Stava parlando al telefono con il suo fidanzato. Probabilmente un ictus. È morta cosi Claudia Dall’Aglio, psicologa e psicoterapeuta di 38 anni di origini modenesi, nella notte tra venerdì 16 e sabato 17 nella sua abitazione, dimessa da poco più di 24 ore dall’ospedale di Bazzano nel Bolognese, dov’era stata ricoverata per cervicalgie e cefalee.
Le cause del decesso saranno definitivamente chiarite in seguito all’autopsia del corpo della giovane donna prevista per mercoledì, ma per il momento spunta il nome del primo indagato, iscritto per omicidio colposo dal pm titolare dell’inchiesta Massimiliano Serpi. Dal canto loro, anche i rappresentanti della Usl di Bologna hanno incaricato un medico legale che si occuperà delle indagini.
La psicologa si era recata in data 7 novembre presso il Pronto Soccorso dell’ospedale di Bazzano per delle forme anomale di cefalea di cui soffriva. Gli accertamenti a cui era stata sottoposta in un primo momento, tra cui una completa valutazione clinica e una Tac cerebrale, non avevano evidenziato riscontri patologici.
A causa della persistenza dei sintomi, la donna però si era nuovamente recata all’ospedale e trattenuta in quell’occasione fino al 15, giorno in cui veniva dimessa. Nel corso della degenza nessun’analisi, anche alla luce delle indicazioni emerse da una visita neurologica che la signora aveva effettuato all’ospedale Maggiore nei primi giorni immediatamente precedenti il ricovero, aveva rilevato problematiche serie tanto da far presumere un epilogo tragico come quello verificatosi.
Nel frattempo sono in corso le attività investigative dei carabinieri del Nas di Bologna, che hanno posto sotto sequestro la cartella clinica della Dell’Aglio, e altre documentazioni relative ad altre strutture a cui la donna si era rivolta dopo i primi disturbi.
Angela Fiore - 20.11.07 - barimia.info
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Mussi blocca la carriera a 5mila superlaureati
Quel pasticciaccio brutto delle scuole di specializzazione di Medicina. Va al ministro dell’Università e della Ricerca, Fabio Mussi, il merito di aver determinato uno stato delle cose di fatto insuperabile senza scontentare migliaia di giovani medici. O si fa perdere un anno intero di lavoro e studio ai circa 5mila giovani che si sono laureati in Medicina da giugno ad ottobre di quest’anno. O se ne fa perdere uno e mezzo ad altri 2mila circa, già laureati nel dicembre 2006 e abilitati nel luglio 2007. Oltretutto si tratta dei laureati in corso, già pronti ad emigrare all’estero per avere la possibilità di specializzarsi e trovare lavoro.
Che cosa ha provocato la protesta dei cinquemila neolaureati, pronti a scendere in piazza domani a Milano, Roma ed in altre città chiedendo il sostegno dei loro professori e della Conferenza dei Rettori?
Tenta di spiegare come si è arrivati a questo impasse il professor Natale Di Martino, ordinario di Chirurgia generale presso la Seconda università di Napoli. «La norma prevede che occorra superare l’esame di abilitazione prima di poter sostenere quello di accesso alla specializzazione - spiega Di Martino - e per accedere all’abilitazione occorrono tre mesi di tirocinio». Il prossimo esame di abilitazione è previsto per il 15 febbraio. Quindi impossibile abilitarsi prima di quella data per tutti coloro che si sono laureati dal giugno scorso ad oggi. «Il bando di concorso per le scuole di specializzazione invece uscirà a giorni. Il concorso poi si terrà a gennaio 2008 - prosegue il professor Di Martino - lo studente che era il primo del mio corso e si è laureato con 110 e lode nel luglio scorso non potrà fare neppure la domanda perché non può abilitarsi prima di febbraio».
Non poter partecipare al bando di quest’anno vuol dire dover aspettare il prossimo che non ci sarà prima di un anno. Risultato: per una manciata di settimane circa 5mila neolaureati, oltretutto quelli che hanno conseguito la laurea nei tempi richiesti, dovranno aspettare un anno per accedere alle scuole di specializzazione. Di Martino propone di far slittare i tempi del bando oppure di far iscrivere i neolaureati al bando sub-condizione in attesa che ottengano l’abilitazione. Anche il senatore di An, Giuseppe Valditara, aveva chiesto al ministro di concedere l’iscrizione «in via transitoria per quest’anno».
Ma il pasticciaccio non si chiude qui. Sul fronte opposto infatti sono schierati altri 2mila laureati in Medicina ai quali è già toccata la sorte di aspettare questo bando troppo a lungo. Sono i giovani che hanno conseguito la laurea dal dicembre 2006 ed hanno aspettato luglio scorso per sostenere l’esame di abilitazione. Poi hanno tirato il collo fino ad adesso sperando di entrare nelle scuole di specializzazione prima a novembre e poi a gennaio.
Adesso, se il ministro dovesse accogliere la richiesta dei neolaureati più «freschi» avrebbero di fronte altri tre mesi di attesa. Insomma dopo essersi laureati nel dicembre 2006 rischiano di entrare nelle scuole di specializzazione 15 mesi dopo. Un bel record. Molti di loro oltretutto, proprio in vista di una attesa eccessiva, avevano fatto ricorso al Tar che aveva concesso, in via cautelativa, di partecipare ai concorsi per la specializzazione. Ma su questo punto il ministro Mussi è stato inflessibile: no abilitazione, no specializzazione.
