LOS ANGELES (Reuters) - L'attrice Lindsay Lohan è entrata e uscita dal carcere ieri per guida in stato di ebbrezza e una condanna per possesso di cocaina, passando solo 84 minuti dietro le sbarre. Lo ha dichiarato la polizia di Los Angeles.
La Lohan, che ha 21 anni, era stata condannata in agosto a passare un giorno in prigione, da scontare prima di gennaio, dopo aver ammesso accuse riguardanti droga e ubriachezza.
Il sito Web del Dipartimento dello sceriffo della contea di Los Angeles riporta che l'attrice è entrata in carcere alle 10.30 del mattino per uscirne alle 11.54.
L'attrice era stata accusata dopo un inseguimento automobilistico a luglio e un arresto a maggio quando aveva distrutto la sua macchina a Beverly Hills. Dopo l'arresto era entrata in un centro di riabilitazione dello Utah passandoci due mesi.
Per decisione della corte la Lohan deve anche scontare 10 giorni di servizi alla comunità, tre anni in libertà vigilata e 18 mesi di programma rieducativo per l'alcolismo.
Le sentenze di arresto per crimini minori sono spesso abbreviate dagli sceriffi di Los Angeles a causa del sovraffollamento delle carceri.
16/11/07 - today.reuters.it
Ci trovate anche qui
Cherasco: provoca incidente e fugge
Ubriaco e senza patente
E' stato arrestato dai militari dell’Aliquota Radiomobile della Compagnia di Bra – coordinati dal Ten. Ribaudi - in flagranza di reato perchè responsabile di omissione di soccorso e guida in stato di ebbrezza alcolica. Si tratta di un 50enne braidese che, nella tarda serata di mercoledì in frazione Roreto di Cherasco, nei pressi del centro commerciale 'Montello', alla guida di un furgone ha tamponato violentemente un’autovettura, facendola finire fuori strada. Dopo l'urto il 50enne si è dato alla fuga, facendo perdere le proprie tracce.
Al conducente dell’auto, trasportato presso il Pronto Soccorso dell’Ospedale di Bra, sono state riscontrate lesioni giudicate guaribili in 12 giorni. Le immediate indagini e ricerche hanno consentito poco dopo l’individuazione del reo in Bra, all’interno della propria abitazione. L'uomo è risultato privo di patente di guida in quanto scaduta e non rinnovata per motivi sanitari, nonché -mediante accertamenti eseguiti con etilometro - con un tasso alcolemico in corpo superiore a quanto consentito.
16/11/07 - targatocn.it
E' stato arrestato dai militari dell’Aliquota Radiomobile della Compagnia di Bra – coordinati dal Ten. Ribaudi - in flagranza di reato perchè responsabile di omissione di soccorso e guida in stato di ebbrezza alcolica. Si tratta di un 50enne braidese che, nella tarda serata di mercoledì in frazione Roreto di Cherasco, nei pressi del centro commerciale 'Montello', alla guida di un furgone ha tamponato violentemente un’autovettura, facendola finire fuori strada. Dopo l'urto il 50enne si è dato alla fuga, facendo perdere le proprie tracce.
Al conducente dell’auto, trasportato presso il Pronto Soccorso dell’Ospedale di Bra, sono state riscontrate lesioni giudicate guaribili in 12 giorni. Le immediate indagini e ricerche hanno consentito poco dopo l’individuazione del reo in Bra, all’interno della propria abitazione. L'uomo è risultato privo di patente di guida in quanto scaduta e non rinnovata per motivi sanitari, nonché -mediante accertamenti eseguiti con etilometro - con un tasso alcolemico in corpo superiore a quanto consentito.
16/11/07 - targatocn.it
Ecco l'etilometro di Repubblica.it
Per bere e guidare a norma di legge
Ma rimane la regola d'oro: dopo qualche brindisi meglio non mettersi al volante
"Avrò bevuto troppo?". Quante volte dopo un pranzo, una cena o una serata in birreria con gli amici vi siete chiesti se per l'etilometro avevate alzato troppo il gomito? Per la sicurezza di tutti speriamo spesso. E nel dubbio c'è il nostro sito che arriva in vostro soccorso. Comunque ci auguriamo che, nell'incertezza, abbiate lasciato la guida al sobrio del gruppo, evitando in questo modo di far parte dei 35.620 automobilisti che nei primi nove mesi del 2007 sono risultati positivi al test. Ma se volete la conferma e non avete sottomano il test fai-da-te o il telefonino-etilometro, e in attesa che arrivi in commercio l'auto che non parte in caso di 'fiatata alcolica', idea già adottata da un paio di aziende, potete affidarvi all'etilometro di Repubblica.it.
Tenendo ben presente che si tratta di esempi esemplificativi, potete facilmente capire quanto si può alzare il gomito e a cosa corrisponde il famoso limite di legge di 0,5. Diciamolo subito: non è molto. Per i più disinvolti, si tratta effettivamente di quantitativi da Esercito della salvezza.
Partiamo. Il test, innanzitutto, vi chiede di inserire le vostre caratteristiche fisiche e anagrafiche. Si passa poi alle dimensioni del recipiente. Per intenderci prendiamo in esame i bicchieri tradizionali: quello classico da vino (sempre semplificando, non ce ne vogliano gli intenditori) contiene fra i 30 e i 40cl, anche se solitamente in enoteca vengono riempiti fra i 10 e i 20cl. Il flute, il bicchiere lungo da spumante o champagne, può arrivare a contenere 20-25cl, ma anche in questo caso dipende dalla generosità dell'addetto alla mescita.
Alcuni dati per gli amanti della birra: una lattina, piccola, contiene 33cl. La pinta, unità di misura utilizzata in paesi come Stati Uniti, Gran Bretagna e Irlanda, equivale a mezzo litro, ovvero 50cl. Una birra piccola di solito va dai 25 ai 40cl, a seconda del bicchiere. Il boccalone da Oktober Fest, poi, di birra ne contiene un litro. Infine, se la vostra passione è il wisky, l'amaro o il limoncello, il bicchierino oscilla fra i 5cl e i 15cl.
Cerchiamo di fare un esempio pratico. Un ometto di 45 anni, alto un metro e 67, per 73 chili di peso, può permettersi di bere poco più di un bicchiere di 20cl di un vino a 11 gradi alcolici. L'etilometro, infatti, ci spiega che già con pochi sorsi il tasso alcolico del nostro bevitore è a 0,35 (il limite, lo ricordiamo, è di 0,5). Va meglio con la birra, in questo caso il bevitore in questione può permettersi ben due lattine di birra, da 33cl, ma a patto che il contenuto non superi i 4,5 gradi alcolici, perché già a 5 il semaforo dell'etilometro diventa rosso. Infine attenzione al cicchetto: basta un solo bicchierino da 10cl, con un liquore a 32 gradi per arrivare al limite di legge.
