Medici e dipartimenti fantasma? Liste d’attesa scarabocchiate su fogli a quadretti? Il senatore di An Cesare Cursi, vicepresidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sull’efficienza del Servizio sanitario nazionale invita Achille Serra: se conosce fatti nuovi sul Policlinico venga in Senato. La commissione ha già ascoltato il dg Ubaldo Montaguti, ma anche l’assessore regionale alla Sanità Augusto Battaglia e il Rettore della Sapienza, Renato Guarini. Ora, dopo gli ultimi fatti, potrebbe esserci una nuova audizione di Montaguti e dello stesso alto commissario anticorruzione prima di giungere alle conclusioni, previste subito dopo la Finanziaria. «È necessario, però - afferma Cursi - che sull’Umberto I non intervengano organismi che non hanno nulla a che fare con l’inchiesta della commissione, che sta accertando le disfunzioni gestionali e organizzative». La Commissione, sottolinea il senatore di An, ha gli stessi poteri della magistratura.
Intanto, dopo le dichiarazioni di Serra, muro di gomma nella maggioranza alla Pisana. Da registrare solo un cauto ordine del giorno di D’Amato, capogruppo Al, area Pdci. Tuona invece l’opposizione. Tommaso Luzzi, An, annuncia per martedì prossimo un sopralluogo della commissione sanità all’Umberto I, «senza Montaguti». Fabio Desideri (Dc) chiede interventi «drastici». Cioè il rotolamento di qualche testa. Per il capogruppo Fi, Alfredo Pallone, «la quiete dopo la tempesta proprio non l’accettiamo». Dal canto suo l’Aduc chiede di «individuare i responsabili del disastro».
Troppi, di sicuro, i lati oscuri della storia. Serra ha dichiarato di avere riferito tutto ai ministri della Sanità e dell’Università e al magistrato. Dimenticando, guarda caso, solo la commissione d’inchiesta parlamentare, presieduta dal forzista Antonio Tomassini. Cioè tagliata fuori l’opposizione. Un caso? Certo è che quella di Serra sulle grossolane manchevolezze all’Umberto I, più che una denuncia sembra una precisa strategia. Sprechi, mancanza di controlli, posti letto in eccesso? Tutte cose già note e già dette alla Commissione parlamentare. Basta rileggere lo stenografico dell’audizione di Montaguti in data 13 febbraio 2007. «Al Policlinico stiamo ancora cercando di andare a pescare una ad una le persone (i medici, ndr ) perché non siamo in grado di capire dove si trovino. Sono 6300 operatori», dichiara Montaguti. «Abbiamo lavori di dirigenza complessi, che vengono svolti da persone semianalfabete», aggiunge. E l’atto aziendale? «L’ho presentato il 28 febbraio 2006 - dice Montaguti - ma l’organo d’indirizzo ci ha chiesto una serie di rimaneggiamenti, sono arrivato alla settima revisione...». Tutta la storia, dall’inchiesta dell’Espresso a oggi, porta acqua al mulino di Montaguti, che si erge a unico manager capace di venire a capo di una situazione così grave e complessa. Con Marrazzo che puntualmente ripete, e lo ha fatto anche ieri: «Montaguti non si tocca».
di Marcello Viaggio - mercoledì 31 ottobre 2007 - ilgiornale.it
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Chi si droga non perde il lavoro
Nessun licenziamento, nessuna sanzione che serva da monito a conducenti di bus, treni, navi, piloti di aerei, addetti a gas tossici, a controllori di volo che fanno uso di stupefacenti. Soltanto uno spostamento e a volte pure temporaneo del lavoratore-tossicodipendente e corsi al Sert per recuperare il soggetto a rischio.
Il regolamento sui test antidroga voluto del ministro Livia Turco e approvato ieri dalla Conferenza Unificata è edulcorato e molto blando. L’unica cosa positiva è l’obbligatorietà dei test che prima venivano effettuati a discrezione delle aziende e ora verranno periodicamente effettuati con i criteri stabiliti dalle nuove regole che danno attuazione all’125 del Dpr n.309 del 1990.
In pratica, sulla base di questo regolamento, l’autista, tristemente famoso per aver ribaltato il bus nel Vercellese e aver fatto perdere la vita a due bambini, potrebbe riprendere servizio come autista. E questo perché non era un tossicodipendente abituale ma solo occasionale (almeno secondo le sue dichiarazioni). L’articolo 9 del regolamento, infatti, spiega che «la temporanea inidoneità alla mansione, potrà essere modificata positivamente ove venga esclusa dal Sert una condizione di tossicodipendenza o venga attestato il positivo recupero».
Quando invece si scopre che il dipendente è un drogato abituale, le cose cambiano. Non perde il posto di lavoro ma viene disintossicato e assegnato a una mansione diversa da quella a cui era addetto. Il semplice spostamento vale anche per chi si rifiuta di sottoporsi al test antidroga anche se, sulla carta, rischia l'arresto fino a 15 giorni e un'ammenda da 100 a 300 euro. Più salata la sanzione per il datore di lavoro che non sposta dalle mansioni pericolose un dipendente tossico: la pena è l'arresto da 2 a 4 mesi e una multa salata (l'equivalente dei 50 milioni di lire).
di Enza Cusmai - mercoledì 31 ottobre 2007 - ilgiornale.it
Il regolamento sui test antidroga voluto del ministro Livia Turco e approvato ieri dalla Conferenza Unificata è edulcorato e molto blando. L’unica cosa positiva è l’obbligatorietà dei test che prima venivano effettuati a discrezione delle aziende e ora verranno periodicamente effettuati con i criteri stabiliti dalle nuove regole che danno attuazione all’125 del Dpr n.309 del 1990.
