Una ricerca dell'American Academy of Child and Adolescent Psychiatry dimostra che il Ritalin blocca la crescita di chi lo usa. E' solo l'ultimo effetto collaterale scoperto tra i molti attribuibili all'uso di Ritalin.
Nuovi risultati sugli effetti del Ritalin: come già suggerito da numerose altre ricerche, il farmaco a base di anfetamine recentemente introdotto in Italia arresterebbe la crescita dei bambini a cui viene somministrato. Una ricerca dell’American Academy of Child and Adolescent Psychiatry parla chiaro, e dimostra che il Ritalin, il farmaco usato per combattere gli effetti dell'ADHD, blocca la la crescita di chi lo usa.
Dopo 3 anni di studi su bambini affetti da ADHD trattati con Ritalin si è scoperto che questi pesano almeno 2 kg in meno rispetto ai coetanei e misurano un centimetro e mezzo in meno di altezza. Lo studio ha anche monitorato bambini affetti da ADHD non trattati con Ritalin, e questi hanno mostrato livelli di crescita del tutto normali. James Swanson, direttore del Child Development Center all'Università della California, ammette: "Sì, gli psicofarmaci prescritti contro l'ADHD hanno un effetto di soppressione della crescita".
La cosa non stupisce molto, in quanto le anfetamine sono droghe pesanti universalmente riconosciute come dannose per la salute, e d'altronde lo psichiatria Peter Breggin aveva catalogato tra gli effetti collaterali da Ritalin in questa impressionante lista, nella quale l'arresto della crescita è quindi solo l'ultima negativa novità: Palpitazioni - Tachicardia - Ipertensione - Aritmia cardiaca - Dolori al petto - Arresto cardiaco - Manie, psicosi, allucinazioni - Agitazione, ansia, nervosismo - Insonnia - Irritabilità, ostilità, aggressione - Depressione, ipersensibilità emozionale, pianto facile, introversione - Riflessi ridotti - Confusione - Perdita di spontaneità emozionale - Convulsioni - Comparsa di tic nervosi - Funzioni gastrointestinali: Anoressia - Nausea e vomito - Mal di stomaco, crampi - Bocca arida - Costipazione, diarrea - Disfunzione della ghiandola pituitaria, alterazione della produzione ormonale - Perdita di peso - Visione sfumata - Mal di testa - Insonnia - Depressione - Iperattività e irritabilità - Peggioramento dei sintomi caratteristici dell' ADHD - Ridotta capacità di comunicare e socializzare - Aumento del gioco solitario e diminuzione del periodo complessivo di gioco - Tendenza ad essere socialmente inibito, passivo e sottomesso - Piattezza emozionale.
27/07/07 - Vanni Santoni - prontoconsumatore.it
Ci trovate anche qui
Ecco come cambieranno le regole
Roma, 27 luglio 2007 - I neopatentati non potranno guidare per i primi tre anni che utilitarie, ossia automobili di potenza superiore a 60Kw/t. È questa una delle novità previste dalle nuove norme sulla sicurezza stradale.
Ecco come cambieranno le regole.
GUIDA SENZA PATENTE. Diventa un reato per il quale, (in caso di violazione della legge ripetuta due volte nell'arco di due anni) si rischierà l'arresto fino a 12 mesi, unitamente alla sanzione pecuniaria attualmente prevista che ammonta da 2.257 a circa 9 mila euro.
GUIDA OLTRE I LIMITI DI VELOCITÀ. «Se si supera di 40 chilometri orari la velocità massima consentita (e fino a 60 chilometri orari) è prevista una sanzione amministrativa da 400 a 1500 euro e la sospensione della patente da 3 a 6 mesi, oltre alla conferma della decurtazione di dieci punti dalla patente». Per chi oltrepassa di 60 chilometri orari il limite previsto, la sanzione pecuniaria va da 500 a 2000 euro circa, insieme alla sospensione della patente da 6 mesi ad un anno".
COMPORTAMENTI PERICOLOSI.
GUIDA IN STATO EBBREZZA O SOTTO EFFETTO STUPEFACENTI. In questo caso è »inasprita la pena per l'ipotesi di omissione di soccorso, che diventa reclusione da tre ad otto anni.
AUTOVEICOLI ADIBITI A TRASPORTO. La nuova legge prevede anche un »inasprimento delle sanzioni per i conducenti di autoveicoli adibiti al trasporto di persone e cose che non rispetteranno la durata dei periodi di guida, di riposo giornaliero o settimanale prescritti dai regolamenti europei.
PREMI PER GLI AUTOMOBILISTI «VIRTUOSI». Aumenta da 2 a 4 il bonus di punti per chi non commette infrazioni.
'SCUOLA GUIDÀ PER 16ENNI. L'articolo 2 introduce la cosiddetta «guida accompagnata, che consente ai minorenni già in possesso della patente A (quella per i motocicli) di esercitarsi alla guida di un'auto (ma sempre accompagnati da un patentato con dieci anni di esperienza) a partire dai 16 anni invece di aspettare di averne compiuti 18.
VENDITA BEVANDE ALCOLICHE: «Sarà obbligatorio per i gestori di discoteche e pub, ed in generale di ogni locale ove si svolga, in qualunque nodo e tempo, attività di intrattenimento congiuntamente a vendita e somministrazione di bevande alcoliche, esporre delle tabelle che indichino i sintomi correlati a diversi gradi di concentrazione di alcol nel sangue, nonchè le quantità delle bevande alcoliche più comuni che fanno superare i limiti previsti per la guida in stato di ebbrezza».
PUBBLICITÀ. È stato introdotto il divieto assoluto di far riferimento alla velocità nelle pubblicità di auto e moto. A vigilare su questo punto sarà il Garante per la Concorrenza che, in caso di violazioni, potrà comminare multe da 50 mila a 500 mila euro.
SICUREZZA STRADE. I maggiori introiti derivanti dall'aumento delle sanzioni pecuniarie saranno destinati al miglioramento della segnaletica e alla messa in sicurezza delle strade italiane.
CODICE STRADA. L'articolo 29 del Ddl, infine, conferisce al Governo delega alla riforma dell'intero Codice della Strada, mirata, tra l'altro, a riordinarne, semplificarne ed armonizzarne la disciplina tecnica, nonchè a revisionarne e semplificarne - secondo principi di proporzionalità e ragionevolezza - le disposizioni sanzionatorie.
Sanzioni più pesanti se si va in retromarcia in autostrada o si usa il telefonino senza l'auricolare mentre si è al volante (per cui è previsto il pagamento di una somma da 148 a 594 euro nonchè la sospensione della patente da 1 a 3 mesi nell'ipotesi di reiterazione nel biennio).
27/07/07 - qn.quotidiano.net
Ecco come cambieranno le regole.
GUIDA SENZA PATENTE. Diventa un reato per il quale, (in caso di violazione della legge ripetuta due volte nell'arco di due anni) si rischierà l'arresto fino a 12 mesi, unitamente alla sanzione pecuniaria attualmente prevista che ammonta da 2.257 a circa 9 mila euro.
GUIDA OLTRE I LIMITI DI VELOCITÀ. «Se si supera di 40 chilometri orari la velocità massima consentita (e fino a 60 chilometri orari) è prevista una sanzione amministrativa da 400 a 1500 euro e la sospensione della patente da 3 a 6 mesi, oltre alla conferma della decurtazione di dieci punti dalla patente». Per chi oltrepassa di 60 chilometri orari il limite previsto, la sanzione pecuniaria va da 500 a 2000 euro circa, insieme alla sospensione della patente da 6 mesi ad un anno".
COMPORTAMENTI PERICOLOSI.
GUIDA IN STATO EBBREZZA O SOTTO EFFETTO STUPEFACENTI. In questo caso è »inasprita la pena per l'ipotesi di omissione di soccorso, che diventa reclusione da tre ad otto anni.
AUTOVEICOLI ADIBITI A TRASPORTO. La nuova legge prevede anche un »inasprimento delle sanzioni per i conducenti di autoveicoli adibiti al trasporto di persone e cose che non rispetteranno la durata dei periodi di guida, di riposo giornaliero o settimanale prescritti dai regolamenti europei.
PREMI PER GLI AUTOMOBILISTI «VIRTUOSI». Aumenta da 2 a 4 il bonus di punti per chi non commette infrazioni.
'SCUOLA GUIDÀ PER 16ENNI. L'articolo 2 introduce la cosiddetta «guida accompagnata, che consente ai minorenni già in possesso della patente A (quella per i motocicli) di esercitarsi alla guida di un'auto (ma sempre accompagnati da un patentato con dieci anni di esperienza) a partire dai 16 anni invece di aspettare di averne compiuti 18.
VENDITA BEVANDE ALCOLICHE: «Sarà obbligatorio per i gestori di discoteche e pub, ed in generale di ogni locale ove si svolga, in qualunque nodo e tempo, attività di intrattenimento congiuntamente a vendita e somministrazione di bevande alcoliche, esporre delle tabelle che indichino i sintomi correlati a diversi gradi di concentrazione di alcol nel sangue, nonchè le quantità delle bevande alcoliche più comuni che fanno superare i limiti previsti per la guida in stato di ebbrezza».
