PIEDIMONTE MATESE (CASERTA) - Nel corso di servizi straordinari finalizzati a contrastare in particolare il fenomeno dello spaccio e del consumo di sostanze stupefacenti, predisposti dalla Compagnia Carabinieri di Piedimonte Matese, diretta dal Capitano Salvatore Vitiello, in prossimità di Istituti Scolastici ubicati nel circondario di Piedimonte Matese, due giovani studenti del locale Istituto Alberghiero, sono stati trovati in possesso di alcune dosi di “hashish”. Per la precisione i due studenti, entrambi diciassettenni, erano intenti al confezionamento di tre involucri contenenti complessivamente circa cinque grammi del predetto stupefacente, quando sono stati sorpresi dai militari che già da alcuni giorni tenevano d’occhio l’Istituto Scolastico e la Villa Comunale antistante, luogo dove sono stati fermati i due studenti. Ora i militari stanno cercando di accertare se la droga sequestrata, fosse destinata allo spaccio locale o all’uso personale. Sta di fatto che per i due è scattata una denuncia alla Procura dei Minori per detenzione illegale di sostanze stupefacenti. Sempre a Piedimonte una ragazza, ventenne, è stata denunciata alla Procura della Repubblica di S. Maria Capua Vetere, perché sorpresa alla guida della propria autovettura, una Audi A6, in stato di ebrezza alcolica. Ovviamente oltre alla denuncia, è scattato il ritiro della patente di guida e il fermo dei veicolo. Infine in prossimità di un Istituto Bancario di Piedimonte è stato fermato un pregiudicato di Caserta, nei confronti del quale è stata avanzata una misura di prevenzione che prevede il foglio di via obbligatorio per la durata di tre anni. La sua presenza aveva insospettito alcuni passanti che hanno avvertito una pattuglia di militari in servizio antirapina, che hanno immediatamente proceduto al controllo della persona sospetta, accertando che sul conto dello stesso vi erano numerosi precedenti penali. Accompagnato in caserma venivano redatti i previsti atti relativi alla richiesta del foglio di via obbligatorio, poiché con molta probabilità il pregiudicato fermato stava per portare a termine qualche reato, sventato in tempo grazie all’intervento dei Carabinieri.
12/11/07 - lnx.casertasette.com
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Abuso dell’alcol tra i giovani: sballo e droga
L’Unione Europea rappresenta la regione con più il alto consumo di alcol nel mondo. Subiti dopo il tabacco e la caffeina, l’alcol è la sostanza psicoattiva maggiormente usata anche dai giovani italiani. Ma tutte le evidenze scientifiche hanno dimostrato che al di sotto dei 15 anni c’è una scarsa capacità metabolica di trasformare l’alcol, una maggiore facilità a cadere nella dipendenza, un maggiore rischio di provocare patologie croniche.
La sub-cultura del bere attualmente più popolare tra i giovani è orientata verso il “binge drinking”, cioè verso l’abuso concentrato in determinate occasioni, finalizzato al “bere per ubriacarsi”, consumando 6 o più bevande alcoliche di seguito. Ciò in netto contrasto con le sane abitudini “mediterranee” che enfatizzavano l’uso frequente, ma moderato ed ai pasti, di bevande non superalcoliche, privilegiando soprattutto il vino.
Quindi birra e superalcolici vengono sempre più usati come droghe con le quali ricercare lo sballo. I Paesi del Nord dai quali abbiamo mutuato queste recenti abitudini, hanno però da sempre adottato misure molto restrittive, se non francamente proibitive, nei confronti dei soggetti minorenni. Le stragi legate a guida incontrollata a causa dell’alcol sono concentrate, ma non sono più esclusive del “sabato sera”.
Dati nazionali dimostrano che nella fascia d’età fra i 15 ed i 18 anni i maschi che consumano quotidianamente alcol aumentano progressivamente fino all’ 11,7%, mentre le femmine raggiungono circa il 3%. Il fenomeno del “bere per ubriacarsi” è stato osservato nel 5,2% nell’età compresa tra gli 11 ed i 18 anni.
Il consumo di alcol in Italia è peraltro un fenomeno in continua evoluzione. Dal 1998 al 2003 tra i 14-16enni sono aumentate, per entrambi i sessi, le prevalenze dei consumatori di superalcolici (+24,4%), di aperitivi alcolici (+46,1%), dei consumi fuori pasto (+50%).
In aumento, in particolare fra gli universitari, l’uso di bevande alcoliche “mixate” con energy drink: quindi cocktail di superalcolici, uniti a bibite a basa di taurina e caffeina. Un’indagine tra gli studenti di Medicina (sic!) dell’Università di Messina ha rilevato che ben il 27% degli studenti ha questa abitudine di sballo, finalizzata a “mascherare” la sonnolenza conseguente soprattutto all’uso di superalcolici, quali: rhum, vodka, gin.
Purtroppo i mass-media e le pubblicità continuano ad enfatizzare la correlazione di immagini di successo e di piacere, concomitanti al consumo di alcol. Dovrebbe essere rese obbligatorie le avvertenze contro l’abuso, le informazioni sui danni, così come si è realizzato con il fumo di tabacco.
Il cosiddetto “pacchetto sicurezza” dovrebbe quanto meno introdurre pene decisamente più severe nei riguardi della guida in stato di ebbrezza.
Si dovrebbero informare in maniera martellante le famiglie sugli effetti pericolosi dell’alcol sulla psiche: comportamenti sessuali a rischio, violenza contro se stessi e contro gli altri, ecc.
I danni fisici sono soprattutto legati all’abuso cronico e possono interessare tutti gli organi ed apparati. Ricordiamo tra tutti: i problemi pancreatici, epatici che possono portare alla cirrosi, gastrointestinali, cardiovascolari, neurologici, a carico degli organi genitali e del sistema riproduttivo.
L’insorgenza di tumori viene facilitata sia dall’azione diretta dell’alcol, sia dalle patologie e dalle flogosi croniche da esso provocate.
12/11/07 - cataniaomnia.it
La sub-cultura del bere attualmente più popolare tra i giovani è orientata verso il “binge drinking”, cioè verso l’abuso concentrato in determinate occasioni, finalizzato al “bere per ubriacarsi”, consumando 6 o più bevande alcoliche di seguito. Ciò in netto contrasto con le sane abitudini “mediterranee” che enfatizzavano l’uso frequente, ma moderato ed ai pasti, di bevande non superalcoliche, privilegiando soprattutto il vino.
