Non sono disabile ma solo senza gambe

Pistorius, uomo bionico «Non sono disabile ma solo senza gambe»

«Non sono una persona disabile, sono semplicemente una persona senza gambe». Anzi, la cosa più veloce senza le gambe, uno dei soprannomi di Oscar Pistorius. Quando arriva sul campo di atletica, stacca dalle ginocchia le protesi normali di colore rosa e incastra i «ricambi», due lame nere e molleggiate. Ovvero le Ossur al carbonio (costate circa 26.500 euro) che gli stanno regalando un sogno: quello di essere uno sportivo e un professionista come tutti gli altri. «Ho quattro grandi sponsor - racconta l’atleta sudafricano appassionato di moto, ne ha addirittura tre nel garage di casa -. Voglio raggiungere dei risultati, mi piacerebbe essere ai Giochi di Pechino, ma non farò drammi se non andrò. Sono giovane, punto a Londra 2012».

La sua storia sta facendo il giro del mondo: nato con una malformazione congenita, i medici devono amputargli le gambe a undici mesi. Le prime protesi, una vita normale, lo sport, in particolare la pallanuoto e il rugby. Tanto da essere il migliore a portare la palla in meta.

Dopo la morte della madre Sheila (che lui ricorda con un tatuaggio al braccio destro, con le date di nascita e morte), un incidente lo costringe ad avvicinarsi all’atletica («uno sport che odiavo»), inizialmente per la riabilitazione. Nuove protesi costruite negli States e risultati eccellenti da subito: le medaglie nelle Paralimpiadi di Atene (oro nei 200, bronzo nei 100), poi i record mondiali nelle stesse discipline e nei 400. Il personale di 46”34 è molto vicino al 45”95, tempo limite per i Giochi. Anche Hollywood ha messo gli occhi su di lui e Tom Hanks, il Forrest Gump del cinema, è solo uno di quelli che vorrebbe girare un film sulla sua storia. «Quando mi chiedono cosa provo ad avere gambe artificiali, rispondo “non lo so, e tu cosa provi ad avere due gambe reali?”». Senza polemica, perchè lui è così.


Stasera intorno alle 20, le luci dell’Olimpico si accenderanno per la sua prima volta: una gara con quelli «normali», con gambe e piedi naturali, e partenza regolare dai blocchi. «Ai campionati del Sudafrica mi è già capitato di farlo, ma confesso di essere emozionato». «La partecipazione di Pistorius al Golden Gala è un fatto straordinario, può dare speranza a tanti ragazzi sfortunati», dice Pancalli, presidente del Comitato Paralimpico.


Poco male che la sua gara (i 400 metri) non sia quella con i big sui blocchi di partenza tra cui lo statunitense Merritt. E poco male che la sua prova sarà seguita dall’occhio vigile di tre videocamere, posizionate in vari punti della pista. Saranno analizzati vari aspetti, dalla falcata alla permanenza al suolo del suo piede: la Iaaf studierà poi immagini e dati.Doping tecnologico è l’accusa che viene rivolta a Pistorius, chiamato anche blade runner perchè le due barre di carbonio lo fanno sembrare uno che corre su lame. «È una discriminazione e la polemica ha insinuato molti dubbi nella gente sugli sport paralimpici in generale. Le protesi? Altro che vantaggio: alla partenza ci metto di più a scattare, e la pioggia e il vento le rendono più rigide». Il tempo limite per Pechino è alla sua portata e se dovesse arrivare, potrebbe essere un problema in più per la Iaaf. Che già ha ricevuto la richiesta del Sudafrica di inserire Oscar nella squadra di staffetta per il mondiale di Osaka. «Non penso alle medaglie da vincere, ma a gareggiare con chi va più veloce di me». E infatti Oscar pensa già alla prossima sfida: domenica a Sheffield contro il campione olimpico e mondiale dei 400 Wariner.

venerdì 13 luglio 2007 - ilgiornale.it

Dall’eutanasia dei Dico ai Cus

Dall’eutanasia dei Dico provano a nascere i Cus I gay: un passo avanti

Per Salvi meglio Biondi della Bindi. E i Dico diventano Cus: Contratti di Unione solidale.
È uno smacco pesante quello inflitto dal Parlamento al governo Prodi con la decisione del presidente della Commissione Giustizia. Cesare Salvi di Sinistra Democratica, infatti, ha preferito come testo base per avviare la discussione sul riconoscimento dei diritti delle coppie di fatto, etero ed omo, il ddl presentato a suo tempo dal senatore di Forza Italia, Alfredo Biondi. Dunque meglio una proposta dell’opposizione di quella firmata dalle ministre Rosy Bindi (Famiglia) e Barbara Pollastrini (Pari Opportunità) e varato dal governo lo scorso febbraio. Smacco ancora più cocente se si tiene conto del fatto che quel ddl costò a Prodi una salita al Colle quando venne a mancare al suo governo il voto del senatore a vita Giulio Andreotti. Il voto riguardava la politica estera ma Andreotti disse chiaro e tondo che non avrebbe sostenuto Prodi a causa dei Dico, che ora vengono cestinati senza rimorso da Salvi. Certamente la sua bocciatura non è una sorpresa. Non appena i Dico arrivarono in Commissione, Salvi li definì subito «un pasticcio giuridico impraticabile», annunciando che li avrebbe cestinati a favore di altre proposte più realistiche. Con questa mossa, insieme ai Dico, Salvi strapazza ancora una volta il tentativo di accordo tra la Quercia e la Margherita che dovrebbe dare alla luce il Partito democratico. Così facendo la Sinistra democratica coglie due obiettivi: accontenta il fronte gay, soddisfatto che almeno si riprenda il dibattito sui diriti dei conviventi, mentre irrita quello cattolico della Margherita e del Family Day.

