«Un minore ogni 20 è vittima di abusi sessuali, maltrattamenti o violenze psicologiche. Una piaga che molto spesso passa sotto silenzio». È lo sconvolgente dato emerso ieri nell'ambito del convegno sugli abusi sui minori organizzato dall'assessorato alla Famiglia del Comune di Como. All'incontro hanno partecipato oltre 300 operatori, in particolare psicologi, insegnanti, addetti ai servizi sociali ed educatori.
«La prevenzione rimane più che mai una sfida aperta - ha detto Alberto Pellai, del dipartimento di sanità pubblica dell'Università degli Studi di Milano - Ancora oggi gli abusi all'infanzia sono un tema ostico e delicato che troppi tendono a nascondere o rimuovere. Abbiamo bisogno di strumenti validi per prevenire e far emergere questa piaga».
Secondo un'indagine mirata realizzata dall'Università dell'Insubria nel 2003, su un campione di circa 400 studenti comaschi dai 14 ai 18 anni, l'entità di questo fenomeno è davvero preoccupante. «Circa il 14% dei ragazzi dichiara di aver subito un maltrattamento fisico, nella maggior parte dei casi in famiglia - ha spiegato l'assessore alla Famiglia, Anna Veronelli - Sul versante della violenza psicologica arriviamo addirittura al 43% di ragazzi che dichiara di aver subito insulti, denigrazioni e umiliazioni dai compagni o da conoscenti e familiari. Infine, il dato sull'abuso sessuale si attesta attorno all'8%, anche se nella maggior parte dei casi questi drammatici episodi passano sotto silenzio e non vengono denunciati».
Tra i relatori, anche Maria Rita Parsi, nota psicoterapeuta e scrittrice. «L'80% degli abusi sui bambini avviene tra le mura domestiche, sono perpetrati da persone amiche - ha detto l'esperta - Uno dei problemi più gravi è che gli abusatori sono capaci di far sentire colpevoli le proprie vittime, che quindi non denunciano mai i loro aguzzini. Si tratta di ferite che impediscono ai bambini di crescere e generano atteggiamenti distruttivi».
Il convegno è stato organizzato al termine di un lungo lavoro promosso dal Comune che ha portato, a maggio, alla firma di un protocollo d'intesa per la messa in atto di interventi mirati per la prevenzione e il contrasto di maltrattamenti e abusi sui minori.
Anna Campaniello - 13/11/07 - corrierecomo.it
Ci trovate anche qui
Sentenza Hina, le reazioni: "Condanna esemplare"
Brescia - "Un pieno risultato da parte della procura. Una richiesta di condanna da parte nostra equa, dal momento che tecnicamente si poteva chiedere anche di più. È una sentenza giusta". Così il procuratore capo di Brescia, Giancarlo Tarquini ha commentato il verdetto pronunciato oggi dal Gup Silvia Milesi nei confronti dei familiari di Hina Saleem.
Santanchè: "Spero che la pena venga scontata" Lasciando il Tribunale di Brescia Daniela Santanchè, portavoce di "La Destra", ha così commentato la sentenza contro gli assassini di Hina Saleem: "Auspichiamo che la pena oggi inflitta ai responsabili diventi presto definitiva e venga effettivamente scontata possibilmente nelle carceri del loro paese. Non vorrei proprio -ha concluso- che fra qualche anno trovassimo gli assassini in circolazione e in grado di reiterare simili atrocità".
Bertolini: "Decisione esemplare" "Sono pienamente soddisfatta per la sentenza esemplare e la dura condanna emessa dal tribunale di Brescia contro gli autori dell’atroce omicidio di Hina Saleem". Lo afferma Isabella Bertolini, vicepresidente dei deputati di Forza Italia. «Del pari - aggiunge - ritengo agghiacciante l’imprevista e violenta reazione della madre in difesa dei familiari assassini. Tale atteggiamento ci deve far comprendere come la strada per affermare l’emancipazione delle donne musulmane dal giogo dell’integralismo religioso è ancora lunga ed estremamente difficoltosa".
Boccia: "Delitto odioso, sentenza giusta" "La sentenza comminata al padre e ai cognati di Hina è giusta, corrisponde a mio avviso ai sentimenti di tutte le donne nei confronti di un delitto particolarmente odioso". È quanto afferma in una nota Maria Luisa Boccia, senatrice del Prc.