Quindi birra e superalcolici vengono sempre più usati come droghe con le quali ricercare lo sballo. I Paesi del Nord dai quali abbiamo mutuato queste recenti abitudini, hanno però da sempre adottato misure molto restrittive, se non francamente proibitive, nei confronti dei soggetti minorenni. Le stragi legate a guida incontrollata a causa dell’alcol sono concentrate, ma non sono più esclusive del “sabato sera”.
Dati nazionali dimostrano che nella fascia d’età fra i 15 ed i 18 anni i maschi che consumano quotidianamente alcol aumentano progressivamente fino all’ 11,7%, mentre le femmine raggiungono circa il 3%. Il fenomeno del “bere per ubriacarsi” è stato osservato nel 5,2% nell’età compresa tra gli 11 ed i 18 anni.
Il consumo di alcol in Italia è peraltro un fenomeno in continua evoluzione. Dal 1998 al 2003 tra i 14-16enni sono aumentate, per entrambi i sessi, le prevalenze dei consumatori di superalcolici (+24,4%), di aperitivi alcolici (+46,1%), dei consumi fuori pasto (+50%).
In aumento, in particolare fra gli universitari, l’uso di bevande alcoliche “mixate” con energy drink: quindi cocktail di superalcolici, uniti a bibite a basa di taurina e caffeina. Un’indagine tra gli studenti di Medicina (sic!) dell’Università di Messina ha rilevato che ben il 27% degli studenti ha questa abitudine di sballo, finalizzata a “mascherare” la sonnolenza conseguente soprattutto all’uso di superalcolici, quali: rhum, vodka, gin.
Purtroppo i mass-media e le pubblicità continuano ad enfatizzare la correlazione di immagini di successo e di piacere, concomitanti al consumo di alcol. Dovrebbe essere rese obbligatorie le avvertenze contro l’abuso, le informazioni sui danni, così come si è realizzato con il fumo di tabacco.
Il cosiddetto “pacchetto sicurezza” dovrebbe quanto meno introdurre pene decisamente più severe nei riguardi della guida in stato di ebbrezza.
Si dovrebbero informare in maniera martellante le famiglie sugli effetti pericolosi dell’alcol sulla psiche: comportamenti sessuali a rischio, violenza contro se stessi e contro gli altri, ecc.
I danni fisici sono soprattutto legati all’abuso cronico e possono interessare tutti gli organi ed apparati. Ricordiamo tra tutti: i problemi pancreatici, epatici che possono portare alla cirrosi, gastrointestinali, cardiovascolari, neurologici, a carico degli organi genitali e del sistema riproduttivo.
L’insorgenza di tumori viene facilitata sia dall’azione diretta dell’alcol, sia dalle patologie e dalle flogosi croniche da esso provocate.
12/11/07 - cataniaomnia.it
Agente uccide tifoso della Lazio
Il fratello: "Me l'hanno ammazzato"
I suoi amici e l'ex fidanzata: "Non è mai stato un violento"
Arezzo, 11 novembre 2007 - Un tifoso della Lazio, Gabriele Sandri, 26 anni, è morto questa mattina dopo un tafferuglio in un'area di servizio sull'A1 a Badia al Pino nei pressi di Arezzo tra tifosi laziali diretti a Milano e quelli juventini in viaggio per Parma. Il giovane è stato raggiunto al collo da un colpo di pistola, sparato in aria da un agente della Polstrada interventuta per sedare la rissa.
LA VITTIMA
È Gabriele Sandri, 26 anni, noto dj della capitale e animatore del 'Piper', il tifoso laziale morto questa mattina nella stazione di servizio di Badia al Pino, sulla A1, nei pressi di Arezzo. Sandri, che si stava recando a Milano per assistere alla partita della Lazio con l'Inter, è stato raggiunto da un colpo di pistola mentre si trovava all'interno di un auto.
La vittima era conosciuto dai giocatori e recentemente aveva partecipato a una festa con il difensore Lorenzo De Silvestri. Il capo ufficio stampa della SS Lazio, Giacomo Mazzocchi, nel più profondo sgomento, definisce il tutto «allucinante e incomprensibile; ci chiediamo - ha proseguito - come possa essere successo, una tragedia, una tragedia...»
LA DINAMICA
Due i colpi esplosi da un agente della polizia stradale di Battifolle, uno il proiettile che stamattina ha ucciso Gabriele Sandri, 27enne tifoso laziale, seduto sul sedile posteriore dell'auto con cui stava viaggiando alla volta di Milano, insieme agli amici, per assistere a Inter-Lazio. La Renault dei ragazzi laziali era all'area di servizio di Badia al Pino, sull'A1 in direzione Nord, poco prima di Arezzo, intorno alle 09.10: poco prima, i ragazzi avevano avuto un violento alterco con alcuni tifosi juventini, sfociato in una rissa.
Da Arezzo spiegano che l'agente, che stava effettuando dei controlli nell'area dall'altra parte della carreggiata, ha sparato in aria a scopo intimidatorio dopo aver visto quanto stava accadendo a 50-70 metri di distanza fra "almeno tre autovetture", spiega la nota della questura. Dopo che Sandri è stato ferito al collo da un colpo di arma da fuoco, che ha bucato il finestrino posteriore destro dell'auto, gli amici hanno guidato fino al casello di Arezzo, dove l'ambulanza del 118 ha constatato il decesso del giovane.
TESTIMONIANZE
''Erano in auto e stavano uscendo dall'area di servizio, quando hanno sentito un rumore. Hanno pensato a una sassata, poi hanno visto Gabriele che stava male, rantolava, perdeva sangue. Non comprendendo subito la gravita' di quanto accaduto e anche per lo choc hanno continuato per fermarsi al casello di Arezzo. Li' li ha fermati poi la polizia''. E' quanto ha riferito un tifoso laziale che si trova alla caserma della polizia stradale di Arezzo, raccontando di un colloquio avuto con una delle persone che erano in auto insieme a Gabriele Sandri.
