Una firma per i disabili

In Europa più di 50 milioni di cittadini, una media di uno ogni quattro
famiglie vivono con una disabilità. Per queste persone l’European
Disability Forum
(EDF) ha organizzato la campagna “1million4disability”,
una raccolta di firme in favore di una legislazione europea che combatta la
discriminazione e i pregiudizi contro i portatori di handicap.



Obiettivo: raccogliere un milione di firme nei vari Paesi dell’Unione
Europea entro il 30 settembre. La campagna si concluderà il 4 ottobre con
la consegna delle firme raccolte al Presidente della Commissione Europea, il
portoghese José Manuel Barroso ed al presidente del Parlamento Europeo, il
tedesco Hans-Gert Poettering.



E’ possibile aderire all’iniziativa collegandosi direttamente al sito della
campagna

www.1million4disability.eu
e firmare “on line” o, in alternativa, firmando
il modello per la raccolta di firme in formato cartaceo in allegato o
disponibile presso l’URP (via Umberto I, 78 – tel. 0362/263.387 – email:

info@seregno.info
).


08.07.07 - comune.seregno.mi.it

 I Nas trovano dentifrici «tossici» in Liguria

(...) confezioni, aveva dichiarato che in Italia
non vi era allarme. Ma non è così. Infatti il dentifricio incriminato è stato
ritirato già dal mercato canadese e spagnolo: la Food and Drug Administration,
massimo organo di controllo americano sui prodotti di consumo, ha rintracciato
un composto tossico, il «dietilenglicol», in alcuni dentifrici prodotti in Paesi
non Ue. A questo punto anche l’Italia è nella lista nera e confezioni non a
norma sono state scoperte ieri oltre che a Genova a Roma, Cremona, Aosta e
Firenze. Occorre dire prima di tutto che i vertici dell’azienda «Colgate», prima
vittima del raggiro, ricordano che i loro dentrifici sono in regola.

I Nas liguri, coordinati dal maresciallo Alessio Melpignano, hanno setacciato in
poche ore 25 punti vendita della regione trovando il dentrificio in ben due
rivendite che avrebbero acquistato la merce - proveniente dal Sudafrica - da un
grossista di Padova. I campioni prelevati sono stati inviati per l’indagine
tossicologica a Roma, presso l’Istituto Superiore di Sanità. I risultati sono
attesi per i primi giorni della settimana, ma si teme che vi siano contenute le
sostanze già rintracciate in Canada (dove sono state sequestrate circa 900 mila
confezioni) e Spagna. A far paura, più ancora del batterio(che sarebbe presente
nel prodotto di provenienza africana), è il «dietilenglicol» sostanza tossica
per il fegato e i reni la cui dose letale sarebbe stimata tra 0,014 e 0,17
milligrammi per chilogrammo di peso corporeo umano.

Questa sostanza è stata trovata in una parte dei centomila tubi di dentrificio
contraffatti o importati illegalmente proprio in Spagna, dove, sempre secondo i
giornali locali, una parte (circa diecimila) sarebbero stati consegnati in buona
fede ai pazienti di un ospedale di Valencia. Il provvedimento di sequestro è
scattato dopo la scoperta che grossi carichi di questo prodotto sospetto -
provenienti secondo i media spagnoli dalla Cina o dall’Africa -, avevano eluso i
controlli sanitari alla frontiera. Le analisi eseguite dalle autorità spagnole
hanno evidenziato che in una parte di questi dentrifici era contenuto proprio il
«dietilenglicol», utilizzato in Cina, ma messo al bando negli Usa. Invece i
dentrifici «taroccati» provenienti dall’Africa non avrebbero questa sostanza,
che comunque per creare un danno severo alla salute dev’essere assunta in
quantità rilevanti e per molto tempo. Per fare un esempio un ragazzino di dodici
anni dovrebbe ingerire un tubo intero da 80 millilitri per restare intossicato.