A questo punto agli incauti che decidono di mettere la repentaglio la propria e l'altrui incolumità, non rimane che ricordare i termini del decreto legge del 3 agosto: le multe partono da 500 euro ma, a seconda del tasso alcolemico, possono arrivare fino a 6.000 euro. Nei casi più gravi è anche previsto l'arresto fino a sei mesi e la sospensione della patente da uno a due anni. Oppure, ed è uno dei nodi irrisolti della legge, se siete ancora abbastanza lucidi, agli agenti potete opporre un netto 'no' alla richiesta di sottoporvi al test, ma preparatevi a mettere mano al portafogli per pagare una multa salata e a rinunciare all'auto per qualche mese.
L'ETILOMETRO DI REPUBBLICA.IT
di GIOVANNI GAGLIARDI - 16/11/07 - repubblica.it
Ma rimane la regola d'oro: dopo qualche brindisi meglio non mettersi al volante
"Avrò bevuto troppo?". Quante volte dopo un pranzo, una cena o una serata in birreria con gli amici vi siete chiesti se per l'etilometro avevate alzato troppo il gomito? Per la sicurezza di tutti speriamo spesso. E nel dubbio c'è il nostro sito che arriva in vostro soccorso. Comunque ci auguriamo che, nell'incertezza, abbiate lasciato la guida al sobrio del gruppo, evitando in questo modo di far parte dei 35.620 automobilisti che nei primi nove mesi del 2007 sono risultati positivi al test. Ma se volete la conferma e non avete sottomano il test fai-da-te o il telefonino-etilometro, e in attesa che arrivi in commercio l'auto che non parte in caso di 'fiatata alcolica', idea già adottata da un paio di aziende, potete affidarvi all'etilometro di Repubblica.it.
Tenendo ben presente che si tratta di esempi esemplificativi, potete facilmente capire quanto si può alzare il gomito e a cosa corrisponde il famoso limite di legge di 0,5. Diciamolo subito: non è molto. Per i più disinvolti, si tratta effettivamente di quantitativi da Esercito della salvezza.
Partiamo. Il test, innanzitutto, vi chiede di inserire le vostre caratteristiche fisiche e anagrafiche. Si passa poi alle dimensioni del recipiente. Per intenderci prendiamo in esame i bicchieri tradizionali: quello classico da vino (sempre semplificando, non ce ne vogliano gli intenditori) contiene fra i 30 e i 40cl, anche se solitamente in enoteca vengono riempiti fra i 10 e i 20cl. Il flute, il bicchiere lungo da spumante o champagne, può arrivare a contenere 20-25cl, ma anche in questo caso dipende dalla generosità dell'addetto alla mescita.
Alcuni dati per gli amanti della birra: una lattina, piccola, contiene 33cl. La pinta, unità di misura utilizzata in paesi come Stati Uniti, Gran Bretagna e Irlanda, equivale a mezzo litro, ovvero 50cl. Una birra piccola di solito va dai 25 ai 40cl, a seconda del bicchiere. Il boccalone da Oktober Fest, poi, di birra ne contiene un litro. Infine, se la vostra passione è il wisky, l'amaro o il limoncello, il bicchierino oscilla fra i 5cl e i 15cl.
Cerchiamo di fare un esempio pratico. Un ometto di 45 anni, alto un metro e 67, per 73 chili di peso, può permettersi di bere poco più di un bicchiere di 20cl di un vino a 11 gradi alcolici. L'etilometro, infatti, ci spiega che già con pochi sorsi il tasso alcolico del nostro bevitore è a 0,35 (il limite, lo ricordiamo, è di 0,5). Va meglio con la birra, in questo caso il bevitore in questione può permettersi ben due lattine di birra, da 33cl, ma a patto che il contenuto non superi i 4,5 gradi alcolici, perché già a 5 il semaforo dell'etilometro diventa rosso. Infine attenzione al cicchetto: basta un solo bicchierino da 10cl, con un liquore a 32 gradi per arrivare al limite di legge.
A questo punto agli incauti che decidono di mettere la repentaglio la propria e l'altrui incolumità, non rimane che ricordare i termini del decreto legge del 3 agosto: le multe partono da 500 euro ma, a seconda del tasso alcolemico, possono arrivare fino a 6.000 euro. Nei casi più gravi è anche previsto l'arresto fino a sei mesi e la sospensione della patente da uno a due anni. Oppure, ed è uno dei nodi irrisolti della legge, se siete ancora abbastanza lucidi, agli agenti potete opporre un netto 'no' alla richiesta di sottoporvi al test, ma preparatevi a mettere mano al portafogli per pagare una multa salata e a rinunciare all'auto per qualche mese.
L'ETILOMETRO DI REPUBBLICA.IT
di GIOVANNI GAGLIARDI - 16/11/07 - repubblica.it
Pena di morte, l'Onu approva la moratoria
Stop alle esecuzioni
New York - La moratoria universale delle esecuzioni è arrivata al traguardo. L'ultimo miglio è stato al cardiopalma, ma il messaggio mandato dalle Nazioni Unite che hanno approvato a vasta maggioranza la risoluzione sulla pena di morte è stato forte è chiaro: fermate il boia. La Terza Commissione dell'Assemblea Generale, quella che si occupa dei diritti umani, ha applaudito con calore dopo che il testo concordato da 87 sponsor ha ricevuto ben 99 voti a favore: 52 paesi hanno votato contro e 33 si sono astenuti al termine di un dibattito emozionante e teso, ricco di colpi di scena ma anche di soddisfazioni per la diplomazia italiana che è riuscita a tenere unita l'Europa e a costruire un vasto consenso internazionale in cinque continenti.
Soddisfazione è stata espressa a Roma dal ministro degli esteri Massimo D'Alema perché l'Italia si conferma in prima linea nel mondo quanto tutela di diritti umani. A New York il sottosegretario agli esteri Gianni Vernetti ha definito il risultato "un grande successo dell'Italia, del governo, del parlamento e della società civile". L'ambasciatore italiano all'Onu Marcello Spatafora ha osservato che in questi anni al Palazzo di Vetro l'Italia ha vinto tutte le battaglie: "Non ne abbiamo perso neppure una. Ma quella vinta oggi è quella di cui tutti noi dobbiamo essere più orgogliosi".
Il voto sulla moratoria è arrivato in tandem con un importante segnale dagli Stati Uniti dove la Corte Suprema ha fermato in extremis la mano del boia della Florida confermando l'orientamento alla moratoria di fatto sulle iniezioni letali. Vernetti, uscendo dall'aula dopo il voto, ha espresso apprezzamento per il basso profilo tenuto da Washington come anche dalla Cina: due paesi che hanno la pena di morte ma che "hanno contribuito a creare un clima favorevole che ha consentito questo risultato". Per Sergio D'Elia di Nessuno Tocchi Caino e Matteo Mecacci del partito radicale, è stata "una vittoria storica per i diritti umani in tutto il mondo".
giovedì 15 novembre 2007 - ilgiornale.it
New York - La moratoria universale delle esecuzioni è arrivata al traguardo. L'ultimo miglio è stato al cardiopalma, ma il messaggio mandato dalle Nazioni Unite che hanno approvato a vasta maggioranza la risoluzione sulla pena di morte è stato forte è chiaro: fermate il boia. La Terza Commissione dell'Assemblea Generale, quella che si occupa dei diritti umani, ha applaudito con calore dopo che il testo concordato da 87 sponsor ha ricevuto ben 99 voti a favore: 52 paesi hanno votato contro e 33 si sono astenuti al termine di un dibattito emozionante e teso, ricco di colpi di scena ma anche di soddisfazioni per la diplomazia italiana che è riuscita a tenere unita l'Europa e a costruire un vasto consenso internazionale in cinque continenti.
