MILANO (3 dicembre) - Un egiziano di 27 anni, M.S., è stato arrestato sabato pomeriggio agli East End Studios di via Mecenate a Milano, con l'accusa di aver molestato una ragazza italiana di 16 anni, mentre si registrava Kids Choice Awards, programma presentato dal Trio Medusa e da Elisabetta Canalis. La ragazza aveva chiesto ad un addetto alla sicurezza dove era la toilette e probabilmente l'egiziano l'ha sentita.
Quando si è persa nella struttura, la ragazza è stata avvicinata dall'immigrato che si è offerto di accompagnarla. Arrivata ai servizi anche lui si è infilato nella toilette, trattenendola per un braccio e palpeggiandola. L'adolescente è riuscita a divincolarsi e ad avvisare le forze dell'ordine. Poco dopo l'extracomunitario è stato arrestato con l'accusa di violenza sessuale. Il pm di turno Nicola Piacente ne ha già chiesto la convalida dell'arresto.
03.12.07 - ilmessaggero.it
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Stuprata e frustata per 11 anni
A processo gli zii e il portiere
MILANO (03/12/2007) - Frustata e violentata per almeno dieci anni. A tal punto che ha tentato il suicidio quando ancora frequentava le scuole medie. Violenze che si sarebbero protratte da quando la bambina aveva 5 anni, età in cui è stata affidata agli zii perchè orfana, fino a quando ne ha compiuti sedici e ha trovato la forza di denunciare.
Le accuse
Non prima però che per tentare di allontanarsi da quella casa finisse vittima anche del portiere del palazzo. Ora per gli aguzzini della giovane ci sarà il processo. Diverse le accuse a carico dei tre indagati: gli zii, di 70 e 75 anni rispondono di maltrattamenti in famiglia, per aver picchiato la bimba con un frustino in numerose occasioni, violenza sessuale e istigazione al suicidio.
Il coraggio di denunciare
La vittima, infatti, aveva cercato di uccidersi inghiottendo farmaci, quando andava alle scuole medie. Il portiere, invece, è accusato solo del reato di violenza sessuale, per due episodi che risalgono a marzo e aprile scorsi. La giovane aveva trovato il coraggio di denunciare le violenze solo dopo questi ultimi abusi, dopo essersi confidata con un fratello e aver scoperto che anche lui era stato violentato da piccolo.
Gli zii e il portiere erano poi stati arrestati e anche il 75enne è stato messo in custodia cautelare, nonostante l'età, data la gravità dei fatti contestati. Oggi la 16enne vive con i fratelli più grandi.
03.12.07 - milano.cronacaqui.it
MILANO (03/12/2007) - Frustata e violentata per almeno dieci anni. A tal punto che ha tentato il suicidio quando ancora frequentava le scuole medie. Violenze che si sarebbero protratte da quando la bambina aveva 5 anni, età in cui è stata affidata agli zii perchè orfana, fino a quando ne ha compiuti sedici e ha trovato la forza di denunciare.
Le accuse
Non prima però che per tentare di allontanarsi da quella casa finisse vittima anche del portiere del palazzo. Ora per gli aguzzini della giovane ci sarà il processo. Diverse le accuse a carico dei tre indagati: gli zii, di 70 e 75 anni rispondono di maltrattamenti in famiglia, per aver picchiato la bimba con un frustino in numerose occasioni, violenza sessuale e istigazione al suicidio.
Il coraggio di denunciare
La vittima, infatti, aveva cercato di uccidersi inghiottendo farmaci, quando andava alle scuole medie. Il portiere, invece, è accusato solo del reato di violenza sessuale, per due episodi che risalgono a marzo e aprile scorsi. La giovane aveva trovato il coraggio di denunciare le violenze solo dopo questi ultimi abusi, dopo essersi confidata con un fratello e aver scoperto che anche lui era stato violentato da piccolo.
Gli zii e il portiere erano poi stati arrestati e anche il 75enne è stato messo in custodia cautelare, nonostante l'età, data la gravità dei fatti contestati. Oggi la 16enne vive con i fratelli più grandi.
03.12.07 - milano.cronacaqui.it
Duemila anziani malati aspettano un ricovero
MARCO ACCOSSATO
TORINO
Duemila anziani non autosufficienti - tra cui numerosi malati di Alzheimer - sono in attesa di un ricovero che, quasi sicuramente, non avverrà a Torino. Oltre metà delle persone con handicap intellettivo grave sono state ospitate negli ultimi tre anni in strutture fuori città e addirittura fuori provincia, lontani chilometri dalle persone che possono occuparsi di loro: Cuneo, Alessandria, Asti. Non solo: mancano centri diurni, e chi ha problemi di demenza «pesa» quasi completamente sulle sole forze dei parenti.
Per la terza volta nell’arco di poche settimane le associazioni di volontariato tornano oggi in piazza per gridare la disperazione di troppe famiglie. Dal Csa alla Consulta per le persone in difficoltà, dal Sea all’Utim, dalla Diapsi al Volontariato vincenziano, tante voci diventano di nuovo una per chiedere «un piano straordinario di investimenti destinato a creare nuove strutture in città».
Non bastano più, ormai, le cinque case di riposo comunali per far fronte alla sofferenza, a volte all’abbandono quasi totale di queste persone. Non bastano neppure le altre 140 strutture accreditate a Torino e provincia. La disponibilità di letti è drammaticamente inferiore alla richiesta. «Oltre ai grattacieli - polemizza Maria Grazia Breda, responsabile del Comitato per la difesa dei diritti degli assistiti - chiediamo al Comune di recuperare spazi ed edifici per i più deboli». Spazi a volte esistenti, disponibili ma vuoti: «Ad esempio - si legge su un volantino che sarà distribuito davanti al Comune - ci sono l'ex Astanteria Martini, un fabbricato in corso Regina Margherita 153, alcune parti dell'ospedale San Giovanni, l’ex casa di riposo Villa Primule, un'ala dell'Istituto Ricovero per la Vecchiaia in corso Unione Sovietica, un alloggio che era parte di un’ex comunità in lungo Dora Voghera, un altro alloggio di un ex centro diurno di via Baltimora». Infine, dicono le associazioni sul piede di guerra, «ci sono i patrimoni delle ex Ipab, destinati ai poveri, e gli alloggi vuoti dell’Atc che potrebbero essere ristrutturati con concessioni a privati senza spese a carico del Comune».
Nella città che invecchia sempre più, e sempre più deve fare i conti con la malattia cronica, «il Comune deve riprendere in mano la programmazione in materia di assistenza». E «deve farlo subito»: per questo, oggi dalle 17 alle 19, durante il terzo presidio della serie organizzato di fronte al Comune, saranno raccolte firme a sostegno della petizione popolare che ha già raggiunto quota 15 mila sostenitori. Una proposta che prevede di «tenere distinta la normativa per le persone disabili con handicap da quella per i non autosufficienti», che chiede anche al Governo «un aumento del finanziamento del fondo sanitario per le prestazioni destinate ai non autosufficienti», e prevede «per le famiglie che mantengono malati cronici non autosufficienti a domicilio un contributo aggiuntivo come integrazione ai servizi di cura domiciliare sanitaria e sociale già erogati».