Proprio un paio di giorni fa Mussi ha detto che sta cercando di risolvere la situazione, visto che ci sono «due interessi in contrapposizione». Il ministro aveva appena ricevuto una delegazione di neolaureati che chiedevano il posticipo della data per la specializzazione. «Ma il ministro - dicono i giovani medici - si è sempre dimostrato sordo alle nostre richieste».
di Francesca Angeli - mercoledì 21 novembre 2007 - ilgiornale.it
Che cosa ha provocato la protesta dei cinquemila neolaureati, pronti a scendere in piazza domani a Milano, Roma ed in altre città chiedendo il sostegno dei loro professori e della Conferenza dei Rettori?
Tenta di spiegare come si è arrivati a questo impasse il professor Natale Di Martino, ordinario di Chirurgia generale presso la Seconda università di Napoli. «La norma prevede che occorra superare l’esame di abilitazione prima di poter sostenere quello di accesso alla specializzazione - spiega Di Martino - e per accedere all’abilitazione occorrono tre mesi di tirocinio». Il prossimo esame di abilitazione è previsto per il 15 febbraio. Quindi impossibile abilitarsi prima di quella data per tutti coloro che si sono laureati dal giugno scorso ad oggi. «Il bando di concorso per le scuole di specializzazione invece uscirà a giorni. Il concorso poi si terrà a gennaio 2008 - prosegue il professor Di Martino - lo studente che era il primo del mio corso e si è laureato con 110 e lode nel luglio scorso non potrà fare neppure la domanda perché non può abilitarsi prima di febbraio».
Non poter partecipare al bando di quest’anno vuol dire dover aspettare il prossimo che non ci sarà prima di un anno. Risultato: per una manciata di settimane circa 5mila neolaureati, oltretutto quelli che hanno conseguito la laurea nei tempi richiesti, dovranno aspettare un anno per accedere alle scuole di specializzazione. Di Martino propone di far slittare i tempi del bando oppure di far iscrivere i neolaureati al bando sub-condizione in attesa che ottengano l’abilitazione. Anche il senatore di An, Giuseppe Valditara, aveva chiesto al ministro di concedere l’iscrizione «in via transitoria per quest’anno».
Ma il pasticciaccio non si chiude qui. Sul fronte opposto infatti sono schierati altri 2mila laureati in Medicina ai quali è già toccata la sorte di aspettare questo bando troppo a lungo. Sono i giovani che hanno conseguito la laurea dal dicembre 2006 ed hanno aspettato luglio scorso per sostenere l’esame di abilitazione. Poi hanno tirato il collo fino ad adesso sperando di entrare nelle scuole di specializzazione prima a novembre e poi a gennaio.
Adesso, se il ministro dovesse accogliere la richiesta dei neolaureati più «freschi» avrebbero di fronte altri tre mesi di attesa. Insomma dopo essersi laureati nel dicembre 2006 rischiano di entrare nelle scuole di specializzazione 15 mesi dopo. Un bel record. Molti di loro oltretutto, proprio in vista di una attesa eccessiva, avevano fatto ricorso al Tar che aveva concesso, in via cautelativa, di partecipare ai concorsi per la specializzazione. Ma su questo punto il ministro Mussi è stato inflessibile: no abilitazione, no specializzazione.
Proprio un paio di giorni fa Mussi ha detto che sta cercando di risolvere la situazione, visto che ci sono «due interessi in contrapposizione». Il ministro aveva appena ricevuto una delegazione di neolaureati che chiedevano il posticipo della data per la specializzazione. «Ma il ministro - dicono i giovani medici - si è sempre dimostrato sordo alle nostre richieste».
di Francesca Angeli - mercoledì 21 novembre 2007 - ilgiornale.it
Troppi psicofarmaci per i bambini iperattivi
ROMA - Lo psicofarmaco doveva essere l'ultima risorsa terapeutica per i disturbi infantili in Italia, e invece non è così: se è vero che il fenomeno è all'inizio nel nostro Paese (i centri per somministrarli stanno aprendo ora, ce ne sono 40 su 112 che hanno 'arruolato' poche centinaia di bambini) è altrettanto vero che, secondo i dati forniti dal ministero della Salute, la percentuale di bambini posti in terapia con psicofarmaci è tripla rispetto a quella americana e addirittura quintupla rispetto a quella inglese (83% in Italia, 18% in Inghilterra e 32% in Usa).
Luca Poma, portavoce del comitato Giù le mani dai bambini - che consorzia 170 enti tra i quali dieci università - ha fornito i dati nel convegno nazionale "Bambini diversamente vivaci: patologia o risorsa?", organizzato stamane in Campidoglio in occasione della "Giornata mondiale dell'infanzia". "Le autorità di controllo sanitario cercano di ridimensionare questa cattiva pratica sanitaria, - ha spiegato Poma - sostenendo che lo psicofarmaco in Italia si da solo in casi limite, dopo il fallimento di ogni altro strumento terapeutico. Questo è però falso, prova ne sia che pur essendo solo all'inizio di questo percorso già l'83% dei bambini presi in carico è sottoposto a terapie a base di metanfetamine. Tutto ciò è davvero sconcertante, visto che si tratta di farmaci pericolosissimi dai notevoli effetti avversi che vanno dal rischio di ictus a quello di sindromi maniaco-depressive".