Soddisfazione è stata espressa a Roma dal ministro degli esteri Massimo D'Alema perché l'Italia si conferma in prima linea nel mondo quanto tutela di diritti umani. A New York il sottosegretario agli esteri Gianni Vernetti ha definito il risultato "un grande successo dell'Italia, del governo, del parlamento e della società civile". L'ambasciatore italiano all'Onu Marcello Spatafora ha osservato che in questi anni al Palazzo di Vetro l'Italia ha vinto tutte le battaglie: "Non ne abbiamo perso neppure una. Ma quella vinta oggi è quella di cui tutti noi dobbiamo essere più orgogliosi".
Il voto sulla moratoria è arrivato in tandem con un importante segnale dagli Stati Uniti dove la Corte Suprema ha fermato in extremis la mano del boia della Florida confermando l'orientamento alla moratoria di fatto sulle iniezioni letali. Vernetti, uscendo dall'aula dopo il voto, ha espresso apprezzamento per il basso profilo tenuto da Washington come anche dalla Cina: due paesi che hanno la pena di morte ma che "hanno contribuito a creare un clima favorevole che ha consentito questo risultato". Per Sergio D'Elia di Nessuno Tocchi Caino e Matteo Mecacci del partito radicale, è stata "una vittoria storica per i diritti umani in tutto il mondo".
giovedì 15 novembre 2007 - ilgiornale.it
La solitudine abbassa le difese anti-stress
Washington - La solitudine e' un attacco alle nostre difese naturali anti-stress e potrebbe essere all'origine di disturbi come ansia, aggressivita', problemi cognitivi. A sostenerlo sui Proceedings of the National Academy of Sciences e' una ricerca dell'University of Illinois at Chicago College of Medicine, guidata dagli italiani Erminio Costa e Alessandro Guidotti, che ha scoperto un legame tra isolamento sociale e ridotta produzione di allopregnanolone, un ormone anti-stress.
Studiando i topi, i ricercatori hanno infatti osservato che l'ansia e l'aggressivita' che derivano dall'isolamento potrebbero risalire ad alterazioni dei livelli di un enzima che controlla la produzione a livello cerebrale dell'allopregnanolone. Lo stress che l'isolamento sociale provoca negli animali, e' assai simile a quello che si riscontra nell'uomo, che puo' essere responsabile di una serie di effetti, che vanno dall'ansia, all'aggressivita', ai disturbi della memoria. Gia' si sapeva che alla base dell'aggressivita', dell'ansia e della paura, c'e' l'attivazione di specifici circuiti nervosi che raggiungono l'amigdala, la regione del cervello 'responsabile' delle emozioni. Cosi' il gruppo di Costa e Guidotti ha cercato di capire che cosa avvenisse a livello dei neuroni di questi circuiti in seguito all'isolamento degli animali, e se non si verificassero alterazioni a carico degli enzimi necessari per la produzione di allopreganolone, un ormone in grado di ridurre lo stress. Quello che e' emerso, e' che effettivamente, mantenendo i topi isolati socialmente, i livelli di uno di questi enzimi, chiamato 5-alfa-reduttasi di tipo I, si riducono nettamente di quasi il 50 per cento. La riduzione dell'enzima e la conseguente, parallela, riduzione dei livelli dell'ormone, possono alterare i circuiti che portano all'amigdala e spiegare il comportamento aggressivo, forse legato all'ansia, dei topi socialmente isolati. Aver identificato questo meccanismo potrebbe aiutare a sviluppare farmaci capaci di trattare gli effetti dello stress anche nell'uomo.
AGI Sanità - 15/11/2007 - paginemediche.it
Studiando i topi, i ricercatori hanno infatti osservato che l'ansia e l'aggressivita' che derivano dall'isolamento potrebbero risalire ad alterazioni dei livelli di un enzima che controlla la produzione a livello cerebrale dell'allopregnanolone. Lo stress che l'isolamento sociale provoca negli animali, e' assai simile a quello che si riscontra nell'uomo, che puo' essere responsabile di una serie di effetti, che vanno dall'ansia, all'aggressivita', ai disturbi della memoria. Gia' si sapeva che alla base dell'aggressivita', dell'ansia e della paura, c'e' l'attivazione di specifici circuiti nervosi che raggiungono l'amigdala, la regione del cervello 'responsabile' delle emozioni. Cosi' il gruppo di Costa e Guidotti ha cercato di capire che cosa avvenisse a livello dei neuroni di questi circuiti in seguito all'isolamento degli animali, e se non si verificassero alterazioni a carico degli enzimi necessari per la produzione di allopreganolone, un ormone in grado di ridurre lo stress. Quello che e' emerso, e' che effettivamente, mantenendo i topi isolati socialmente, i livelli di uno di questi enzimi, chiamato 5-alfa-reduttasi di tipo I, si riducono nettamente di quasi il 50 per cento. La riduzione dell'enzima e la conseguente, parallela, riduzione dei livelli dell'ormone, possono alterare i circuiti che portano all'amigdala e spiegare il comportamento aggressivo, forse legato all'ansia, dei topi socialmente isolati. Aver identificato questo meccanismo potrebbe aiutare a sviluppare farmaci capaci di trattare gli effetti dello stress anche nell'uomo.
AGI Sanità - 15/11/2007 - paginemediche.it
Violentare una minorenne disabile è un 'fatto lieve'
Ridotta in appello a Campobasso la pena comminata in primo grado ad un uomo di 78 anni accusato di abusi sessuali su una minorenne.
I giudici di secondo grado hanno condannato M.B., tassista di Campomarino, a due anni di reclusione riformando la sentenza di primo grado che aveva condannato l'uomo a 3 anni e 8 mesi. I fatti contestati sono accaduti nel 1998. L'uomo, incaricato di accompagnare a scuola una ragazzina con problemi psichici, l'avrebbe costretta a subire atti sessuali. La motivazione per la riduzione della pena starebbe nel fatto che i giudici d'appello hanno ritenuto l'episodio di "lieve entità". L'accusa parlava di vere e proprie violenze sessuali, di rapporti sessuali tra l'anziano tassista e la minorenne durati circa due mesi. Il difensore dell'uomo ha chiesto invece l'assoluzione, ritenendo non veritiero il racconto della ragazza sul quale è stato costruito il capo di imputazione. La sentenza dei magistrati di appello rischia di aprire un caso nazionale. Il sottosegretario alla Solidarietà Sociale, Cristina De Luca ha così commentato: "È una decisione discutibile e assai grave. Chi definisce uno stupro un comportamento non grave, invece di chiamarlo crimine, in qualunque contesto avvenga o chiunque lo subisca, evidentemente ignora le devastanti conseguenze psicologiche oltre che fisiche che una violenza sessuale lascia sulla vittima. Questo episodio lascia ancora più amarezza perchè il violentatore si è letteralmente approfittato di una ragazza con un handicap psichico. E, in un paese civile, questa dovrebbe essere un'aggravante, non una scusante." Secondo Pietro Barbieri, presidente dalla Fish (Federazione italiana superamento handicap), ha affermato che questa sentenza "è di una gravità inaudita".
