Confagricoltura: ''importante parere dell'avvocato della Corte di Giustizia, tra un mese la sentenza definitiva''
Confagricoltura appoggia il parere dell’avvocato della Corte di Giustizia della Ue, che propone di condannare la Svezia per le sue pesanti imposizioni fiscali a carico del vino. Una decisione necessaria per impedire questa forma di protezionismo che distorce il mercato danneggiando i produttori vitivinicoli.
In Svezia, ricorda Confagricoltura, il livello dei diritti di accisa per il vino è molto più elevato rispetto alla birra, prodotta per la maggior parte localmente. Come riporta lo stesso avvocato generale, su un litro di birra con un tenore medio di alcol (5,2% in volume) l’accisa è di 7,64 corone (circa 0,8 euro); mentre su un litro di vino con un titolo alcolometrico tra 8,5% e 15%, sempre in volume, l’accisa è di 22,08 corone (circa 2,4 euro). Quasi tre volte quella applicata alla birra.
La differenza di livello tra le tasse applicate ai due prodotti è quindi tale da indurre il consumatore svedese a scegliere prevalentemente birra a invece del vino, importato da altri paesi Membri.
“E’ una forma di distorsione che deve essere eliminata” - conclude Confagricoltura.
L’Organizzazione degli imprenditori agricoli ricorda che la decisione della Commissione di deferire la Svezia in Corte di Giustizia era arrivata dopo due richiami ufficiali al Paese nord europeo che, nonostante dei piccoli aggiustamenti, aveva perseverato nella sua politica discriminatoria.
“Ora, finalmente commenta Confagricoltura - siamo vicini al raggiungimento di un sostanziale equilibrio nelle condizioni fiscali. che potrà favorire il posizionamento delle nostre produzioni nel mercato svedese.”
“Un mercato caratterizzato da una certa chiusura, come anche dimostrato dalla sentenza della Corte di Giustizia europea che solo un mese fa si è pronunciata contro le limitazioni imposte dal monopolio svedese alle importazioni di bevande alcoliche da parte dei privati e ritenute in contrasto con il principio comunitario della libera circolazione delle merci.
21.07.07 - www.confagricoltura.it - newsfood.com
Ci trovate anche qui
Chi non beve balla gratis
Chi non beve balla gratis, iniziativa della Polizia Stradale
Ballare gratis si può...è sufficiente non bene alcol! Così la Polizia Stradale ha promosso un'iniziativa atta a scoraggiare l'uso e abuso di bevande alcoliche, il premio è un biglietto gratis per entrare in discoteca, consumazione compresa, ovviamente, analcolica.
L’iniziativa proseguirà fino al 28 agosto, comprende anche le province di Savona, Rimini, Cagliari e Brescia e si avvale della collaborazione con il Silb, l’Associazione locali da ballo e l’Ania, l’Associazione Assicurazioni. E’ stata presentata ieri al comando della Polstrada dal sostituto commissario Vincenzo Papasodero. Presente anche l’ispettore capo Doriano Celestini e il presidente del Silb, Franco Poggio.
"Troppi morti sulle strade - ha spiegato il comandante Papasodaro - il Ministero vuole cercare di prevenire. L’operazione si chiama 'Guido con prudenza' e sarà portata avanti dai nostri agenti. Insieme con un medico e personale paramedico a bordo di un’ambulanza, le pattuglie controlleranno in maniera sistematica i giovani alle uscite dalle discoteche. Chi verrà trovato 'pulito', cioè senza alcuna traccia di alcol o droga nel sangue, riceverà in regalo un biglietto omaggio per alcuni locali della Riviera".
Si tratta del Kursaal club, Byblos beach e Baia Salata.
"Purtroppo - dice Franco Poggio, presidente provinciale del Silb - debbo lamentare una scarsa partecipazione da parte dei locali della provincia di Imperia. Mi sarei aspettato più entusiasmo, anche se - aggiunge - molto spesso i giovani arrivano in discoteca già ubriachi: noi, ogni sera, ne respingiamo molti proprio per questo motivo".
Redazione - Sabato 21 Luglio 2007 - sanremonews.it
Ballare gratis si può...è sufficiente non bene alcol! Così la Polizia Stradale ha promosso un'iniziativa atta a scoraggiare l'uso e abuso di bevande alcoliche, il premio è un biglietto gratis per entrare in discoteca, consumazione compresa, ovviamente, analcolica.
L’iniziativa proseguirà fino al 28 agosto, comprende anche le province di Savona, Rimini, Cagliari e Brescia e si avvale della collaborazione con il Silb, l’Associazione locali da ballo e l’Ania, l’Associazione Assicurazioni. E’ stata presentata ieri al comando della Polstrada dal sostituto commissario Vincenzo Papasodero. Presente anche l’ispettore capo Doriano Celestini e il presidente del Silb, Franco Poggio.
"Troppi morti sulle strade - ha spiegato il comandante Papasodaro - il Ministero vuole cercare di prevenire. L’operazione si chiama 'Guido con prudenza' e sarà portata avanti dai nostri agenti. Insieme con un medico e personale paramedico a bordo di un’ambulanza, le pattuglie controlleranno in maniera sistematica i giovani alle uscite dalle discoteche. Chi verrà trovato 'pulito', cioè senza alcuna traccia di alcol o droga nel sangue, riceverà in regalo un biglietto omaggio per alcuni locali della Riviera".
Si tratta del Kursaal club, Byblos beach e Baia Salata.
"Purtroppo - dice Franco Poggio, presidente provinciale del Silb - debbo lamentare una scarsa partecipazione da parte dei locali della provincia di Imperia. Mi sarei aspettato più entusiasmo, anche se - aggiunge - molto spesso i giovani arrivano in discoteca già ubriachi: noi, ogni sera, ne respingiamo molti proprio per questo motivo".
Redazione - Sabato 21 Luglio 2007 - sanremonews.it
L'università della vergogna
Concorsi truccati, commissioni d'esame pressate, fondi pubblici sperperati. L'ateneo di Messina è di nuovo nella bufera
Nei dati dell'indagine denominata ''Excelsior'', presentati nei giorni scorsi da Unioncamere e Ministero del Lavoro, c'è motivo di grande speranza per i laureati italiani visto che nel 2007 sono ben 75 mila i ''dottori'' che le imprese vogliono assumere entro l'anno (pari al 9% dei posti di lavoro messi a disposizione). Le preferenza tra le imprese va ai laureati in economia e in ingegneria elettronica, ma va forte anche il settore sanitario.
Il mondo del lavoro, dunque, finalmente si avvicina ai giovani che tanto hanno studiato nella prospettiva di dare un futuro migliore a se stessi e all'Italia, anche perché - è fatto risaputo - le università italiane hanno sempre saputo forgiare eccellenze di grandissimo rispetto, che purtroppo, per colpa della miopia politica e dell'intrinseca illiceità del costume cultural-burocratico delle ''caste universitarie'', si sono trovate costrette ad arricchire le compagini scientifiche e di ricerca degli altri Paesi.
