Viterbo - Arresti e denunce

I carabinieri della stazione di Acquapendente hanno arrestato un cittadino marocchino, 19enne, che pur essendo agli arresti domiciliari, tra l’altro, per i reati di estorsione e lesioni personali, è stato trovato, a piedi, nei pressi di un distributore di carburanti.

I carabinieri di Marta hanno arrestato, a Montefiascone, un cittadino albanese, 27enne, per la violazione delle normative sull’immigrazione.

Il nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Montefiascone hanno deferito, per guida in stato di ebbrezza alcolica, un 30enne di Bolsena ed un 20enne di San Lorenzo Nuovo, trovati positivi all’etilometro.

Hanno contestato al legale rappresentante di un bar di Marta alcune sanzioni amministrative per il numero di apparecchi elettronici superiore al consentito, la mancata esposizione obbligatoria delle tabelle indicanti gli alcolici con relativi.

A Tuscania i carabinieri del radiomobile del Norm della compagniae della stazione carabinieri di Tarquinia, nel corso di due distinti controlli alla circolazione stradale, hanno deferito, per guida in stato di ebbrezza alcolica, un 21enne ed un 42enne, entrambi di Civitavecchia, trovati positivi all’etilometro.


03/11/07 - tusciaweb.it

Guida in stato d'ebbrezza, sedici denunce

RIMINI – Sono sedici le denunce per guida in stato d’ebbrezza effettuate dai Carabinieri della Compagnia di Rimini nel corso di un controllo notturno finalizzato alla sicurezza e al rispetto del codice della strada.

I più alticci sono risultati un artigiano di Santarcangelo di 32 anni ed un pasticcere 50enne della Repubblica di San Marino sorpresi al volante con un tasso di alcol nel sangue pari a 1,75 gr/lt (il limite fissato è di 0,50). Nei guai anche anche un’impiegata riminese di 25 anni sorpresa con 0,74 gr/lt di alcol.


02.11.2007 - romagnaoggi.it

Volevo solo sentire il rombo della mia Ferrari

Lo beccano a 271 km/h, e sentite Baros cosa dice: «Volevo solo sentire il rombo della mia Ferrari»



Trova sempre il modo per far parlare di sè, Milan Baros. Non tanto per il rendimento in campo, quanto per i suoi colpi di testa. In senso metaforico, naturalmente. L'ultima bravata del giocatore del Lione ha dell'incredibile.

La Gendarmerie l'ha beccato al volante della sua auto alla stratosferica velocità di 271 km/h, nella regione dell'Ain, est della Francia. Per l'attaccante ceko è immancabilmente scattato il ritiro della patente e il sequestro del veicolo. Non un'utilitaria, per volare in quel modo: una Ferrari A42.

L'aspetto più esilarante della vicenda è senz'altro la giustificazione adottata da Baros una volta fermato dalle forze dell'ordine: «Volevo solo sentire il rombo del motore...»


02/11/2007 - goal.com

Bloccano lo scippatore, vengono picchiati

Hanno sventato il furto a danno d’una ragazza, usando metodi comprensibilmente energici. Ma il marocchino che stava sottraendo un portafogli, e che è dovuto scappare, è tornato insieme a quattro connazionali dopo aver organizzato una vera e propria spedizione punitiva contro una compagnia di genovesi, conclusa con due feriti e la denuncia dell’aggressore. «Un episodio che per fortuna ha avuto conseguenze limitate - ammettono in questura - ma preoccupante per la dinamica, che rischia d’innescare nuove tensioni». Sono stati i poliziotti della squadra volanti a ricostruire la sequenza di minacce e botte andata in scena poco prima delle due.


A quell’ora due ragazzi di San Fruttuoso, un trentenne e un trentaduenne, stanno sorseggiando una birra all’esterno d’un locale di via San Bernardo. La serata è piuttosto calda, nei vicoli, è la notte di Halloween e sono centinaia i giovani che affollano le strade della movida. Fatto sta che con la coda dell’occhio, entrambi notano il maghrebino mentre infila le mani nella borsa d’una ventenne, per rubare qualcosa. «Ci siamo mossi immediatamente - riferiranno poco più tardi alle forze dell’ordine - anche perché lui era vicino, eravamo in due e avevamo la certezza che avrebbe desistito». In effetti l’intervento riesce nonostante un battibecco e un paio di spintoni, con lo straniero che si allontana poi verso Caricamento.