In pratica, sulla base di questo regolamento, l’autista, tristemente famoso per aver ribaltato il bus nel Vercellese e aver fatto perdere la vita a due bambini, potrebbe riprendere servizio come autista. E questo perché non era un tossicodipendente abituale ma solo occasionale (almeno secondo le sue dichiarazioni). L’articolo 9 del regolamento, infatti, spiega che «la temporanea inidoneità alla mansione, potrà essere modificata positivamente ove venga esclusa dal Sert una condizione di tossicodipendenza o venga attestato il positivo recupero».
Quando invece si scopre che il dipendente è un drogato abituale, le cose cambiano. Non perde il posto di lavoro ma viene disintossicato e assegnato a una mansione diversa da quella a cui era addetto. Il semplice spostamento vale anche per chi si rifiuta di sottoporsi al test antidroga anche se, sulla carta, rischia l'arresto fino a 15 giorni e un'ammenda da 100 a 300 euro. Più salata la sanzione per il datore di lavoro che non sposta dalle mansioni pericolose un dipendente tossico: la pena è l'arresto da 2 a 4 mesi e una multa salata (l'equivalente dei 50 milioni di lire).
di Enza Cusmai - mercoledì 31 ottobre 2007 - ilgiornale.it
Inchiesta G8, l'Unione si spacca
ROMA
Bocciata la commissione d’inchiesta sui fatti di Genova al G-8 del 2001. L’Unione s’è spaccata con Di Pietro e Mastella che hanno votato con la Casa delle Libertà. La commissione Affari costituzionali della Camera ha bocciato la proposta con 22 voti contro 22. La Commissione non ha quindi affidato il mandato al relatore a riferire in Aula. La proposta della Commissione sul G8 finirà in Aula con il parere negativo. Duri i commenti nel centrosinistra: Graziella Mascia riferisce di un duro scontro con Ignazio La Russa di An, «provocatore come al solito, che ha minacciato il presidente Violante, avvertendo che se fosse passata la proposta il clima in commissione non sarebbe stato più lo stesso».
Per Titti Di Salvo, presidente dei deputati di Sinistra Democratica, quello di La Russa è stato «un intervento alla maniera dei bei tempi andati, una vera e propria aggressione. Ha sostenuto che la commissione era contro le forze dell’ordine, ma è interesse delle forze dell’ordine cancellare le ombre, mentre è chiaro che finora non è stato fatto». Secco il commento di Di Salvo anche sulla ’dissociazionè di Idv e Udeur dal centrosinistra: «La maggioranza - avverte - deve chiarirsi le idee».
Ma il ministro Antonio Di Pietro pare averle chiare: «Quella che si voleva era un`indagine parziale sui fatti accaduti a Genova durante il G8. L`IdV - ha detto - avrebbe votato a favore per una ricerca della verità a 360 gradi». Altrettanto contraria la posizione dell’Udeur. «La nostra posizione era nota - ha detto il ministro Clemente Mastella - Noi abbiamo sempre espresso contrarietà alla commissione di inchiesta visto che la magistratura sta facendo rilievi e indagini. Dunque lasciamo la vicenda nell’alveo del suo giudice naturale».
E a Rifondazione Comunista che chiede un intervento del presidente del Consiglio Romano Prodi, Palazzo Chigi ha risposto spiegando: «È un voto del Parlamento». Alla richiesta del Prc che sia il presidente del Consiglio ad intervenire Palazzo Chigi aggiunge: «Il governo si esprimerà».
31/10/07 - lastampa.it
Bocciata la commissione d’inchiesta sui fatti di Genova al G-8 del 2001. L’Unione s’è spaccata con Di Pietro e Mastella che hanno votato con la Casa delle Libertà. La commissione Affari costituzionali della Camera ha bocciato la proposta con 22 voti contro 22. La Commissione non ha quindi affidato il mandato al relatore a riferire in Aula. La proposta della Commissione sul G8 finirà in Aula con il parere negativo. Duri i commenti nel centrosinistra: Graziella Mascia riferisce di un duro scontro con Ignazio La Russa di An, «provocatore come al solito, che ha minacciato il presidente Violante, avvertendo che se fosse passata la proposta il clima in commissione non sarebbe stato più lo stesso».
Per Titti Di Salvo, presidente dei deputati di Sinistra Democratica, quello di La Russa è stato «un intervento alla maniera dei bei tempi andati, una vera e propria aggressione. Ha sostenuto che la commissione era contro le forze dell’ordine, ma è interesse delle forze dell’ordine cancellare le ombre, mentre è chiaro che finora non è stato fatto». Secco il commento di Di Salvo anche sulla ’dissociazionè di Idv e Udeur dal centrosinistra: «La maggioranza - avverte - deve chiarirsi le idee».
Ma il ministro Antonio Di Pietro pare averle chiare: «Quella che si voleva era un`indagine parziale sui fatti accaduti a Genova durante il G8. L`IdV - ha detto - avrebbe votato a favore per una ricerca della verità a 360 gradi». Altrettanto contraria la posizione dell’Udeur. «La nostra posizione era nota - ha detto il ministro Clemente Mastella - Noi abbiamo sempre espresso contrarietà alla commissione di inchiesta visto che la magistratura sta facendo rilievi e indagini. Dunque lasciamo la vicenda nell’alveo del suo giudice naturale».