Mura: "Dobbiamo avere fiducia nella giustizia" "La condanna a 30 di carcere nei confronti del padre e dei cognati di Hina è giusta e rende doverosa giustizia a quella povera ragazza, uccisa barbaramente solo perchè voleva vivere la sua vita". Lo afferma Silvana Mura, deputata dell’Italia dei Valori. "Una condanna - aggiunge - che dimostra con i fatti che nella giustizia si deve avere la massima fiducia. Ora, però, la sentenza deve essere fatta scontare fino in fondo ai colpevoli visto che loro non hanno fatto alcuno sconto alla povera Hina".
13/11/07 - ilgiornale.it
Santanchè: "Spero che la pena venga scontata" Lasciando il Tribunale di Brescia Daniela Santanchè, portavoce di "La Destra", ha così commentato la sentenza contro gli assassini di Hina Saleem: "Auspichiamo che la pena oggi inflitta ai responsabili diventi presto definitiva e venga effettivamente scontata possibilmente nelle carceri del loro paese. Non vorrei proprio -ha concluso- che fra qualche anno trovassimo gli assassini in circolazione e in grado di reiterare simili atrocità".
Bertolini: "Decisione esemplare" "Sono pienamente soddisfatta per la sentenza esemplare e la dura condanna emessa dal tribunale di Brescia contro gli autori dell’atroce omicidio di Hina Saleem". Lo afferma Isabella Bertolini, vicepresidente dei deputati di Forza Italia. «Del pari - aggiunge - ritengo agghiacciante l’imprevista e violenta reazione della madre in difesa dei familiari assassini. Tale atteggiamento ci deve far comprendere come la strada per affermare l’emancipazione delle donne musulmane dal giogo dell’integralismo religioso è ancora lunga ed estremamente difficoltosa".
Boccia: "Delitto odioso, sentenza giusta" "La sentenza comminata al padre e ai cognati di Hina è giusta, corrisponde a mio avviso ai sentimenti di tutte le donne nei confronti di un delitto particolarmente odioso". È quanto afferma in una nota Maria Luisa Boccia, senatrice del Prc.
Mura: "Dobbiamo avere fiducia nella giustizia" "La condanna a 30 di carcere nei confronti del padre e dei cognati di Hina è giusta e rende doverosa giustizia a quella povera ragazza, uccisa barbaramente solo perchè voleva vivere la sua vita". Lo afferma Silvana Mura, deputata dell’Italia dei Valori. "Una condanna - aggiunge - che dimostra con i fatti che nella giustizia si deve avere la massima fiducia. Ora, però, la sentenza deve essere fatta scontare fino in fondo ai colpevoli visto che loro non hanno fatto alcuno sconto alla povera Hina".
13/11/07 - ilgiornale.it
Non siamo una generazione alcolizzata
Non lesina di certo energie e sforzi, il Romagnosi, per formare dei cittadini provetti. Nell'ambito del progetto "Educare alla convivenza", infatti, tutte le classi, dalla prima alla quinta, sono state coinvolte in attività interdisciplinari sulle basi della coesistenza civica. Iniziativa di sicuro interesse, nella quale la relazione della Croce Bianca nell'ambito del progetto di sensibilizzazione TVB è stata una parte importante. Ma cosa ne pensano, i ragazzi, della "macchina" che sta dietro al soccorso? Droga e alcol sono, per loro, una minaccia? Lo abbiamo chiesto a qualche studente in platea, ieri, durante l'insolita lezione. Per tutti o quasi, c'è armonia di pensiero: no a stupefacenti e troppe birre, ma no anche al percorso di volontariato.
Un'esperienza di vita che, per i giovani del secondo anno, non sembra avere molto appeal. «E' stato un momento utile - spiega Andrea Dellatorre -, anche se le cose sull'abuso di droga e alcol le sapevo già. Operatore in una P.A.? Forse, ma dovrei valutare attentamente». Nemmeno troppo entusiasta Valeria Zaia: «No, mi interessa molto fare la volontaria - dice -, anche se l'incontro è stato istruttivo». L'alcol è uno "spauracchio"? «Mi è capitato ogni tanto di alzare il gomito - confida -, essere un po' brilla, come succede a tutti, ma mai oltre». Della stessa idea Michela Valentini, di Pontenure, esempio virtuoso: non beve e non fuma. «Ci vuole troppo impegno per mettersi a disposizione degli altri - chiosa -, anche se questa mattina (ieri per chi legge, ndc) è stata molto positiva». «E' giusto che sappiamo cosa ci circonda - le fa eco Brigida Brizzolara, di Carpaneto -, e come affrontare le emergenze. A me, però, non è mai capitato di chiamare il 118». «Ci sono state dette cose che io già sapevo - rileva Sara Dal Ciello, anch'ella di Carpaneto - già alle medie avevo affrontato questi temi». Dà qualche consiglio "didattico", invece, Giulia Molina: «Devono dare - sottolinea - più indicazioni "pratiche", su come effettuare i primi soccorsi, invece che parlare degli stupefacenti, i cui effetti dannosi già conosciamo». Sono rimaste affascinate, d'altra parte, dalle spiegazione degli operatori della Croce Bianca - le classi sono anche state portate all'esterno per un "visita" all'autoambulanza -, Valentina De Bernardi e Cristina Prazzoli. «Mi piacerebbe dare una mano - glossa la prima - proprio nel campo del soccorso». «Gli argomenti - dice Cristina, di Roveleto - sono stati importanti, in compagnia c'è qualche amico che beve, ma sempre con moderazione». Gli apocalittici che vedono le nuove generazione ubriacone e tossicodipendenti, al Romagnosi, rimangono delusi. Pochi gli appassionati all'universo volontario, però. «Ma sono ancora piccoli, tra breve ne capiranno l'importanza» si auspica Caterina Martino, referente dell'iniziativa "Educhiamo alla convivenza".