Tanta rabbia invece nei tifosi laziali che già dalla tarda mattinata si sono radunati davanti alla caserma della Polstrada per sapere cosa realmente fosse accaduto al loro amico Gabriele: "Un bravo ragazzo, uno tranquillo", hanno detto di lui, ultrà biancoceleste della `Banda de' Noantri', e dj attivo nelle discoteche della Capitale, amico di giocatori laziali come il giovane De Silvestri. L'idea dei tifosi, che non hanno assistito al fatto ma hanno sentito telefonicamente i compagni di Sandri, è chiara: per loro le auto erano solo due, la scazzottata fra biancocelesti e bianconeri si era già conclusa, e l'agente non ha sparato in aria, ma più in basso. "Erano risaliti in macchina, avevano messo in moto - ha raccontato uno di loro, capelli rossi, occhiali, giubbotto nero - poco dopo hanno sentito il vetro rompersi, e hanno visto Gabriele che rantolava in un lago di sangue. Hanno pensato ad una sassata, poi hanno cercato di accostare nella corsia d'emergenza e raggiungere il casello".
IL QUESTORE DI AREZZO
Il questore di Arezzo, Vincenzo Giacobbe, non ha voluto mettere in relazione gli spari dell'agente con l'uccisione di Sandri, spiegando in conferenza stampa che si attende ancora l'esito della perizia balistica. Tuttavia, uscendo dalla caserma della Polstrada a Battifolle per raggiungere la questura, aveva parlato di "tragico errore", formula utilizzata anche dal ministro dell'Interno, Giuliano Amato, per descrivere la vicenda: "Sembrerebbe trattarsi del tragico errore di un agente - ha dichiarato - che comunque era intervenuto per evitare che una rissa fra tifosi potesse degenerare". Giacobbe ha ricordato che l'agente coinvolto, ora interrogato dai magistrati della Procura di Arezzo, è "un agente che fa parte di un reparto che ci dà grandi soddisfazioni, un operatore che ha lavorato sempre bene".
Il questore ha aggiunto che 'Non e' ancora certo se il colpo che ha ucciso sia stato sparato dal poliziotto. Gli accertamenti balistici sono ancora in corso''.
''Siamo letteralmente, profondamente addolorati per quello che e' successo. Abbiamo interesse a che la verita' sia accertata. E' stato nominato un medico legale, e' stato nominato un perito balistico, il pm sta interrogando ancora chi ha partecipato all'operazione'', ha proseguito il questore, aggiungendo che si sta agendo ''in piena sintonia'' e con ''la serena e coerente guida della magistratura'': ''per cui abbiamo tutte le garanzie della legge e non abbiamo alcun motivo a derogare a questi principi''.
Adesso si aspettano i risultati degli interrogatori delle persone coinvolte nell'accaduto: "Le forze dell'ordine - ha spiegato ad Arezzo Roberto Sgalla, responsabile relazioni esterne della Polizia di Stato - stanno lavorando in piena sintonia col procuratore". Proprio l'autorità giudiziaria nel frattempo ha nominato un perito balistico e un medico legale per effettuare l'autopsia sul cadavere di Gabriele Sandri, attualmente al centro di medicina legale dell'ospedale di Arezzo. Si cerca il proiettile, che ancora non è stato individuato. Sgalla ha precisato che al momento non c'è nessun fascicolo aperto, e che l'agente è stato sentito come persona informata sui fatti.
12/11/07 - qn.quotidiano.net
I suoi amici e l'ex fidanzata: "Non è mai stato un violento"
Arezzo, 11 novembre 2007 - Un tifoso della Lazio, Gabriele Sandri, 26 anni, è morto questa mattina dopo un tafferuglio in un'area di servizio sull'A1 a Badia al Pino nei pressi di Arezzo tra tifosi laziali diretti a Milano e quelli juventini in viaggio per Parma. Il giovane è stato raggiunto al collo da un colpo di pistola, sparato in aria da un agente della Polstrada interventuta per sedare la rissa.
LA VITTIMA
È Gabriele Sandri, 26 anni, noto dj della capitale e animatore del 'Piper', il tifoso laziale morto questa mattina nella stazione di servizio di Badia al Pino, sulla A1, nei pressi di Arezzo. Sandri, che si stava recando a Milano per assistere alla partita della Lazio con l'Inter, è stato raggiunto da un colpo di pistola mentre si trovava all'interno di un auto.
La vittima era conosciuto dai giocatori e recentemente aveva partecipato a una festa con il difensore Lorenzo De Silvestri. Il capo ufficio stampa della SS Lazio, Giacomo Mazzocchi, nel più profondo sgomento, definisce il tutto «allucinante e incomprensibile; ci chiediamo - ha proseguito - come possa essere successo, una tragedia, una tragedia...»
LA DINAMICA
Due i colpi esplosi da un agente della polizia stradale di Battifolle, uno il proiettile che stamattina ha ucciso Gabriele Sandri, 27enne tifoso laziale, seduto sul sedile posteriore dell'auto con cui stava viaggiando alla volta di Milano, insieme agli amici, per assistere a Inter-Lazio. La Renault dei ragazzi laziali era all'area di servizio di Badia al Pino, sull'A1 in direzione Nord, poco prima di Arezzo, intorno alle 09.10: poco prima, i ragazzi avevano avuto un violento alterco con alcuni tifosi juventini, sfociato in una rissa.
Da Arezzo spiegano che l'agente, che stava effettuando dei controlli nell'area dall'altra parte della carreggiata, ha sparato in aria a scopo intimidatorio dopo aver visto quanto stava accadendo a 50-70 metri di distanza fra "almeno tre autovetture", spiega la nota della questura. Dopo che Sandri è stato ferito al collo da un colpo di arma da fuoco, che ha bucato il finestrino posteriore destro dell'auto, gli amici hanno guidato fino al casello di Arezzo, dove l'ambulanza del 118 ha constatato il decesso del giovane.
TESTIMONIANZE
''Erano in auto e stavano uscendo dall'area di servizio, quando hanno sentito un rumore. Hanno pensato a una sassata, poi hanno visto Gabriele che stava male, rantolava, perdeva sangue. Non comprendendo subito la gravita' di quanto accaduto e anche per lo choc hanno continuato per fermarsi al casello di Arezzo. Li' li ha fermati poi la polizia''. E' quanto ha riferito un tifoso laziale che si trova alla caserma della polizia stradale di Arezzo, raccontando di un colloquio avuto con una delle persone che erano in auto insieme a Gabriele Sandri.