Troppo spesso, infatti, quelle che dovrebbero essere cattedrali di saggezza si rivelano in realtà ''covi di ingiustizie ed illegalità'', dove raccomandazioni e nepotismo la fanno da padrona sconquassando letteralmente i normali meccanismi che devono sussistere affinché possano realizzarsi i ''naturali'' presupposti per una crescita reale dell'intera Nazione.
A macchiarsi nuovamente di vergognose colpe è stato l'Ateneo di Messina, dove ieri la Guardia di Finanza e la Dda peloritana hanno scoperto un giro di concorsi per dottorati truccati, pressioni su componenti delle commissioni d'esame per favorire parenti e amici di docenti, fondi pubblici assegnati per progetti di ricerca utilizzati per finte trasferte e serviti in realtà per comprare autovetture. C'è questo ed altro nell'inchiesta che ha portato all'arresto di cinque persone, tra cui il preside della facoltà di Veterinaria Battesimo Macrì.
Dopo le indagini sulla compravendita di esami, sugli appalti pilotati e sull'assassinio del professore Matteo Bottari, la nuova inchiesta apre nuovi scenari attorno all'Ateneo e al Policlinico, col rettore Francesco Tomasello indagato.
Nel mirino degli inquirenti sono finiti due concorsi alla facoltà di Veterinaria e la gestione del progetto 'Lipin' con contributi della Regione Sicilia. Battesimo Macrì, da poco preside di Veterinaria, è finito agli arresti domiciliari accusato di tentata concussione ai danni di un docente, per condizionare l'esito di un concorso per professore associato di chirurgia veterinaria e favorire il figlio Francesco. Macrì è stato anche accusato di avere spinto un altro giovane nell'assegnazione di un dottorato di ricerca. Il preside della facoltà, secondo gli inquirenti, avrebbe cercato di condizionare alcuni colleghi, componenti della commissione universitaria, per raggiungere il suo obiettivo.
Nel registro degli indagati, a seguito dei ricorsi al Tar e al Consiglio di giustizia amministrativa (Cga) presentati dagli aspiranti docenti esclusi, sono finiti anche il rettore Francesco Tomasello, il consulente dell'area legale Raffaele Tommasini, l'ex preside di Clinica medica Signorino Germanà e il docente Pietro Niutta. Secondo i pm Antonino Nastasi e Adriana Sciglio, gli indagati avrebbero avvalorato la regolarità dei due concorsi.
I magistrati hanno chiesto la sospensione dalla funzioni del rettore, del suo consulente legale, di Germanà e Niutta, ma la richiesta non è stata accolta dal gip, Antonino Genovese, che intende prima chiarire la vicenda interrogando gli indagati.
Nell'ambito del secondo troncone d'indagine, che riguarda il progetto 'Lipin', in carcere sono finiti invece il professore Giuseppe Piedimonte, responsabile dell'area progettazione dell'Università, e il suo segretario Stefano Augliera. Ai domiciliari Eugenio Capodicasa, funzionario del Rettorato, già indagato in un procedimento connesso all'omicidio del docente Matteo Bottari (conclusosi con l'assoluzione) e la moglie Ivana Saccà, dipendente applicata ai progetti 'Lipin'. L'accusa nei loro confronti è di peculato: ingenti somme di denaro provenienti dalla Regione e dalla stessa Università, secondo gli inquirenti, sarebbero state manipolate dagli indagati. La guardia di finanza, che ha eseguito gli arresti, ha perquisito gli uffici del Rettorato e le abitazioni degli indagati per acquisire documentazioni collegate alle due inchieste
.Il ministro dell'Università, Fabio Mussi, ha annunciato l'invio degli ispettori, chiedendo al Consiglio di Stato ''quali sono i poteri che il ministro può esercitare e i provvedimenti che può adottare di fronte a episodi gravi e diffusi, ivi compresa l'ipotesi di commissariamento dell'Università in quanto ente pubblico''.
Un ateneo continuamente sotto inchiesta - L'inchiesta della Dda di Messina sull'università che ha portato all'emissione di cinque ordinanze di custodia cautelare e che vede indagato anche il rettore Franceso Tomasello, è solo l'ultima, in ordine di tempo, sull'ateneo peloritano, che Nichi Vendola, attuale presidente della Regione Puglia (Prc), quando era componente dell'Antimafia, definì un 'verminaio'. In passato numerose indagini si sono concentrate su presunti rapporti tra docenti dell'università e la cosca Morabito di Africo Nuovo, uno dei clan più potenti della 'ndrangheta calabrese.
L'ateneo, del quale si è più volte occupata anche la Commisione antimafia, è stato al centro di varie inchieste: da quelle sulla compravendita di esami, agli appalti truccati, fino all'assassinio di un docente. La vittima è il professor Matteo Bottari, genero dell'ex rettore Guglielmo Stagno D'Alcontres e titolare della cattedra di endoscopia, ucciso la sera del 15 gennaio 1988 mentre faceva ritorno a casa.
Nell'ambito di questa inchiesta sono emersi gli interessi dei Morabito sugli appalti del Policlinico, definito dagli investigatori una "colonia" del clan calabrese. Il referente della cosca all'interno dell'ateneo, secondo gli inquirenti, sarebbe stato un collega di Bottari, il professor Giuseppe Longo, gastroenterologo del Policlinico, arrestato nel giugno del 1998 per associazione di stampo mafioso.
La posizione del docente, sospettato anche di essere il mandante dell'omicidio Bottari, fu però archiviata. Longo è stato assolto anche nel processo ''Panta Rei'' riguardante proprio le infiltrazioni della 'ndrangheta nella vita dell'ateneo. Numerosi i reati contestati agli imputati: dall'associazione mafiosa alle vendita degli esami, dalle intimidazioni ai docenti (uno dei quali, il professore Giancarlo Devero, fu pure 'gambizzato' perché si era rifiutato di promuovere una studentessa) allo spaccio di droga. Il processo si è concluso un anno fa con 33 condanne e 33 assoluzioni. Tra gli assolti anche il boss della 'ndrangheta Giuseppe Morabito, noto con il soprannome di ''U tiradritto'', che avrebbe tenuto sotto controllo per anni l'ateneo messinese attraverso alcuni studenti calabresi fuori corso.
Oltre all'attuale rettore, Francesco Tomasello, anche altri due suoi predecessori, Guglielmo Stagno d'Alcontres e Diego Cuzzocrea, sono stati indagati in passato per vari reati. Anche in questo caso, tuttavia, i procedimenti sono stati archiviati. [La Sicilia]
21/07/07 - guidasicilia.it
Nei dati dell'indagine denominata ''Excelsior'', presentati nei giorni scorsi da Unioncamere e Ministero del Lavoro, c'è motivo di grande speranza per i laureati italiani visto che nel 2007 sono ben 75 mila i ''dottori'' che le imprese vogliono assumere entro l'anno (pari al 9% dei posti di lavoro messi a disposizione). Le preferenza tra le imprese va ai laureati in economia e in ingegneria elettronica, ma va forte anche il settore sanitario.
Il mondo del lavoro, dunque, finalmente si avvicina ai giovani che tanto hanno studiato nella prospettiva di dare un futuro migliore a se stessi e all'Italia, anche perché - è fatto risaputo - le università italiane hanno sempre saputo forgiare eccellenze di grandissimo rispetto, che purtroppo, per colpa della miopia politica e dell'intrinseca illiceità del costume cultural-burocratico delle ''caste universitarie'', si sono trovate costrette ad arricchire le compagini scientifiche e di ricerca degli altri Paesi.
