Fatti guidare dal buon senso

ALCOL FATTI GUIDARE DAL BUON SENSO ALCUNE INDICAZIONI FONDAMENTALI


L'happy hour è ormai una moda diffusa, il superalcolico bevuto con gli amici dopocena mentre si chiacchiera al pub è un'abitudine, birra e vino consumati fuori pasto sono una prassi consolidata per molti ragazzi.

Il consumo esagerato o scorretto di alcol è alla base di problemi di ordine sanitario e sociale. E se i giovani rappresentano in generale una categoria particolarmente a rischio, sono quelli italiani a correre i maggiori pericoli, visto che sono i più precoci consumatori di alcol nell'ambito della Comunità europea.

Sotto accusa non solo il consumo cronico, che nuoce gravemente alla salute soprattutto in termini di danni epatici e neurologici ed interferisce pesantemente sugli aspetti relazionali e sociali, ma anche il consumo occasionale, particolarmente pericoloso se associato alla guida di mezzi di trasporto e in grado di favore atti di violenza o esperienze sessuali a rischio.

Appare dunque sempre più opportuno creare una rete informativa completa e mirata, in grado di fornire a tutti, ma soprattutto ai giovani, un'educazione corretta ed imparziale sulle conseguenze del consumo di bevande alcoliche e, in caso di necessità, un aiuto per conoscere modalità di trattamento e di assistenza accessibili.

E' la stessa Regione Liguria ad aver dato mandato alle Aziende Sanitarie Locali di attivare interventi di prevenzione, promozione della salute e educazione sanitaria in questo settore.

Non si tratta di demonizzare il vino o la birra, ma solo di informare sulle modalità con cui agisce l'alcol su organismo e psiche in seguito alla quantità assunta e alle modalità stesse di assunzione.


L'esperienza genovese

Sono 1637 i pazienti con problemi alcol-correlati trattati presso i Ser.t o presso gli ambulatori alcologici nel 2004. Questi sono i dati allarmanti diffusi dal Dipartimento delle Dipendenze e dei Comportamenti di abuso, che dal 1996 ad oggi ha visto incrementarsi di più di 20 di venti volte il numero di persone desiderose di trovare un valido aiuto per liberarsi da questa dipendenza.

Da tempo il Dipartimento Dipendenze si è attivato in progetti di prevenzione sul territorio, con le scuole e con le autoscuole. Ma il Ser.T. non può e non deve essere l'unico punto di riferimento: gruppi di autoaiuto, comunità, servizi di Salute Mentale, Medici di Medicina generale, ecc. possono entrare in gioco in maniera autonoma o integrata con il nostro Servizio.


31/10/07 - genovapress.com

Manca l'ambulanza, muore a 13 anni

Lamezia Terme, 31 ott. - (Adnkronos/Ign) - E' morto a soli 13 anni solo perché, dopo essere caduto da una giostra, non c'era un'ambulanza che lo trasferisse in tempo da un ospedale a un altro.

La tragedia è accaduta lunedì sera a Polistena, in provincia di Reggio Calabria. Flavio Scutellà, studente della scuola media di Scido, sbatte la testa sul selciato cadendo da una giostra. Immediatamente viene trasportato all'ospedale di Polistena dove, la Tac evidenzia un grave ematoma che comprime il tronco celebrale. Il ragazzino deve essere sottoposto a un intervento urgente, ma per farlo deve essere trasferito in un ospedale adeguatamente attrezzato.

Inizia la corsa contro il tempo. A Reggio Calabria, a Catanzaro e a Cosenza non c'è posto per ricoverare Flavio. La soluzione sembra essere l'ospedale di Messina, ma manca l'ambulanza attrezzata per il trasferimento e l'elisoccorso, si sentono rispondere i medici di Polistena, dopo le 17 non si alza in volo. Alle 20, dopo tre ore dall'incidente, si trova un'ambulanza che impiega oltre un'ora per raggiungere Reggio Calabria, attraversando gli ultimi 50 chilometri dell'A3 alle prese con lavori di ristrutturazione.

Alle 21, finalmente, Flavio, ormai in gravissime condizioni, giunge all'ospedale della città dello Stretto "Bianchi-Melacrino-Morelli", dove intanto si è liberato un posto. Viene sottoposto all'intervento, esce in coma dalla sala operatorie e dopo 4 ore muore.

I genitori di Flavio, Maria e Alfonso, hanno deciso di autorizzare l'espianto degli organi (i reni trapiantati a Palermo e Roma) e delle cornee. Allo stesso tempo, hanno presentato un esposto alla procura di Palmi perché sulla morte di Flavio sia fatta chiarezza.


31/10/07 - adnkronos.com

Alcol, una storia lunga 20 anni

Venerdì 16 novembre convegno del Gruppo Alcolisti Anonimi, in occasione del 20esimo anniversario. Tra i relatori Don Antonio Mazzi.