Anche i Cus comunque non avranno vita facile a Palazzo Madama. È vero che potrebbero raccogliere il sostegno dell’ala liberal del centrodestra ma è pur vero che il fronte cattolico trasversale, che in Senato è molto ben rappresentato, ha già ribadito che il cambio di nome non basta. Anche i Cus insomma saranno bocciati se prefigureranno un matrimonio di serie B.


Chissà se, come per i Dico sorti e tramontati in 150 giorni, si sprecheranno fiumi di parole per una legge destinata a non vedere mai la luce. Da segnalare per i Cus almeno le fondamentali differenze dai Dico. Scompare la registrazione all’anagrafe a favore di una dichiarazione congiunta di fronte al giudice di pace, che la trascriverà in un apposito registro entro 15 giorni. Che diritti sono riconosciuti a chi stipulerà un Cus? La possibilità della comunione dei beni; il via libera all’assistenza del proprio partner in carcere o in ospedale; le decisioni, in caso di incapacità del partner, sullo stato di salute e l’eventuale donazione degli organi; il diritto a restare nella casa in affitto. In caso di morte del partner il convivente ha diritto, ma solo dopo nove anni dalla registrazione dell’unione, a un quarto dell’eredità nel caso in cui la persona deceduta abbia parenti di primo grado. Oppure a tutta l’eredità se chi muore non ha parenti fino al sesto grado. Per la reversibilità della pensione si rimanda alla revisione della normativa in atto specificando però che occorrerà tenere conto dei «prevalenti diritti dei figli minori o non autosufficienti del defunto».

La Pollastrini, autrice dei Dico, si consola osservando che anche i Cus riprendono «i punti qualificanti» del suo ddl e che crede nella possibilità di «giungere a una mediazione condivisa in materia di diritti e doveri delle persone conviventi».

La ripresa del dibattito in commissione è comunque vista con favore da tutto il fronte della sinistra che chiede un riconoscimento anche per le coppie omosessuali. È bene che si sia riavviato il dibattito, dicono verdi e socialisti. Cautamente ottimista anche il transgender Vladimir Luxuria di Rifondazione, che lo considera un passo avanti rispetto al vuoto legislativo attuale ma molto lontano dalla parificazione al matrimonio richiesto dal Gay pride.


Mettono subito le mani avanti invece i cattolici, della maggioranza, dell’opposizione e anche quelli fuori dai partiti come Savino Pezzotta, portavoce del Family Day: «Anche i Cus non mi convincono: mi sembrano un simil matrimonio».

13.07.07 - di Francesca Angeli - ilgiornale.it

Violenza sessuale: fermato tunisino

Violenza sessuale: fermato tunisino a Bologna


BOLOGNA - Palpeggia una ex compagna di scuola e cerca di costringerla a compiere atti di natura sessuale, dopo averla obbligata insieme a un complice a seguirlo in una via deserta del centro di Bologna. Il ragazzo, un tunisino regolare di 20 anni, e' stato fermato nella notte; il complice non e' ancora stato identificato. La vittima, una 18enne italiana, ha subito sporto denuncia alla polizia. Alla ragazza erano stati rubati anche il cellulare e la carta d'identita', secondo il gip a scopo intimidatorio. (Agr)

12.07.07 - corriere.it

La rom che vuole diventare poliziotta

"Così chi mi chiama zingara mi guarderà con rispetto"

Immagina le chiacchiere e il distintivo: «Guarda là: quella non è Zimba? Ma sì. E’ proprio lei: Zimba la poliziotta». Da adolescenti si sogna ad occhi aperti. E Sonia immagina la scena: incontrare i suoi vecchi compagni di scuola, soprattutto quelli delle elementari e delle medie, e sorprenderli per strada, mentre indossa una divisa e una pistola. Sorprenderli: perché una ragazza rom, che diventa poliziotta, non s’incontra tutti i giorni. E se poi ha dovuto sopportare pregiudizi ed angherie, quella divisa, diventa un riconoscimento sociale. Sonia, 19 anni, è orgogliosa di essere «zingara». E da «zingara» vuole indossare la divisa. Non sarà semplice. Ma Sonia ha già abbattuto molte barriere: a Taurisano, con sua cugina Angelica, è la prima ragazza rom a essersi diplomata. Istituto d’arte: diploma appena intascato. Dopo mille difficoltà.

Cittadina italiana
Il punto è che Sonia è cittadina italiana. Vive in un appartamento e non in un campo. Veste alla moda e non secondo la tradizione. Sua madre è salentina. «Ma tu davvero ti senti zingara?», gli chiede il padre, Lucio Rinaldi, rom dal pedigree perfetto. «Sì». E per la gente comune, lei è «zingara» a tutti gli effetti. E sin da bambina ne ha sopportato i pregiudizi. Ecco perché il suo diploma è già un piccolo grande capolavoro.

«Le elementari - racconta - sono state davvero un supplizio: non vedevo l’ora che finissero. Ricordo quando chiedevo in prestito una matita: i miei compagni non me la prestavano mai. Così un giorno ne presi una, anche se loro non volevano, e solo allora capii: non potei restituirgliela. Dissero che potevo infettarli. Iniziarono a chiamarmi “zimba”, che vuol dire zingara, e compresi perché nessuno giocava con me. L’insegnante mi diceva: “Sonia, perché non stai con i tuoi compagni?”. Un giorno glielo dissi: “Sono loro che non ci vogliono stare”. Delle elementari ho una sola immagine: i compagni che s’allontanano da me». Alle medie non è andata meglio, ma nel frattempo Sonia incontra Mariangela Zecca, un ex assistente sociale, che si prende cura di lei e degli altri ragazzi rom del paese. E quando sembra sul punto di mollare, la convince a continuare gli studi, come agli inizi delle scuole superiori. «Frequentavo poco - continua Sonia - perché un episodio mi aveva ferito profondamente. Ero in corriera, con mia cugina, quando un ragazzo ci disse: "Vivete ancora nelle roulotte?". Mia cugina gli rispose e lui iniziò a picchiarla. Io intervenni. Possono chiamarmi Zimba, ma nessuno deve permettersi di toccarmi, e a scuola non volli andare più».