Troppo spesso, infatti, quelle che dovrebbero essere cattedrali di saggezza si rivelano in realtà ''covi di ingiustizie ed illegalità'', dove raccomandazioni e nepotismo la fanno da padrona sconquassando letteralmente i normali meccanismi che devono sussistere affinché possano realizzarsi i ''naturali'' presupposti per una crescita reale dell'intera Nazione.
A macchiarsi nuovamente di vergognose colpe è stato l'Ateneo di Messina, dove ieri la Guardia di Finanza e la Dda peloritana hanno scoperto un giro di concorsi per dottorati truccati, pressioni su componenti delle commissioni d'esame per favorire parenti e amici di docenti, fondi pubblici assegnati per progetti di ricerca utilizzati per finte trasferte e serviti in realtà per comprare autovetture. C'è questo ed altro nell'inchiesta che ha portato all'arresto di cinque persone, tra cui il preside della facoltà di Veterinaria Battesimo Macrì.
Dopo le indagini sulla compravendita di esami, sugli appalti pilotati e sull'assassinio del professore Matteo Bottari, la nuova inchiesta apre nuovi scenari attorno all'Ateneo e al Policlinico, col rettore Francesco Tomasello indagato.
Nel mirino degli inquirenti sono finiti due concorsi alla facoltà di Veterinaria e la gestione del progetto 'Lipin' con contributi della Regione Sicilia. Battesimo Macrì, da poco preside di Veterinaria, è finito agli arresti domiciliari accusato di tentata concussione ai danni di un docente, per condizionare l'esito di un concorso per professore associato di chirurgia veterinaria e favorire il figlio Francesco. Macrì è stato anche accusato di avere spinto un altro giovane nell'assegnazione di un dottorato di ricerca. Il preside della facoltà, secondo gli inquirenti, avrebbe cercato di condizionare alcuni colleghi, componenti della commissione universitaria, per raggiungere il suo obiettivo.
Nel registro degli indagati, a seguito dei ricorsi al Tar e al Consiglio di giustizia amministrativa (Cga) presentati dagli aspiranti docenti esclusi, sono finiti anche il rettore Francesco Tomasello, il consulente dell'area legale Raffaele Tommasini, l'ex preside di Clinica medica Signorino Germanà e il docente Pietro Niutta. Secondo i pm Antonino Nastasi e Adriana Sciglio, gli indagati avrebbero avvalorato la regolarità dei due concorsi.
I magistrati hanno chiesto la sospensione dalla funzioni del rettore, del suo consulente legale, di Germanà e Niutta, ma la richiesta non è stata accolta dal gip, Antonino Genovese, che intende prima chiarire la vicenda interrogando gli indagati.
Nell'ambito del secondo troncone d'indagine, che riguarda il progetto 'Lipin', in carcere sono finiti invece il professore Giuseppe Piedimonte, responsabile dell'area progettazione dell'Università, e il suo segretario Stefano Augliera. Ai domiciliari Eugenio Capodicasa, funzionario del Rettorato, già indagato in un procedimento connesso all'omicidio del docente Matteo Bottari (conclusosi con l'assoluzione) e la moglie Ivana Saccà, dipendente applicata ai progetti 'Lipin'. L'accusa nei loro confronti è di peculato: ingenti somme di denaro provenienti dalla Regione e dalla stessa Università, secondo gli inquirenti, sarebbero state manipolate dagli indagati. La guardia di finanza, che ha eseguito gli arresti, ha perquisito gli uffici del Rettorato e le abitazioni degli indagati per acquisire documentazioni collegate alle due inchieste
.Il ministro dell'Università, Fabio Mussi, ha annunciato l'invio degli ispettori, chiedendo al Consiglio di Stato ''quali sono i poteri che il ministro può esercitare e i provvedimenti che può adottare di fronte a episodi gravi e diffusi, ivi compresa l'ipotesi di commissariamento dell'Università in quanto ente pubblico''.
Un ateneo continuamente sotto inchiesta - L'inchiesta della Dda di Messina sull'università che ha portato all'emissione di cinque ordinanze di custodia cautelare e che vede indagato anche il rettore Franceso Tomasello, è solo l'ultima, in ordine di tempo, sull'ateneo peloritano, che Nichi Vendola, attuale presidente della Regione Puglia (Prc), quando era componente dell'Antimafia, definì un 'verminaio'. In passato numerose indagini si sono concentrate su presunti rapporti tra docenti dell'università e la cosca Morabito di Africo Nuovo, uno dei clan più potenti della 'ndrangheta calabrese.
L'ateneo, del quale si è più volte occupata anche la Commisione antimafia, è stato al centro di varie inchieste: da quelle sulla compravendita di esami, agli appalti truccati, fino all'assassinio di un docente. La vittima è il professor Matteo Bottari, genero dell'ex rettore Guglielmo Stagno D'Alcontres e titolare della cattedra di endoscopia, ucciso la sera del 15 gennaio 1988 mentre faceva ritorno a casa.
Nell'ambito di questa inchiesta sono emersi gli interessi dei Morabito sugli appalti del Policlinico, definito dagli investigatori una "colonia" del clan calabrese. Il referente della cosca all'interno dell'ateneo, secondo gli inquirenti, sarebbe stato un collega di Bottari, il professor Giuseppe Longo, gastroenterologo del Policlinico, arrestato nel giugno del 1998 per associazione di stampo mafioso.
La posizione del docente, sospettato anche di essere il mandante dell'omicidio Bottari, fu però archiviata. Longo è stato assolto anche nel processo ''Panta Rei'' riguardante proprio le infiltrazioni della 'ndrangheta nella vita dell'ateneo. Numerosi i reati contestati agli imputati: dall'associazione mafiosa alle vendita degli esami, dalle intimidazioni ai docenti (uno dei quali, il professore Giancarlo Devero, fu pure 'gambizzato' perché si era rifiutato di promuovere una studentessa) allo spaccio di droga. Il processo si è concluso un anno fa con 33 condanne e 33 assoluzioni. Tra gli assolti anche il boss della 'ndrangheta Giuseppe Morabito, noto con il soprannome di ''U tiradritto'', che avrebbe tenuto sotto controllo per anni l'ateneo messinese attraverso alcuni studenti calabresi fuori corso.
Oltre all'attuale rettore, Francesco Tomasello, anche altri due suoi predecessori, Guglielmo Stagno d'Alcontres e Diego Cuzzocrea, sono stati indagati in passato per vari reati. Anche in questo caso, tuttavia, i procedimenti sono stati archiviati. [La Sicilia]
21/07/07 - guidasicilia.it
Motociclista indagato per omicidio colposo
È indagato per omicidio colposo Alberto Giusta, l’agente immobiliare monregalese, che l’altra notte ha provocato l’incidente sull’Aurelia tra Alassio e Albenga nel quale ha perso la vita Giuseppe Laguna, 32 anni, originario di Alassio, ma residente ad Albenga.
