetrate del Credito Italiano, e in un altro mentre con il compagno di lotta Vincenzo Vecchi, bergamasco, si inserisce nel «blocco nero».

Tutto ciò serve a dimostrare in maniera lampante che Genova è stata devastata e saccheggiata dai no global-black bloc, e non dalle forze dell’ordine, messe sotto accusa e mandate sotto processo, mentre si sono trovate nella difficile situazione di dover fronteggiare la guerriglia urbana scatenata dall’orda di violenti. Mentre, lo dice anche il pm, i parlamentari e i rappresentanti della sinistra radicale, presenti nei cortei, stavano a guardare. Del resto Canciani è stato chiaro: «Le tute bianche non erano tutti pacifisti». E ancora, a dimostrazione che la città non è stata distrutta da poliziotti, carabinieri e finanzieri, ha esplicitamente detto che si è trattato di un’attività programmata, messa in atto da persone che hanno scelto deliberatamente di contrapporsi alle forze dell’ordine, che non si stavano difendendo, né erano in pericolo di vita: non è vero che c’è stata caccia all’uomo, da parte di polizia e carabinieri, su manifestanti inermi. Tutta la procura ha affiancato i due sostituti e in aula era presente anche il procuratore capo Francesco Lalla.

Finalmente, dopo sei anni di indagini e di dibattimento, sta per concludersi il più importante processo per i fatti del G8 del luglio 2001, che sta più a cuore ai genovesi da tempo in attesa di una giusta condanna per coloro che hanno messo a ferro e fuoco la città, causando consistenti danni materiali e all’immagine, mentre le forze dell’ordine tentavano d’arginare l’assalto dei violenti.

Il verdetto del tribunale non ha ottenuto il gradimento della senatrice Haidi Giuliani, madre di Carlo, ucciso in piazza Alimonda il 20 luglio, nel momento in cui si apprestava a lanciare un estintore contro la camionetta dove si trovavano tre carabinieri, mentre una quarantina di manifestanti lanciavano pietre. Tra questi, l’amico Massimiliano Monai (per lui i pm hanno chiesto 9 anni), che colpì con una trave la camionetta. La parlamentare del Prc, presente a quasi tutte le udienze prima di sedere a palazzo Madama, ha detto: «Se chi si difende da violenze ingiustificate, o ruba un prosciutto merita 225 anni di carcere, quanti ne dovrebbe pretendere chi ha rotto teste, denti, costole, chi ha torturato e ucciso? Queste richieste di condanna non tengono minimamente conto del contesto in cui sono avvenuti i fatti che si attribuiscono a 25 capri espiatori».

La pensa diversamente la parlamentare di Forza Italia Isabella Bertolini, che definisce «giuste e sacrosante» le richieste della procura, da 16 a 6 anni. Il pm Canciani ha concluso chiedendo al tribunale l’applicazione di pene «esemplari» per i devastatori, «per evitare che si ripeta un altro G8».


di Piero Pizzillo - mercoledì 24 ottobre 2007 - ilgiornale.it

Abuso su minore crea danno ai genitori

Cassazione: l'abuso sul minore crea danno anche a mamma e papà


Roma, 23 ott. (Adnkronos) - L'abuso sessuale patito da un minore ''crea indubbiamente un danno anche ai suoi genitori''. Lo rileva la Cassazione (terza sezione penale, sentenza 38952) sottolineando che nel nucleo familiare non c'è solo reciprocità di ''doveri'', ma anche di ''diritti''. In questo modo se il figlio subisce abusi anche il padre e la madre devono essere automaticamente risarciti e per il danno ''di natura patrimoniale, allorché devono sostenere spese per terapie psicologiche a favore della vittima'', sia per il danno ''di natura non patrimoniale per le apprensioni o i dolori causati'' dalla violenza.

Applicando questo principio la Suprema corte ha respinto il ricorso di un dentista di Monza, Ettore A., condannato alla pena condizionalmente sospesa di un anno e due mesi di reclusione per violenza sessuale ''per avere costretto con violenza e repentività E. M., di 14 anni, a compiere e subire atti sessuali consistiti in ambigui toccamenti vari e nell'indurre la vittima a toccargli il proprio organo genitale''. Il professionista, nei suoi motivi di ricorso in Cassazione, sosteneva che i genitori della 14enne non avessero diritto al risarcimento del danno (a ciascuno la Corte d'appello di Milano nel settembre del 2006 aveva accordato 500 euro).

In proposito la Cassazione ha respinto il ricorso sottolineando appunto che ''l'abuso sessuale patito da un minore crea indubbiamente un danno anche ai suoi genitori'' che, dunque, hanno il diritto automatico ad essere risarciti dal giudice civile senza che questi faccia una ''esplicita motivazione''.