E’ la sfida dei prossimi anni, «la sfida di una società civile», secondo i promotori del presidio di questo pomeriggio in piazza Palazzo di Città. Una doppia emergenza: perché oltre al dramma di chi non trova un posto per un parente in una Rsa (o lo trova distante da casa) c’è anche quello di che, costretto all’assistenza a domicilio, si trova a dover affrontare spese insostenibili. Una recente indagine presentata quindici giorni fa durante i Martedì Salute all’Unione Industriale ha messo in luce che - oltre a ciò che è garantito dal Servizio sanitario nazionale - assistere un malato non autosufficiente a casa costa, ogni anno, 30 mila euro tra badante, farmaci di fascia C, integratori alimentari e inevitabili ausilii vari.
3/12/2007 - lastampa.it
TORINO
Duemila anziani non autosufficienti - tra cui numerosi malati di Alzheimer - sono in attesa di un ricovero che, quasi sicuramente, non avverrà a Torino. Oltre metà delle persone con handicap intellettivo grave sono state ospitate negli ultimi tre anni in strutture fuori città e addirittura fuori provincia, lontani chilometri dalle persone che possono occuparsi di loro: Cuneo, Alessandria, Asti. Non solo: mancano centri diurni, e chi ha problemi di demenza «pesa» quasi completamente sulle sole forze dei parenti.
Per la terza volta nell’arco di poche settimane le associazioni di volontariato tornano oggi in piazza per gridare la disperazione di troppe famiglie. Dal Csa alla Consulta per le persone in difficoltà, dal Sea all’Utim, dalla Diapsi al Volontariato vincenziano, tante voci diventano di nuovo una per chiedere «un piano straordinario di investimenti destinato a creare nuove strutture in città».
Non bastano più, ormai, le cinque case di riposo comunali per far fronte alla sofferenza, a volte all’abbandono quasi totale di queste persone. Non bastano neppure le altre 140 strutture accreditate a Torino e provincia. La disponibilità di letti è drammaticamente inferiore alla richiesta. «Oltre ai grattacieli - polemizza Maria Grazia Breda, responsabile del Comitato per la difesa dei diritti degli assistiti - chiediamo al Comune di recuperare spazi ed edifici per i più deboli». Spazi a volte esistenti, disponibili ma vuoti: «Ad esempio - si legge su un volantino che sarà distribuito davanti al Comune - ci sono l'ex Astanteria Martini, un fabbricato in corso Regina Margherita 153, alcune parti dell'ospedale San Giovanni, l’ex casa di riposo Villa Primule, un'ala dell'Istituto Ricovero per la Vecchiaia in corso Unione Sovietica, un alloggio che era parte di un’ex comunità in lungo Dora Voghera, un altro alloggio di un ex centro diurno di via Baltimora». Infine, dicono le associazioni sul piede di guerra, «ci sono i patrimoni delle ex Ipab, destinati ai poveri, e gli alloggi vuoti dell’Atc che potrebbero essere ristrutturati con concessioni a privati senza spese a carico del Comune».
Nella città che invecchia sempre più, e sempre più deve fare i conti con la malattia cronica, «il Comune deve riprendere in mano la programmazione in materia di assistenza». E «deve farlo subito»: per questo, oggi dalle 17 alle 19, durante il terzo presidio della serie organizzato di fronte al Comune, saranno raccolte firme a sostegno della petizione popolare che ha già raggiunto quota 15 mila sostenitori. Una proposta che prevede di «tenere distinta la normativa per le persone disabili con handicap da quella per i non autosufficienti», che chiede anche al Governo «un aumento del finanziamento del fondo sanitario per le prestazioni destinate ai non autosufficienti», e prevede «per le famiglie che mantengono malati cronici non autosufficienti a domicilio un contributo aggiuntivo come integrazione ai servizi di cura domiciliare sanitaria e sociale già erogati».
E’ la sfida dei prossimi anni, «la sfida di una società civile», secondo i promotori del presidio di questo pomeriggio in piazza Palazzo di Città. Una doppia emergenza: perché oltre al dramma di chi non trova un posto per un parente in una Rsa (o lo trova distante da casa) c’è anche quello di che, costretto all’assistenza a domicilio, si trova a dover affrontare spese insostenibili. Una recente indagine presentata quindici giorni fa durante i Martedì Salute all’Unione Industriale ha messo in luce che - oltre a ciò che è garantito dal Servizio sanitario nazionale - assistere un malato non autosufficiente a casa costa, ogni anno, 30 mila euro tra badante, farmaci di fascia C, integratori alimentari e inevitabili ausilii vari.
3/12/2007 - lastampa.it
Giornata persone disabili
Dalla Costituzione italiana la garanzia dei diritti. A volte disattesi
Oggi in Quirinale la giovane Maria Clara Ori ha letto in Braille alcuni articoli della carta fondante il nostro ordinamento. Napolitano: "Non utilizzare le risorse umane che le diverse abilità possono produrre è un´occasione mancata come società. I disabili sono soggetti attivi nel mercato interno"
ROMA - "La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale". Ha cominciato dall´articolo 2 della Costituzione Maria Clara Ori, giovane non vedente, la sua lettura oggi in Quirinale, in apertura della cerimonia per la Giornata per i diritti delle persone disabili. Poi, sempre in Braille, ha letto gli articoli 3 e 38, dedicati alla "pari dignità sociale", al "compito della Repubblica di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione"; e al "diritto al mantenimento e all'assistenza sociale" per tutti i cittadini "inabili al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere". Parole fondanti il nostro ordinamento e l´articolazione della nostra società, parole di "una Costituzione (che tra poche settimane compirà 60 dell'entrata in vigore, ndr) che parla al presente ed esprime inclusione" come ha detto il coordinatore dei lavori della mattinata, il giornalista Giovanni Anversa.
"Oggi le persone disabili sono ascoltate alla pari nel luogo simbolo della nostra Repubblica", ha esordito Anversa. "Al centro ci sono le ragioni delle persone con disabilità.
Un cammino che è frutto di lotte, che per fortuna oggi in diversi casi si sono trasformate in leggi e diritti. Anche se la vergogna e la discriminazione non sono scomparse.
La disabilità ci parla con la sua cita incerta ma appassionata, arrabbiata ma divertente".
Dagli atleti degli Special Olympics, alle testimonianze all´improvvisazione teatrale del laboratorio integrato Piero Gabrielli di Roma, la mattinata ha avuto la voce di "coloro che dentro e accanto alla disabilità si impegnano". Come Francesco Mercurio, giovane vicepresidente della Lega del Filo d´Oro: da poco si è laureato in giurisprudenza con una tesi dal titolo "La tutela delle persone disabili nella Costituzione e nella normativa di attuazione". Oggi accanto a lui c´era Renzo Arbore, da sempre testimonial della Lega. Mercurio ha raccontato il suo metodo di studio (libri passati con lo scanner e riportati in Braille) e ha tenuto a lanciare un messaggio: "Se io posso esercitare un mio diritto, sono anche in grado di esercitare un mio dovere, il mio lavoro serve e fa crescere tutta la società".
Il suo messaggio è stato ripreso dal presidente della Repubblica, quando ha detto "Non utilizzare le risorse umane che queste diverse abilità possono produrre è un´occasione mancata come società (….). I disabili sono soggetti attivi nel mercato interno".
Al mondo della comunicazione e ai colleghi giornalisti si è rivolto Franco Bomprezzi, giornalista e persona con disabilità, una delle persone che oggi hanno ricevuto il riconoscimento da parte del presidente Napolitano, in particolare - questa in sintesi la motivazione - per il contributo fondamentale nel settore dell´informazione, garantendo un continuo aggiornamento sulle novità internazionali.
"Affrontate con dignità professionale e curiosità il mondo della disabilità - ha detto Bomprezzi ai comunicatori -. Qui oggi ci sono 200 storie meravigliose, provateci.