A questo punto, come riconoscere le confezioni?
Il logo contraffatto Colgate è accompagnato dalla marca Tri Leaf Spearmint e
porta scritte in inglese, ma nessuna in italiano: inoltre sull’etichetta è
riportato come luogo di produzione Brasile, Turchia, Sudafrica o Spagna. «Questo
tipo di confezione, senza scritte in italiano, è comunque già illegale -
spiegano dal Nas -, anche se il contenuto non è tossico». Adesso, mentre
continuano le ricerche, le autorità di controllo agiranno sul grossista per
risalire alla mappa di distribuzione del prodotto e farglielo ritirare dal
commercio.

«È presto per parlare di responsabilità», precisano ancora i militari del Nas.
Intanto l’operazione «sorriso pulito» continua.


di Monica Bottino - domenica 08 luglio 2007 - ilgiornale.it

Pensioni. Proclami e rinvii È lo stesso film di dieci anni fa

Massimo D’Alema: «Non è sostenibile il modo in
cui funziona il sistema delle pensioni di anzianità». Fausto Bertinotti: «D’Alema
ha torto. L’attacco alle pensioni di anzianità non è fatto a favore dei giovani
ma contro i giovani e gli anziani». Sembra di sentirli oggi - il D’Alema che
difende lo scalone e il Bertinotti che lo piccona - invece sono dichiarazioni
stagionate. Risalgono giusto a dieci anni fa, quando si consumò il primo scontro
sulle pensioni nell’Ulivo al governo. Stessi protagonisti ma più giovani, stessi
argomenti ma più credibili.

Un film già visto. E fa un certo effetto riavvolgere la pellicola fino al maggio
1997. Titoli di testa: l’Ulivo è al governo da un anno. Voce fuori campo di D’Alema
che annuncia: «Nella finanziaria misure strutturali in materia di pensioni». E
qui comincia il film. Rifondazione fa muro. C’è un cameo di Franco Giordano: «D’Alema
esprime una logica perversa». Dietro una pipa spunta il leader del Ppi Franco
Marini: «Qui il sistema non regge più». La tensione sale, pare arrivare la resa
dei conti e gli spettatori trepidano quando Prodi minaccia: «Se si ritoccano le
pensioni, mi dimetto». Ma non se ne fa nulla. Niente riforma, niente scontro
finale. Fine primo tempo.

L’intervallo dura poco più di un anno. Poi Baffino ci riprova. Questa volta non
dal Botteghino, ma direttamente da Palazzo Chigi, dove nel frattempo ha scalzato
Prodi. Prima saggia il terreno: «Nel sistema pensionistico del nostro paese ci
sono ancora anomalie e nicchie di privilegio che vanno corrette». Perde le
elezioni amministrative (e il Comune di Bologna) ma non si scoraggia: «Le
pensioni non c’entrano». Anzi, rilancia. Avverte l’Ulivo: «Meglio fare la
riforma subito e non sotto elezioni nel 2001». A Firenze convoca un summit
mondiale dei leader progressisti. Scenografia da kolossal, cast hollywoodiano:
da Clinton a Blair, da Schröder a Jospin. Tema del convegno: «Riformismo nel XXI
secolo». Svolgimento di D’Alema: «Indicare per la bellissima riforma delle
pensioni di Dini la scadenza del 2020 non ha risolto il problema. Bisognerà
discutere di come rendere queste scadenze più vicine. Non è un lavoro facile, ma
ce la faremo».

E la trama delle riforme mancate si dipana ancora una volta. Plaudono l’avvocato
Agnelli e l’ingegnere De Benedetti. «La riforma non si tocca», tuona il leader
della Cisl Sergio D’Antoni (sì, è lo stesso attore ora nei panni di
sottosegretario nel governo Prodi). Il copione prevede un paio di battute di
Bertinotti: «D’Alema è asservito ai poteri forti» e - più efficace - «D’Alema
quando vede Clinton si esalta: una volta va in guerra nei Balcani, l’altra volta
va in guerra contro le pensioni». Ma a prendere la scena è Sergio Cofferati,
leader della Cgil. Parla con tono irremovibile: «È sbagliato immaginare un
anticipo della verifica che dobbiamo fare nel 2001». Stravince. D’Alema, isolato
anche nei Ds, è costretto alla retromarcia: «Verifica nel 2001». Poi perde le
elezioni e si dimette. Arriva il 2001 ma della verifica sulle pensioni non si
ricorda più nessuno. Film senza lieto fine: la riforma non si fa. Ma mentre
scorrono i titoli di coda, gli sceneggiatori già lavorano al remake del 2007.