Tanta rabbia invece nei tifosi laziali che già dalla tarda mattinata si sono radunati davanti alla caserma della Polstrada per sapere cosa realmente fosse accaduto al loro amico Gabriele: "Un bravo ragazzo, uno tranquillo", hanno detto di lui, ultrà biancoceleste della `Banda de' Noantri', e dj attivo nelle discoteche della Capitale, amico di giocatori laziali come il giovane De Silvestri. L'idea dei tifosi, che non hanno assistito al fatto ma hanno sentito telefonicamente i compagni di Sandri, è chiara: per loro le auto erano solo due, la scazzottata fra biancocelesti e bianconeri si era già conclusa, e l'agente non ha sparato in aria, ma più in basso. "Erano risaliti in macchina, avevano messo in moto - ha raccontato uno di loro, capelli rossi, occhiali, giubbotto nero - poco dopo hanno sentito il vetro rompersi, e hanno visto Gabriele che rantolava in un lago di sangue. Hanno pensato ad una sassata, poi hanno cercato di accostare nella corsia d'emergenza e raggiungere il casello".
IL QUESTORE DI AREZZO
Il questore di Arezzo, Vincenzo Giacobbe, non ha voluto mettere in relazione gli spari dell'agente con l'uccisione di Sandri, spiegando in conferenza stampa che si attende ancora l'esito della perizia balistica. Tuttavia, uscendo dalla caserma della Polstrada a Battifolle per raggiungere la questura, aveva parlato di "tragico errore", formula utilizzata anche dal ministro dell'Interno, Giuliano Amato, per descrivere la vicenda: "Sembrerebbe trattarsi del tragico errore di un agente - ha dichiarato - che comunque era intervenuto per evitare che una rissa fra tifosi potesse degenerare". Giacobbe ha ricordato che l'agente coinvolto, ora interrogato dai magistrati della Procura di Arezzo, è "un agente che fa parte di un reparto che ci dà grandi soddisfazioni, un operatore che ha lavorato sempre bene".
Il questore ha aggiunto che 'Non e' ancora certo se il colpo che ha ucciso sia stato sparato dal poliziotto. Gli accertamenti balistici sono ancora in corso''.
''Siamo letteralmente, profondamente addolorati per quello che e' successo. Abbiamo interesse a che la verita' sia accertata. E' stato nominato un medico legale, e' stato nominato un perito balistico, il pm sta interrogando ancora chi ha partecipato all'operazione'', ha proseguito il questore, aggiungendo che si sta agendo ''in piena sintonia'' e con ''la serena e coerente guida della magistratura'': ''per cui abbiamo tutte le garanzie della legge e non abbiamo alcun motivo a derogare a questi principi''.
Adesso si aspettano i risultati degli interrogatori delle persone coinvolte nell'accaduto: "Le forze dell'ordine - ha spiegato ad Arezzo Roberto Sgalla, responsabile relazioni esterne della Polizia di Stato - stanno lavorando in piena sintonia col procuratore". Proprio l'autorità giudiziaria nel frattempo ha nominato un perito balistico e un medico legale per effettuare l'autopsia sul cadavere di Gabriele Sandri, attualmente al centro di medicina legale dell'ospedale di Arezzo. Si cerca il proiettile, che ancora non è stato individuato. Sgalla ha precisato che al momento non c'è nessun fascicolo aperto, e che l'agente è stato sentito come persona informata sui fatti.
12/11/07 - qn.quotidiano.net
Arriva anche in Italia la pillola abortiva
Milano, 12 nov. - L’azienda francese Exelgyn ha presentato domanda all'agenzia europea per i farmaci, l'Emea - con sede a Londra - per la commercializzazione in Italia della pillola abortiva Ru486. La richiesta di autorizzazione dovrebbe arrivare all'Aifa, l'agenzia italiana per il farmaco, e già in primavera la pillola, presente in quasi tutti gli stati membri dell'Ue (con le eccezioni di Italia, Portogallo e Irlanda) dovrebbe essere disponibile anche in Italia, inizialmente ad esclusivo uso ospedaliero.
«La richiesta della Exelgyn all'Unione Europea per commercializzare anche in Italia la pillola abortiva Ru486, dimostra che gli interessi economici dalle case farmaceutiche prevalgono sui principi di tutela della salute» polemizza Giorgia Meloni (An), vicepresidente della Camera dei Deputati.
Ma il Ministro Livia Turco rassicura: «Dopo che, come previsto dalle norme europee, l'Aifa avrà verificato la sussistenza dei presupposti perchè il farmaco sia autorizzato anche nel nostro chiederò al Consiglio Superiore di Sanità di valutare l'eventuale necessità di specifici indirizzi, affinchè l'impiego del farmaco avvenga nel totale rispetto delle esigenze di tutela della salute della donna, garantite dalla legge 194».
E se il sottosegretario alle politiche per la famiglia Chiara Acciarini sottolinea che la Ru486, «per il corpo femminile, rappresenta un metodo meno invasivo rispetto all' applicazione della 194. Fermo restando, naturalmente, l'indispensabile controllo medico».
La capogruppo Prc in Commissione Sanità Erminia Emprin non ha esita ad affermare: «Sulla RU486 è in corso una inaccettabile campagna politica punitiva nei confronti delle donne che vogliono ricorrere a questo metodo abortivo. La RU486, di cui è stata richiesta la commercializzazione in Italia, non è una novità. E’ stata sperimentata da moltissimi paesi del mondo, compreso il nostro, e ci sono studi di valutazione scientifica dei rischi e degli effetti su un arco di più di cinque anni».
E continua dicendo che «non si comprende perché non si possano applicare nei suoi confronti gli stessi criteri che si applicano, alla somministrazione di tutti i farmaci – aggiunge – se la finalità fosse davvero quella che viene dichiarata, cioè la tutela della salute della donna, si dovrebbe allora tenere nella dovuta considerazione il fatto che ostacoli e divieti incoraggiano l'acquisto diretto del farmaco fuori frontiera e la sua assunzione in condizioni meno sicure. In realtà – conclude Emprin – si tratta solo di un nuovo attacco al principio di autodeterminazione femminile, con l’obiettivo di ricondurre le donne sotto tutela di uno stato paternalistico e patriarcale".