La scuola
Grazie all’intervento di Mariangela e del preside Sonia tornò a scuola. E non ci furono più problemi. Anche a casa, visti i risultati, papà Lucio s’era convinto che lo studio era un buon approdo. Ma il giorno del diciottesimo compleanno, l’incubo ritornò: «Avevo organizzato una festa in casa. Alle otto e mezza non c’era ancora anima viva: ecco - pensai - vuoi vedere che non viene nessuno? Il trauma delle elementari era ancora vivo. Invece si presentarono tutti i miei amici: quarantacinque ragazzi». Lo dice con orgoglio: «Quarantacinque». «E’ stato un percorso difficile - conferma il preside dell’istituto d’arte di Parabita, Giuseppe Metti - Sonia credeva di non essere accettata, ma negli anni del liceo, ormai, era solo un suo pregiudizio. La sua storia mi ha commosso: il suo diploma è un successo». «Un successo - conferma Mariangela - perché qui, altri ragazzi rom, grazie al suo esempio, potranno diplomarsi». Un piccolo grande trionfo personale: «Sono orgogliosa di essere rom – continua Sonia - da quando ha scoperto che "zingaro" significa "persona libera". Ho iniziato a dispiacermi per chi m’offendeva: non sapeva neanche quello che diceva».


E ora resta il sogno: la divisa da poliziotta. «Nella mia vita - conclude - il passato non è scivolato di dosso. E’ rimasto lì, con le sue sofferenze. Immagino che i miei vecchi compagni, quelli che mi offendevano, un giorno possano incontrarmi e dire: Zimba è diventata una poliziotta».

12.07.07 - lastampa.it

Anziani: cause malnutrizione

Anziani: malnutrizione, cause fisiche e sociali

Con l’avanzare degli anni è frequente negli anziani la perdita di appetito, legata alla riduzione della capacità di riconoscere odori e sapori. Il fatto poi di ritrovarsi soli all’ora dei pasti, senza un aiuto domestico per preparare da mangiare e senza qualcuno con cui condividere il momento, porta spesso a digiunare, o a preferire spuntini veloci o a scegliere un’alimentazione non equilibrata. Spesso infatti, gli anziani cucinano grosse quantità di cibo da consumare nell’arco di parecchi giorni, ma gli alimenti perdono così molti principi nutritivi importanti. Tra le cause della malnutrizione dunque, ci sono anche la mancata conoscenza e i pregiudizi sull’alimentazione, che fanno preferire agli anziani i cibi considerati digeribili piuttosto che un’alimentazione equilibrata. Di seguito qualche consiglio per una dieta sana ed equilibrata in terza età.

12.07.07 - intrage.it

Dentifrici, primo test ok

Dentifrici sospetti: primi test tranquillizzanti


le analisi condotte presso l'istituto Superiore di Sanità non hanno rilevato la presenza di dietilenglicole. La sorveglianza continua

I risultati delle analisi preliminari effettuate dall’Istituto superiore di sanità sui primi campioni di dentifricio sequestrati nei giorni scorsi dai carabinieri dei Nas hanno dato esito negativo sulla presenza di dietilenglicole. Lo rende nonto in un comunicato il Ministero della Salute.

L’esito di queste prime analisi - continua il messaggio - induce a considerare esente da reali pericoli sanitari i dentifrici sequestrati.


Mentre l’Iss è impegnato a completare le analisi sul contenuto degli altri campioni, il Ministero della Salute, in collaborazione con i Carabinieri dei Nas, svolgerà queste ulteriori verifiche finalizzate a individuare l’esatta provenienza delle partite sequestrate, l’identità degli importatori e l’eventuale presenza di confezioni contraffatte. Resta comunque attiva la sorveglianza sul territorio nazionale relativamente alle segnalazioni dell’UE sulla commercializzazione di dentifrici contraffatti.

12 luglio 2007 - corriere.it

La Convenzione e la malattia mentale

Un punto di vista diverso rispetto alla Convenzione ONU sui Diritti delle
Persone con Disabilità, che centra la propria attenzione sui gravi problemi
delle persone con malattie mentali e delle loro famiglie. Lo riceviamo e ben
volentieri lo pubblichiamo


«Ogni giorno si verificano casi di violazione dei diritti umani nei confronti
di individui affetti da deficit mentali», ha recentemente
dichiarato Lee Jong-wook, direttore generale dell’OMS
(Organizzazione Mondiale della Sanità), in occasione di una conferenza
internazionale svoltasi a Berlino, a cura della Presidenza
tedesca dell'Unione Europea, per cercare di accelerare l'operatività della Convenzione Internazionale
sui Diritti delle Persone con Disabilità
.

«Purtroppo - ha continuato Jong-wook - spesso, a causa di mille altri impegni,
queste problematiche si dimenticano e finiscono per essere completamente
ignorate
, nonostante esistano diverse proposte per cambiare tale
situazione, sia nei Paesi maggiormente industrializzati che in quelli del
cosiddetto Terzo Mondo».


La nostra Associazione ha già manifestato con una

petizione
al Parlamento Italiano
, il 28 maggio
scorso, le riserve e le preoccupazioni sull'involontaria confusione
culturale
che rischia di determinarsi circa le modalità e le
interpretazioni che la Convenzione potrebbe introdurre, non valutando
l'evidente discriminazione nei confronti delle persone con disordini psichici
.

