Padre Bossi, i terroristi volevano un milione di dollari
Sono le due di notte, quando in casa di Padre Giovanni Sandalo, il superiore del Pime, squilla il telefono: “Davvero padre Giancarlo è stato liberato? – chiede alle fonti dell’agenzia missionaria Minsa - Questa è una notizia meravigliosa ma noi non sapevamo ancora niente”.
Ma se in quella prima telefonata si sapeva molto poco sulla modalità di rilascio, adesso sembra essere confermato il fatto che non sia stato pagato alcun riscatto, nonostante l’intento dei rapitori fosse proprio di ottenere dei soldi. “Ero un mezzo per ottenere un riscatto”, ha detto oggi Padre Bossi nel corso di una conferenza stampa a Manila, dopo aver incontrato il presidente filippino Gloria Arroyo. Il missionario ha parlato di 50 milioni di pesos (oltre un milione di dollari). “Mi dispiace, ti sequestriamo solo per i soldi”, hanno detto i rapitori a padre Bossi qualificandosi come “appartenenti al gruppo di Abu Sayyaf”.
Secondo quanto raccontato dal religioso i suoi rapitori ricevevano ordini da una persona che li contattava attraverso un cellulare. La polizia filippina sostiene di non aver versato alcuna somma di denaro per il rilascio di padre Bossi, il quale ha dichiarato di non essere stato testimone di alcun pagamento. Prima delle rivelazioni del missionario italiano, il rapimento era stato attribuito al gruppo terroristico di Abu Sayaf, poi ai militanti del Moro Islamic Liberation Front (Milf), mentre i missionari del Pime sospettavano di alcuni criminali locali. Elisabetta Belloni, funzionario della Farnesina che da 4 anni collabora per la liberazione degli italiani, ha spiegato, in un’intervista a Repubblica: “Non è ancora chiaro quale sia stato il gruppo responsabile del rapimento”. E per quanto sia inevitabile riconoscere al Sismi un importante impegno nella trattativa è la stessa Belloni a precisare che “l’azione è stata condotta dalle autorità filippine, noi italiani abbiamo avuto contatti soltanto con mediatori”. Si moltiplicano quindi i dubbi sul comportamento di Governo e Farnesina.
Padre Giancarlo Bossi era stato rapito lo scorso 10 giugno mentre si recava alla parrocchia del Payo a celebrare la messa. Da quel fatidico giorno il mondo e in particolare quello cattolico è sprofondato in un abisso di interrogativi senza risposta. Chi poteva aver rapito il “gigante buono”, come lo chiamavano nella sua parrocchia? E per quale ragione?
La notizia della liberazione in Italia è stata diffusa da Romano Prodi poco prima delle 21, ma la conferma ufficiale è arrivata qualche minuto più tardi per voce di Padre Zanchi, superiore generale del Pime, che ha spiegato come il missionario fosse stato accompagnato dagli uomini dei servizi segreti italiani a Zamboanga per una prima visita di controllo sullo stato di salute. La liberazione è avvenuta nella zona di Sibugay Bay, sulla penisola di Zamboanga, nella parte occidentale dell’isola di Mindanao; la parrocchia di Payao, dove il missionario italiano lavorava, si trova a pochi chilometri, mentre la capitale Manila dista oltre un migliaio.
Tempestiva anche la reazione del Papa, che, dalla sua residenza estiva di Lorenzago di Cadore, parla di “grandissima gioia”. Segue poi il commento del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che, appena appresa la notizia del rilascio, dichiara: “Sono lieto della liberazione di padre Bossi”.
E mentre a Payo si fa festa e le strade si riempiono di persone, in Italia le agenzie hanno un gran da fare, per riportare i commenti da parte dalle varie aree del mondo politico. Ma la curiosità, intanto, regna sovrana. Dalla Farnesina, infatti, le notizie continuano a giungere con il contagocce. Secondo quanto dichiarato all’agenzia AsiaNews dal capo della polizia filippina sarebbe da escludere l’ipotesi del pagamento di un riscatto. Meglio parlare, secondo le forze dell’ordine locali, di “frenetiche trattative”. A fargli eco, monsignor Pedro C. Quitorio, portavoce della conferenza episcopale filippina (CBCP): “Per la liberazione di padre Bossi non è stato pagato alcun riscatto”, ha detto, sottolineando che “la sola cosa che abbiamo fatto è stata quella di pregare perché tutto si risolvesse nel migliore dei modi”.
Molto però c’è ancora da sapere sui responsabili del rapimento e l’atteggiamento del governo. Almeno per noi, mentre Padre Bossi fa sapere semplicemente: “Voglio tornare ad aiutare la mia gente, i miei rapitori mi hanno assicurato che non mi prenderanno di nuovo. Non ho mai avuto la sensazione che mi volessero uccidere né ho mai ricevuto minacce di morte o violenza di alcun tipo. Mi hanno trattato bene… solo il cibo non era un granché: riso, sale e pesce secco. Per questo sono spariti un po’ di chili. Ma ho anche smesso di fumare: non tocco una sigaretta dal 27 giugno”.
20 Luglio 2007 - di Francesca Burichetti - loccidentale.it
Ci trovate anche qui
La svolta di Londra
LA SVOLTA DI LONDRA E LO SPENSIERATO SPINELLO ITALIANO
Campeggi, villaggi-vacanze, scuole di vela, corsi di lingua, spiagge, agriturismi, terrazze e giardini: l'Italia estiva è un'immensa, spensierata fumeria. Se non ci credete, chiedete ai vostri ragazzi. O l'hanno fatto, o l'hanno visto, o l'hanno annusato. C'è qualcosa d'irresponsabile nel modo in cui affrontiamo la diffusione endemica della cannabis: come se fosse una moda innocua, un altro trucco con cui la nostra generazione si rifiuta goffamente d'invecchiare. Perdonando ai figli — qualche volta condividendo con loro — una «canna» ogni tanto. Come fosse una monelleria, o un bicchiere di troppo in compagnia. In Gran Bretagna la pensavano più o meno così: ma hanno cambiato idea. Erano messi peggio di noi, in materia. Ma se ne sono accorti. Prendendo le distanze dal predecessore, il nuovo primo ministro Gordon Brown ha annunciato che la cannabis tornerà a essere considerata — e trattata — come una sostanza pericolosa. Nel 2004 era stata, di fatto, depenalizzata: qualcosa per cui si può essere, al massimo, redarguiti. Presto, non più: le conseguenze per chi la possiede saranno severe. Come potete leggere nella corrispondenza da Londra, una nuova, potente varietà di cannabis — detta «skunk» — sta producendo sintomi di paranoia e schizofrenia.
Gli psichiatri sono concordi: crolli nervosi e ricoveri sono aumentati di molto, e alcuni orrendi episodi di cronaca sembrano collegati alla diffusione della sostanza. Se gli «spliffs» — il nuovo nome dei vecchi «joints» — fossero innocui, non accadrebbero certe cose, no?
Il governo britannico può aver commesso un errore tre anni fa, quando ha deciso di concentrarsi sulla lotta alle droghe più pesanti; e magari può sbagliare adesso, facendo marcia indietro. Ma almeno registra le novità, studia il fenomeno, prende posizione, confessa (uno dopo l'altro, i ministri laburisti ammettono d'aver usato cannabis/ marijuana). Lo stesso stanno facendo gli inglesi, da quanto leggo e sento. Pro o contro: ma non indifferenti.
In Italia, la leggerezza in materia sta diventando indisponente. La cannabis — e la cocaina, purtroppo — sono argomenti adatti per una battuta alla radio, o un'allusione in televisione. Vizietti sociali: uno per giovani, l'altro per ricchi. Cose che non cambiano, cose che non contano. Forse dovremmo ringraziare lo «skunk» per averci svegliato. Quasi un'onomatopea, utile a farci capire che la droga modifica i comportamenti, e i nostri comportamenti non riguardano soltanto noi. Anche il numero assurdo di giovani morti sulle strade italiane va collegato alla droga, e non solo all'alcol. Chissà quante cose non raccontano, i medici legali, per non ferire una famiglia già distrutta dal dolore.