Vedrete, non calerà l´audience né si venderà di meno". (ep)
3/12/2007 - superabile.it
Oggi in Quirinale la giovane Maria Clara Ori ha letto in Braille alcuni articoli della carta fondante il nostro ordinamento. Napolitano: "Non utilizzare le risorse umane che le diverse abilità possono produrre è un´occasione mancata come società. I disabili sono soggetti attivi nel mercato interno"
ROMA - "La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale". Ha cominciato dall´articolo 2 della Costituzione Maria Clara Ori, giovane non vedente, la sua lettura oggi in Quirinale, in apertura della cerimonia per la Giornata per i diritti delle persone disabili. Poi, sempre in Braille, ha letto gli articoli 3 e 38, dedicati alla "pari dignità sociale", al "compito della Repubblica di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione"; e al "diritto al mantenimento e all'assistenza sociale" per tutti i cittadini "inabili al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere". Parole fondanti il nostro ordinamento e l´articolazione della nostra società, parole di "una Costituzione (che tra poche settimane compirà 60 dell'entrata in vigore, ndr) che parla al presente ed esprime inclusione" come ha detto il coordinatore dei lavori della mattinata, il giornalista Giovanni Anversa.
"Oggi le persone disabili sono ascoltate alla pari nel luogo simbolo della nostra Repubblica", ha esordito Anversa. "Al centro ci sono le ragioni delle persone con disabilità.
Un cammino che è frutto di lotte, che per fortuna oggi in diversi casi si sono trasformate in leggi e diritti. Anche se la vergogna e la discriminazione non sono scomparse.
La disabilità ci parla con la sua cita incerta ma appassionata, arrabbiata ma divertente".
Dagli atleti degli Special Olympics, alle testimonianze all´improvvisazione teatrale del laboratorio integrato Piero Gabrielli di Roma, la mattinata ha avuto la voce di "coloro che dentro e accanto alla disabilità si impegnano". Come Francesco Mercurio, giovane vicepresidente della Lega del Filo d´Oro: da poco si è laureato in giurisprudenza con una tesi dal titolo "La tutela delle persone disabili nella Costituzione e nella normativa di attuazione". Oggi accanto a lui c´era Renzo Arbore, da sempre testimonial della Lega. Mercurio ha raccontato il suo metodo di studio (libri passati con lo scanner e riportati in Braille) e ha tenuto a lanciare un messaggio: "Se io posso esercitare un mio diritto, sono anche in grado di esercitare un mio dovere, il mio lavoro serve e fa crescere tutta la società".
Il suo messaggio è stato ripreso dal presidente della Repubblica, quando ha detto "Non utilizzare le risorse umane che queste diverse abilità possono produrre è un´occasione mancata come società (….). I disabili sono soggetti attivi nel mercato interno".
Al mondo della comunicazione e ai colleghi giornalisti si è rivolto Franco Bomprezzi, giornalista e persona con disabilità, una delle persone che oggi hanno ricevuto il riconoscimento da parte del presidente Napolitano, in particolare - questa in sintesi la motivazione - per il contributo fondamentale nel settore dell´informazione, garantendo un continuo aggiornamento sulle novità internazionali.
"Affrontate con dignità professionale e curiosità il mondo della disabilità - ha detto Bomprezzi ai comunicatori -. Qui oggi ci sono 200 storie meravigliose, provateci.
Vedrete, non calerà l´audience né si venderà di meno". (ep)
3/12/2007 - superabile.it
Parlare di pace preparando la guerra
Il vertice di Annapolis sul Medio Oriente
“Vis pace para bellum” mai il monito di Tacito è apparso tanto realistico e drammatico come in queste settimane. Il vertice di Annapolis (1) è stato seguito, due giorni dopo, dalla presentazione al Consiglio di Sicurezza dell’ONU di una risoluzione elaborata dagli USA che l’hanno poi precipitosamente ritirata (coprendosi di ridicolo) perché – secondo le autorità israeliane – avrebbe dato un ruolo eccessivo alle Nazioni Unite nella gestione dei risultati del vertice.
Da questo si desume che Annapolis può rivelarsi la “trappola” che molti – in Palestina e al di fuori -avevano denunciato con largo anticipo.
Se volessimo analizzare le conseguenze di Annapolis dovremmo operare una disaggregazione dei fatti e della loro rappresentazione per poi ricomporli dentro una chiave di lettura che ne metta in controluce tutti i dettagli. Come si sa, il diavolo si nasconde sempre nei dettagli ma è soprattutto nei documenti internazionali che i dettagli determinano la realtà e spesso la guerra (vedi l’accordo di Rambouillet sulla Jugoslavia nel 1998).
1. Il discorso di Bush
Il breve documento di Bush letto davanti ai giornalisti a conclusione del vertice, come ha sottolineato giustamente Michelangelo Cocco, ha di fatto “mandato in soffitta” la questione del diritto al ritorno dei profughi palestinesi “Da settimane si vociferava di una possibile dichiarazione di Bush contro il diritto al ritorno dei profughi palestinesi e, puntualmente, l'inquilino della Casa Bianca non ha deluso le aspettative del suo principale alleato in Medio Oriente. Israele teme che un'ipotetico ritorno in massa dei profughi del 1948 comprometta l'esistenza stessa dello Stato ebraico. I palestinesi rivendicano un loro diritto e lamentano che il 20% della popolazione d'Israele, palestinese, è considerato di serie B proprio per il carattere esclusivo, ebraico, dello Stato” (2)
La sostanza della riaffermazione di Bush su Israele come “stato del popolo ebraico”, da un lato ipoteca definitivamente la questione del ritorno dei profughi palestinesi cacciati dagli israeliani nel ’48, dall’altro accoglie il punto nodale posto dalle autorità israeliane alla delegazione palestinese per la ripresa dei colloqui e che i palestinesi – lo stesso Abu Mazen – non aveva potuto accettare nell’incontro all’Hotel King David a metà novembre che ha preceduto il vertice di Annapolis.
2. La dichiarazione congiunta israelo-palestinese.
Anche su questo i dettagli sono importanti. I palestinesi volevano un documento congiunto più impegnativo sulla calendarizzzione del negoziato, gli israeliani solo una dichiarazione di intenti generica. La mediazione – un “onorevole punto di mezzo” l’ha definita Ugo Tramballi – è una dichiarazione che indica alcune date: la prima riunione del comitato congiunto il prossimo 12 dicembre, la volontà di arrivare ad un accordo di pace entro il 2008 (praticamente in coincidenza con la fine del mandato di Bush), incontri bilaterali tra Olmert e Abu Mazen ogni quindici giorni per verificare lo stato di avanzamento dei negoziati.
Ma la cosa più inquietante della dichiarazione congiunta sono le ultime nove righe. In essa viene citata ben cinque volte la Road Map come documento vincolante per il processo negoziale e per ben tre volte la supremazia del ruolo degli Stati Uniti su tutto il processo negoziale (3).
Qui si apre una questione spinosa e pericolosa. Come è noto la Road Map è un documento elaborato Elliot Abrams, uno dei consiglieri di Bush più legato all’ambiente dei “likudznik”, che prevedeva un calendario negoziale tra israeliani e palestinesi e fatto poi assumere come proprio dal Quartetto (USA. ONU, Unione Europea, Russia) e presentata da Bush all’ONU il 2 maggio 2003.
