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ROMA: accusato in processo per pedofilia, violenta testimone accusa
Adnkronos - 06-07-2007 - leggonline.it
Germania: tolleranza zero per guida in stato di ebbrezza
06-07-2007 - trasporti-oggi.it
Diaz, le telefonate nella notte: è un macello
Genova, le registrazioni depositate dalla difesa. Il capo della Digos dice agli agenti: «Ragazzi, le molotov non lasciatemele qui...»
GENOVA
Ore 23.58, 21 luglio 2001. Il signor Scotto, che abita accanto alla scuola Diaz, chiama il 113: «Buonasera, guardi che si stanno suonando di brutto qua sotto, dove c'è il centro, il Forum...». Operatore: «Sì, sapevamo già, grazie». Il signor Scotto: «È un macello». Operatore: «Grazie, sapevamo già, salve». Alla fine si torna sempre al punto di partenza. Il processo per i fatti della scuola Diaz non è nient'altro che questo, il tentativo di far capire a chi non c'era il dolore di chi venne pestato a sangue, lo sbigottimento di chi assistette dalle finestre di casa, il caos, la disorganizzazione e il senso di posticcio che stava dietro all'intera operazione. La registrazione delle chiamate giunte al 113 durante il blitz, che verrà depositata oggi (ultima udienza prima della chiusura estiva) dai difensori di parte civile, almeno è un documento utile a ricostruire il clima emotivo di quella notte tremenda. A scorrere le conversazioni con il 113, l'anarchia sembra regnare sovrana. Ma anche dal caos, così sostengono le parti civili, è possibile avere risposte ai quesiti che fanno parte del processo. All'1.23 chiama il vicequestore Lorenzo Mugolo, furente: «È tutto il giorno che non rispondete a 'sto c... di 113, c'avete una sala operativa che sembra un reattore e non rispondete... Dov'è quel pullman, dove sono le volanti che stanno scortando il pullman? Qui non c'è niente!». Sono dettagli per cultori della materia, ma Murgolo era la persona incaricata della gestione dell'ordine pubblico davanti alla scuola, e quindi anche del deflusso delle persone arrestate. Una funzione che Vincenzo Canterini, capo del reparto Mobile di Roma, in aula ha invece attribuito a se stesso.
A giudicare dalla chiamate al 113, è Murgolo che si occupa della logistica. Canterini invece partecipa al ping pong sui referti medici e sui documenti da produrre la mattina dopo all'autorità giudiziaria. Alle 3.05 è lui a chiamare l'allora capo della Digos Spartaco Mortola: «Oh, scusa se ti disturbo... Mi ha telefonato credo Gratteri (allora capo dello Sco, ndr) per avere... sai, se qualcuno si è fatto male eccetera, io adesso sto facendo fare dei referti e domani mattina te li mando». Mortola: «Falli mandare su direttamente allo Sco, alla squadra mobile». Sottovoce, rivolto a qualcuno nella stanza, il capo della Digos fa anche un accenno ad un "corpo del reato" che in seguito diventerà famoso: «Oh ragazzi, le molotov non lasciatemele qui...». Francesco Colucci, il questore di Genova, si fa sentire più volte «perché vorrei essere informato». Dalla questura chiamano allora il dirigente Alfredo Fabbrocini, presente sul posto: «Ma quanti eravate, quanti erano, così per sapere, perché noi non lo sappiamo...». Risposta, confusa: «Ti direi una bugia, non lo so, c'era un tale caos...». Il 113: «Ti faccio questa domanda, perché ce lo chiede il questore». Fabbrocini: «C'erano tutti, comunque c'era il funzionario della Digos, il funzionario della Mobile, insomma, ero (...) non lo so se non c'era altro. C'era anche Ciccimarra, che lo conosco, ah, c'era Gratteri, c'era anche il dottor Gratteri. Capito? Loro hanno disposto il servizio, noi abbiamo fatto manovalanza». Quello che sembra chiaro a tutti i convenuti è la gravità dell'accaduto. Alle 3.42 la Centrale operativa chiama il posto di polizia dell'ospedale San Martino: «Volevo sapere la situazione dei malati...». Risposta: «Ci sono due riservati, ma non sono gravi». Altra domanda: «Ma cos'hanno subito?». Risposta: «Teste aperte a manganellate». Una delle ultime telefonate al 113, ore 3.55, è di un agente: «Ma senti un po', ne è morto un secondo?». Operatore: «Ma figurati». Agente: «C'è un collega che stava piantonando uno dei fermati, uno di quelli raccolti dalle parti della scuola e praticamente era in una pozza di sangue. Il collega che lo piantonava all'ospedale se ne voleva andare via perché diceva che tanto questo è morto».
di Marco Imarisio - 06 luglio 2007 - corriere.it
Polizia Postale e Telefono Azzurro insieme contro la pedofilia
“Si sono incontrate due importanti competenze, una istituzionale e l’altra associativa - spiega Ernesto Caffo, presidente di Telefono Azzurro - da sempre impegnate sul fronte della lotta alla pedofilia. Abbiamo creato le basi per avviare procedure di azione che ci permetteranno di valicare i confini nazionali e di lavorare quindi in un contesto internazionale coerente con lo strumento di intervento. Costruire una rete di protezione dell’infanzia in Internet è la nostra migliore risposta al proliferare di iniziative che promuovono la pedofilia”.