Ma una società adulta deve dirsele, certe cose. Deve ammettere che la droga leggera — se mai c'è stata — non è più tanto leggera, e resta una droga, e crea dipendenza, e ha effetti sul sistema nervoso che possiamo soltanto sospettare. I ragazzi più svegli l'hanno capito. Agli altri bisogna spiegarlo: con pazienza e tolleranza, ma senza incertezze. Non possiamo lasciare che l'educazione e l'informazione in queste materie venga impartita da un incosciente televisivo, da un cretinetti radiofonico o dalla casualità della Rete. Le nostre pigrizie — peggio, le nostre complicità — possono provocare disastri.
Scrivo da Brighton, sotto il cielo azzurro del Sussex, dove molti anni fa ho cominciato ad appassionarmi a questo Paese. Era l'estate del 1972: avevamo quindici anni, e sulla costa della Manica non c'erano solo Ziggy Stardust, Gary Glitter e sciami di deliziose coetanee scandinave. Giravano skin-heads violenti, alcol a go-go e droghe assortite: tutti i rischi e le tentazioni che un teenager deve conoscere, e gestire. Ma qualcuno a casa, prima di partire, ci aveva detto: questo è bene, questo è male. Poi toccava a noi decidere. Adesso tocca a loro decidere. Ma tocca a noi dirgli: ragazzi, non scherziamo. La droga è male, e fa male.
20/07/2007 - di Beppe Severgnini - antiproibizionisti.it
Campeggi, villaggi-vacanze, scuole di vela, corsi di lingua, spiagge, agriturismi, terrazze e giardini: l'Italia estiva è un'immensa, spensierata fumeria. Se non ci credete, chiedete ai vostri ragazzi. O l'hanno fatto, o l'hanno visto, o l'hanno annusato. C'è qualcosa d'irresponsabile nel modo in cui affrontiamo la diffusione endemica della cannabis: come se fosse una moda innocua, un altro trucco con cui la nostra generazione si rifiuta goffamente d'invecchiare. Perdonando ai figli — qualche volta condividendo con loro — una «canna» ogni tanto. Come fosse una monelleria, o un bicchiere di troppo in compagnia. In Gran Bretagna la pensavano più o meno così: ma hanno cambiato idea. Erano messi peggio di noi, in materia. Ma se ne sono accorti. Prendendo le distanze dal predecessore, il nuovo primo ministro Gordon Brown ha annunciato che la cannabis tornerà a essere considerata — e trattata — come una sostanza pericolosa. Nel 2004 era stata, di fatto, depenalizzata: qualcosa per cui si può essere, al massimo, redarguiti. Presto, non più: le conseguenze per chi la possiede saranno severe. Come potete leggere nella corrispondenza da Londra, una nuova, potente varietà di cannabis — detta «skunk» — sta producendo sintomi di paranoia e schizofrenia.
Gli psichiatri sono concordi: crolli nervosi e ricoveri sono aumentati di molto, e alcuni orrendi episodi di cronaca sembrano collegati alla diffusione della sostanza. Se gli «spliffs» — il nuovo nome dei vecchi «joints» — fossero innocui, non accadrebbero certe cose, no?
Il governo britannico può aver commesso un errore tre anni fa, quando ha deciso di concentrarsi sulla lotta alle droghe più pesanti; e magari può sbagliare adesso, facendo marcia indietro. Ma almeno registra le novità, studia il fenomeno, prende posizione, confessa (uno dopo l'altro, i ministri laburisti ammettono d'aver usato cannabis/ marijuana). Lo stesso stanno facendo gli inglesi, da quanto leggo e sento. Pro o contro: ma non indifferenti.
In Italia, la leggerezza in materia sta diventando indisponente. La cannabis — e la cocaina, purtroppo — sono argomenti adatti per una battuta alla radio, o un'allusione in televisione. Vizietti sociali: uno per giovani, l'altro per ricchi. Cose che non cambiano, cose che non contano. Forse dovremmo ringraziare lo «skunk» per averci svegliato. Quasi un'onomatopea, utile a farci capire che la droga modifica i comportamenti, e i nostri comportamenti non riguardano soltanto noi. Anche il numero assurdo di giovani morti sulle strade italiane va collegato alla droga, e non solo all'alcol. Chissà quante cose non raccontano, i medici legali, per non ferire una famiglia già distrutta dal dolore.
Ma una società adulta deve dirsele, certe cose. Deve ammettere che la droga leggera — se mai c'è stata — non è più tanto leggera, e resta una droga, e crea dipendenza, e ha effetti sul sistema nervoso che possiamo soltanto sospettare. I ragazzi più svegli l'hanno capito. Agli altri bisogna spiegarlo: con pazienza e tolleranza, ma senza incertezze. Non possiamo lasciare che l'educazione e l'informazione in queste materie venga impartita da un incosciente televisivo, da un cretinetti radiofonico o dalla casualità della Rete. Le nostre pigrizie — peggio, le nostre complicità — possono provocare disastri.
Scrivo da Brighton, sotto il cielo azzurro del Sussex, dove molti anni fa ho cominciato ad appassionarmi a questo Paese. Era l'estate del 1972: avevamo quindici anni, e sulla costa della Manica non c'erano solo Ziggy Stardust, Gary Glitter e sciami di deliziose coetanee scandinave. Giravano skin-heads violenti, alcol a go-go e droghe assortite: tutti i rischi e le tentazioni che un teenager deve conoscere, e gestire. Ma qualcuno a casa, prima di partire, ci aveva detto: questo è bene, questo è male. Poi toccava a noi decidere. Adesso tocca a loro decidere. Ma tocca a noi dirgli: ragazzi, non scherziamo. La droga è male, e fa male.
20/07/2007 - di Beppe Severgnini - antiproibizionisti.it
Scuola antitruffa per anziani soli
Un colpo al giorno, la polizia svela i trucchi alle potenziali vittime Trucchi sempre nuovi, recite sfacciate. Un solo obiettivo: rubare risparmi e gioielli agli anziani milanesi, soprattutto ai tanti che restano soli quando parenti e vicini di casa partono per le vacanze. Nei primi cento giorni di quest´anno sono state 92 le truffe denunciate, un dato che - in proiezione - non si discosta molto dalle 305 dell´anno scorso. Erano state 357 nel 2005 e 508 nel 2004, 600 nel 2003, annus horribilis per questo tipo di reato, quando una famiglia di rom piemontesi mise a segno decine di colpi in città (molti dei quali sono sotto processo - la sentenza è attesa per settembre - e hanno già risarcito una ventina di vittime). Da allora le campagne di informazione hanno fatto tanto, ma gli investigatori avvertono: «Attenzione, le trappole si moltiplicano e diventano più sofisticate, quindi al minimo sospetto non c´è altro da fare che telefonare subito al 113 o al 112».
Soltanto pochi giorni fa è toccato a un uomo di 78 anni subire un raggiro in casa: lui, il signor Luciano, martedì scorso è stato fermato davanti al suo portone da un giovane mendicante che gli ha chiesto qualche soldo. L´anziano l´ha fatto salire in casa e, in sua presenza, ha preso dieci euro da un cassetto della cucina per darglieli. È bastato un attimo di distrazione e il finto mendicante ha riaperto il cassetto portando via i 1400 euro che Luciano conservava per spese programmate in questi giorni. Un´imprudenza classica, a sentire gli esempi che il dirigente del commissariato di Lorenteggio, Giovanni Aceti, ha fatto due pomeriggi fa a una quarantina di signore - età media settant´anni, solo due gli uomini in sala - raccolte allo spazio ScopriCoop di via Gianella per l´incontro sul tema: "Truffe, conoscerle e prevenirle per una vita più serena".