In Italia, dalla più ampia ricerca mai finanziata dal ministero della Salute, risulta che il 9% dei bambini soffrre di disturbi psichici (737.390) e l'1% (81.030) è affetto dalla contestata Sindrome da deficit di attenzione e iperattività (Adhd), con alcune società pediatriche che portano al 5% il rischio Adhd per la popolazione. "Negli ultimi quindici anni la produzione di Ritalin, l'anfetamina data ai bambini troppo agitati, è aumentata di ben diciassette volte - ha commentato William B. Carey, celebre professore di pediatria clinica presso l'università della Pennsylvania -. Negli Usa solo per l'iperattività vengono somministrati questi psicofarmaci a oltre quattro milioni di bambini. I criteri diagnostici sono tuttavia vaghi e inesatti con molti giovani sani messi in cura senza motivo". Nel corso dell'evento è stata consegnata a "Giù le mani dai bambini" la "Targa d'Argento" della Presidenza della Repubblica Italiana per i meriti come campagna sociale di sensibilizzazione.
Nel recente passato, l'Agenzia Dire si è già occupata dell'argomento relativo alla somministrazione di psicofarmaci ai bambini.
20 novembre 2007 - diregiovani.it
Luca Poma, portavoce del comitato Giù le mani dai bambini - che consorzia 170 enti tra i quali dieci università - ha fornito i dati nel convegno nazionale "Bambini diversamente vivaci: patologia o risorsa?", organizzato stamane in Campidoglio in occasione della "Giornata mondiale dell'infanzia". "Le autorità di controllo sanitario cercano di ridimensionare questa cattiva pratica sanitaria, - ha spiegato Poma - sostenendo che lo psicofarmaco in Italia si da solo in casi limite, dopo il fallimento di ogni altro strumento terapeutico. Questo è però falso, prova ne sia che pur essendo solo all'inizio di questo percorso già l'83% dei bambini presi in carico è sottoposto a terapie a base di metanfetamine. Tutto ciò è davvero sconcertante, visto che si tratta di farmaci pericolosissimi dai notevoli effetti avversi che vanno dal rischio di ictus a quello di sindromi maniaco-depressive".
In Italia, dalla più ampia ricerca mai finanziata dal ministero della Salute, risulta che il 9% dei bambini soffrre di disturbi psichici (737.390) e l'1% (81.030) è affetto dalla contestata Sindrome da deficit di attenzione e iperattività (Adhd), con alcune società pediatriche che portano al 5% il rischio Adhd per la popolazione. "Negli ultimi quindici anni la produzione di Ritalin, l'anfetamina data ai bambini troppo agitati, è aumentata di ben diciassette volte - ha commentato William B. Carey, celebre professore di pediatria clinica presso l'università della Pennsylvania -. Negli Usa solo per l'iperattività vengono somministrati questi psicofarmaci a oltre quattro milioni di bambini. I criteri diagnostici sono tuttavia vaghi e inesatti con molti giovani sani messi in cura senza motivo". Nel corso dell'evento è stata consegnata a "Giù le mani dai bambini" la "Targa d'Argento" della Presidenza della Repubblica Italiana per i meriti come campagna sociale di sensibilizzazione.
Nel recente passato, l'Agenzia Dire si è già occupata dell'argomento relativo alla somministrazione di psicofarmaci ai bambini.
20 novembre 2007 - diregiovani.it
Donna morta dopo intervento chirurgico
L'autopsia evidenzia una misteriosa perforazione interna
San Biagio della Cima - La giovane donna, 37 anni, di San Biagio della Cima, è morta la scorsa settimana, all'ospedale di Sanremo, poco tempo dopo un intervento chirurgico per l'asportazione di un fibroma all'utero. Per questa vicenda sono indagati 4 medici.
E' stata riscontrata una perforazione interna, anche se i particolari e le dinamiche dovranno essere ancora valutati, nel corso dell'autopsia sulla salma di Mimma Gallaci, la donna di 37 anni, di San Biagio della Cima (Imperia), morta la scorsa settimana, all'ospedale di Sanremo, poco tempo dopo un intervento chirurgico per l'asportazione di un fibroma all'utero e per il cui decesso sono, oggi, sono indagati 4 medici.
Il dottor Lorenzo Varetto dell'Istituto di Medicina Legale di Torino, incaricato dal pubblico ministero Vittore Ferraro di Sanremo, ha eseguito, nel pomeriggio, l'esame autoptico, alla presenza del medico legale Marco Salvi di Genova, perito di parte civile della famiglia, assistita dall'avvocato Marco Bosio di Ventimiglia.
Dopo un'ispezione durata circa tre ore, fino alle 18, si e' saputo soltanto che esiste una situazione di perforazione. E', tuttavia, troppo presto per dire se la perforazione e' attribuibile all'operato dei medici o ad altri fattori. La donna, infatti, ha superato bene l'intervento, ma quando le sue condizioni sembravano ormai migliorare, ha iniziato ad accusare forti dolori all'addome, e' entrata in coma farmacologico ed e' morta.
di Fabrizio Tenerelli - 20 novembre 2007 - riviera24.it
San Biagio della Cima - La giovane donna, 37 anni, di San Biagio della Cima, è morta la scorsa settimana, all'ospedale di Sanremo, poco tempo dopo un intervento chirurgico per l'asportazione di un fibroma all'utero. Per questa vicenda sono indagati 4 medici.