15/11/2007 - altromolise.it
I giudici di secondo grado hanno condannato M.B., tassista di Campomarino, a due anni di reclusione riformando la sentenza di primo grado che aveva condannato l'uomo a 3 anni e 8 mesi. I fatti contestati sono accaduti nel 1998. L'uomo, incaricato di accompagnare a scuola una ragazzina con problemi psichici, l'avrebbe costretta a subire atti sessuali. La motivazione per la riduzione della pena starebbe nel fatto che i giudici d'appello hanno ritenuto l'episodio di "lieve entità". L'accusa parlava di vere e proprie violenze sessuali, di rapporti sessuali tra l'anziano tassista e la minorenne durati circa due mesi. Il difensore dell'uomo ha chiesto invece l'assoluzione, ritenendo non veritiero il racconto della ragazza sul quale è stato costruito il capo di imputazione. La sentenza dei magistrati di appello rischia di aprire un caso nazionale. Il sottosegretario alla Solidarietà Sociale, Cristina De Luca ha così commentato: "È una decisione discutibile e assai grave. Chi definisce uno stupro un comportamento non grave, invece di chiamarlo crimine, in qualunque contesto avvenga o chiunque lo subisca, evidentemente ignora le devastanti conseguenze psicologiche oltre che fisiche che una violenza sessuale lascia sulla vittima. Questo episodio lascia ancora più amarezza perchè il violentatore si è letteralmente approfittato di una ragazza con un handicap psichico. E, in un paese civile, questa dovrebbe essere un'aggravante, non una scusante." Secondo Pietro Barbieri, presidente dalla Fish (Federazione italiana superamento handicap), ha affermato che questa sentenza "è di una gravità inaudita".
15/11/2007 - altromolise.it
Pedofilia: condannato prelato
Accusato di aver scaricato da internet immagini a carattere pedopornografico, questa mattina è stato condannato un sacerdote della chiesa cattolica.Telefono Arcobaleno è parte civile
L'operazione del Nucleo Investigativo Telematico, denominata "Video prive'", era scaturita da una serie di dettagliate denunce presentate dall'Associazione Telefono Arcobaleno, aveva riguardato uno strato profondo della rete cui erano in grado di accedere soltanto gli utenti ben inseriti nei sodalizi internazionali di promozione e scambio della pedofilia.
L'indagine aveva avuto a oggetto un sito internet italiano che generava centinaia di contatti giornalieri da tutto il mondo, al quale era possibile accedere soltanto da parte degli utenti in possesso della password. Con la sentenza odierna il Tribunale ha anche disposto la vendita del computer sequestrato al prelato, la distruzione delle immagini pedopornografiche che erano state rinvenute presso l'abitazione del prelato stesso. Il Giudice Stefania Scarlata della sezione penale di Siracusa ha ritenuto vera la ricostruzione dei fatti operata dall’accusa del Procuratore aggiunto Toscano e del Procuratore Nicastro, a seguito di un indagine del Nucleo Investigativo Telematico su denuncia di Telefono Arcobaleno.
A conclusione del dibattimento la Pubblica Accusa ha chiesto e ottenuto per il prelato un anno e mezzo di reclusione e duemila euro di risarcimento.
Giovanni Arena, Presidente di Telefono Arcobaleno, l’Associazione da undici anni in prima linea contro ogni forma di abuso sull’infanzia, parte civile al processo, sottolinea “non è sufficiente che la Chiesa risarcisca materialmente il danno delle vittime, come è successo e succede, se colui che ha commesso quello che è un crimine contro l’umanità, continua a praticare il proprio ufficio sacerdotale tra la gente.” “In Italia, continua Giovanni Arena, “sono diversi i casi di sacerdoti condannati o in attesa di giudizio, da undici anni lottiamo per far emergere i casi di abuso sull’infanzia, ci confrontiamo quotidianamente con il sommerso e con la diffidenza delle vittime o di coloro che vorrebbero ma non denunciano, andiamo nelle scuole a parlare di diritto e di giustizia a bambini, lottiamo per il rispetto dei loro diritti come riconosciuti dalla Convenzione ONU che si ricorderà il prossimo 20 novembre”.
Il tanto atteso giro di vite contro la pedopornografia online è arrivato: oggi è reato non solo inserire immagini pedofile online ma anche il collegamento a pagamento a siti ospitanti immagini pornografiche di minori. Lo ha confermato martedì scorso, la Terza Sezione della Corte di Cassazione con la sentenza con la sentenza 41570.
15/11/2007 - datamanager.it
L'operazione del Nucleo Investigativo Telematico, denominata "Video prive'", era scaturita da una serie di dettagliate denunce presentate dall'Associazione Telefono Arcobaleno, aveva riguardato uno strato profondo della rete cui erano in grado di accedere soltanto gli utenti ben inseriti nei sodalizi internazionali di promozione e scambio della pedofilia.
L'indagine aveva avuto a oggetto un sito internet italiano che generava centinaia di contatti giornalieri da tutto il mondo, al quale era possibile accedere soltanto da parte degli utenti in possesso della password. Con la sentenza odierna il Tribunale ha anche disposto la vendita del computer sequestrato al prelato, la distruzione delle immagini pedopornografiche che erano state rinvenute presso l'abitazione del prelato stesso. Il Giudice Stefania Scarlata della sezione penale di Siracusa ha ritenuto vera la ricostruzione dei fatti operata dall’accusa del Procuratore aggiunto Toscano e del Procuratore Nicastro, a seguito di un indagine del Nucleo Investigativo Telematico su denuncia di Telefono Arcobaleno.
A conclusione del dibattimento la Pubblica Accusa ha chiesto e ottenuto per il prelato un anno e mezzo di reclusione e duemila euro di risarcimento.
Giovanni Arena, Presidente di Telefono Arcobaleno, l’Associazione da undici anni in prima linea contro ogni forma di abuso sull’infanzia, parte civile al processo, sottolinea “non è sufficiente che la Chiesa risarcisca materialmente il danno delle vittime, come è successo e succede, se colui che ha commesso quello che è un crimine contro l’umanità, continua a praticare il proprio ufficio sacerdotale tra la gente.” “In Italia, continua Giovanni Arena, “sono diversi i casi di sacerdoti condannati o in attesa di giudizio, da undici anni lottiamo per far emergere i casi di abuso sull’infanzia, ci confrontiamo quotidianamente con il sommerso e con la diffidenza delle vittime o di coloro che vorrebbero ma non denunciano, andiamo nelle scuole a parlare di diritto e di giustizia a bambini, lottiamo per il rispetto dei loro diritti come riconosciuti dalla Convenzione ONU che si ricorderà il prossimo 20 novembre”.