«Lì per lì - hanno ammesso ancora al momento della denuncia - pensavamo fosse finito tutto». Di certo non immaginavano che nel giro di pochi minuti si sarebbe innescata la vendetta. Lo stesso marocchino autore del furto si è presentato insieme ad altri quattro coetanei e hanno preso di mira immediatamente i due ragazzi di San Fruttuoso, colpendoli pure con una bottiglia. La rissa si è chiusa con un fuggi-fuggi generale, che ha preceduto l’arrivo della polizia. E però mentre scappava uno degli extracomunitari ha perso a sua volta il portafogli, all’interno del quale era custodito il documento d’un ventenne nato a Rabat (Marocco) da tempo residente nel centro storico genovese.


Il trentenne genovese ha intanto raggiunto il pronto soccorso del Galliera, dov’è stato medicato per un profondo taglio alla testa, procurato quasi certamente da un coccio. Lo hanno dimesso nel giro di pochi minuti (la prognosi indicata sul referto compilato dai medici è di sette giorni), ma mentre stava lasciando l’ospedale insieme agli agenti, si è presentato un ragazzo - maghrebino - le cui fattezze erano in tutto e per tutto identiche a quelle della foto attaccata sul documento smarrito in via San Bernardo.


Non c’è voluto molto, a capire che si trattava della stessa persona coinvolta in precedenza nella zuffa. E nei suoi confronti - essendo trascorsa la flagranza del reato - è stata emessa per ora una denuncia in stato di libertà. L’obiettivo degli inquirenti è adesso quello di risalire ai complici: «È vero - rimarcano ancora in questura - che il centro storico è stato teatro talvolta di episodi di microcriminalità preoccupanti, ma le tensioni razziali sono sopite da tempo. E la speranza è che quanto accaduto l’altra notte resti un fatto isolato».


02/11/2007 - ilsecoloxix.it

Incidente a Sharm el Sheik, 6 morti

Famiglia distrutta


Sharm el Sheikh - Una famiglia italiana - originaria di Senigallia - distrutta in un incidente stradale nei pressi di Sharm el Sheikh, sul Mar rosso egiziano: sei i morti e due i feriti. Deceduto anche l’autista egiziano. Le vittime morte sul colpo sono padre, madre, figlio di 7 anni, e nonna paterna. Il nonno e una zia sono morti dopo il ricovero all’ospedale della località turistica. Non sono invece in pericolo di vita gli altri due feriti.

Questi i nomi dei turisti coinvolti nell’incidente - che erano partiti con un viaggio organizzato dall’Avitour di Senigallia - secondo quanto è stato confermato in tarda serata dalla Prefettura e dalla Questura di Ancona: Francesca Marini, 34 anni, commessa, e il marito Francesco Longarini, 36, elettricista, hanno perso la vita insieme al figlio minore, Giovanni, di soli sette anni. È invece sopravvissuto, ed è ricoverato in ospedale, Leonardo, dieci anni, il figlio maggiore della coppia. Fra le vittime ci sono poi Francesca Longarini, che avrebbe compiuto 41 anni a gennaio. Era la sorella di Francesco, come lei figlio dell’altra coppia falciata via nell’incidente: Luigi Longarini e Mariella Mori, i più anziani del gruppo. Con il piccolo Leonardo, in ospedale si trova anche Massimo Gerini, che è titolare di un’agenzia immobiliare a Senigallia, dove la famiglia è molto conosciuta.