E a Rifondazione Comunista che chiede un intervento del presidente del Consiglio Romano Prodi, Palazzo Chigi ha risposto spiegando: «È un voto del Parlamento». Alla richiesta del Prc che sia il presidente del Consiglio ad intervenire Palazzo Chigi aggiunge: «Il governo si esprimerà».
31/10/07 - lastampa.it
La vita, non perderla per strada!
30/10/2007 - Con un'espressione intensa Giampaolo Pazzini, l'attaccante viola, ci invita a perdere una partita, ma non la vita.
Un'espressione diversa da quella gioiosa con le dita sotto gli occhi che incornicia, purtroppo non spesso quanto vorrebbe, ogni suo gol. Ma un'espressione piu' seria e meditata, come richiede il contesto, ovvero la campagna per la sicurezza stradale del Comune di Firenze. Il testimonial Pazzini, ha cosi' intelligentemente prestato il suo volto per invitare i ragazzi, che lo stimano e lo emulano per il suo ruolo in campo, a non perdere per strada la vita. Si puo perdere una partita, cosa che finora alla Fiorentina non e' ancora successa anche grazie a lui, ma non la vita! E sul suo ruolo di testimonial Giampaolo ha le idee ben chiare. I numeri, ricorda l'Assessore Cioni, sono ancora impietosi: 5580 incidenti a Firenze con 22 persone morte lo scorso anno, e per quest'anno, non ancora conclusa siamo purtroppo in perfetta media, 4400 incidenti e 17 morti. Tornano quindi le azioni di sensibilizzazione contro l'abuso di alcol soprattutto all'ingresso dei locali e discoteche con postazioni per l'alcol test volontario. Ma - conclude Cioni - 'dove la prevenzione non funziona scattera' la repressione, ovvero le multe'.
30/10/2007 - toscanatv.com
Un'espressione diversa da quella gioiosa con le dita sotto gli occhi che incornicia, purtroppo non spesso quanto vorrebbe, ogni suo gol. Ma un'espressione piu' seria e meditata, come richiede il contesto, ovvero la campagna per la sicurezza stradale del Comune di Firenze. Il testimonial Pazzini, ha cosi' intelligentemente prestato il suo volto per invitare i ragazzi, che lo stimano e lo emulano per il suo ruolo in campo, a non perdere per strada la vita. Si puo perdere una partita, cosa che finora alla Fiorentina non e' ancora successa anche grazie a lui, ma non la vita! E sul suo ruolo di testimonial Giampaolo ha le idee ben chiare. I numeri, ricorda l'Assessore Cioni, sono ancora impietosi: 5580 incidenti a Firenze con 22 persone morte lo scorso anno, e per quest'anno, non ancora conclusa siamo purtroppo in perfetta media, 4400 incidenti e 17 morti. Tornano quindi le azioni di sensibilizzazione contro l'abuso di alcol soprattutto all'ingresso dei locali e discoteche con postazioni per l'alcol test volontario. Ma - conclude Cioni - 'dove la prevenzione non funziona scattera' la repressione, ovvero le multe'.
30/10/2007 - toscanatv.com
Tumori al seno, arriva camper per visite gratuite
TRENTOLA DUCENTA. Il Comune scende in campo per la lotta al tumore. Domenica e lunedì, rispettivamente 11 e 12 novembre, sarà presente in piazza Missioni estere il camper Alts (Associazione per la lotta del tumore al seno) dell’istituto ospedaliero Pascale di Napoli.
Visite gratuite saranno effettuate a tutte le donne che ne faranno richiesta dalle 9 alle 13.30. L’iniziativa si inscrive nel più ampio programma di prevenzione medica messo in atto dall’amministrazione guidata dal sindaco Nicola Pagano. Ad occuparsene il sindaco, in prima persona, e l’assessorato alla Sanità, retto dal dottor Filippo Zagaria. Soddisfatto quest’ultimo spiega i motivi della scelta del camper del Pascale: “Dopo il successo delle iniziative già proposte al paese concernenti le visite gratuite di cardiologia e quelle relative al diabete, abbiamo pensato di dare spazio ad una patologia importante, quella appunto del tumore al seno. Per questo tipo di tumore una diagnosi precoce, infatti, significa la perfetta guarigione ed è questo che noi vogliamo trasmettere: la coscienza che prevenire è meglio che curare”. Anche il sindaco Pagano è d’accordo con il commento dell’assessore e va ancora oltre annunciando la volontà di portare queste questioni all’attenzione dei bambini. “Sono previste – afferma Pagano – altre iniziative in questo senso. Abbiamo intenzione di inserire nel patto per la scuola anche alcune giornate di studio inerenti alcune questioni di salute importanti”. Sono in previsione, infatti, delle giornate di discussioni su una molteplicità di argomenti. Tra questi l’alimentazione e l’alcolismo. Il progetto prevede incontri nelle classi e anche summit in piazza per meglio coinvolgere l’intera cittadinanza nella discussione di importanti questioni mediche e di salute in generale, “perché anche questo rappresenta un tassello importante – afferma Pagano – per migliorare la vita di tutti e di ciascuno”.