Il giovane, difeso dall’avvocato Franco Foglia, è stato iscritto nel registro degli indagati.Tra l’altro si è scoperto che guidava la sua moto con alcol e cannabis nel sangue.
Per lunedì prossimo all’ospedale Santa Corona di Pietra Ligure è in programma l’autopsia sul corpo della vittima del cameriere deceduto. Salvo imprevisti il funerale dovrebbe essere celebrato martedì prossimo alle 16 nella parrocchia Sant’Ambrogio ad Alassio.
L’incidente
Uno scontro frontale tremendo tra un ciclomotore e un maxi-scooter. Ad avere la peggio è stato Giuseppe Laguna. Il giovane viaggiava tranquillamente per tornare a casa sul suo “cinquantino” quando è stato travolto da un “Nex 500 Piaggio” che sopraggiungeva in senso contrario.
Lo scooterone era condotto da Alberto Giusta, 38 anni, nato a Cuneo ma residente a Mondovì, socio di una agenzia immobiliare di Alassio. L’uomo avrebbe perso il controllo del mezzo nell’affrontare la semicurva che immette sul rettilineo in prossimità di “Punta Murena”, proprio davanti al grande piazzale solitamente usato da venditori ambulanti di frutta e verdura.
Lo scontro tra le due moto è stato violentissimo. Entrambi i centauri sono stati sbalzati dai rispettivi sellini. L’allarme è scattato pochi minuti dopo, quando un automobilista di passaggio ha chiesto l’intervento dell’autoambulanza del “118” e dei carabinieri.
Le condizioni di Giuseppe Laguna sono apparse subito gravissime. L’autolettiga, a tutta velocità, ha raggiunto l’ospedale di Albenga per poi proseguire per il più attrezzato “Santa Corona” di Pietra Ligure. Il cuore del giovane non ha però retto ed ha smesso di battere poco dopo il ricovero. Stando alla prima ricostruzione della dinamica dell’incidente effettuata dai carabinieri di Alassio, il mezzo di Giusta, dopo aver superato la striscia di mezzeria, sarebbe finito contro lo scooter di Laguna, che non avrebbe avuto alcuna possibilità di evitare l’impatto.
Anche Alberto Giusta è stato ricoverato all’ospedale, ma le sue condizioni non sono gravi avendo riportato soltanto un trauma al polso destro. Gli esami effettuati, alcuni su richiesta specifica degli stessi carabinieri, avrebbero però permesso di accertare che l’agente immobiliare aveva bevuto sostanze alcoliche e fatto uso di sostanze stupefacenti, risultando positivo sia al testi per la cocaina che a quello per la cannabis.
La vittima Giuseppe Laguna aveva da poco lasciato il bar dove lavorava da anni come cameriere. Aveva tardato un quarto d’ora, rispetto al normale orario di rientro, perché, dimenticate le chiavi di casa sul bancone, era stato costretto ad attendere che il titolare tornasse ad aprirgli. Una fatalità. Il giovane è poi partito alla volta di Albenga dove abitava con i genitori, la mamma Anna e il papà Sandro.
La notizia del grave incidente si è sparsa ieri mattina per tutta Alassio e Albenga, località dove Giuseppe, per gli amici Beppe, trascorreva buona parte delle sue giornate. Nella città del Muretto era nato e cresciuto e da anni lavorava al bar “Tokai” nella centralissima piazza Airaldi e Durante.
Ieri sera nella camera ardente del “Santa Corona”, tanti amici dello sfortunato giovane, insieme ai parenti, si sono radunati per recitare il rosario. Il magistrato ha ordinato l’autospia in attesa di concedere il nulla osta alla sepoltura. I funerali, stando alla volontà della famiglia, si svolgeranno ad Alassio.
21 luglio 2007 - ilsecoloxix.it
Il giovane, difeso dall’avvocato Franco Foglia, è stato iscritto nel registro degli indagati.Tra l’altro si è scoperto che guidava la sua moto con alcol e cannabis nel sangue.
Per lunedì prossimo all’ospedale Santa Corona di Pietra Ligure è in programma l’autopsia sul corpo della vittima del cameriere deceduto. Salvo imprevisti il funerale dovrebbe essere celebrato martedì prossimo alle 16 nella parrocchia Sant’Ambrogio ad Alassio.
L’incidente
Uno scontro frontale tremendo tra un ciclomotore e un maxi-scooter. Ad avere la peggio è stato Giuseppe Laguna. Il giovane viaggiava tranquillamente per tornare a casa sul suo “cinquantino” quando è stato travolto da un “Nex 500 Piaggio” che sopraggiungeva in senso contrario.
Lo scooterone era condotto da Alberto Giusta, 38 anni, nato a Cuneo ma residente a Mondovì, socio di una agenzia immobiliare di Alassio. L’uomo avrebbe perso il controllo del mezzo nell’affrontare la semicurva che immette sul rettilineo in prossimità di “Punta Murena”, proprio davanti al grande piazzale solitamente usato da venditori ambulanti di frutta e verdura.
Lo scontro tra le due moto è stato violentissimo. Entrambi i centauri sono stati sbalzati dai rispettivi sellini. L’allarme è scattato pochi minuti dopo, quando un automobilista di passaggio ha chiesto l’intervento dell’autoambulanza del “118” e dei carabinieri.
Le condizioni di Giuseppe Laguna sono apparse subito gravissime. L’autolettiga, a tutta velocità, ha raggiunto l’ospedale di Albenga per poi proseguire per il più attrezzato “Santa Corona” di Pietra Ligure. Il cuore del giovane non ha però retto ed ha smesso di battere poco dopo il ricovero. Stando alla prima ricostruzione della dinamica dell’incidente effettuata dai carabinieri di Alassio, il mezzo di Giusta, dopo aver superato la striscia di mezzeria, sarebbe finito contro lo scooter di Laguna, che non avrebbe avuto alcuna possibilità di evitare l’impatto.
Anche Alberto Giusta è stato ricoverato all’ospedale, ma le sue condizioni non sono gravi avendo riportato soltanto un trauma al polso destro. Gli esami effettuati, alcuni su richiesta specifica degli stessi carabinieri, avrebbero però permesso di accertare che l’agente immobiliare aveva bevuto sostanze alcoliche e fatto uso di sostanze stupefacenti, risultando positivo sia al testi per la cocaina che a quello per la cannabis.
La vittima Giuseppe Laguna aveva da poco lasciato il bar dove lavorava da anni come cameriere. Aveva tardato un quarto d’ora, rispetto al normale orario di rientro, perché, dimenticate le chiavi di casa sul bancone, era stato costretto ad attendere che il titolare tornasse ad aprirgli. Una fatalità. Il giovane è poi partito alla volta di Albenga dove abitava con i genitori, la mamma Anna e il papà Sandro.
La notizia del grave incidente si è sparsa ieri mattina per tutta Alassio e Albenga, località dove Giuseppe, per gli amici Beppe, trascorreva buona parte delle sue giornate. Nella città del Muretto era nato e cresciuto e da anni lavorava al bar “Tokai” nella centralissima piazza Airaldi e Durante.
Ieri sera nella camera ardente del “Santa Corona”, tanti amici dello sfortunato giovane, insieme ai parenti, si sono radunati per recitare il rosario. Il magistrato ha ordinato l’autospia in attesa di concedere il nulla osta alla sepoltura. I funerali, stando alla volontà della famiglia, si svolgeranno ad Alassio.