PUBBLICITÀ. È stato introdotto il divieto assoluto di far riferimento alla velocità nelle pubblicità di auto e moto. A vigilare su questo punto sarà il Garante per la Concorrenza che, in caso di violazioni, potrà comminare multe da 50 mila a 500 mila euro.
SICUREZZA STRADE. I maggiori introiti derivanti dall'aumento delle sanzioni pecuniarie saranno destinati al miglioramento della segnaletica e alla messa in sicurezza delle strade italiane.
CODICE STRADA. L'articolo 29 del Ddl, infine, conferisce al Governo delega alla riforma dell'intero Codice della Strada, mirata, tra l'altro, a riordinarne, semplificarne ed armonizzarne la disciplina tecnica, nonchè a revisionarne e semplificarne - secondo principi di proporzionalità e ragionevolezza - le disposizioni sanzionatorie.
Sanzioni più pesanti se si va in retromarcia in autostrada o si usa il telefonino senza l'auricolare mentre si è al volante (per cui è previsto il pagamento di una somma da 148 a 594 euro nonchè la sospensione della patente da 1 a 3 mesi nell'ipotesi di reiterazione nel biennio).
27/07/07 - qn.quotidiano.net
Incidenti stradali, è emergenza nazionale
Incidenti stradali, è emergenza nazionale. ''Il governo fa pochissimo''
Il punto della sezione italiana dell’Organizzazione mondiale della sanità e dell’Istituto superiore di sanità: svanito l’effetto positivo della patente a punti, il numero di morti fra i giovanissimi resta costante. Sulle strade 6000 morti l’anno, oltre 300mila feriti, 15mila invalidi gravi
ROMA - Ogni anno seimila morti, 15mila invalidi gravi, 120mila ricoverati nelle strutture sanitarie e un milione e mezzo di accessi al Pronto Soccorso: cifre di una battaglia che non si riesce a vincere e che si fa una gran fatica anche a combattere, numeri di fronte ai quali si vive quasi con rassegnazione e che non si riesce ad abbattere. Il governo fa poco o nulla, le campagne informative da sole non servono o servono a poco, le morti del sabato sera non accennano a diminuire e in mancanza di una diffusa cultura di attenzione alla sicurezza e alla legalità l'Italia è destinata a non compiere alcun passo avanti nella direzione sperata. E' un'analisi impietosa quella che il Centro di Medicina del Turismo dell'Organizzazione mondiale della sanità e l'Istituto superiore di Sanità fanno della situazione degli incidenti sulle strade alla vigilia del mese più caldo dal punto di vista non solo atmosferico ma anche autostradale: milioni di veicoli in movimento e un elenco giornaliero di nuove vittime della strada. Un'analisi che coglie con particolare attenzione l'aspetto del principale fattore di rischio, l'alcol (causa di un incidente su quattro) e che riserva accenti fortemente critici nei confronti delle mancate misure di prevenzione decise dal governo.
"Nel mondo la principale causa di morte per i giovani fra i 20 e i 25 anni sono gli incidenti stradali: anche nel nostro paese ci troviamo di fronte ad una vera e propria emergenza nazionale, vissuta con pericolosa assuefazione anche dal mondo politico - ha affermato Walter Pasini, direttore del Centro Oms di Medicina del turismo: "Bisognerebbe pensare alla riduzione del numero di incidenti sulle strade come ad una priorità nazionale, ma il governo fa veramente troppo poco". Il problema, spiega, è molto complesso, dovuto ad una pluralità di cause, dalla "disastrosa rete stradale" ad un "pessimo manto stradale", dalle cattive condizioni delle automobili fino all'assunzione di alcol, droghe, farmaci e altre sostanze in grado di alterare le percezioni del guidatore: è per questo che per ottenere risultati significativi dovrebbe essere messa in campo un'azione coordinata a livello nazionale, come accaduto - e con buoni risultati - sia in Francia che in Germania. In Italia, invece, gli effetti positivi della patente a punti si sono ormai esauriti, e non sembrano esserci all'orizzonte iniziative capaci di incidere sul problema.
"La chiave del successo" - ha sostenuto Emanuele Scafato, direttore del Centro Oms per la promozione della salute e la ricerca sull'alcol - è data dalla combinazione di "controlli rigorosi" e di un "aumento della consapevolezza" attraverso campagne informative ad ampio raggio. Una giusta combinazione fra informazione e repressione che ha visto la Francia dimezzare la mortalità da incidente stradale con i suoi tre milioni di controlli sulle strade all'anno. Nel nostro paese, è stato spiegato, i controlli sono 250mila all'anno, il che significa che "l'automobilista italiano ha la probabilità di subire un controllo ogni 176 anni". Decisamente troppo poco. Anche in Germania la normative si sono fatte molto più severe, fino alla recentissima decisione, vecchia di appena due settimane, di portare a quota zero il tasso di alcolemia consentito per i guidatori sotto i 21 anni e per chi ha conseguito la patente da meno di due anni. In sostanza, per queste categorie si tratta di un divieto totale di bere. Questi sono solo due esempi delle misure messe in campo dai paesi comunitari per raggiungere l'obiettivo deciso dalla Commissione Europea e che propone come obiettivo prioritario il dimezzamento del numero di persone uccise sulle strade europee, passando da quota 50mila (registrata nel 2000) ad una quota pari a 25mila entro il 2010. "Un obiettivo, il dimezzamento dei morti - sostiene Scafato - che a meno di miracoli il nostro paese non potrà neppure avvicinare".
Eppure - ha fatto notare Marco Giustini, del Reparto Ambiente e traumi dell'Istituto Superiore di Sanità - la riduzione degli incidenti stradali comporterebbe non solo vantaggi in termini di vite umane salvate, ma anche in termini sociali ed economici. E a dirlo sono i dati nudi e crudi ricavati dall'Istat, dai verbali degli incidenti di Polizia e Carabinieri, dalle cartelle cliniche degli ospedali. In breve: delle 550mila persone che ogni anno muoiono in Italia, quelle causate da incidenti stradali si attestano all'1,2%: quella che è la settima causa di morte diventa però la seconda per le classi di età inferiori ai 40 anni. Il che significa, da un'altra angolazione, che la metà delle persone che muoiono sulle strade ha meno di 40 anni, con dati ancor più eloquenti nei soli fine settimana. Negli ultimi trentacinque anni sono 350mila le persone morte a seguito di incidenti stradali:, con una media stabilizzatasi sui seimila decessi negli ultimi anni. In termini globali, dal 1970 ad oggi il loro numero è calato piuttosto considerevolmente, con una sola eccezione: la classe di età compresa fra i 18 e i 39 anni. In questi casi si assiste ad una preoccupante stasi: muoiono 25 persone ogni 100mila residenti fra i 18 e i 24 anni, venti persone ogni 100mila residenti fra i 25 e i 29 anni, undici persone ogni 100mila residenti fra i 30 e i 35 anni. Se muore un diciottenne, insomma, c'è più di una probabilità su due che si tratti di una vittima della strada. Numeri elevati anche per i feriti (316mila l'anno) e i ricoveri: nel 2003 ne sono stati contabilizzati 135 ogni 100mila abitanti (numero globale: 78484), ma il dato reale stimato è di 120mila ricoveri, con una media di 7 giorni di degenza, e almeno un milione e mezzo di passaggi al Pronto Soccorso. Un carico economico non indifferente per il servizio sanitario nazionale, cui va ad aggiungersi anche quello sostenuto per i 15mila invalidi gravi: circa il 60% dei soggetti ricoverati in riabilitazione è lì a causa di un incidente stradale. Una spesa sanitaria difficile da calcolare, ma che potrebbero giungere anche ad alcuni punti percentuali di Prodotto interno lordo. (ska)
27/07/07 - superabile.it
Il punto della sezione italiana dell’Organizzazione mondiale della sanità e dell’Istituto superiore di sanità: svanito l’effetto positivo della patente a punti, il numero di morti fra i giovanissimi resta costante. Sulle strade 6000 morti l’anno, oltre 300mila feriti, 15mila invalidi gravi
ROMA - Ogni anno seimila morti, 15mila invalidi gravi, 120mila ricoverati nelle strutture sanitarie e un milione e mezzo di accessi al Pronto Soccorso: cifre di una battaglia che non si riesce a vincere e che si fa una gran fatica anche a combattere, numeri di fronte ai quali si vive quasi con rassegnazione e che non si riesce ad abbattere. Il governo fa poco o nulla, le campagne informative da sole non servono o servono a poco, le morti del sabato sera non accennano a diminuire e in mancanza di una diffusa cultura di attenzione alla sicurezza e alla legalità l'Italia è destinata a non compiere alcun passo avanti nella direzione sperata. E' un'analisi impietosa quella che il Centro di Medicina del Turismo dell'Organizzazione mondiale della sanità e l'Istituto superiore di Sanità fanno della situazione degli incidenti sulle strade alla vigilia del mese più caldo dal punto di vista non solo atmosferico ma anche autostradale: milioni di veicoli in movimento e un elenco giornaliero di nuove vittime della strada. Un'analisi che coglie con particolare attenzione l'aspetto del principale fattore di rischio, l'alcol (causa di un incidente su quattro) e che riserva accenti fortemente critici nei confronti delle mancate misure di prevenzione decise dal governo.