Il tanto atteso giro di vite contro la pedopornografia online è arrivato: oggi è reato non solo inserire immagini pedofile online ma anche il collegamento a pagamento a siti ospitanti immagini pornografiche di minori. Lo ha confermato martedì scorso, la Terza Sezione della Corte di Cassazione con la sentenza con la sentenza 41570.
15/11/2007 - datamanager.it
Decimo comandamento: non desiderare i beni degli altri!
La Chiesa Cattolica ha modificato il piano dei dieci comandamenti, consegnati da Dio a Mosè sul monte Sinai, abolendo il secondo comandamento, che condannava il culto delle immagini, e dividendo l’ultimo in due comandamenti distinti, il nono: “Non desiderare la donna d’altri” e il decimo: “Non desiderare i beni degli altri”, così conservando il numero di dieci.
Il decimo, pur apparendo in fondo alla lista, per la Chiesa non è il meno importante, e con la sua manipolazione non si è sentita di stravolgere anche l’ordine dei precetti. Va precisata l’esatta portata del decimo comandamento: il libro di deuteronomio (5,6-21) afferma che i beni in questione sono: la casa, la terra, gli schiavi, il bestiame ed altro; legittimamente possiamo inserire nella voce altro: il denaro, i preziosi, i mobili, il vestiario e gli oggetti personali.
È chiaro che il comandamento, con il trascorrere dei secoli, ha subito un cambiamento di portata, per esempio il richiamo alla schiavitù è divenuto inattuale nei tempi moderni. Comunque, alla Chiesa con il decimo comandamento interessava soprattutto per difendere la sua proprietà della terra. Prima della rivoluzione industriale, la terra era il bene più agognato da generazioni di contadini, di fame per la terra si nasceva, per la terra ci si faceva guerra e per la riforma agraria si facevano rivoluzioni.
La dottrina economica fisiocratica considerava l’agricoltura come l’unica vera attività economica. Ancora oggi, per convenzione, l’agricoltura è definita settore primario dell’economia, anche se nei paesi industrializzati produce meno reddito e ha meno occupati dell’industria e del settore dei servizi.
I contadini con i loro moti hanno chiesto la divisione delle terre già dal tempo dei romani, nel medioevo, al tempo della Rivoluzione francese, dell’Unità d’Italia, e dopo la Seconda guerra mondiale in Sicilia. Ancora oggi in Messico esiste il movimento dei senza terra. Nel terzo mondo esiste la povertà anche perché nessuno vi ha fatto una riforma agraria. Ancora oggi, in tutto il mondo, la Chiesa con le sue finanziarie agrarie e i prestanome possiede tanta terra esattamente come nel Medioevo.
La chiesa si espresse sempre contro l’abolizione dei feudi, del latifondo e della servitù della gleba. Al tempo di Sant’Agostino (354-430) in Africa settentrionale la rivolta dei donatisti, scomunicati come eretici, fu una rivolta di contadini poveri contro i proprietari terrieri. Le questioni di fede si mischiavano spesso a quelle economiche e sociali e Agostino difese con risolutezza gli interessi dei possidenti, che erano spesso dei vescovi, come anche Eusebio aveva approvato la repressione dei contadini da parte di Costantino (274-337).
Papa Leone XIII (1878-1903) confidava nei parroci di campagna per contenere le pretese dei contadini poveri che minacciavano di occupare i latifondi. Mussolini da socialista aveva affermato che un giorno i contadini avrebbero travolto i preti che si godevano la terra.
Al tempo dei Tudor (1485-1603) in Inghilterra ai contadini furono tolte la terra privata e la terra comune. Stalin fece la stessa cosa in Russia, a favore dello Stato e le reazioni dei contadini furono sempre negative. Garibaldi in Sicilia dovette fronteggiare una rivolta contadina che reclamava la terra. Per non mettersi contro i principi, anche Lutero aveva scaricato i contadini. Dopo la seconda guerra mondiale, in Sicilia, per ostacolare la riforma agraria ci si appoggiò al bandito Giuliano e alla mafia.
Negli Stati Uniti all’inizio solo i proprietari di terra avevano diritto al voto e chi non aveva terra non si considerava libero, perché gli americani erano memori del servaggio degli europei, legati alla terra e senza proprietà, infatti Harlington affermava che il potere seguiva la proprietà della terra, non ignorando che in Europa la terra era appartenuta alla Chiesa e all’aristocrazia che avevano il potere.
Thomas Jefferson (1743-1826), uno degli estensori della Dichiarazione d’Indipendenza americana, identificava la libertà con la proprietà della terra. L’inglese Hilaire Belloc (1870), per difendere la libertà di tutti, desiderava la distribuzione della terra. Contro questa visione esisteva il latifondo privato e la proprietà dello Stato sulla terra che la dava in concessione, com’è accaduto nel medioevo e nel comunismo. Però lo Stato, sotto qualsiasi sistema economico, è sempre espressione dell’interesse di una élite: la sovranità popolare è un’illusione terrestre come l’immortalità dell’anima è un’illusione celeste.
Ancora oggi nel terzo mondo un esercito di diseredati invoca la riforma agraria, tanti paesi poveri, scarsamente popolati, con una riforma del genere e un aiuto dell’Occidente per scavare pozzi e irrigare la terra, potrebbero risolvere i loro problemi alimentari. Però anche in America latina le istituzioni religiose cattoliche, tramite finanziarie, detengono tanta terra.
I contadini sono stati sempre depredati dagli eserciti invasori, dallo Stato e dalla Chiesa che li tassavano, e dalla borghesia delle città che li sfruttava; in Inghilterra, in Francia, Italia e in altri paesi hanno lottato per difendere le proprietà di terre comuni di villaggio contro gli accaparratori, dove raccoglievano legna, cacciavano, allevavano bestiame. Non ebbero successo perché furono espropriati a vantaggio di privati capitalisti e speculatori.
La storia è stata fatta anche dalle rivolte dei contadini che reclamavano la terra: durante la Rivoluzione francese le aspettative dei contadini vandeani furono tradite dalla borghesia; Garibaldi faceva requisizioni in campagna e i contadini si vendicarono facendo la spia ad austriaci e francesi, tra i garibaldini erano rappresentate tutte le regioni e le classi d’Italia, mancavano solo i contadini.
L’ex re di Napoli riuscì a fomentare una rivolta contadina contro i piemontesi che avevano soppresso le terre comuni, e tutti questi rivoltosi furono chiamati briganti. Al tempo di Franco, in Spagna, i contadini si rivoltarono contro i gesuiti che detenevano la terra. Ancora oggi in Guatemala sono stati sterminati i contadini Maya che hanno reclamato la terra.