Alessandro Rovellini - 13/11/07 - liberta.it
Un'esperienza di vita che, per i giovani del secondo anno, non sembra avere molto appeal. «E' stato un momento utile - spiega Andrea Dellatorre -, anche se le cose sull'abuso di droga e alcol le sapevo già. Operatore in una P.A.? Forse, ma dovrei valutare attentamente». Nemmeno troppo entusiasta Valeria Zaia: «No, mi interessa molto fare la volontaria - dice -, anche se l'incontro è stato istruttivo». L'alcol è uno "spauracchio"? «Mi è capitato ogni tanto di alzare il gomito - confida -, essere un po' brilla, come succede a tutti, ma mai oltre». Della stessa idea Michela Valentini, di Pontenure, esempio virtuoso: non beve e non fuma. «Ci vuole troppo impegno per mettersi a disposizione degli altri - chiosa -, anche se questa mattina (ieri per chi legge, ndc) è stata molto positiva». «E' giusto che sappiamo cosa ci circonda - le fa eco Brigida Brizzolara, di Carpaneto -, e come affrontare le emergenze. A me, però, non è mai capitato di chiamare il 118». «Ci sono state dette cose che io già sapevo - rileva Sara Dal Ciello, anch'ella di Carpaneto - già alle medie avevo affrontato questi temi». Dà qualche consiglio "didattico", invece, Giulia Molina: «Devono dare - sottolinea - più indicazioni "pratiche", su come effettuare i primi soccorsi, invece che parlare degli stupefacenti, i cui effetti dannosi già conosciamo». Sono rimaste affascinate, d'altra parte, dalle spiegazione degli operatori della Croce Bianca - le classi sono anche state portate all'esterno per un "visita" all'autoambulanza -, Valentina De Bernardi e Cristina Prazzoli. «Mi piacerebbe dare una mano - glossa la prima - proprio nel campo del soccorso». «Gli argomenti - dice Cristina, di Roveleto - sono stati importanti, in compagnia c'è qualche amico che beve, ma sempre con moderazione». Gli apocalittici che vedono le nuove generazione ubriacone e tossicodipendenti, al Romagnosi, rimangono delusi. Pochi gli appassionati all'universo volontario, però. «Ma sono ancora piccoli, tra breve ne capiranno l'importanza» si auspica Caterina Martino, referente dell'iniziativa "Educhiamo alla convivenza".
Alessandro Rovellini - 13/11/07 - liberta.it
Alcol, debolezza femminile
La donna è fisiologicamente e biologicamente più vulnerabile dell'uomo agli effetti dell'alcol. Lo dimostra uno studio condotto dai ricercatori dell'Istituto Superiore di Sanità, secondo cui le donne rischiano intossicazioni più gravi bevendo minori quantità di alcol, sviluppano patologie più severe in tempi più brevi, e faticano a controllare, dopo aver bevuto, i processi cognitivi e quelli corporei, con maggiore pericolo di rimanere vittime di incidenti e violenze. Motivo di questa diversità la loro differente struttura corporea e, quindi, una ridotta capacità di metabolizzare l'etanolo, che si diffonde tramite l'acqua e che viene ossidato da un enzima, l'alcol deidrogenasi (ADH).I ricercatori dell'ISS hanno condotto un esperimento su un gruppo di uomini e donne con differente indice di massa corporea. Con identiche modalità e alla stessa ora del giorno è stata loro somministrata un'unica dose di superalcolico associata a un piccolo pasto. Negli uomini la concentrazione massima di alcol riscontrata nel sangue è stata di circa 20mg/100ml, un valore capace, inoltre, di scendere rapidamente a zero. Le donne, invece, hanno raggiunto una concentrazione alcolemica di circa 80mg/100ml, livello che rimaneva pressoché invariato anche a due ore dall'assunzione. Questo perché le donne, confrontate agli uomini, possiedono una quantità minore di acqua nel corpo, per cui bevendo allo stesso modo, possono contare su un volume minore di distribuzione dell'alcol. Inoltre, la funzionalità dell'ADH nel loro corpo risulta di gran lunga minore, fattore questo che favorisce il passaggio diretto dell'alcol al fegato e un'alta probabilità di danni epatici.