di Giuseppe Salvaggiulo - domenica 08 luglio 2007 - ilgiornale.it

 Il caso Mammoli arriva al Ministro della Giustizia

La senatrice Dl
Baio Dossi ha scritto a Mastella: «Si apra un’inchiesta. Assurda la concessione
dei domiciliari ad un imputato di così grave reato». Intanto l’uomo, dal
carcere, nega tutto e annuncia denunce per calunnia

Nega tutto Angelo Mammoli, il 61enne imputato di pedofilia nuovamente
arrestato dai carabinieri con l’accusa di aver violentato una testimone del
procedimento a suo carico e di aver provato a farle modificare la deposizione
ai suoi danni.

Secondo quanto riferisce il suo difensore, l’avvocato Antonio Maria Carlevaro,
l’uomo, che è tornato in carcere, avrebbe dichiarato durante il colloquio col
suo legale, di non aver abusato della donna e anzi di essere pronto a
denunciare per calunnia chi lo accusa. «Siamo pronti comunque – afferma
Carlevaro – ad impugnare questo provvedimento, dato che il Mammoli è
incompatibile, per il suo stato di salute, col regime carcerario».

Intanto però, mentre i carabinieri proseguono nelle indagini e in particolare
all’esame della documentazione sequestrata in casa dell’uomo, la vicenda è
balzata sulle cronache nazionali. Ieri il tg5, il telegiornale dell’ammiraglia
Mediaset, ha inserito in primo piano un servizio sul nuovo arresto di Mammoli
e contemporaneamente la senatrice della Margherita Emanuela Baio Dossi ha
inviato una nota al Ministro della Giustizia, Clemente Mastella. - «Sullo
scandaloso episodio in cui un imputato di pedofilia ha potuto, grazie agli
arresti domiciliari, compiere un altro grave reato di violenza ai danni di una
donna testimone d’accusa nel processo a suo carico – scrive la senatrice Dl -
sarebbe il caso di aprire immediatamente un’indagine seria sull’organo
sanitario, sui medici che hanno certificato lo stato di salute e sugli
organismi giudiziari che in base a tale certificazione hanno concesso gli
arresti domiciliari».

«La grave vicenda non può rimanere impunita - sottolinea Baio Dossi - vista la
gravità dei reati di cui è reiteratamente colpevole l’imputato e visto che
l’ulteriore violenza è stata commessa costringendo la donna a recarsi proprio
nell’abitazione dove sconta l’arresto domiciliare che avrebbe dovuto essere
vigilata dalle forze dell’ordine».

© Seapress S.r.l. - 07.07.07 - civonline.it

Arrivano i semafori per i disabili

Semafori per i disabili anche a Cremona. La giunta comunale ha approvato il
progetto definitivo di adeguamento alla vigente normativa in materia di barriere
architettoniche e sensoriali di alcuni attraversamenti pedonali semaforizzati
per un costo totale di 323.495 auro, di cui il Comune di Cremona si impegna a
finanziate la somma di 161.747 euro a copertura della quota di costi non coperta
dal finanziamento ministeriale.

L'ambito di applicazione si riferisce alle seguenti vie:

viale Trento e Trieste/ via G. Aselli, piazzale della Stazione/via Palestro,
piazza Risorgimento, via Palestro/ viale Trento e Trieste, piazza Libertà,
cavalcavia del Cimitero, via Dante/via Platani, via Orti Romani/via Dante, viale
Trento e Trieste/via S. Antonio del Fuoco, via A. Ghisleri/via Marmolada, via
Dante/piazzale ex tramvie, via Dante/piazzale della Stazione.


L'intervento si sviluppa su dodici aree semaforizzate del settore settentrionale
del ring principale del traffico cittadino. Ogni area semaforizzata è stata
suddivisa in attraversamenti e sono state individuate tre tipologie di
intervento in base al disegno dei marciapiedi e delle zone interessate
dall'attraversamento di utenti non vedenti.