Più in generale il relatore Ciro Petti ricorda che ''ai prossimi congiunti della vittima di un reato spetta 'iure proprio' il diritto al risarcimento del danno, avuto riguardo al rapporto affettivo che lega il prossimo congiunto alla vittima''. E questo perché, rilevano ancora i supremi giudici, il ''riconoscimento dei diritti della famiglia deve essere inteso non già restrittivamente, come tutela delle estrinsecazioni della persona nell'ambito esclusivo di quel nucleo, ma nel più ampio senso di modalità di realizzazione della vita stessa dell'individuo alla stregua dei valori e dei sentimenti che il rapporto personale ispira, generando così, non solo doveri reciproci, ma dando luogo anche a gratificazioni e reciproci diritti''.

In definitiva dato il rapporto ''interpersonale'' che intercorre tra genitori e figli, se questi ultimi subiscono un fatto lesivo il danno, dice la Cassazione, si ripercuote anche ''nell'ambito del rapporto familiare''. Da ultimo va ricordato che la pubblica accusa della Cassazione aveva chiesto l'annullamento della sentenza impugnata nella parte in cui veniva riconosciuto il risarcimento automatico del danno ai genitori della ragazzina vittima di abusi.


23.10.07 - adnkronos.com

No ai bavagli, i blogger stiano tranquilli

ROMA - Con l'audizione nella commissione Cultura della Camera del sottosegretario alla presidenza del Consiglio e autore del testo, Ricardo Franco Levi, si apre mercoledì pomeriggio l'iter parlamentare del disegno di legge sull'editoria. Un ddl che ha fatto discutere, in particolare per l'intento di mettere delle limitazioni alla libertà di espressione di blog e siti individuali. Una circostanza, questa, che lo stesso Levi punta subito a smentire.


Il mondo dei blogger ha lanciato segnali di allarme…..
«La legge è una legge che intende regolare il mercato dell’editoria - spiega il sottosegretario in questa intervista rilasciata all'agenzia di stampa Agr e dunque si rivolge agli operatori del mercato dell’editoria, tutti quelli che professionalmente producono giornali, riviste, libri e dunque esclude, per definizione, i blog o i siti individuali che non sono oggetto della nostra legge. Questo è stato chiaro fin dall’inizio, visto che però c’è stata qualche preoccupazione in materia e c’è qualche margine di ambiguità possibile nella legge, io già fin da domani nel mio primo incontro con la Commissione proporrò un’aggiunta alla legge che chiarisca fino in fondo che in questa legge non ci si occupa dei blog».


Chi allora ha l'obbligo di registrazione nel Roc?
«Solo gli operatori professionali, quelli che svolgono come mestiere quello dell’attività editoriale. Il senso della legge per quanto riguarda Internet è quello di estendere ai giornali pubblicati su Internet le regole per i giornali pubblicati sulla carta stampata».


Quindi le preoccupazioni per chi ha un blog privato non esistono?
«Non esistono nella maniera piu’ assoluta. Possono stare non tra due ma tra dieci guanciali».


Riforma del settore, contributi diretti all’editoria contenuti in finanziaria e agevolazioni postali. Il dibattito è animato e molte preoccupazioni sono state sollevate sia dagli editori che dai giornalisti…
«Dai tantissimi incontri che ho avuto non mi sento di dire che ci siano polemiche particolari intorno al disegno di legge, direi anzi che è stato un ddl molto dibattuto, molto preparato e sul quale c’è una buona disponibilità parlamentare alla discussione. Il problema delle risorse non è un problema del ddl ma del bilancio dello stato e della cifra che è scritta e che per ora è al di sotto di quelle che sono le esigenze di spesa per l’editoria, sono quindi due cose distinte e separate. Il ddl è un progetto di riforma strutturale del mercato dell’editoria, altro problema è quello delle risorse che l’anno prossimo sono disponibili per gli aiuti pubblici, due binari che devono essere coerenti l’uno con l’altro ma deve essere chiaro che sono due partite diverse».


Capitolo spinoso è anche quello delle agevolazioni postali agli editori, con tagli previsti in un regime delle poste che è ancora di monopolio.
«Nel disegno di legge il problema di come lo Stato interviene per sostenere le spedizioni in abbonamenti postali, sapendo che in tutto il mondo sono regolati con tariffe diverse da quelle ordinarie, nel ddl questo tema viene affrontato in modo molto preciso e con assoluta coerenza rispetto a quelle che sono le indicazioni della nostra autorità Antitrust e quelle giunte dalle autorità europee, nella previsione e nella prospettiva di una completa liberalizzazione del sistema postale. Per cui continueremo a sostenere il mondo dell’editoria, e gli abbonamenti in modo particolare, evitando i problemi del vecchio sistema che di fatto era incentrato sul monopolio delle poste».


Viste le polemiche e gli interessi in gioco prevede vita dura per il ddl nel suo prossimo iter in Parlamento?
«I passaggi parlamentari sono veri e autentici momenti di riflessione sui testi di legge che hanno un’occasione per essere studiati e approfonditi e, dove necessario, migliorati. Credo ci siano tutte le condizioni per un proficuo e utile passaggio parlamentare».


Valentina Baldisserri - 23.10.07 - corriere.it

Basta guerre nel mondo!