30/10/2007 - di Luisa Conte - pupia.tv
Visite gratuite saranno effettuate a tutte le donne che ne faranno richiesta dalle 9 alle 13.30. L’iniziativa si inscrive nel più ampio programma di prevenzione medica messo in atto dall’amministrazione guidata dal sindaco Nicola Pagano. Ad occuparsene il sindaco, in prima persona, e l’assessorato alla Sanità, retto dal dottor Filippo Zagaria. Soddisfatto quest’ultimo spiega i motivi della scelta del camper del Pascale: “Dopo il successo delle iniziative già proposte al paese concernenti le visite gratuite di cardiologia e quelle relative al diabete, abbiamo pensato di dare spazio ad una patologia importante, quella appunto del tumore al seno. Per questo tipo di tumore una diagnosi precoce, infatti, significa la perfetta guarigione ed è questo che noi vogliamo trasmettere: la coscienza che prevenire è meglio che curare”. Anche il sindaco Pagano è d’accordo con il commento dell’assessore e va ancora oltre annunciando la volontà di portare queste questioni all’attenzione dei bambini. “Sono previste – afferma Pagano – altre iniziative in questo senso. Abbiamo intenzione di inserire nel patto per la scuola anche alcune giornate di studio inerenti alcune questioni di salute importanti”. Sono in previsione, infatti, delle giornate di discussioni su una molteplicità di argomenti. Tra questi l’alimentazione e l’alcolismo. Il progetto prevede incontri nelle classi e anche summit in piazza per meglio coinvolgere l’intera cittadinanza nella discussione di importanti questioni mediche e di salute in generale, “perché anche questo rappresenta un tassello importante – afferma Pagano – per migliorare la vita di tutti e di ciascuno”.
30/10/2007 - di Luisa Conte - pupia.tv
CC criticati da passanti per arresto spacciatore
Sanremo. I carabinieri fermano un nordafricano colto mentre stava spacciando alcune dosi di hascisc e cocaina e vengono criticati dai passanti. L’episodio si è verificato ieri sera in piazza Colombo a Sanremo quando una pattuglia della Radiomobile, dopo aver notato in corso Mombello un marocchino irregolare di 23 anni (Elboussaadati Otman) che si aggirava con fare sospetto, hanno iniziato ad inseguirlo fino in piazza Colombo passando per via Matteotti.
Giunto nella centrale piazza l’extracomunitario, pensando di aver seminato i carabinieri, ha iniziato nuovamente a spacciare in tutta tranquillità quando si è dato nuovamente alla fuga alla vista dei militi che lo avevano raggiunto. Nelle fasi dell'arresto l’uomo si è opposto iniziando a urlare e a tirare calci e pugni contro i militari. Un scena rocambolesca non gradita da alcuni cittadini che, probabilmente ignari dei reali fatti, hanno espresso il loro disappunto per l'operato dei carabinieri nei confronti del "povero immigrato". “Stavamo facendo null’altro che concretizzare quella tanto richiesta azione di contrasto alla criminalità utile a reprimere e prevenire proprio quei reati che generano il maggiore allarme sociale”, dicono dal Comando.
Per la cronaca, lo spacciatore, una volta fermato e perquisito, è stato trovato in possesso di alcune dosi di sostanza stupefacente e il suo arresto è stato convalidato nella mattinata odierna.
Antonella Guglielmi - Lunedì 29 Ottobre 2007 - sanremonews.it
Giunto nella centrale piazza l’extracomunitario, pensando di aver seminato i carabinieri, ha iniziato nuovamente a spacciare in tutta tranquillità quando si è dato nuovamente alla fuga alla vista dei militi che lo avevano raggiunto. Nelle fasi dell'arresto l’uomo si è opposto iniziando a urlare e a tirare calci e pugni contro i militari. Un scena rocambolesca non gradita da alcuni cittadini che, probabilmente ignari dei reali fatti, hanno espresso il loro disappunto per l'operato dei carabinieri nei confronti del "povero immigrato". “Stavamo facendo null’altro che concretizzare quella tanto richiesta azione di contrasto alla criminalità utile a reprimere e prevenire proprio quei reati che generano il maggiore allarme sociale”, dicono dal Comando.
Per la cronaca, lo spacciatore, una volta fermato e perquisito, è stato trovato in possesso di alcune dosi di sostanza stupefacente e il suo arresto è stato convalidato nella mattinata odierna.