"Nel mondo la principale causa di morte per i giovani fra i 20 e i 25 anni sono gli incidenti stradali: anche nel nostro paese ci troviamo di fronte ad una vera e propria emergenza nazionale, vissuta con pericolosa assuefazione anche dal mondo politico - ha affermato Walter Pasini, direttore del Centro Oms di Medicina del turismo: "Bisognerebbe pensare alla riduzione del numero di incidenti sulle strade come ad una priorità nazionale, ma il governo fa veramente troppo poco". Il problema, spiega, è molto complesso, dovuto ad una pluralità di cause, dalla "disastrosa rete stradale" ad un "pessimo manto stradale", dalle cattive condizioni delle automobili fino all'assunzione di alcol, droghe, farmaci e altre sostanze in grado di alterare le percezioni del guidatore: è per questo che per ottenere risultati significativi dovrebbe essere messa in campo un'azione coordinata a livello nazionale, come accaduto - e con buoni risultati - sia in Francia che in Germania. In Italia, invece, gli effetti positivi della patente a punti si sono ormai esauriti, e non sembrano esserci all'orizzonte iniziative capaci di incidere sul problema.
"La chiave del successo" - ha sostenuto Emanuele Scafato, direttore del Centro Oms per la promozione della salute e la ricerca sull'alcol - è data dalla combinazione di "controlli rigorosi" e di un "aumento della consapevolezza" attraverso campagne informative ad ampio raggio. Una giusta combinazione fra informazione e repressione che ha visto la Francia dimezzare la mortalità da incidente stradale con i suoi tre milioni di controlli sulle strade all'anno. Nel nostro paese, è stato spiegato, i controlli sono 250mila all'anno, il che significa che "l'automobilista italiano ha la probabilità di subire un controllo ogni 176 anni". Decisamente troppo poco. Anche in Germania la normative si sono fatte molto più severe, fino alla recentissima decisione, vecchia di appena due settimane, di portare a quota zero il tasso di alcolemia consentito per i guidatori sotto i 21 anni e per chi ha conseguito la patente da meno di due anni. In sostanza, per queste categorie si tratta di un divieto totale di bere. Questi sono solo due esempi delle misure messe in campo dai paesi comunitari per raggiungere l'obiettivo deciso dalla Commissione Europea e che propone come obiettivo prioritario il dimezzamento del numero di persone uccise sulle strade europee, passando da quota 50mila (registrata nel 2000) ad una quota pari a 25mila entro il 2010. "Un obiettivo, il dimezzamento dei morti - sostiene Scafato - che a meno di miracoli il nostro paese non potrà neppure avvicinare".
Eppure - ha fatto notare Marco Giustini, del Reparto Ambiente e traumi dell'Istituto Superiore di Sanità - la riduzione degli incidenti stradali comporterebbe non solo vantaggi in termini di vite umane salvate, ma anche in termini sociali ed economici. E a dirlo sono i dati nudi e crudi ricavati dall'Istat, dai verbali degli incidenti di Polizia e Carabinieri, dalle cartelle cliniche degli ospedali. In breve: delle 550mila persone che ogni anno muoiono in Italia, quelle causate da incidenti stradali si attestano all'1,2%: quella che è la settima causa di morte diventa però la seconda per le classi di età inferiori ai 40 anni. Il che significa, da un'altra angolazione, che la metà delle persone che muoiono sulle strade ha meno di 40 anni, con dati ancor più eloquenti nei soli fine settimana. Negli ultimi trentacinque anni sono 350mila le persone morte a seguito di incidenti stradali:, con una media stabilizzatasi sui seimila decessi negli ultimi anni. In termini globali, dal 1970 ad oggi il loro numero è calato piuttosto considerevolmente, con una sola eccezione: la classe di età compresa fra i 18 e i 39 anni. In questi casi si assiste ad una preoccupante stasi: muoiono 25 persone ogni 100mila residenti fra i 18 e i 24 anni, venti persone ogni 100mila residenti fra i 25 e i 29 anni, undici persone ogni 100mila residenti fra i 30 e i 35 anni. Se muore un diciottenne, insomma, c'è più di una probabilità su due che si tratti di una vittima della strada. Numeri elevati anche per i feriti (316mila l'anno) e i ricoveri: nel 2003 ne sono stati contabilizzati 135 ogni 100mila abitanti (numero globale: 78484), ma il dato reale stimato è di 120mila ricoveri, con una media di 7 giorni di degenza, e almeno un milione e mezzo di passaggi al Pronto Soccorso. Un carico economico non indifferente per il servizio sanitario nazionale, cui va ad aggiungersi anche quello sostenuto per i 15mila invalidi gravi: circa il 60% dei soggetti ricoverati in riabilitazione è lì a causa di un incidente stradale. Una spesa sanitaria difficile da calcolare, ma che potrebbero giungere anche ad alcuni punti percentuali di Prodotto interno lordo. (ska)
27/07/07 - superabile.it
Campagna contro gli incidenti sulle strade
Campagna del ministero dei trasporti contro gli incidenti sulle strade
La campagna prenderà il via sabato 28 luglio
Il ministero dei Trasporti - in collaborazione con la Presidenza del Consiglio e di tutto il Governo e con il patrocinio del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano - lancia una campagna di comunicazione sulla sicurezza stradale che sarà ospitata da tutte le maggiori emittenti radiofoniche nazionali. La campagna prenderà il via sabato 28 luglio (con un'anteprima su Isoradio venerdí 27) e coinvolgerà tutte le reti radiofoniche della Rai e le maggiori emittenti private (tra le altre, Radio 24, Radio Deejay, Radio Capital, Radio Dimensione Suono, Rtl 102.5, Ram Power, Radio 105, Radio Montecarlo). Disattenzione, mancato rispetto delle regole, guida in stato di ubriachezza o sotto l'effetto di droghe, episodi di pirateria sulle strade hanno funestato le cronache delle scorse settimane. Ogni giorno, come testimoniano le statistiche, muoiono sulle strade italiane circa 15 persone, oltre 5 mila ogni anno. Gli incidenti stradali provocano inoltre circa 300 mila feriti e un costo sociale spaventosamente alto. Il Governo ha deciso di intervenire prima di tutto con un adeguamento delle norme sulla sicurezza e un inasprimento delle pene per i comportamenti a rischio sulla strada (il disegno di legge del ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi aspetta solo l'approvazione del Senato), e ora con una campagna di sensibilizzazione pubblica, rivolta soprattutto agli automobilisti in viaggio, sintonizzati sulla loro radio preferita. Si tratta di una campagna tutta particolare: i testimonial che prestano le loro voci sono infatti le massime autorità dello Stato: il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il capo del Governo Romano Prodi, ministri e leader politici. Il senso del messaggio è quello del rispetto delle regole, per rispettare se stessi e gli altri, e della volontà del governo di mettere la sicurezza delle nostre strade tra le massime priorità della sua azione. La partecipazione alla campagna dei ministri e di alcuni esponenti dell'opposizione è la testimonianza di un atteggiamento di responsabilità condivisa del ceto politico nell'affrontare un problema gravissimo come quello degli incidenti sulle strade che coinvolge spesso giovani e giovanissimi. Hanno aderito alla campagna e realizzato gli spot radiofonici tra gli altri, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il presidente della Camera Fausto Bertinotti, il presidente del Consiglio dei Ministri Romano Prodi, nonché numerosi ministri tra i quali, oltre ovviamente al ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi, Pierluigi Bersani, Rosy Bindi, Emma Bonino, Massimo D'Alema, Antonio Di Pietro, Giuseppe Fioroni, Clemente Mastella, Giovanna Melandri, Fabio Mussi, Tommaso Padoa-Schioppa, Alfonso Pecoraro Scanio, e leader politici come Gianfranco Fini, Giulio Tremonti, Walter Veltroni. Ogni spot, naturalmente, è centrato sul ruolo o sulla riconoscibilità pubblica del testimonial. Cosí, in questa chiave, il ministro Bersani accenna alle sue liberalizzazioni ("Liberalizzazione non vuol dire che ognuno puó fare come gli pare"), l'ex ministro dell'Economia Giulio Tremonti parla di tasse ("Le morti sulle strade sono un pedaggio da abolire subito") e il ministro delle infrastrutture Antonio Di Pietro ricorda il suo passato di pubblico ministero evocando pene piú severe per chi beve o si droga prima di mettersi alla guida ("Se ti comporti cosí , te lo meriti di andare in galera"), il ministro per l'Università e la Ricerca cita nel suo spot Milan Kundera e le sue riflessioni sulla lentezza, madre della memoria. Completamente autoprodotta, la campagna è stata realizzata - sia a livello progettuale, sia a livello creativo e tecnico - dall'Ufficio Stampa del Ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi, con la preziosa collaborazione dell'ufficio comunicazione della presidenza del Consiglio dei Ministri, del Dipartimento per l'Editoria della Presidenza del Consiglio e della direzione di Isoradio, favorendo cosí un notevolissimo risparmio nei costi: l'unico investimento affrontato è stato dunque l'acquisto degli spazi sulle emittenti radiofoniche. "Dopo aver affrontato il problema degli incidenti stradali sul piano normativo abbiamo deciso di ricorrere anche alla comunicazione per testimoniare un impegno corale del governo contro questa piaga, impegno al quale vogliamo chiamare tutti i cittadini italiani", ha spiegato il ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi. "In questi giorni milioni di auto si preparano a invadere le strade del Paese per le vacanze. Vogliamo che siano per tutti vacanze felici. Basta un poco di impegno in piú da parte di tutti e potremo raggiungere risultati eccezionali. Dobbiamo assolutamente riuscire almeno a dimezzare il numero degli incidenti sulle strade".