Secondo l'Organizzazione mondiale della sanità, l' Italia paga un tributo di 25mila morti ogni anno sicuramente causate dall'alcol. E sempre per l'alcol ogni anno, 120mila persone finiscono in ospedale. L' Istat sostiene che il 75 per cento degli italiani consuma alcol (l' 87 per cento degli uomini e il 63 delle donne). Si beve il primo bicchiere a 11-12 anni, l'età più bassa dell'intera Unione europea (media Ue: 14,5 anni). Sono 3 milioni i bevitori a rischio ed 1 milione gli alcolisti; 817mila giovani di età inferiore ai 17 anni hanno consumato bevande alcoliche e circa 400mila bevono in modo problematico. Un decesso su quattro dei ragazzi tra i 15 e i 29 anni è legato all'abuso di alcol. Ancora. Si stima che dei circa 940mila infortuni sul lavoro, denunciati ogni anno all' Inail, il 4-20 per cento sia correlato all'alcol. L' Oms valuta che i costi annuali sociali e sanitari sostenuti a causa di problemi legati all'alcol sono pari al 2-5 per cento del Prodotto interno lordo. Per l' Italia (1.844 milioni di euro, il Pil 2006, dati della Banca mondiale) significa dai 36 ai 90 milioni di euro. Sono sufficienti, questi dati, per dare la dimensione drammatica del fenomeno?

Se ne parlerà venerdì 16 novembre in Sala “Monsignor Gandini” (via XXIV Maggio). Alle 21 il Sindaco Giacinto Mariani aprirà il convegno “Il coraggio di chiedere aiuto. Vent’anni di storia in racconti e testimonianze”, organizzato in occasione del 20esimo anniversario del Gruppo Alcolisti Anonimi.

Tra i relatori, oltre alle testimonianze di ex alcolisti, sarà presente Don Antonio Mazzi, sacerdote, pedagogista, presidente della Fondazione Exodus Onlus. Collaboratore di numerosi giornali e riviste, tre lauree ad honorem in pedagogia, Don Mazzi è da sempre impegnato sui temi del disagio giovanile. Interverranno anche il dottor Giovanni Luca Galimberti, responsabile del NOA (Nucleo Operativo Alcologia) di Seregno dell’ASL MI3 e il dottor Attilio Cocchini, responsabile del GOC (Gruppo Operativo Carcere) dell’ASL MI3, Monsignor Silvano Motta e l’assessore alle politiche Giovanili Nicola Viganò.

“Purtroppo l’abuso di alcol – spiega l’assessore Nicola Viganò - oggi è diffusissimo soprattutto tra i giovanissimi e ciò che rende ancor più grave questa situazione è la diversa percezione del fenomeno da parte loro: molti di questi ragazzi non si ritengono ‘alcolisti’ pur facendo uso di alcol. Per questo ho deciso di sostenere, come in altre numerose occasioni, questa iniziativa del Gruppo Alcolisti Anonimi. Una scelta che ho fatto sia come assessore sia come neo padre, perché ritengo che lo strumento educativo in grado di arginare il fenomeno dell’abuso di droghe in tutti i suoi diversi sviluppi debba esser la famiglia, come centro del dialogo, dell’informazione, della prevenzione e quindi del controllo”.

Obiettivo della serata è, dunque, informare l’opinione pubblica, soprattutto giovanile, sul problema dell’alcolismo. L’organizzazione di un convegno con esperti e testimonianze personali con un linguaggio semplice e diretto, è sicuramente un strumento utile, un messaggio di prevenzione per far crescere la conoscenza del problema e la consapevolezza dei pericoli che possono derivare dall’abuso di alcol, soprattutto tra i giovani.

L’assessore conclude sottolineando come sia indispensabile una grande azione di prevenzione e educazione anche attraverso i media: l’alcol infatti rappresenta da sempre la porta di ingresso alle droghe illegali, la sostanza di iniziazione più usata dai giovani per sperimentare lo sballo, la sensazione di ebbrezza per poi arrivare, spesso, alle droghe vere e proprie.


31/10/07 - comune.seregno.mi.it

Smettere di bere è una questione di geni?

Una nuova tessera si aggiunge al mosaico dei rapporti tra geni e comportamento: uno studio americano sugli alcolisti correla un profilo genetico "a basso rischio" a maggiori probabilità di recupero con il programma di psicoterapia dei "12 passi” proposto dagli Alcolisti Anonimi, rispetto ad altre psicoterapie. E’ un approccio bottom-up, che parte dal basso, dalle caratteristiche psicobiologiche dell’individuo e cerca di orientare il successivo percorso terapeutico, diversamente da quello top-down tipico della psicologia tradizionale. Le ricerche condotte presso l’Alcohol Research Center dell’Università del Connecticut, sono pubblicate sul numero di novembre della rivista Alcoholism: Clinical & Experimental Research.