“Il Dipartimento della Pubblica Sicurezza - afferma il Direttore centrale delle Specialità della Polizia di Stato, Prefetto Luciano Rosini - ha da sempre investito nel settore della prevenzione e della repressione contro il fenomeno della pedopornografia on line, in linea con le evoluzioni legislative che hanno evidenziato una particolare attenzione al fenomeno di tutto il Parlamento italiano”. Negli ultimi due anni all’hot114 sono arrivate circa 1.000 segnalazioni, di cui il 71,9% anonime. La tipologia di ambienti segnalati riguardano principalmente siti web per il 59,4%, e-mail per il 20%, 14,2% di file-sharing e 5,5% chat.
18-06-2007 - azzurro.it
SMS contro incidenti stradali
06/07/2007 - primocanale.it
ALCOL: avviso del Min. Salute su bevande al metanolo
06.07.2007 - medici-oggi.it
Droga davanti alle scuole: dieci arresti
passi dalla stazione delle autolinee, davanti all’istituto tecnico Vittorio
Emanuele. Tra i clienti degli spacciatori anche numerosi studenti bergamaschi.
Il risultato è giunto al termine di una lunga indagine, condotta dagli agenti
delle volanti della questura di Bergamo. Il gip Vito di Vita ha emesso le dieci
ordinanze di custodia cautelare nei confronti di altrettanti cittadini
extracomunitari, tutti clandestini. Quattro di loro, due marocchini di 32 e 40
anni, un tunisino di 24 anni e un algerino di 41anni, sono stati arrestati; ad
altri tre, due marocchini di 31 e 39 anni e un algerino di 25, già detenuti,
l'ordinanza è stata notificata in carcere.
Un tunisino di 27 anni ed altri due marocchini di 34 e 46 anni sono tuttora
ricercati; su di loro pesa un mandato di cattura internazionale.
Dell'organizzazione criminale facevano parte altre cinque persone, denunciate a
piede libero, tra loro una donna di 44 anni originaria di Ferrara e un
bergamasco di 48 anni. L'indagine, coordinata dal pm Giancarlo Mancusi, è
partita nel mese di gennaio dopo una serie di denunce presentate dai genitori
degli alunni e dai presidi delle scuole circostanti. I malviventi sono stati
individuati dopo una serie di appostamenti e pedinamenti nella zona e dalle
testimonianze di alcuni clienti, interrogati dalla polizia, dopo aver visionato
oltre 50 ore di immagini riprese con telecamere nascoste. L'operazione ha
portato al sequestro di alcuni etti di sostanze stupefacenti e centinaia di euro
in contanti.
06/07/2007 - eco.bg.it
Anziani: Liguria, fondo per la non autosufficienza
fondo per la non autosufficienza: in parte già stanziati (16 milioni di euro) e
altri da erogare nel futuro. I dati che arrivano dalla Giunta regionale parlano
di 7.367 domande di cui circa 1.500 già liquidate a partire dal 2006. A
queste si aggiungono ulteriori 4.000 famiglie che riceveranno il contributo cui
hanno diritto entro i prossimi mesi, arrivando così a soddisfare 5.500 casi
entro la fine dell'anno. Con il 2008 la Regione si propone inoltre di ampliare
l'offerta prevedendo uno stanziamento annuo regionale di 12 milioni di euro e
soddisfare globalmente 8.000 famiglie liguri, cui si
aggiungeranno le risorse nazionali. In questo modo saliranno a 30
milioni di euro le risorse regionali erogate a favore di anziani e
disabili.
06/07/2007 - intrage.it
Violenta una donna, arrestato dai Carabinieri
pedofilia
CIVITAVECCHIA – Violenza sessuale: questa la pesante denuncia ai danni di A.
M. 61 civitavecchiese arrestato oggi pomeriggio dai Carabinieri della Stazione
di Civitavecchia. L’uomo non è sconosciuto alle forze dell’ordine; al momento
dell’arresto si trovava già sottoposto al regime degli arresti domiciliari per
una turpe storia di pedofilia avvenuta nel luglio dell’anno scorso e per la
quale è imputato dinanzi al Tribunale di Civitavecchia.
I fatti che l’Autorità Giudiziaria di Civitavecchia gli attribuisce sono gravi;
la violenza sessuale sarebbe stata commessa la settimana scorsa ai danni di una
donna della città, durante la detenzione domiciliare; dopo averla indotta a
recarsi a casa sua per parlarle in quanto testimone nel processo che lo vede
coinvolto, A.M., avrebbe abusato tentando anche di indurla a modificare la
propria testimonianza dinanzi al Giudice.