Se si va a guardare la Road Map, essa prevede una serie di obblighi preliminari per i palestinesi sul piano della sicurezza che – di fatto – deve portare allo smantellamento delle organizzazioni della resistenza e al disarmo di tutti i gruppi palestinesi impegnati nella lotta contro l’occupazione israeliana. Nei Territori Occupati è in arrivo un altro generale statunitense. Si tratta di James Jones, ex comandante supremo della Nato in Europa. Il gen. Jones affiancherà un altro generale USA (Dayton, quello che aveva spinto settori di Al Fatah per il colpo di mano contro Hamas) già impegnato nel «ricostruire le strutture di sicurezza palestinesi». Si tratta del piano per disarmare tutti i bracci armati dei partiti palestinesi e organizzare un'unica forza di sicurezza, alle dipendenze di un'Autorità nazionale palestinese, che collabori con Washington e Tel Aviv.
Su questo ha ragione da vendere Michele Giorgio quando sostiene che “L'ostacolo sul quale rischia di sbattere subito il negoziato che nascerà dai colloqui di Annapolis è l'applicazione della prima fase della road map, l'«itinerario di pace» sponsorizzato dal Quartetto, che impone ai palestinesi di lottare contro il «terrorismo» e di smantellare le organizzazioni armate che combattono l'occupazione. La road map è la trappola alla quale Abu Mazen difficilmente potrà sfuggire” (4).
Olmert ha anche ribadito la sua interpretazione della Road Map: nessun accordo di pace fino a quando i palestinesi non avranno disarmato le loro milizie.
La brutale repressione in Cisgiordania contro le manifestazioni di critica alla partecipazione dell’ANP al vertice di Annapolis e ancora prima gli attacchi della polizia e delle forze di sicurezza dell’ANP contro i militanti delle Brigate Al’ Mustafa (Fronte Popolare) e delle stesse Brigate Al Aqsa (Al Fatah) nei giorni precedenti Annapolis, da un lato non sono affatto di buon auspicio e dall’altro indicano quale potrebbe essere la linea di condotta che “lo spirito di Annapolis” determinerà nel gruppo dirigente di Abu Mazen e dell’ANP. Certo, il Ministro degli Interni palestinese Abdel Razak ha poi chiesto scusa per il comportamento della polizia contro le manifestazioni e i giornalisti, ma questo rischio esiste e non riguarda più solo lo scontro con Hamas ma anche contro le organizzazioni della sinistra palestinese (che pure hanno condannato l’azione di Hamas a Gaza) e settori della stessa Al Fatah.
3. Una strada spianata all’intervento militare contro l’Iran?
Mentre Bush, Olmert e Abu Mazen cercavano di raggiungere un accordo e un testo da presentare ai giornalisti e ai diplomatici convenuti ad Annapolis, il segretario di Stato USA, Rice si riuniva con i 40 ministri degli esteri e diplomatici dei paesi arabi e occidentali invitati e convenuti ad Annapolis.
La Rice e l’amministrazione Bush hanno capitalizzato così alcuni risultati:
1) la partecipazione della Siria, attratta dall’idea dell’avvio di un negoziato anche sulle alture del Golan occupate da Israele nel ’67. Bush non ha fatto pubblicamente alcun cenno a questa ipotesi, al contrario nel suo discorso ha rammentato le minacce alla stabilità del Libano con un chiaro riferimento a Damasco, ma fonti ufficiose parlano di un prossimo vertice a Mosca in cui – forze – si comincerà a discutere con Israele anche del Golan. Nel primo commento ufficiale di Damasco dopo la conferenza di Annapolis, il portavoce dell'ambasciata a Washington, Ahmed Salkini, si e' mostrato ottimista: "Abbiamo compiuto un passo riaprendo la questione, l'obiettivo della Siria per una pace complessiva in Medio Oriente e' stata sollevata dai protagonisti della Conferenza e ora la porta e' aperta per ulteriori incontri internazionali per discutere del Golan". Secondo il quotidiano israeliano "Maariv", la Russia sta mediando tra Israele e la Siria: il viceministro degli Esteri, Alexander Sultanov, avrebbe avanzato una proposta che restituirebbe alla Siria la sovranita' sulle alture del Golan lasciandone pero' il controllo a Israele per un certo numero di anni.
Anche la “mediazione” raggiunta in Libano con la candidatura del gen. Suleiman alla contestata presidenza della repubblica sembra essere un effetto distensivo della partecipazione siriana al vertice di Annapolis. La Siria sembra quindi essere tornata al “pragmatismo” della genìa Assad che ha una cura particolarissima dei propri interessi specifici. I primi a pagarne il prezzo potrebbero essere i rappresentanti delle organizzazioni della resistenza palestinesi attualmente rifugiati a Damasco che verrebbero espulsi. Ma il prezzo più pesante in termini geopolitica è la rottura dell’alleanza tra Siria e Iran esistita fino ad ora.
2) La presenza di tutti gli stati della Lega Araba all’incontro di Annapolis e al vertice con Condoleeza Rice vedeva un convitato di pietra: l’Iran. Il governo di Teheran è stato l’unico a tuonare contro il vertice di Annapolis intuendo che lì si stava preparando una sorta di semaforo verde all’intervento militare USA-Israele contro l’Iran sulla base del silenzio-assenso dei paesi arabi presenti. Questi ultimi sembrano tornati allo “spirito dell’80” quando finanziarono e sostennero militarmente l’Iraq di Saddam Hussein contro l’Iran di Khomeyni durante una sanguinosa guerra per commissione che durò ben otto anni. Ufficialmente il “timore” delle petromonarchie e dei paesi arabi moderati cerca di rinvigorire il secolare contrasto tra sunniti e sciiti che divide da secoli il mondo islamico. In realtà temono che la tenuta dell’Iran in antagonismo a USA e Israele possa provocare un onda lunga che – superando le divisioni confessionali – destabilizzi i privilegi, le subalternità e i poteri consolidati di leadership corrotte e screditate in tutto il mondo arabo.
3) L’abilità della Rice e degli Stati Uniti è stata quella di aver fatto intendere chiaramente ai paesi arabi che la minaccia alla stabilità dell’area (e ai loro interessi) non viene da Israele ansiosa di normalizzare al più presto i rapporti con loro ma, piuttosto, viene dall’Iran. ''Quello che è importante - ha detto una fonte anonima dello staff di Condoleeza Rice, citata da media americani - è che sono venuti qui e che abbiano capito che la vera minaccia alla stabilita' del Medio Oriente comincia con la 'I' ma non e' Israele, bensi' un paese che finisce con la 'N'''. Il dopo-Annapolis dell'amministrazione Bush, c'e' da scommetterci, sara' dedicato anche a cercare di consolidare i guadagni in chiave anti-iraniana” sottolineava una agenzia al termine del vertice di Annapolis. Più chiaro di così?
Annapolis può dunque essere definito come un vertice “di pace” che ha preparato l’escalation alla guerra. Prima ce ne rimandiamo conto meglio sarà per poter approntare una campagna di verità e di mobilitazione che rimetta al centro il ripudio della guerra e la giustizia per il popolo palestinese.
NOTE:
(1) E’ bene definire Annapolis più un vertice che una conferenza. Per la breve durata e l’inesistenza di tavoli negoziali veri e propri, definire Annapolis una conferenza appare decisamente eccessivo e indulgente nei confronti dell’amministrazione Bush.