Valeria Carletti - 12/11/07 - voceditalia.it
«La richiesta della Exelgyn all'Unione Europea per commercializzare anche in Italia la pillola abortiva Ru486, dimostra che gli interessi economici dalle case farmaceutiche prevalgono sui principi di tutela della salute» polemizza Giorgia Meloni (An), vicepresidente della Camera dei Deputati.
Ma il Ministro Livia Turco rassicura: «Dopo che, come previsto dalle norme europee, l'Aifa avrà verificato la sussistenza dei presupposti perchè il farmaco sia autorizzato anche nel nostro chiederò al Consiglio Superiore di Sanità di valutare l'eventuale necessità di specifici indirizzi, affinchè l'impiego del farmaco avvenga nel totale rispetto delle esigenze di tutela della salute della donna, garantite dalla legge 194».
E se il sottosegretario alle politiche per la famiglia Chiara Acciarini sottolinea che la Ru486, «per il corpo femminile, rappresenta un metodo meno invasivo rispetto all' applicazione della 194. Fermo restando, naturalmente, l'indispensabile controllo medico».
La capogruppo Prc in Commissione Sanità Erminia Emprin non ha esita ad affermare: «Sulla RU486 è in corso una inaccettabile campagna politica punitiva nei confronti delle donne che vogliono ricorrere a questo metodo abortivo. La RU486, di cui è stata richiesta la commercializzazione in Italia, non è una novità. E’ stata sperimentata da moltissimi paesi del mondo, compreso il nostro, e ci sono studi di valutazione scientifica dei rischi e degli effetti su un arco di più di cinque anni».
E continua dicendo che «non si comprende perché non si possano applicare nei suoi confronti gli stessi criteri che si applicano, alla somministrazione di tutti i farmaci – aggiunge – se la finalità fosse davvero quella che viene dichiarata, cioè la tutela della salute della donna, si dovrebbe allora tenere nella dovuta considerazione il fatto che ostacoli e divieti incoraggiano l'acquisto diretto del farmaco fuori frontiera e la sua assunzione in condizioni meno sicure. In realtà – conclude Emprin – si tratta solo di un nuovo attacco al principio di autodeterminazione femminile, con l’obiettivo di ricondurre le donne sotto tutela di uno stato paternalistico e patriarcale".
Valeria Carletti - 12/11/07 - voceditalia.it
Brucia roulotte, clochard muore carbonizzato
E' successo vicino a Imperia, forse colpa di una sigaretta
(ANSA) - TAGGIA (IMPERIA), 12 NOV -Un uomo e' morto carbonizzato la scorsa notte ad Arma di Taggia, nel rogo della roulotte dentro cui viveva da un paio di mesi. Massimo Bachini, originario di Torino, aveva 56 anni, era alcolizzato e senza fissa dimora. La cause dell'incendio, ancora in fase di accertamento, sono probabilmente legate a un mozzicone di sigaretta lasciato acceso o a una 'stufetta' di fortuna. La roulotte apparteneva a un pregiudicato della zona, attualmente in carcere.
11/11/07 - ansa.it
(ANSA) - TAGGIA (IMPERIA), 12 NOV -Un uomo e' morto carbonizzato la scorsa notte ad Arma di Taggia, nel rogo della roulotte dentro cui viveva da un paio di mesi. Massimo Bachini, originario di Torino, aveva 56 anni, era alcolizzato e senza fissa dimora. La cause dell'incendio, ancora in fase di accertamento, sono probabilmente legate a un mozzicone di sigaretta lasciato acceso o a una 'stufetta' di fortuna. La roulotte apparteneva a un pregiudicato della zona, attualmente in carcere.
11/11/07 - ansa.it
Alcool e giovani: "Controllo e prevenzioni"
Alcool. Bullismo. Droga. Queste le tematiche che il Comune di San Benedetto vuole affrontare con i ragazzi delle scuole elementari, medie e superiori.
L'assessore alle politiche Sociali, Loredana Emili, lancia, in collaborazione con l'assessorato alla cultura, a l'A.S.L. e al Centro risposte alcologiche un programma che partirà da Gennaio e affronterà le problematiche che riguardano i nostri giovani dentro e fuori dalle aule.
Il programma che si baserà sulla "Peer education" avrà come responsabile il dott. Lucani e riguarderà due scuole materne, due elementari, due medie e due superiori.
La prossima settimana si terrà un incontro tra le forze sociali impegnate nel progetto e i dirigenti scolastici degli istituti scelti.
I temi affrontati saranno: nelle scuole materne, sviluppo educativo; nelle elementari, bullismo; quest'ultimo insieme alla sessualità riguarderà le scuole medie; sicurezza nei vari ambiti sociali, negli istituti superiori.
"Al lavoro i professionisti della zona locale" - dice l'assessore Loredana Emili, che sottolinea ancor di più l'impegno del Comune a sfruttare al massimo le potenzialità dei nostri tecnici competenti.
Quindi, educazione di stili di vita e controllo tra i ragazzi: queste sono le risposte ad una situazione sociale, che nonostante sottocontrollo e in piena media nazionale, sembra sempre più pericolosa e difficile tra i nostri ragazzi.
11/11/2007 - ilquotidiano.it
L'assessore alle politiche Sociali, Loredana Emili, lancia, in collaborazione con l'assessorato alla cultura, a l'A.S.L. e al Centro risposte alcologiche un programma che partirà da Gennaio e affronterà le problematiche che riguardano i nostri giovani dentro e fuori dalle aule.
Il programma che si baserà sulla "Peer education" avrà come responsabile il dott. Lucani e riguarderà due scuole materne, due elementari, due medie e due superiori.
La prossima settimana si terrà un incontro tra le forze sociali impegnate nel progetto e i dirigenti scolastici degli istituti scelti.
I temi affrontati saranno: nelle scuole materne, sviluppo educativo; nelle elementari, bullismo; quest'ultimo insieme alla sessualità riguarderà le scuole medie; sicurezza nei vari ambiti sociali, negli istituti superiori.