È proprio dal periodo dell´emergenza truffe che la questura ha inaugurato questi incontri nei quartieri, con i commissari a parlare per un paio d´ore ai cittadini dai capelli grigi, per metterli in guardia e insegnare loro come difendersi da chi si approfitta della solitudine, dell´età, della voglia di chiacchierare con qualcuno. E le signore non si risparmiano in aneddoti vissuti in prima persona o capitati a qualche conoscente. C´è chi è stato truffato dal finto fioraio («Mi hanno citofonato dicendo: signora, c´è un cesto di rose per lei. E invece entrati in casa mi hanno portato via tutto»), l´altra che racconta di una volta che alla sua porta si era presentata una ragazza che, saltando al collo di suo marito, aveva provato a farsi passare per la nipote di un vicino di letto nell´ospedale in cui - davvero - era stato ricoverato suo marito poco tempo prima. «I truffatori fanno conto proprio su questo - chiosa il dottor Aceti rivolgendosi alla sua platea - a una certa età non è difficile che si sia appena stati in ospedale, quindi loro ci provano, sapendo che una volta su due indovinano». Il dirigente del commissariato snocciola i consigli del vademecum messo a punto dalla polizia (e disponibile sul sito www.poliziadistato.it) per evitare le truffe.
Dai consigli più semplici, come quello di controllare attraverso lo spioncino chi suona alla porta - una signora si alza in piedi e fa sorridere tutte dicendo che lei, all´altezza dello spioncino, non ci arriva proprio - a quelli che toccano un tasto dolente per tanti anziani: «Cercate di non stare soli - dice il commissario - e se non avete figli o parenti, stringete amicizia con i vicini, fatevi da controllori gli uni con gli altri». Alla fine, però, alle signore che formulano propositi minacciosi verso i truffatori che potrebbero piombare in casa, il dottor Aceti riserva con un sorriso un monito più duro: «Non vi fate imbrogliare, certo, ma non fate gli eroi. Con i ladri non si scherza».
20 luglio 2007 - Oriana Liso - espresso.repubblica.it
Soltanto pochi giorni fa è toccato a un uomo di 78 anni subire un raggiro in casa: lui, il signor Luciano, martedì scorso è stato fermato davanti al suo portone da un giovane mendicante che gli ha chiesto qualche soldo. L´anziano l´ha fatto salire in casa e, in sua presenza, ha preso dieci euro da un cassetto della cucina per darglieli. È bastato un attimo di distrazione e il finto mendicante ha riaperto il cassetto portando via i 1400 euro che Luciano conservava per spese programmate in questi giorni. Un´imprudenza classica, a sentire gli esempi che il dirigente del commissariato di Lorenteggio, Giovanni Aceti, ha fatto due pomeriggi fa a una quarantina di signore - età media settant´anni, solo due gli uomini in sala - raccolte allo spazio ScopriCoop di via Gianella per l´incontro sul tema: "Truffe, conoscerle e prevenirle per una vita più serena".
È proprio dal periodo dell´emergenza truffe che la questura ha inaugurato questi incontri nei quartieri, con i commissari a parlare per un paio d´ore ai cittadini dai capelli grigi, per metterli in guardia e insegnare loro come difendersi da chi si approfitta della solitudine, dell´età, della voglia di chiacchierare con qualcuno. E le signore non si risparmiano in aneddoti vissuti in prima persona o capitati a qualche conoscente. C´è chi è stato truffato dal finto fioraio («Mi hanno citofonato dicendo: signora, c´è un cesto di rose per lei. E invece entrati in casa mi hanno portato via tutto»), l´altra che racconta di una volta che alla sua porta si era presentata una ragazza che, saltando al collo di suo marito, aveva provato a farsi passare per la nipote di un vicino di letto nell´ospedale in cui - davvero - era stato ricoverato suo marito poco tempo prima. «I truffatori fanno conto proprio su questo - chiosa il dottor Aceti rivolgendosi alla sua platea - a una certa età non è difficile che si sia appena stati in ospedale, quindi loro ci provano, sapendo che una volta su due indovinano». Il dirigente del commissariato snocciola i consigli del vademecum messo a punto dalla polizia (e disponibile sul sito www.poliziadistato.it) per evitare le truffe.
Dai consigli più semplici, come quello di controllare attraverso lo spioncino chi suona alla porta - una signora si alza in piedi e fa sorridere tutte dicendo che lei, all´altezza dello spioncino, non ci arriva proprio - a quelli che toccano un tasto dolente per tanti anziani: «Cercate di non stare soli - dice il commissario - e se non avete figli o parenti, stringete amicizia con i vicini, fatevi da controllori gli uni con gli altri». Alla fine, però, alle signore che formulano propositi minacciosi verso i truffatori che potrebbero piombare in casa, il dottor Aceti riserva con un sorriso un monito più duro: «Non vi fate imbrogliare, certo, ma non fate gli eroi. Con i ladri non si scherza».
20 luglio 2007 - Oriana Liso - espresso.repubblica.it
Pena di morte per violnza su minori di 14 anni
Texas (USA). Pena di morte per violnza su minori di 14 anniNews del 20-07-2007
Il governatore texano Rick Perry ha ratificato la legge sulla violenza sessuale nei confronti di minori che era stata approvata il 18 maggio (vedi) dalla Camera. La legge è l’HB8, rinominata “Jessica’s Law” dal nome di Jessica Lunsford, una bambina rapita e uccisa in Florida nel 2005 da una persona con precedenti per violenza su minori.
La legge prevede condanne fino a 25 anni per il primo episodio di molestie sessuali gravi su minori di 14 anni, e la possibilità di condanna a morte per il secondo episodio, anche quando la vittima non viene uccisa. La legge inoltre prevede che attraverso un dispositivo di localizzazione satellitare (GPS) la polizia tenga una mappa aggiornata in tempo reale dei pregiudicati per reati sessuali nei confronti di minori.
Questo aspetto della legge però è di non facile attuazione: la Florida ha approvato una legge simile due anni fa, ma la polizia non è ancora riuscita a rintracciare tutte le persone che risultano schedate.
La nuova legge entra in vigore il 1° settembre, e sarà applicata solo per i reati commessi dopo quella data.
a cura di NtC - 20.07.07 - quaderniradicali.it
Il governatore texano Rick Perry ha ratificato la legge sulla violenza sessuale nei confronti di minori che era stata approvata il 18 maggio (vedi) dalla Camera. La legge è l’HB8, rinominata “Jessica’s Law” dal nome di Jessica Lunsford, una bambina rapita e uccisa in Florida nel 2005 da una persona con precedenti per violenza su minori.
La legge prevede condanne fino a 25 anni per il primo episodio di molestie sessuali gravi su minori di 14 anni, e la possibilità di condanna a morte per il secondo episodio, anche quando la vittima non viene uccisa. La legge inoltre prevede che attraverso un dispositivo di localizzazione satellitare (GPS) la polizia tenga una mappa aggiornata in tempo reale dei pregiudicati per reati sessuali nei confronti di minori.
Questo aspetto della legge però è di non facile attuazione: la Florida ha approvato una legge simile due anni fa, ma la polizia non è ancora riuscita a rintracciare tutte le persone che risultano schedate.
La nuova legge entra in vigore il 1° settembre, e sarà applicata solo per i reati commessi dopo quella data.
a cura di NtC - 20.07.07 - quaderniradicali.it
Picchiata da padre e fratello obbligata a prostituirsi
Condizione femminile. Picchiata da padre e fratello obbligata a prostituirsi
Donne schiave. Più che quote rosa. L'universo femminile sta precipitando in un baratro e non ce ne accorgiamo. Non se ne dà notizia. Le donne più che incoraggiate a far carriera, a migliorare ed ambire, scivolano in fenomeni regressivi di civilità e diritti. Violenze e violazioni sono una quotidianità silente e solitaria. Vetro sul cuore di milioni di donne. Perche la solidarietà ha anche il profilo rosa.
Schiave. Non solo le immigrate. Nei posti di lavoro, quando non sono le aziende dove pochè manager fanno strada e poi vengono corteggiate da uomini e jet set. Schiave nelle strade dove migliaia di donne immigrate vengono importate per la prostituzione più orrida e selvaggia. Schiave spesso anche nelle famiglie. E poi schiave di un'immagine della donna che il Financial Time non ha esitato a stigmatizzare in Italia come non accade altrove. Perchè pubblicità e televisione hanno ridimensionato l'universo femminile a gregario di bisogni sessuali. Non è per questo che la donna è accanto agli uomini. La donna è il motore dell'amore universale. E' la genitrice, è il dono della vita che si rinnova. E' la sessualità per l'estasi non per il commercio.