Sono stati individuati quindi 34 attraversamenti pedonali interessati dalla
modifica dell'impianto semaforico con l'inserimento di dispositivi acustici,
dalla modifica della pavimentazione dei pressi dell'attraversamento (si tratta
dell'inserzione di guide tattili plantari che accompagnano il non vedente verso
i pulsanti dei cicalini, portano alla linea di arresto prima
dell'attraversamento e guidano fuori dalla zona di attraversamento una volta
raggiunto l'altro lato della strada).

Le opere verranno attuate per isole semaforiche e saranno suddivise in opere
stradali/ edili ed opere impiantistiche, le prime per la riduzione delle
barriere architettoniche, le seconde per la fornitura e posa dei dispositivi
acustici e delle apparecchiature funzionali al loro controllo. Nel 2006, con
finanziamento regionale, l'amministrazione comunale ha realizzato un progetto di
centralizzazione degli impianti semaforici collocati lungo l'anello di
circonvallazione interna. Intervento finalizzato al miglioramento della
circolazione stradale, all'aumento dell'efficienza del trasporto pubblico, alla
protezione degli utenti deboli.

Il Ministero dei trasporti, dipartimento trasporti terrestri destina la somma
complessiva di 5.160.000 euro, di cui 2.580.000 a favore dei comuni identificati
«aree metropolitane », e 2.580.000 a favore di tutti gli altri comuni per il
cofinanziamento di interventi destinati ad adeguare gli attraversamenti
semaforizzati alle esigenze delle persone con disabilità visive.

Con la richiesta di ammissione al cofinanziamento per il progetto di adeguamento
degli attraversamenti semaforizzati alle esigenze dei non vedenti per la somma
di 161.747 euro si intendono realizzare gli interventi necessari al
perseguimento di alcuni obiettivi: l’installazione sugli apparati semaforici di
dispositivi atti a migliorare la percezione dei non vedenti del momento del
verde pedonale (mediante un segnale acustico ed un dispositivo di chiamata),
l’eliminazione delle barriere architettoniche lungo i marciapiedi e posa di
pavimentazioni “sensoriali” per individuare il luogo di attraversamento.

Il Ministero, in caso di accoglimento dell'istanza, finanzierà gli interventi
proposti per la percentuale massima del 50% dell'importo necessario per la
realizzazione degli stessi, mentre l'altro 50% sarà a carico
dell'amministrazione comunale.

I tempi previsti per l'attuazione del progetto saranno di due mesi dall'avvenuto
finanziamento, per l'affidamento dell'incarico ad Aem Spa e dodici mesi per il
completamento delle opere.

Il Piano generale del traffico urbano, approvato dal consiglio comunale nel
1998, contemplava la realizzazione di percorsi pedonali perfettamente
accessibili e privi di barriere fisiche e sensoriali. L'obiettivo
dell'intervento, per il quale viene avanzata richiesta di finanziamento, è
completare il piano già realizzato così da permettere ai non vedenti di
raggiungere tutti i luoghi di attrazione e che generano traffico pedonale nella
zona nord della città: la stazione ferroviaria, quella dei bus extraurbani,
alcuni parcheggi “corona”, la sede dell'Asl, gli uffici amministrativi di Aem ed
il Comando della polizia municipale.