27/07/07 - asgmedia.it
La campagna prenderà il via sabato 28 luglio
Il ministero dei Trasporti - in collaborazione con la Presidenza del Consiglio e di tutto il Governo e con il patrocinio del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano - lancia una campagna di comunicazione sulla sicurezza stradale che sarà ospitata da tutte le maggiori emittenti radiofoniche nazionali. La campagna prenderà il via sabato 28 luglio (con un'anteprima su Isoradio venerdí 27) e coinvolgerà tutte le reti radiofoniche della Rai e le maggiori emittenti private (tra le altre, Radio 24, Radio Deejay, Radio Capital, Radio Dimensione Suono, Rtl 102.5, Ram Power, Radio 105, Radio Montecarlo). Disattenzione, mancato rispetto delle regole, guida in stato di ubriachezza o sotto l'effetto di droghe, episodi di pirateria sulle strade hanno funestato le cronache delle scorse settimane. Ogni giorno, come testimoniano le statistiche, muoiono sulle strade italiane circa 15 persone, oltre 5 mila ogni anno. Gli incidenti stradali provocano inoltre circa 300 mila feriti e un costo sociale spaventosamente alto. Il Governo ha deciso di intervenire prima di tutto con un adeguamento delle norme sulla sicurezza e un inasprimento delle pene per i comportamenti a rischio sulla strada (il disegno di legge del ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi aspetta solo l'approvazione del Senato), e ora con una campagna di sensibilizzazione pubblica, rivolta soprattutto agli automobilisti in viaggio, sintonizzati sulla loro radio preferita. Si tratta di una campagna tutta particolare: i testimonial che prestano le loro voci sono infatti le massime autorità dello Stato: il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il capo del Governo Romano Prodi, ministri e leader politici. Il senso del messaggio è quello del rispetto delle regole, per rispettare se stessi e gli altri, e della volontà del governo di mettere la sicurezza delle nostre strade tra le massime priorità della sua azione. La partecipazione alla campagna dei ministri e di alcuni esponenti dell'opposizione è la testimonianza di un atteggiamento di responsabilità condivisa del ceto politico nell'affrontare un problema gravissimo come quello degli incidenti sulle strade che coinvolge spesso giovani e giovanissimi. Hanno aderito alla campagna e realizzato gli spot radiofonici tra gli altri, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il presidente della Camera Fausto Bertinotti, il presidente del Consiglio dei Ministri Romano Prodi, nonché numerosi ministri tra i quali, oltre ovviamente al ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi, Pierluigi Bersani, Rosy Bindi, Emma Bonino, Massimo D'Alema, Antonio Di Pietro, Giuseppe Fioroni, Clemente Mastella, Giovanna Melandri, Fabio Mussi, Tommaso Padoa-Schioppa, Alfonso Pecoraro Scanio, e leader politici come Gianfranco Fini, Giulio Tremonti, Walter Veltroni. Ogni spot, naturalmente, è centrato sul ruolo o sulla riconoscibilità pubblica del testimonial. Cosí, in questa chiave, il ministro Bersani accenna alle sue liberalizzazioni ("Liberalizzazione non vuol dire che ognuno puó fare come gli pare"), l'ex ministro dell'Economia Giulio Tremonti parla di tasse ("Le morti sulle strade sono un pedaggio da abolire subito") e il ministro delle infrastrutture Antonio Di Pietro ricorda il suo passato di pubblico ministero evocando pene piú severe per chi beve o si droga prima di mettersi alla guida ("Se ti comporti cosí , te lo meriti di andare in galera"), il ministro per l'Università e la Ricerca cita nel suo spot Milan Kundera e le sue riflessioni sulla lentezza, madre della memoria. Completamente autoprodotta, la campagna è stata realizzata - sia a livello progettuale, sia a livello creativo e tecnico - dall'Ufficio Stampa del Ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi, con la preziosa collaborazione dell'ufficio comunicazione della presidenza del Consiglio dei Ministri, del Dipartimento per l'Editoria della Presidenza del Consiglio e della direzione di Isoradio, favorendo cosí un notevolissimo risparmio nei costi: l'unico investimento affrontato è stato dunque l'acquisto degli spazi sulle emittenti radiofoniche. "Dopo aver affrontato il problema degli incidenti stradali sul piano normativo abbiamo deciso di ricorrere anche alla comunicazione per testimoniare un impegno corale del governo contro questa piaga, impegno al quale vogliamo chiamare tutti i cittadini italiani", ha spiegato il ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi. "In questi giorni milioni di auto si preparano a invadere le strade del Paese per le vacanze. Vogliamo che siano per tutti vacanze felici. Basta un poco di impegno in piú da parte di tutti e potremo raggiungere risultati eccezionali. Dobbiamo assolutamente riuscire almeno a dimezzare il numero degli incidenti sulle strade".
27/07/07 - asgmedia.it
Droga tagliata male, salgono a 16 i ricoveri
Bergamo: droga tagliata male, salgono a 16 i ricoveri
BERGAMO - Sale a sedici il numero di persone ricoverate a causa di una partita di cocaina tagliata con atropina, sostanza chimica che puo' causare allucinazioni e psicosi, e nei casi piu' gravi puo' portare alla morte. Nessuno e' in pericolo di vita, ma tutti sono sotto osservazione. Intanto in Prefettura si e' svolto un vertice al quale hanno partecipato forze dell'ordine e Asl. Diramato un allarme a tutti i pronto soccorso della provincia, in modo che i medici di guardia possano valutare correttamente i sintomi. Si teme infatti che nelle prossime ore il numero possa crescere. In corso verifiche per i possibili collegamenti con una morte per overdose avvenuta in provincia di Brescia. (Agr)
27/07/07 - corriere.it
BERGAMO - Sale a sedici il numero di persone ricoverate a causa di una partita di cocaina tagliata con atropina, sostanza chimica che puo' causare allucinazioni e psicosi, e nei casi piu' gravi puo' portare alla morte. Nessuno e' in pericolo di vita, ma tutti sono sotto osservazione. Intanto in Prefettura si e' svolto un vertice al quale hanno partecipato forze dell'ordine e Asl. Diramato un allarme a tutti i pronto soccorso della provincia, in modo che i medici di guardia possano valutare correttamente i sintomi. Si teme infatti che nelle prossime ore il numero possa crescere. In corso verifiche per i possibili collegamenti con una morte per overdose avvenuta in provincia di Brescia. (Agr)
27/07/07 - corriere.it
Utilizzare il guidatore designato
Convinciamo i giovani ad utilizzare il guidatore designato
27/07/2007 - “Rafforzare le azioni di prevenzione delle Forze dell’Ordine, soprattutto nelle notti del fine settimana; sensibilizzare i giovani affinché non si mettano al volante dopo aver bevuto, aiutandoli a comprendere l’importanza e la modernità di identificare nelle loro uscite un “Guidatore Designato”; far percepire a tutti gli automobilisti il proprio ruolo rispetto al tema della sicurezza stradale”. Queste le indicazioni dell’Automobile Club d’Italia per ridurre gli incidenti sulle strade italiane.
Alla vigilia di un week-end di grande esodo, ACI segnala come gli incidenti sulle strade non stiano registrando segni concreti di miglioramento. Soprattutto fra gli under 30, che sono coinvolti nel 50% dei sinistri e che rappresentano il 33% del totale dei decessi e il 40% dei feriti dovuti ad incidente. Non solo. Oggi 7 giovani su 1.000 fra i 14 ed i 30 anni perdono la vita sulla strada. Veramente troppi. Anche quest’anno, se non salirà la coscienza collettiva sul tema, oltre 1.000 persone non torneranno a casa dalle vacanze.