Comincia l'Italia denuncia questa condizione. E imputa direttamente il fallimento alla politica. Che non ha saputo interpretare necessità e bisogni. Le donne oggi, rispetto agli anni settanta, sono abbandonate e dimenticate. Forse perchè anche qui la politica ha chiuso gli occhi coi privilegi di cui godono le parlamentari, gli stessi costi e benefit inutili dei loro colleghi uomini. Donne in parlamento che non hanno mosso un dito per far crescere la dimensione femminile, salvo accordarsi per quotare le virtù di poche e pochissime. Ma davvero le quote sono la battaglia principe per riscattare un genere?
Mai come in questi anni la donna ha fatto passi indietro. Più abbandono scolastico: + 4 per cento. Più donne disoccupate. Più donne che abbandonano il lavoro. Più donne che neppure lo cercano tanto sanno che non c'è per loro una dimensione di sostegno. Non pareggiano il disastro le poche, ripetiamo pochissime, donne manager o impiegate. E' la condizione delle donne nel complesso che è da far paura. Perchè? Per le stesse ragioni dell'antipolitica. Perchè chi fa la politica la fa in modo autoreferenziale. Pensando al proprio gruppo di riferimento. Anche qui, per l'universo femminile, manca un progetto di ampio respiro. Soprattutto democratico e ugualitario. Che la società ha smarrito i valori fondanti delle democrazie lo dimostra proprio questa disuguaglianza dei valori femminili, che invece sono stati il centro e il motore dello sviluppo del Novecento.
E' una condizione che esploreremo dimostrando le colpe di questa disattenzione. Perchè non sono donne senza una poltrona di ministro o che non fanno carriera. Ma diritti, opportunità, lavoro, condizioni di vita possibili. Per donne che muoiono di fatiche, donne sfruttate, donne sole. Donne povere. Umiliate. E non parlano altre lingue.
Ma italiano.
I casi si susseguono. Ieri notte a Roma è successo questo. Due uomini ed una donna sono stati arrestati dai Carabinieri della Stazione Roma San Lorenzo per aver piu' volte picchiato selvaggiamente e minacciato una ragazza di 31 anni per costringerla a prostituirsi per loro conto. Gli imputati sono italiani e per di piu' i due uomini sono rispettivamente padre e fratello della vittima. Dopo la morte della mamma, circa 10 anni fa, la vittima e la sorella erano gia' stata costretta per anni a prostituirsi presso la propria abitazione di Fiano Romano dal padre e dal fratello.
Per quella vicenda, il papa' ora 70 enne ed il fratello ora 35 enne erano gia' stati indagati, il primo finendo anche in carcere. Scontata la pena, l'uomo ha provato in tutti i modi a costringere nuovamente a prostituirsi la figlia. L'ultimo episodio, da cui e' scaturita l'indagine, risale al maggio scorso quando la 31 enne e' stata avvicinata dal fratello e dal padre a Roma, in Largo Passamonti, zona dove, da qualche tempo per guadagnarsi da vivere, faceva la parcheggiatrice abusiva. I due uomini, accompagnati dalla convivente del padre, con pesanti minacce, volevano costringerla a tornare nella loro casa di Fiano Romano dove gia' in passato l'avevano costretta a prostituirsi. L'opposizione della donna ha fatto infuriare i congiunti che hanno iniziato a colpirla prima con calci e pugni, poi a bastonate procurandole ferite e fratture varie.
Gli aggressori le hanno anche chiesto 3000 euro come 'risarcimento' del danno causato dal suo rifiuto, minacciandola di morte qualora non avesse corrisposto quella cifra o se avesse denunciato l'accaduto. La vittima, stanca delle continue vessazioni, si e' rivolta ai Carabinieri di Roma San Lorenzo denunciando il tutto.
Donatella Papi - 20.07.07 - comincialitalia.net
Donne schiave. Più che quote rosa. L'universo femminile sta precipitando in un baratro e non ce ne accorgiamo. Non se ne dà notizia. Le donne più che incoraggiate a far carriera, a migliorare ed ambire, scivolano in fenomeni regressivi di civilità e diritti. Violenze e violazioni sono una quotidianità silente e solitaria. Vetro sul cuore di milioni di donne. Perche la solidarietà ha anche il profilo rosa.
Schiave. Non solo le immigrate. Nei posti di lavoro, quando non sono le aziende dove pochè manager fanno strada e poi vengono corteggiate da uomini e jet set. Schiave nelle strade dove migliaia di donne immigrate vengono importate per la prostituzione più orrida e selvaggia. Schiave spesso anche nelle famiglie. E poi schiave di un'immagine della donna che il Financial Time non ha esitato a stigmatizzare in Italia come non accade altrove. Perchè pubblicità e televisione hanno ridimensionato l'universo femminile a gregario di bisogni sessuali. Non è per questo che la donna è accanto agli uomini. La donna è il motore dell'amore universale. E' la genitrice, è il dono della vita che si rinnova. E' la sessualità per l'estasi non per il commercio.
Comincia l'Italia denuncia questa condizione. E imputa direttamente il fallimento alla politica. Che non ha saputo interpretare necessità e bisogni. Le donne oggi, rispetto agli anni settanta, sono abbandonate e dimenticate. Forse perchè anche qui la politica ha chiuso gli occhi coi privilegi di cui godono le parlamentari, gli stessi costi e benefit inutili dei loro colleghi uomini. Donne in parlamento che non hanno mosso un dito per far crescere la dimensione femminile, salvo accordarsi per quotare le virtù di poche e pochissime. Ma davvero le quote sono la battaglia principe per riscattare un genere?
Mai come in questi anni la donna ha fatto passi indietro. Più abbandono scolastico: + 4 per cento. Più donne disoccupate. Più donne che abbandonano il lavoro. Più donne che neppure lo cercano tanto sanno che non c'è per loro una dimensione di sostegno. Non pareggiano il disastro le poche, ripetiamo pochissime, donne manager o impiegate. E' la condizione delle donne nel complesso che è da far paura. Perchè? Per le stesse ragioni dell'antipolitica. Perchè chi fa la politica la fa in modo autoreferenziale. Pensando al proprio gruppo di riferimento. Anche qui, per l'universo femminile, manca un progetto di ampio respiro. Soprattutto democratico e ugualitario. Che la società ha smarrito i valori fondanti delle democrazie lo dimostra proprio questa disuguaglianza dei valori femminili, che invece sono stati il centro e il motore dello sviluppo del Novecento.
E' una condizione che esploreremo dimostrando le colpe di questa disattenzione. Perchè non sono donne senza una poltrona di ministro o che non fanno carriera. Ma diritti, opportunità, lavoro, condizioni di vita possibili. Per donne che muoiono di fatiche, donne sfruttate, donne sole. Donne povere. Umiliate. E non parlano altre lingue.
Ma italiano.
I casi si susseguono. Ieri notte a Roma è successo questo. Due uomini ed una donna sono stati arrestati dai Carabinieri della Stazione Roma San Lorenzo per aver piu' volte picchiato selvaggiamente e minacciato una ragazza di 31 anni per costringerla a prostituirsi per loro conto. Gli imputati sono italiani e per di piu' i due uomini sono rispettivamente padre e fratello della vittima. Dopo la morte della mamma, circa 10 anni fa, la vittima e la sorella erano gia' stata costretta per anni a prostituirsi presso la propria abitazione di Fiano Romano dal padre e dal fratello.
Per quella vicenda, il papa' ora 70 enne ed il fratello ora 35 enne erano gia' stati indagati, il primo finendo anche in carcere. Scontata la pena, l'uomo ha provato in tutti i modi a costringere nuovamente a prostituirsi la figlia. L'ultimo episodio, da cui e' scaturita l'indagine, risale al maggio scorso quando la 31 enne e' stata avvicinata dal fratello e dal padre a Roma, in Largo Passamonti, zona dove, da qualche tempo per guadagnarsi da vivere, faceva la parcheggiatrice abusiva. I due uomini, accompagnati dalla convivente del padre, con pesanti minacce, volevano costringerla a tornare nella loro casa di Fiano Romano dove gia' in passato l'avevano costretta a prostituirsi. L'opposizione della donna ha fatto infuriare i congiunti che hanno iniziato a colpirla prima con calci e pugni, poi a bastonate procurandole ferite e fratture varie.