La vulnerabilità all’alcolismo comprende sia fattori genetici che ambientali. Da alcuni anni le analisi genetiche hanno dimostrato una forte componente ereditaria (dal 52 al 64 per cento) nella propensione al bere, con una associazione significativa tra il rischio di alcolismo e variazioni della sequenza del DNA definite “polimorfismo a singolo nucleotide” all’interno del gene GABRA2 (codificante per una subunità di una classe di recettori che mediano gli effetti del GABA, il principale neurotramettitore inibitorio del cervello). Nuovi risultati indicano che il genotipo GABRA2 non solo modifichi l’atteggiamento generale nei confronti del bere, ma influisca sul successo dei vari tipi di psicoterapia.

“Avevamo già mostrato che un allele GABRA2 ad alto rischio era associato a una marcata risposta all’alcol in soggetti sani - spiega Henry Kranzler, uno degli autori dello studio - nell’ipotesi che la presenza di questo allele potesse predire il comportamento di bevuta in alcolisti in trattamento, abbiamo messo a punto un’indagine per identificare alcuni fattori di predizione del successo terapeutico in alcolisti in psicoterapia”.

Il metodo comportava l’analisi genetica di soggetti europei ed americani che stavano partecipando al progetto MATCH, un trial randomizzato che valutava l’efficacia di 3 tipi di terapia: quella cognitivo comportamentale (CBT); di rafforzamento motivazionale (aumento della motivazione al cambiamento, MET); e di facilitazione a 12 passi (TSF, utilizzata dagli Alcolisti Anonimi).

I risultati, espressi come numero di giorni di bevuta e di forte bevuta, indicano che i pazienti con due alleli GABRA2 (omozigoti) a basso rischio hanno comportamenti di ricaduta nell’alcol meno marcati degli alcolisti che sono portatori di uno o due alleli GABRA2 ad alto rischio. “Inoltre - aggiunge Kranzler - è evidente una differenza di risposta alla psicoterapia, in rapporto al genotipo GABRA2. Le persone con genotipo a basso rischio mostrano maggiori benefici da una particolare psicoterapia, la TSF, rispetto agli altri trattamenti”.

L’alcolismo è riconosciuto come uno dei più gravi problemi della salute pubblica. Non danneggia soltanto l'alcolista perché gli effetti si riflettono nell’ambiente familiare, sul lavoro, sulla strada. Perché si comincia a bere? L’alcol è un ansiolitico, probabilmente il più potente e anche a portata di mano. Si beve per superare sensazioni di inadeguatezza, di solitudine, per affrontare situazioni difficili, spiacevoli, ma anche quelle piacevoli; l’alcol serve ad anestetizzare le emozioni e a tenersi a distanza dai sentimenti, dalla consapevolezza. Come comprendere se dai due-tre-quattro bicchieri quotidiani si sta scivolando insensibilmente verso la dipendenza? Un semplice test consiste nell’assegnarsi dei limiti: una dose giornaliera (circa due bicchieri) da non superare in nessun caso, durante un periodo di alcuni mesi, anche se nel frattempo intervengono circostanze particolari che comportano interferenze emotive (problemi sul lavoro, discussioni con il partner, matrimoni, funerali, licenziamenti, disastri, ma anche feste, viaggi, promozioni, ecc.). Soltanto due bicchieri e senza barare con se stessi. Solo così si può scoprire se si riesce a controllare il bisogno di bere, o, al contrario, se l’alcol funziona come regolatore degli stati emotivi. Ed eventualmente prendere coscienza che si ha “un problema” con l’alcol, prima ancora di ammettere di essere un alcolista.

L’associazione Alcolisti Anonimi (A.A) nata in Italia nel 1972, dall’esperienza dei gruppi di auto aiuto americani, è presente in tutto il territorio con circa 450 gruppi. Si basa su una regola ferrea: l’anonimato dei partecipanti ed utilizza un programma di auto-consapevolezza ed evoluzione spirituale basato sulla “teoria dei 12 passi”. Tutti gli esponenti dell’associazione sono ex alcolisti. In genere le persone si incontrano una o due volte alla settimana in riunioni “aperte” alle quali possono partecipare tutti coloro che sono interessati ad A.A (alcolisti, parenti ed amici) e riunioni “chiuse” riservate esclusivamente agli alcolisti. Queste ultime consistono in discussioni di gruppo in cui ognuno può esprimere le difficoltà che incontra nel restare sobrio e per i problemi nella vita di ogni giorno. Gli altri alcolisti hanno vissuto situazioni analoghe e potranno spiegare come le hanno superate, impegnandosi in uno o più “passi” del programma di recupero.