Anticamente la terra era a gestione comunitaria, il suo uso era regolato da assemblee di villaggio alle quali partecipavano gli anziani, dalle quali nacque il senato romano: senator viene da senior o anziano. La terra era collettiva, del villaggio, e non oggetto d’accaparramento, anche perché abbondante mentre la popolazione era scarsa. A Roma era chiamata ager publicus.
Quando si affermò la piccola proprietà contadina, i contadini erano spesso insolventi verso gli usurai, perciò erano espropriati e le loro terre accrescevano il latifondo; queste cose accadono ancora oggi in Sardegna e in Usa con le banche creditrici, purtroppo, con la proprietà privata, ne deriva anche la sua concentrazione, se lo Stato non interviene con meccanismi correttivi come l’imposta di successione.
Al tempo di Roma, le terre conquistate erano divise: quelle migliori andavano agli speculatori e le peggiori ai veterani, la rivolta dei popoli italici contro Roma fu una rivolta di popoli contadini privati dei loro diritti comuni sulla terra. Sembra la storia dei pellirosse d’America, la storia che si ripete e dalla quale non si vuole imparare.
Con la schiavitù non si è padroni di se stessi e si è espropriati della proprietà e dei prodotti del proprio lavoro. La schiavitù esiste surrettiziamente per tutti gli spossessati di qualsiasi sistema economico, i ricchi e gli Stati hanno sempre fatto degli espropri, mettendo le mani sulla proprietà dei poveri.
La schiavitù fu anche connessa al diritto di penale, al diritto di guerra o ai debiti: ancora oggi nel terzo mondo i nullatenenti diventano schiavi con i debiti e con il debito estero alcuni paesi, formalmente indipendenti, si sono messi nelle mani dei creditori. Gli schiavi lavorano, per vitto e alloggio, fino alla morte, senza pensione, che una volta era riservata solo a concubini, concubine, pretoriani, cortigiani e maestri di palazzo. Forse per noi si progetta questa sorte per il medioevo prossimo venturo: in Italia abbiamo già i pedaggi stradali, le corporazioni e il Vaticano in casa.
Quando fu soppresso il feudo ci guadagnarono i baroni, perché la loro proprietà fu trasformata da concessione in proprietà piena che poteva essere venduta. Avevano solo il rischio di perdere gli agricoltori non più vincolati alla terra, questi però, per vivere erano costretti a lavorare per altri. I membri del basso clero sono stati figli di contadini, trattati dalla gerarchia come servi della gleba: non potevano sposarsi, facevano testamento a favore della Chiesa, e non potevano cambiare mestiere. Accade ancora oggi.
Nunzio Miccoli – numicco@tin.it - 16/11/07 - resistenzalaica.it
Il decimo, pur apparendo in fondo alla lista, per la Chiesa non è il meno importante, e con la sua manipolazione non si è sentita di stravolgere anche l’ordine dei precetti. Va precisata l’esatta portata del decimo comandamento: il libro di deuteronomio (5,6-21) afferma che i beni in questione sono: la casa, la terra, gli schiavi, il bestiame ed altro; legittimamente possiamo inserire nella voce altro: il denaro, i preziosi, i mobili, il vestiario e gli oggetti personali.
È chiaro che il comandamento, con il trascorrere dei secoli, ha subito un cambiamento di portata, per esempio il richiamo alla schiavitù è divenuto inattuale nei tempi moderni. Comunque, alla Chiesa con il decimo comandamento interessava soprattutto per difendere la sua proprietà della terra. Prima della rivoluzione industriale, la terra era il bene più agognato da generazioni di contadini, di fame per la terra si nasceva, per la terra ci si faceva guerra e per la riforma agraria si facevano rivoluzioni.
La dottrina economica fisiocratica considerava l’agricoltura come l’unica vera attività economica. Ancora oggi, per convenzione, l’agricoltura è definita settore primario dell’economia, anche se nei paesi industrializzati produce meno reddito e ha meno occupati dell’industria e del settore dei servizi.
I contadini con i loro moti hanno chiesto la divisione delle terre già dal tempo dei romani, nel medioevo, al tempo della Rivoluzione francese, dell’Unità d’Italia, e dopo la Seconda guerra mondiale in Sicilia. Ancora oggi in Messico esiste il movimento dei senza terra. Nel terzo mondo esiste la povertà anche perché nessuno vi ha fatto una riforma agraria. Ancora oggi, in tutto il mondo, la Chiesa con le sue finanziarie agrarie e i prestanome possiede tanta terra esattamente come nel Medioevo.
La chiesa si espresse sempre contro l’abolizione dei feudi, del latifondo e della servitù della gleba. Al tempo di Sant’Agostino (354-430) in Africa settentrionale la rivolta dei donatisti, scomunicati come eretici, fu una rivolta di contadini poveri contro i proprietari terrieri. Le questioni di fede si mischiavano spesso a quelle economiche e sociali e Agostino difese con risolutezza gli interessi dei possidenti, che erano spesso dei vescovi, come anche Eusebio aveva approvato la repressione dei contadini da parte di Costantino (274-337).
Papa Leone XIII (1878-1903) confidava nei parroci di campagna per contenere le pretese dei contadini poveri che minacciavano di occupare i latifondi. Mussolini da socialista aveva affermato che un giorno i contadini avrebbero travolto i preti che si godevano la terra.
Al tempo dei Tudor (1485-1603) in Inghilterra ai contadini furono tolte la terra privata e la terra comune. Stalin fece la stessa cosa in Russia, a favore dello Stato e le reazioni dei contadini furono sempre negative. Garibaldi in Sicilia dovette fronteggiare una rivolta contadina che reclamava la terra. Per non mettersi contro i principi, anche Lutero aveva scaricato i contadini. Dopo la seconda guerra mondiale, in Sicilia, per ostacolare la riforma agraria ci si appoggiò al bandito Giuliano e alla mafia.
Negli Stati Uniti all’inizio solo i proprietari di terra avevano diritto al voto e chi non aveva terra non si considerava libero, perché gli americani erano memori del servaggio degli europei, legati alla terra e senza proprietà, infatti Harlington affermava che il potere seguiva la proprietà della terra, non ignorando che in Europa la terra era appartenuta alla Chiesa e all’aristocrazia che avevano il potere.
Thomas Jefferson (1743-1826), uno degli estensori della Dichiarazione d’Indipendenza americana, identificava la libertà con la proprietà della terra. L’inglese Hilaire Belloc (1870), per difendere la libertà di tutti, desiderava la distribuzione della terra. Contro questa visione esisteva il latifondo privato e la proprietà dello Stato sulla terra che la dava in concessione, com’è accaduto nel medioevo e nel comunismo. Però lo Stato, sotto qualsiasi sistema economico, è sempre espressione dell’interesse di una élite: la sovranità popolare è un’illusione terrestre come l’immortalità dell’anima è un’illusione celeste.