Nel Preambolo del documento, i 191 Stati aderenti hanno convenuto, tra
l'altro, di «riconoscere la diversità delle persone con disabilità» (punto i),
includendo poi, all’articolo 1, comma 1, «coloro che presentano
minorazioni fisiche, mentali, intellettuali o sensoriali a lungo termine, che in
interazione con varie barriere possono impedire la loro piena ed effettiva
partecipazione nella società su una base di eguaglianza con gli altri» e all’articolo
3, lettera b
, la «non discriminazione» quale principio generale,
impegnando inoltre gli Stati «ad adottare appropriate misure legislative» (articolo
4, comma 1, lettera b
).

La Convenzione ha quindi l'obiettivo precipuo di affermare con notevole
incisività che tutti i cittadini disabili, specialmente quelli più
deboli, devono godere degli stessi diritti
.

Dal canto suo, il Governo Italiano, rappresentato dal ministro della Solidarietà
Sociale, ha sottoscritto il documento il 30 marzo scorso,
impegnandosi - secondo quanto riferito dai mass media - a «ridurre i tempi e a
promuovere le indispensabili misure legislative per la concreta applicazione
dell’accordo».


Ci sono però due passaggi della Convenzione che non riteniamo condivisibili.

Il primo fa riferimento alla questione della
riproduzione
e della pianificazione familiare
(articolo 23, lettera b, e 25 lettera a), in quanto l’accesso ai servizi o alla
salute riproduttiva potrebbero, a nostro avviso, promuovere le
contraccezioni
, favorire l’aborto, le limitazioni delle
nascite
, le sterilizzazioni, la non responsabilità dei
rapporti sessuali
- aumentando l’espandersi dell’epidemia dell’HIV/AIDS e
disattendendo dunque la procreazione responsabile - il tutto in
contrasto con altre parti della Convenzione
stessa, ad esempio con l'articolo
10
, ove si parla di «diritto alla vita», con l’articolo 15
(«nessuno sarà sottoposto a sperimentazioni medico-scientifiche») e con
l’articolo 16, ove si è contro «ogni forma di sfruttamento, di
violenza e di abuso».

Si tratta di metodologie che fanno tornare alla mente l’eugenismo
e le teorie di "selezione della razza" sin troppo
tristemente note o le stesse idee dell’economista Malthus che
attribuiva all’eccesso di popolazione i mali e le miserie sociali.




Il secondo punto della Convenzione che non condividiamo è
il voler associare il disabile con minorazioni fisiche
all'handicappato mentale
, in quanto se per il primo sussistono
possibilità di inserimento sociale e lavorativo, per il secondo si possono e
si devono attuare cure specifiche in strutture adatte, ma non si
possono prevedere né tempi di recupero né proposizioni di intendimenti
lavorativi
, pensando ad esempio ai concetti di intelletto
e responsabilità che caratterizzano l'intero testo dell'articolo
27, dedicato al lavoro e all'occupazione, il che, a nostro parere,
contraddice anche lo stesso punto e) del Preambolo,
ove si riconosce che «la disabilità è un concetto in evoluzione».



Ancora una volta, dunque, è forse necessario ribadire la differenza che noi
riteniamo fondamentale tra il disabile e l'handicappato.

Disabile è colui che è privato di una forza fisica,
sopravvenuta o congenita, di una certa incapacità fisica, ma che conserva la
lucidità mentale.

Handicappato è colui che ha ricevuto uno svantaggio in
partenza o un sopravvenuto ostacolo, un intralcio, un'inferiorità interna o
esterna, che gli impedisce di manifestare il massimo della sua potenzialità
per lo più psichica e meno fisica.

Alla luce di quanto detto, non riteniamo che la Convenzione - utilizzando i
termini «minorazione mentale» (articolo 1, comma 1), nel contesto di un
documento che si distacca chiaramente da un approccio medico-assistenziale,
per abbracciare quello rivolto ai diritti umani - consideri
specificatamente l’handicappato mentale, chiarendone lo status
.

E del resto è stato proprio il Legislatore italiano ad introdurre nella
Legge

104/92
il termine handicappato ed ora, in ottemperanza agli
obblighi generali contenuti nell’articolo 4 della Convenzione, l’Italia si è
impegnata ad adottare «appropriate misure legislative».

Ebbene, considerando che in ambito di malattia mentale, queste ultime
sono carenti nella nostra legislazione da ben ventinove anni,
il nostro Paese non potrà esimersi dall'applicare la Convenzione
anche per queste persone
, «in interazione con varie barriere che
possano impedire la loro piena ed effettiva partecipazione nella società
su una base di eguaglianza con gli altri» (articolo 1,
comma 1).

E per arrivare ad un'appropriata diversificazione tra disabile fisico
e handicappato mentale - che oggi manca nella Convenzione
- chiediamo che l’Italia si avvalga anche, in sede di ratifica, dell’articolo
47, comma 1
, inserendo un proprio emendamento da sottoporre al
segretario generale delle Nazioni Unite, nel prossimo erigendo «Comitato sui
Diritti delle Persone con Disabilità» (articolo 34).

In un Paese come il
nostro, dove soltanto il 3% della spesa sociale è destinato alle
politiche familiari
- a fronte di una media europea che può contare
su una percentuale almeno del doppio - dove il Piano Sanitario
Nazionale 2006-2008
presenta chiare carenze di programmi di
sostegno alle famiglie con handicappati mentali
, dove il sistema
sanitario è troppo lento nel sostenere le persone affette da gravi forme di
malattie mentali, crediamo quindi sia giunta l'ora che le
Istituzioni adottino finalmente leggi appropriate
, riconoscendo i
diritti e le necessità degli handicappati mentali per la tutela della loro
salute, per le loro famiglie e per garantire la sicurezza di tutti i
cittadini.


*Presidente dell'Associazione Cristiani per servire.