E' stata riscontrata una perforazione interna, anche se i particolari e le dinamiche dovranno essere ancora valutati, nel corso dell'autopsia sulla salma di Mimma Gallaci, la donna di 37 anni, di San Biagio della Cima (Imperia), morta la scorsa settimana, all'ospedale di Sanremo, poco tempo dopo un intervento chirurgico per l'asportazione di un fibroma all'utero e per il cui decesso sono, oggi, sono indagati 4 medici.
Il dottor Lorenzo Varetto dell'Istituto di Medicina Legale di Torino, incaricato dal pubblico ministero Vittore Ferraro di Sanremo, ha eseguito, nel pomeriggio, l'esame autoptico, alla presenza del medico legale Marco Salvi di Genova, perito di parte civile della famiglia, assistita dall'avvocato Marco Bosio di Ventimiglia.
Dopo un'ispezione durata circa tre ore, fino alle 18, si e' saputo soltanto che esiste una situazione di perforazione. E', tuttavia, troppo presto per dire se la perforazione e' attribuibile all'operato dei medici o ad altri fattori. La donna, infatti, ha superato bene l'intervento, ma quando le sue condizioni sembravano ormai migliorare, ha iniziato ad accusare forti dolori all'addome, e' entrata in coma farmacologico ed e' morta.
di Fabrizio Tenerelli - 20 novembre 2007 - riviera24.it
Catturato Guede, scarcerato Lumumba
Individuato grazie alle indicazioni fornite dagli investigatori italiani ai colleghi tedeschi, Guede stava tornando in treno verso l'Italia forse per avere un incontro con un legale, ma non avrebbe avuto intenzione di consegnarsi. Senza biglietto, con pochi effetti personali in uno zainetto, all'inizio ha dato generalità false, poi ha ammesso la sua identità e in breve è arrivata conferma di un mandato di cattura internazionale a suo nome. Agli agenti che gli chiedevano perchè avesse lasciato l'Italia, avrebbe risposto: «Avevo problemi con una ragazza» chiedendo poi che fosse avvertita la sua famiglia adottiva a Perugia. Secondo alcune fonti, che non hanno ancora trovato conferma, avrebbe già fatto anche qualche prima ammissione dicendo di essere stato nell'appartamento di Meredith la sera del 1° novembre ma di non averla uccisa.
A lui la squadra mobile di Perugia e lo Sco sono risaliti con una complessa indagine. Le ricerche erano cominciate non appena individuate le sue impronte sul luogo del delitto. Il suo telefonino aveva squillato per l'ultima volta a Milano giorni fa, domenica scorsa era stato poi segnalato in Svezia quindi in Germania. Individuati alcuni amici con cui dialogava sul web, uno di questi è stato convinto a mettersi in contatto con lui, che era in un Internet point di Magonza, via Skype (programma che permette di dialogare on line come se si fosse al telefono) lunedì notte dagli uffici della polizia. A tradirlo è stata quindi la sua passione per la tecnologia che lo aveva visto anche scaricarsi un video su YouTube il 16 febbraio: lo mostra mentre fa boccacce e dice sciocchezze del tipo «Sono un vampiro, succhio il tuo sangue».
Accusato di omicidio aggravato e violenza sessuale in concorso, è stato sottoposto a fermo provvisorio e trasferito nel carcere di Coblenza dove dovrà comparire oggi in tribunale per l'accertamento dell'identità. Toccherà poi all'autorità giudiziaria tedesca esaminare la richiesta di consegna avanzata dall'Italia. In base alle procedure Schengen, l'arrivo a Perugia potrebbe avvenire in tempi più brevi di quelli necessari per l'estradizione.
Ieri, durante un sopralluogo nell'abitazione di Rudy a Perugia, la polizia scientifica e la squadra Ert avrebbero trovato un'impronta di scarpa, sporca di fango, simile a quella rilevata accanto al cadavere di Meredith. Ma molteplici sono già gli elementi che provano la sua presenza sul luogo del delitto la notte del 1 novembre. Sua l'impronta insaguinata rilevata sul cuscino della studentessa inglese uccisa; sue le impronte digitali sulla carta igienica, sulla quale è stato anche trovato un profilo parziale di Dna maschile che coincide con quello prelevato con il tampone vaginale dalla vittima. Ora per avere la prova "regina" manca solo il Dna di Guede.
Intanto Lumumba Diya è tornato libero e in cella restano Amanda Knox e Raffaele Sollecito. Rudy è «forse l'unico uomo che era sulla scena del delitto» ha detto l'avvocato di Sollecito pronto a chiederne la scarcerazione. Ma gli inquirenti sembrano convinti che non abbia agito da solo.