Mirella Taranto
Istituto Superiore di Sanità
Viale Regina Elena 299
00161 - Roma (I)
Telefono: 06 4990 2950
Fax: 06 49 38 71 54
ufficio.stampa@iss.it
Mirella Taranto
Istituto Superiore di Sanità
Viale Regina Elena 299
00161 - Roma (I)
Telefono: 06 4990 2950
Fax: 06 49 38 71 54
ufficio.stampa@iss.it
Bambino denuncia la madre per guida in stato di ebbrezza
Un bambino di 8 anni ha fatto arrestare la madre perché stava guidando in forte stato di ebbrezza. Il bambino era in macchine con la madre, che aveva alzato un po’ troppo il gomito, e il fratellino di 5 anni. Con il suo cellulare ha deciso di chiamare il 911 avvertendo l’operatore che la madre stava “guidando in un modo molto strano”.
Sulle prime l’operatore non aveva dato molto peso alla cosa, ma le chiamate si sono ripetute, tanto che la madre gli ha tolto il cellulare quando si è resa conto delle chiamate.
Alla fine la polizia ha individuato l’auto della donna, che si era appena fermata presso una caserma dei vigili del fuoco per dire che non si sentiva bene, ed hanno arrestato la donna. Sperando che la donna impari la lezione: un bambino di 8 anni è troppo giovane per avere un suo cellulare.
Corriere.it - October 25, 2007
Sulle prime l’operatore non aveva dato molto peso alla cosa, ma le chiamate si sono ripetute, tanto che la madre gli ha tolto il cellulare quando si è resa conto delle chiamate.
Alla fine la polizia ha individuato l’auto della donna, che si era appena fermata presso una caserma dei vigili del fuoco per dire che non si sentiva bene, ed hanno arrestato la donna. Sperando che la donna impari la lezione: un bambino di 8 anni è troppo giovane per avere un suo cellulare.
Corriere.it - October 25, 2007
Abuso di alcol: guide per genitori e ragazzi
Bere sotto i 16 anni può produrre nei ragazzi effetti sul sistema nervoso centrale e più in generale sull´intero organismo.
Non esiste una quantità "sicura" per il consumo di alcol, si può parlare solo di quantità a basso rischio: i rischi esistono per qualunque livello di consumo.
Durante l´adolescenza l´uso di alcol è visto come un rituale che crea legami, che permette di avere interazioni più distese e di sentirsi adulti.
L´abuso di alcol può essere la spia di condizioni psicopatologiche sottostanti.
Proibire a un adolescente di assumere bevande alcoliche può avere un effetto contrario a quello voluto: in adolescenza tutto è soggetto a critica e visto come un´esagerazione.
Bere cinque o più bevande alcoliche in un´unica occasione, lontano dai pasti, in genere nel fine settimana, con lo scopo di sentirsi più disinvolti e più sicuri di sé, è infatti un nuovo stile di consumo che sta diventando sempre più popolare tra i giovani ed è in crescita secondo i dati dell´Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).
Consigli e informazioni su come affrontare in modo efficace questo problema sono contenuti nella doppia guida, per genitori e ragazzi, sull´abuso di alcol realizzata dai medici dell´Ospedale Bambino Gesù di Roma.
La guida offre ai genitori anche suggerimenti su come riconoscere i segnali di allarme e come affrontare la questione con i figli.
Ad esempio si può discutere con loro sulle etichette delle bevande che li attirano, spiegare cos´è la gradazione alcolica, in modo da responsabilizzarli e farli sentire complici.
Guida per i genitori (file PDF, 30 kb)
Guida per i ragazzi (file PDF, 430 kb)
Guida "Telefono Verde Alcol" (file PDF, 235 kb)
Non esiste una quantità "sicura" per il consumo di alcol, si può parlare solo di quantità a basso rischio: i rischi esistono per qualunque livello di consumo.