12.07.07 - superando.eosservice.com

Cina, HIV e bambini

CINA - Oltre mezzo milione di bambini sono sieropositivi o orfani a causa dell'Aids

(Agenzia Fides) - Mezzo milione di bambini in Cina rimangono orfani a causa dell'Aids, oppure sono contagiati dal virus dell'Hiv o convivono con genitori sieropositivi. Secondo i dati diffusi dal Fondo delle Nazioni Unite per l'Infanzia (Unicef), circa 140.000 bambini hanno perso uno o entrambi i genitori a causa della malattia.I dati sono stati raccolti dalle organizzazioni e dalle istituzioni con le quali l'Unicef collabora in Cina.

Secondo il Centro statale di Controllo delle Malattie in Cina, i minori che rischiano di rimanere senza uno o entrambi i genitori entro il 2010, a causa dell'Hiv, potrebbero essere 260.000.Degli orfani localizzati, sembra che solo 8.000 ricevano assistenza.

L'Unicef sta invitando le comunità locali a prendersi cura dei minori colpiti dall'Aids invece di abbandonarli negli orfanotrofi. Attualmente, infatti, la prassi è quella di lasciarli in centri di accoglienza per il timore di eventuali trasmissioni della malattia in famiglia.

Pechino e l'Organizzazione Mondiale della Salute hanno calcolato 650.000 persone contagiate dall'Aids in Cina, anche se altre fonti riportano 6 milioni di casi.

In seguito al monito che l'Oms ha rivolto al paese negli ultimi anni sul fatto che il numero di persone infette potrebbe raggiungere i 10 milioni nel 2010, Pechino ha avviato una serie di misure di sicurezza destinate a non superare la cifra ufficiale di 1.5 milioni nel 2010.(AP) ( Agenzia Fides)

12.07.07 - icn-news.com

DiscoBus in romagna

Discobus dal Mugello alla riviera romagnola

E’ stato presentato in Palazzo Medici Riccardi a Firenze dall’assessore ai
trasporti della Provincia di Firenze Maria Cristina Giglioli e dal sindaco di
Marradi Graziano Fabbri il servizio di trasporto pubblico fra il Mugello e le
discoteche della Riviera romagnola “Discobus”.

Fra le molte iniziative sulla sicurezza stradale che la Provincia di Firenze
mette in campo nel periodo estivo, quando troppo spesso il divertimento e la
spensieratezza sono funestate da notizie di incidenti stradali, se ne aggiunge
una in più.

Tutti i venerdì e sabato, dal 13 luglio all’8 settembre, e anche il 14 agosto,
i ragazzi dell’Alto Mugello potranno recarsi nelle discoteche della riviera
romagnola con un servizio di trasporto pubblico appositamente pensato.

L’iniziativa è stata sperimentata l’anno scorso ed ha trovato il consenso di
genitori e figli perché è stata riconosciuta in grado di coniugare due aspetti
che devono necessariamente coesistere: divertimento e sicurezza.

Il percorso del Discobus prevede due punti di salita: il primo a Palazzuolo
sul Senio in Via Roma alle 21, il secondo a Marradi davanti al Teatro alle
21,30. Ben cinque le fermate a Marina di Ravenna, corrispondenti a cinque
discoteche (Duna degli Orsi, Zanzibar, Matilde, Santa Fè e BB King); alle 4
del mattino il Discobus farà l’itinerario inverso, passando a prendere i
ragazzi nelle 5 discoteche e riaccompagnandoli a Marradi e Palazzuolo con
arrivo intorno alle 6/6,30.

Il servizio (i mezzi impiegati sono quelli della compagnia SAM) è interamente
finanziato dalla Provincia di Firenze e ai giovani che ne usufruiranno sarà
richiesto un corrispettivo di 3,50 euro, valido per l’andata e il ritorno,
indipendentemente dal punto di salita e discesa; il biglietto si acquista
direttamente sul Discobus.

Per lanciare il servizio ed invogliare i ragazzi a provarlo la Provincia ha
disposto che le corse inaugurali (venerdì 13 e sabato 14 luglio) siano
gratuite; i biglietti omaggio saranno distribuiti nei principali punti di
ritrovo dei comuni di Marradi e Palazzuolo.

La Provincia metterà infine a disposizione test monouso di misurazione del
tasso alcolico. All’uscita dalla discoteca i ragazzi potranno così verificare
le proprie condizioni, senza conseguenze, comprendere i propri limiti e fare
scelte responsabili per il futuro.

“Il tema della sicurezza stradale riguarda soprattutto i giovani – afferma
l’Assessore alla Mobilità e ai Trasporti Maria Cristina Giglioli – e il
Discobus è un valido strumento per promuovere una delle scelte possibili per
divertirsi e non rischiare la vita. I ragazzi, scegliendo il bus per andare in
discoteca, compiono un primo ma importante atto di responsabilità e rispetto
nei confronti di se stessi e degli altri”.

“Questa iniziativa - continua l’Assessore Giglioli - ci permette di presentare
il trasporto pubblico sotto una nuovo aspetto, cioè quale elemento che
migliora la qualità della vita, percepito come un’opportunità e non una
costrizione; in più vengono rimarcate due qualità che il nostro trasporto
pubblico possiede già: la sicurezza e l’economicità”.