21/11/07 - liberta.it
A lui la squadra mobile di Perugia e lo Sco sono risaliti con una complessa indagine. Le ricerche erano cominciate non appena individuate le sue impronte sul luogo del delitto. Il suo telefonino aveva squillato per l'ultima volta a Milano giorni fa, domenica scorsa era stato poi segnalato in Svezia quindi in Germania. Individuati alcuni amici con cui dialogava sul web, uno di questi è stato convinto a mettersi in contatto con lui, che era in un Internet point di Magonza, via Skype (programma che permette di dialogare on line come se si fosse al telefono) lunedì notte dagli uffici della polizia. A tradirlo è stata quindi la sua passione per la tecnologia che lo aveva visto anche scaricarsi un video su YouTube il 16 febbraio: lo mostra mentre fa boccacce e dice sciocchezze del tipo «Sono un vampiro, succhio il tuo sangue».
Accusato di omicidio aggravato e violenza sessuale in concorso, è stato sottoposto a fermo provvisorio e trasferito nel carcere di Coblenza dove dovrà comparire oggi in tribunale per l'accertamento dell'identità. Toccherà poi all'autorità giudiziaria tedesca esaminare la richiesta di consegna avanzata dall'Italia. In base alle procedure Schengen, l'arrivo a Perugia potrebbe avvenire in tempi più brevi di quelli necessari per l'estradizione.
Ieri, durante un sopralluogo nell'abitazione di Rudy a Perugia, la polizia scientifica e la squadra Ert avrebbero trovato un'impronta di scarpa, sporca di fango, simile a quella rilevata accanto al cadavere di Meredith. Ma molteplici sono già gli elementi che provano la sua presenza sul luogo del delitto la notte del 1 novembre. Sua l'impronta insaguinata rilevata sul cuscino della studentessa inglese uccisa; sue le impronte digitali sulla carta igienica, sulla quale è stato anche trovato un profilo parziale di Dna maschile che coincide con quello prelevato con il tampone vaginale dalla vittima. Ora per avere la prova "regina" manca solo il Dna di Guede.
Intanto Lumumba Diya è tornato libero e in cella restano Amanda Knox e Raffaele Sollecito. Rudy è «forse l'unico uomo che era sulla scena del delitto» ha detto l'avvocato di Sollecito pronto a chiederne la scarcerazione. Ma gli inquirenti sembrano convinti che non abbia agito da solo.
21/11/07 - liberta.it
Giornata mondiale per l’infanzia
Tra pedofilia e bambini scomparsi una amara riflessione
La Carta dei Diritti dei bambini compie oggi 18 anni entrando così nella maggiore età.
È forse questa l’unica notizia che ci fa ben sperare, poiché cessando lei stessa di essere, per così dire, “minore”, forse da oggi varrà un qualcosa di più di quanto non sia effettivamente mai valsa.
Infatti fino ad ora tutte le belle voci in lei riportate, sono di fatto state appunto soltanto voci. Peggio, un futile chiacchiericcio che non si è mai tradotto in azioni concrete.
Per questo oggi c’è poco da festeggiare. Semmai c’è da rimboccarsi le maniche e decidere veramente di fare davvero qualcosa di concreto a favore dell’infanzia violata, rinunciando a galà pro poverelli e comparsate televisive autocelebrative, ricche di vuoto.
Infatti oramai pure il nostro paese in termini di “indifesa” dell’infanzia non si fa mancare nulla.
Basta scorrere i dati per capire cosa voglia dire il binomio infanzia-violata in Italia. Dati forti. Dolorosi. Se negli stessi ritroviamo l’essenza dei nostri figli.
Bambini che spariscono a migliaia, ogni anno, secondo il sito internet della Polizia. E su mille di loro il 20% non viene più ritrovato. Per l’F.B.I. è un 20% da considerare virtualmente morto già dopo 24 ore dalla sua scomparsa. Poi l’età degli abusi sessuali, da zero a quattro anni. Pochi, anche in questo caso dolosamente pochi, gli anni delle prede.
Piccoli abusati e per questo non credibili. Svenduti tra pedofili come nelle aule di certi tribunali, dove pare più colpevole essere bambini che chiedono aiuto, che adulti che arrecano dolore. Vite spezzate che in internet se fotografate valgono da 30 fino anche a mille euro. A seconda dell’immagine. Del grado di violenza. Del numero di sevizie.
Della “qualità” delle stesse…..
In un paese in cui si è persa la certezza della pena i primi a beneficiare di tale ingiustizia sono i pedofili. Su un campione di predatori di bambini “accertati” e condannati dai tre gradi di giustizia, il 67% sta in libertà e svolge spesso mansioni che lo portano ancora a contatto con i minori.
Ultimo esempio di una società, la nostra, non più a misura di bambino, in ordine di tempo, la sentenza che a Campobasso ha ridotto la pena evitando il carcere ad un pedofilo, che per due anni aveva abusato di una bimba disabile, con la motivazione “che il fatto è di lieve entità”; è questa la conferma, l’ennesima, che le cose stanno andando male, molto male. Per questo, ripeto, oggi c’è poco da festeggiare.
Ma tanto da sperare. Che con i suoi 18 anni di vita, dodici in meno di quella dei Diritti degli Animali, anche la Carta dei Diritti dei Bambini diventi quello che sarebbe dovuto essere fin dalla sua nascita. Un’inappellabile ed indiscutibile esempio di difesa, ad oltranza, dei milioni di bambini che in Italia come nel resto del mondo, vedono gli anni migliori della propria vita, spazzati via dalla follia di certi uomini.
di Massimiliano Frassi, presidente Associazione Prometeo
www.massimilianofrassi.splinder.com . www.associazioneprometeo.org
20/11/2007 - orvietosi.it
La Carta dei Diritti dei bambini compie oggi 18 anni entrando così nella maggiore età.