Ancora oggi nel terzo mondo un esercito di diseredati invoca la riforma agraria, tanti paesi poveri, scarsamente popolati, con una riforma del genere e un aiuto dell’Occidente per scavare pozzi e irrigare la terra, potrebbero risolvere i loro problemi alimentari. Però anche in America latina le istituzioni religiose cattoliche, tramite finanziarie, detengono tanta terra.
I contadini sono stati sempre depredati dagli eserciti invasori, dallo Stato e dalla Chiesa che li tassavano, e dalla borghesia delle città che li sfruttava; in Inghilterra, in Francia, Italia e in altri paesi hanno lottato per difendere le proprietà di terre comuni di villaggio contro gli accaparratori, dove raccoglievano legna, cacciavano, allevavano bestiame. Non ebbero successo perché furono espropriati a vantaggio di privati capitalisti e speculatori.
La storia è stata fatta anche dalle rivolte dei contadini che reclamavano la terra: durante la Rivoluzione francese le aspettative dei contadini vandeani furono tradite dalla borghesia; Garibaldi faceva requisizioni in campagna e i contadini si vendicarono facendo la spia ad austriaci e francesi, tra i garibaldini erano rappresentate tutte le regioni e le classi d’Italia, mancavano solo i contadini.
L’ex re di Napoli riuscì a fomentare una rivolta contadina contro i piemontesi che avevano soppresso le terre comuni, e tutti questi rivoltosi furono chiamati briganti. Al tempo di Franco, in Spagna, i contadini si rivoltarono contro i gesuiti che detenevano la terra. Ancora oggi in Guatemala sono stati sterminati i contadini Maya che hanno reclamato la terra.
Anticamente la terra era a gestione comunitaria, il suo uso era regolato da assemblee di villaggio alle quali partecipavano gli anziani, dalle quali nacque il senato romano: senator viene da senior o anziano. La terra era collettiva, del villaggio, e non oggetto d’accaparramento, anche perché abbondante mentre la popolazione era scarsa. A Roma era chiamata ager publicus.
Quando si affermò la piccola proprietà contadina, i contadini erano spesso insolventi verso gli usurai, perciò erano espropriati e le loro terre accrescevano il latifondo; queste cose accadono ancora oggi in Sardegna e in Usa con le banche creditrici, purtroppo, con la proprietà privata, ne deriva anche la sua concentrazione, se lo Stato non interviene con meccanismi correttivi come l’imposta di successione.
Al tempo di Roma, le terre conquistate erano divise: quelle migliori andavano agli speculatori e le peggiori ai veterani, la rivolta dei popoli italici contro Roma fu una rivolta di popoli contadini privati dei loro diritti comuni sulla terra. Sembra la storia dei pellirosse d’America, la storia che si ripete e dalla quale non si vuole imparare.
Con la schiavitù non si è padroni di se stessi e si è espropriati della proprietà e dei prodotti del proprio lavoro. La schiavitù esiste surrettiziamente per tutti gli spossessati di qualsiasi sistema economico, i ricchi e gli Stati hanno sempre fatto degli espropri, mettendo le mani sulla proprietà dei poveri.
La schiavitù fu anche connessa al diritto di penale, al diritto di guerra o ai debiti: ancora oggi nel terzo mondo i nullatenenti diventano schiavi con i debiti e con il debito estero alcuni paesi, formalmente indipendenti, si sono messi nelle mani dei creditori. Gli schiavi lavorano, per vitto e alloggio, fino alla morte, senza pensione, che una volta era riservata solo a concubini, concubine, pretoriani, cortigiani e maestri di palazzo. Forse per noi si progetta questa sorte per il medioevo prossimo venturo: in Italia abbiamo già i pedaggi stradali, le corporazioni e il Vaticano in casa.
Quando fu soppresso il feudo ci guadagnarono i baroni, perché la loro proprietà fu trasformata da concessione in proprietà piena che poteva essere venduta. Avevano solo il rischio di perdere gli agricoltori non più vincolati alla terra, questi però, per vivere erano costretti a lavorare per altri. I membri del basso clero sono stati figli di contadini, trattati dalla gerarchia come servi della gleba: non potevano sposarsi, facevano testamento a favore della Chiesa, e non potevano cambiare mestiere. Accade ancora oggi.
Nunzio Miccoli – numicco@tin.it - 16/11/07 - resistenzalaica.it
Disabili abbandonati a se stessi
PARETE(Caserta). Doveva essere un punto importante della politica dell’amministrazione Verrengia, invece, resta nel dimenticatoio senza essere tirato fuori per le esigenze di chi ne ha bisogno
Stiamo parlando dei disabili, una fascia di cittadini che hanno bisogno di continua assistenza, al contrario, rischiano di rimanere emarginati dalla collettività. L’attenzione che si è rivolta a questi cittadini è irrisoria. Le politiche sociali sono concentrate sulle vacanze e sulle scampagnate dei pensionati. Per le famiglie in difficoltà, sui problemi dei disabili, sui giovani, sulle strutture da offrire ai giovani, zero. La campagna elettorale della lista civica “Parete Democratica” aveva promesso ferro e fuoco per le politiche sociale. Creare una biblioteca pubblica per i giovani come punto d’incontro per evitare il mal costume dei luoghi comuni come bar e piazze, doveva essere un obiettivo prioritario. Di tutto questo e di altre promesse, restano solo le chiacchiere della campagna elettorale, la realtà è ben diversa dalle lusinghe dei giorni del voto. Sia l’assessore alle politiche sociali Emiliano Pagano Fi e l’assessore alla pubblica istruzione Daria Iavarone, non hanno mai messo in luce progetti indirizzati alle fasce dei disabili. Si è solo parlato ma, di concreto non è stato realizzato nulla. No un pulmino per accompagnare i disabili a scuola, no strutture che riescono ad intrattenere i bambini e i giovani disabili affinché venga dato un sospiro di sollievo ai familiari. Niente di tutto questo. Dopo essere trascorsi più di un anno e mezzo dall’insediamento, si continua ad attendere che questa amministrazione eterogenea politicamente, riesca a mettere in atto le promesse che ha prodotto in campagna elettorale. Soprattutto, riesca a trovare una concentrazione giusta che metta tutti d’accordo su quello che si vuole fare per i cittadini. Il tempo passa inesorabilmente ma, le lancette dell’orologio dell’amministrazione Verrengia sono ancora ferme al primo giorno del suo insediamento.