«Senza dubbio il Discobus è un’opportunità per i giovani ma anche per i
genitori – sottolinea il sindaco di Marradi Graziano Fabbri -. I ragazzi
accompagnati con un mezzo pubblico raggiungono la discoteca nella riviera
romagnola in tutta sicurezza, con tutta la tranquillità dei genitori, e
tornano col bus alle luci dell’alba senza guidare e muoversi in auto.
Incentiviamo l’uso del mezzo pubblico – aggiunge il sindaco Fabbri – guardando
soprattutto agli adolescenti, che possono così spostarsi in gruppo e fare
anche delle amicizie. Il servizio si rivolge ai ragazzi di Marradi, compresi
quelli delle famiglie di turisti, ma anche a quelli dei comuni vicini
dell’area romagnola. Al ritorno – conclude il sindaco Fabbri – chi lo vorrà
potrà sottoporsi all’alcol test per rendersi conto ed essere consapevole,
assieme a un addetto, come comportarsi e regolarsi per evitare eccessi e
cattive e pericolose abitudini che sono tra le cause delle stragi del sabato
sera».


12.07.07 - nicolita.it

Malasanità: trentamila morti all'anno

MALSANITÀ IN ITALIA: 30 MILA MORTI ALL'ANNO

(12/07/2007) - In un congresso sul Risk Management in sanità, tenutosi qualche tempo fa nella sede della Guardia di Finanza di Ostia a Roma sono stati esposti dati davvero sconfortanti sulla Malasanità in Italia. Gli errori in medicina pare, infatti, causino più vittime degli incidenti stradali, dell'infarto e di molti tumori. Si stima che siano 90 i morti al giorno in Italia per sbagli commessi dai medici, scambi di farmaci, dosaggi errati, sviste in sala operatoria. I dati sono piuttosto vari, oscillano fra i 14 mila (secondo l'Associazione degli anestesisti) e i 32.400 mila decessi (secondo Assinform, editore di riviste specializzate nel settore del rischio nel campo della sanità) ogni anno solo nel nostro Paese: il 50% si sarebbe potuto evitare. E 320.000 persone subiscono un danno, con un costo pari all'1% del Pil, ben dieci miliardi di euro l'anno. I morti per errori medici negli ospedali italiani sono più numerosi delle vittime degli incidenti stradali. E rappresentano il 2,5% del totale dei decessi che registrano ogni anno nel nostro Paese. Ma la situazione, secondo l'Istat, è perfino più allarmante di quanto possano dire da soli i 32 mila morti in corsia per errori sanitari: nel quadro vanno infatti inseriti anche gli altri 300 mila casi in cui, sempre per errore, viene pregiudicata e seriamente danneggiata la salute del malato. Ma c'è di più: una fetta consistente degli sbagli commessi dai camici bianchi italiani, più o meno uno su sei (vale a dire 5.000 l'anno) è attribuibile a un ragionamento sbagliato, definito errore cognitivo, e non a negligenza o incompetenza del medico. Questo fa presupporre che almeno una parte di essi possa essere evitata. Da questa considerazione nasce il libro "La dimensione cognitiva dell'errore in medicina", di Vincenzo Crupi e Gian Franco Gensini, presentato a Roma. Il personale sanitario deve informare i pazienti degli errori commessi a cura di Giulio Marcon Il problema se si deva o meno informare il paziente degli errori eventualmente commessi nelle cure agita da anni il mondo sanitario. Il problema è stato questa volta sollevato (guarda caso) dagli avvocati civilisti britannici che richiedono per medici e managers sanitari un "codice di onore" relativamente ad errori o negligenza commesse nelle cure. Dato che, come è noto, il Risk Management nasce negli USA con lo scopo di limitare l'esposizione economica dovuta alle cause per malpractice ed ai relativi risarcimenti, è chiaro come il mondo anglosassone sia molto restio a rivelare spontaneamente al paziente gli eventuali errori commessi. Di fatto nel Regno Unito, come già è avvenuto in aprile negli USA, si è tentato di limitare i risarcimenti miliardari proponendo un "risarcimento conciliatorio" di un massimo di 30.000 UK£, evitando così le attese e le lungaggini del giudizio. Questo principio media tra le richieste di depenalizzazione avanzate dei medici e le richieste dei danneggiati e dei loro legali. I pazienti manterrebbero il diritto di presentare denuncia se lo desiderano, ma se preferiscono, possono optare per un risarcimento immediato (che risarcisce il danno ed evita quindi denuncia e processi). Nel caso del danno cerebrale perinatale (che rappresenta il 5% delle denunce, ma il 60% dei risarcimenti) al risarcimento immediato viene aggiunto un "pacchetto" di cure gratuite, di un reddito mensile fino a 100.000 UK£ per anno, un contributo per l'adattamento della casa fino a 50.000 UK£ più ulteriori 50.000 UK£ per il danno esistenziale. Le associazioni mediche sono state naturalmente soddisfatte, mentre le associazioni dei pazienti si mantengono caute specie per la situazione di scarsa garanzia delle famiglie. Gli avvocati si dicono invece soddisfatti per la possibilità, prevista dalla legge, che i parenti hanno di scegliere liberamente un avvocato per essere aiutati a vagliare l'opzione migliore. Per aiutare i pazienti che hanno subito questo tipo di problemi è nata l'associazione "Malasanità Associazione Vittime Errori Medici ".