Questi i motivi che spingono l’Automobile Club d’Italia a chiedere a tutti, organi di informazione per primi, un ancor più forte impegno sul tema della sicurezza stradale. E’ necessario che gli automobilisti italiani, soprattutto i nostri ragazzi, capiscano il loro ruolo alla guida. Un ruolo che, se mal interpretato, rischia di farli morire e di renderli degli assassini.
In particolare è necessario portare i giovani a ritenere “moderna ed innovativa” l’identificazione nel gruppo di un guidatore designato, uno che resti sobrio anche dopo essere stato in discoteca o al pub per portare tutti vivi a casa. Nei fine settimana, infatti, gli incidenti stradali imputabili all’alcol risultano essere aumentati del 300% rispetto al resto della settimana.
27/07/07 - infomotori.com
27/07/2007 - “Rafforzare le azioni di prevenzione delle Forze dell’Ordine, soprattutto nelle notti del fine settimana; sensibilizzare i giovani affinché non si mettano al volante dopo aver bevuto, aiutandoli a comprendere l’importanza e la modernità di identificare nelle loro uscite un “Guidatore Designato”; far percepire a tutti gli automobilisti il proprio ruolo rispetto al tema della sicurezza stradale”. Queste le indicazioni dell’Automobile Club d’Italia per ridurre gli incidenti sulle strade italiane.
Alla vigilia di un week-end di grande esodo, ACI segnala come gli incidenti sulle strade non stiano registrando segni concreti di miglioramento. Soprattutto fra gli under 30, che sono coinvolti nel 50% dei sinistri e che rappresentano il 33% del totale dei decessi e il 40% dei feriti dovuti ad incidente. Non solo. Oggi 7 giovani su 1.000 fra i 14 ed i 30 anni perdono la vita sulla strada. Veramente troppi. Anche quest’anno, se non salirà la coscienza collettiva sul tema, oltre 1.000 persone non torneranno a casa dalle vacanze.
Questi i motivi che spingono l’Automobile Club d’Italia a chiedere a tutti, organi di informazione per primi, un ancor più forte impegno sul tema della sicurezza stradale. E’ necessario che gli automobilisti italiani, soprattutto i nostri ragazzi, capiscano il loro ruolo alla guida. Un ruolo che, se mal interpretato, rischia di farli morire e di renderli degli assassini.
In particolare è necessario portare i giovani a ritenere “moderna ed innovativa” l’identificazione nel gruppo di un guidatore designato, uno che resti sobrio anche dopo essere stato in discoteca o al pub per portare tutti vivi a casa. Nei fine settimana, infatti, gli incidenti stradali imputabili all’alcol risultano essere aumentati del 300% rispetto al resto della settimana.
27/07/07 - infomotori.com
Regione, una legge contro il fumo
Approvata dall'Assemblea legislativa la legge per la lotta al tabagismo: prevenzione, servizi gratuiti per la cura, vigilanza e controllo dei divieti
BOLOGNA (27 lug. 2007) - La lotta al fumo in Emilia-Romagna diventa legge. L´Assemblea legislativa regionale ha approvato il progetto di contrasto del tabagismo che integra la legislazione nazionale limitata a regolamentare il divieto di fumo.
La legge regionale prevede infatti azioni e strumenti per prevenire l´abitudine al fumo con azioni di sensibilizzazione su stili di vita rispettosi della salute e sullo sviluppo della cultura del non-fumo in particolare tra i giovani e i lavoratori, per assicurare la cura della dipendenza da fumo garantendo accesso gratuito ai servizi del Servizio sanitario regionale (come già avviene per l´alcol e per altre dipendenze), per rendere pienamente efficace il divieto di fumare negli esercizi pubblici, nei luoghi di lavoro pubblici e privati, nelle scuole e nelle strutture sanitarie (per queste ultime il divieto viene esteso alle aree aperte di accesso, limitrofe e di pertinenza, appositamente individuate e segnalate).
Lo strumento applicativo della legge sarà un piano regionale triennale, da predisporre entro 90 giorni dalla pubblicazione della legge sul Bollettino ufficiale della Regione, che fornirà alle Aziende sanitarie le linee di indirizzo per progetti locali che saranno promossi dalle Conferenze territoriali sociali e sanitarie e realizzati con la collaborazione dei Comuni, del mondo della scuola, del lavoro, delle associazioni di volontariato, del terzo settore.
“La legge approvata dall’Assemblea legislativa regionale - sottolinea l’assessore alle Politiche per la Salute Giovanni Bissoni - ci consente di dare piena applicazione alle limitazioni al fumo previste dalla norma nazionale e di estenderne ulteriormente l’ambito di applicazione; ma il valore più importante di questa norma risiede nella promozione di interventi organici di prevenzione e cura del tabagismo, sulla base delle diffuse esperienze maturate in questi anni dal Servizio sanitario regionale”.
La legge, l'impegno della Regione e alcuni dati sul tabagismo
Per la promozione della cultura del non-fumo e per la prevenzione del tabagismo, la legge prevede la realizzazione di iniziative di sensibilizzazione e di educazione alla salute, coordinate dalle Aziende sanitarie, nelle scuole, nei luoghi di aggregazione giovanile e nei luoghi di lavoro.
Per la cura del tabagismo, la legge regionale prevede che i servizi offerti dai Centri antifumo, già presenti in tutte le Aziende sanitarie, diventino gratuiti, cioè a totale carico del Servizio sanitario regionale, e che i percorsi di cura vedano la collaborazione dei medici di famiglia, in particolare per interventi di sostegno e di supporto alla disassuefazione.
Sul fronte dei divieti e delle sanzioni, la legge regionale ribadisce quanto stabilito dalla normativa nazionale: ai datori di lavoro pubblici (Regione, Enti locali, Scuola, Aziende sanitarie, Uffici della Pubblica amministrazione) spettano la vigilanza, il controllo e le sanzioni; ai datori di lavoro privati spetta la cura dell´osservanza del divieto di fumare mentre le sanzioni sono in capo alle Aziende Usl, ai Comuni, e in generale ai pubblici ufficiali.
La Regione ha sviluppato dal 1999 un programma di azioni per il contrasto del fumo di tabacco. I risultati ottenuti, a tutto il 2006, sono di rilievo: incrementi dei servizi per la cura (da 3 Centri antifumo nel 1999 a 33 nel 2006), coinvolgimento di 30mila tra studenti e docenti nei programmi di educazione alla salute nelle scuole nell´anno scolastico 2004/5, formazione dei medici di famiglia e delle ostetriche dei Consultori e Spazi giovani, interventi in luoghi di lavoro privati con accordi tra imprenditori e associazioni dei lavoratori, inserimento del problema fumo nei Piani per la salute e nei Piani sociali di zona.
Secondo l´Organizzazione mondiale della sanità (Oms) il fumo di tabacco è la prima causa evitabile di malattia e morte.
Il fumo è responsabile, secondo l´Oms, del 90% dei tumori polmonari, del 74% dei casi di bronchite cronica ed enfisema, del 25% di malattia coronarica. In Italia, ogni anno, sono più di 84mila le vittime del tabagismo.
In Emilia-Romagna, secondo lo studio PASSI del 2005, che prende in esame un campione di popolazione compreso tra i 18 e i 69 anni, la percentuale di fumatori stimata è del 28% (media nazionale studio PASSI 26%), quella dei non fumatori è del 50% (media nazionale PASSI 54%), e quella degli ex fumatori è del 22% (media nazionale 20%). Secondo lo stesso studio, l´abitudine al fumo è più alta tra gli uomini che tra le donne (31% contro il 25%).
27/07/07 - emilianet.it
BOLOGNA (27 lug. 2007) - La lotta al fumo in Emilia-Romagna diventa legge. L´Assemblea legislativa regionale ha approvato il progetto di contrasto del tabagismo che integra la legislazione nazionale limitata a regolamentare il divieto di fumo.
La legge regionale prevede infatti azioni e strumenti per prevenire l´abitudine al fumo con azioni di sensibilizzazione su stili di vita rispettosi della salute e sullo sviluppo della cultura del non-fumo in particolare tra i giovani e i lavoratori, per assicurare la cura della dipendenza da fumo garantendo accesso gratuito ai servizi del Servizio sanitario regionale (come già avviene per l´alcol e per altre dipendenze), per rendere pienamente efficace il divieto di fumare negli esercizi pubblici, nei luoghi di lavoro pubblici e privati, nelle scuole e nelle strutture sanitarie (per queste ultime il divieto viene esteso alle aree aperte di accesso, limitrofe e di pertinenza, appositamente individuate e segnalate).
Lo strumento applicativo della legge sarà un piano regionale triennale, da predisporre entro 90 giorni dalla pubblicazione della legge sul Bollettino ufficiale della Regione, che fornirà alle Aziende sanitarie le linee di indirizzo per progetti locali che saranno promossi dalle Conferenze territoriali sociali e sanitarie e realizzati con la collaborazione dei Comuni, del mondo della scuola, del lavoro, delle associazioni di volontariato, del terzo settore.