Gli otto italiani stavano tornando in tarda serata da una gita a Dahab, un altro famoso centro turistico sul Mar Rosso, quando il minibus su cui viaggiavano è stato investito in pieno da un camion proveniente dalla direzione opposta. L’impatto è stato violentissimo. Circa seimila persone perdono la vita ogni anno e 30.000 rimangono ferite in incidenti sulle strade dell’Egitto, che sono fra le più pericolose del mondo. Gli incidenti stradali sono la seconda causa di morte nel Paese, secondo le fonti ufficiali. Guida spericolata e condizioni stradali pessime sono all’origine del gran numero di incidenti. Quest’anno, una serie di incidenti ferroviari e stradali ha sollevato un’ondata di critiche nei confronti del governo accusato di trascurare la sicurezza dei trasporti. Sharm el Sheikh è la meta preferita da centinaia di migliaia di italiani che ogni anno si recano in Egitto. Grandi resort turistici offrono vacanze a prezzi molto bassi. Il flusso di visitatori, calato dopo tre attentati nella penisola del Sinai tra il 2004 e il 2006, è in ripresa.

Il dolore dei familiari C’è dolore, angoscia, incredulità in casa Longarini-Marini, a Scapezzano di Senigallia, dove la notizia della morte di sei persone del nucleo familiare, compreso il piccolo Giovanni, di soli sette anni, si è abbattuta come un macigno in serata, accompagnata da un bollettino via via più tragico: prima quattro, poi cinque, poi sei le vittime dell’incidente stradale di Sharm El Sheikh. Nella palazzina di famiglia, all’ingresso del paese, sono rimasti i genitori di Eleonora Marini, confortati da amici e parenti, e dal sindaco di Senigallia Luana Angeloni, giunta insieme all’assessore ai Servizi sociali Fabrizio Volpini. «Abbiamo saputo dal telegiornale - spiega Paolo, padre di Eleonora - che c’era stato un gravissimo incidente in Egitto. Ci siamo allarmati subito, e dopo, purtroppo, è arrivata la notizia che quei morti erano proprio i nostri cari...».

Massimo Gerini, ora ricoverato in ospedale come il nipotino Leonardo, di dieci anni, è titolare di un’agenzia immobiliare. Il suo è un nome conosciuto in città, e così quello del ’clan’ Longarini, una famiglia semplice e molto affiatata, tanto da spostarsi in gruppo - anziani, adulti e bambini - anche in ferie. «È terribile - mormora il sindaco - vedere tanto strazio, trovarsi di fronte ad un lutto come questo, improvviso e assurdo». L’amministrazione comunale si è messa a disposizione dei familiari per qualsiasi necessità, e prenderà contatto con la Farnesina per offrire la sua collaborazione per il rientro delle salme e dei feriti».


02/11/07 - ilgiornale.it

Pene più dure per chi guida ubriaco

Si moltiplicano purtroppo i casi di automobilisti e motociclisti, spesso drogati o ubriachi, che uccidono innocenti e a volte nemmeno si fermano. Dopo due o tre giorni escono dal carcere e, in sede di giudizio, godono di ogni possibile indulgenza. Da ogni parte si grida «Basta!» e tutto resta come prima: il morto giace e il pirata continua a colpire. D’altra parte, non possiamo augurarci che venga inflitto l’ergastolo per un omicidio colposo, non è vero? E allora, ecco una proposta: chiunque, non solo sotto l’effetto di droga o di alcool, ma anche per comportamento irresponsabile, provochi la morte di una persona, sia privato del permesso di condurre veicoli per un minimo di dieci anni, fino alla proibizione a vita per i casi più gravi; e i recidivi siano giudicati non più per omicidio colposo, ma per omicidio volontario.
Mi si obietta che i mezzi di trasporto privati servono per il lavoro? Sarà un deterrente in più, così ci penseranno prima!
Per introdurre tali novità non basta una legge, ma occorre mettere mano al Codice Penale? Che il Parlamento e il Governo si diano da fare, altrimenti a che cosa servono? A inviare messaggi di cordoglio o corone di fiori?