Si tratta di un'associazione senza scopo di lucro,costituita ufficialmente il 9 gennaio del 2002 da professionisti ed imprenditori, che direttamente o indirettamente erano stati vittime o spettatori impotenti di episodi di Malasanità. L'associazione ha lo scopo di promuovere e sostenere iniziative ed attività finalizzate a prevenire errori medici ed a realizzare un più avanzato equilibrio tra l'esigenza di non lasciare senza riparazione le vittime del danno e quella di non rinunciare allo svolgimento ed al progresso delle attività mediche. "Malasanità" è indipendente e non è legata a partiti politici o a confessioni religiose. Il contributo che l'associazione concretamente intende fornire è quello di contribuire, nel rapporto tra medico e paziente, alla realizzazione di quella rivoluzione che la legge di riforma sanitaria s'imponeva e cioè garantire nell'universo della sanità concreta attuazione dei diritti inviolabili dell'uomo sanciti dagli artt. 2, 32 e 13 della Costituzione. In sintesi, in sintonia con i principi costituzionali, contribuire alla tutela della salute nel rispetto della persona umana. Per il raggiungimento degli scopi statutari l'associazione fornisce anche supporto economico e professionale (medico-legale) a coloro che hanno subito danni da "Malasanità" e che si trovano in una situazione svantaggiata in ragione di condizioni fisiche, psichiche, economiche e/o familiari.
L'associazione opera su tutto il territorio nazionale, attualmente dispone di due sedi operative: Napoli e Roma. Sono in fase di apertura due nuove sedi: Bari e Chieti. Ha rappresentanti legali nelle maggiori città italiane. Malasanità si presenta al pubblico anche e soprattutto attraverso un portale internet: www.malasanita.it. Questo portale rappresenta il primo portale tematico italiano sull'assurdo, ma reale mondo della Malasanità. Da circa un anno "Malasanità" Associazione vittime Errori Medici collabora anche con l'associazione Medici Senza Frontiere, questo a riprova che l'intento dell'associazione non è quello di andare, in modo indiscriminato, contro i medici ed il mondo sanitario in generale. Causano più vittime degli incidenti stradali, dell’infarto e di molti tumori. In Italia le cifre degli errori commessi dai medici o provocati dalla cattiva organizzazione dei servizi sono da bollettino di guerra con costi pari all’1% del PIL, 10 miliardi di euro l’anno. "Le fonti, però, sono spesso discordi su questi numeri - fa notare Marco Venturini, consigliere nazionale dell’ Associazione - come si nota per quel divario fra 14 e 50 mila decessi imputabili ad errore (la verità probabilmente si avvicina ai 30-35 mila decessi) ma nella migliore delle ipotesi (’solò 14 mila), i morti per errore medico o della struttura ospedaliera, sono almeno il doppio di quelli per incidente stradale, che sono 8000 l’anno, il che non è poco. Il tema del rischio clinico - osserva il presidente dell’ AIOM, Emilio Bajetta - si propone oggi come un argomento di grande attualità, con un forte impatto socio-sanitario. Lo scopo che l’Aiom si ripromette è migliorare la prestazione sanitaria e garantire la sicurezza del paziente oncologico". Anche perché nella particolare classifica delle specialità in cui si commettono più errori, stilata dal Tribunale dei diritti del Malato, l’Oncologia, con un 13% si colloca al secondo posto, preceduta dall’Ortopedia con il 16,5% di errori, seguita dall’Ostetricia (10,8%) e dalla Chirurgia (10,6%). Gli errori più frequenti vengono fatti in sala operatoria (32%), poi nei reparti di degenza (28%), nei dipartimenti di urgenza (22%) e negli ambulatori (18%). Ma quali sono gli errori più frequenti?
"Qui le cifre sono meno certe, ma fra gli errori che si verificano più spesso ci sono quelli dovuti alla confusione fra farmaci con nomi simili", afferma Bajetta che fa l’esempio, in oncologia, di farmaci come cisplatino, paraplatino e oxaliplatino. L’ordine di somministrazione di un farmaco può dunque essere equivocato, soprattutto se non vi è il controllo anche al letto del paziente. "Anche l’ambiente in cui si lavora - continua Bajetta - influisce: perché un conto è scrivere la cartella clinica in un ambiente tranquillo, seduti a una scrivania, altro è farlo, coma talvolta capita, in corridoio, nella confusione generale". Altri errori sono dovuti al sistema che, a causa delle lunghe liste d’attesa (per visite ed esami diagnostici) è causa diretta delle diagnosi tardive, che arrivano quando ormai il danno è irrecuperabile. E per il presidente AIOM, "gli errori dovuti a cosiddetta malpractice, cioé a una non corretta prestazione medica, sono minori di quanto non si pensi: spesso ad essi si dà un eccesso di visibilità sui media, prima ancora di poterne valutare l’esatta natura. Poi alla fine, oltre il 90% dei medici accusati di malpractice viene assolto". Invece, secondo Venturini, si sta affacciando un nuovo tipo di errore, imputabile questo ai recenti cambiamenti del sistema, che tende a risparmiare nelle spese: "E’ quello che gli anglosassoni chiamano ’quicker and sicker’, cioé il dimettere precocemente il paziente (troppo velocemente, quicker), quando é ancora non stabilizzato (più sofferente, sicker)". Altri errori - secondo un elenco del Tribunale dei diritti del malato - sono provocati dalla somministrazione di farmaci sbagliati per la grafia poco comprensibile di chi li ha prescritti (a volte basta anche lo spostamento di una virgola per rendere letale la quantità di un farmaco), dallo scambio di paziente da operare, dall’amputazione dell’arto sbagliato, da smarrimento o confusione di esami, da anestesia maldosata, infine dalla scarsa attenzione al ’consenso informato’. Che cosa fa l’AIOM per arginare il torrente degli errori? "Per correggere gli errori bisogna conoscerli: abbiamo fatto un censimento ’strutturale’ - risponde Venturini - per sapere dove sono le Oncologie in Italia. Poi abbiamo avviato un censimento ’funzionale’, per sapere come funzionano. Per le linee guida della sicurezza stiamo facendo lo stesso: abbiamo in corso un progetto per verificare se e come sono applicate". "Nei nostri reparti all’INT - afferma Bajetta - è fatto obbligo al medico o all’infermiere che ha fatto il turno di notte in reparto, di lasciare l’ospedale al mattino. Non c’é nulla di più facile che sbagliare quando si è a corto di sonno". Sono invece 150 mila le richieste di risarcimento l'anno: 'boom' di denunce per errori medici: +184% in 10 anni. Balzo in avanti per le denunce di errori medici in Italia: in meno di 10 anni sono aumentate del 184%, passando da 3.150 nel 1994 a 7.800 nel 2002. Quelle a carico di Asl e ospedali hanno segnato una crescita più moderata, intorno al 31% (da 5.100 nel '94 a 6.700 nel 2002). Una situazione allarmante anche per i cittadini. Tanto che, secondo l'ultimo sondaggio sugli errori medici dell'Eurobarometro, quasi quattro europei su cinque hanno scarsa fiducia nei confronti di medici e strutture sanitarie. E a guidare la lista dei più preoccupati (68%), sono proprio gli italiani. ''Secondo le stime di alcune compagnie assicurative - in Italia ogni anno, su otto milioni di ricoveri in strutture pubbliche, circa 320 mila pazienti (il 4%) denunciano danni, e le richieste di risarcimento sono circa 150 mila, di cui 12 mila pendenti davanti ai giudici''. Si calcola, che ogni denuncia costa al Ssn circa 26.750 euro. Da ultimo, leggiamo su un lancio dell' ADN KRONOS di Venezia, che centinaia di medici ricevevano vantaggi o premi in denaro in cambio dei quali favorivano l'uso o la vendita di farmaci della multinazione Glaxosmithkline. In qualche caso hanno ricevuto somme per ogni paziente trattato nei reparti di oncologia. Sono state ben 4.713 le persone denunciate in tutta Italia dalla Guardia di finanza del nucleo regionale di polizia tributaria del Veneto, quasi tutti medici, dopo due anni di indagine andata sotto il nome di «Giove». Coordinata dal procuratore capo della Repubblica di Verona, Guido Papalia, l'operazione ha appurato che la Glaxosmithkline ha investito tra il 1999 e il 2002 oltre 228 milioni di euro per sostenere le vendite illecite di medicinali, attribuendone in contabilita' voci di spesa, tra le altre, come 'other promotion', 'medical phase IV', 'field selling'. 159 invece i milioni di euro calcolati per il recupero a tassazione. I medici denunciati sono 4.440: si tratta di medici generali, ,,specialisti, farmacisti ospedalieri, primari, direttori di clinica, che a vario titolo hanno favorito la Glaxosmithkline; su di loro pende l'accusa di comparaggio, concessione o promessa di premi, corruzione. A questo si aggiungono 273 tra amministrazione della multinazionale, dirigenti, quadri e dipendenti: questi ultimi risultano denunciati per associazione a delinquere. A seguito dell'attività di indagine come affermato dalla stessa Federfarma nella sua «analisi dell'andamento della spesa farmaceutica convenzionata a livello nazionale e regionale», la spesa netta a carico del Servizio sanitario nazionale nel 2003, è diminuita del 5,3% rispetto all'anno precedente con un risparmio, su base annua, di circa 620 milioni di euro. L’accusa che pende sui professionisti è gravissima: comparaggio, concessione o promessa di premi e corruzione! Gli indagati comprendono medici generici, specialisti, farmacisti, primari e direttori di clinica. Tra questi ultimi è bene ricordare il famosissimo oncologo Umberto Tirelli, primario dell’Istituto nazionale tumori di Aviano (Pordenone), docente di oncologia medica all’università di Venezia e di Udine, nonché presidente onorario del Cicap Emilia Romagna (il comitato di controllo per le affermazioni sul paranormale, sic!).

