Morto Massimo Consoli, fondatore del movimento gay italiano
Aveva 61 anni, era giornalista e scrittore
(ANSA) - ROMA, 4 NOV - E' morto il giornalista e scrittore Massimo Consoli (61 anni), tra i fondatori del movimento gay italiano. Il decesso nella notte nella sua abitazione di Frattocchie, ai Castelli Romani. Consoli e' stato da sempre impegnato nella battaglia per i diritti civili delle persone e delle coppie omosessuali. Amico di artisti e letterati come Bellezza, Pasolini, Penna, Moravia e Mieli, fu definito 'papa degli omosessuali' dall'antropologo francese Alain Danielou.
04 novembre 2007 - ansa.it
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Travolti dai pirati sulle strisce
In Veneto tre morti in una sera
Un sabato sera come tanti altri, in Veneto. Tre morti ammazzati, stritolati dalle macchine e dagli autisti ubriachi o da pirati della strada. Morti che salgono a quattro, se si aggiunge la triste fine di un altro giovane padovano, che ha perso il controllo della sua Ford Fiesta nel Rodigino, precipitata in un fossato. Un sabato di ordinaria paura, soprattutto per coloro che hanno osato uscire per fare una passeggiata. Come Giovanna Rachele Mazzeo, 24 anni, commessa alla Coin di Treviso, a spasso col suo cagnolino a Frescada, frazione di Preganziol (Treviso), e spazzata via da un’utilitaria bianca condotta da un delinquente che non si è nemmeno sognato di fermarsi per vedere cos’era successo. O come i coniugi Gaetano e Luisa Didonè, 69 e 67 anni, falciati a poche centinaia di metri dalla propria casa di Piazzola sul Brenta (Padova) da un quarantaseienne di Grantorto che guidava una Bmw con 1,3 grammi di alcol per litro di sangue.
Succede troppo spesso che i pedoni finiscano arrotati. Le norme più severe in materia non sono evidentemente servite, tanto che in Veneto c’è già qualcuno che pensa di alzare bandiera bianca e di emettere ordinanze provocatorie che vietino di passeggiare nei weekend. Ma dietro le statistiche ci sono le storie di tutte queste persone, perché un incidente mortale non può mai essere liquidato come una statistica.
Prendiamo la giovane trevigiana, uscita col cagnolino dopo una giornata di lavoro al negozio. Ha dovuto dribblare le prostitute per prendersi una boccata d’aria, per fare una cosa che definire normale è superfluo. La ventiquattrenne stava attraversando la statale che collega Treviso a Mogliano, sulle strisce pedonali, e non ha fatto neanche in tempo ad accorgersi di quel razzo che l’ha catapultata, senza più un respiro, a decine di metri di distanza. Se n’è accorta proprio una prostituta, che ha avvisato subito il pronto soccorso, ben sapendo che non ci sarebbe stato nulla da fare. In compenso il pirata che ha accelerato ancora anziché fermarsi ha lasciato sull’asfalto pezzi dello specchietto frantumato, schegge di carrozzeria: la polizia lo troverà, grazie anche alla testimone che ha già detto che l’auto era un’utilitaria bianca. Il comandante della polizia stradale trevigiana ha lanciato un appello: se qualcuno ha visto qualcosa di più, che lo racconti. O, meglio ancora, se il pirata è rinsavito, che si consegni.
A Piazzola sul Brenta chi era al volante della Bmw che ha tranciato di netto la lunga vita passata insieme dei coniugi Didonè, ora è un uomo disperato. Ieri sera, analisi alla mano, era però un po’ alticcio. Un incrocio regolato da un semaforo, i due passano col rosso, lui non li vede. Li carica sul cofano e così come avevano vissuto insieme, muoiono insieme. Gaetano Didonè, 69anni, era un ragioniere in pensione, la moglie, Luisa Cervato, 67, aveva insegnato Lettere una vita alla scuola media di Piazzola ed era in pensione da 5 anni. I figli Paolo e Luca vivevano ancora con loro. Per terra rimane il berretto dell’uomo, la borsa della donna. I carabinieri eseguono i rilievi di rito, come si dice.
di Marino Smiderle - lunedì 05 novembre 2007 - ilgiornale.it
Un sabato sera come tanti altri, in Veneto. Tre morti ammazzati, stritolati dalle macchine e dagli autisti ubriachi o da pirati della strada. Morti che salgono a quattro, se si aggiunge la triste fine di un altro giovane padovano, che ha perso il controllo della sua Ford Fiesta nel Rodigino, precipitata in un fossato. Un sabato di ordinaria paura, soprattutto per coloro che hanno osato uscire per fare una passeggiata. Come Giovanna Rachele Mazzeo, 24 anni, commessa alla Coin di Treviso, a spasso col suo cagnolino a Frescada, frazione di Preganziol (Treviso), e spazzata via da un’utilitaria bianca condotta da un delinquente che non si è nemmeno sognato di fermarsi per vedere cos’era successo. O come i coniugi Gaetano e Luisa Didonè, 69 e 67 anni, falciati a poche centinaia di metri dalla propria casa di Piazzola sul Brenta (Padova) da un quarantaseienne di Grantorto che guidava una Bmw con 1,3 grammi di alcol per litro di sangue.