Durante l´adolescenza l´uso di alcol è visto come un rituale che crea legami, che permette di avere interazioni più distese e di sentirsi adulti.
L´abuso di alcol può essere la spia di condizioni psicopatologiche sottostanti.
Proibire a un adolescente di assumere bevande alcoliche può avere un effetto contrario a quello voluto: in adolescenza tutto è soggetto a critica e visto come un´esagerazione.
Bere cinque o più bevande alcoliche in un´unica occasione, lontano dai pasti, in genere nel fine settimana, con lo scopo di sentirsi più disinvolti e più sicuri di sé, è infatti un nuovo stile di consumo che sta diventando sempre più popolare tra i giovani ed è in crescita secondo i dati dell´Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).
Consigli e informazioni su come affrontare in modo efficace questo problema sono contenuti nella doppia guida, per genitori e ragazzi, sull´abuso di alcol realizzata dai medici dell´Ospedale Bambino Gesù di Roma.
La guida offre ai genitori anche suggerimenti su come riconoscere i segnali di allarme e come affrontare la questione con i figli.
Ad esempio si può discutere con loro sulle etichette delle bevande che li attirano, spiegare cos´è la gradazione alcolica, in modo da responsabilizzarli e farli sentire complici.
Guida per i genitori (file PDF, 30 kb)
Guida per i ragazzi (file PDF, 430 kb)
Guida "Telefono Verde Alcol" (file PDF, 235 kb)
Non esistono farmaci contro la dipendenza da cocaina
Aumentano le persone dipendenti dalla cocaina, ma 'non esistono attualmente farmaci adeguati, possiamo dare solo palliativi. Si millanta la scoperta di un vaccino, ma e' solo un'illusione': lo ha detto oggi a Roma uno dei maggiori esperti italiani di neurofarmacologia, Gian Luigi Gessa, nel convegno sulle buone pratiche nella salute mentale organizzato dalla Fondazione 'Mario Lugli'.
'Abbiamo finalmente imparato a gestire la dipendenza da alcol e da eroina. Ci sono i farmaci e c'e' un'organizzazione che funziona', ha osservato l'esperto. 'Ma il mondo sta cambiando e la gente comincia a usare la cocaina molto piu' dell'eroina, cosi' come i giovani satanno usando molto di piu' la cannabis e con concentrazioni piu' alte'.Nascono quindi nuovi problemi medici 'perche' non ci sono farmaci e non c'e' un'organizzazione che permetta di rispondere in modo adeguato'. In Italia come negli Stati Uniti, ha proseguito Gessa, la cocaina e' il terzo killer fra le droghe.
Uccide infatti oltre mille persone l'anno, preceduta dal fumo (130.000) e dall'alcol (40.000). L'eroina segue con circa 800 vittime. 'A consumare la cocaina si comincia per tante ragioni', ha detto ancora il neurofarmacologo, e nella maggior parte dei casi viene inalata. I tossicodipendenti da eroina cominciano a consumare cocaina per vincere la depressione, ma di fatto 'finiscono soltanto per sommare gli effetti tossici delle due droghe'. Va aumentando anche il consumo della cocaina freebase, ottenuta estraendo solo la base libera della cocaina, che puo' bruciare e puo' quindi essere fumata. 'In questo caso l'effetto e' immediato ma effimero, seguito immediatamente da depressione. Con l'uso prolungato sparisce anche l'euforia, ma si continua a non fare a meno di prenderla'.
12-11-2007 - droghe.aduc.it
'Abbiamo finalmente imparato a gestire la dipendenza da alcol e da eroina. Ci sono i farmaci e c'e' un'organizzazione che funziona', ha osservato l'esperto. 'Ma il mondo sta cambiando e la gente comincia a usare la cocaina molto piu' dell'eroina, cosi' come i giovani satanno usando molto di piu' la cannabis e con concentrazioni piu' alte'.Nascono quindi nuovi problemi medici 'perche' non ci sono farmaci e non c'e' un'organizzazione che permetta di rispondere in modo adeguato'. In Italia come negli Stati Uniti, ha proseguito Gessa, la cocaina e' il terzo killer fra le droghe.
Uccide infatti oltre mille persone l'anno, preceduta dal fumo (130.000) e dall'alcol (40.000). L'eroina segue con circa 800 vittime. 'A consumare la cocaina si comincia per tante ragioni', ha detto ancora il neurofarmacologo, e nella maggior parte dei casi viene inalata. I tossicodipendenti da eroina cominciano a consumare cocaina per vincere la depressione, ma di fatto 'finiscono soltanto per sommare gli effetti tossici delle due droghe'. Va aumentando anche il consumo della cocaina freebase, ottenuta estraendo solo la base libera della cocaina, che puo' bruciare e puo' quindi essere fumata. 'In questo caso l'effetto e' immediato ma effimero, seguito immediatamente da depressione. Con l'uso prolungato sparisce anche l'euforia, ma si continua a non fare a meno di prenderla'.