21 luglio 2007 - ilsecoloxix.it
Sicurezza, la stretta sulle patenti
Nelle ultime 24 ore, i carabinieri hanno ritirato 36 documenti di guida
TORINO
I controlli sulla sicurezza stradale effettuati dai carabinieri a Torino e provincia si sono conclusi con 36 patenti ritirate su un totale di 839 auto e moto controllate, sui quali viaggiavano 1.541 persone.
I posti di blocco organizzati sono stati 148, per un totale di 174 militari e 80 mezzi impiegati. Le contravvenzioni per violazioni al codice della strada sono state 108,le infrazioni rilevate con autovelox cinque e quelle con etilometro 27. Sono state inoltre ritirate cinque carte di circolazione e tre veicoli sono stati posti sotto sequestro. Complimenti «per l’impegno assicurato nel settore della sicurezza stradale dai militari dell’Arma» sono giunti dal comandante provinciale, colonnello Antonio De Vita, che ha coordinato i servizi e vi ha partecipato.
I controlli si sono estesi anche ai dintorni di alcuni locali e a cinque esercizi pubblici. Si sono conclusi con cinque arresti, per reati diversi, 30 persone denunciate a piede libero, sedici segnalate come consumatori di stupefacenti, per un totale di quasi dodici grammi di droghe leggere sequestrati, in 23 perquisizioni.
21,07,07 - lastampa.it
TORINO
I controlli sulla sicurezza stradale effettuati dai carabinieri a Torino e provincia si sono conclusi con 36 patenti ritirate su un totale di 839 auto e moto controllate, sui quali viaggiavano 1.541 persone.
I posti di blocco organizzati sono stati 148, per un totale di 174 militari e 80 mezzi impiegati. Le contravvenzioni per violazioni al codice della strada sono state 108,le infrazioni rilevate con autovelox cinque e quelle con etilometro 27. Sono state inoltre ritirate cinque carte di circolazione e tre veicoli sono stati posti sotto sequestro. Complimenti «per l’impegno assicurato nel settore della sicurezza stradale dai militari dell’Arma» sono giunti dal comandante provinciale, colonnello Antonio De Vita, che ha coordinato i servizi e vi ha partecipato.
I controlli si sono estesi anche ai dintorni di alcuni locali e a cinque esercizi pubblici. Si sono conclusi con cinque arresti, per reati diversi, 30 persone denunciate a piede libero, sedici segnalate come consumatori di stupefacenti, per un totale di quasi dodici grammi di droghe leggere sequestrati, in 23 perquisizioni.
21,07,07 - lastampa.it
Travolge e uccide un anziano
Ubriaco e drogato al volante travolge e uccide un anziano
E' successo a San Casciano: il 23enne, sottoposto a test dell'etilometro, aveva un tasso alcolico di gran lunga superiore alla norma: denunciato per omicidio colposo e per guida in stato di ebbrezza e sotto l'effetto di stupefacenti.
SAN CASCIANO VAL DI PESA (FIRENZE), 21 LUGLIO 2007 - Un'altra vittima dell'alcol al volante. Ieri sera un uomo di 75 anni, Dino Niccolini, è stato travolto e ucciso da un ubriaco - che in più era sotto l'effetto di droghe - a bordo della sua auto.E' successo in localita' Mercatale, a San Casciano Val di Pesa.
Secondo i medici del 118 l'uomo è morto sul colpo. Il guidatore dell'auto, un ventitreenne di Greve in Chianti, era completamente 'fatto': sottoposto al test dell'etilometro, aveva un tasso alcolico di gran lunga superiore alla norma e, dai successivi esami effettuati in ospedale, e' emerso che al momento dell'incidente era anche sotto l'effetto di sostanze stupefacenti.
Per questo e' stato denunciato per omicidio colposo e per guida in stato di ebbrezza e sotto l'effetto di stupefacenti.
21.07.07 - qn.quotidiano.net
E' successo a San Casciano: il 23enne, sottoposto a test dell'etilometro, aveva un tasso alcolico di gran lunga superiore alla norma: denunciato per omicidio colposo e per guida in stato di ebbrezza e sotto l'effetto di stupefacenti.
SAN CASCIANO VAL DI PESA (FIRENZE), 21 LUGLIO 2007 - Un'altra vittima dell'alcol al volante. Ieri sera un uomo di 75 anni, Dino Niccolini, è stato travolto e ucciso da un ubriaco - che in più era sotto l'effetto di droghe - a bordo della sua auto.E' successo in localita' Mercatale, a San Casciano Val di Pesa.
Secondo i medici del 118 l'uomo è morto sul colpo. Il guidatore dell'auto, un ventitreenne di Greve in Chianti, era completamente 'fatto': sottoposto al test dell'etilometro, aveva un tasso alcolico di gran lunga superiore alla norma e, dai successivi esami effettuati in ospedale, e' emerso che al momento dell'incidente era anche sotto l'effetto di sostanze stupefacenti.
Per questo e' stato denunciato per omicidio colposo e per guida in stato di ebbrezza e sotto l'effetto di stupefacenti.
21.07.07 - qn.quotidiano.net
Ubriaco sfonda una vetrata per seguire delle ragazze
Ubriaco sfonda una vetrata per seguire delle ragazze: muore dissanguato
RIMINI (21 luglio) - Completamente accecato dall'alcol è morto sfondando una vetrata per seguire delle ragazze. E' finito dissanguato per le ferite che si era procurato con i vetri. È successo a Rivazzurra di Rimini, verso l'alba. Ivan Luvetti, 31 anni, di Baranzate (Milano) era completamente ubriaco quando ha cercato di seguire alcune ragazze, due svizzere e due olandesi che verso le 5 della mattina, stavano chiacchierando con un amico davanti al residence. Il ragazzo quando è arrivato era visibilmente alterato e a torso nudo, e ha cercato di attaccare discorso.
Battute e parole sempre più forti cui ha fatto seguito la continuazione dello strip: prima si è tolto i pantaloni e poi ha accennato ad abbassarsi anche gli slip. A quel punto il gruppetto si è ritirato nell'albergo, chiudendo poi le porte.
Il giovane, anzichè andarsene, ha incominciato a prendere a pugni e testate la vetrata che, all'improvviso, si è rotta travolgendolo. Il cristallo gli ha reciso quasi completamente la mano destra. Sono intervenuti il 113 e il personale del 118 che ha portato il ferito nell'ospedale Infermi dove è morto un paio d'ore più tardi. La salma è stata composta nell' obitorio dell'ospedale a disposizione della Procura.
21.07.07 - ilmessaggero.it
RIMINI (21 luglio) - Completamente accecato dall'alcol è morto sfondando una vetrata per seguire delle ragazze. E' finito dissanguato per le ferite che si era procurato con i vetri. È successo a Rivazzurra di Rimini, verso l'alba. Ivan Luvetti, 31 anni, di Baranzate (Milano) era completamente ubriaco quando ha cercato di seguire alcune ragazze, due svizzere e due olandesi che verso le 5 della mattina, stavano chiacchierando con un amico davanti al residence. Il ragazzo quando è arrivato era visibilmente alterato e a torso nudo, e ha cercato di attaccare discorso.