Succede troppo spesso che i pedoni finiscano arrotati. Le norme più severe in materia non sono evidentemente servite, tanto che in Veneto c’è già qualcuno che pensa di alzare bandiera bianca e di emettere ordinanze provocatorie che vietino di passeggiare nei weekend. Ma dietro le statistiche ci sono le storie di tutte queste persone, perché un incidente mortale non può mai essere liquidato come una statistica.
Prendiamo la giovane trevigiana, uscita col cagnolino dopo una giornata di lavoro al negozio. Ha dovuto dribblare le prostitute per prendersi una boccata d’aria, per fare una cosa che definire normale è superfluo. La ventiquattrenne stava attraversando la statale che collega Treviso a Mogliano, sulle strisce pedonali, e non ha fatto neanche in tempo ad accorgersi di quel razzo che l’ha catapultata, senza più un respiro, a decine di metri di distanza. Se n’è accorta proprio una prostituta, che ha avvisato subito il pronto soccorso, ben sapendo che non ci sarebbe stato nulla da fare. In compenso il pirata che ha accelerato ancora anziché fermarsi ha lasciato sull’asfalto pezzi dello specchietto frantumato, schegge di carrozzeria: la polizia lo troverà, grazie anche alla testimone che ha già detto che l’auto era un’utilitaria bianca. Il comandante della polizia stradale trevigiana ha lanciato un appello: se qualcuno ha visto qualcosa di più, che lo racconti. O, meglio ancora, se il pirata è rinsavito, che si consegni.
A Piazzola sul Brenta chi era al volante della Bmw che ha tranciato di netto la lunga vita passata insieme dei coniugi Didonè, ora è un uomo disperato. Ieri sera, analisi alla mano, era però un po’ alticcio. Un incrocio regolato da un semaforo, i due passano col rosso, lui non li vede. Li carica sul cofano e così come avevano vissuto insieme, muoiono insieme. Gaetano Didonè, 69anni, era un ragioniere in pensione, la moglie, Luisa Cervato, 67, aveva insegnato Lettere una vita alla scuola media di Piazzola ed era in pensione da 5 anni. I figli Paolo e Luca vivevano ancora con loro. Per terra rimane il berretto dell’uomo, la borsa della donna. I carabinieri eseguono i rilievi di rito, come si dice.
di Marino Smiderle - lunedì 05 novembre 2007 - ilgiornale.it
Ragazzini rapinati da bulli
Rapina sabato nel bel mezzo della movida pomeridiana dei teenager: vittime due 14enni minacciati da 4 coetanei, un italiano e tre stranieri, davanti alla discoteca Tocqueville, in zona corso Como.
Un sabato pomeriggio in centro. Un sabato pomeriggio come tanti, in Corso Como, da passare in mezzo ai ragazzi, a conoscere gente. Ma non è finita bene per due quattordicenni che sono stati rapinati da quattro coetanei. Gli ennesimi minacciati dai bulli di turno. Alle 15.30 le vittime sono state affiancate dai quattro giovanissimi malviventi, che hanno costretto il primo a consegnare il portafogli con dentro 10 euro e il secondo il telefono cellulare. Quindi sono fuggiti. Ma i genitori dei rapinati hanno avvisato la polizia, che durante un controllo in zona ha bloccato uno dei ladri di 14 anni, denunciato per rapina aggravata in concorso.
"Figlio di brave persone"
Il quattordicenne, secondo quanto spiegato dagli investigatori, è "figlio di brave persone, che sono rimaste molto stupite dal comportamento del figlio; gente seria che lavora in una panetteria e si alza tutte le mattine alle tre del mattino". Stupiti i genitori e mortificato il bulletto, tanto che dopo l'arresto il ragazzo era più preoccupato delle reazioni del padre che delle conseguenze legali del suo gesto.
La notte delle baby gang
Le baby gang continuano a imperversare e fare paura ai ragazzini. Solo qualche giorno fa, nella notte di Halloween, gruppi di giovanissimi hanno rapinato tre ragazzini, di 15 e 16 anni, in largo Carrobbio, via Bramante e via Mario Pagano. Simile la dinamica: si avvicinano in gruppo, spingono, minacciano e se ne vanno indisturbati con cellulari e contanti. In un caso, in via Pagano, ad aggredire il sedicenne erano addirittura in cinque, tra loro anche una ragazza bionda.
05/11/07 - city.corriere.it
Un sabato pomeriggio in centro. Un sabato pomeriggio come tanti, in Corso Como, da passare in mezzo ai ragazzi, a conoscere gente. Ma non è finita bene per due quattordicenni che sono stati rapinati da quattro coetanei. Gli ennesimi minacciati dai bulli di turno. Alle 15.30 le vittime sono state affiancate dai quattro giovanissimi malviventi, che hanno costretto il primo a consegnare il portafogli con dentro 10 euro e il secondo il telefono cellulare. Quindi sono fuggiti. Ma i genitori dei rapinati hanno avvisato la polizia, che durante un controllo in zona ha bloccato uno dei ladri di 14 anni, denunciato per rapina aggravata in concorso.