12-11-2007 - droghe.aduc.it
Alcol e Lavoro
CESENA - Alcol e Lavoro. La rilevanza sociale ed il rischio lavorativo
CESENA - Diffondere negli operatori del mondo della sanità romagnola una maggior consapevolezza sui danni causati dall’alcol e al contempo ridurre gli incidenti e gli infortuni sul lavoro dovuti all’assunzione di bevande alcoliche. E’ l’obiettivo del corso di formazione “Alcol e Lavoro, la rilevanza sociale ed il rischio lavorativo”, in programma martedì 13 novembre 2007, dalle ore 8.30 alle 17.30, nella sala convegni Bufalini. Un fenomeno quello dell’abuso di alcol che sta assumendo un’importanza sempre maggiore. Nel territorio dell’Ausl di Cesena si stima che il 20% degli adulti nella fascia di età 18-69 anni abbia abitudini di consumo considerabili “a rischio” (Studio Passi 2005).
Organizzato dall’Unità Operativa Prevenzione e Sicurezza degli ambienti di lavoro e dal Ser.T dell’Azienda USL di Cesena, il corso è rivolto in particolare agli operatori delle Aziende Sanitarie di Cesena, Forlì, Ravenna e Rimini.
I consumatori abituali di alcol, infatti, durante l’attività lavorativa possono incorrere in infortuni, provocare danni a terzi, avere incidenti stradali (infortuni in itinere), peggiorare il proprio stato di salute con frequenti assenze sul lavoro per malattia, alterare i rapporti con i colleghi con inevitabile disagio nell’ambito lavorativo.
Tra gli argomenti al centro dell’incontro, verranno trattati in particolare gli ambiti applicativi della norma di riferimento sull’alcool (legge 125 del 30 marzo 2001), le implicazioni operative per i servizi di prevenzione ed i possibili percorsi condivisibili con la figura del medico competente aziendale. Gli aspetti più inerenti alla sfera sociale che l’uso dell’alcool comporta, saranno illustrati dagli operatori del SERT.
L’iniziativa rientra nel progetto alcol e lavoro che la Regione Emilia Romagna ha avviato in conformità al piano europeo di sensibilizzazione ai rischi connessi all’assunzione di bevande alcoliche.
12-11-2007 - romagnaoggi.it
CESENA - Diffondere negli operatori del mondo della sanità romagnola una maggior consapevolezza sui danni causati dall’alcol e al contempo ridurre gli incidenti e gli infortuni sul lavoro dovuti all’assunzione di bevande alcoliche. E’ l’obiettivo del corso di formazione “Alcol e Lavoro, la rilevanza sociale ed il rischio lavorativo”, in programma martedì 13 novembre 2007, dalle ore 8.30 alle 17.30, nella sala convegni Bufalini. Un fenomeno quello dell’abuso di alcol che sta assumendo un’importanza sempre maggiore. Nel territorio dell’Ausl di Cesena si stima che il 20% degli adulti nella fascia di età 18-69 anni abbia abitudini di consumo considerabili “a rischio” (Studio Passi 2005).
Organizzato dall’Unità Operativa Prevenzione e Sicurezza degli ambienti di lavoro e dal Ser.T dell’Azienda USL di Cesena, il corso è rivolto in particolare agli operatori delle Aziende Sanitarie di Cesena, Forlì, Ravenna e Rimini.
I consumatori abituali di alcol, infatti, durante l’attività lavorativa possono incorrere in infortuni, provocare danni a terzi, avere incidenti stradali (infortuni in itinere), peggiorare il proprio stato di salute con frequenti assenze sul lavoro per malattia, alterare i rapporti con i colleghi con inevitabile disagio nell’ambito lavorativo.
Tra gli argomenti al centro dell’incontro, verranno trattati in particolare gli ambiti applicativi della norma di riferimento sull’alcool (legge 125 del 30 marzo 2001), le implicazioni operative per i servizi di prevenzione ed i possibili percorsi condivisibili con la figura del medico competente aziendale. Gli aspetti più inerenti alla sfera sociale che l’uso dell’alcool comporta, saranno illustrati dagli operatori del SERT.