Antonella Guglielmi - Lunedì 29 Ottobre 2007 - sanremonews.it
Birmania: morto Khun Sa, re dell'oppio
Morto Khun Sa, re dell'oppio alleato dei generali
ROMA - Khun Sa, 'il re dell'oppiò, ''è morto il 27 ottobre, a 73 anni, nella sua casa di a Rangoon'': lo ha reso noto oggi il 'colonnellò Yod Suk, ora a capo dei ribelli dello Shan. Khun Sa fu a lungo il più potente tra i signori della droga nel 'triangolo d'orò, la zona al confine tra Laos, Cambogia e Birmania dove il popolo Shan rappresenta un'etnia a sè stante. Il 'Re dell'oppiò, sul quale gli Usa avevano messo una taglia di 2 milioni di dollari, nel 1996 firmò un patto con i militari al potere in Birmania. Da allora è vissuto indisturbato in una villa a Rangoon. (Agr)
30 Ottobre 2007 - instablog.org
ROMA - Khun Sa, 'il re dell'oppiò, ''è morto il 27 ottobre, a 73 anni, nella sua casa di a Rangoon'': lo ha reso noto oggi il 'colonnellò Yod Suk, ora a capo dei ribelli dello Shan. Khun Sa fu a lungo il più potente tra i signori della droga nel 'triangolo d'orò, la zona al confine tra Laos, Cambogia e Birmania dove il popolo Shan rappresenta un'etnia a sè stante. Il 'Re dell'oppiò, sul quale gli Usa avevano messo una taglia di 2 milioni di dollari, nel 1996 firmò un patto con i militari al potere in Birmania. Da allora è vissuto indisturbato in una villa a Rangoon. (Agr)
30 Ottobre 2007 - instablog.org
Censura di massa
di: Alessio Mannucci
Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Riccardo Franco Levi, ha presentato una proposta di legge che intende “regolare” i prodotti editoriali del web, prevedendo sanzioni per eventuali diffamazioni. Tutti i siti, compresi i blog, dovranno registrarsi al “ROC”, il Registro per gli Operatori della Comunicazione. «Non abbiamo interesse a toccare i siti amatoriali o i blog personali - rassicura Levi - non sarebbe praticabile». «Quando prevediamo l'obbligo della registrazione – continua Levi – non pensiamo alla ragazza o al ragazzo che realizzano un proprio sito o un proprio blog, pensiamo, invece, a chi, con la carta stampata, ma anche con internet, pubblica un vero e proprio prodotto editoriale e diventa, così, un autentico operatore del mercato dell'editoria». Levi difende anche il percorso di partecipazione con cui la proposta è stata costruita: «Non abbiamo lavorato nel chiuso delle nostre stanze: abbiamo pubblicato uno schema di legge e un questionario sul nostro sito internet e ci siamo fatti aiutare da esperti dell'economia e del diritto. Il risultato – spiega – è leggibile sul nostro sito, dove pure si possono trovare in totale trasparenza tutti gli elementi e i dettagli dell'intervento pubblico a favore dell'editoria». [...]
Per leggere tutto l'articolo, molto lungo: ecplanet.com
Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Riccardo Franco Levi, ha presentato una proposta di legge che intende “regolare” i prodotti editoriali del web, prevedendo sanzioni per eventuali diffamazioni. Tutti i siti, compresi i blog, dovranno registrarsi al “ROC”, il Registro per gli Operatori della Comunicazione. «Non abbiamo interesse a toccare i siti amatoriali o i blog personali - rassicura Levi - non sarebbe praticabile». «Quando prevediamo l'obbligo della registrazione – continua Levi – non pensiamo alla ragazza o al ragazzo che realizzano un proprio sito o un proprio blog, pensiamo, invece, a chi, con la carta stampata, ma anche con internet, pubblica un vero e proprio prodotto editoriale e diventa, così, un autentico operatore del mercato dell'editoria». Levi difende anche il percorso di partecipazione con cui la proposta è stata costruita: «Non abbiamo lavorato nel chiuso delle nostre stanze: abbiamo pubblicato uno schema di legge e un questionario sul nostro sito internet e ci siamo fatti aiutare da esperti dell'economia e del diritto. Il risultato – spiega – è leggibile sul nostro sito, dove pure si possono trovare in totale trasparenza tutti gli elementi e i dettagli dell'intervento pubblico a favore dell'editoria». [...]
Per leggere tutto l'articolo, molto lungo: ecplanet.com
Pedofilo arrestato grazie al suo psichiatra
PALERMO - Arrestato grazie alla testimonianza del suo psichiatra. Un giovane palermitano di 23 anni è finito in manette dopo aver confessato al suo medico di aver abusato di quattro bambine, le sue nipoti. I fatti risalgono alla fine del 2006. Un neuropsichiatra si reca presso la Polizia giudiziaria di Palermo per denunciare quanto confessato, durante una seduta, dal suo giovane paziente pedofilo. Il pm Rita Fulantelli avvia subito l'inchiesta ascoltando i genitori delle quattro bimbe di 3, 6, 7 e 8 anni, che coincidono esattamente con la confessione del ragazzo. Dopo un anno la polizia ha notificato al giovane un'ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari. Sconterà gli arresti presso una casa di cura. Ad emettere il provvedimento restrittivo il gip del Tribunale di Palermo, Silvana Saguto su richiesta del pm, Rita Fulantelli.
FESTA TRAGICA - In particolare la bimba di tre anni ha raccontato, prima ai genitori e poi agli agenti, di essere stata molestata il giorno di Santo Stefano, nella propria abitazione dove la famiglia si era riunita. I genitori ascoltati dagli investigatori hanno confermato il racconto delle figlie.
SEGRETO PROFESSIONALE - Sulla vicenda prende posizione la Società italiana di psichiatria, precisando che in merito al segreto professionale, lo psichiatra, come il medico, è tenuto a rispettarlo anche se in situazioni particolari (e in cui si può venire a delineare un pericolo per terzi) sono configurabili delle eccezioni, che lo specialista dovrà naturalmente successivamente giustificare. «Quando cioè ci si trova dinanzi ad un paziente che confessa dei reati, come la pedofilia, l'atteggiamento dello psichiatra è quello di tentare di convincere il soggetto ad ammettere il reato commesso - spiega il presidente della Società italiana di psichiatria, Carmine Munizza - offrendosi magari come "tramite" per denunciare il reato stesso. Si tenta, cioè, di far acquistare al soggetto la consapevolezza della gravità di ciò che ha fatto». Ma quando ciò non è possibile, afferma Munizza, allora «la valutazione resta quella, personale, del professionista. Si tratta cioè di valutare se la confessione del paziente rappresenta o configura una situazione di pericolo immediato o molto probabile per soggetti terzi; in quest'ultimo caso, lo psichiatra può valutare e decidere di segnalare il caso, fermo restando che si assume la responsabilità del proprio atto, che andrà giustificato».