Si comincia con il rimanere “puliti” (senza bere) un giorno alla volta, ovvero ad accettare l’idea di essere un alcolista (primo passo), ad affidarsi a qualcuno (secondo e terzo passo). Il gruppo aiuta l’alcolista a rompere l’isolamento in cui l’alcol lo ha confinato, ad avere fiducia nei suoi nuovi amici e ad affidarsi a un Potere Superiore, comunque sia in grado di concepirlo in quel momento in rapporto alla sua formazione religiosa e spirituale. Anche il gruppo stesso può essere visto come un “potere superiore”, dal momento che riesce laddove il singolo non trova una soluzione. Successivamente, attraverso l’autoanalisi e il confronto con una persona di propria fiducia, si procede ad una verifica e all’accettazione di se stessi (quarto e il quinto passo), si inizia un percorso di cambiamento basato sulla progressiva modificazione dei propri comportamenti (sesto e settimo), si tende al recupero delle relazioni con gli altri (ottavo e nono), ci si prepara a mettere in pratica il nuovo stile di vita (decimo), si approfondisce il percorso spirituale con la meditazione e la preghiera, alimentando un senso di appartenenza al mondo (undicesimo), infine si comincia a portare il messaggio ad altri alcolisti (dodicesimo passo).

E’ un programma che può dare dei buoni risultati. La sobrietà riguarda non tanto lo “stare meglio”, almeno non subito, ma piuttosto il sottoporsi al cambiamento, imparare a vivere una vera emozione (dolore, ansia, tristezza, ma anche gioia) senza tentare di anestetizzarla. Alcuni centrano l’obiettivo sin dalla prima seduta, altri hanno bisogno di frequentare il gruppo a lungo, anche se sobri da molti anni.

Questione di geni? Gli studi recenti sul fenomeno della “resilienza” - la capacità di superare situazioni problematiche - ci insegnano che i geni non sono destino. Anche se esiste un legame strettissimo tra biologia e psicologia, l’alcolista, qualunque sia il suo profilo genetico, ad alto o basso rischio, può trovare un modo - attraverso la terapia farmacologica, psicologica o di sostegno - per riconnettersi con la vita.


31/10/07 - lastampa.it

"I nostri cari uccisi da autisti ubriachi"

di Marzio Fatucchi

I parenti delle vittime all´apertura della nuova campagna per la sicurezza

L´assessore: "I numeri continuano ad essere drammatici, dal 1998 contiamo 264 morti"