(2) “Michelangelo Cocco “Gorge W. Manda in soffitta i profughi”, su Il Manifesto del 28 novembre
(3) Per il testo integrale della dichiarazione congiunta israelo-palestinese vedi http://www.forumpalestina.org/news/2007/Novembre07/27-11-07DichiarazioneAnnapolis.htm
(4) Michele Giorgio “Se il raìs di Ramallah finisce in trappola”, Il Manifesto del 28 novembre
Sergio Cararo - 2 dicembre 2007 - pane-rose.it
“Vis pace para bellum” mai il monito di Tacito è apparso tanto realistico e drammatico come in queste settimane. Il vertice di Annapolis (1) è stato seguito, due giorni dopo, dalla presentazione al Consiglio di Sicurezza dell’ONU di una risoluzione elaborata dagli USA che l’hanno poi precipitosamente ritirata (coprendosi di ridicolo) perché – secondo le autorità israeliane – avrebbe dato un ruolo eccessivo alle Nazioni Unite nella gestione dei risultati del vertice.
Da questo si desume che Annapolis può rivelarsi la “trappola” che molti – in Palestina e al di fuori -avevano denunciato con largo anticipo.
Se volessimo analizzare le conseguenze di Annapolis dovremmo operare una disaggregazione dei fatti e della loro rappresentazione per poi ricomporli dentro una chiave di lettura che ne metta in controluce tutti i dettagli. Come si sa, il diavolo si nasconde sempre nei dettagli ma è soprattutto nei documenti internazionali che i dettagli determinano la realtà e spesso la guerra (vedi l’accordo di Rambouillet sulla Jugoslavia nel 1998).
1. Il discorso di Bush
Il breve documento di Bush letto davanti ai giornalisti a conclusione del vertice, come ha sottolineato giustamente Michelangelo Cocco, ha di fatto “mandato in soffitta” la questione del diritto al ritorno dei profughi palestinesi “Da settimane si vociferava di una possibile dichiarazione di Bush contro il diritto al ritorno dei profughi palestinesi e, puntualmente, l'inquilino della Casa Bianca non ha deluso le aspettative del suo principale alleato in Medio Oriente. Israele teme che un'ipotetico ritorno in massa dei profughi del 1948 comprometta l'esistenza stessa dello Stato ebraico. I palestinesi rivendicano un loro diritto e lamentano che il 20% della popolazione d'Israele, palestinese, è considerato di serie B proprio per il carattere esclusivo, ebraico, dello Stato” (2)
La sostanza della riaffermazione di Bush su Israele come “stato del popolo ebraico”, da un lato ipoteca definitivamente la questione del ritorno dei profughi palestinesi cacciati dagli israeliani nel ’48, dall’altro accoglie il punto nodale posto dalle autorità israeliane alla delegazione palestinese per la ripresa dei colloqui e che i palestinesi – lo stesso Abu Mazen – non aveva potuto accettare nell’incontro all’Hotel King David a metà novembre che ha preceduto il vertice di Annapolis.
2. La dichiarazione congiunta israelo-palestinese.
Anche su questo i dettagli sono importanti. I palestinesi volevano un documento congiunto più impegnativo sulla calendarizzzione del negoziato, gli israeliani solo una dichiarazione di intenti generica. La mediazione – un “onorevole punto di mezzo” l’ha definita Ugo Tramballi – è una dichiarazione che indica alcune date: la prima riunione del comitato congiunto il prossimo 12 dicembre, la volontà di arrivare ad un accordo di pace entro il 2008 (praticamente in coincidenza con la fine del mandato di Bush), incontri bilaterali tra Olmert e Abu Mazen ogni quindici giorni per verificare lo stato di avanzamento dei negoziati.
Ma la cosa più inquietante della dichiarazione congiunta sono le ultime nove righe. In essa viene citata ben cinque volte la Road Map come documento vincolante per il processo negoziale e per ben tre volte la supremazia del ruolo degli Stati Uniti su tutto il processo negoziale (3).
Qui si apre una questione spinosa e pericolosa. Come è noto la Road Map è un documento elaborato Elliot Abrams, uno dei consiglieri di Bush più legato all’ambiente dei “likudznik”, che prevedeva un calendario negoziale tra israeliani e palestinesi e fatto poi assumere come proprio dal Quartetto (USA. ONU, Unione Europea, Russia) e presentata da Bush all’ONU il 2 maggio 2003.
Se si va a guardare la Road Map, essa prevede una serie di obblighi preliminari per i palestinesi sul piano della sicurezza che – di fatto – deve portare allo smantellamento delle organizzazioni della resistenza e al disarmo di tutti i gruppi palestinesi impegnati nella lotta contro l’occupazione israeliana. Nei Territori Occupati è in arrivo un altro generale statunitense. Si tratta di James Jones, ex comandante supremo della Nato in Europa. Il gen. Jones affiancherà un altro generale USA (Dayton, quello che aveva spinto settori di Al Fatah per il colpo di mano contro Hamas) già impegnato nel «ricostruire le strutture di sicurezza palestinesi». Si tratta del piano per disarmare tutti i bracci armati dei partiti palestinesi e organizzare un'unica forza di sicurezza, alle dipendenze di un'Autorità nazionale palestinese, che collabori con Washington e Tel Aviv.
Su questo ha ragione da vendere Michele Giorgio quando sostiene che “L'ostacolo sul quale rischia di sbattere subito il negoziato che nascerà dai colloqui di Annapolis è l'applicazione della prima fase della road map, l'«itinerario di pace» sponsorizzato dal Quartetto, che impone ai palestinesi di lottare contro il «terrorismo» e di smantellare le organizzazioni armate che combattono l'occupazione. La road map è la trappola alla quale Abu Mazen difficilmente potrà sfuggire” (4).
Olmert ha anche ribadito la sua interpretazione della Road Map: nessun accordo di pace fino a quando i palestinesi non avranno disarmato le loro milizie.
La brutale repressione in Cisgiordania contro le manifestazioni di critica alla partecipazione dell’ANP al vertice di Annapolis e ancora prima gli attacchi della polizia e delle forze di sicurezza dell’ANP contro i militanti delle Brigate Al’ Mustafa (Fronte Popolare) e delle stesse Brigate Al Aqsa (Al Fatah) nei giorni precedenti Annapolis, da un lato non sono affatto di buon auspicio e dall’altro indicano quale potrebbe essere la linea di condotta che “lo spirito di Annapolis” determinerà nel gruppo dirigente di Abu Mazen e dell’ANP. Certo, il Ministro degli Interni palestinese Abdel Razak ha poi chiesto scusa per il comportamento della polizia contro le manifestazioni e i giornalisti, ma questo rischio esiste e non riguarda più solo lo scontro con Hamas ma anche contro le organizzazioni della sinistra palestinese (che pure hanno condannato l’azione di Hamas a Gaza) e settori della stessa Al Fatah.
3. Una strada spianata all’intervento militare contro l’Iran?
Mentre Bush, Olmert e Abu Mazen cercavano di raggiungere un accordo e un testo da presentare ai giornalisti e ai diplomatici convenuti ad Annapolis, il segretario di Stato USA, Rice si riuniva con i 40 ministri degli esteri e diplomatici dei paesi arabi e occidentali invitati e convenuti ad Annapolis.
La Rice e l’amministrazione Bush hanno capitalizzato così alcuni risultati:
1) la partecipazione della Siria, attratta dall’idea dell’avvio di un negoziato anche sulle alture del Golan occupate da Israele nel ’67. Bush non ha fatto pubblicamente alcun cenno a questa ipotesi, al contrario nel suo discorso ha rammentato le minacce alla stabilità del Libano con un chiaro riferimento a Damasco, ma fonti ufficiose parlano di un prossimo vertice a Mosca in cui – forze – si comincerà a discutere con Israele anche del Golan. Nel primo commento ufficiale di Damasco dopo la conferenza di Annapolis, il portavoce dell'ambasciata a Washington, Ahmed Salkini, si e' mostrato ottimista: "Abbiamo compiuto un passo riaprendo la questione, l'obiettivo della Siria per una pace complessiva in Medio Oriente e' stata sollevata dai protagonisti della Conferenza e ora la porta e' aperta per ulteriori incontri internazionali per discutere del Golan". Secondo il quotidiano israeliano "Maariv", la Russia sta mediando tra Israele e la Siria: il viceministro degli Esteri, Alexander Sultanov, avrebbe avanzato una proposta che restituirebbe alla Siria la sovranita' sulle alture del Golan lasciandone pero' il controllo a Israele per un certo numero di anni.