È forse questa l’unica notizia che ci fa ben sperare, poiché cessando lei stessa di essere, per così dire, “minore”, forse da oggi varrà un qualcosa di più di quanto non sia effettivamente mai valsa.
Infatti fino ad ora tutte le belle voci in lei riportate, sono di fatto state appunto soltanto voci. Peggio, un futile chiacchiericcio che non si è mai tradotto in azioni concrete.
Per questo oggi c’è poco da festeggiare. Semmai c’è da rimboccarsi le maniche e decidere veramente di fare davvero qualcosa di concreto a favore dell’infanzia violata, rinunciando a galà pro poverelli e comparsate televisive autocelebrative, ricche di vuoto.
Infatti oramai pure il nostro paese in termini di “indifesa” dell’infanzia non si fa mancare nulla.
Basta scorrere i dati per capire cosa voglia dire il binomio infanzia-violata in Italia. Dati forti. Dolorosi. Se negli stessi ritroviamo l’essenza dei nostri figli.
Bambini che spariscono a migliaia, ogni anno, secondo il sito internet della Polizia. E su mille di loro il 20% non viene più ritrovato. Per l’F.B.I. è un 20% da considerare virtualmente morto già dopo 24 ore dalla sua scomparsa. Poi l’età degli abusi sessuali, da zero a quattro anni. Pochi, anche in questo caso dolosamente pochi, gli anni delle prede.
Piccoli abusati e per questo non credibili. Svenduti tra pedofili come nelle aule di certi tribunali, dove pare più colpevole essere bambini che chiedono aiuto, che adulti che arrecano dolore. Vite spezzate che in internet se fotografate valgono da 30 fino anche a mille euro. A seconda dell’immagine. Del grado di violenza. Del numero di sevizie.
Della “qualità” delle stesse…..
In un paese in cui si è persa la certezza della pena i primi a beneficiare di tale ingiustizia sono i pedofili. Su un campione di predatori di bambini “accertati” e condannati dai tre gradi di giustizia, il 67% sta in libertà e svolge spesso mansioni che lo portano ancora a contatto con i minori.
Ultimo esempio di una società, la nostra, non più a misura di bambino, in ordine di tempo, la sentenza che a Campobasso ha ridotto la pena evitando il carcere ad un pedofilo, che per due anni aveva abusato di una bimba disabile, con la motivazione “che il fatto è di lieve entità”; è questa la conferma, l’ennesima, che le cose stanno andando male, molto male. Per questo, ripeto, oggi c’è poco da festeggiare.
Ma tanto da sperare. Che con i suoi 18 anni di vita, dodici in meno di quella dei Diritti degli Animali, anche la Carta dei Diritti dei Bambini diventi quello che sarebbe dovuto essere fin dalla sua nascita. Un’inappellabile ed indiscutibile esempio di difesa, ad oltranza, dei milioni di bambini che in Italia come nel resto del mondo, vedono gli anni migliori della propria vita, spazzati via dalla follia di certi uomini.
di Massimiliano Frassi, presidente Associazione Prometeo
www.massimilianofrassi.splinder.com . www.associazioneprometeo.org
20/11/2007 - orvietosi.it
Modella israeliana uccisa dall'anoressia
TEL AVIV (20 novembre) - E' caduta nella trappola dell'anoressia. A 34 anni una modella israeliana si è trasformata in una donna scheletrica col volto scavato e sofferto. Poi la tragedia della fine, trovata morta nel suo appartamento dalla madre, pesava solo 32 chili. Destano orrore in Israele le ultime immagini di Ilanit Hila Elmalich, una volta era nota a Tiberiade (Galilea) come «la ragazza più bella della città ». Gli amici erano convinti che con la sua altezza (1.70 metri) e la sua linea avrebbe sfondato nel mondo della moda. Invece la sua storia è diventata una vera tragedia.
In televisione la madre, Perla Elmalich, si strugge. «Una sua amica le diceva che per mantenere la linea non era necessario seguire diete, bastava vomitare. Sognava di diventare una grande modella, ma in verità da 16 anni e mezzo la mia bambina è andata sempre peggiorando. Si è innestato un processo auto-distruttivo». Hila ha lottato per quasi 20 anni. L'anno scorso sbalordì i medici quando raggiunse il peso minimo di 23 chilogrammi. Non voleva però essere un problema per la sua famiglia e dimessa dall'ospedale tornò a vivere da sola.
Fra quanti adesso denunciano in Israele il fenomeno delle modelle che dimagriscono fino alla morte vi è il fotografo di moda Adi Barkan. Lui sa già come riconoscerle: guarda le dita e comprende se le ragazze hanno l'abitudine di vomitare a forza. «Si tratta di ragazze che, se non fermate in tempo, giungono a distruggere il loro corpo. I seni cessano di svilupparsi, esiste per loro anche il rischio di restare sterili per sempre». Molto noto in Israele, Barkan cerca adesso di utilizzare lo sdegno per la morte di Hila per far approvare una legge che salvi la vita delle aspiranti modelle. Fra queste viene intanto discussa la recente tragedia. A più riprese le ragazze sono aggiornate sui rischi di diete incontrollate o di attività sportive esagerate. Le agenzie assicurano che le candidate eccessivamente magre sono respinte ed eventualmente incoraggiate a consultare medici o psicologi.