Dodicimila cartoline, vigili e operatori con alcol test davanti a quattro discoteche «Non vedo giustizia, vorrei giustizia. La cosa più bella della mia vita no, non c´è più. E chi l´ha uccisa, sotto effetto di droga, gira ancora per le strade». Frena le lacrime a stento, con coraggio riprende a parlare. «Vorrei che qualcuno, lo Stato, potesse cambiare queste cose». Filippo Arangio ha perso in un incidente stradale due mesi fa la figlia, Thamata. Il suo fidanzato è rimasto gravemente ferito. A colpirli, una Polo Wolkswagen guidata da un´altra ragazza, che ha invaso la corsia dove transitava la Cinquecento della coppia: l´investitrice aveva fumato una canna, procedeva a velocità elevata. Il padre della vittima, a soli due mesi da questa tragedia, ha affrontato la stampa per mettersi accanto a chi, prima di lui, si è trovato nella stessa situazione. Un modo per sostenere la campagna per la sicurezza stradale lanciata da Palazzo Vecchio.
Una campagna che ogni anno il Comune rinnova per convincere i giovani (e non solo) a non guidare sotto effetto di alcol e droga, a non correre, a rispettare il codice della strada. A rispettare sé stessi, la propria vita, quella degli altri.
Quest´anno testimonial, dopo Piero Pelù e Carlo Conti, è il giocatore della fiorentina Giampaolo Pazzini, che si dice «orgoglioso di poter fare qualcosa per i giovani.
Quando mi è stato chiesto ho subito accettato. Basta scorrere le pagine dei giornali per leggere di incidenti in cui perdono la vita tanti giovani, molti della mia età. Per questo quando ho potuto dare il mio contributo per fare qualcosa per fermare questa tragedia l´ho fatto volentieri». Pazzini parteciperà anche ad alcune iniziative con studenti degli istituti superiori della città sempre sul tema della sicurezza stradale insieme all´assessore Cioni e al comandante della polizia municipale Alessandro Bartolini, per una campagna che vede la collaborazione e la sponsorazzazione di alcune discoteche fiorentine e di Fondiaria-Sai.
Ma sono loro, i testimoni della tragedia che esplode in una famiglia dopo un incidente mortale, il messaggio più efficace per i giovani. Sono loro a girare per le scuole, per cercare di convincere i ragazzi e le ragazze che «morire sulla strada è la cosa più inutile che ti possa succedere a 20 anni», come ripete da anni ormai Valentina Borgogni, che ha perso un fratello investito sul lungarno Colombo da un ubriaco sessantenne. La parola passa agli altri genitori. «Ho perso un figlio, ora ho paura per suo fratello». «Può succedere a tutti, anche se quando leggiamo pensiamo sempre possa succedere ad altri». «Dopo la morte delle mie due figlie, incontrare i giovani per parlar loro nelle scuole è stata un´esperienza devastante, ma serviva per fargli capire cosa significa entrare nel cammino del dolore». «Se sono morti dipende anche dal nostro modo di vivere, da come è fatta la nostra società». Oltre a Valentina, parlano Sergio Cianti dell´Associazione Europea familiari e vittime della strada, l´ex portiere della Fiorentina Giovanni Galli della Fondazione «Niccolò Galli» (il figlio vittima di un incidente mortale). Ma c´è anche Loretta Casini, che ha perso due figlie, Elisabetta e Maria Chiara.
Sono parole che inchiodano alla sedia più della pur utile campagna del Comune. Più dei 20 manifesti 6 metri per 3, più dei 200 gonfaloni che verranno posizionati in tutta la città, più delle 12mila cartoline che verranno distribuite con il messaggio che accompagna il volto dell´attaccante della Fiorentina: «Una partita si può perdere, la vita no. Se vuoi guidare, non bere».
La campagna non finisce con i manifesti. Ci saranno vigili e operatori dei servizi sociali, con alcol test, di fronte a 4 discoteche fiorentine (Tenax, Vipers, Marcanà e Space Electronics), proseguiranno gli incontri con i giovani. E poi la repressione, con i «pattuglioni» muniti di etilometro che, implacabile, ha colpito decine di automobilisti trovati con un tasso alcolico maggiore dei limiti di legge.
Un impegno che ha visto diminuire tendenzialmente (ma lentamente) gli incidenti in città, anche grazie ad alcuni accorgimenti come i cordoli che separano i viali, gli autovelox collocati nei posti dove statisticamente succedono più incidenti, i fotored ai semafori. Non basta, non è mai sufficiente. «I numeri degli incidenti continuano ad essere drammatici: dal 1998 ad oggi le persone decedute a seguito di un sinistro stradale sono state complessivamente 264 e i feriti 47.400. L´anno scorso si sono registrati 5.582 incidenti che sono costati la vita a 22 cittadini mentre ben 4.803 hanno causato ferite alle persone coinvolte. E anche quest´anno il bilancio degli incidenti è sempre più simile a un bollettino di guerra: già oggi abbiamo superato i 4.400 incidenti con 17 morti e oltre 3.700 feriti. Si tratta di dati che ci convincono, una volta di più, della necessità di proseguire con le campagne di sensibilizzazione sui temi della sicurezza stradale per promuovere in tutti i cittadini, e in particolar modo nei più giovani, l´importanza del rispetto delle regole» dice Cioni.
La statistica è implacabile. Se dovessimo darle retta, dovremmo rassegnarci ad altri 3, 4 morti entro la fine dell´anno.


31/10/07 - espresso.repubblica.it

Veneto, uno su due guida ubriaco

Veneto, uno su due guida ubriaco o sotto effetto di droga


Roma, 31 ottobre 2007 - Per nove venerdì consecutivi, quelli di luglio e agosto, si sono appostati sulle strade della provincia di Verona e, a caso, hanno fermato le auto. Tutti i venerdì, dalla mezzanotte alle 8 del mattino. In un super camper, metà laboratorio e metà ospedale da campo, un'equipe di specialisti: agenti della Polstrada, tossicologi, psichiatri, analisti.


Uno a uno i guidatori sono stati fatti entrare nei camper. Qui, il gruppo dei camici bianchi, li ha sottoposti a una raffica di test: livello di alcol (etilometro), presenza di droga (saliva e urina), prova della reazione nervosa, visita neuropsicologica. Risultato: i test di laboratorio hanno dimostrato che dei 112 guidatori esaminati, 51 (45,5%) erano positivi ad alcol e/o droghe e 61 (54,5%) totalmente negativi. A riportarlo è 'Il Messaggerò.


E ora, l'esperienza sulle strade del veronese verrà ripetuta per altri due mesi. Lo studio, unico nel suo genere, porta la firma del Dipartimento delle dipendenze del Veneto, della Regione, della Prefettura e della Polizia stradale di Verona. Un progetto pilota che potrebbe, in tempi non troppo lontani, essere esteso anche ad altre regioni. Come riporta il 'Messaggerò, dei 51 positivi a sostanze alcoliche o stupefacenti il 54,9% è risultato positivo all'alcol oltre il limite consentito, il 31,4% positivo alle droghe, il 13,7% alla combinazione di alcol e droghe. I ricercatori, analizzando le positività ai test, dicono che «emerge un interessante e preoccupante fenomeno». Quello da loro definito degli 'astemi drogati'.