Il docente è lo stesso che ha affermato come l’uranio impoverito è «condannato senza prove», che gli ogm «non sono tossici e – addirittura - migliorano la salute pubblica» e che «per provare a sconfiggere i tumori - bisogna iniziare a – spendere meglio i fondi» Commenta il blog che condanna la malasanita': "Effettivamente Tirelli ha ragione in una cosa: se quei 230 milioni di euro sborsati dalla Glaxo fossero stati «spesi meglio», invece di finire nelle tasche di medici compiacenti e corrotti, forse un passetto in più la scienza medica lo avrebbe fatto!". Per finire: ci sono medici che nella loro professione ci mettono la scienza e la coscienza, nonche' la passione: altri sono impreparati, disonesti e compiono ogni giorno atti di prepotenza e di arroganza. Noi guardiamo alla prima categoria di medici che hanno un animus, che svolgono il loro lavoro amando i loro pazienti, e che se non ci fossero, forse, saremmo nell'aldila', e a loro va tutto il nostro ringraziamento. La seconda categoria e' formata da medici furbi,imbroglioni, arrivisti, disonesti, incompetenti, e con senza nessuna abilita'. Che aspettano le 200 euro di visita dai loro pazienti e soldi per entare in qualche casa di cura. Sono i peggiori individui perche' speculano sulla pelle dei malati. Poi parliamo dei pedofili, delle porno professoresse, dei poliziotti che hanno la cultura del manganello, dei clandestini, dei tarfficanti di droga e dei mafiosi, ma questi medici con le loro prepotenze, vessazioni e angherie non sono da meno.C'e' da chiedersi che gli ha dato la laurea e c'e' da augurarsi di non finire sotto le loro mani e che la magistratura li persegua penalmente. La posta in gioco e' troppo alta e l'assistenza sanitaria non e' una cortesia come pensano nella loro forma mentis, ma un atto dovuto, un dovere, un obbligo. I dati sulla malasanita' italiani non li ho forniti io, (che non ho pregiudizi sui medici sia chiaro!) ma sono di associazioni, enti, giornalisti, Istat, e Guardia di finanza. I medici sono avvertiti! Ora, dopo tantissimi episodi di malasanita' in diversi Ospedali, gli italiani sanno come difendersi. Siete nel mirino, e sotto i riflettori dei mass media. Ai medici perbene, che sono tanti, va il nostro plauso, la nostra gratitudine. e la nostra ammirazione. Ma nessuno sconto a quelli disonesti, affamati di soldi, cinici, arroganti e senza pietas.

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Basta guerre nel mondo!