"Al lavoro i professionisti della zona locale" - dice l'assessore Loredana Emili, che sottolinea ancor di più l'impegno del Comune a sfruttare al massimo le potenzialità dei nostri tecnici competenti.
Quindi, educazione di stili di vita e controllo tra i ragazzi: queste sono le risposte ad una situazione sociale, che nonostante sottocontrollo e in piena media nazionale, sembra sempre più pericolosa e difficile tra i nostri ragazzi.
11/11/2007 - ilquotidiano.it
La violenza alle donne è in realtà una forma di tortura
Adesione dell’UDI nazionale alla manifestazione nazionale del 24 novembre contro la violenza alle donne.
La violenza alle donne non ha nulla di sessuale ma è una vera e propria guerra che un considerevole numero di maschi nel mondo compie contro le donne usando i propri genitali come arma. Tale forma di violenza, che per questo noi abbiamo chiamato sessuata, è in realtà una forma di tortura con cui in genere tiene sotto controllo l’altro.
La paura di tale tortura porta le donne ad automoderarsi e a viversi in libertà vigilata e come una minaccia per la propria incolumità l’affermazione dei propri diritti.
Noi vogliamo autodeterminanrci a partire dalla affermazione della inviolabilità del corpo delle donne, ovunque nel mondo!
Ricordiamo a tutte e a tutti la necessità che il genere femminile sia presente ovunque si decide, e non semplicemente "preso in considerazione" per salvare la femminilità delle democrazie, oltre che blandito o ammansito, ogni qual volta accadono misfatti contro le donne.
Aderiamo con convinzione all’iniziativa.
11 novembre 2007 - womenews.net
La violenza alle donne non ha nulla di sessuale ma è una vera e propria guerra che un considerevole numero di maschi nel mondo compie contro le donne usando i propri genitali come arma. Tale forma di violenza, che per questo noi abbiamo chiamato sessuata, è in realtà una forma di tortura con cui in genere tiene sotto controllo l’altro.
La paura di tale tortura porta le donne ad automoderarsi e a viversi in libertà vigilata e come una minaccia per la propria incolumità l’affermazione dei propri diritti.
Noi vogliamo autodeterminanrci a partire dalla affermazione della inviolabilità del corpo delle donne, ovunque nel mondo!
Ricordiamo a tutte e a tutti la necessità che il genere femminile sia presente ovunque si decide, e non semplicemente "preso in considerazione" per salvare la femminilità delle democrazie, oltre che blandito o ammansito, ogni qual volta accadono misfatti contro le donne.
Aderiamo con convinzione all’iniziativa.
11 novembre 2007 - womenews.net
Ragazzi, dite no ad alcol e droghe
«Sono rimasto scioccato nell'apprendere che Piacenza è la prima in Regione per abuso di alcol nelle giovani generazioni. Mi chiedo perché la nostra provincia debba vantare un primato così cretino». Il vice presidente della Croce Bianca, Renzo Ruggerini, rompe subito il ghiaccio con gli studenti del liceo Colombini, protagonisti del primo incontro del progetto di sensibilizzazione "Guardatevi allo specchio e provate a dirvi T.V.B", utilizzando un linguaggio franco e diretto, come forse richiede lo stesso tema della campagna di sensibilizzazione contro l'uso di alcol e droghe e la promozione dei valori del volontariato, promossa da Pubblica assistenza Piacenza Croce Bianca, insieme a Pubblica assistenza Valtidone Valluretta, e Pubblica assistenza Carpaneto Soccorso, con il patrocinio di Prefettura di Piacenza, amministrazione provinciale di Piacenza, amministrazioni comunali di Piacenza, Castelsangiovanni e Carpaneto, ed ai partner organizzativi Centrale 118 Piacenza soccorso, Polizia stradale. Ieri mattina al Colombini si è tenuto il primo incontro, introdotto dal professor Ruggerini, che ha riferito il dato, preoccupante, riportato durante la conferenza stampa di presentazione dell'iniziativa dagli assessori ai Servizi sociali di Comune e Provincia, Giovanna Palladini e Paola Gazzolo (vedi Libertà del 9 novembre), ossia del primo posto assegnato a Piacenza per consumo di alcol tra i giovani.
«Sempre in quell'occasione, il presidente della nostra associazione, Giancarlo Carrara, ha spiegato chiaramente come bere un Negroni, paradossalmente faccia più male a voi che a noi adulti - ha detto Ruggerini rivolgendosi agli studenti -, perché i giovani non hanno la stessa capacità degli adulti di metabolizzare l'alcol, con la possibilità di compromettere le capacità intellettive e creare danni al fegato. Per questo motivo abbiamo deciso di chiamare questa nuova campagna "Tvb": è un ti voglio bene che dovete dire per primi a voi stessi».
La parola è poi passata a Armando Testa, direttore sanitario della Croce Bianca e ex primario di anestesia e rianimazione dell'ospedale di Fiorenzuola. «Assumere alcol in piccole quantità già compromette la facoltà di saper riconoscere i colori e di conseguenza i segnali stradali - dice -, per poi vedere ridotto il proprio campo visivo. Non è facile parlare di questi argomenti, perché si rischia di ottenere l'effetto opposto, scatenando l'interesse dei giovani nell'utilizzo di sostanze, alle quali si ricorre spesso con leggerezza, come se fossero un interruttore della luce da accendere e spegnere nel fine settimana. Il nostro obiettivo, con la nuova campagna di sensibilizzazione, è invece far vedere che esistono altri modi di vivere la vita. Nessuno di noi ha già la ricetta pronta, ci limitiamo a presentare un modello diverso, di solidarietà e di impegno disinteressato, che è quello del volontariato».
Alberto Negri, istruttore della Croce Bianca, ha ripercorso la storia centenaria dell'associazione di pubblica assistenza, presentando anche le attività svolte dai gruppi di Castelsangiovanni e Carpaneto, tra i promotori della campagna "Tvb". Dopo questa prima lezione al Colombini, si proseguirà lunedì mattina al Romagnosi (12 novembre), e nei giorni successivi alla Faustini (16 novembre), di nuovo al Colombini (17 novembre), Casali (21 novembre), Cassinari (22 novembre), Casali e Faustini (24 novembre), Tramello (28 novembre), Cassinari (29 novembre, 6 dicembre), San Benedetto (13 dicembre).