Anche la “mediazione” raggiunta in Libano con la candidatura del gen. Suleiman alla contestata presidenza della repubblica sembra essere un effetto distensivo della partecipazione siriana al vertice di Annapolis. La Siria sembra quindi essere tornata al “pragmatismo” della genìa Assad che ha una cura particolarissima dei propri interessi specifici. I primi a pagarne il prezzo potrebbero essere i rappresentanti delle organizzazioni della resistenza palestinesi attualmente rifugiati a Damasco che verrebbero espulsi. Ma il prezzo più pesante in termini geopolitica è la rottura dell’alleanza tra Siria e Iran esistita fino ad ora.
2) La presenza di tutti gli stati della Lega Araba all’incontro di Annapolis e al vertice con Condoleeza Rice vedeva un convitato di pietra: l’Iran. Il governo di Teheran è stato l’unico a tuonare contro il vertice di Annapolis intuendo che lì si stava preparando una sorta di semaforo verde all’intervento militare USA-Israele contro l’Iran sulla base del silenzio-assenso dei paesi arabi presenti. Questi ultimi sembrano tornati allo “spirito dell’80” quando finanziarono e sostennero militarmente l’Iraq di Saddam Hussein contro l’Iran di Khomeyni durante una sanguinosa guerra per commissione che durò ben otto anni. Ufficialmente il “timore” delle petromonarchie e dei paesi arabi moderati cerca di rinvigorire il secolare contrasto tra sunniti e sciiti che divide da secoli il mondo islamico. In realtà temono che la tenuta dell’Iran in antagonismo a USA e Israele possa provocare un onda lunga che – superando le divisioni confessionali – destabilizzi i privilegi, le subalternità e i poteri consolidati di leadership corrotte e screditate in tutto il mondo arabo.
3) L’abilità della Rice e degli Stati Uniti è stata quella di aver fatto intendere chiaramente ai paesi arabi che la minaccia alla stabilità dell’area (e ai loro interessi) non viene da Israele ansiosa di normalizzare al più presto i rapporti con loro ma, piuttosto, viene dall’Iran. ''Quello che è importante - ha detto una fonte anonima dello staff di Condoleeza Rice, citata da media americani - è che sono venuti qui e che abbiano capito che la vera minaccia alla stabilita' del Medio Oriente comincia con la 'I' ma non e' Israele, bensi' un paese che finisce con la 'N'''. Il dopo-Annapolis dell'amministrazione Bush, c'e' da scommetterci, sara' dedicato anche a cercare di consolidare i guadagni in chiave anti-iraniana” sottolineava una agenzia al termine del vertice di Annapolis. Più chiaro di così?
Annapolis può dunque essere definito come un vertice “di pace” che ha preparato l’escalation alla guerra. Prima ce ne rimandiamo conto meglio sarà per poter approntare una campagna di verità e di mobilitazione che rimetta al centro il ripudio della guerra e la giustizia per il popolo palestinese.
NOTE:
(1) E’ bene definire Annapolis più un vertice che una conferenza. Per la breve durata e l’inesistenza di tavoli negoziali veri e propri, definire Annapolis una conferenza appare decisamente eccessivo e indulgente nei confronti dell’amministrazione Bush.
(2) “Michelangelo Cocco “Gorge W. Manda in soffitta i profughi”, su Il Manifesto del 28 novembre
(3) Per il testo integrale della dichiarazione congiunta israelo-palestinese vedi http://www.forumpalestina.org/news/2007/Novembre07/27-11-07DichiarazioneAnnapolis.htm
(4) Michele Giorgio “Se il raìs di Ramallah finisce in trappola”, Il Manifesto del 28 novembre
Sergio Cararo - 2 dicembre 2007 - pane-rose.it
Scuola,italiani i più somari in Ue
Lo rivela un rapporto dell'Ocse
Gli studenti italiani sono i più somari d'Europa. Lo rivela un rapporto dell'Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) che fotografa la situazione degli studenti 15enni in 57 paesi del mondo. L'Italia è al 33esimo posto per competenze di lettura, al 36esimo per cultura scientifica, al 38esimo posto per quella matematica. I risultati sono peggiorati rispetto alle precedenti rilevazioni nel 2000 e nel 2006.
La pagella per la scuola italiana viene dal prestigioso rapporto Ocse-Pisa (Progress in International Reading) 2006, giunto alla terza edizione. I risultati sono ancora più pesanti se si considera il livello di Pil del paese e il numero dei progetti di ricerca. Quello che il rapporto evidenzia è, soprattutto, l'alto numero (un quarto o più) di studenti che hanno raggiunto un risultato sotto il livello 2, in pratica l'insufficienza.
Per quanto riguarda la differenza tra maschi e femmine, le ragazze di tutti i paesi interessati dalla ricerca hanno fatto meglio dei loro coetanei: in particolare, in Italia lo scarto è di 41 punti a favore delle studentesse.
Cultura scientifica
Se nel 2003 i quindicenni italiani figuravano al 27esimo posto per le loro competenze nelle materie scientifiche, nel 2006 sono slittati al 36esimo posto. In cima alla lista ci sono gli studenti della Finlandia, Paese che non solo continua a mantenere buoni risultati (da 548 punti a 563), ma in cui tutti gli alunni raggiungono livelli di buon rendimento. Dietro l'Italia si piazzano Portogallo (474), Grecia (473) e Israele (454). Fra i Paesi al di sotto della media Ocse, oltre all'Italia, si posizionano Croazia, Slovacchia, Lituania, Norvegia. E peggio dei nostri ragazzi, oltre ai coetanei di Portogallo e Grecia, fanno gli studenti di Bulgaria (434 punti) e Romania (418), fra gli ultimi entrati nella Ue.
Lettura
L'Italia si posiziona al 33esimo posto, totalizzando un punteggio totale di 469, che la posiziona al di sotto della media Ocse nella classifica che vede ai primi cinque posti Corea del Sud, Finlandia, Hong Kong, Canada e Nuova Zelanda. Di paesi dell'Unione Europea, soltanto Repubblica Slovacca, Spagna e Grecia hanno fatto peggio del nostro paese, oltre alle nuove entrate Bulgaria e Romania. L'Ocse, inoltre, rileva come l'Italia abbia peggiorato il proprio risultato rispetto al primo rapporto Ocse-Pisa del 2000.
Matematica
Italia al 38esimo posto (con 462 punti) della classifica che vede ai primi cinque posti Taiwan, Finlandia, Hong Kong, Corea del Sud e Olanda. Peggio dell'Italia, tra i paesi dell'Unione europea soltanto la Grecia che si posiziona al 39esimo posto e Bulgaria e Romania. Anche per la cultura matematica, come per la capacità di lettura, almeno un quarto degli studenti che hanno partecipato al progetto non ha raggiunto la sufficienza del secondo livello di conoscenza, classifica in cui siamo superati anche dalla Grecia.