Alex Corlazzoli - cremonaweb.it

 I milanesi hanno il fegato a pezzi: 70% con l’epatite dopo i 50 anni

I milanesi e gli altri lombardi non sono più fortunati del resto degli italiani. Tutti purtroppo concorrono a detenere uno sgradevole record in Europa: quello delle malattie del fegato. Basti pensare che nel nostro Paese ammontano a un milione i portatori del virus dell’epatite B e a un milione e mezzo quelli della C. E lo spiacevole bollettino non termina qui: si contano 55 vittime al giorno, 30mila in un anno. Le epatiti poi sono malattie subdole: tant’è vero che ben il 70% degli ultracinquantenni ne ha sofferto anche se non ne ha riscontrati i sintomi. L’epatite A, come la B e la C può, infatti, essere asintomatica. Scoprire precocemente di soffrirne può evitare esiti infausti. Lo sanno bene i gastroenterologi dell’ospedale di Cernusco sul Naviglio che hanno voluto testare la salute del fegato alla cittadinanza del Comune alle porte di Milano. A fine giugno, nel corso della Prima giornata Cernuschese d’informazione e prevenzione delle malattie del fegato, in piazza Matteotti la popolazione è stata visitata gratuitamente. I numerosi cittadini che hanno partecipato all’iniziativa sono stati sottoposti alla determinazione in tempo reale delle transaminasi sul sangue. Si tratta di un esame, semplice ma accurato, che serve ad evidenziare un danno epatico che può avere le cause più disparate. Quei cittadini che non hanno superato l’esame perché gli era stata riscontrata un’alterazione delle transaminasi, sono stati rimandati ad una visita approfondita all’Unità Operativa di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva dell’ospedale. Un approfondimento che non ha riguardato soltanto le persone ultracinquantenni. Anche i più giovani corrono, infatti, il rischio di ammalarsi di insufficienza epatica. La maggior causa rimane l’eccesso di alcol, 20 mila nostri connazionali perdono la vita ogni anno per complicanze dovute alla cirrosi epatica e al tumore del fegato. Questa la quinta neoplasia più frequente al mondo. Ma ci sono anche altre cause che fanno ammalare irreparabilmente il fegato, cause che vengono sottovalutate dai giovani. È il caso dei piercing, dei tatuaggi e dei rapporti sessuali non protetti. La prima arma per combattere cirrosi, epatiti e tumori del fegato è quella dell’informazione. Un’informazione che può far ben sperare. Come hanno spiegato i medici dell’Unità Operativa di Gastroenterologia «scesi in piazza» per la prima Giornata Cernuschese, patrocinata dal Comune, contro le malattie del fegato, oggi esiste la possibilità di curare molte delle patologie epatiche croniche. A partire dalle epatiti B e C, a patto che vengano diagnosticate prima dell'insorgenza della cirrosi epatica.

«I cittadini - hanno messo in guardia gli epatologi dell’ospedale di Cernusco - devono sapere che conoscere vuol dire curare. E che a differenza di dieci anni fa si può anche guarire». E chi volesse conoscere le condizioni del fegato dopo le vacanze potrà beneficiare in autunno della replica dell’iniziativa.

di Marisa De Moliner - domenica 08 luglio 2007 - ilgiornale.it

 Salute: tumore al seno, e' ereditaria anche la possibilita' di sopravvivere

STOCCOLMA - Che il cancro al seno puo' essere collegato a fattori ereditari si sa, ma una nuova ricerca del Karolinska Institutet di Stoccolma indica che i fattori ereditari intervengono anche nel definire le possibilita' di morire o sopravvivere a questo terribile male. Dunque ancora piu' importante la prevenzione per chi ha avuto una madre o una sorella colpita e deceduta per cancro al seno, visto che, secondo la ricerca, hanno una percentuale del 60-80% in piu' di seguirne la sorte. Al contrario, una figlia ha ottime probabilita' di sopravvivere al tumore, circa il 91% in piu', se la madre e' rimasta in vita per almeno 5 anni dopo aver contratto questo tipo di cancro. I ricercatori hanno seguito alcune migliaia di donne svedesi ammalate di tumore alla mammella fra il 1961 e il 2001. (Agr)