30 Ottobre 2007 - corriere.it
FESTA TRAGICA - In particolare la bimba di tre anni ha raccontato, prima ai genitori e poi agli agenti, di essere stata molestata il giorno di Santo Stefano, nella propria abitazione dove la famiglia si era riunita. I genitori ascoltati dagli investigatori hanno confermato il racconto delle figlie.
SEGRETO PROFESSIONALE - Sulla vicenda prende posizione la Società italiana di psichiatria, precisando che in merito al segreto professionale, lo psichiatra, come il medico, è tenuto a rispettarlo anche se in situazioni particolari (e in cui si può venire a delineare un pericolo per terzi) sono configurabili delle eccezioni, che lo specialista dovrà naturalmente successivamente giustificare. «Quando cioè ci si trova dinanzi ad un paziente che confessa dei reati, come la pedofilia, l'atteggiamento dello psichiatra è quello di tentare di convincere il soggetto ad ammettere il reato commesso - spiega il presidente della Società italiana di psichiatria, Carmine Munizza - offrendosi magari come "tramite" per denunciare il reato stesso. Si tenta, cioè, di far acquistare al soggetto la consapevolezza della gravità di ciò che ha fatto». Ma quando ciò non è possibile, afferma Munizza, allora «la valutazione resta quella, personale, del professionista. Si tratta cioè di valutare se la confessione del paziente rappresenta o configura una situazione di pericolo immediato o molto probabile per soggetti terzi; in quest'ultimo caso, lo psichiatra può valutare e decidere di segnalare il caso, fermo restando che si assume la responsabilità del proprio atto, che andrà giustificato».
30 Ottobre 2007 - corriere.it
L'informazione deformata
La riflessione I messaggi che vengono proposti spesso favoriscono la formazione di una cultura fatta di stereotipi, opinioni permeate di qualunquismo e razzismo. Certo molto "ben vestite", ma sempre tali, e dunque fonte di disagio per chi canta fuori dal coro e di continuo beneficio per chi muove i fili di questa operazione di dominio dei poteri forti
L'informazione è fatta di messaggi visivi e di parole, scritte o parlate, spesso l'utilizzo che ne viene fatto sottostà ad una manipolazione dei contenuti delle vicende che si svolgono nella vita di tutti i giorni, manipolazione che dovrebbe starci sempre più stretta, ma che purtroppo non è così evidente, perché somministrata con arguzia e con modelli formalmente ineccepibili.
Così gli avvenimenti hanno più o meno risalto a seconda di quanto l'informazione faccia o no il suo dovere, quasi che i picchi d'ascolto e l'attenzione siano essi stessi determinanti invece di come credo, debbano essere importanti i fatti in sé, indipendentemente se siano "di sinistra o di destra", un po' quel che succede per i libri o per i film che dovrebbero essere belli, o meglio piacere non per connotazione di parte, ma per il gusto personale del pubblico.
Certo non posso pensare all'informazione come un esercizio di narrazione asettico e impersonale, l'espressione di opinioni anche divergenti è l'essenza della democrazia, il livello di attenzione sulla qualità e sulla pluralità dell'informazione deve però rimanere alto, perché per dirla in poche parole e forse scontate, il mostro si fa in fretta a crearlo, ma poi chissà qual è la realtà vera, posta tra l'oggetto-notizia e il soggetto-lettore e ancora, chissà poi come se la cava il mostro se non lo è e come se la cava se lo è. I messaggi che vengono proposti, spesso rinforzano, favorendo la formazione di una cultura fatta di stereotipi, opinioni permeate di qualunquismo e razzismo, certo molto "ben vestite", ma sempre tali e dunque fonte di disagio per chi canta fuori dal coro e di continuo beneficio per chi muove i fili di questa operazione di dominio dei poteri forti.
Lo stesso ragionamento, penso sia applicabile su argomenti quali sessismo, lesbofobia, omofobia, razzismo anti-rom, anti-migranti, anti-tutto ciò che è diverso, scomodo, magari fastidioso, che in qualche modo ci irrita e infastidisce, perché così è. Alla mia mamma può tranquillamente dar fastidio vedere due donne che si baciano. A me può dar fastidio l'insistenza del rom al semaforo. La mia collega si può (giustamente) imbestialire di essere "sputata" ad un semaforo ? tra l'umano fastidio della convivenza e l'accettazione di chi, suo malgrado, assume in sé tutto il peggio della diversità, c'è un percorso ad ostacoli, in cui fanno la parte del leone tutti coloro che per i più vari motivi soffiano sul fuoco mai sopito dell'intolleranza, trovando facilità nell'argomentare "l'anti-tutto-ciò-che-non-è-simile-a-me" dalla nostra quotidianità di esseri umani. Scendere su terreni teorici, per me è sempre cosa faticosa, adesso è infatti il momento di domandarsi chi e perché ha interesse a non far crescere la cultura della tolleranza sia da parte di chi accoglie, che da parte di chi arriva con il suo carico di vita tanto difficile da sostenere, quanto per noi da comprendere.