Battute e parole sempre più forti cui ha fatto seguito la continuazione dello strip: prima si è tolto i pantaloni e poi ha accennato ad abbassarsi anche gli slip. A quel punto il gruppetto si è ritirato nell'albergo, chiudendo poi le porte.
Il giovane, anzichè andarsene, ha incominciato a prendere a pugni e testate la vetrata che, all'improvviso, si è rotta travolgendolo. Il cristallo gli ha reciso quasi completamente la mano destra. Sono intervenuti il 113 e il personale del 118 che ha portato il ferito nell'ospedale Infermi dove è morto un paio d'ore più tardi. La salma è stata composta nell' obitorio dell'ospedale a disposizione della Procura.
21.07.07 - ilmessaggero.it
Inter, Adriano: "bevevo per solitudine"
Il subdolo regno delle ombre non è riuscito a inghiottire Adriano Leite Ribeiro, quello che fu Imperatore indiscusso del popolo nerazzurro e che oggi, dopo quasi due anni di «esilio » e di dure battaglie contro fantasmi e vizi, sembra aver ritrovato le armi morali per riprendersi un trono che sente ancora suo.
Più uomo, sereno, sicuro di sé, ma sensibile come sempre: così ci accoglie Adriano all'interno di uno degli spogliatoi del campo di Riscone di Brunico. Non ha più paura di raccontare cosa lo ha trascinato, a lungo, lontano dagli affetti, da una vita regolare e dalle responsabilità. «Mi manca mio padre, tantissimo, ancora oggi — torna indietro col pensiero —. Mi lasciò nell'estate del 2004, ma praticamente mi accorsi della sua assenza solo qualche tempo dopo. Non lo avevo visto morire in realtà, quando tornai in Italia a giocare per me in un certo senso era come se fosse ancora qui con noi. Cominciai a soffrire qualche tempo dopo, quando andai in Brasile per le ferie. Lui non c'era e io avrei avuto tanta voglia di stargli vicino».
Litigai con la mia compagna (Daniela, che era in attesa di Adrianinho, ndr) e cominciai a frequentare locali notturni e discoteche, soprattutto provai a scaricare ogni mio problema nell'alcol. Bevevo tanto e non potevo più fare a meno di uscire la sera. Dovevo farlo, altrimenti non dormivo nemmeno. Stare a casa mi era diventato impossibile». In poco tempo, addio forma, testa che salta per aria e risultati deprimenti in campo e nella vita privata: «Però, una cosa voglio dirla: non ho mai voluto far del male a nessuno, né alla squadra, né alla società, né a chi mi voleva bene. Ho sbagliato tantissimo, senza però voler creare problemi.
Oggi ho ritrovato la famiglia, la mia compagna e le mie responsabilità — continua —. È questo che mi dà la certezza di poter restituire a Moratti tutto ciò che gli ho tolto in questo ultimo periodo. A lui dico grazie per la pazienza che ha avuto. È bello, soprattutto nel momento più difficile, sentire che il tuo presidente conta ancora su di te. È stato a volte duro nei miei confronti, ma non mi ha mai fatto sentire solo. E ora lo ripagherò. Non con le parole».
21.07.2007 09.25 di Giuseppe Di Napoli - tuttomercatoweb.com
Più uomo, sereno, sicuro di sé, ma sensibile come sempre: così ci accoglie Adriano all'interno di uno degli spogliatoi del campo di Riscone di Brunico. Non ha più paura di raccontare cosa lo ha trascinato, a lungo, lontano dagli affetti, da una vita regolare e dalle responsabilità. «Mi manca mio padre, tantissimo, ancora oggi — torna indietro col pensiero —. Mi lasciò nell'estate del 2004, ma praticamente mi accorsi della sua assenza solo qualche tempo dopo. Non lo avevo visto morire in realtà, quando tornai in Italia a giocare per me in un certo senso era come se fosse ancora qui con noi. Cominciai a soffrire qualche tempo dopo, quando andai in Brasile per le ferie. Lui non c'era e io avrei avuto tanta voglia di stargli vicino».
Litigai con la mia compagna (Daniela, che era in attesa di Adrianinho, ndr) e cominciai a frequentare locali notturni e discoteche, soprattutto provai a scaricare ogni mio problema nell'alcol. Bevevo tanto e non potevo più fare a meno di uscire la sera. Dovevo farlo, altrimenti non dormivo nemmeno. Stare a casa mi era diventato impossibile». In poco tempo, addio forma, testa che salta per aria e risultati deprimenti in campo e nella vita privata: «Però, una cosa voglio dirla: non ho mai voluto far del male a nessuno, né alla squadra, né alla società, né a chi mi voleva bene. Ho sbagliato tantissimo, senza però voler creare problemi.
Oggi ho ritrovato la famiglia, la mia compagna e le mie responsabilità — continua —. È questo che mi dà la certezza di poter restituire a Moratti tutto ciò che gli ho tolto in questo ultimo periodo. A lui dico grazie per la pazienza che ha avuto. È bello, soprattutto nel momento più difficile, sentire che il tuo presidente conta ancora su di te. È stato a volte duro nei miei confronti, ma non mi ha mai fatto sentire solo. E ora lo ripagherò. Non con le parole».
21.07.2007 09.25 di Giuseppe Di Napoli - tuttomercatoweb.com
Droga, indagato il cantante Grignani
La frase per la dose al barista: dammi le chiavi del Paradiso
CREMA — «Destinazione Paradiso » qui non era una canzone ma un cesso con le piastrelle bianche nel cortile di una vecchia casa, accanto al «Caffè convento», nel centro di Crema. Gli avventori arrivavano, ritiravano la loro dose di cocaina e chiedevano al barista: «Dammi le chiavi del paradiso». Dove il paradiso era appunto il bagno, fuori dal locale, che serviva per farsi la «pista». Subito dopo la noia del sabato sera di provincia, in quel bar senza pretese con i tavolini fuori, sotto le antiche mura, si trasformava in una eccitante movida. Otto persone sono finite in carcere ieri per un giro di cocaina da 400 mila euro al mese (prezzo all'ingrosso) e nell'inchiesta è indagato anche il cantautore Gianluca Grignani. Un faldone con centinaia di intercettazioni telefoniche e ambientali, pedinamenti e otto mesi di indagini, hanno convinto il procuratore Benito Melchionna a chiedere gli ordini di custodia cautelare con l'accusa di spaccio, che sono stati eseguiti ieri all'alba.