Gli aggressori le hanno anche chiesto 3000 euro come 'risarcimento' del danno causato dal suo rifiuto, minacciandola di morte qualora non avesse corrisposto quella cifra o se avesse denunciato l'accaduto. La vittima, stanca delle continue vessazioni, si e' rivolta ai Carabinieri di Roma San Lorenzo denunciando il tutto.
Donatella Papi - 20.07.07 - comincialitalia.net
Referendum: raggiunte le 500mila firme
Il presidente del Comitato promotore del quesito sulla modifica della legge elettorale: ora puntiamo a quota sicurezza di 570mila.
MESSINA - Il referendum sulla legge elettorale con ogni probabilità si farà, a meno di una nuova legge o di una fine anticipata della legislatura. «Abbiamo le 500 mila firme» ha dichiarato infatti il presidente del Comitato promotore dei referendum elettorali, Giovanni Guzzetta, che si trova a Messina, sua città natale, per concludere il tour referendario. Guzzetta ha anche sottolineato che ora si tratta di raggiungere quota sicurezza di 570 mila firme.
SOGLIA DI SICUREZZA - «Mi sono sempre imposto serietà nell'informazione ai cittadini sull'andamento della raccolta e quindi ho atteso questo giorno - ha affermato - per potere dare una notizia certa e circostanziata che faccia un po' piazza pulita delle tante asserzioni e fuga di notizie non accreditate. Oggi posso dire che presso il Comitato Nazionale di Roma sono presenti già 500 mila firme. Ciò ci dà molta soddisfazione, ma ribadisco che, come abbiamo sempre detto, la soglia di sicurezza è di 570 mila firme e questa soglia non è stata ancora raggiunta. Faccio pertanto appello al rientro delle firme». «Siamo ottimisti - ha proseguito Guzzetta - sul fatto che ce la faremo e colgo l'occasione, dopo aver ringraziato tutti i comitati locali, per esprimere un elogio e un ringraziamento per tutti quei volontari che a decine in queste ore lavorano senza interruzione presso il Comitato per controllare tutte le firme. È merito anche loro, e del nostro coordinatore organizzativo, Antonio Funiciello, se stiamo conseguendo il risultato sperato».
20 luglio 2007 - corriere.it
MESSINA - Il referendum sulla legge elettorale con ogni probabilità si farà, a meno di una nuova legge o di una fine anticipata della legislatura. «Abbiamo le 500 mila firme» ha dichiarato infatti il presidente del Comitato promotore dei referendum elettorali, Giovanni Guzzetta, che si trova a Messina, sua città natale, per concludere il tour referendario. Guzzetta ha anche sottolineato che ora si tratta di raggiungere quota sicurezza di 570 mila firme.
SOGLIA DI SICUREZZA - «Mi sono sempre imposto serietà nell'informazione ai cittadini sull'andamento della raccolta e quindi ho atteso questo giorno - ha affermato - per potere dare una notizia certa e circostanziata che faccia un po' piazza pulita delle tante asserzioni e fuga di notizie non accreditate. Oggi posso dire che presso il Comitato Nazionale di Roma sono presenti già 500 mila firme. Ciò ci dà molta soddisfazione, ma ribadisco che, come abbiamo sempre detto, la soglia di sicurezza è di 570 mila firme e questa soglia non è stata ancora raggiunta. Faccio pertanto appello al rientro delle firme». «Siamo ottimisti - ha proseguito Guzzetta - sul fatto che ce la faremo e colgo l'occasione, dopo aver ringraziato tutti i comitati locali, per esprimere un elogio e un ringraziamento per tutti quei volontari che a decine in queste ore lavorano senza interruzione presso il Comitato per controllare tutte le firme. È merito anche loro, e del nostro coordinatore organizzativo, Antonio Funiciello, se stiamo conseguendo il risultato sperato».
20 luglio 2007 - corriere.it
Party a base di vino a Punta Marina
RAVENNA - Party a base di vino a Punta Marina: la condanna di Asaps
PUNTA MARINA - Non c’è che dire: l’Italia è proprio un paese buffo. Se non ci fosse un lato profondamente tragico, ci sarebbe quasi da farsi una risata e, alla fine, condividere il giudizio davvero poco lusinghiero che l’intera Europa ci riserva, quando si tratta di valutare la nostra serietà in tema di sicurezza stradale. Veniamo subito al punto: il consorzio “Vini Colli Bolognesi”, ha deciso di lanciare il proprio fiore all’occhiello, il Pignoletto, vino frizzante bianco (imparentato col più famoso “Grechetto”), proponendo un “insolito” e – aggiungiamo noi – “pericoloso” abbinamento. Il titolo della serata, elegante ed accattivante, sarà “Pignoletto Beach-Party”. L’appuntamento è per sabato 21 luglio, allo stabilimento balneare “Donna Rosa” di Punta Marina (Ra).
Tutto questo, si badi bene, mentre nel Paese è in corso un dibattito accesissimo sulle misure da adottare per contrastare l'abuso di alcol e la quotidiana tragedia sulle strade.
Tradotto in termini meno sloganeggianti, l'evento vuol dire “alcol-spiaggia-notte-giovani”. L’iniziativa è infatti dedicata proprio a loro, ai giovani, ai quali si deve per forza insegnare qualcosa. (A noi l'evento è stato segnalato proprio da alcuni giovani perplessi). Abbiamo insegnato loro che la sigaretta faceva trendy, che la velocità sulla strada è roba da fighi, che le droghe leggere in fondo “non fanno male” (!!!) e, da tempo, che bere moderatamente significa “degustare”.
Bere moderato è bello: ci sono i sommelier che passano per intellettuali del divertimento e del piacere dovuto al gusto di riempirsi il palato di alcolica raffinatezza.
“Paese buffo”, dicevamo all’inizio: l’ebbrezza alcolica (ebbrezza, non ubriachezza) ha fatto più morti in Italia, nell’ultimo mese, di tanti attentati terroristici: bambini uccisi, giovani falciati sulle strisce, ciclisti travolti per centinaia di metri, anziani soppressi con la borsa della spesa in mano, mentre l’altra si sorreggeva sul bastone.
Proprio a Ravenna qualche tempo fa un ubriaco ha falciato e ucciso un giovane e poi si è dato alla fuga e solo grazie al coraggio di una giovane ragazza è stato rintracciato e poi fermato dalla Polizia.
La legge non riesce a fare il suo lavoro e questi omicidi restano puntualmente impuniti. O meglio: puniti poco (anche quello di Ravenna).
Un paese serio, a questo punto, vieterebbe questi abbinamenti. Dovrebbe porre il veto sulle iniziative assurde di chi vuole per forza lucrarci sopra, e che arriccia sempre il naso quando qualcuno li critica. “Che ne volete sapere voi? Questa è cultura, è arte sopraffina…”. E' allora opportuna una "degustazione" a base di alcol, di cui non si conoscono bene i confini?
Un paese serio, e non così sensibile alle lobby di chi certi prodotti li vende, imporrebbe un consumo consapevole, vietando intanto ai giovani (quelli sotto i 18 anni) di entrare in un beach-party come quello del Pignoletto (lo si farà a Marina di Ravenna?). Farebbe in modo che le avvenenti sommelier in costume da bagno – guarda caso si parla solo di donne – spiegassero anche cosa succede, a chi deve guidare, dopo un bicchiere di vinello frizzante: sarà gradevole, ma è anche pericoloso, e nessuno lo dice mai, scivolare a 0,5 g/l è facile e vietato dal codice della strada, uccide quanto la velocità.
Poi, quando al mattino si legge che un ebbro ha ammazzato 3 bambini in autostrada, ecco che molti auspicano pene esemplari al “pirata”, salvo dimenticare chi è stato ad insegnargli che “bere o, meglio, degustare” moderatamente è cultura. Noi le invocazioni di pene serie le chiamiamo pene esemplari di quelli del lunedì. Mentre il sabato e la domenica è baldoria è il momento del divertimento a tutti costi. E' il momento del compiacimento che diventa complice delle tragedie stradali.