La cosiddetta emergenza sicurezza è l'evoluzione mediatica più facilmente accettabile per risolvere (secondo loro, ma loro chi?) i problemi che complicano la vita dei cittadini "regolari": le prostitute danno noia al pubblico pudore e al traffico? Nascondiamole in zone più periferiche ancora, magari riapriamo le case chiuse.
I lavavetri ci infastidiscono? Multiamoli e facciamoli soggiornare in galera, già che il sovraffollamento non è un problema. L'omossessualità ci turba? Sono tutti peccatori, indegni di avere una famiglia, andranno all'inferno e per adesso, diamoci giù con emarginazione e malinformazione così che, per esempio, tutti rischino di cadere nel vergognoso tranello di associare crimini a sfondo sessuale a tutti i gay del mondo.
Una donna si smarca da un marito violento o magari solo dal marito? Il maschio sempre più spesso si sente autorizzato a ricorrere alla violenza, fino ad arrivare a episodi drammatici come l'omicidio della donna nell'aula di tribunale, e in questo caso gli organi di informazione se ne occupano, ma non con lo stesso impegno utilizzato con faccende più pruriginose, vedi omicidi di Cogne e simili.
La ricerca dei motivi veri che ci sono dietro tutto ciò che è disagio e che porta inesorabilmente ad intolleranza e violenza, è l'assenza più rumorosa ed evidente di tutto quello che sta succedendo, la ricerca seria di condizioni che ci pongano, tutti, in situazioni di minor disagio è quasi nulla, anzi chi lavora in tal senso c'è, ma chi lavora per vanificare ogni tentativo, ha mezzi e risorse illimitate, chi invece cerca modalità di contatto fra diverse realtà, chi combatte per trasformare tutto ciò in progetto politico, perché il progettare e il ricercare diventi realtà e terreno comune di confronto e ricerca di strategie condivisibili, si trova con pochi mezzi e facilmente oscurabili. Credo che i cosiddetti poteri forti, abbiano da guadagnarci a 360 gradi, dividi et impera è ancora una crudele realtà ed una più che esercitata attività di quanti, in doppiopetto, trovano nel disagio fonte di ricchezza, nella malinformazione voti e consenso, nella violenza la scusa per ricorrere alla repressione.
Il binomio repressione - criminalizzazione alimenta fenomeni e spazi di illegalità. Spingere ancora e sempre di più "il diverso" ai margini, amplifica e favorisce, ledendo i diritti degli ultimi, situazioni di rischio per tutti. Le strategie che sfruttano, aumentando ansia e paura, producono ulteriore insicurezza, portando la gente comune a chiudersi in casa, a inibire il contatto con l'esterno, diventando così facile preda, spesso inconsapevole, di chi con la scusa di "mettere ordine" trae vantaggi (un potere politico ed economico esercitato senza che nessuno, o pochi, eserciti a sua volta il potere dell'espressione e della critica dato dalla democrazia). Don Ciotti dice: E' giusto prendere atto della paura, ma la risposta non deve fermarsi ai sintomi del fenomeno (?) in un'ottica democratica, e progressista, la sicurezza deve essere vista come un diritto da garantire assieme ad altri diritti e non al posto di questi.
Facendo nostra questa affermazione, è facilmente comprensibile come il suo effetto sia dirompente e come la filosofia della tolleranza e dell'accettazione dell'altro, se applicata a tutti i livelli della società, possa diventare un pericolo per chi ha fatto di razzismo, sessismo e malacultura strumento di potere. Per questo motivo, l'opposizione a questo pensiero dovrebbe coinvolgere quanto più possibile i diversi componenti della società civile ed è per questo che l'informazione assume un'importanza così grande e determinante per le sorti della democrazia e della civiltà.
30 Ottobre 2007 - Franco Cilenti - aprileonline.info
L'informazione è fatta di messaggi visivi e di parole, scritte o parlate, spesso l'utilizzo che ne viene fatto sottostà ad una manipolazione dei contenuti delle vicende che si svolgono nella vita di tutti i giorni, manipolazione che dovrebbe starci sempre più stretta, ma che purtroppo non è così evidente, perché somministrata con arguzia e con modelli formalmente ineccepibili.
Così gli avvenimenti hanno più o meno risalto a seconda di quanto l'informazione faccia o no il suo dovere, quasi che i picchi d'ascolto e l'attenzione siano essi stessi determinanti invece di come credo, debbano essere importanti i fatti in sé, indipendentemente se siano "di sinistra o di destra", un po' quel che succede per i libri o per i film che dovrebbero essere belli, o meglio piacere non per connotazione di parte, ma per il gusto personale del pubblico.
Certo non posso pensare all'informazione come un esercizio di narrazione asettico e impersonale, l'espressione di opinioni anche divergenti è l'essenza della democrazia, il livello di attenzione sulla qualità e sulla pluralità dell'informazione deve però rimanere alto, perché per dirla in poche parole e forse scontate, il mostro si fa in fretta a crearlo, ma poi chissà qual è la realtà vera, posta tra l'oggetto-notizia e il soggetto-lettore e ancora, chissà poi come se la cava il mostro se non lo è e come se la cava se lo è. I messaggi che vengono proposti, spesso rinforzano, favorendo la formazione di una cultura fatta di stereotipi, opinioni permeate di qualunquismo e razzismo, certo molto "ben vestite", ma sempre tali e dunque fonte di disagio per chi canta fuori dal coro e di continuo beneficio per chi muove i fili di questa operazione di dominio dei poteri forti.