07.07.07 - corriere.it

Stroncato da una pericardite, 14 indagati

È stata una pericardite a provocare il decesso per un presunto caso di malasanità del 24enne tarantino ricoverato al SS. Annunziata. È il primo risultato emerso dall’autopsia eseguita dal professor Luigi Strada e dal medico nominato dagli indagati, Marcello Chironi. Si tratta di un’infiammazione di una sottile membrana cardiaca che ha determinato la formazione di una quantità di liquido intorno al cuore, tale da impedire che questo svolgesse le sue regolari funzioni. Il giovane, lo ricordiamo, il 23 giugno scorso accusò forti dolori allo stomaco. La famiglia si rivolse alla guardia medica che consigliò il trasferimento al pronto soccorso per una sospetta appendicite degenerativa. Dopo le prime cure, i sanitari lo trasferirono al reparto di Nefrologia per un presunto problema ai reni, come indicato dai medici del 118, sebbene le cause del suo malore non fossero ancora chiare. Nel giro di una settimana, però, le sue condizioni sono peggiorate fino a sabato sera, quando è spirato improvvisamente. Una morte inspiegabile, secondo i familiari, che hanno denunciato il fatto alla Procura. Proprio la mattina del decesso, secondo la versione dei genitori al magistrato, il primario avrebbe disposto il trasferimento al Policlinico di Bari. Il giovane, infatti, non rispondeva positivamente alle terapie e non si riusciva a stabilire da cosa fosse affetto. Nel nosocomio barese sarebbe stato sottoposto ad esami più approfonditi. I medici, avrebbero raccontato i parenti, fino al giorno del decesso sostenevano che non si trattava di un caso preoccupante. Quello che il magistrato del Tribunale di Taranto, Vincenzo Petrocelli, intende appurare, è come il 24enne abbia contratto l’infiammazione e se si poteva riscontrare. Generalmente, infatti, i sintomi della pericardite possono ricordare quelli dell’angina o dell’insufficienza renale, ma la diagnosi precisa può essere effettuata solo con elettrocardiogramma o ecocardiogramma. Per queste informazioni, tuttavia, bisognerà attendere gli esiti degli esami nefrologici, tra un paio di mesi. Al momento sul registro degli indagati sono finiti in 14, tra medici e infermieri che hanno seguito, a vario titolo, la degenza della vittima. Un atto dovuto, naturalmente, fino a quando non sarà chiaro se ci siano state mancanze dei sanitari o se la morte del giovane era inevitabile. L’avviso ha avuto come obiettivo quello di consentire a ciascun medico di nominare un consulente di parte da affiancare al medico legale della Procura nelle operazioni autoptiche. La Procura ionica indaga anche su un altro presunto caso di malasanità verificatori in una clinica privata di Taranto: si tratta di un uomo di 71 anni morto a febbraio scorso, dopo un intervento per l’asportazione di una massa tumorale al colon. Già disposta la riesumazione e l’autopsia sulla salma. Sette i sanitari iscritti nel registro degli indagati per omicidio colposo. I familiari hanno chiesto di verificare le cause della morte, avvenuta sette giorni dopo l’intervento.

st.men. - 06.07.07 - ilmeridiano.info

 Vogliamo una svolta. Basta con le illusioni, fatti non parole

Questo paese deve cambiare e spetta a noi giovani creare le basi per un
futuro migliore.

Passano i giorni, volano i mesi e si accavallano gli anni, ma la politica
anziché progredire fa passi da gigante verso il baratro nel nostro paese. Senza
fare nomi, senza fare distinzioni di partito. E’ davvero inammissibile la
situazione attuale con fazioni politiche che si fanno la lotta invece di
guardare al reale e sano bisogno di un popolo democratico che in loro dovrebbe
avere leali rappresentanti. Male, sempre peggio, la situazione di migliaia di
dimenticati “poveri” del nuovo millennio, la cui prole nasce, cresce e si
cimenta e cementa, scusate il gioco di parole, ogni giorno tra la miseria, la
delinquenza e la mancanza di speranza. Questo non accade solo al sud, ma in ogni
parte del paese.


Come venire fuori da questa grave situazione? Forse non basta un esame di
coscienza, poiché sono arrivato alla conclusione che la maggioranza di quei
ricchi e strapagati politici, forse una coscienza non ce l’ha proprio. Loro, che
vivono di gran lusso hanno gran padronanza linguistica, mezzo essenziale per chi
di ipocrisia deve campare. Mille le promesse, mille le illusioni. E per noi
cittadini alla fine è sempre una beffa, un nulla di fatto. Tasse su tasse per
salvare un paese stupendo, ma malato.


La macchina apparentemente sembra andar bene, ma l’unica vera realtà è che
tutti noi ogni giorno troviamo, chi più chi meno, serie difficoltà a
divincolarci tra i mille ostacoli che ci mette proprio il nostro governo. Un
esempio.. vogliamo parlare della burocrazia? Cosa deve fare un giovane
oggigiorno per aprire un’attività commerciale? Semplicemente diventare matto.
Sono decine gli uffici da visitare solo per ottenere delle misere firme o delle
piccole autorizzazioni. E non contiamo la sfilza di moduli e documenti da
presentare e/o compilare e la lunga tempistica a cui purtroppo si deve
sottostare. Lo spirito d’iniziativa finisce col morire solo leggendo queste
quattro righe.