Ma no! “Sdrammatizziamo il vino – si legge nel comunicato che invita a partecipare all’iniziativa – di solito confinato in ambienti formali”. Nessuno si pone il problema: ma con cosa tornano a casa questi giovani, dopo che avranno “assaggiato” (leggasi “bevuto”, sic!) il Pignoletto? Qualche pullman è stato organizzato?
Ma sì, sdrammatizziamo pure. Tanto i morti li contiamo dopo.
Giordano Biserni - Presidente Asaps - 20.07.07 - romagnaoggi.it
PUNTA MARINA - Non c’è che dire: l’Italia è proprio un paese buffo. Se non ci fosse un lato profondamente tragico, ci sarebbe quasi da farsi una risata e, alla fine, condividere il giudizio davvero poco lusinghiero che l’intera Europa ci riserva, quando si tratta di valutare la nostra serietà in tema di sicurezza stradale. Veniamo subito al punto: il consorzio “Vini Colli Bolognesi”, ha deciso di lanciare il proprio fiore all’occhiello, il Pignoletto, vino frizzante bianco (imparentato col più famoso “Grechetto”), proponendo un “insolito” e – aggiungiamo noi – “pericoloso” abbinamento. Il titolo della serata, elegante ed accattivante, sarà “Pignoletto Beach-Party”. L’appuntamento è per sabato 21 luglio, allo stabilimento balneare “Donna Rosa” di Punta Marina (Ra).
Tutto questo, si badi bene, mentre nel Paese è in corso un dibattito accesissimo sulle misure da adottare per contrastare l'abuso di alcol e la quotidiana tragedia sulle strade.
Tradotto in termini meno sloganeggianti, l'evento vuol dire “alcol-spiaggia-notte-giovani”. L’iniziativa è infatti dedicata proprio a loro, ai giovani, ai quali si deve per forza insegnare qualcosa. (A noi l'evento è stato segnalato proprio da alcuni giovani perplessi). Abbiamo insegnato loro che la sigaretta faceva trendy, che la velocità sulla strada è roba da fighi, che le droghe leggere in fondo “non fanno male” (!!!) e, da tempo, che bere moderatamente significa “degustare”.
Bere moderato è bello: ci sono i sommelier che passano per intellettuali del divertimento e del piacere dovuto al gusto di riempirsi il palato di alcolica raffinatezza.
“Paese buffo”, dicevamo all’inizio: l’ebbrezza alcolica (ebbrezza, non ubriachezza) ha fatto più morti in Italia, nell’ultimo mese, di tanti attentati terroristici: bambini uccisi, giovani falciati sulle strisce, ciclisti travolti per centinaia di metri, anziani soppressi con la borsa della spesa in mano, mentre l’altra si sorreggeva sul bastone.
Proprio a Ravenna qualche tempo fa un ubriaco ha falciato e ucciso un giovane e poi si è dato alla fuga e solo grazie al coraggio di una giovane ragazza è stato rintracciato e poi fermato dalla Polizia.
La legge non riesce a fare il suo lavoro e questi omicidi restano puntualmente impuniti. O meglio: puniti poco (anche quello di Ravenna).
Un paese serio, a questo punto, vieterebbe questi abbinamenti. Dovrebbe porre il veto sulle iniziative assurde di chi vuole per forza lucrarci sopra, e che arriccia sempre il naso quando qualcuno li critica. “Che ne volete sapere voi? Questa è cultura, è arte sopraffina…”. E' allora opportuna una "degustazione" a base di alcol, di cui non si conoscono bene i confini?
Un paese serio, e non così sensibile alle lobby di chi certi prodotti li vende, imporrebbe un consumo consapevole, vietando intanto ai giovani (quelli sotto i 18 anni) di entrare in un beach-party come quello del Pignoletto (lo si farà a Marina di Ravenna?). Farebbe in modo che le avvenenti sommelier in costume da bagno – guarda caso si parla solo di donne – spiegassero anche cosa succede, a chi deve guidare, dopo un bicchiere di vinello frizzante: sarà gradevole, ma è anche pericoloso, e nessuno lo dice mai, scivolare a 0,5 g/l è facile e vietato dal codice della strada, uccide quanto la velocità.
Poi, quando al mattino si legge che un ebbro ha ammazzato 3 bambini in autostrada, ecco che molti auspicano pene esemplari al “pirata”, salvo dimenticare chi è stato ad insegnargli che “bere o, meglio, degustare” moderatamente è cultura. Noi le invocazioni di pene serie le chiamiamo pene esemplari di quelli del lunedì. Mentre il sabato e la domenica è baldoria è il momento del divertimento a tutti costi. E' il momento del compiacimento che diventa complice delle tragedie stradali.
Ma no! “Sdrammatizziamo il vino – si legge nel comunicato che invita a partecipare all’iniziativa – di solito confinato in ambienti formali”. Nessuno si pone il problema: ma con cosa tornano a casa questi giovani, dopo che avranno “assaggiato” (leggasi “bevuto”, sic!) il Pignoletto? Qualche pullman è stato organizzato?
Ma sì, sdrammatizziamo pure. Tanto i morti li contiamo dopo.
Giordano Biserni - Presidente Asaps - 20.07.07 - romagnaoggi.it
C'è sempre una Jennifer
C'è sempre una Jennifer nel cuore del fidanzato d'America
Con la Lopez stava per sposarsi. Con la Garner lo ha fattoe ha pure avuto una bimba. Ben Affleck vi sembra il classico bravo ragazzo? Oggi che torna al cinema in Smokin' Aces, lo è. Ma quando passava le notti tra poker e whisky...
L'avevamo lasciato che baciava il sedere di Jennifer Lopez nel video della canzone Jenny from the block. Poi la coppia più eccessiva e chiacchierata di Hollywood è scoppiata, e di Ben Affleck si sono perse le tracce. Almeno sui tabloid. Mentre si teneva alla larga da giornalisti e paparazzi, l'ex fidanzato d'America si è dato da fare per ritrovare l'aria, e la fama, da bravo ragazzo che aveva smarrito tra flop, poker e alcol. Così Ben si è sposato, con un'altra Jennifer, la Garner, incontrata sul set di Daredevil. È diventato papà di una bellissima bambina, Violet. E ha rilanciato la sua carriera, interpretando il thriller Smokin' Aces, ora al cinema, e debuttando alla regia del drammatico Gone, Baby, Gone. Adesso è alle Hawaii, in vacanza con l'inseparabile amico Matt Damon, ma pare che non si stia riposando. I due, che dieci anni fa hanno vinto l'Oscar per la sceneggiatura di Will Hunting-Genio ribelle, sono al lavoro sul loro secondo film a quattro mani. Servono altre prove del ritorno di Big Ben?
Dopo due anni di pausa, ha interpretato due pellicole in pochi mesi: prima Hollywoodland, ora Smokin' Aces.
"Ci tenevo molto a farle. Anche se in Smokin' Aces non sono il protagonista e per Hollywoodland ho preso un cachet ridotto" (2,8 milioni di dollari contro i 12 di Daredevil, il suo ultimo successo).
In compenso, con Hollywoodland ha vinto la Coppa Volpi come migliore attore all'ultimo Festival di Venezia.
"È un premio che considero speciale, perché l'ho conquistato grazie a un ruolo che sentivo mio: quello di George Reeves, il Superman della serie tv degli anni Cinquanta".
Un attore alcolizzato, frustrato per una carriera mai decollata e tormentato dal gossip.
"Sono io, no? O almeno lo ero. Mi sono ritrovato così a pezzi che ho pensato anche di smettere di recitare. Solo grazie a Jennifer (la seconda, quella che ha sposato, ndr) sono riuscito a tornare in carreggiata. Ma ci sono voluti due anni per ritrovare la normalità".
A fargliela perdere era stata la storia con la prima Jennifer, la Lopez?