Oltre alla condanna contro il mondo della moda e della pubblicità, l'Associazione Bulimia e anoressia (Aba) sottolinea come questi disturbi nascono nelle famiglie e «si amplificano grazie ai falsi modelli contrabbandati dalla società ».
20/11/2007 - ilmessaggero.it
In televisione la madre, Perla Elmalich, si strugge. «Una sua amica le diceva che per mantenere la linea non era necessario seguire diete, bastava vomitare. Sognava di diventare una grande modella, ma in verità da 16 anni e mezzo la mia bambina è andata sempre peggiorando. Si è innestato un processo auto-distruttivo». Hila ha lottato per quasi 20 anni. L'anno scorso sbalordì i medici quando raggiunse il peso minimo di 23 chilogrammi. Non voleva però essere un problema per la sua famiglia e dimessa dall'ospedale tornò a vivere da sola.
Fra quanti adesso denunciano in Israele il fenomeno delle modelle che dimagriscono fino alla morte vi è il fotografo di moda Adi Barkan. Lui sa già come riconoscerle: guarda le dita e comprende se le ragazze hanno l'abitudine di vomitare a forza. «Si tratta di ragazze che, se non fermate in tempo, giungono a distruggere il loro corpo. I seni cessano di svilupparsi, esiste per loro anche il rischio di restare sterili per sempre». Molto noto in Israele, Barkan cerca adesso di utilizzare lo sdegno per la morte di Hila per far approvare una legge che salvi la vita delle aspiranti modelle. Fra queste viene intanto discussa la recente tragedia. A più riprese le ragazze sono aggiornate sui rischi di diete incontrollate o di attività sportive esagerate. Le agenzie assicurano che le candidate eccessivamente magre sono respinte ed eventualmente incoraggiate a consultare medici o psicologi.
Oltre alla condanna contro il mondo della moda e della pubblicità, l'Associazione Bulimia e anoressia (Aba) sottolinea come questi disturbi nascono nelle famiglie e «si amplificano grazie ai falsi modelli contrabbandati dalla società ».
20/11/2007 - ilmessaggero.it
Microsoft chiude 4 blog che promuovevano l'anoressia
L'azienda statunitense ha deciso l'oscuramento dopo la denuncia della spagnola Iqua e senza un ordine della magistratura
La battaglia contro l'anoressia si combatte anche su internet. La denuncia dell' Iqua, l'agenzia spagnola di qualità di internet, ha portato Microsoft a chiudere quattro blog registrati nella community di Windows live dove venivano pubblicizzate pratiche alimentari dannose per la salute, come la bulimia e l'anoressia. Secondo il responsabile spagnolo dei servizi offerti sulla rete dall'azienda fondata da Bill Gates le pagine sono state rimosse perchè infrangevano le norme aziendali sui contenuti pubblicabili. Il presidente dell'agenzia si è detto molto soddisfatto della decisione dell'azienda americana perchè venuta senza l'obbligo imposto da un giudice. Una novità che ha sorpreso l'agenzia visto che altre compagnie, Google in testa, si erano trincerate dietro la libertà d'espressione ed avevavo richiesto un ordine della magistratura per rimuovere alcune pagine ritenute pericolose per gli adolescenti.
20/11/2007 - la7.it
La battaglia contro l'anoressia si combatte anche su internet. La denuncia dell' Iqua, l'agenzia spagnola di qualità di internet, ha portato Microsoft a chiudere quattro blog registrati nella community di Windows live dove venivano pubblicizzate pratiche alimentari dannose per la salute, come la bulimia e l'anoressia. Secondo il responsabile spagnolo dei servizi offerti sulla rete dall'azienda fondata da Bill Gates le pagine sono state rimosse perchè infrangevano le norme aziendali sui contenuti pubblicabili. Il presidente dell'agenzia si è detto molto soddisfatto della decisione dell'azienda americana perchè venuta senza l'obbligo imposto da un giudice. Una novità che ha sorpreso l'agenzia visto che altre compagnie, Google in testa, si erano trincerate dietro la libertà d'espressione ed avevavo richiesto un ordine della magistratura per rimuovere alcune pagine ritenute pericolose per gli adolescenti.
20/11/2007 - la7.it
Sicurezza anziani. Incontro venerdi prossimo a Sciacca
Venerdì prossimo 23 novembre alle ore 16,00, presso il salone M.”Di Blasi” della Chiesa Maria SS. di Loreto della Perriera di Sciaacca, si terrà il primo incontro del progetto rivolto alla terza età denominato “Anziani in sicurezza”, organizzato dal comitato di quartiere “Antonio Ritacco”, dall’assessorato comunale alle politiche sociali e dall’associazione di volontariato “Orizzonti onlus”.
Relazioneranno Antonella Vivona, dirigente del Commissariato di P.S. di Sciacca; Salvatore Mandracchia, bancario.
Coordinerà i lavori il presidente del Comitato di quartiere Perriera, Salvatore Butera.