Che l’italo buonismo sia una piaga nazionale con conseguenze disastrose, è sotto gli occhi di tutti. Lei stessa, gentilissima signora Caire, ammette che è necessario mettere mano al Codice di procedura penale.
Non è possibile, infatti, che il Governo, qualunque Governo sia in carica, lasci che la strage continui sulle nostre strade. Tanto per dire come stanno le cose, è un fatto che i conducenti di mezzi pesanti si passino la parola non appena superano il confine. L’Italia, infatti, è diventata una specie di porto franco per qualunque tipo di illegalità. Ormai sembra che nessuno abbia timore di incappare nelle maglie della legge. Ha visto che cosa è accaduto a quel nomade che ha ucciso quattro ragazzi guidando completamente ubriaco? Tutto quello che la magistratura ha saputo (e potuto) fare, è quello di condannarlo a restarsene rintanato dentro il suo lussuoso residence per poco più di sei anni. Negli Stati Uniti ad una giovane donna che, guidando ubriaca ha investito e ucciso un pedone, hanno dato 54 anni di carcere. Una pena eccessiva? Ma dov’è scritto che si possa uccidere il prossimo con la scusante di essere sotto l’effetto dell’alcol? Se le nostre leggi sono così permissive da ritenere che chi guida possa essere giudicato soltanto sulla base di una «colpa», come se non sapesse che l’abuso di sostanze alcoliche porta inevitabilmente a perdere il controllo delle proprie azioni, allora quelle leggi vanno cambiate. Chi beve o si impasticca compie un’azione cosciente, per cui deve poi affrontare le conseguenze del suo gesto. Come si fa a sostenere che, da ubriaco, non sapeva? In Italia certa sinistra pensa solo a difendere Caino infischiandosene di Abele. Sarebbe ora che la ragione prevalesse e che chi sbaglia paghi. Senza se e senza ma.


02/11/07 - ilgiornale.it

Anche Martina Hingins dopata

Martina Hingins è risultata positiva alla cocaina nel corso del torneo di Wimbledon 2007. Per questo ha deciso di porre termine, a 27 anni, alla propria carriera agonistica.

La notizia ha fatto il giro del mondo ieri, 1 novembre, con il corollario di smentite da parte della diretta interessata che si è dichiarata innocente affermando di non aver mai preso nessuna droga in maniera cosciente. E forse stavolta non è la solita dichiarazione di smentita dell'atleta colto in fallo, perché la positività della Hingins è stata rilevata tramite l'analisi delle urine (e anche la controanalisi di garanzia ha dato esito positivo) mentre l'esame dei capelli ha dato esito negativo.

Perlomeno, questo è ciò che ha detto l'avvocato della ormai ex tennista (tra le altre fonti d'informazione questa notizia è già apparsa sulla Wikipedia, a poche ore dall'accaduto) il quale ha avanzato dubbi sulle modalità con cui i medici di Wimbledon avevano raccolto i campioni di urina da verificare.

Sia come sia. Se ci sono state irregolarità le istituzioni preposte e forse i tribunali ne verranno probabilmente a capo.

Ma se anche Martina Hingins era fasulla, lo sport subisce un colpo fortissimo.

Perché la Hingins è stata tra il 1997 e il 2001 la numero 1 della classifica mondiale, per un totale di 209 settimane. Perché è arrivata nel circuito professionistico a 14 anni, nel 1994, e già nel 1995 giocò la sua prima finale ad Amburgo.

Ok, erano gli anni ’90 della bambine-fenomeno, delle Monica Seles e Jennifer Capriati spinte a diventare tenniste di vertice da genitori cerberi. La Hingins, nata nell'attuale Slovacchia nel 1980 e poi trasferitasi in Svizzera, però tra tutte sembrava quella più baciata dal talento. Stabiliva record di precocità (tra cui quello di più giovane vincitrice di uno slam, sebbene nel doppio, a Wimbledon nel 1996) ma non sembrava nemmeno che forzasse in certi momenti.

Alla fine della carriera, la Hingins ha vinto 15 tornei dello slam, di cui 8 nel doppio (con il grande slam personale del 1998), 6 nel singolo e 1 nel doppio misto, vinto nel 2006 in Australia.

Negli annali rimangono 43 tornei individuali vinti su 68 finali disputate, 37 tornei di doppio vinti su 51 finali e l'ultimo doppio misto. In totale fanno 81 tornei vinti e 120 finali disputate.

E una così aveva bisogno di doparsi? Il cuore dell'appassionato piange di dolore.