“La legge approvata dall’Assemblea legislativa regionale - sottolinea l’assessore alle Politiche per la Salute Giovanni Bissoni - ci consente di dare piena applicazione alle limitazioni al fumo previste dalla norma nazionale e di estenderne ulteriormente l’ambito di applicazione; ma il valore più importante di questa norma risiede nella promozione di interventi organici di prevenzione e cura del tabagismo, sulla base delle diffuse esperienze maturate in questi anni dal Servizio sanitario regionale”.
La legge, l'impegno della Regione e alcuni dati sul tabagismo
Per la promozione della cultura del non-fumo e per la prevenzione del tabagismo, la legge prevede la realizzazione di iniziative di sensibilizzazione e di educazione alla salute, coordinate dalle Aziende sanitarie, nelle scuole, nei luoghi di aggregazione giovanile e nei luoghi di lavoro.
Per la cura del tabagismo, la legge regionale prevede che i servizi offerti dai Centri antifumo, già presenti in tutte le Aziende sanitarie, diventino gratuiti, cioè a totale carico del Servizio sanitario regionale, e che i percorsi di cura vedano la collaborazione dei medici di famiglia, in particolare per interventi di sostegno e di supporto alla disassuefazione.
Sul fronte dei divieti e delle sanzioni, la legge regionale ribadisce quanto stabilito dalla normativa nazionale: ai datori di lavoro pubblici (Regione, Enti locali, Scuola, Aziende sanitarie, Uffici della Pubblica amministrazione) spettano la vigilanza, il controllo e le sanzioni; ai datori di lavoro privati spetta la cura dell´osservanza del divieto di fumare mentre le sanzioni sono in capo alle Aziende Usl, ai Comuni, e in generale ai pubblici ufficiali.
La Regione ha sviluppato dal 1999 un programma di azioni per il contrasto del fumo di tabacco. I risultati ottenuti, a tutto il 2006, sono di rilievo: incrementi dei servizi per la cura (da 3 Centri antifumo nel 1999 a 33 nel 2006), coinvolgimento di 30mila tra studenti e docenti nei programmi di educazione alla salute nelle scuole nell´anno scolastico 2004/5, formazione dei medici di famiglia e delle ostetriche dei Consultori e Spazi giovani, interventi in luoghi di lavoro privati con accordi tra imprenditori e associazioni dei lavoratori, inserimento del problema fumo nei Piani per la salute e nei Piani sociali di zona.
Secondo l´Organizzazione mondiale della sanità (Oms) il fumo di tabacco è la prima causa evitabile di malattia e morte.
Il fumo è responsabile, secondo l´Oms, del 90% dei tumori polmonari, del 74% dei casi di bronchite cronica ed enfisema, del 25% di malattia coronarica. In Italia, ogni anno, sono più di 84mila le vittime del tabagismo.
In Emilia-Romagna, secondo lo studio PASSI del 2005, che prende in esame un campione di popolazione compreso tra i 18 e i 69 anni, la percentuale di fumatori stimata è del 28% (media nazionale studio PASSI 26%), quella dei non fumatori è del 50% (media nazionale PASSI 54%), e quella degli ex fumatori è del 22% (media nazionale 20%). Secondo lo stesso studio, l´abitudine al fumo è più alta tra gli uomini che tra le donne (31% contro il 25%).
27/07/07 - emilianet.it
Si addormenta in sala operatoria
Usa, revocata licenza a medico
Si è addormentato proprio durante un'intervento chirurgico. Il medico, un anestesista di un ospedale di Boston, si è difeso dicendo di aver preso dei medicinali prima dell'operazione perché colpito da un attacco di panico. Per ora gli è stata ritirata la licenza fino a quando proverà di non utilizzare più farmaci per almeno 15 mesi.
Il brillante dottore, con il vizio del sonno, si chiama Thomas Ho. La prima volta che si addormentò successe nel dicembre del 2005 dopo aver preso un medicinale. "Ero sotto stress", ammise allora il dottor Ho.
Il secondo incidente avvenne per fortuna lontano dalla sala operatoria. L'anestesista, colpito da un attacco di panico, assunse un anestetico. Per ora l'ordine dei medici di Boston gli ha ritirato la licenza. Ho, prima di poter esercitare di nuovo, dovrà dimostrare di non fare uso più di droghe o di alcol.
27/07/07 - tgcom.mediaset.it
Si è addormentato proprio durante un'intervento chirurgico. Il medico, un anestesista di un ospedale di Boston, si è difeso dicendo di aver preso dei medicinali prima dell'operazione perché colpito da un attacco di panico. Per ora gli è stata ritirata la licenza fino a quando proverà di non utilizzare più farmaci per almeno 15 mesi.
Il brillante dottore, con il vizio del sonno, si chiama Thomas Ho. La prima volta che si addormentò successe nel dicembre del 2005 dopo aver preso un medicinale. "Ero sotto stress", ammise allora il dottor Ho.
Il secondo incidente avvenne per fortuna lontano dalla sala operatoria. L'anestesista, colpito da un attacco di panico, assunse un anestetico. Per ora l'ordine dei medici di Boston gli ha ritirato la licenza. Ho, prima di poter esercitare di nuovo, dovrà dimostrare di non fare uso più di droghe o di alcol.
27/07/07 - tgcom.mediaset.it
Guida e alcool
Guida e alcool: solo il 37% dei bolognesi conosce il limite alcolico
Bologna - Sempre più numerosi gli italiani che si mettono al volante dopo avere consumato una quantità eccessiva di bevande alcoliche. Nei primi sei mesi di quest'anno la Polizia stradale ha accertato 14.836 infrazioni all'articolo 186 del Codice della strada (quello che punisce appunto la guida in stato di ebbrezza). Nello stesso periodo del 2006 erano circa il 40% in meno.
Dato che preoccupa ancora di più se si legge una recente indagine commissionata a Nextplora da Direct Line, la compagnia di assicurazione Auto del gruppo Royal Bank of Scotland, dalla quale risulta che gli italiani non conoscono il limite preciso di assunzione di alcool previsto per legge: solo il 36% degli intervistati sa infatti di poter assumere sostanze alcoliche fino a 0,5 grammi per litro.
L’indagine, effettuata su un campione di 1.137 automobilisti italiani, rivela una situazione molto preoccupante, in particolare in alcune zone. Nella città di Bologna, solo il 37% degli automobilisti dichiara di conoscere i limiti di alcol consentiti alla guida. Ancona, la città italiana più virtuosa: ben il 56% degli anconetani sa di poter assumere sostanze alcoliche fino a 0,5 g/l. Torino è invece la città in cui si registra il dato più preoccupante: solo il 29% degli automobilisti torinesi conosce i limiti di alcol consentiti alla guida. A Torino seguono Palermo e Milano dove solo il 31% degli automobilisti ha risposto correttamente alla domanda.
Nuove sanzioni
Proprio in questi giorni il governo sta accelerando l’iter per l’approvazione del testo di legge che prevede un ulteriore inasprimento delle sanzioni per gli automobilisti indisciplinati. Per chi guida sotto effetto di alcool, in particolare, è prevista una sanzione da 500 a 2mila euro e se si provoca un incidente stradale la pena è l'arresto fino a due mesi, un'ammenda da mille a 4mila euro e sospensione della patente da tre mesi a un anno. Se il tasso alcolemico è superiore a 1,5 grammi per litro, è previsto anche l'arresto fino a tre o a sei mesi e la sospensione della patente da sei mesi a due anni. Per chi si sottrae all'accertamento del palloncino, la sanzione è da 2.500 a 10mila euro.
Quanto tempo occorre per smaltire l'alcool
I dati raccolti dal Centro Studi e Documentazione Direct Line rivelano che i tempi variano a seconda del tipo di bevanda e della quantità assunta: molti italiani non sanno che ad esempio per eliminare dal sangue la presenza di un bicchiere di whisky, ad un uomo di corporatura media occorrono circa quattro ore, mentre dopo aver bevuto un bicchiere di vino o una birra piccola non bisognerebbe mettersi al volante per le successive due ore. Se si beve mezza bottiglia di vino durante il pasto bisognerebbe aspettare sei ore prima di riacquistare totalmente la sobrietà, e dopo sei birre medie le ore aumentano addirittura a 12.
Gli effetti dell'alcool sulla guida
Una ricerca della Royal Society for Prevention of Accidents (RoSPA) commissionata da Direct Line Inghilterra dimostra che se si guida dopo aver superato il limite di alcool previsto dalla legge, il rischio di incidente è 25 volte superiore alla media.
“La scarsa conoscenza degli effetti dell’alcool sulla guida purtroppo è un problema comune a molti paesi – commenta Jamie Brown, amministratore delegato di Direct Line. “In Inghilterra, ad esempio, una recente ricerca ha rivelato che solo un guidatore su dieci conosce i tempi necessari a smaltire l’alcool presente nel sangue. Una maggiore severità da parte della legge, oltre a un numero superiore di controlli, possono certamente servire a diminuire questo fenomeno, che sta assumendo dimensioni preoccupanti specialmente tra i giovani”.