"Figlio di brave persone"
Il quattordicenne, secondo quanto spiegato dagli investigatori, è "figlio di brave persone, che sono rimaste molto stupite dal comportamento del figlio; gente seria che lavora in una panetteria e si alza tutte le mattine alle tre del mattino". Stupiti i genitori e mortificato il bulletto, tanto che dopo l'arresto il ragazzo era più preoccupato delle reazioni del padre che delle conseguenze legali del suo gesto.
La notte delle baby gang
Le baby gang continuano a imperversare e fare paura ai ragazzini. Solo qualche giorno fa, nella notte di Halloween, gruppi di giovanissimi hanno rapinato tre ragazzini, di 15 e 16 anni, in largo Carrobbio, via Bramante e via Mario Pagano. Simile la dinamica: si avvicinano in gruppo, spingono, minacciano e se ne vanno indisturbati con cellulari e contanti. In un caso, in via Pagano, ad aggredire il sedicenne erano addirittura in cinque, tra loro anche una ragazza bionda.
05/11/07 - city.corriere.it
Sempre sulla sicurezza
Spett. Redazione,
vorrei dire la mia sull'argomento sicurezza. Chi scrive ha vissuto gli ultimi 5 anni della sua vita in una metropoli del Nord Italia, e ora da qualche mese vive in una metropoli tedesca paragonabile come dimensioni a Milano. Credo che la questione sicurezza sia di fondamentale importanza perchè strettamente legata alla qualità di vita. Entro nel merito. In questi ultimi 5 anni sono tornato all'incirca ogni weekend ad Arezzo, e progressivamente ho visto che la mia città, impercettibilmente ma inesorabilmente, stava degradando e cambiando volto. Dieci o quindici anni fa la cosa peggiore che poteva capitare nella nostra città era subire le insistenti richieste di qualche mendicante, mentre a me, nell'ultimo anno, stando ad Arezzo per un totale di un paio di mesi circa, è capitato di: essere importunato, assieme alla mia ragazza, da un uomo dell'Est visibilmente ubriaco davanti alla stazione, dover constatare che ci sono (o c'erano) persone nel quartiere Giotto che "abbordano" persone anziane per scopi poco chiari (successo a mia nonna), vedersi sparire una bicicletta, "regolarmente" incatenata da un cortile privato di via Montefalco, dover difendere una commessa di una gelateria in pieno centro da tre zingari che ritenevano loro diritto consumare senza pagare (pieno centro di Arezzo, intendo), e altre cose di più piccola portata che però non contribuiscono certo a dare una sensazione di sicurezza. Dirò di più. Ultimamente ho avuto paura ad attraversare la sera certe strade e piazze del centro, cosa che finora mi era capitata solo nella città dove risiedo (che è 10 volte più grande di Arezzo). Non è una cosa bella dover constatare questo in una città di appena 100.000 abitanti. Facendo poi il paragone con la città tedesca in cui vivo adesso, finora non ho mai visto episodi degni di nota. Con questo non voglio dire che in Germania non ci sia criminalità, ma di certo, anche nelle città più grandi, non si prova quella sensazione di insicurezza con cui ormai, in Italia, abbiamo imparato a convivere. Non voglio soffermarmi nè discutere i perchè di questa situazione, ma ci sono dei dati di fatto che voglio riportare: qui in Germania sono stato fermato dalla Polizia per controlli di vario tipo (dall' alcol ai documenti) ben tre volte, mentre in due o tre anni, ad Arezzo, sono stato controllato solo un paio di volte (e sempre in via Crispi). Inoltre, girando qui in città, la presenza di vetture della Polizia è molto maggiore, paragonata a quella di qualsiasi città italiana. I cittadini stranieri, anche quelli appartenenti a etnie che ultimamente sono alla ribalta della cronaca in Italia, si comportano mediamente in maniera molto più rispettosa e civile di quanto facciano da noi, e tendenzialmente sono molto più integrati. Infine, tutti i cittadini stranieri che ho conosciuto finora, sono in grado di esprimersi, anche in maniera abbastanza articolata, in Tedesco, e questo avviene anche fra le persone con un basso grado di istruzione. In generale, ho notato che il comportamento dei cittadini stranieri in un paese è strettamente legato al modo di fare del popolo che li accoglie. La ringrazio per lo spazio.
Cordiali saluti.