L’iniziativa rientra nel progetto alcol e lavoro che la Regione Emilia Romagna ha avviato in conformità al piano europeo di sensibilizzazione ai rischi connessi all’assunzione di bevande alcoliche.
12-11-2007 - romagnaoggi.it
E’ partita la campagna “Guido Informato”
A cura di Annarita Scalvenzo
Anche la città di Chivasso, insieme ad altri 19 comuni piemontesi al di sopra dei 10mila abitanti, ha aderito alla campagna Guido Informato, organizzata nel mese di ottobre dalla Regione Piemonte e dall’Assessorato Polizia Locale per la prevenzione dell’uso e abuso di sostanze stupefacenti e psicotrope alla guida.
Il primo controllo sulle strade chivassesi è stato effettuato il 25 ottobre da una squadra composta dal Vice Comandante della Polizia Municipale, Giuseppe Mezzo, dagli Ispettori di Polizia, Massimo Borghi e Rinaldo Boietti, con quattro agenti. A questo primo monitoraggio seguiranno altre due verifiche: venerdì 16 novembre e sabato 15 dicembre, quando le forze della Polizia Municipale, in collaborazione con la Polizia Stradale, si attiveranno dalle 23 alle 5 del giorno successivo.
A spiegare le modalità del controllo, è intervenuto il Vice Comandante dei Vigili Urbani, Giuseppe Mezzo: «Guidare sotto l’effetto di sostanze stupefacenti e psicotrope è vietato dall’articolo 187 del Codice della Strada. Nella prima serata, abbiamo sottoposto a controllo 22 automobilisti. La procedura, effettuata nel pieno rispetto della riservatezza personale, prevede l’accertamento dello stato del conducente attraverso l’uso del Cozart, il test sulla saliva: un tampone utile per valutare in pochi minuti se il soggetto abbia assunto sostanze stupefacenti».
Al termine della serata del 25 ottobre, le Forze di Polizia chivassessi hanno rilevato la presenza di cannabinoide e cocaina in due giovani automobilisti.
Che cosa prevede, a questo punto, la procedura? «Chi risulta positivo al test, non invasivo, è accompagnato presso l’ospedale della Città, per ulteriori esami. Il Cozart è un test obbligatorio, ma non è coattivo. Se il soggetto rifiuta di sottoporvisi, scatta la sanzione del pagamento di una somma che varia da 2.500 a 10.000 euro, il ritiro della patente, il fermo del veicolo ed il successivo ordine del Prefetto a sottoporsi a visita medica. Se invece il test prima, e gli esami ospedalieri dopo, accertano la presenza di sostanze stupefacenti – continua il Vice Comandante dei Vigili Urbani –, ci troviamo di fronte ad un reato, pertanto scattano le sanzioni di legge: multa da 1000 a 4000 euro, arresto sino a 3 mesi, sospensione della patente di guida da 6 mesi a 1 anno».
Il Comandante della Polizia Municipale, Meglio sottolinea che: «Prima di ogni controllo, è nostro compito informare la cittadinanza, con una forte campagna di informazione e sensibilizzazione. Mercoledì 14 novembre al mercato distribuiremo opuscoli e materiali informativo a riguardo, così come in scuole, ospedali e farmacie».
Parole di appoggio per l’operatività del corpo di Polizia Municipale e Stradale arrivano dal Sindaco di Chivasso, Bruno Matola: «L’operazione condotta è un ulteriore esempio, tra i molti, che qualifica la nostra Polizia urbana nei diversi ambiti della propria professione. Nello specifico è stato dispiegato un ampio numero di forze non solo con l’intento sanzionatorio, ma anche con la volontà di verifica ed informazione sui pericoli legati all’assunzione di droga e conduzione di un automezzo: un connubio insidioso spesso tragicamente sottovalutato».
Dello stesso avviso, anche l’Assessore alla Sicurezza, Enzo Falbo: «I controlli sugli automobilisti sono utili, mentre risulta assolutamente necessario fermare e sanzionare i conducenti in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di droghe. Solo così i cittadini possono ottenere più garanzie di sicurezza stradale e, forse, più ragazzi torneranno a casa salvandosi dalle tristemente famose stragi del sabato sera».
13/11/07 - localport.it
Anche la città di Chivasso, insieme ad altri 19 comuni piemontesi al di sopra dei 10mila abitanti, ha aderito alla campagna Guido Informato, organizzata nel mese di ottobre dalla Regione Piemonte e dall’Assessorato Polizia Locale per la prevenzione dell’uso e abuso di sostanze stupefacenti e psicotrope alla guida.