L'Italia, infatti, è fuori anche dalla "classifica" che vede almeno il 70% degli studenti raggiungere il secondo livello. Come per le altre due rilevazioni Ocse-Pisa, anche per quella matematica i risultati ottenuti nel 2006 sono peggiori di quelli del 2003. A differenza della classifica per capacità di lettura, per la matematica i ragazzi si sono comportati meglio delle loro colleghe studentesse.
04/12/07 - tgcom.mediaset.it
Gli studenti italiani sono i più somari d'Europa. Lo rivela un rapporto dell'Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) che fotografa la situazione degli studenti 15enni in 57 paesi del mondo. L'Italia è al 33esimo posto per competenze di lettura, al 36esimo per cultura scientifica, al 38esimo posto per quella matematica. I risultati sono peggiorati rispetto alle precedenti rilevazioni nel 2000 e nel 2006.
La pagella per la scuola italiana viene dal prestigioso rapporto Ocse-Pisa (Progress in International Reading) 2006, giunto alla terza edizione. I risultati sono ancora più pesanti se si considera il livello di Pil del paese e il numero dei progetti di ricerca. Quello che il rapporto evidenzia è, soprattutto, l'alto numero (un quarto o più) di studenti che hanno raggiunto un risultato sotto il livello 2, in pratica l'insufficienza.
Per quanto riguarda la differenza tra maschi e femmine, le ragazze di tutti i paesi interessati dalla ricerca hanno fatto meglio dei loro coetanei: in particolare, in Italia lo scarto è di 41 punti a favore delle studentesse.
Cultura scientifica
Se nel 2003 i quindicenni italiani figuravano al 27esimo posto per le loro competenze nelle materie scientifiche, nel 2006 sono slittati al 36esimo posto. In cima alla lista ci sono gli studenti della Finlandia, Paese che non solo continua a mantenere buoni risultati (da 548 punti a 563), ma in cui tutti gli alunni raggiungono livelli di buon rendimento. Dietro l'Italia si piazzano Portogallo (474), Grecia (473) e Israele (454). Fra i Paesi al di sotto della media Ocse, oltre all'Italia, si posizionano Croazia, Slovacchia, Lituania, Norvegia. E peggio dei nostri ragazzi, oltre ai coetanei di Portogallo e Grecia, fanno gli studenti di Bulgaria (434 punti) e Romania (418), fra gli ultimi entrati nella Ue.
Lettura
L'Italia si posiziona al 33esimo posto, totalizzando un punteggio totale di 469, che la posiziona al di sotto della media Ocse nella classifica che vede ai primi cinque posti Corea del Sud, Finlandia, Hong Kong, Canada e Nuova Zelanda. Di paesi dell'Unione Europea, soltanto Repubblica Slovacca, Spagna e Grecia hanno fatto peggio del nostro paese, oltre alle nuove entrate Bulgaria e Romania. L'Ocse, inoltre, rileva come l'Italia abbia peggiorato il proprio risultato rispetto al primo rapporto Ocse-Pisa del 2000.
Matematica
Italia al 38esimo posto (con 462 punti) della classifica che vede ai primi cinque posti Taiwan, Finlandia, Hong Kong, Corea del Sud e Olanda. Peggio dell'Italia, tra i paesi dell'Unione europea soltanto la Grecia che si posiziona al 39esimo posto e Bulgaria e Romania. Anche per la cultura matematica, come per la capacità di lettura, almeno un quarto degli studenti che hanno partecipato al progetto non ha raggiunto la sufficienza del secondo livello di conoscenza, classifica in cui siamo superati anche dalla Grecia.
L'Italia, infatti, è fuori anche dalla "classifica" che vede almeno il 70% degli studenti raggiungere il secondo livello. Come per le altre due rilevazioni Ocse-Pisa, anche per quella matematica i risultati ottenuti nel 2006 sono peggiori di quelli del 2003. A differenza della classifica per capacità di lettura, per la matematica i ragazzi si sono comportati meglio delle loro colleghe studentesse.
04/12/07 - tgcom.mediaset.it
Ubriaco investe pattuglia della polfer
Feriti due assistenti capo di Sanremo
Sanremo - Il conducente di una Renault Twingo ha perso il controllo della guida, in quanto sotto l'effetto dell'alcol ha invaso l'opposta corsia di marcia (dopo aver sbattuto contro il guard rail), investendo la Fiat Punto della Polizia.
Due assistenti capo della Polizia Ferroviaria di Sanremo che a bordo della loro vettura servizio stavano tornando da un controllo ordinario alla stazione ferroviaria di Taggia, sono rimasti feriti, con prognosi di 15 e 20 giorni, nella tarda serata di ieri, in zona Tre Ponti, nella citta' dei fiori, dopo esser stati investiti da una Renault Twingo che proveniva dall'opposta corsia di marcia e il cui conducente, ubriaco, aveva perso il controllo della guida.
Sul posto sono, poi, intervenuti i carabinieri. Il conducente della Twingo, un sanremese di 40 anni, aveva perso il controllo del volante andando a sbattere prima contro il guardavia e poi contro la parte anteriore della pattuglia. I due poliziotti hanno riportato contusioni varie e il classico colpo di frusta. La vettura d'ordinanza, invece, ha subito danni ingenti. Il conducente della Twingo sara' denunciato per guida in stato di ebbrezza. Sul posto sono intervenuti anche i volontari della Croce Rossa e i medici del 118.
di Fabrizio Tenerelli - 03/12/07 - riviera24.it
Sanremo - Il conducente di una Renault Twingo ha perso il controllo della guida, in quanto sotto l'effetto dell'alcol ha invaso l'opposta corsia di marcia (dopo aver sbattuto contro il guard rail), investendo la Fiat Punto della Polizia.
Due assistenti capo della Polizia Ferroviaria di Sanremo che a bordo della loro vettura servizio stavano tornando da un controllo ordinario alla stazione ferroviaria di Taggia, sono rimasti feriti, con prognosi di 15 e 20 giorni, nella tarda serata di ieri, in zona Tre Ponti, nella citta' dei fiori, dopo esser stati investiti da una Renault Twingo che proveniva dall'opposta corsia di marcia e il cui conducente, ubriaco, aveva perso il controllo della guida.
Sul posto sono, poi, intervenuti i carabinieri. Il conducente della Twingo, un sanremese di 40 anni, aveva perso il controllo del volante andando a sbattere prima contro il guardavia e poi contro la parte anteriore della pattuglia. I due poliziotti hanno riportato contusioni varie e il classico colpo di frusta. La vettura d'ordinanza, invece, ha subito danni ingenti. Il conducente della Twingo sara' denunciato per guida in stato di ebbrezza. Sul posto sono intervenuti anche i volontari della Croce Rossa e i medici del 118.
di Fabrizio Tenerelli - 03/12/07 - riviera24.it
Danneggia sette auto
Guida in stato d'ebbrezza e danneggia sette auto
FORLI’ – Stava percorrendo via Ravegnana a Forlì nonostante avesse nel sangue un tasso alcolico superiore ai 0,50 gr/lt previsti dalla legge. Improvvisamente, all’altezza del Foro Boario, ha perso il controllo dell’automobile, una Ford Fiesta, tamponando un veicolo che lo precedeva. Nella collisione i mezzi sono finiti contro altri veicoli parcheggiati, danneggiandone sette. Per il protagonista del sinistro, avvenuto nella notte di sabato. immediato il ritiro della patente.