Marco B - 04 NOVEMBRE 2007 - arezzonotizie.it
vorrei dire la mia sull'argomento sicurezza. Chi scrive ha vissuto gli ultimi 5 anni della sua vita in una metropoli del Nord Italia, e ora da qualche mese vive in una metropoli tedesca paragonabile come dimensioni a Milano. Credo che la questione sicurezza sia di fondamentale importanza perchè strettamente legata alla qualità di vita. Entro nel merito. In questi ultimi 5 anni sono tornato all'incirca ogni weekend ad Arezzo, e progressivamente ho visto che la mia città, impercettibilmente ma inesorabilmente, stava degradando e cambiando volto. Dieci o quindici anni fa la cosa peggiore che poteva capitare nella nostra città era subire le insistenti richieste di qualche mendicante, mentre a me, nell'ultimo anno, stando ad Arezzo per un totale di un paio di mesi circa, è capitato di: essere importunato, assieme alla mia ragazza, da un uomo dell'Est visibilmente ubriaco davanti alla stazione, dover constatare che ci sono (o c'erano) persone nel quartiere Giotto che "abbordano" persone anziane per scopi poco chiari (successo a mia nonna), vedersi sparire una bicicletta, "regolarmente" incatenata da un cortile privato di via Montefalco, dover difendere una commessa di una gelateria in pieno centro da tre zingari che ritenevano loro diritto consumare senza pagare (pieno centro di Arezzo, intendo), e altre cose di più piccola portata che però non contribuiscono certo a dare una sensazione di sicurezza. Dirò di più. Ultimamente ho avuto paura ad attraversare la sera certe strade e piazze del centro, cosa che finora mi era capitata solo nella città dove risiedo (che è 10 volte più grande di Arezzo). Non è una cosa bella dover constatare questo in una città di appena 100.000 abitanti. Facendo poi il paragone con la città tedesca in cui vivo adesso, finora non ho mai visto episodi degni di nota. Con questo non voglio dire che in Germania non ci sia criminalità, ma di certo, anche nelle città più grandi, non si prova quella sensazione di insicurezza con cui ormai, in Italia, abbiamo imparato a convivere. Non voglio soffermarmi nè discutere i perchè di questa situazione, ma ci sono dei dati di fatto che voglio riportare: qui in Germania sono stato fermato dalla Polizia per controlli di vario tipo (dall' alcol ai documenti) ben tre volte, mentre in due o tre anni, ad Arezzo, sono stato controllato solo un paio di volte (e sempre in via Crispi). Inoltre, girando qui in città, la presenza di vetture della Polizia è molto maggiore, paragonata a quella di qualsiasi città italiana. I cittadini stranieri, anche quelli appartenenti a etnie che ultimamente sono alla ribalta della cronaca in Italia, si comportano mediamente in maniera molto più rispettosa e civile di quanto facciano da noi, e tendenzialmente sono molto più integrati. Infine, tutti i cittadini stranieri che ho conosciuto finora, sono in grado di esprimersi, anche in maniera abbastanza articolata, in Tedesco, e questo avviene anche fra le persone con un basso grado di istruzione. In generale, ho notato che il comportamento dei cittadini stranieri in un paese è strettamente legato al modo di fare del popolo che li accoglie. La ringrazio per lo spazio.
Cordiali saluti.
Marco B - 04 NOVEMBRE 2007 - arezzonotizie.it
Autolimitare la velocità
Il ministro dà il primo ok
Qualcosa si muove: il ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi è il primo ad uscire allo scoperto e a dichiararsi favorevole a limitare elettronicamente la velocità massima delle auto.
Come avevamo anticipato nei giorni scorsi infatti, c'è grande fermento sul tema e proprio la Ue sembra stia spingendo non poco per mandare in porto questo rivoluzionario progetto che bloccherebbe automaticamente la velocità massima delle auto.
"Basta volerlo", ha affermato infatti Bianchi, riconoscendo che "non è una cosa facile da far passare" ma rilevando che "molte auto hanno già la programmazione del limite di velocità. Perchè produrre macchine che vanno a 250 all'ora, se poi c'è un limite di velocità inferiore?".
Il ministro ha inoltre annunciato che nel pacchetto di strumenti previsti in Finanziaria per arginare gli incidenti stradali provocati dalla guida pericolosa "sono previsti anche 800 etilometri per fare controlli specifici. Ottocento pattuglie andranno in giro di notte con a disposizione l'etilometro".
Ma torniamo all'autolimitazione: tutto nasce dal fatto che ormai (e proprio grazie a noi italiani inventori del Tutor) si è riusciti a dimostrare che dove la velocità media scende, diminuiscono drasticamente incidenti, morti e feriti. Un solo dato: il tasso di mortalità dove è montato il Tutor è diminuito del 50% e quello relativo ai feriti del 34%. Mai successo nella storia della sicurezza stradale. In più, visto anche che la linea dura sulla repressione delle infrazioni sta ottenendo altri risultati clamorosi, si avvicina a passi da gigante la possibile rivoluzione che bloccherà elettronicamente la velocità massima delle auto.