Il primo controllo sulle strade chivassesi è stato effettuato il 25 ottobre da una squadra composta dal Vice Comandante della Polizia Municipale, Giuseppe Mezzo, dagli Ispettori di Polizia, Massimo Borghi e Rinaldo Boietti, con quattro agenti. A questo primo monitoraggio seguiranno altre due verifiche: venerdì 16 novembre e sabato 15 dicembre, quando le forze della Polizia Municipale, in collaborazione con la Polizia Stradale, si attiveranno dalle 23 alle 5 del giorno successivo.
A spiegare le modalità del controllo, è intervenuto il Vice Comandante dei Vigili Urbani, Giuseppe Mezzo: «Guidare sotto l’effetto di sostanze stupefacenti e psicotrope è vietato dall’articolo 187 del Codice della Strada. Nella prima serata, abbiamo sottoposto a controllo 22 automobilisti. La procedura, effettuata nel pieno rispetto della riservatezza personale, prevede l’accertamento dello stato del conducente attraverso l’uso del Cozart, il test sulla saliva: un tampone utile per valutare in pochi minuti se il soggetto abbia assunto sostanze stupefacenti».
Al termine della serata del 25 ottobre, le Forze di Polizia chivassessi hanno rilevato la presenza di cannabinoide e cocaina in due giovani automobilisti.
Che cosa prevede, a questo punto, la procedura? «Chi risulta positivo al test, non invasivo, è accompagnato presso l’ospedale della Città, per ulteriori esami. Il Cozart è un test obbligatorio, ma non è coattivo. Se il soggetto rifiuta di sottoporvisi, scatta la sanzione del pagamento di una somma che varia da 2.500 a 10.000 euro, il ritiro della patente, il fermo del veicolo ed il successivo ordine del Prefetto a sottoporsi a visita medica. Se invece il test prima, e gli esami ospedalieri dopo, accertano la presenza di sostanze stupefacenti – continua il Vice Comandante dei Vigili Urbani –, ci troviamo di fronte ad un reato, pertanto scattano le sanzioni di legge: multa da 1000 a 4000 euro, arresto sino a 3 mesi, sospensione della patente di guida da 6 mesi a 1 anno».
Il Comandante della Polizia Municipale, Meglio sottolinea che: «Prima di ogni controllo, è nostro compito informare la cittadinanza, con una forte campagna di informazione e sensibilizzazione. Mercoledì 14 novembre al mercato distribuiremo opuscoli e materiali informativo a riguardo, così come in scuole, ospedali e farmacie».
Parole di appoggio per l’operatività del corpo di Polizia Municipale e Stradale arrivano dal Sindaco di Chivasso, Bruno Matola: «L’operazione condotta è un ulteriore esempio, tra i molti, che qualifica la nostra Polizia urbana nei diversi ambiti della propria professione. Nello specifico è stato dispiegato un ampio numero di forze non solo con l’intento sanzionatorio, ma anche con la volontà di verifica ed informazione sui pericoli legati all’assunzione di droga e conduzione di un automezzo: un connubio insidioso spesso tragicamente sottovalutato».
Dello stesso avviso, anche l’Assessore alla Sicurezza, Enzo Falbo: «I controlli sugli automobilisti sono utili, mentre risulta assolutamente necessario fermare e sanzionare i conducenti in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di droghe. Solo così i cittadini possono ottenere più garanzie di sicurezza stradale e, forse, più ragazzi torneranno a casa salvandosi dalle tristemente famose stragi del sabato sera».
13/11/07 - localport.it
Scuolabus troppo lento: l’autista è ubriaco
Guidava molto piano perchè era ubriaco: non la sua auto, ma lo scuolabus. Troppo lento il mezzo e i carabinieri, si sono insospettiti non per le lancette del contachilometri bruciate dal piede pesante dell’autista, ma per l’eccessiva lentezza che viaggiava verso Cuasso al Monte sulla strada provinciale 29 attorno alle 15 di oggi, 12 novembre. I militari del nucleo radiomobile di Varese, dopo aver osservato il pulmino procedere a passo di lumaca, hanno intimato l’alt all’autista. E qui la sorpresa: l’uomo alla guida del mezzo, un cinquantatreenne da circa un anno impiegato in una ditta privata alla quale il Comune ha appaltato il servizio, è risultato positivo ai controlli alcolemici. Il valore di alcool nel sangue superava di ben tre volte la soglia consentita per legge. Risultato: ritiro immediato della patente. Al momento del controllo, per fortuna, lo scuolabus era vuoto.
Lunedi 12 Novembre 2007 - redazione@varesenews.it - varesenews.it
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