02/11/07 - comesefossesport.blogosfere.it

L’urlo di Genova: carcere e castrazione a chi stupra

(...) Perché solo con punizioni esemplari - è l’idea di Luciano Silighini Garagnani, presidente dell'associazione culturale Giovine Italia - si scoraggia chi non rispetta le donne. La prossima settimana partirà una raccolta firme per sostenere due leggi di iniziativa popolare. «Insieme a un esperto di diritto stiamo stendendo il testo in cui si dice di portare a 30 anni la pena per chi stupra (oggi se ne rischiano al massimo 10 o 12, ndr) e di introdurre la castrazione chimica per i condannati per reati di violenza sessuale» spiega Silighini Garagnani. Per le leggi a carattere nazionale, è necessario raccogliere almeno 50mila firme e presentare la proposta alla Corte di Cassazione. «Metteremo i banchetti a Nervi, in centro (nella zona di Palazzo Ducale) e a Cornigliano - prosegue il presidente della Giovine Italia-. Con ogni probabilità a partire da giovedì».

Gli iscritti all’associazione si dicono «legati da un’ispirazione dichiaratamente di destra». «Ma su temi del genere, e in questi tempi, destra e sinistra contano sempre meno - riprende Silighini Garagnani-. Io vivo a Cornigliano, dove vediamo ogni giorni che effetti deleteri provocano i campi nomadi, siano autorizzati o meno. Le ultime vicende di cronaca (la donna massacrata a Roma, i fidanzatini aggrediti mentre erano in auto) ci dicono che l’Italia è il fulcro del degrado dell’Occidente. Bisogna reagire. Il pacchetto sicurezza del governo? Un contentino di fronte a un’emergenza continua - aggiunge -. Su questi temi, lo ripeto, siamo tutti d’accordo: una donna non può girare con l’incubo di essere aggredita. Chi lo fa deve sapere che gli spetta una punizione esemplare».

È questo il deterrente più efficace secondo l’associazione che ieri pomeriggio ha distribuito volantini in centro a sostegno dei tassisti, vittime di ripetute aggressioni negli ultimi giorni. «Oggi pare che lo Stato e la città di Genova tollerino ogni forma di degrado» aggiunge Silighini Garagnani. E ripropone una sua vecchia idea: «Mandiamo l’esercito nei quartieri a rischio. Questo non significa militarizzare la città o creare un clima di paura. Al contrario: vedendo qualche divisa in strada tutti si sentiranno più difesi».


Sui fatti di Roma ieri è intervenuto anche l’arcivescovo. «Credo che da parte di tutti noi ci debba essere sempre un maggiore impegno nella formazione e nell’educazione alla legalità» ha dichiarato Angelo Bagnasco.


di Giovanni Buzzatti - venerdì 02 novembre 2007 - ilgiornale.it

Giovanna non ce l’ha fatta

E l’Italia delle donne la piange


Roberta, Manuela, Cristina, Sandra, Francesca. Tutte le romane si stringono intorno a Giovanna. La piccola grande donna che suo malgrado e a carissimo prezzo è diventata un simbolo per questa città stufa della violenza, stufa di piegare la testa, stufa di mordersi le labbra e restare in silenzio di fronte agli scippi e alle rapine, agli stupri e agli omicidi. Una città che non vuole più avere paura, non vuole più dover affrettare il passo verso casa per chiudere in fretta la porta blindata. Non vuole rassegnarsi al fatto che è diventato inevitabile trovare prima o poi la macchina bruciata sotto casa o l’appartamento ripulito dai ladri. Nessuno adesso ha più la forza di credere alla favola della «città più sicura del mondo».

Giovanna dopo essere stata attaccata per una manciata di ore ad una macchina che l’ha tenuta in vita è morta alle 19,34 di ieri nel reparto di rianimazione dell’ospedale Sant’Andrea. Le sue condizioni erano apparse subito disperate, il bollettino medico freddo ed implacabile era rimasto sempre lo stesso: «stato di coma con assenza di riflessi, ma con residua attività elettrico cerebrale». Quando anche quella «residua attività» è cessata i macchinari sono stati spenti e così si è dileguata anche l’ultima speranza del marito e dei parenti. Intanto al capezzale di Giovanna fin dal mattino era cominciata una sorta di pellegrinaggio per questa donna coraggiosa che prima aveva lottato contro il suo aggressore poi fino all’ultimo con la morte.