Fra l'altro, se in un primo momento si parlava di bloccare la velocità a un limite piuttosto alto (200 orari), ora la tendenza sembra quella di puntare a 160/170 Km/h. E non è casuale: nessun governo europeo (a parte forse quello francese) riuscirà a rientrare nell'obiettivo prefissato di dimezzare il numero di morti per incidenti stradali entro il 2010. Da qui una ricerca forsennata di soluzioni drastiche.
E c'è di più: su questo fronte nessun costruttore automobilistico (per ovvie ragioni) fin qui ha preso una netta posizione, mentre è forte la pressione dal mondo degli ambientalisti: è dimostrato infatti che quando un motore viaggia spremuto al massimo, sia i consumi che i livelli di emissioni inquinanti vanno alle stelle. Così com'é forte la pressione delle associazioni di consumatori, di quelle delle vittime della strada, e delle varie Polizie Stradali.
"Siamo favorevoli - spiega infatti Carmelo Lentino, portavoce della campagna nazionale sulla sicurezza stradale e contro le stragi del sabato sera BastaUnAttimo - alla limitazione della velocità delle auto. Le parole del Ministro Bianchi sono un buon auspicio perché si adottino provvedimenti immediati. Bene se si arriva addirittura ad una limitazione di 160 km/h. Penso che una legge che limiti la velocità massima degli autoveicoli, e la possibilità dunque di salvare moltissime vite umane, debba trovare il massimo consenso in parlamento".
La partita, insomma, è iniziata. Il ministro ha spiegato che "Non è una legge facile da far passare". Ma forse, lo è meno di quanto lui pensi. Vedremo...
di VINCENZO BORGOMEO - 04 NOVEMBRE 2007 - repubblica.it
Qualcosa si muove: il ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi è il primo ad uscire allo scoperto e a dichiararsi favorevole a limitare elettronicamente la velocità massima delle auto.
Come avevamo anticipato nei giorni scorsi infatti, c'è grande fermento sul tema e proprio la Ue sembra stia spingendo non poco per mandare in porto questo rivoluzionario progetto che bloccherebbe automaticamente la velocità massima delle auto.
"Basta volerlo", ha affermato infatti Bianchi, riconoscendo che "non è una cosa facile da far passare" ma rilevando che "molte auto hanno già la programmazione del limite di velocità. Perchè produrre macchine che vanno a 250 all'ora, se poi c'è un limite di velocità inferiore?".
Il ministro ha inoltre annunciato che nel pacchetto di strumenti previsti in Finanziaria per arginare gli incidenti stradali provocati dalla guida pericolosa "sono previsti anche 800 etilometri per fare controlli specifici. Ottocento pattuglie andranno in giro di notte con a disposizione l'etilometro".
Ma torniamo all'autolimitazione: tutto nasce dal fatto che ormai (e proprio grazie a noi italiani inventori del Tutor) si è riusciti a dimostrare che dove la velocità media scende, diminuiscono drasticamente incidenti, morti e feriti. Un solo dato: il tasso di mortalità dove è montato il Tutor è diminuito del 50% e quello relativo ai feriti del 34%. Mai successo nella storia della sicurezza stradale. In più, visto anche che la linea dura sulla repressione delle infrazioni sta ottenendo altri risultati clamorosi, si avvicina a passi da gigante la possibile rivoluzione che bloccherà elettronicamente la velocità massima delle auto.
Fra l'altro, se in un primo momento si parlava di bloccare la velocità a un limite piuttosto alto (200 orari), ora la tendenza sembra quella di puntare a 160/170 Km/h. E non è casuale: nessun governo europeo (a parte forse quello francese) riuscirà a rientrare nell'obiettivo prefissato di dimezzare il numero di morti per incidenti stradali entro il 2010. Da qui una ricerca forsennata di soluzioni drastiche.
E c'è di più: su questo fronte nessun costruttore automobilistico (per ovvie ragioni) fin qui ha preso una netta posizione, mentre è forte la pressione dal mondo degli ambientalisti: è dimostrato infatti che quando un motore viaggia spremuto al massimo, sia i consumi che i livelli di emissioni inquinanti vanno alle stelle. Così com'é forte la pressione delle associazioni di consumatori, di quelle delle vittime della strada, e delle varie Polizie Stradali.
"Siamo favorevoli - spiega infatti Carmelo Lentino, portavoce della campagna nazionale sulla sicurezza stradale e contro le stragi del sabato sera BastaUnAttimo - alla limitazione della velocità delle auto. Le parole del Ministro Bianchi sono un buon auspicio perché si adottino provvedimenti immediati. Bene se si arriva addirittura ad una limitazione di 160 km/h. Penso che una legge che limiti la velocità massima degli autoveicoli, e la possibilità dunque di salvare moltissime vite umane, debba trovare il massimo consenso in parlamento".