"È stato osservato - spiega Giovanni Serpelloni, direttore del Dipartimento delle dipendenze del Veneto e coordinatore della ricerca - che su 77 persone risultate negative all'alcol, sedici erano invece positive alla droga. Un fenomeno osservato soprattutto tra i 19 e i 30 anni. Praticamente assente oltre i 35".


Questo significa, osserva il quotidiano, che durante un normale controllo con l'etilometro, questi ragazzi sarebbero tornati in macchina pur essendo in condizioni psicofisiche alterate e inadeguate a guidare. Ancora un dato per tutti: quelli 'fatti' di alcol e stupefacenti erano quasi tutti già stati coinvolti in gravi incidenti stradali.


Il Veneto caso isolato? Niente affatto, rispondono medici e agenti della Polstrada. Piuttosto, un faro sulla realtà che attraversa l'Italia da Nord a Sud.


31/10/07 - qn.quotidiano.net

Bari, osservatorio sulle tossicodipendenze

di Stefania Losito


Sono allarmanti i dati sulle tossicodipendenze a Bari. Negli ultimi cinque anni, è aumentato del 150% il numero degli adolescenti che fa uso di droghe e alcol, e del 500% quello delle donne di tutte le età (preda degli abusi soprattutto le casalinghe). La conferma viene dall’Asl Bari, che insieme al Sert, al Comune e al Terzo settore, ha istituito un osservatorio triennale per monitorare il numero dei tossicodipendenti nel capoluogo. I risultati, sebbene ricostruzione parziale degli operatori, sono stati presentati questa mattina dall’assessore alle Politiche sociali, Susi Mazzei, dal commissario straordinario Asl Bari, Lea Cosentino, dal Sert e dalle associazioni che si occupano del problema sul territorio. “E’ fondamentale il monitoraggio congiunto – ha spiegato Mazzei – perché per la prima volta a un problema sentito si lavora in coordinamento, per la prevenzione nelle scuole e per il sostegno alle famiglie”.

L’occasione è stata la presentazione del progetto “Porte sociali”, finanziato dall’amministrazione comunale con 24mila euro, e della durata di un anno. Parte da subito, e si occuperà dell’educazione nelle scuole e non solo, attraverso seminari e incontri, secondo le linee-guida dell’Organizzazione mondiale della Sanità. Tra le iniziative, anche quelle a sostegno delle famiglie dei soggetti coinvolti. “Il problema – ha precisato Nicola Catucci del forum provinciale tossicodipendenze – è che le droghe cambiano, c’è un maggiore uso di cocaina che dal ’95-’97 ha costi inferiori e di conseguenza più destinatari. L’eroina si fuma e non si somministra più in endovena, ed è già una trasformazione, anche se il dato non è in crescita come per i cannabinoidi, le pasticche e la cocaina stessa”. Secondo gli operatori del settore, sono cambiati i destinatari, non si tratta di un ceto sociale in particolare come negli anni ’80, ma la base si è allargata. “E’ in crescita anche il dato degli interventi chirurgici per la ricostruzione del setto nasale di chi ‘sniffa’”, ha aggiunto il prof. Fiore dell’Asl.

Ma il problema, finora, è stato quello del sommerso: “E’ la percezione che cambia – ha detto ancora Catucci - i tossicodipendenti non si sentono tali e non chiedono aiuto. Molti di quelli che si rivolgono alle associazioni, non vanno nei Sert perché pensano sia più semplice risolvere la situazione”. Da prevenire è però soprattutto il disagio. Dunque, via all’educazione e al sostegno alle famiglie, ai laboratori, ai controlli incrociati anche da parte delle forze dell’ordine. Per l’assessore “è già una buona cosa che il sabato sera ci siano pattugliamenti sulle strade”. “Ci stiamo sforzando di capire, sia sotto il profilo del monitoraggio che sotto quello degli interventi, come agire soprattutto verso le fasce d’età più giovani”. E ai più giovani il prof. Fiore ha voluto precisare una cosa: “Anche gli spinelli non sono droghe poi così leggere: nei cannabinoidi, ormai, il principio attivo è aumentato dal 20% al 40%, e quindi fa più male”.


31/10/07 - barilive.it

«Quanti assassini a piede libero»

Iva Garibaldi

Rabbia, sdegno e un dolore che non smette mai, anche se vecchio di dieci anni. Sono i sentimenti che si respirano in mezzo ai genitori, parenti, fidanzati di giovani vite spezzate da incidenti sulla strada per colpa di ubriachi o di una distrazione. Sono lì, raccolti in 18 diverse sigle, tra cui l’Aifvs, Associazione italiana familiari e vittime della strada, con i cartelli, i gazebo e chiedono giustizia. Già, perché proprio non ne possono più di vedere girare per strada indisturbati gli assassini dei loro figli, fratelli, fidanzati, amici. Magari condannati anche per omicidio ma per l’effetto combinato di sconti di pena, indulto, rito abbreviato e attenuanti varie, i colpevoli il carcere non l’hanno nemmeno visto. Per i familiari è come se i loro cari fossero stati ammazzati due volte.