"Era come respirare veleno. La mia vita privata finiva tutti i giorni su tutti i giornali. In pubblico sorridevo, ma dentro di me ero distrutto. Per non parlare del lavoro... Un disastro pure quello".
Perché?
"Dopo un paio di stroncature avevo deciso di pensare solo ai soldi. Così almeno non mi sarei ritrovato a vendere auto usate. La verità è che non sapevo cosa stavo facendo della mia vita. E che non avrei mai dovuto fidanzarmi".
Invece stava per sposarsi.
"Quello è stato l'apice della follia. Quando ci siamo trovati a organizzare tre matrimoni finti in tre posti diversi per depistare i paparazzi, ho capito che avevamo passato il segno (non chiama mai J.Lo per nome). Ma io sono così: prima di accorgermi che sto facendo una cazzata devo andarci a sbattere col naso".
Si riferisce anche all'alcol, vero?
"Sì, nel 2001 era successo lo stesso. Tornavo da uno dei miei tornei di poker a Las Vegas, era stato un weekend folle, non mi reggevo in piedi. All'improvviso, in macchina, ho realizzato che ormai dipendevo dalla bottiglia. Ho chiamato il mio amico Charlie Sheen e lui mi ha accompagnato al Promises, un centro di riabilitazione".
E adesso?
"Adesso bevo Coca Cola (se ne versa un bicchiere). E ho mia moglie e mia figlia. Quando attraverso un momento difficile, penso che il mio desiderio più grande a fine giornata è tornare da Jennifer. E quando sto per fare qualche sciocchezza mi ricordo che l'obiettivo più importante della mia vita è che Violet sia orgogliosa di me".
Come se la cava nei panni del papà?
"Ormai è questo il mio vero mestiere, altro che quello dell'attore! Quando ho ricevuto la candidatura al Golden Globe per Hollywoodland mia moglie è venuta a svegliarmi e mi ha detto: "Alzati! Ti hanno nominato ai Globe e devi cambiare il pannolino a Violet"".
Anche il suo amico Matt Damon ha da poco avuto una bambina. Gli ha dato qualche consiglio?
"A modo mio. Una volta sono piombato a casa sua e ho appoggiato un pacco sul tavolo. Gli ho detto: questo è divertente e molto utile. Provalo".
Cos'era?
"Un porte-enfant con gli animaletti colorati. È stato un modo per sdebitarmi".
Di cosa?
"Da ragazzo ero convinto di aver già capito tutto della vita. Preferivo buttarmi anziché ammettere che non avevo la minima idea di quello a cui andavo incontro. E se qualcuno provava a darmi dei consigli rispondevo: me la cavo da solo, grazie. Matt era l'unico in grado di farmi ragionare. Mi ha perfino aiutato a smettere di fumare".
Non l'aveva obbligata Jennifer?
"Be', sì. Quando è nata Violet mi ha detto che non avevo scelta. Anch'io, sotto sotto, ero d'accordo. Ma chi mi ha aiutato concretamente è stato Matt: mi ha mandato dal suo terapista, che mi ha liberato dalla dipendenza con l'ipnosi".
Non fuma, non beve, non gioca: è tornato il bravo ragazzo di una volta. Nostalgia dei bagordi del passato?
"Tanta, ma dei miei 20 anni. Quando non sai quello che ti aspetta e non hai responsabilità. Pensi solo a divertirti, e io l'ho fatto. Non saprà mai quanto".
Ben Affleck
Benjamin Geza Affleck nasce il 15 agosto 1972 a Berkeley, in California. Ha un fratello più piccolo, Casey, anche lui attore. Ben, che sogna di recitare fin da bambino, esordisce a 8 anni nello spot della catena di fast food Burger King e subito dopo interpreta alcune serie tv. Sua madre Chris, separata, sogna per lui un futuro da insegnante. Così Ben si iscrive all'università, ma dopo sei mesi la abbandona e si dedica al cinema. Sul set nascono le sue storie d'amore: con Gwyneth Paltrow (1998-1999), Jennifer Lopez (2002-2004). E Jennifer Garner, che ha sposato nel 2005 e dalla quale ha avuto una bambina, Violet, 20 mesi.
I suoi successi
Film indipendenti e grandi kolossal, flop clamorosi e premi ambitissimi: nella sua carriera Ben Affleck non si è fatto mancare davvero nulla. Dopo l’esordio in pellicole per teenager come In cerca di Amy (1996), la svolta: il Golden Globe e l'Oscar per la sceneggiatura di Will Hunting-Genio ribelle (1997). Ben diventa così un divo, e il protagonista di successi sbanca-botteghino: Shakespeare in love (1998), Pearl Harbor (2001), Daredevil (2003). Archiviata la parentesi infelice dei film accanto a Jennifer Lopez, Gigli (2003) e Jersey girl (2004), Ben torna sulla cresta dell’onda grazie a Hollywoodland (2006).
19/7/2007 - donnamoderna.com
Con la Lopez stava per sposarsi. Con la Garner lo ha fattoe ha pure avuto una bimba. Ben Affleck vi sembra il classico bravo ragazzo? Oggi che torna al cinema in Smokin' Aces, lo è. Ma quando passava le notti tra poker e whisky...
L'avevamo lasciato che baciava il sedere di Jennifer Lopez nel video della canzone Jenny from the block. Poi la coppia più eccessiva e chiacchierata di Hollywood è scoppiata, e di Ben Affleck si sono perse le tracce. Almeno sui tabloid. Mentre si teneva alla larga da giornalisti e paparazzi, l'ex fidanzato d'America si è dato da fare per ritrovare l'aria, e la fama, da bravo ragazzo che aveva smarrito tra flop, poker e alcol. Così Ben si è sposato, con un'altra Jennifer, la Garner, incontrata sul set di Daredevil. È diventato papà di una bellissima bambina, Violet. E ha rilanciato la sua carriera, interpretando il thriller Smokin' Aces, ora al cinema, e debuttando alla regia del drammatico Gone, Baby, Gone. Adesso è alle Hawaii, in vacanza con l'inseparabile amico Matt Damon, ma pare che non si stia riposando. I due, che dieci anni fa hanno vinto l'Oscar per la sceneggiatura di Will Hunting-Genio ribelle, sono al lavoro sul loro secondo film a quattro mani. Servono altre prove del ritorno di Big Ben?
Dopo due anni di pausa, ha interpretato due pellicole in pochi mesi: prima Hollywoodland, ora Smokin' Aces.
"Ci tenevo molto a farle. Anche se in Smokin' Aces non sono il protagonista e per Hollywoodland ho preso un cachet ridotto" (2,8 milioni di dollari contro i 12 di Daredevil, il suo ultimo successo).
In compenso, con Hollywoodland ha vinto la Coppa Volpi come migliore attore all'ultimo Festival di Venezia.
"È un premio che considero speciale, perché l'ho conquistato grazie a un ruolo che sentivo mio: quello di George Reeves, il Superman della serie tv degli anni Cinquanta".
Un attore alcolizzato, frustrato per una carriera mai decollata e tormentato dal gossip.
"Sono io, no? O almeno lo ero. Mi sono ritrovato così a pezzi che ho pensato anche di smettere di recitare. Solo grazie a Jennifer (la seconda, quella che ha sposato, ndr) sono riuscito a tornare in carreggiata. Ma ci sono voluti due anni per ritrovare la normalità".
A fargliela perdere era stata la storia con la prima Jennifer, la Lopez?
"Era come respirare veleno. La mia vita privata finiva tutti i giorni su tutti i giornali. In pubblico sorridevo, ma dentro di me ero distrutto. Per non parlare del lavoro... Un disastro pure quello".
Perché?
"Dopo un paio di stroncature avevo deciso di pensare solo ai soldi. Così almeno non mi sarei ritrovato a vendere auto usate. La verità è che non sapevo cosa stavo facendo della mia vita. E che non avrei mai dovuto fidanzarmi".
Invece stava per sposarsi.
"Quello è stato l'apice della follia. Quando ci siamo trovati a organizzare tre matrimoni finti in tre posti diversi per depistare i paparazzi, ho capito che avevamo passato il segno (non chiama mai J.Lo per nome). Ma io sono così: prima di accorgermi che sto facendo una cazzata devo andarci a sbattere col naso".