La partita, insomma, è iniziata. Il ministro ha spiegato che "Non è una legge facile da far passare". Ma forse, lo è meno di quanto lui pensi. Vedremo...
di VINCENZO BORGOMEO - 04 NOVEMBRE 2007 - repubblica.it
Guida ubriaco camion carico di merci pericolose
IN STATO DI EBBREZZA AL VOLANTE, UCCIDE DUE CONIUGI A PADOVA
Sono morti sul colpo due coniugi sessantenni, investiti mentre attraversavano la strada ad un semaforo di Piazzola su Brenta, in provincia di Padova. L'automobilista che ha investito la coppia è risultato positivo al test dell'etilometro ed è stato denunciato per guida in stato di ebbrezza. A Benevento un autotrasportatore era ubriaco alla guida di un camion che trasportava merci pericolose. Una pattuglia della polizia stradale di Benevento, dopo aver bloccato l'autista, S.D.V., 36 anni di Casalnuovo di Napoli, gli ha ritirato la patente di guida e denunciato. Il camionista, a bordo del suo mezzo carico di cento bombole di gas gpl, è stato fermato mentre percorreva la Fondo Valle Isclero, all'altezza dell'uscita per S. Agata dei Goti. In seguito ai controlli, l'etilometro ha fatto registrare un tasso di alcool nel sangue del camionista pari al doppio del limite stabilito dalla legge.
04 NOVEMBRE 2007 - leggonline.it
Sono morti sul colpo due coniugi sessantenni, investiti mentre attraversavano la strada ad un semaforo di Piazzola su Brenta, in provincia di Padova. L'automobilista che ha investito la coppia è risultato positivo al test dell'etilometro ed è stato denunciato per guida in stato di ebbrezza. A Benevento un autotrasportatore era ubriaco alla guida di un camion che trasportava merci pericolose. Una pattuglia della polizia stradale di Benevento, dopo aver bloccato l'autista, S.D.V., 36 anni di Casalnuovo di Napoli, gli ha ritirato la patente di guida e denunciato. Il camionista, a bordo del suo mezzo carico di cento bombole di gas gpl, è stato fermato mentre percorreva la Fondo Valle Isclero, all'altezza dell'uscita per S. Agata dei Goti. In seguito ai controlli, l'etilometro ha fatto registrare un tasso di alcool nel sangue del camionista pari al doppio del limite stabilito dalla legge.
04 NOVEMBRE 2007 - leggonline.it
Patente di guida a chi si cura col metadone
L'opinione. Non negare la patente di guida a chi si cura col metadone
La legislazione sulla sicurezza stradale ha finora giocato solo ad un braccio di ferro tra tolleranza e sanzione. Le uniche discriminanti che costituiscono oggetto di discussione e' rappresentata dal limite massimo tollerato per l'alcol, e dall'eventualita' di consentire l'uso di droghe leggere entro certi limiti. Le lacune legislative sono molteplici. I fenomeni di assuefazione farmacologica, ad esempio, non sono considerati: un soggetto occasionale assuntore di alcol, se supera il limite, e' considerato quindi ugualmente sanzionabile di un consumatore cronico, e se proprio si dovesse fare una discriminazione, il bevitore abituale sarebbe penalizzato. Paradossalmente, il bevitore cronico non alcolista e' un consumatore controllato, ed e' relativamente piu' assuefatto di un bevitore discontinuo, che quindi e' molto più "Ubriaco" dell'altro, a parita' di quantita', ogni volta che beve. In secondo luogo.
Un altro problema e' rappresentato dagli assuntori abituali di medicine che sono ambiguamente incluse nelle tabelle degli stupefacenti, con particolare riferimento al metadone e buprenorfina. Gli assuntori di questi farmaci su prescrizione, non solo sono mediamente in grado di guidare e manovrare apparecchi elettrici e meccanici, ma oltretutto sono da queste terapie tenuti distanti dal rischio di intossicarsi con alcune droghe. Per i soggetti tossicomani in trattamento con agonisti oppiacei, il mantenimento e' strumento irrinunciabile per garantire la prevenzione delle ricadute, e la neutralizzazione del narcotico anche in caso di assunzione estemporanea (gli agonisti a dosi terapeutiche sono infatti anche efficaci bloccanti degli oppiacei). Di fatto invece, i soggetti che si curano si vedono sistematicamente negata la concessione o restituzione della patente, e invitati a sospendere la terapia per poterla riottenere. Questo atteggiamento cieco ma non regolamentato per legge spinge molte persone a uscire dal circuito delle cure scordandone l'importanza preventiva, e crea un ostacolo notevole alla riabilitazione (guidare per motivi di lavoro e' quasi inevitabile). Insomma, la legge non fa distinzione tra drogarsi, essere tossicomani, e tenere a bada la tossicomania con le medicine. Inoltre, spesso eccezioni si fanno per chi assume dosi "basse", ignorando che negli assuntori abituali dosi basse e dosi alte sono assolutamente equivalenti, dato lo stato di assuefazione.
Una recentissima proposta innovativa, che costituisce una forma avanzata di politica proibizionista, e' quella ufficializzata dal Movimento Sociale Fiamma Tricolore e consultabile sul sito nazionale. L'impostazione prevede due punti innovativi e scientificamente corretti: a) la depenalizzazione della condizione di tossicomane con obbligo di distinzione da quella di consumatore "libero"; b) la compatibilita' dello status di soggetto dipendente da una terapia anti-tossicomanica come il metadone con la guida, in assenza di altre condizioni contrarie.