15/11/2007 - pupia.tv
Stiamo parlando dei disabili, una fascia di cittadini che hanno bisogno di continua assistenza, al contrario, rischiano di rimanere emarginati dalla collettività. L’attenzione che si è rivolta a questi cittadini è irrisoria. Le politiche sociali sono concentrate sulle vacanze e sulle scampagnate dei pensionati. Per le famiglie in difficoltà, sui problemi dei disabili, sui giovani, sulle strutture da offrire ai giovani, zero. La campagna elettorale della lista civica “Parete Democratica” aveva promesso ferro e fuoco per le politiche sociale. Creare una biblioteca pubblica per i giovani come punto d’incontro per evitare il mal costume dei luoghi comuni come bar e piazze, doveva essere un obiettivo prioritario. Di tutto questo e di altre promesse, restano solo le chiacchiere della campagna elettorale, la realtà è ben diversa dalle lusinghe dei giorni del voto. Sia l’assessore alle politiche sociali Emiliano Pagano Fi e l’assessore alla pubblica istruzione Daria Iavarone, non hanno mai messo in luce progetti indirizzati alle fasce dei disabili. Si è solo parlato ma, di concreto non è stato realizzato nulla. No un pulmino per accompagnare i disabili a scuola, no strutture che riescono ad intrattenere i bambini e i giovani disabili affinché venga dato un sospiro di sollievo ai familiari. Niente di tutto questo. Dopo essere trascorsi più di un anno e mezzo dall’insediamento, si continua ad attendere che questa amministrazione eterogenea politicamente, riesca a mettere in atto le promesse che ha prodotto in campagna elettorale. Soprattutto, riesca a trovare una concentrazione giusta che metta tutti d’accordo su quello che si vuole fare per i cittadini. Il tempo passa inesorabilmente ma, le lancette dell’orologio dell’amministrazione Verrengia sono ancora ferme al primo giorno del suo insediamento.
15/11/2007 - pupia.tv
Muore dopo una risonanza
Bari, indagati tre medici
BARI - Un colpo di tosse. Poi conati di vomito e contrazioni muscolari. La risonanza magnetica era cominciata da qualche secondo, pochi minuti prima aveva ingerito il liquido di contrasto. È morto così Giovanni Giordano, operaio di 57 anni di Altamura, provincia di Bari: un esame di routine effettuato in un centro diagnostico privato a Castellana Grotte. E poi il malore e il ricovero, inutile, in ospedale. "Stava bene prima di entrare in quella stanza" giura la moglie che ha presentato una denuncia ai carabinieri. "Mi devono dire cosa ha ucciso mio marito". Per accertarlo il sostituto procuratore del tribunale di Bari, Carmelo Rizzo, ha disposto l'autopsia (si farà tra oggi e domani). E ha iscritto nel registro degli indagati tre medici: si tratta dei dottori che stavano eseguendo la risonanza nel laboratorio radiologico "Viterbo-Di Carlo srl". Sono accusati di concorso in omicidio colposo.
Intanto i carabinieri della compagina di Castellana stanno accertando quello che è accaduto. La dinamica appare chiara. L'uomo è arrivato da Altamura a Castellana, sessanta chilometri, guidando la sua auto. Accanto, c'era sua moglie. Non era nervoso, si trattava di un esame di routine e poi non era la prima volta che si sottoponeva a una risonanza magnetica: sei mesi fa Giordano era stato operato per una cisti al cranio.
"Niente di grave, un intervento banale" giurano i familiari, difesi dall'avvocato Giovanni Moramarco.
"Non era venuto nel nostro laboratorio ma aveva regolarmente preso il mezzo di contrasto senza avere alcun problema" spiega però il direttore sanitario del centro diagnostico privato, Marcello Viterbo. Giordano ingerisce il liquido e, come da prassi, comincia l'esame. Dall'altoparlante, pochi minuti dopo, il medico che lo stava seguendo sente che comincia a tossire.
Sospende tutto e trasporta il paziente nei corridoi: ha conati di vomito, contrazioni muscolari, la bava alla bocca. Dal centro chiamano il 118 e intanto provano a rianimarlo. Giordano viene portato subito in ospedale. Dopo nemmeno tre ore muore.
Accusa la moglie: "Un minuto prima che entrasse in quella stanza, prima di bere quel liquido, mio marito stava benissimo". "Il mezzo di contrasto - si difende però il direttore sanitario del laboratorio privato - non può essere stato: il liquido viene somministrato in piccole dosi e non ha controindicazioni da parte del ministero della Salute, tanto che non sono previsti esami preliminari". "In casi rari - spiegano però dall'associazione dei medici anestesisti-rianimatori - il mezzo di contrasto può provocare lo shock anafilattico e, se il paziente non viene subito rianimato, entro tre, quattro minuti, rischia la morte".
di GIULIANO FOSCHINI - 15/11/2007 - repubblica.it
BARI - Un colpo di tosse. Poi conati di vomito e contrazioni muscolari. La risonanza magnetica era cominciata da qualche secondo, pochi minuti prima aveva ingerito il liquido di contrasto. È morto così Giovanni Giordano, operaio di 57 anni di Altamura, provincia di Bari: un esame di routine effettuato in un centro diagnostico privato a Castellana Grotte. E poi il malore e il ricovero, inutile, in ospedale. "Stava bene prima di entrare in quella stanza" giura la moglie che ha presentato una denuncia ai carabinieri. "Mi devono dire cosa ha ucciso mio marito". Per accertarlo il sostituto procuratore del tribunale di Bari, Carmelo Rizzo, ha disposto l'autopsia (si farà tra oggi e domani). E ha iscritto nel registro degli indagati tre medici: si tratta dei dottori che stavano eseguendo la risonanza nel laboratorio radiologico "Viterbo-Di Carlo srl". Sono accusati di concorso in omicidio colposo.
Intanto i carabinieri della compagina di Castellana stanno accertando quello che è accaduto. La dinamica appare chiara. L'uomo è arrivato da Altamura a Castellana, sessanta chilometri, guidando la sua auto. Accanto, c'era sua moglie. Non era nervoso, si trattava di un esame di routine e poi non era la prima volta che si sottoponeva a una risonanza magnetica: sei mesi fa Giordano era stato operato per una cisti al cranio.
"Niente di grave, un intervento banale" giurano i familiari, difesi dall'avvocato Giovanni Moramarco.
"Non era venuto nel nostro laboratorio ma aveva regolarmente preso il mezzo di contrasto senza avere alcun problema" spiega però il direttore sanitario del centro diagnostico privato, Marcello Viterbo. Giordano ingerisce il liquido e, come da prassi, comincia l'esame. Dall'altoparlante, pochi minuti dopo, il medico che lo stava seguendo sente che comincia a tossire.
Sospende tutto e trasporta il paziente nei corridoi: ha conati di vomito, contrazioni muscolari, la bava alla bocca. Dal centro chiamano il 118 e intanto provano a rianimarlo. Giordano viene portato subito in ospedale. Dopo nemmeno tre ore muore.
Accusa la moglie: "Un minuto prima che entrasse in quella stanza, prima di bere quel liquido, mio marito stava benissimo". "Il mezzo di contrasto - si difende però il direttore sanitario del laboratorio privato - non può essere stato: il liquido viene somministrato in piccole dosi e non ha controindicazioni da parte del ministero della Salute, tanto che non sono previsti esami preliminari". "In casi rari - spiegano però dall'associazione dei medici anestesisti-rianimatori - il mezzo di contrasto può provocare lo shock anafilattico e, se il paziente non viene subito rianimato, entro tre, quattro minuti, rischia la morte".
di GIULIANO FOSCHINI - 15/11/2007 - repubblica.it
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Basta guerre nel mondo!
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