Lo stesso ragionamento, penso sia applicabile su argomenti quali sessismo, lesbofobia, omofobia, razzismo anti-rom, anti-migranti, anti-tutto ciò che è diverso, scomodo, magari fastidioso, che in qualche modo ci irrita e infastidisce, perché così è. Alla mia mamma può tranquillamente dar fastidio vedere due donne che si baciano. A me può dar fastidio l'insistenza del rom al semaforo. La mia collega si può (giustamente) imbestialire di essere "sputata" ad un semaforo ? tra l'umano fastidio della convivenza e l'accettazione di chi, suo malgrado, assume in sé tutto il peggio della diversità, c'è un percorso ad ostacoli, in cui fanno la parte del leone tutti coloro che per i più vari motivi soffiano sul fuoco mai sopito dell'intolleranza, trovando facilità nell'argomentare "l'anti-tutto-ciò-che-non-è-simile-a-me" dalla nostra quotidianità di esseri umani. Scendere su terreni teorici, per me è sempre cosa faticosa, adesso è infatti il momento di domandarsi chi e perché ha interesse a non far crescere la cultura della tolleranza sia da parte di chi accoglie, che da parte di chi arriva con il suo carico di vita tanto difficile da sostenere, quanto per noi da comprendere.
La cosiddetta emergenza sicurezza è l'evoluzione mediatica più facilmente accettabile per risolvere (secondo loro, ma loro chi?) i problemi che complicano la vita dei cittadini "regolari": le prostitute danno noia al pubblico pudore e al traffico? Nascondiamole in zone più periferiche ancora, magari riapriamo le case chiuse.
I lavavetri ci infastidiscono? Multiamoli e facciamoli soggiornare in galera, già che il sovraffollamento non è un problema. L'omossessualità ci turba? Sono tutti peccatori, indegni di avere una famiglia, andranno all'inferno e per adesso, diamoci giù con emarginazione e malinformazione così che, per esempio, tutti rischino di cadere nel vergognoso tranello di associare crimini a sfondo sessuale a tutti i gay del mondo.
Una donna si smarca da un marito violento o magari solo dal marito? Il maschio sempre più spesso si sente autorizzato a ricorrere alla violenza, fino ad arrivare a episodi drammatici come l'omicidio della donna nell'aula di tribunale, e in questo caso gli organi di informazione se ne occupano, ma non con lo stesso impegno utilizzato con faccende più pruriginose, vedi omicidi di Cogne e simili.
La ricerca dei motivi veri che ci sono dietro tutto ciò che è disagio e che porta inesorabilmente ad intolleranza e violenza, è l'assenza più rumorosa ed evidente di tutto quello che sta succedendo, la ricerca seria di condizioni che ci pongano, tutti, in situazioni di minor disagio è quasi nulla, anzi chi lavora in tal senso c'è, ma chi lavora per vanificare ogni tentativo, ha mezzi e risorse illimitate, chi invece cerca modalità di contatto fra diverse realtà, chi combatte per trasformare tutto ciò in progetto politico, perché il progettare e il ricercare diventi realtà e terreno comune di confronto e ricerca di strategie condivisibili, si trova con pochi mezzi e facilmente oscurabili. Credo che i cosiddetti poteri forti, abbiano da guadagnarci a 360 gradi, dividi et impera è ancora una crudele realtà ed una più che esercitata attività di quanti, in doppiopetto, trovano nel disagio fonte di ricchezza, nella malinformazione voti e consenso, nella violenza la scusa per ricorrere alla repressione.
Il binomio repressione - criminalizzazione alimenta fenomeni e spazi di illegalità. Spingere ancora e sempre di più "il diverso" ai margini, amplifica e favorisce, ledendo i diritti degli ultimi, situazioni di rischio per tutti. Le strategie che sfruttano, aumentando ansia e paura, producono ulteriore insicurezza, portando la gente comune a chiudersi in casa, a inibire il contatto con l'esterno, diventando così facile preda, spesso inconsapevole, di chi con la scusa di "mettere ordine" trae vantaggi (un potere politico ed economico esercitato senza che nessuno, o pochi, eserciti a sua volta il potere dell'espressione e della critica dato dalla democrazia). Don Ciotti dice: E' giusto prendere atto della paura, ma la risposta non deve fermarsi ai sintomi del fenomeno (?) in un'ottica democratica, e progressista, la sicurezza deve essere vista come un diritto da garantire assieme ad altri diritti e non al posto di questi.
Facendo nostra questa affermazione, è facilmente comprensibile come il suo effetto sia dirompente e come la filosofia della tolleranza e dell'accettazione dell'altro, se applicata a tutti i livelli della società, possa diventare un pericolo per chi ha fatto di razzismo, sessismo e malacultura strumento di potere. Per questo motivo, l'opposizione a questo pensiero dovrebbe coinvolgere quanto più possibile i diversi componenti della società civile ed è per questo che l'informazione assume un'importanza così grande e determinante per le sorti della democrazia e della civiltà.
30 Ottobre 2007 - Franco Cilenti - aprileonline.info
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