Sono lì a testimoniare il loro dolore, insieme a quello di intere famiglie distrutte, contro l’indifferenza della politica e, a volte, anche della gente.
Tra i manifestanti ci sono anche i familiari dei 4 ragazzi uccisi ad Appignano da un furgone guidato da un rom ubriaco. Solo loro sono un’ottantina, arrivati a Roma con un autobus. Gli occhi lucidi, i volti tirati, mostrano uno striscione sul quale si legge «quattro famiglie alla deriva» con le foto delle vittime. La rabbia contenuta a stento. Perché in questo caso chi ha ammazzato quei quattro ragazzi tra i 16 e i 19 anni, il rom Marco Ahemetovic, attualmente agli arresti domiciliari in un residence a San Benedetto del Tronto, sta per diventare una star. Molti i progetti in cantiere: un libro, una campagna pubblicitaria e, soprattutto, tanti tanti soldi. C’è chi dice fino a centomila euro. «Questa è la giustizia italiana – sbotta Timoteo Luciani, papà di Alex, 16 anni, uno dei quattro ragazzi morti - noi qui e lui a prendere il sole. Questo signore ha detto di voler scrivere un libro, ma se firma con una croce... E io lo so bene, mia sorella gli ha fatto scuola. Ho letto che Fabrizio Corona lo cerca per fargli fare un libro. È uno schifo». È arrabbiato Luciani e gli occhi sono stanchi, troppe le lacrime versate e questo schiaffo proprio non riesce a contenerlo. Mostra un ritaglio di un giornale locale: «Vedete che c’è scritto? Che c’è una società, la Sundas (di Alessio, un noto agente dei vip ndr) che lo seguirà, che gli vuole far fare il testimonial in una campagna pubblicitaria per scoraggiare chi guida sotto l’effetto di alcol e droghe. Ma sa che le dico? Se questo qui ha un figlio, io lo metto sotto».

Gli fa eco il papà di Davide Corradetti, altra vittima di quel maledetto 23 aprile: «Sono qui perché cambi qualcosa e sono pronto a tutto affinché non accadano più queste cose. Questo signore prende il sole dopo aver compiuto una rapina e quattro omicidi. Non è ammissibile». Non si capacita il papà di Davide rispetto alle condizioni del rom: «Se è agli arresti domiciliari – dice – dovrebbero esserci anche delle prescrizioni. Mica può fare come gli pare. E invece mi risulta usi tranquillamente il telefono cellulare, il computer, riceve persone comprese troupe televisive. In questo caso mi pare che il giudice abbia fatto uno sbaglio enorme. E tra poco magari andrà a fare pure l’Isola dei famosi». Anche lui se la prende con Sundas: «Pur di fare soldi – afferma – questo calpesta il sangue dei nostri ragazzi. Poi ho sentito che Ahemetovic avrebbe raccontato che vuol devolvere a noi parte del ricavato del libro. Sappia che non si deve nemmeno permettere. E poi già racconta bugie come quella che la notte dell’incidente avrebbe avuto negli occhi fari abbaglianti. Non è vero perché c’è già un testimone che ha dichiarato che sulla strada non c’era nessun’altra macchina». A reggere lo striscione di Appianano anche Alessandra, 19 anni, sorella di Davide: «Doveva ammazzare una scolaresca intera – dice seria – perché accadesse qualcosa? Con Ahemetovic ho frequentato le scuole elementari e medie. Non partecipava alle lezioni, non portava i libri, non dava confidenza a nessuno. Insomma non si integrava. Ora i genitori chiedono perdono. A me non me ne frega niente. Deve essere punito per quello che ha fatto». Non ci sono invece i genitori di Eleonora Allevi, la giovane di 19 anni né quelli di Danilo Traini, 17 anni. «Mia sorella – dice Nazareno Marinelli, zio di Danilo – non se la sente di andare da nessuna parte. È chiusa nel suo dolore. Non riesce nemmeno ad andare in tribunale». Racconta della famiglia del rom che afferma di conoscere bene: «I suoi fratelli andavano a scuola armati di coltelli. Avevano 9 o 10 anni. Ci sono tante denunce ma non è mai accaduto nulla. Questa tragedia forse si poteva evitare». Accanto a lui c’è Ernesta, zia di Alex: «È allucinante quello che sta accadendo. Tra proposte pubblicitarie e il resto questo qui ha vinto alla lotteria. Non è un caso come tutti gli altri. Fino a ieri viveva d’elemosina, oggi vive come un pascià». Tragedie nuove accanto a vecchie ferite. Patrizia Quaresima è la mamma di Andrea, morto per un incidente stradale a Roma dieci anni fa. Il prossimo 22 novembre Andrea avrebbe compiuto 26 anni. «I cordoli non erano adeguati – ricorda Patrizia e le si riempiono gli occhi di lacrime – e lui era in motorino. È caduto alle 11 e mezza del mattino, e le auto che arrivavano nel senso opposto l’hanno investito. Aveva l’acqua alle caviglie. Ma il magistrato ha archiviato tutto e anche la causa civile si è chiusa con un nulla di fatto. Per i giudici il Comune non ha colpa. Dal 2006 sono in appello ma la prima udienza è fissata per il 2009».