Il giorno dopo l’aggressione sono emersi tutti i particolari di quei tremendi momenti che hanno trasformato la via del ritorno a casa in un incubo senza risveglio e una donna come tante in un’eroina per caso. Giovanna, dice il capo della squadra mobile di Roma Vittorio Rizzi, ha reagito con tutte le forze che aveva contro Nicolae pure se quell’uomo era il doppio di lei. L’ipotesi avanzata da Rizzi è quella di un tentativo di rapina poi sfociato in una violenza bestiale anche a causa della forte reazione della donna. Nessun dubbio sul fatto che sia stato Nicolae: il portafoglio i documenti, la borsa sono stati ritrovati nella sua baracca. Forse però l’uomo non era solo. Probabilmente Giovanna sempre secondo Rizzi «potrebbe essere stata colpita con un sasso o con il suo stesso ombrello». Fino ad ora non è stato possibile stabilire con certezza se sia stata consumata o no la violenza sessuale. Certo, quando è stata ritrovata in quel fosso in mezzo al fango aveva i pantaloni abbassati e il maglione tirato su, senza mutandine. Quello che è certo è che la donna si è difesa. I medici hanno visitato anche il romeno che è stato trovato pieno di graffi sulla schiena e sulla spalla. Giovanna ha lottato fino all’ultimo con tutte le sue forze. E questo forse ha scatenato ancor di più la brutalità del rumeno che l’ha colpita violentemente sulla testa, provocandole quel «trauma cranico facciale» che ha causato il coma.

Un’aggressività bestiale che fa paura e che ha scatenato un’ondata di solidarietà femminile. Ieri al capezzale di Giovanna sono accorse tante donne. Tra le altre Roberta Moriccioli, la figlia di Luigi che nell’agosto scorso è stato massacrato di botte da tre rumeni lungo la pista ciclabile che corre lungo l’ippodromo di Tor di Valle. Luigi poi è morto dopo una lunga agonia il 5 ottobre. «So che cosa vuole dire stare vicino ad un proprio caro che ha subito una violenza efferata - dice la Moriccioli -, ho assistito mio padre nella sua agonia per sessanta giorni in ospedale: si prova un forte senso di indignazione, delusione e impotenza al ripetersi di questi episodi perché neanche di fronte ad una vittima si riesce a fare qualcosa». Per la Moriccioli «chi commette questi reati non lo fa perché spinto dalla necessità, sono delle belve umane che hanno fatto questo perché il buonismo e la tolleranza glielo hanno consentito».

Tante le donne che sconvolte dalla brutalità del delitto hanno portato la loro testimonianza di solidarietà. Un santino con l’immagine di Papa Giovanni Paolo II da parte di Maria Antonietta quando si sperava in un miracolo. Un mazzo di fiori da parte di Emilia e sua figlia Katia. Tutte confidano di condividere la paura di «uscire da sole di notte».


di Francesca Angeli - venerdì 02 novembre 2007 - ilgiornale.it


[Il fatto era: Una violenza inaudita e inarrestabile]

Nel 2007 dieci mesi da incubo

Stupri, omicidi, truffe e rapine


Dieci mesi da incubo. Ecco, giorno per giorno, una sintesi dei reati commessi da cittadini romeni poi arrestati.

Gennaio (giorno 4) presa banda trafficanti di minori; (5) Scontro a fuoco con due carabinieri (feriti) a Cosenza; (10) Milano, sgominato racket accattonaggio; due fratelli condannati per omicidio prete a Mantova; (16) Uccisa e bruciata da connazionali a Ostia; (18) gang di 21 narcotrafficanti a Verona; (23) rapita bimba da un’auto; (26) Accoltellato carabiniere in una rissa.

Febbraio. (7) Coppia uccide Vincenzo Ferrari di Sora. (9) In 6 in manette per riduzione in schiavitù a Firenze, 17 a Perugia. (10) Catania, evirato da connazionali ubriachi. (19) Arrestato a Padova dopo 50 chilometri di fuga e il ferimento di due carabinieri.