Tutti gli arrestati — tra cui un albanese e un marocchino — sono incensurati, hanno un lavoro e una vita regolare. L'inchiesta, denominata ovviamente «Operazione Paradiso » (ma ogni riferimento alla canzone più famosa di Grignani è puramente casuale), era partita nell'autunno scorso quando gli agenti della polizia di Stato di Crema avevano messo gli occhi su un giro di coca che ruotava intorno al «Caffè convento» e, alla fine, tre persone erano state arrestate: il titolare del bar, Ivan Mari, 40 anni, e due avventori, Gianluca Roversi e Roberto Piazza, di 34. Il Tribunale della libertà li aveva però scarcerati pochi giorni dopo, ma gli investigatori non si erano dati per vinti e proprio seguendo le mosse del terzetto sono arrivati ieri a tirare le somme; i tre sono tornati in carcere con altre cinque persone: Alessio Dominoni, 40 anni, Francesco Annarumma e Maurizio Bernardi di 37, Ergon Shabani, 23, e Abdellah Hssaine, 47. Grignani, la cui moglie era sino a poco tempo fa comproprietaria del bar, faceva parte — secondo l'accusa — di quel centinaio di clienti (tra cui anche un campione di ciclismo) che si rifornivano nel bar, ma aveva un trattamento speciale. Dall'hinterland di Milano (dove abita) telefonava a Mari e chiedeva: «Chiama la gallina».
L'altro rispondeva: «Ti faccio trovare un panino, ma solo per te». Ed ecco servita la dose di coca, il cui prezzo era per tutti intorno ai cinquanta euro. Ma, sempre secondo gli investigatori, a volte Grignani di dosi ne comprava più di una, per cederla poi ad amici, con cui la consumava. Studenti, professionisti, casalinghe, insegnanti: in questo giro dello sballo del sabato sera c'erano persone di tutti i tipi, che arrivavano a «bruciare» complessivamente due chili di «neve» in un mese. La droga proveniva direttamente dall'Est ed era acquistata in piccole quantità, ora da uno, ora dall'altro degli otto arrestati, che poi se la passavano tra di loro. Nelle telefonate spiate dalla polizia a poco serviva il linguaggio «cifrato »: «Vieni a prendere la pasta», «Portami cinque uova», «Sono arrivate le racchette?», «Quante palline da tennis hai comprato?». E oltre al «Caffè convento» (ora ceduto), c'era un secondo posto dove «tirare» in santa pace: l'altro locale di Mari, il «Briciola pub» di Sergnano, a pochi chilometri da Crema. Nella cantina invece del vino scorrevano fiumi di polvere bianca.
Luigi Corvi - 21 luglio 2007 - corriere.it
CREMA — «Destinazione Paradiso » qui non era una canzone ma un cesso con le piastrelle bianche nel cortile di una vecchia casa, accanto al «Caffè convento», nel centro di Crema. Gli avventori arrivavano, ritiravano la loro dose di cocaina e chiedevano al barista: «Dammi le chiavi del paradiso». Dove il paradiso era appunto il bagno, fuori dal locale, che serviva per farsi la «pista». Subito dopo la noia del sabato sera di provincia, in quel bar senza pretese con i tavolini fuori, sotto le antiche mura, si trasformava in una eccitante movida. Otto persone sono finite in carcere ieri per un giro di cocaina da 400 mila euro al mese (prezzo all'ingrosso) e nell'inchiesta è indagato anche il cantautore Gianluca Grignani. Un faldone con centinaia di intercettazioni telefoniche e ambientali, pedinamenti e otto mesi di indagini, hanno convinto il procuratore Benito Melchionna a chiedere gli ordini di custodia cautelare con l'accusa di spaccio, che sono stati eseguiti ieri all'alba.
Tutti gli arrestati — tra cui un albanese e un marocchino — sono incensurati, hanno un lavoro e una vita regolare. L'inchiesta, denominata ovviamente «Operazione Paradiso » (ma ogni riferimento alla canzone più famosa di Grignani è puramente casuale), era partita nell'autunno scorso quando gli agenti della polizia di Stato di Crema avevano messo gli occhi su un giro di coca che ruotava intorno al «Caffè convento» e, alla fine, tre persone erano state arrestate: il titolare del bar, Ivan Mari, 40 anni, e due avventori, Gianluca Roversi e Roberto Piazza, di 34. Il Tribunale della libertà li aveva però scarcerati pochi giorni dopo, ma gli investigatori non si erano dati per vinti e proprio seguendo le mosse del terzetto sono arrivati ieri a tirare le somme; i tre sono tornati in carcere con altre cinque persone: Alessio Dominoni, 40 anni, Francesco Annarumma e Maurizio Bernardi di 37, Ergon Shabani, 23, e Abdellah Hssaine, 47. Grignani, la cui moglie era sino a poco tempo fa comproprietaria del bar, faceva parte — secondo l'accusa — di quel centinaio di clienti (tra cui anche un campione di ciclismo) che si rifornivano nel bar, ma aveva un trattamento speciale. Dall'hinterland di Milano (dove abita) telefonava a Mari e chiedeva: «Chiama la gallina».
L'altro rispondeva: «Ti faccio trovare un panino, ma solo per te». Ed ecco servita la dose di coca, il cui prezzo era per tutti intorno ai cinquanta euro. Ma, sempre secondo gli investigatori, a volte Grignani di dosi ne comprava più di una, per cederla poi ad amici, con cui la consumava. Studenti, professionisti, casalinghe, insegnanti: in questo giro dello sballo del sabato sera c'erano persone di tutti i tipi, che arrivavano a «bruciare» complessivamente due chili di «neve» in un mese. La droga proveniva direttamente dall'Est ed era acquistata in piccole quantità, ora da uno, ora dall'altro degli otto arrestati, che poi se la passavano tra di loro. Nelle telefonate spiate dalla polizia a poco serviva il linguaggio «cifrato »: «Vieni a prendere la pasta», «Portami cinque uova», «Sono arrivate le racchette?», «Quante palline da tennis hai comprato?». E oltre al «Caffè convento» (ora ceduto), c'era un secondo posto dove «tirare» in santa pace: l'altro locale di Mari, il «Briciola pub» di Sergnano, a pochi chilometri da Crema. Nella cantina invece del vino scorrevano fiumi di polvere bianca.
Luigi Corvi - 21 luglio 2007 - corriere.it
Scoppia il caso Rasmussen
DOPING - Sospeso dalla sua nazionale resta in giallo al Tour. La tappa a Boonen, domani crono
CASTRES - Sul traguardo di Castres l'ennesimo sprint del Tour 2007 premia Tom Boonen, ma la dodicesima tappa non sarà ricordata di certo per la vittoria del belga della Quick Step. Ancora una volta a lasciare il segno nella storia della Grand Boucle sarà un'altra giornata di polemiche e di sospetti, di accuse e di difese. Sul Tour è caduta la vicenda che vede come protagonista l'attuale numero uno della corsa, quel Rasmussen che da una settimana indossa la maglia gialla di leader.
Anche su di lui si è addensata nelle ultime ore l'ombra infamante del doping, dopo che la Federazione ciclistica danese, l'altra sera, ha annunciato la sua esclusione dalla nazionale biancorossa, visto che più volte Rasmussen ha evitato di comunicare alle autorità antidoping le località in cui si allenava. Una decisione che risale al 21 giugno, di cui era già al corrente Rasmussen, il quale si è subito difeso: «Ho cercato di dare spiegazioni, ma la Federazione non ha voluto ascoltarmi - ha detto e poi si è subito affrettato a puntualizzare - questa vicenda non compromette il mio Tour».