Paola Pinotti - domenica 11 novembre 2007 - liberta.it
«Sempre in quell'occasione, il presidente della nostra associazione, Giancarlo Carrara, ha spiegato chiaramente come bere un Negroni, paradossalmente faccia più male a voi che a noi adulti - ha detto Ruggerini rivolgendosi agli studenti -, perché i giovani non hanno la stessa capacità degli adulti di metabolizzare l'alcol, con la possibilità di compromettere le capacità intellettive e creare danni al fegato. Per questo motivo abbiamo deciso di chiamare questa nuova campagna "Tvb": è un ti voglio bene che dovete dire per primi a voi stessi».
La parola è poi passata a Armando Testa, direttore sanitario della Croce Bianca e ex primario di anestesia e rianimazione dell'ospedale di Fiorenzuola. «Assumere alcol in piccole quantità già compromette la facoltà di saper riconoscere i colori e di conseguenza i segnali stradali - dice -, per poi vedere ridotto il proprio campo visivo. Non è facile parlare di questi argomenti, perché si rischia di ottenere l'effetto opposto, scatenando l'interesse dei giovani nell'utilizzo di sostanze, alle quali si ricorre spesso con leggerezza, come se fossero un interruttore della luce da accendere e spegnere nel fine settimana. Il nostro obiettivo, con la nuova campagna di sensibilizzazione, è invece far vedere che esistono altri modi di vivere la vita. Nessuno di noi ha già la ricetta pronta, ci limitiamo a presentare un modello diverso, di solidarietà e di impegno disinteressato, che è quello del volontariato».
Alberto Negri, istruttore della Croce Bianca, ha ripercorso la storia centenaria dell'associazione di pubblica assistenza, presentando anche le attività svolte dai gruppi di Castelsangiovanni e Carpaneto, tra i promotori della campagna "Tvb". Dopo questa prima lezione al Colombini, si proseguirà lunedì mattina al Romagnosi (12 novembre), e nei giorni successivi alla Faustini (16 novembre), di nuovo al Colombini (17 novembre), Casali (21 novembre), Cassinari (22 novembre), Casali e Faustini (24 novembre), Tramello (28 novembre), Cassinari (29 novembre, 6 dicembre), San Benedetto (13 dicembre).
Paola Pinotti - domenica 11 novembre 2007 - liberta.it
Hashish sotto i 15 anni: è l’Italia dei baby spinelli
Il primo spinello si fuma sempre più presto. Aumentano i ragazzini che sperimentano la cannabis prima di compiere 15 anni. Un dato allarmante che emerge dal Rapporto annuale sull’attività dei Sert (i Servizi pubblici per le tossicodipendenze) per il 2006, che ieri è stato pubblicato integralmente sul sito del ministero della Salute. Il rapporto rende conto dell’attività di 514 sui 544 Sert operanti in Italia.
Si conferma come la prima esperienza della droga avvenga sempre più presto. Dal 1991 al 2005 i ragazzini sotto ai 15 anni che si erano rivolti ai Sert, anche se in continuo aumento, erano sempre rimasti sotto la soglia percentuale dello 0,1 per cento, passando dagli 87 del ’91 ai 212 del 2005. Nel 2006 gli under 15 sono saliti invece a 327, salendo percentualmente allo 0,2. Diminuiscono in percentuale i minorenni (dai 15 ai 19 anni) che rappresentavano il 4,8 per cento del totale nel ’91 e sono passati al 2,7 del 2006. In termini assoluti la variazione è contenuta: da 4.386 a 4.256. La maggioranza è di sesso maschile, 86,6.
L’altro dato interessante è quello del progressivo invecchiamento di chi si rivolge ai Sert. Come a dire che sono praticamente sempre gli stessi e che soltanto in casi eccezionali il principio della somministrazione controllata delle droghe permette un vero recupero dalla tossicodipendenza. Molto spesso si resta drogati a vita. Ecco le cifre che lo dimostrano. Nel 2006 si sono rivolte ai Sert 171.353 persone. Di queste quasi l’80 per cento è un «frequentatore abituale» ovvero rientrato dopo un periodo di assenza o già in cura negli anni precedenti. La percentuale dei pazienti più giovani di età compresa dai 20 ai 24 anni è sempre diminuita, passando dal 28,6 per cento del ’91 all’11 per cento del 2006 mentre quella relativa alla fascia di età più avanzata, maggiore di 39 anni è progressivamente aumentata, dal 2,8 del ’91 al 27,5 dello scorso anno.
Anche se l’eroina resta la droga più usata dai frequentatori dei Sert con oltre il 71 per cento registrato nel 2006 il suo consumo è comunque in diminuzione: dal 90,1 del ’91 all’85,6 del ’98 fino al 71,3 del 2006. In forte aumento invece la cocaina a partire dal ’95 e con un vero e proprio boom dal 2000: 1,3 nel 1991; 14 nel 2006. I consumatori di cannabinoidi, in crescita nel tempo, sembrano negli anni più recenti essersi stabilizzati intorno al uno per cento.
11 novembre 2007 - ilgiornale.it
Si conferma come la prima esperienza della droga avvenga sempre più presto. Dal 1991 al 2005 i ragazzini sotto ai 15 anni che si erano rivolti ai Sert, anche se in continuo aumento, erano sempre rimasti sotto la soglia percentuale dello 0,1 per cento, passando dagli 87 del ’91 ai 212 del 2005. Nel 2006 gli under 15 sono saliti invece a 327, salendo percentualmente allo 0,2. Diminuiscono in percentuale i minorenni (dai 15 ai 19 anni) che rappresentavano il 4,8 per cento del totale nel ’91 e sono passati al 2,7 del 2006. In termini assoluti la variazione è contenuta: da 4.386 a 4.256. La maggioranza è di sesso maschile, 86,6.