L’incontro sarà arricchito da una rappresentazione scenica che simulerà delle truffe agli anziani proposta dai ragazzi della compagnia teatrale dell’associazione di volontariato “Orizzonti onlus”.
Giuseppe Recca - 20/11/2007 - agrigentonotizie.it
Relazioneranno Antonella Vivona, dirigente del Commissariato di P.S. di Sciacca; Salvatore Mandracchia, bancario.
Coordinerà i lavori il presidente del Comitato di quartiere Perriera, Salvatore Butera.
L’incontro sarà arricchito da una rappresentazione scenica che simulerà delle truffe agli anziani proposta dai ragazzi della compagnia teatrale dell’associazione di volontariato “Orizzonti onlus”.
Giuseppe Recca - 20/11/2007 - agrigentonotizie.it
Operatori sociali contro il Comune
Welfare napoletano Politiche sociali: cooperative e associazioni contro il Comune moroso, stop ai servizi per 40mila persone.
Un triste e sofferto contenzioso che si protrae da molto, troppo tempo. Il Comune di Napoli non paga gli operatori sociali da 14 mesi: sono circa 10mila, lavorano in 150 organizzazioni e 240 strutture di accoglienza residenziale, che garantiscono assistenza ad oltre 40mila persone.
Bambini in difficoltà
Tra le decine di migliaia di soggetti seguiti dalle associazioni del terzo settore ci sono bambini in difficoltà, (come quelli che hanno subito violenza fisica o psicologica), persone senza fissa dimora, tossicodipendenti, persone indigenti, ammalati, portatori di handicap.
Politiche sociali
Per sensibilizzare l'opinione pubblica e annunciare la sospensione dei servizi il Forum regionale del Terzo settore, il comitato "Il welfare non è un lusso", e il coordinamento Sam Campania (strutture di accoglienza minori) hanno organizzato una nuova mobilitazione, oggi (dalle 10) in piazza Municipio. "Le politiche sociali, che per troppo tempo sono state considerate marginali, devono essere inserite organicamente all'interno di politiche più complessive - si legge nella nota dei promotori dell'iniziativa- altrimenti a causa della morosità del Comune saremo costretti a chiudere i servizi".
Imbarazzante contenzioso
La protesta degli operatori sociali va avanti da diversi mesi ma sino a questo momento non ha prodotto alcun risultato. L'imbarazzante contenzioso (per l'amministrazione) non si è sbloccato neppure dopo le prime iniziative, che hanno sollevato un'ondata di indignazione nell'opinione pubblica.
Diritti di cittadinanza
"Gli interventi di protezione sociale - si legge nel comunicato - devono essere coniugati all'interno di strategie pubbliche che affermino e tutelino i diritti di cittadinanza, per cui le azioni, le politiche e gli interventi - rivolti ai minori e alle famiglie, ai meno abbienti e più bisognosi di cure, alle persone con disagio mentale - devono essere organicamente collegati alle politiche della cultura, del tempo libero, della mobilità dei giovani, dell'educazione, della formazione e del lavoro, della pianificazione urbanistica". City
20/11/2007 - city.corriere.it
Un triste e sofferto contenzioso che si protrae da molto, troppo tempo. Il Comune di Napoli non paga gli operatori sociali da 14 mesi: sono circa 10mila, lavorano in 150 organizzazioni e 240 strutture di accoglienza residenziale, che garantiscono assistenza ad oltre 40mila persone.
Bambini in difficoltà
Tra le decine di migliaia di soggetti seguiti dalle associazioni del terzo settore ci sono bambini in difficoltà, (come quelli che hanno subito violenza fisica o psicologica), persone senza fissa dimora, tossicodipendenti, persone indigenti, ammalati, portatori di handicap.
Politiche sociali
Per sensibilizzare l'opinione pubblica e annunciare la sospensione dei servizi il Forum regionale del Terzo settore, il comitato "Il welfare non è un lusso", e il coordinamento Sam Campania (strutture di accoglienza minori) hanno organizzato una nuova mobilitazione, oggi (dalle 10) in piazza Municipio. "Le politiche sociali, che per troppo tempo sono state considerate marginali, devono essere inserite organicamente all'interno di politiche più complessive - si legge nella nota dei promotori dell'iniziativa- altrimenti a causa della morosità del Comune saremo costretti a chiudere i servizi".
Imbarazzante contenzioso
La protesta degli operatori sociali va avanti da diversi mesi ma sino a questo momento non ha prodotto alcun risultato. L'imbarazzante contenzioso (per l'amministrazione) non si è sbloccato neppure dopo le prime iniziative, che hanno sollevato un'ondata di indignazione nell'opinione pubblica.
Diritti di cittadinanza
"Gli interventi di protezione sociale - si legge nel comunicato - devono essere coniugati all'interno di strategie pubbliche che affermino e tutelino i diritti di cittadinanza, per cui le azioni, le politiche e gli interventi - rivolti ai minori e alle famiglie, ai meno abbienti e più bisognosi di cure, alle persone con disagio mentale - devono essere organicamente collegati alle politiche della cultura, del tempo libero, della mobilità dei giovani, dell'educazione, della formazione e del lavoro, della pianificazione urbanistica". City
20/11/2007 - city.corriere.it
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