Sul posto sono intervenuti gli agenti della PolStrada di Forlì. Alcuni minuti più tardi i poliziotti hanno ritirato la patente ad un ventenne anch’egli al volante nonostante qualche bicchiere di troppo. L’automobilista, un ventenne, aveva travolto con la sua Alfa Romeo il triangolo che segnalava l’incidente innescato precedentemente. Il test ha riscontrato la positività all'alcol.
03/12/07 - romagnaoggi.it
FORLI’ – Stava percorrendo via Ravegnana a Forlì nonostante avesse nel sangue un tasso alcolico superiore ai 0,50 gr/lt previsti dalla legge. Improvvisamente, all’altezza del Foro Boario, ha perso il controllo dell’automobile, una Ford Fiesta, tamponando un veicolo che lo precedeva. Nella collisione i mezzi sono finiti contro altri veicoli parcheggiati, danneggiandone sette. Per il protagonista del sinistro, avvenuto nella notte di sabato. immediato il ritiro della patente.
Sul posto sono intervenuti gli agenti della PolStrada di Forlì. Alcuni minuti più tardi i poliziotti hanno ritirato la patente ad un ventenne anch’egli al volante nonostante qualche bicchiere di troppo. L’automobilista, un ventenne, aveva travolto con la sua Alfa Romeo il triangolo che segnalava l’incidente innescato precedentemente. Il test ha riscontrato la positività all'alcol.
03/12/07 - romagnaoggi.it
Padre 47enne tenta di uccidere la figlia
Tragedia per fortuna solo sfiorata l’altra sera a Forlimpopoli. Un uomo di 47 anni dello Sri Lanka, fuori di se, forse per aver alzato un po’ troppo il gomito, ha tentato di uccidere a coltellate la figlia 21enne. Tutto è cominciato verso le 19.30, quando al termine di un furibonda lite familiare l’uomo ha cominciato a mettere a soqquadro l’appartamento di viale Matteotti, 3. La figlia è riuscita ad evitare i colpi del padre e a mettersi in salvo sul balcone di casa.
Le grida disperate della ragazza hanno inevitabilmente attratto i vicini, che già erano in allarme per i rumori che provenivano da quell’abitazione. I vicini hanno riferito che non è la prima volta che in quella famiglia si scatenano liti verbali, ma mai di quella portata.
Immediato l’arrivo sul posto dei carabinieri del nucleo radiomobile della compagnia di Meldola, supportati dai colleghi della stazione di Forlimpopoli. Secondo gli agenti potrebbe essere proprio l’alcol la causa scatenante dell’episodio, che si sarebbe potuto tramutare facilmente in una tragedia familiare.
Angelo Warnakulasuriya, questo il nome del padre, è stato arrestato dagli uomini dell’Arma. Attualmente è detenuto presso il carcere di Forlì. Sarà il sostituto procuratore Fabio Di Vizio che coordina le indagini a decidere sulla sua sorte futura.
03/12/07 - romagnaoggi.it
Le grida disperate della ragazza hanno inevitabilmente attratto i vicini, che già erano in allarme per i rumori che provenivano da quell’abitazione. I vicini hanno riferito che non è la prima volta che in quella famiglia si scatenano liti verbali, ma mai di quella portata.
Immediato l’arrivo sul posto dei carabinieri del nucleo radiomobile della compagnia di Meldola, supportati dai colleghi della stazione di Forlimpopoli. Secondo gli agenti potrebbe essere proprio l’alcol la causa scatenante dell’episodio, che si sarebbe potuto tramutare facilmente in una tragedia familiare.
Angelo Warnakulasuriya, questo il nome del padre, è stato arrestato dagli uomini dell’Arma. Attualmente è detenuto presso il carcere di Forlì. Sarà il sostituto procuratore Fabio Di Vizio che coordina le indagini a decidere sulla sua sorte futura.
03/12/07 - romagnaoggi.it
Sicurezza Nazionale: è emergenza!
" Sicurezza Nazionale: è emergenza!" 18 Dicembre 2007 la Conferenza A.D.M.I. Terrorismo, mafie, incidenti stradali e sul lavoro, delinquenza comune, violenze carnali, sfruttamento dei minori e prostituzione minorile, violenza negli stadi, droga ed alcolismo, occultamento di cadaveri, infibulazioni si affiancano ai timori per una natura oltraggiata: allagamenti, inondazioni, incendi e frane, inquinamento dell’aria, dell’acqua, del suolo ed ecomafie.
Quali proposte concrete e quali indicazioni per evitare le insidie alla Sicurezza, alla convivenza civile, alla vita dei cittadini, alla Democrazia?
Invitiamo ad inviarci, su questi temi, le vostre testimonianze o proposte da sottoporre agli organismi competenti all’e-mail dell’associazione: coraggio@staxoft.it www.admi.it
Vorremmo contribuire, come associazione di operatori della Sicurezza, a dare indicazioni utili al risanamento di alcune situazioni che, probabilmente, stanno divenendo pericolose per la pacifica convivenza.
Vorremmo contribuire a creare un’Italia più vivibile per tutti, senza più avvisi sui mezzi di trasporto "Attenzione ai borseggiatori" - come se fosse istituzionalizzata la presenza di ladri su autobus e metropolitane;
vorremmo vedere partite senza più squadre di calcio che giocano con il lutto al braccio mentre "accampamenti di disperati" rimangono presenti ai margini delle città nella più totale indifferenza;
vorremmo consigliare, proporre iniziative e richiedere attività che portino a maggiore Solidarietà e Sicurezza nel rispetto della dignità e della Libertà di ogni individuo;
vorremmo lanciare una campagna di informazione, per non ritrovarci a rimpiangere quello che non è stato fatto, ogni volta che avviene un fatto luttuoso...ed ogni giorno la cronaca ne registra sempre più;
vorremmo contribuire a proporre iniziative che facciano tornare la fiducia nella gente;
Non sarà facile, ma il il nostro obiettivo è dare indicazioni per assicurare una "migliore" Sicurezza affinchè si possa affermare: questa Si! è la Mia Italia!
www.admi.it - 03/12/07 - agoramagazine.it
Quali proposte concrete e quali indicazioni per evitare le insidie alla Sicurezza, alla convivenza civile, alla vita dei cittadini, alla Democrazia?
Invitiamo ad inviarci, su questi temi, le vostre testimonianze o proposte da sottoporre agli organismi competenti all’e-mail dell’associazione: coraggio@staxoft.it www.admi.it
Vorremmo contribuire, come associazione di operatori della Sicurezza, a dare indicazioni utili al risanamento di alcune situazioni che, probabilmente, stanno divenendo pericolose per la pacifica convivenza.
Vorremmo contribuire a creare un’Italia più vivibile per tutti, senza più avvisi sui mezzi di trasporto "Attenzione ai borseggiatori" - come se fosse istituzionalizzata la presenza di ladri su autobus e metropolitane;
vorremmo vedere partite senza più squadre di calcio che giocano con il lutto al braccio mentre "accampamenti di disperati" rimangono presenti ai margini delle città nella più totale indifferenza;
vorremmo consigliare, proporre iniziative e richiedere attività che portino a maggiore Solidarietà e Sicurezza nel rispetto della dignità e della Libertà di ogni individuo;
vorremmo lanciare una campagna di informazione, per non ritrovarci a rimpiangere quello che non è stato fatto, ogni volta che avviene un fatto luttuoso...ed ogni giorno la cronaca ne registra sempre più;
vorremmo contribuire a proporre iniziative che facciano tornare la fiducia nella gente;
Non sarà facile, ma il il nostro obiettivo è dare indicazioni per assicurare una "migliore" Sicurezza affinchè si possa affermare: questa Si! è la Mia Italia!
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Basta guerre nel mondo!
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