27/07/07 - bologna2000.com
Bologna - Sempre più numerosi gli italiani che si mettono al volante dopo avere consumato una quantità eccessiva di bevande alcoliche. Nei primi sei mesi di quest'anno la Polizia stradale ha accertato 14.836 infrazioni all'articolo 186 del Codice della strada (quello che punisce appunto la guida in stato di ebbrezza). Nello stesso periodo del 2006 erano circa il 40% in meno.
Dato che preoccupa ancora di più se si legge una recente indagine commissionata a Nextplora da Direct Line, la compagnia di assicurazione Auto del gruppo Royal Bank of Scotland, dalla quale risulta che gli italiani non conoscono il limite preciso di assunzione di alcool previsto per legge: solo il 36% degli intervistati sa infatti di poter assumere sostanze alcoliche fino a 0,5 grammi per litro.
L’indagine, effettuata su un campione di 1.137 automobilisti italiani, rivela una situazione molto preoccupante, in particolare in alcune zone. Nella città di Bologna, solo il 37% degli automobilisti dichiara di conoscere i limiti di alcol consentiti alla guida. Ancona, la città italiana più virtuosa: ben il 56% degli anconetani sa di poter assumere sostanze alcoliche fino a 0,5 g/l. Torino è invece la città in cui si registra il dato più preoccupante: solo il 29% degli automobilisti torinesi conosce i limiti di alcol consentiti alla guida. A Torino seguono Palermo e Milano dove solo il 31% degli automobilisti ha risposto correttamente alla domanda.
Nuove sanzioni
Proprio in questi giorni il governo sta accelerando l’iter per l’approvazione del testo di legge che prevede un ulteriore inasprimento delle sanzioni per gli automobilisti indisciplinati. Per chi guida sotto effetto di alcool, in particolare, è prevista una sanzione da 500 a 2mila euro e se si provoca un incidente stradale la pena è l'arresto fino a due mesi, un'ammenda da mille a 4mila euro e sospensione della patente da tre mesi a un anno. Se il tasso alcolemico è superiore a 1,5 grammi per litro, è previsto anche l'arresto fino a tre o a sei mesi e la sospensione della patente da sei mesi a due anni. Per chi si sottrae all'accertamento del palloncino, la sanzione è da 2.500 a 10mila euro.
Quanto tempo occorre per smaltire l'alcool
I dati raccolti dal Centro Studi e Documentazione Direct Line rivelano che i tempi variano a seconda del tipo di bevanda e della quantità assunta: molti italiani non sanno che ad esempio per eliminare dal sangue la presenza di un bicchiere di whisky, ad un uomo di corporatura media occorrono circa quattro ore, mentre dopo aver bevuto un bicchiere di vino o una birra piccola non bisognerebbe mettersi al volante per le successive due ore. Se si beve mezza bottiglia di vino durante il pasto bisognerebbe aspettare sei ore prima di riacquistare totalmente la sobrietà, e dopo sei birre medie le ore aumentano addirittura a 12.
Gli effetti dell'alcool sulla guida
Una ricerca della Royal Society for Prevention of Accidents (RoSPA) commissionata da Direct Line Inghilterra dimostra che se si guida dopo aver superato il limite di alcool previsto dalla legge, il rischio di incidente è 25 volte superiore alla media.
“La scarsa conoscenza degli effetti dell’alcool sulla guida purtroppo è un problema comune a molti paesi – commenta Jamie Brown, amministratore delegato di Direct Line. “In Inghilterra, ad esempio, una recente ricerca ha rivelato che solo un guidatore su dieci conosce i tempi necessari a smaltire l’alcool presente nel sangue. Una maggiore severità da parte della legge, oltre a un numero superiore di controlli, possono certamente servire a diminuire questo fenomeno, che sta assumendo dimensioni preoccupanti specialmente tra i giovani”.
27/07/07 - bologna2000.com
Alcol prima causa stragi del sabato sera
Le famigerate "stragi del sabato sera". L'alcol ne è la prima causa
Intervista al Dott. Roberto Cavaliere, psicologo e psicoterapeuta: "Il “binge drinking” sostituisce l’assunzione di droghe illegali, è di più facile accesso all’assunzione all’interno delle discoteche" ...
Aumenta il consumo dell’alcol fra i giovani, si abbassa l’età minima dei giovani che ne abusano, quasi adolescenti. Si tratta di una nuova tendenza, di una moda, di un modo di trascorrere una serata in compagnia degli amici o semplicemente di un mezzo per affogare i propri problemi?
Ragioni psicologiche profonde, nuove tendenze sociali: di che si tratta?
I dati allarmanti provengono dal Regno Unito, ma anche in Italia il pericolo non è lontano.
Le conseguenze poi sono molteplici, compresi gli incidenti stradali causati dall’uso eccessivo dell’alcol.
Per approfondire meglio la questione abbiamo chiesto al Dott. Roberto Cavaliere, psicologo e psicoterapeuta.
Dott. Cavaliere, in che misura è diffuso l'uso di alcol fra i giovani?
Secondo ultimi dati ufficiali (fonte Eurobarometro), il 77% dei ragazzi di età compresa fra i 15 e i 24 anni consuma alcool. Una delle cause di questa elevata percentuale di avvicinamento dei giovani all’alcool sono stati gli aperitivi e gli alcopops (bevande a basso tasso alcolico). Allo stesso tempo, però, questo dato così alto non è indice di una dipendenza diffusa. Infatti secondo gli stessi dati solamente il 7% ammette di bere fino ad ubriacarsi almeno 3 volte la settimana. Inoltre la percentuale di “giovani alcolisti” è di gran lunga inferiore a quella dei paesi del nord Europa dove arriviamo a percentuali molto più alte, come il 42% della Danimarca e il 38% del Regno Unito.
Quali le cause?
Abbiamo cause sia individuali che sociali e le due tipologie s’intrecciano fra loro.
Dal punto di vista delle cause individuali citerei lo psicobiologo americano Robert Cloninger (Washington University) che individua due casistiche di alcolisti.
Nella prima si collocano coloro con un inizio tardivo, dopo i 25 anni. Questi manifestano una personalità ansiosa e cercano di calmare le paure e i problemi nel confronto con gli altri assumendo alcool.La seconda casistica è composta da soggetti con un inizio molto precoce, e nei quali alla ricerca compulsiva dell’alcol si associano comportamenti antisociali. I giovani maschi che apparterrebbero a questa seconda categoria , sono spinti dal desiderio di esplorare continuamente nuove emozioni, cercano di sfuggire a stati ansiosi e depressivi, cercherebbero di omologarsi al gruppo dei pari.
Dal punto di vista delle cause sociali il fenomeno risulta sempre più svincolato dal modello culturale “mediterraneo” caratterizzato da consumi moderati e strettamente legati ai pasti ed alla convivialità in generale. Prende piede, invece, un modello di consumo “alternativo”, di “binge drinking” (bere per ubriacarsi), di “ponte” verso l’uso di altre sostanze illegali.
Nell’immaginario collettivo dei giovani, per di più, l’alcol non viene percepito come un fattore di rischio, tutt’altro: il bere viene associato a momenti di gioia e di benessere. Anche i media in generale e la televisione in particolare sono cause di questo atteggiamento.
Da varie ricerche effettuate è emerso che l’alcol è presente sullo schermo, il doppio del tempo della sigaretta, e che viene assunto da personaggi “positivi”, o che comunque risultano simpatici allo spettatore, in un contesto di convivialità e piacere, che ispira benessere e allegria. C’è, però, da sottolineare come in Italia esistano anche dei fattori culturali protettivi, che portano il gruppo a disapprovare, sino ad escludere, i coetanei che si ubriacano, a differenza dei paesi del Nord Europa
In che misura l'uso di alcol incide sugli incidenti stradali, in particolare le stragi del sabato sera?
Secondo i dati raccolti dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) l’alcol è la prima causa di morte tra i giovani uomini europei: un decesso su quattro, tra i ragazzi di età compresa tra i 15 e i 29 anni, è dovuto al consumo di alcol per un totale di 55mila morti fra cui anche quelli dovuti ad incidenti automobilistici: le famigerate “stragi del sabato sera”. Anche per quanto riguarda l’Italia, la situazione non è meno tragica: su 170mila incidenti stradali che si verificano annualmente sulle nostre strade, 50mila sono attribuibili all’elevato tasso di alcol presente nell’organismo, mentre circa la metà delle 6mila morti causate da tali incidenti riguardano individui giovani.