Questo documento, se da una parte propone di responsabilizzare in maniera piu' rigida il consumatore voluttuario, dall'altra traccia una linea chiara a difesa del malato tossicomane, non piu' equiparato a consumatore pesante o recidivo. Il riconoscimento dello status di assuntore terapeutico di sostanza altrimenti stupefacente e' farmacologicamente e clinicamente sensato (assenza di effetti narcotici e controllo comportamentale ripristinato proprio grazie alla terapia), Sarebbe eliminata cosi' l'assurda contraddizione riabilitativa della terapia come ragione di vedersi negata la patente.
* Matteo Pacini, medico specialista in psichiatria all'Universita' di Pisa, e' presidente per L'Italia dell'Associazione Europea per il Trattamento della Dipendenza da Oppiacei e consulente per il Centro di Riferimento Alcologico del Lazio, Azienda Policlinico Umberto I.
04/11/07 - droghe.aduc.it
La legislazione sulla sicurezza stradale ha finora giocato solo ad un braccio di ferro tra tolleranza e sanzione. Le uniche discriminanti che costituiscono oggetto di discussione e' rappresentata dal limite massimo tollerato per l'alcol, e dall'eventualita' di consentire l'uso di droghe leggere entro certi limiti. Le lacune legislative sono molteplici. I fenomeni di assuefazione farmacologica, ad esempio, non sono considerati: un soggetto occasionale assuntore di alcol, se supera il limite, e' considerato quindi ugualmente sanzionabile di un consumatore cronico, e se proprio si dovesse fare una discriminazione, il bevitore abituale sarebbe penalizzato. Paradossalmente, il bevitore cronico non alcolista e' un consumatore controllato, ed e' relativamente piu' assuefatto di un bevitore discontinuo, che quindi e' molto più "Ubriaco" dell'altro, a parita' di quantita', ogni volta che beve. In secondo luogo.
Un altro problema e' rappresentato dagli assuntori abituali di medicine che sono ambiguamente incluse nelle tabelle degli stupefacenti, con particolare riferimento al metadone e buprenorfina. Gli assuntori di questi farmaci su prescrizione, non solo sono mediamente in grado di guidare e manovrare apparecchi elettrici e meccanici, ma oltretutto sono da queste terapie tenuti distanti dal rischio di intossicarsi con alcune droghe. Per i soggetti tossicomani in trattamento con agonisti oppiacei, il mantenimento e' strumento irrinunciabile per garantire la prevenzione delle ricadute, e la neutralizzazione del narcotico anche in caso di assunzione estemporanea (gli agonisti a dosi terapeutiche sono infatti anche efficaci bloccanti degli oppiacei). Di fatto invece, i soggetti che si curano si vedono sistematicamente negata la concessione o restituzione della patente, e invitati a sospendere la terapia per poterla riottenere. Questo atteggiamento cieco ma non regolamentato per legge spinge molte persone a uscire dal circuito delle cure scordandone l'importanza preventiva, e crea un ostacolo notevole alla riabilitazione (guidare per motivi di lavoro e' quasi inevitabile). Insomma, la legge non fa distinzione tra drogarsi, essere tossicomani, e tenere a bada la tossicomania con le medicine. Inoltre, spesso eccezioni si fanno per chi assume dosi "basse", ignorando che negli assuntori abituali dosi basse e dosi alte sono assolutamente equivalenti, dato lo stato di assuefazione.
Una recentissima proposta innovativa, che costituisce una forma avanzata di politica proibizionista, e' quella ufficializzata dal Movimento Sociale Fiamma Tricolore e consultabile sul sito nazionale. L'impostazione prevede due punti innovativi e scientificamente corretti: a) la depenalizzazione della condizione di tossicomane con obbligo di distinzione da quella di consumatore "libero"; b) la compatibilita' dello status di soggetto dipendente da una terapia anti-tossicomanica come il metadone con la guida, in assenza di altre condizioni contrarie.
Questo documento, se da una parte propone di responsabilizzare in maniera piu' rigida il consumatore voluttuario, dall'altra traccia una linea chiara a difesa del malato tossicomane, non piu' equiparato a consumatore pesante o recidivo. Il riconoscimento dello status di assuntore terapeutico di sostanza altrimenti stupefacente e' farmacologicamente e clinicamente sensato (assenza di effetti narcotici e controllo comportamentale ripristinato proprio grazie alla terapia), Sarebbe eliminata cosi' l'assurda contraddizione riabilitativa della terapia come ragione di vedersi negata la patente.
* Matteo Pacini, medico specialista in psichiatria all'Universita' di Pisa, e' presidente per L'Italia dell'Associazione Europea per il Trattamento della Dipendenza da Oppiacei e consulente per il Centro di Riferimento Alcologico del Lazio, Azienda Policlinico Umberto I.