Si riferisce anche all'alcol, vero?
"Sì, nel 2001 era successo lo stesso. Tornavo da uno dei miei tornei di poker a Las Vegas, era stato un weekend folle, non mi reggevo in piedi. All'improvviso, in macchina, ho realizzato che ormai dipendevo dalla bottiglia. Ho chiamato il mio amico Charlie Sheen e lui mi ha accompagnato al Promises, un centro di riabilitazione".
E adesso?
"Adesso bevo Coca Cola (se ne versa un bicchiere). E ho mia moglie e mia figlia. Quando attraverso un momento difficile, penso che il mio desiderio più grande a fine giornata è tornare da Jennifer. E quando sto per fare qualche sciocchezza mi ricordo che l'obiettivo più importante della mia vita è che Violet sia orgogliosa di me".
Come se la cava nei panni del papà?
"Ormai è questo il mio vero mestiere, altro che quello dell'attore! Quando ho ricevuto la candidatura al Golden Globe per Hollywoodland mia moglie è venuta a svegliarmi e mi ha detto: "Alzati! Ti hanno nominato ai Globe e devi cambiare il pannolino a Violet"".
Anche il suo amico Matt Damon ha da poco avuto una bambina. Gli ha dato qualche consiglio?
"A modo mio. Una volta sono piombato a casa sua e ho appoggiato un pacco sul tavolo. Gli ho detto: questo è divertente e molto utile. Provalo".
Cos'era?
"Un porte-enfant con gli animaletti colorati. È stato un modo per sdebitarmi".
Di cosa?
"Da ragazzo ero convinto di aver già capito tutto della vita. Preferivo buttarmi anziché ammettere che non avevo la minima idea di quello a cui andavo incontro. E se qualcuno provava a darmi dei consigli rispondevo: me la cavo da solo, grazie. Matt era l'unico in grado di farmi ragionare. Mi ha perfino aiutato a smettere di fumare".
Non l'aveva obbligata Jennifer?
"Be', sì. Quando è nata Violet mi ha detto che non avevo scelta. Anch'io, sotto sotto, ero d'accordo. Ma chi mi ha aiutato concretamente è stato Matt: mi ha mandato dal suo terapista, che mi ha liberato dalla dipendenza con l'ipnosi".
Non fuma, non beve, non gioca: è tornato il bravo ragazzo di una volta. Nostalgia dei bagordi del passato?
"Tanta, ma dei miei 20 anni. Quando non sai quello che ti aspetta e non hai responsabilità. Pensi solo a divertirti, e io l'ho fatto. Non saprà mai quanto".
Ben Affleck
Benjamin Geza Affleck nasce il 15 agosto 1972 a Berkeley, in California. Ha un fratello più piccolo, Casey, anche lui attore. Ben, che sogna di recitare fin da bambino, esordisce a 8 anni nello spot della catena di fast food Burger King e subito dopo interpreta alcune serie tv. Sua madre Chris, separata, sogna per lui un futuro da insegnante. Così Ben si iscrive all'università, ma dopo sei mesi la abbandona e si dedica al cinema. Sul set nascono le sue storie d'amore: con Gwyneth Paltrow (1998-1999), Jennifer Lopez (2002-2004). E Jennifer Garner, che ha sposato nel 2005 e dalla quale ha avuto una bambina, Violet, 20 mesi.
I suoi successi
Film indipendenti e grandi kolossal, flop clamorosi e premi ambitissimi: nella sua carriera Ben Affleck non si è fatto mancare davvero nulla. Dopo l’esordio in pellicole per teenager come In cerca di Amy (1996), la svolta: il Golden Globe e l'Oscar per la sceneggiatura di Will Hunting-Genio ribelle (1997). Ben diventa così un divo, e il protagonista di successi sbanca-botteghino: Shakespeare in love (1998), Pearl Harbor (2001), Daredevil (2003). Archiviata la parentesi infelice dei film accanto a Jennifer Lopez, Gigli (2003) e Jersey girl (2004), Ben torna sulla cresta dell’onda grazie a Hollywoodland (2006).
19/7/2007 - donnamoderna.com
Alcolici: presto avvertenze in etichetta
Novità in vista per le etichette delle bevande alcoliche che, come stabilito dal protocollo di intesa su ''Guadagnare Salute'' del 3 maggio scorso, ''devono contenere almeno un'avvertenza semplice, in particolare per alcune categorie a rischio quali donne in gravidanza, persone alla guida, assuntori di particolari farmaci e giovani''
In vista dell'introduzione di tali messaggi, il Sottosegretario alla Salute Patta ha incontrato oggi le organizzazioni a cui fanno riferimento i produttori delle bevande alcoliche. Patta ha invitato i convenuti a proporre dei messaggi ritenuti idonei entro le prime settimane di settembre.
''Le misure che verranno assunte - ha sottolineato il Sottosegretario - dovranno essere uguali per i prodotti nazionali e per quelli di importazione. Le misure da adottare non devono essere influenzate da ondate emotive ma devono essere il frutto di programmi precisi a medio e lungo temine che prevedano una azione integrata su vari fronti (educazione, sanzioni, screening, produzione) come appunto il Programma ''Guadagnare Salute'', condiviso dalla Conferenza unificata e successivamente divenuto Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri''.
20.07.07 - jugo.it
In vista dell'introduzione di tali messaggi, il Sottosegretario alla Salute Patta ha incontrato oggi le organizzazioni a cui fanno riferimento i produttori delle bevande alcoliche. Patta ha invitato i convenuti a proporre dei messaggi ritenuti idonei entro le prime settimane di settembre.
''Le misure che verranno assunte - ha sottolineato il Sottosegretario - dovranno essere uguali per i prodotti nazionali e per quelli di importazione. Le misure da adottare non devono essere influenzate da ondate emotive ma devono essere il frutto di programmi precisi a medio e lungo temine che prevedano una azione integrata su vari fronti (educazione, sanzioni, screening, produzione) come appunto il Programma ''Guadagnare Salute'', condiviso dalla Conferenza unificata e successivamente divenuto Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri''.
20.07.07 - jugo.it
Ebbro al volante provoca due sinistri e fugge
MODIGLIANA - Ebbro al volante provoca due sinistri e fugge: denunciato
MODIGLIANA – Ebbro al volante ha provocato due incidenti nel giro di pochi minuti. Protagonista della vicenda un 32enne residente a Modigliana fermato dagli agenti della Stradale di Rocca San Casciano che l'hanno denunciato per guida in stato d'ebbrezza ed omissione di soccorso. Infatti l'incauto automobilista avrebbe provato prima un sinistro a Faenza, scappando, ed uno a Modigliana nell'intersezione tra via Carducci e via San Donato, tornando a casa.
Al secondo incidente ha assistito una pattuglia della Polizia Provinciale che ha soccorso gli occupanti dell'automobile tamponata. Fortunatamente nessuno è rimasto ferito. Il 32enne, tornata nella propria abitazione dopo il sinistro, è stato raggiunto dagli agenti della PolStrada di Rocca che l'hanno sorpreso positivo all'alcol test. Quindi è stato denunciato.
20.07.07 - romagnaoggi.it
MODIGLIANA – Ebbro al volante ha provocato due incidenti nel giro di pochi minuti. Protagonista della vicenda un 32enne residente a Modigliana fermato dagli agenti della Stradale di Rocca San Casciano che l'hanno denunciato per guida in stato d'ebbrezza ed omissione di soccorso. Infatti l'incauto automobilista avrebbe provato prima un sinistro a Faenza, scappando, ed uno a Modigliana nell'intersezione tra via Carducci e via San Donato, tornando a casa.
Al secondo incidente ha assistito una pattuglia della Polizia Provinciale che ha soccorso gli occupanti dell'automobile tamponata. Fortunatamente nessuno è rimasto ferito. Il 32enne, tornata nella propria abitazione dopo il sinistro, è stato raggiunto dagli agenti della PolStrada di Rocca che l'hanno sorpreso positivo all'alcol test. Quindi è stato denunciato.
20.07.07 - romagnaoggi.it
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