Nello specifico ritengo che le stragi del sabato sera siano prevalentemente provocate dal fenomeno del “binge drinking”, vale a dire l’assunzione compulsava di almeno 5 dosi di alcolici nel giro di due ore. Il “binge drinking” sostituisce l’assunzione di droghe illegali, è di più facile “accesso” all’assunzione all’interno delle discoteche. In pratica viene ritenuto un modo “legale” ed anche meno pericoloso di “sballarsi”. In fin dei conti, si dicono i giovani, che male c’è ad alzare un po’ il “gomito” almeno una volta a settimana. Il falso presupposto è che ciò che è legale è meno pericoloso di ciò che è illegale.
Quali altre conseguenze derivano da tale uso?
L’uso smodato dell’alcol potrebbe essere un “ponte” sia verso l’assunzione futura di droghe illegali che verso lo “status” di alcolista da adulto maturo. Tutto ciò con le conseguenze delle dipendenze da sostanze in generale.
Secondo Lei, in che modo si può far capire ad giovani che si può evitare un uso esagerato di alcol?
C’è bisogno di un intervento su tre livelli.
A livello del “qui ed ora” del sabato sera, attraverso l’intensificazione di controlli in prossimità delle discoteche, un maggiore controllo all’interno delle stesse, un inasprimento delle sanzioni pecuniari e disciplinari per chi guida in stato d’ebbrezza ed a maggior ragione se è causa d’incidenti automobilistici.
A livello preventivo con campagne di sensibilizzazione mediatica sia sul consumo di alcol che sulle stragi del sabato sera, anche con messaggi “shock” sulle morti, come avviene in altri paesi europei.
Infine la campagna contro il consumo di alcol in età giovanile deve rientrare in una più vasta campagna di prevenzione del disagio giovanile e di sensibilizzazione a modi più “sani” di vivere le “trasgressioni” adolescenziali e giovanili. Questo tipo di campagna di prevenzione deve necessariamente interessare sia l’ambito scolastico che le famiglie d’appartenenza dei giovani. Se manca il nucleo familiare, come “contenimento” affettivo e sociale, inevitabilmente il giovane tenderà a riempire il “vuoto” in tal senso con forme di dipendenza di vario genere, fra cui l’alcol.
www.maldamore.it
www.iltopsicologo.it
Angela Allegria - 27/07/07 - 7magazine.it
Intervista al Dott. Roberto Cavaliere, psicologo e psicoterapeuta: "Il “binge drinking” sostituisce l’assunzione di droghe illegali, è di più facile accesso all’assunzione all’interno delle discoteche" ...
Aumenta il consumo dell’alcol fra i giovani, si abbassa l’età minima dei giovani che ne abusano, quasi adolescenti. Si tratta di una nuova tendenza, di una moda, di un modo di trascorrere una serata in compagnia degli amici o semplicemente di un mezzo per affogare i propri problemi?
Ragioni psicologiche profonde, nuove tendenze sociali: di che si tratta?
I dati allarmanti provengono dal Regno Unito, ma anche in Italia il pericolo non è lontano.
Le conseguenze poi sono molteplici, compresi gli incidenti stradali causati dall’uso eccessivo dell’alcol.
Per approfondire meglio la questione abbiamo chiesto al Dott. Roberto Cavaliere, psicologo e psicoterapeuta.
Dott. Cavaliere, in che misura è diffuso l'uso di alcol fra i giovani?
Secondo ultimi dati ufficiali (fonte Eurobarometro), il 77% dei ragazzi di età compresa fra i 15 e i 24 anni consuma alcool. Una delle cause di questa elevata percentuale di avvicinamento dei giovani all’alcool sono stati gli aperitivi e gli alcopops (bevande a basso tasso alcolico). Allo stesso tempo, però, questo dato così alto non è indice di una dipendenza diffusa. Infatti secondo gli stessi dati solamente il 7% ammette di bere fino ad ubriacarsi almeno 3 volte la settimana. Inoltre la percentuale di “giovani alcolisti” è di gran lunga inferiore a quella dei paesi del nord Europa dove arriviamo a percentuali molto più alte, come il 42% della Danimarca e il 38% del Regno Unito.
Quali le cause?
Abbiamo cause sia individuali che sociali e le due tipologie s’intrecciano fra loro.
Dal punto di vista delle cause individuali citerei lo psicobiologo americano Robert Cloninger (Washington University) che individua due casistiche di alcolisti.
Nella prima si collocano coloro con un inizio tardivo, dopo i 25 anni. Questi manifestano una personalità ansiosa e cercano di calmare le paure e i problemi nel confronto con gli altri assumendo alcool.La seconda casistica è composta da soggetti con un inizio molto precoce, e nei quali alla ricerca compulsiva dell’alcol si associano comportamenti antisociali. I giovani maschi che apparterrebbero a questa seconda categoria , sono spinti dal desiderio di esplorare continuamente nuove emozioni, cercano di sfuggire a stati ansiosi e depressivi, cercherebbero di omologarsi al gruppo dei pari.
Dal punto di vista delle cause sociali il fenomeno risulta sempre più svincolato dal modello culturale “mediterraneo” caratterizzato da consumi moderati e strettamente legati ai pasti ed alla convivialità in generale. Prende piede, invece, un modello di consumo “alternativo”, di “binge drinking” (bere per ubriacarsi), di “ponte” verso l’uso di altre sostanze illegali.
Nell’immaginario collettivo dei giovani, per di più, l’alcol non viene percepito come un fattore di rischio, tutt’altro: il bere viene associato a momenti di gioia e di benessere. Anche i media in generale e la televisione in particolare sono cause di questo atteggiamento.
Da varie ricerche effettuate è emerso che l’alcol è presente sullo schermo, il doppio del tempo della sigaretta, e che viene assunto da personaggi “positivi”, o che comunque risultano simpatici allo spettatore, in un contesto di convivialità e piacere, che ispira benessere e allegria. C’è, però, da sottolineare come in Italia esistano anche dei fattori culturali protettivi, che portano il gruppo a disapprovare, sino ad escludere, i coetanei che si ubriacano, a differenza dei paesi del Nord Europa
In che misura l'uso di alcol incide sugli incidenti stradali, in particolare le stragi del sabato sera?
Secondo i dati raccolti dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) l’alcol è la prima causa di morte tra i giovani uomini europei: un decesso su quattro, tra i ragazzi di età compresa tra i 15 e i 29 anni, è dovuto al consumo di alcol per un totale di 55mila morti fra cui anche quelli dovuti ad incidenti automobilistici: le famigerate “stragi del sabato sera”. Anche per quanto riguarda l’Italia, la situazione non è meno tragica: su 170mila incidenti stradali che si verificano annualmente sulle nostre strade, 50mila sono attribuibili all’elevato tasso di alcol presente nell’organismo, mentre circa la metà delle 6mila morti causate da tali incidenti riguardano individui giovani.
Nello specifico ritengo che le stragi del sabato sera siano prevalentemente provocate dal fenomeno del “binge drinking”, vale a dire l’assunzione compulsava di almeno 5 dosi di alcolici nel giro di due ore. Il “binge drinking” sostituisce l’assunzione di droghe illegali, è di più facile “accesso” all’assunzione all’interno delle discoteche. In pratica viene ritenuto un modo “legale” ed anche meno pericoloso di “sballarsi”. In fin dei conti, si dicono i giovani, che male c’è ad alzare un po’ il “gomito” almeno una volta a settimana. Il falso presupposto è che ciò che è legale è meno pericoloso di ciò che è illegale.
Quali altre conseguenze derivano da tale uso?
L’uso smodato dell’alcol potrebbe essere un “ponte” sia verso l’assunzione futura di droghe illegali che verso lo “status” di alcolista da adulto maturo. Tutto ciò con le conseguenze delle dipendenze da sostanze in generale.
Secondo Lei, in che modo si può far capire ad giovani che si può evitare un uso esagerato di alcol?
C’è bisogno di un intervento su tre livelli.
A livello del “qui ed ora” del sabato sera, attraverso l’intensificazione di controlli in prossimità delle discoteche, un maggiore controllo all’interno delle stesse, un inasprimento delle sanzioni pecuniari e disciplinari per chi guida in stato d’ebbrezza ed a maggior ragione se è causa d’incidenti automobilistici.
A livello preventivo con campagne di sensibilizzazione mediatica sia sul consumo di alcol che sulle stragi del sabato sera, anche con messaggi “shock” sulle morti, come avviene in altri paesi europei.
Infine la campagna contro il consumo di alcol in età giovanile deve rientrare in una più vasta campagna di prevenzione del disagio giovanile e di sensibilizzazione a modi più “sani” di vivere le “trasgressioni” adolescenziali e giovanili. Questo tipo di campagna di prevenzione deve necessariamente interessare sia l’ambito scolastico che le famiglie d’appartenenza dei giovani. Se manca il nucleo familiare, come “contenimento” affettivo e sociale, inevitabilmente il giovane tenderà a riempire il “vuoto” in tal senso con forme di dipendenza di vario genere, fra cui l’alcol.
www.maldamore.it
www.iltopsicologo.it
Angela Allegria - 27/07/07 - 7magazine.it
Iscriviti a:
Post (Atom)
Basta guerre nel mondo!
.jpg)