Ma non finisce qui, poiché ci sono una serie infinita di altre problematiche e
annessi con cui lo Stato ti tormenta una volta aperta la tua “sudata” attività.


Altri esempi? Vi siete mai chiesti dove finiscono tutti i soldi del “tesoro”
italiano? Beh, almeno quello in parte forse riusciamo a saperlo. Una congrua
parte per la spesa pubblica, poi pensioni, stipendi, etc. etc. In più il nostro
ipocrita governo spende una considerevole somma annua per inviare aiuti
umanitari d’ogni genere in molti paesi meno fortunati del nostro. Cosa valorosa
e direi anche corretta. Ma io dico, una parte di questi proventi non potrebbero
essere destinati anche alle famiglie “povere” italiane? Quelle che vivono la
fame. Ai “senzatetto”? Ai veri disoccupati? Non si potrebbe procedere senza i
consueti accomodamenti verso i soliti raccomandati? Oppure non si potrebbero
creare nuovi posti di lavoro fissi e sicuri e nel frattempo valorizzare alcune
meravigliose aree del nostro paese purtroppo degradate e dimentica dal processo
di sviluppo turistico ed industriale?


In fondo se il nostro Stato è capace di stanziare milioni di euro per aiutare
in qualsiasi momento paesi bisognosi, potrebbe varare una legge speciale e
stavolta attivamente scendere in strada e far risollevare un parte del nostro
paese, come detto ampiamente, dimenticata e sempre illusa. Forse è chiedere
molto? Secondo me no, scusate lo sfogo, ma per un giovane ragazzo come me è
triste odiare il proprio paese per colpa di politici approfittatori e fazionisti.
Politici che perdono il loro tempo nella lotta avversa e nella ricerca del
potere istituzionale senza affrontare i veri problemi, quelli che contano. Ora
comprendo la ventata di malumori generale; giovani, anziani, adulti e operai,
commercianti e professori, lavoratori e disoccupati. Malumori provenienti da
ogni classe sociale e aventi come prima motivazione quella della perdita di
“fede” nella Politica. Stiamo diventando un popolo apolitico e alcuni sondaggi
già lo confermano: la politica disgusta per il modo in cui oggi viene
interpretata.

di Cirino Cristaldi - 07.07.07 - comincialitalia.net


 Iraq, si aggrava il bilancio: 156 i morti ad Emerli: donne, bambini e anziani

Sale di ora in ora il bilancio delle vittime dell'attentato suicida compiuto
oggi con un camion bomba in un affollato mercato del villaggio sciita di
Emerli, nel nord dell'Iraq, a 130 chilometri da Kirkuk.

Sarebbero 156 i morti e 255 i feriti, che stando a quanto dichiarato alla tv
al Iraqiya dal vice governatore della provincia di Salahuddin,
Abdullah Jabara
, sono donne, bambini e anziani.

Il vice governatore ha accusato al Qaida per l'attacco.

La deflagrazione ha anche distrutto 50 abitazioni, 25 negozi e sventrato 50
auto, mentre hanno riportatto danni la linea elettrica e le forniture idriche.

L'attentato è avvenuto attorno alle 8.30 locali, con il mercato affollato per
la spesa della mattina.

L'esplosione ha distrutto vecchie case costruite con mattoni di fango e ha
appiccato il fuoco alle autovetture. Le vittime sono state trasportate sui
furgonicini dei contadini nella struttura medica più vicina, a Tuz Khormato,
45 chilometri a nord del villaggio.

Le autorità e gli abitanti del posto hanno impiegato ore per recuperare i
corpi rimasti intrappolati sotto le macerie di una ventina di negozi e case.
Secondo il colonnello di polizia Sherzad Abdullah, sono altre 200 le persone
rimaste ferite.

red - 07.07.07 - quaderniradicali.it

Basta guerre nel mondo!