31/10/07 - lapadania.com

Tiroide: sesso e fertilità

La tiroide è una piccola ghiandola a forma di farfalla posta immediatamente sotto il pomo di Adamo. Questa ghiandola gioca un ruolo molto importante nel controllo del metabolismo corporeo mediante la produzione degli ormoni tiroidei. Queste sostanze, tramite il circolo ematico, raggiungono ogni distretto del nostro organismo.

La tiroide può influire negativamente sulla vita sessuale, in particolare se uno dei componenti della coppia è affetto da ipertiroidismo o ipotiroidismo, le patologie più diffuse dovute al malfunzionamento della tiroide. L’ipertiroidimo compare quando vi sono troppi ormoni tiroidei in circolo. La forma più comune di ipertiroidismo, il morbo di Graves - Basedow, è causata da disordini del sistema immunitario. Una delle conseguenze più comuni è l’ansia, che può portare nel maschio a casi di eiaculazione precoce (circa il 50% dei casi) e difetto del desiderio. In caso di ipertiroidismo, per la donna una delle conseguenze può essere l’infertilità.
I principali sintomi possono essere frequenza cardiaca accelerata, nervosismo, sudorazione aumentata, debolezza muscolare, tremori alle mani, perdita di peso e di capelli.

L’ipotiroidismo avviene invece quando vi sono pochi ormoni tiroidei in circolo e rallenta le funzioni corporee. Le donne ne sono più frequentemente affette rispetto agli uomini. I sintomi principali sono la sensazione di stanchezza e di freddo, riduzione della frequenza cardiaca e perdita di memoria. L’ipotiroidismo può causare l’aumento di peso e – in alcuni casi – stati depressivi. Le influenze negative portate dallo stato depressivo possono causare per l’uomo casi di disfunzione erettile. Vi è inoltre un aumento di prolattina, ormone prodotto dall’ipofisi, che può portare all’infertilità per l’uomo ed al blocco del ciclo mestruale per la donna.

Uno stile di vita sano può prevenire il malfunzionamento della tiroide: movimento, sport e una dieta ricca di iodio (sale iodato o pesce) e povera di alcol e caffeina (contro l’ipertiroidismo) o di cavoli (ritenuti “gozzigeni”, che favoriscono cioè il gozzo) possono aiutare la tiroide a lavorare meglio.

Gli esami diagnostici più comuni per ipertiroidismo, ipotiroidismo e gozzo sono gli esami del sangue e l’ecografia tiroidea. In alcuni casi può essere utile una scintigrafia tiroidea, esame strumentale che permetti di valutare forma e funzione della tiroide.

La tiroide è l’argomento del servizio “Lo specialista risponde” sul sito www.humanitas.it.
Risponde alle domande dei lettori il dott. Alessandro Pizzocaro, endocrinologo di Humanitas.


31/10/07 - humanitasalute.it

Bonavolta, in rianimazione per lite in cella

Bassa modenese - E' ricoverato nel reparto di rianimazione dell'ospedale fiorentino di Careggi Rodolfo Bonavolta, 33 anni, di Carpi, l'agente immobiliare che il 13 ottobre, sotto l'effetto di alcol e cocaina, a San Casciano (Firenze) provocò un incidente stradale nel quale perse la vita un'anziana. L'uomo è stato ricoverato la notte scorsa dopo una lite a calci e pugni con il compagno di cella


Il garante fiorentino dei detenuti, Franco Corleone, ha spiegato che le condizioni di Bonavolta, che in un primo momento erano apparse gravi, stanno migliorando. ''Bonavolta - ha spiegato Corleone - ha avuto uno scontro fisico con il compagno di cella, nel centro clinico del carcere di Sollicciano. Anche l'altro detenuto ha riportato qualche ferita''.

Bonavolta è accusato di omicidio volontario. Per domani è prevista l'udienza al tribunale del riesame, che dovrà decidere sulla richiesta di scarcerazione presentata dai difensori di Bonavolta, Simone Zambelli e Massimo Conti.

Riguardo quanto avvenuto la notte scorsa ''immagino - ha spiegato Corleone - che sulla vicenda sarà aperta un'inchiesta amministrativa, anche per valutare l'opportunità di mettere nella stessa cella i due detenuti''.


29.10.07 - bologna2000.com

Basta guerre nel mondo!