I Carabinieri, dopo le formalità di rito, lo hanno ristretto presso la Casa
Circondariale di Civitavecchia.
06.07.2007 - centumcellae.it
I poveri in Lombardia: chi sono e cosa chiedono
sulla problematica, sempre più sentita anche in una parte del Paese considerata
ricca, ma che contemporaneamente vive una situazione di schizofrenia evidente.
Mentre infatti i ricchi aumentano le proprie ricchezze a dismisura, le sacche di
povertà si riempiono giornalmente di persone di varie estrazioni sociali, che
per disgrazie, investimenti sbagliati, storie personali finite male,
immigrazione e quant’altro non riescono più a sbarcare il lunario. La ricerca
della Caritas non è stata pensata per contare i poveri in Lombardia, ma per dare
un quadro della tipologia della povertà, dei bisogni di chi si rivolge ai centri
di ascolto ubicati nelle diocesi sparse in tutta la Regione e delle risposte che
gli operatori cercano di dare.
Nel terzo dossier regionale sulla povertà in Lombardia sono stati evidenziati i
dati relativi agli utenti che si sono rivolti a 18 centri di ascolto dislocati
nelle dieci diocesi lombarde (Bergamo, Brescia, Como, Crema, Cremona, Lodi,
Mantova, Milano, Pavia, Vigevano) nel semestre aprile-settembre 2006. La
pubblicazione nasce nell’ambito del Progetto Rete Nazionale, promosso da Caritas
Italiana nel 2003, che attraverso questo lavoro intende valorizzare anche il
ruolo dei centri di ascolto di Caritas.
In ogni diocesi è stato selezionato almeno un centro di ascolto e in totale sono
stati registrati i dati di 3.850 persone. Poco più della metà del campione è
rappresentato da donne (55,9%), mentre tra le persone straniere sono più
numerose le femmine (59,6%). I centri di ascolto incontrano soprattutto
stranieri: il 75,3% delle persone incontrate sono, infatti, cittadini non
italiani. La nazionalità straniera più numerosa è quella rumena (9,8%); seguono
poi gli immigrati provenienti dal Marocco (9%), che è un’immigrazione più
datata, accanto a due grandi flussi migratori più recenti, rappresentati
dall’Europa dell’Est e dall’America Latina. Escludendo gli stranieri in attesa
del rinnovo del permesso di soggiorno e quelli per i quali il dato non è noto,
si può osservare che oltre la metà degli immigrati incontrati dagli operatori è
in possesso di un regolare documento di soggiorno, mentre il 31% ne è
sprovvisto. Mentre gli italiani si distribuiscono lungo tutto l’asse delle età,
gli stranieri si concentrano soprattutto nelle classi più giovani.
Circa il 24% delle persone del campione vive da sola, su 1565 persone coniugate,
circa il 51% abita assieme al partner: fra gli stranieri tale percentuale è pari
a circa il 49%, mentre sale al 69,1% tra gli italiani, ma gli operatori
incontrano anche persone sole. Il 37,7% del campione ha dichiarato di aver
raggiunto la licenza media inferiore: mentre tra gli italiani prevalgono i
titoli di studio di livello medio-basso, gli stranieri, in misura percentuale,
hanno più spesso diplomi e lauree anche se spesso si tratta di titoli di studio
difficilmente spendibili perché non riconosciuti dal sistema scolastico
italiano. Al momento del colloquio, il 73,8% è disoccupato. L’intervento del
centro di ascolto non si limita a un semplice ascolto, ma cerca di comprendere
le cause del disagio. I bisogni evidenziati dalla ricerca sono risultati essere
7.414 in totale, con una media di circa 2 bisogni per persona.
Il dato che emerge è la significativa diffusione di problemi occupazionali ed
economici, che sono strettamente collegati. Alla mancanza di un lavoro o alla
sua precarietà sono solitamente connesse situazioni di assenza o insufficienza
di reddito, e di conseguenza continui indebitamenti per far fronte alle
necessità quotidiane della vita. Di seguito si trovano le problematiche
abitative. Sempre più spesso i centri di ascolto intercettano i bisogni
derivanti dalla condizione di straniero, sia tra le persone in possesso di
regolare permesso di soggiorno, sia tra quelle irregolari. Poi ci sono problemi
familiari, salute dipendenza da alcol e droga.
Le richieste pervenute ai centri di ascolto sono risultate essere 6.785,
mediamente 1,8 per ciascuna persona. La richiesta di beni e di servizi è molto
diffusa, sia italiani che stranieri, poi lavoro, orientamento, sostegno
socio-assistenziale e consulenza professionale. Su un totale di 9.787 risposte,
circa il 40% corrisponde alla fornitura di beni e servizi. In generale, il
centro di ascolto tende a dare beni e servizi, senza eccedere nella concessione
di sussidi economici. Piuttosto, il centro privilegia percorsi di
accompagnamento più strutturati e di lungo periodo: un’azione non facile, ma per
un centro di ascolto è importante innanzitutto ascoltare e capire il bisogno
della persona.
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Basta guerre nel mondo!
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