L’altro dato interessante è quello del progressivo invecchiamento di chi si rivolge ai Sert. Come a dire che sono praticamente sempre gli stessi e che soltanto in casi eccezionali il principio della somministrazione controllata delle droghe permette un vero recupero dalla tossicodipendenza. Molto spesso si resta drogati a vita. Ecco le cifre che lo dimostrano. Nel 2006 si sono rivolte ai Sert 171.353 persone. Di queste quasi l’80 per cento è un «frequentatore abituale» ovvero rientrato dopo un periodo di assenza o già in cura negli anni precedenti. La percentuale dei pazienti più giovani di età compresa dai 20 ai 24 anni è sempre diminuita, passando dal 28,6 per cento del ’91 all’11 per cento del 2006 mentre quella relativa alla fascia di età più avanzata, maggiore di 39 anni è progressivamente aumentata, dal 2,8 del ’91 al 27,5 dello scorso anno.
Anche se l’eroina resta la droga più usata dai frequentatori dei Sert con oltre il 71 per cento registrato nel 2006 il suo consumo è comunque in diminuzione: dal 90,1 del ’91 all’85,6 del ’98 fino al 71,3 del 2006. In forte aumento invece la cocaina a partire dal ’95 e con un vero e proprio boom dal 2000: 1,3 nel 1991; 14 nel 2006. I consumatori di cannabinoidi, in crescita nel tempo, sembrano negli anni più recenti essersi stabilizzati intorno al uno per cento.
11 novembre 2007 - ilgiornale.it
Uccisa nella baracca, s’indaga sui pusher
È stata trovata stesa a terra, faccia in giù, fuori da una specie di stia per polli bruciata dal fuoco, dove viveva con il compagno marocchino di 33 anni. Il giorno dopo i tizzoni fumanti e qualche straccio sparso intorno, sono quanto resta dell’esistenza di Rozeta Tuplea, romena di 39 anni, uccisa con un colpo in testa. Il movente va ricercato tra i tanti che rimandano a un’unica voce: miseria ed emarginazione. Basta sceglierne uno a caso, dal tentato stupro, alla rapina, ai vecchi rancori. Anche se il più probabile resta una lite nell’ambito del microspaccio, il «lavoro» del suo compagno.
«Sì me la ricordo bene, viveva con il suo uomo da queste parti da almeno 6 o 7 anni. Spesso le loro baracche bruciavano e loro si limitavano a costruirne una nuova da un’altra parte. Questa l’avevano tirata su qualche mese fa», spiega un romeno di quarant’anni «vicino» di baracca della vittima. Anche lui sistemato nella piccola bidonville sorta all’interno del boschetto all’inizio di viale Forlanini. Un fazzoletto verde punteggiato da baracche. In una vive il nostro interlocutore, poi quella di Rozeta, più in là un altro paio di abituri, con dentro quattro marocchini.
«Sentivamo spesso “scandal”» che in romeno significa litigare, Rozeta con il suo uomo, lui con altri connazionali, lei con chissà quali individui di passaggio. «Oppure strepitare ubriachi» prosegue l’immigrato. Ogni tanto infatti Rozeta e il suo compagno accendevano un fuoco e ci arrostivano sopra qualche misera vivanda. «Hanno avuto qualcosa da ridire anche l’altro pomeriggio» ricorda il romeno. Subito dopo lui se n’è andato e lei è uscita su uno spiazzo a prendersi uno scampolo di sole.
Poi più nulla fino a mezzanotte, quando tra la boscaglia si sono alzate fiamme altissime. Era il fuoco che divorava la baracca di Rozeta, attirando l’attenzione dei marocchini. Uno di loro ha chiamato il connazionale, in giro chissà dove. L’uomo è arrivato e gli amici gli hanno mostrato l’amica a terra, vestita, una profonda ferita alla testa. Lui stesso ha chiamato la polizia e ha atteso l’arrivo degli investigatori. Dai primi accertamenti l’uomo risulta estraneo. L’assassino avrebbe dunque sorpreso Rozeta sola, ne è nato un violento alterco poi ha preso qualcosa, forse un sasso, e le ha spaccato la testa. Quanto all’incendio forse è nato per caso, forse è stato appiccato dal killer. Chi sia lo chiariranno le indagini. Il perché non è difficile da immaginare: basta guardarsi attorno.
di Enrico Silvestri - domenica 11 novembre 2007 - ilgiornale.it
«Sì me la ricordo bene, viveva con il suo uomo da queste parti da almeno 6 o 7 anni. Spesso le loro baracche bruciavano e loro si limitavano a costruirne una nuova da un’altra parte. Questa l’avevano tirata su qualche mese fa», spiega un romeno di quarant’anni «vicino» di baracca della vittima. Anche lui sistemato nella piccola bidonville sorta all’interno del boschetto all’inizio di viale Forlanini. Un fazzoletto verde punteggiato da baracche. In una vive il nostro interlocutore, poi quella di Rozeta, più in là un altro paio di abituri, con dentro quattro marocchini.
«Sentivamo spesso “scandal”» che in romeno significa litigare, Rozeta con il suo uomo, lui con altri connazionali, lei con chissà quali individui di passaggio. «Oppure strepitare ubriachi» prosegue l’immigrato. Ogni tanto infatti Rozeta e il suo compagno accendevano un fuoco e ci arrostivano sopra qualche misera vivanda. «Hanno avuto qualcosa da ridire anche l’altro pomeriggio» ricorda il romeno. Subito dopo lui se n’è andato e lei è uscita su uno spiazzo a prendersi uno scampolo di sole.
Poi più nulla fino a mezzanotte, quando tra la boscaglia si sono alzate fiamme altissime. Era il fuoco che divorava la baracca di Rozeta, attirando l’attenzione dei marocchini. Uno di loro ha chiamato il connazionale, in giro chissà dove. L’uomo è arrivato e gli amici gli hanno mostrato l’amica a terra, vestita, una profonda ferita alla testa. Lui stesso ha chiamato la polizia e ha atteso l’arrivo degli investigatori. Dai primi accertamenti l’uomo risulta estraneo. L’assassino avrebbe dunque sorpreso Rozeta sola, ne è nato un violento alterco poi ha preso qualcosa, forse un sasso, e le ha spaccato la testa. Quanto all’incendio forse è nato per caso, forse è stato appiccato dal killer. Chi sia lo chiariranno le indagini. Il perché non è difficile da immaginare: basta guardarsi attorno.
di Enrico Silvestri - domenica 11 novembre 2007 - ilgiornale.it
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