04/11/07 - droghe.aduc.it
Dieci km contromano, va a sbattere e muore
Si chiamava Pietro Gilardi - aveva 70 anni ed era torinese - l’uomo morto nella notte dopo avere avuto un incidente mentre percorreva contromano una decina di chilometri dell’autostrada A26.
Il fatto risale alla prima serata di venerdì: Gilardi sarebbe uscito contromano dall’area di servizio Bormida Est (all’altezza di Castelletto d’Orba) al volante di una Panda; dopo una decina di chilometri si è schiantato contro una Porsche, i cui due occupanti sono rimasti feriti in modo lieve. La Panda, invece, è stata completamente bruciata.
L’autostrada è stata riaperta poco prima delle 22: era stata chiusa in direzione Alessandria, con uscita obbligatoria a Ovada qualche minuto dopo l’incidente. Si erano formate code di sei chilometri. Causa probabile dell’incidente, l’eccesso di alcol.
03 novembre 2007 - ilsecoloxix.it
Il fatto risale alla prima serata di venerdì: Gilardi sarebbe uscito contromano dall’area di servizio Bormida Est (all’altezza di Castelletto d’Orba) al volante di una Panda; dopo una decina di chilometri si è schiantato contro una Porsche, i cui due occupanti sono rimasti feriti in modo lieve. La Panda, invece, è stata completamente bruciata.
L’autostrada è stata riaperta poco prima delle 22: era stata chiusa in direzione Alessandria, con uscita obbligatoria a Ovada qualche minuto dopo l’incidente. Si erano formate code di sei chilometri. Causa probabile dell’incidente, l’eccesso di alcol.
03 novembre 2007 - ilsecoloxix.it
Rifiuta l'alcoltest: 5mila di multa
(red.) Colpo durissimo per A.G., un automobilista 47enne di origine mantovana residente a Carpenedolo. Nella notte tra venerdì e sabato si trovava nella zona della Mandolossa alla guida della sua nuova Fiat 500, quando è stato fermato dalla polizia per un controllo dovuto al fatto che l’auto sbandava zigzagando vistosamente.Forse gli agenti hanno notato che l’uomo aveva bevuto qualche bicchiere di troppo, visto che una volta sceso aveva difficoltà a mantenersi bene in piedi ed era vistosamente alterato. Fatto sta che gli hanno chiesto di sottoporsi alla prova dell’etilometro, la macchina che misura la quantità di alcol presente nel sangue. Ma, secondo le accuse, l’automobilista si è rifiutato di prestarsi al test e, nonostante le insistenze, non ha voluto cambiare idea. Così s’è meritato una multa di 5 mila euro, oltre alla sottrazione di 20 punti dalla patente.
Inoltre, quando A.G. ha visto arrivare sul posto un carro attrezzi e ha saputo che gli sarebbe stata sequestrata la vettura, la situazione è precipitata. L’uomo ha reagito con violenza: si è seduto sul cofano della vettura colpendo anche due agenti con pugni e calci. Così ha passato il resto della notte in carcere: resistenza, violenza e minacce a pubblico ufficiale sono i reati che si sono aggiunti alla guida in stato di ebbrezza. Con lui viaggiava un amico che non ha avuto problemi a farsi identificare.
04/11/07 - quibrescia.it
Inoltre, quando A.G. ha visto arrivare sul posto un carro attrezzi e ha saputo che gli sarebbe stata sequestrata la vettura, la situazione è precipitata. L’uomo ha reagito con violenza: si è seduto sul cofano della vettura colpendo anche due agenti con pugni e calci. Così ha passato il resto della notte in carcere: resistenza, violenza e minacce a pubblico ufficiale sono i reati che si sono aggiunti alla guida in stato di ebbrezza. Con lui viaggiava un amico che non ha avuto problemi a farsi identificare.
04/11/07 - quibrescia.it
Rumeno ubriaco su fuoristrada
03/11/2007 - Ubriaco e alla guida di un fuoristrada rubato, un rumeno e' andando a sbattere contro quattro auto parcheggiate, poi ha cercato di fuggire.
L'uomo, bloccato da uno dei proprietari delle auto danneggiate, e' stato poi arrestato dai carabinieri. L' episodio e' avvenuto a Dicomano la scorsa notte. Dall'alcol test e dagli accertamenti e' emerso che il rumeno aveva un tasso alcolico nel sangue di quasi cinque volte superiore il limite, che non aveva mai posseduto la patente e che l'auto che stava guidando era stata rubata.
03/11/2007 - toscanatv.com
L'uomo, bloccato da uno dei proprietari delle auto danneggiate, e' stato poi arrestato dai carabinieri. L' episodio e' avvenuto a Dicomano la scorsa notte. Dall'alcol test e dagli accertamenti e' emerso che il rumeno aveva un tasso alcolico nel sangue di quasi cinque volte superiore il limite, che non aveva mai posseduto la patente e che l'auto che stava guidando era stata rubata.
03/11/2007 - toscanatv.com
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