Marzo: (6) Ancona, ragazze che si volevano ribellare cosparse di benzina e costrette a prostituirsi; (7) Milano, presi per rapine e stupri; (7) Roma, figlia incinta costretta a mendicare. (13) Civitavecchia, tenta di rapire un bimbo dal passeggino. (15) Treviso, in galera per il sequestro di una giovane ad Asolo. (17) Badante uccide un’anziana a Sciacca (Ag); (27) Follonica, genitori indagati per la morte della figlia nella baracca. (29) Torino, coppia sevizia un connazionale;

Aprile: (3) Stupra l’ex fidanzata, condannato a Milano. (4) Minorenne a Bologna stuprata da branco di romeni. (5) Retata della polizia contro i clan romeni: 130 arresti. (9) Rissa tra connazionali ad Acilia, ferito grave. (11) Milano, nel metrò muore accoltellata alla gola da un connazionale. (13) Monza, clandestino romeno aggredisce moldava. (17) Sette condanne e otto rinvii a giudizio per pedofilia a Roma. (24) Appignano del Tronto, ubriaco travolge e uccide 4 ragazzi.

Maggio: (1) Cosenza, coppia di coniugi trucidata a colpi d’ascia da un muratore di Bucarest. (2) Nel metrò di Roma viene uccisa con un ombrello Vanessa Russo. (9) Caserta, tre arresti per rapina. (17) Rimini, condannati a 30 anni per il ciclista ucciso per futili motivi. (22) Sparatoria a Cumiana (To), due feriti. (22) In tre stuprano una barista a Magnago, Milano. (23) Minore costretta a prostituirsi in una bara a Reggio Calabria. (27) Ucciso da connazionali a Crotone.


Giugno: (5) Milano, 13 fermi per sfruttamento della prostituzione. (10) Un arresto a Siena per stupro a sedicenne. (18) Rovigo, prepara cella per segregare l’ex fidanzata, arrestato. (19) Otto arresti a Torino per rapine in villa. (20) Sgominata banda internazionale che clonava carte di credito: 42 arresti. (25) A Trieste due arresti per l’omicidio di Cristina Perco.

Luglio: (9) Regolamento di conti con sparatoria ad Arese; (11) Roma, 40 arresti per carte clonate; (15) A Firenze arresti per violenze sessuali di gruppo. (23) Caltanissetta, ucciso per debito da 500 euro. (30) A Taranto lancia molotov contro la suocera; (31) Palermo, tenta di rapire un bimbo, arrestato.

Agosto: (4) Bologna, stuprata una badante; (14) Firenze, esce per indulto, sevizia e violenta prostitute; (17) Due romeni rapinano ciclista (che poi morirà). (20) Siena, ubriaco investe pedone e picchia carabinieri. (21) Torino, scoperta banda per 108 furti in concessionarie di auto. (21) Aggredito da due romeni il regista Francesco Tornatore. (21) Nel Trevigiano arrestato un romeno per l’omicidio di due coniugi in una villa. (22) Stuprata per un mese da un connazionale.

Settembre: (8) Violentata ad Arezzo da un clan romeno. (12) Quindici arresti per furto a Torino. (20) Roma, coppia si apparta e viene aggredita. Lei anche stuprata. (22) Subiaco, arrestato per abusi su bimba di 5 anni. (24) Sgominata la banda dell’«Arancia meccanica» che rapinava e picchiava coppiette. (27) Reggio Emilia, ucciso a un posto di blocco dopo un furto; a Roma regolamento di conti, un morto e due feriti.

Ottobre: (2) Condannato per mutilazioni genitali della fidanzata. (8) Enna, picchiano in casa imprenditore; a Rubiana anziano malmenato; Firenze, abusano di un 13enne; (9) aggredito e ferito con 38 coltellate a Nettuno; (12) Treviso, violentata su sagrato delle chiesa; (13) Roma, stupra ex fidanzata mentre a Bologna un altro romeno stupra per la seconda volta la figlia; (14) un morto dopo rissa a Latina; (30) Bologna, sfrutta e sevizia fidanzata.


02/11/07 - ilgiornale.it

Basta guerre nel mondo!