Per quanto riguarda la tappa, c'è chi può e chi non può. Può Tom Boonen: mettere al lavoro una super squadra come la Quick Step, sparare il colpo di reni, conquistare la doppietta al Tour (sarebbe stata tripletta senza la beffa di Steegmans) e rafforzare il verde della sua maglia. Non può Daniele Bennati: contare sulla sua Lampre-Fondital, meno compatta e competitiva della formazione belga, giocare le sue carte allo sprint e uscire finalmente da una serie di piazzamenti che baratterebbe volentieri con una vittoria.
Storie di un Tour spietato, che esaurisce il sogno partito da lontano del francese Pierrick Fedrigo e del basco Amets Txurruka negli ultimi ottocento metri. E che mantiene in gruppo, per di più in qualità di leader della classifica generale, il danese Michael Rasmussen, sul quale si stanno annidando delle "ombre" che han-no portato la sua federazione ad escluderlo dalla nazionale, e quindi dai Mondiali, che poiché sono in programma a Stoc-carda, dopo il caso Sinkewitz (indagato anche dal Tribunale di Bonn) e la fuga delle tivvù non sono più nemmeno certi. Per fortuna c'è la faccia pulita di Tom Boonen a riportare il discorso sulla corsa: a ventisei anni, questa furia della natura sfrutta alla grande il treno dei suoi gregari e fa la festa ad un veterano come Eriz Zabel ed al sudafricano Robert Hunter, entrato nella storia ventiquattro ore prima come unico esponente del continente nero ad aver lasciato il segno alla Grande Boucle. La delusione di Bennati sfocia anche nella polemica: «Boonen ha una grande squadra, noi invece dobbiamo arrangiarci».
La rabbia del sanguigno aretino fa da contraltare alla calma innaturale di Rasmussen, che termina al centro del plotone e fa spallucce davanti alla decisione della federciclo danese di escluderlo da Mon-diali ed Olimpiadi per non aver segnalato all'antidoping il luogo dei suoi allenamenti. Il vichingo della Rabobank avrà altro a cui pensare, magari alla cronometro di oggi ad Albi, tappa numero tredici di un Tour che attende un altro scossone alle sue gerarchie. I chilometri sono tanti, 54, il percorso capriccioso, con un Gran Premio di quarta categoria a La Bauziè che può spezzare il fiato e far da trampolino di lancio agli specialisti. Uno di questi è certamente Fabian Cancellara, che ieri si è risparmiato fino all'inverosimile per non farsi prendere alla sprovvista proprio sul suo terreno preferito. E poi i soliti nomi, tra i quali per amor patrio va inserito innanzitutto Marzio Bruseghin, che quando c'è da contrastare il ticchettio dell'orologio non si tira mai indietro.
E chissà come si comporterà il kazako Alexandre Vinokourov, partito da favorito ed ora malconcio e in gruppo quasi per scommessa.
O anche Alejandro Valverde, che corre in Francia nonostante i sospetti per un suo coinvolgimento nella Operacion Puerto, altra storiaccia di doping su cui il sipario non è ancora del tutto calato.
21.07.07 - corriere.com
CASTRES - Sul traguardo di Castres l'ennesimo sprint del Tour 2007 premia Tom Boonen, ma la dodicesima tappa non sarà ricordata di certo per la vittoria del belga della Quick Step. Ancora una volta a lasciare il segno nella storia della Grand Boucle sarà un'altra giornata di polemiche e di sospetti, di accuse e di difese. Sul Tour è caduta la vicenda che vede come protagonista l'attuale numero uno della corsa, quel Rasmussen che da una settimana indossa la maglia gialla di leader.
Anche su di lui si è addensata nelle ultime ore l'ombra infamante del doping, dopo che la Federazione ciclistica danese, l'altra sera, ha annunciato la sua esclusione dalla nazionale biancorossa, visto che più volte Rasmussen ha evitato di comunicare alle autorità antidoping le località in cui si allenava. Una decisione che risale al 21 giugno, di cui era già al corrente Rasmussen, il quale si è subito difeso: «Ho cercato di dare spiegazioni, ma la Federazione non ha voluto ascoltarmi - ha detto e poi si è subito affrettato a puntualizzare - questa vicenda non compromette il mio Tour».
Per quanto riguarda la tappa, c'è chi può e chi non può. Può Tom Boonen: mettere al lavoro una super squadra come la Quick Step, sparare il colpo di reni, conquistare la doppietta al Tour (sarebbe stata tripletta senza la beffa di Steegmans) e rafforzare il verde della sua maglia. Non può Daniele Bennati: contare sulla sua Lampre-Fondital, meno compatta e competitiva della formazione belga, giocare le sue carte allo sprint e uscire finalmente da una serie di piazzamenti che baratterebbe volentieri con una vittoria.
Storie di un Tour spietato, che esaurisce il sogno partito da lontano del francese Pierrick Fedrigo e del basco Amets Txurruka negli ultimi ottocento metri. E che mantiene in gruppo, per di più in qualità di leader della classifica generale, il danese Michael Rasmussen, sul quale si stanno annidando delle "ombre" che han-no portato la sua federazione ad escluderlo dalla nazionale, e quindi dai Mondiali, che poiché sono in programma a Stoc-carda, dopo il caso Sinkewitz (indagato anche dal Tribunale di Bonn) e la fuga delle tivvù non sono più nemmeno certi. Per fortuna c'è la faccia pulita di Tom Boonen a riportare il discorso sulla corsa: a ventisei anni, questa furia della natura sfrutta alla grande il treno dei suoi gregari e fa la festa ad un veterano come Eriz Zabel ed al sudafricano Robert Hunter, entrato nella storia ventiquattro ore prima come unico esponente del continente nero ad aver lasciato il segno alla Grande Boucle. La delusione di Bennati sfocia anche nella polemica: «Boonen ha una grande squadra, noi invece dobbiamo arrangiarci».
La rabbia del sanguigno aretino fa da contraltare alla calma innaturale di Rasmussen, che termina al centro del plotone e fa spallucce davanti alla decisione della federciclo danese di escluderlo da Mon-diali ed Olimpiadi per non aver segnalato all'antidoping il luogo dei suoi allenamenti. Il vichingo della Rabobank avrà altro a cui pensare, magari alla cronometro di oggi ad Albi, tappa numero tredici di un Tour che attende un altro scossone alle sue gerarchie. I chilometri sono tanti, 54, il percorso capriccioso, con un Gran Premio di quarta categoria a La Bauziè che può spezzare il fiato e far da trampolino di lancio agli specialisti. Uno di questi è certamente Fabian Cancellara, che ieri si è risparmiato fino all'inverosimile per non farsi prendere alla sprovvista proprio sul suo terreno preferito. E poi i soliti nomi, tra i quali per amor patrio va inserito innanzitutto Marzio Bruseghin, che quando c'è da contrastare il ticchettio dell'orologio non si tira mai indietro.
E chissà come si comporterà il kazako Alexandre Vinokourov, partito da favorito ed ora malconcio e in gruppo quasi per scommessa.
O anche Alejandro Valverde, che corre in Francia nonostante i sospetti per un suo coinvolgimento nella Operacion Puerto, altra storiaccia di doping su cui il sipario non è ancora del tutto calato.
21.07.07 - corriere.com
Iscriviti a:
Post (Atom)
Basta guerre nel mondo!
.jpg)